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Fascinema: “Io vi troverò – Taken”

18/06/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Dopo aver visto 39 minuti di Law Abiding Citizen la madre di famiglia Dolores Point Five ha deciso ch’era venuto il tempo di dire BASTA. Per i prossimi dodici nove facciamo tre mesi si dedicherà dunque a una sobria e imparziale analisi dei film di vendetta sangue e ritorno all’ordine recentemente offerti dal panorama mondiale, nel tentativo di stabilire se esiste qualcosa più fascista di “Law Abiding Citizen“.

Nella prima puntata, anche grazie ai preziosi contributi degli amici dei 400 Calci (vedi sotto), s’è analizzato il film d’arte e vendetta inglese Harry Brown. Passiamo ora al piatto spesso: STEVEN SEAGAL.

Io + te 3MSiC

Un intenso Steven Seagal.

Una legge implacabile della natura prevede che se un film è molto fico il titolo con cui è venduto sui mercati ispanofoni sarà ancora più fico. Ad esempio, The Way of The Gun in Spagna si chiama Secuestro infernal e in Argentina El calor de las armas. Così lo spettatore arriva preparato a sangue proiettili ed esistenzialismo soffuso, e ci resta preso benissimo quando il film si apre con Sarah Silverman risolta a cazzotti in faccia.

Taken di suo è un titolo secco, quindi in Italia s’è smarmellato tutto con un “Io vi troverò” da sabato sera su Rai4, mentre in MESSICO l’hanno chiamato Búsqueda implacable. (E lì ho subito messo il cane nel giro dei combattimenti clandestini. Mentre mi spaccavo tutto in macchina.)

Procediamo.

La malattia: la mafia albanese.

La cura: Steven Seagal, interpretato da Liam Neeson.

Persona normale o secret badass? Secret badass, nel senso che il segreto non sfugge nemmeno al MESSICANO che gli tosa l’erba ogni giovedì: liamneeson è un ex agente dei Servizi Segreti che si è sputtanato il matrimonio andando più o meno a sbloccare il conflitto israelo-palestinese con certi suoi vecchi amici i quali oggi si fanno con lui delle birrette attorno al barbecue e ridono dicendo ehi zio, ti ricordi quella volta a Beirut, l’hai proprio mandata in vacca zio. Gli amici in questione stanno ancora nei Servizi Segreti, mentre liamneeson è tornato nei sobborghi della California a vivere in una casa abbastanza buia e senza il vialetto. Spera così di riallacciare un rapporto con la figlia diciassettenne Shannon di Lost. Nonostante ella abbia un nuovo papà che le regala dei cavalli.

Fare brutto a Parigi oggi.

Fare brutto a Parigi oggi.

Coefficiente Signora Mia (rapporto tra il mondo presentato dal film e qualsiasi problema riscontrabile per davvero): direi “per discutere”. La mafia albanese è presentata -- giustamente -- come un girone dell’Inferno fatto sol uomo e dedito al sequestro di ragazze dell’Est da mettere a battere in tutta Europa. Come però veniamo avvisati (credo da un solerte funzionario francese), la mafia albanese ha capito che ridurre in schiavitù le ragazze dell’Est NON CONVENIVA PIU’ COME UNA VOLTA. Ha dunque deciso per l’alternativa low cost: rapire giovani donne che viaggiano da sole. Questo è anche il punto in cui Taken suicida definitivamente ogni ambizione di critica sociale, infilandosi nel sottogenere del negozio dove se ti provi una scarpa si apre una botola.

Il piede e la mina: sfidando la disapprovazione del babbo, e appellandolo “paranoico” là dove invece LUI CONOSCE IL MALE DEL MONDO, la figlia diciassettenne di liamneeson parte per Parigi con un’amica zoccola. Lo stesso pomeriggio vengono rapite dall’appartamento dove alloggiano.

La vendetta: la preparatissima e per nulla arrugginita macchina da guerra liamneeson ingrana subito la  DECIMA: parla con la figlia durante il sequestro, ASCOLTA IL SEQUESTRO, intercetta il rapitore capo e si lancia in quello che è passato alla storia del cinema-bis come il monologo di liamneeson.

Dopo di che va in Europa e ammazza tutti i cattivi con quattro particular skills: il pugno in gola, il discorso sociale, la tortura con l’elettricità, lo sparo in testa. A volte ammazza anche gente che non c’entra niente. Continua a leggere »

From Paris With Love: svalvolati dans la route

21/04/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

from paris with loveNon sono un gran fan di Io vi troverò. Se il tuo protagonista è stereotipato duro e i dialoghi fanno schifo esattamente come in un qualsiasi film di Steven Seagal, che senso ha chiamare a interpretarlo Liam Neeson? È pura, vigliacca, fastidiosa ipocrisia. Come dice il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama: un maiale col rossetto è sempre un maiale. E come dice DMX, che con  Seagal ha girato l’indimenticabile Ferite Mortali: “What the fuck is a Barack?! That ain’t no fuckin’ name, yo. That ain’t that nigga’s name. You can’t be serious. Barack Obama. Get the fuck outta here. Your momma ain’t name you no damn Barack.”
From Paris With Love addirittura un passo indietro, talmente grosso e ingenuo che verrebbe quasi da pensare che Pierre Morel l’abbia girato prima. Perché altrimenti, con Hollywood ai piedi grazie all’imprevisto successone del film precedente, se ne sarebbe tornato in Francia a fare un film con protagonisti una pseudo-star che non azzecca un film dal 1997 (John Travolta) insieme al primo attore anglofono che passava di lì per caso (Jonathan Rhys-Meyers)? Ce lo vedi il Pierre Morel, sulle ali dell’entusiasmo per il colpaccio, a passare più tempo in giro per locali di Parigi con Travolta e Rhys-Meyers a farsi fotografare mentre dà loro una fraterna pacca sulla spalla (sorrisone a 32 denti lui, smorfia vagamente imbarazzata loro) piuttosto che a concentrarsi sul film.
Di conseguenza, il film presenta svariati problemi:
1) la produzione francese si sente: è una semi-poverata che vorrebbe essere simpatica ma è terribilmente insipida, come quelli che ti raccontano una storiella iniziando a ridere da subito e tu allora rimani in attesa della gag, ma di colpo smettono di parlare e non capisci se la gag te la sei persa per distrazione o cosa;
2) Rhys-Meyers è aggressivamente fuori ruolo;
3) la storia non acchiappa. I personaggi non acchiappano. Le scene d’azione non acchiappano (possibile che stiamo ancora a giocare al piccolo fan di John Woo nel 2010?). Credo che se fossi stato a casa avrei cambiato canale e mi sarei guardato Chi vuol essere milionario.
Poi abbiamo Kasia Smutniak che si presenta facendo uno spogliarello in cui la inquadrano solo dalle spalle in su o dalle caviglie in giù, roba che ti viene da andartene sbattendo la porta, ma se non altro può bullarsi di non avere il solito ruolo da manichino.
E per assurdo ti dispiace per John Travolta, perché il ruolo sulla carta è di quelli che potevano fargli recuperare un po’ di credito, e lui ci si diverte e ci crede tantissimo, al punto che in una scena si mangia un burger e inneggia al “Royale with cheese” (altro momento in cui sarei dovuto andarmene sbattendo la porta), ma è semplicemente il film sbagliato.
Insomma, Pierre Morel alla fine dei conti è un Louis Leterrier con metà del suo senso dello spettacolo = discretamente inutile. Ragion per cui Hollywood l’ha prontamente perdonato e gli ha dato in mano Dune. Mah.

"Se ci nascondiamo qua forse Pierre non ci trova..."

"Se ci nascondiamo qua forse Pierre non ci trova..."

DVD-quote suggerita:

“Il pane l’ho preso, in posta ci sono andato, la lavatrice l’ho fatta… che manca?”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Da Parigi con tamarraggine come se piovesse

01/02/2010 | media, news | di Nanni Cobretti

Questa onestamente mi ha colto impreparato. Dopo il fortunoso successo di Io vi troverò mi aspettavo che a Pierre Morel offrissero subito qualcosa di più sostanzioso, che so, minimo qualcosa con Bruce Willis. E invece eccolo prima con questo progettino assurdo in cui se ne torna in patria, di nuovo sotto l’ala di Luc Besson, a vantarsi di girare film di respiro internazionale con protagonisti una star decaduta 15 anni fa e un manichino di bella presenza che nessuno ricorda dove ha già visto. Che io non riesco a capire come si possa assumere Jonathan Rhys-Meyers per ruoli che non siano da real life Zoolander, eppure qua ce lo spacciano addirittura come l’uomo comune in cui dovremmo teoricamente identificarci, o come minimo fare da contraltare comico stile James McAvoy in Wanted. C’è anche da dire che invece di Angelina Jolie si becca John Travolta camuffato da Marvin Hagler bianco, così impara.
E comunque lo devo ammettere: Travolta pare stranamente in formissima, e il film ha l’aria di poter riservare qualche sorpresina. Tant’è che il prossimo progetto di Morel è effettivamente sostanzioso, pure troppo: nientemeno che il remake di Dune. E lì saranno cazzi.
In ogni caso, From Paris With Love esce negli USA venerdì. Intanto beccatevi il trailer:

Croci rovesciate: Codice Genesi

22/01/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

codice genesiPer chi si fosse collegato soltanto in questo momento, Croci rovesciate è una rubrica (molto) saltuaria dei 400 Calci in cui ci occupiamo dei film ad argomento religioso, in particolare quelli della concorrenza.
A parte questo, io a leggere un titolo come Codice Genesi penso inevitabilmente a uno di quei thriller che danno su Rai Due al martedì sera quando Fiorentina – Lecce di Coppa Italia è stata rinviata per pioggia. Qualcosa con Lorenzo Lamas o Casper Van Dien, se non addirittura Padre Stephen Baldwin. Sempre meglio comunque del titolo originale, The Book of Eli, che invece mi fa pensare a qualcosa scritto/diretto da Paul Haggis, e allora piuttosto Fiorentina – Lecce tutta la vita anche se so già che finisce 0 – 0.
Detto questo, la formuletta è facile: da una parte si capitalizza sul successo di Io vi troverò, film uscito a gennaio scorso la cui unica particolarità stava nell’esperimento di prendere una sceneggiatura scartata da Steven Seagal e darla in mano a un attore (in quel caso Liam Neeson), ingaggiando appunto un attore (in questo caso Denzel Washington) e facendolo esibire in qualche mossa di arti marziali; dall’altra c’è l’ambizione di dare un messaggio e di trattare un tema che faccia riflettere, col chiaro esempio di I figli degli uomini. Insomma, non ho potuto fare a meno di notare che Codice Genesi è esattamente il famoso “film d’azione con contenuti profondi” che tanto piace a Marco Masini. Marco, se ci leggi: te lo consiglio, e poi sono curioso di un tuo parere.
Trama: siamo in un futuro post-apocalittico in cui una grande guerra ha ridotto il mondo in condizioni impresentabili. Non sono molto specifici al riguardo, si parla di una cosa che ha aperto il cielo e di un “grande flash” che ha accecato e bruciato tutto, tant’è che così al volo io avevo capito che stessero dando la colpa al buco dell’ozono e ho pensato “ma quando cazzo è stata scritta questa sceneggiatura, nell’89???”. Comunque, i governi di tutto il mondo hanno dato la colpa al cattolicesimo e hanno deciso di bruciare tutte le Bibbie. Fin qui tutto bene. Il problema nasce quando, trent’anni dopo, si scopre che Denzel Washington ne ha salvata una.

codice genesi

Nella foto: Denzel aggiunge un po' di contenuto profondo

I fratelli Hughes, che non dirigevano qualcosa dai tempi di From Hell, c’hanno il prurito da autori: fotografia patinatissima, inquadrature fighe, ritmo lento. Ritmo davvero, davvero lento. Poi ci sono due scene in cui Denzel fa fuori un gruppo discretamente numeroso di brutti ceffi, e quelle due scene spaccano il culo come le nostre esigenze richiedono: cazzute, rapidissime, con un Denzel che si vede che ha studiato da qualcuno che ne sa a pacchi e quel qualcuno in questione è – rullo di tamburi – nientemeno che lo storico amicissimo di Bruce Lee Dan Inosanto in persona. Io ho dovuto applaudire.
Poi compare Gary Oldman, in uno di quei ruoli di cattivo carismatico e mezzo matto che dovrebbe ricominciare ad accettare con maggior frequenza, e tutto quello che c’è da sapere sul messaggio profondo del film lo spiega lui in due frasi: “Voglio assolutamente la Bibbia, perché così posso diventare capo del mondo lavando il cervello alla gente che mi obbedisce perché dico cose che sono scritte NEL LIBRO”. Parole dure, che fanno pensare. Whoa. Dopodiché pensate che l’argomento venga in qualche modo analizzato e/o sviscerato? Macché. Al massimo ci becchiamo il Gary che le ripete uguali in un altro paio di occasioni. Denzel, al contrario, fa la parte del cattolico buono che controbatte dicendo… non dicendo niente, ma limitandosi a non volere dare la Bibbia al Gary e a comportarsi da classico buono per cui il pubblico, pur non ricevendo neanche il minimo accenno a una spiegazione o controtesi, viene ricattato a pensare che esista un qualche generico modo positivo di utilizzare la Bibbia, che ha a che fare con il portarla “a ovest” (ed è meglio che non spoilero il finale).

"Aspettami, te la voglio dare! Offre la casa, giuro!" "Vai via."

"Aspettami, te la voglio dare! Offre la casa, giuro!" "Vai via"

E allora io mi chiedo: se tutta la pseudo-profondità è limitata alla premessa del film e a due frasi due buttate lì, perché cazzo mi devi fare un film noioso come la fame? Se c’è poca azione e ancor meno discussione, che cosa c’è? Certo, c’è Mila Kunis, anche se è clamorosamente fuori ruolo e la si vede al massimo in grazioso vestitino da notte che la vuole dare a Denzel (”offre la casa”) ma Denzel rifiuta perché è gay cattolico osservante. Poi c’è una sparatoria girata in piano sequenza che si vede troppo che i fratelli Hughes mentre la giravano pensavano “Alfonso Cuarón Puppami La Fava”, ma che in realtà I figli degli uomini se ne rimane indisturbato su un altro pianeta. Poi fondamentalmente basta: il classico film che va piano per non farti vedere che non sta andando da nessuna parte. La mezza via che scontenta tutti (tranne i fans di Denzel/Gary, entrambi eccellenti) e di cui ti dimentichi il giorno dopo. Avrei quasi preferito un po’ di sana, divertente propaganda.
Oh, poi sapete chi altro c’è in questo film? C’è Tom Waits, Ray “Punisher” Stevenson, Jennifer “Flashdance” Beals (ancora bellissima), Michael Gambon, Malcolm McDowell e uno che ero troppo convinto che fosse Flea dei Red Hot Chili Peppers e invece era tale Evan Jones.
Così.

DVD-quote suggerita:

“Dal vincitore del Premio Sylvester 2010 come Miglior Doppiatore: Francesco Pannofino”
Nanni Cobretti, i400calci.com

No ok, una più inerente a un giudizio critico:

DVD-quote suggerita:

“Poca azione, poca discussione, ma che belle inquadrature signora mia!”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

(che poi, guardatelo il solito ingannevole trailer. Non vi viene da mandarlo affanculo già al “trenta inverni fa”? Inverni. Mavaffanculo.)

P.S.: Paul Haggis rimane pur sempre uno dei creatori di Walker, Texas Ranger, per cui probabilmente al Giudizio Universale lo perdonerò