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All of a sudden, I miss 2013 La Fortezza

11/01/2010 | recensioni | di Wim Diesel
ma che t'han fatto al collo, poverino

ma che t'han fatto al collo, poverino

Il replicante è un essere umano sintetico superdotato, che qualche multinazionale ha progettato e realizzato per fornire schiavetti a buon mercato per lavorare al largo dei bastioni di Orione. I replicanti hanno una mente propria e sono capaci di rivoltarsi e piantare dei gran casini. Io non so leggere, quindi a quanto ne so i replicanti sono stati inventati nel 1982 per Blade Runner. Nel Mondo dei Replicanti di Jonathan Mostow non c’è nessun replicante. Nessuno, dentro al film, fa riferimento ai “replicanti”. Non c’è nessuna comparsata di Rutger Hauer, manco alla fermata dell’autobus, anche se mi avrebbe fatto piacere. L’unica altra volta in cui mi sono sentito così male in merito a questo è stata quando mi hanno raccontato che ne L’amore ai tempi del colera NESSUNO si ammala di colera; in questo caso la colpa è stata di chi ha deciso di tradurre “liberamente” il titolo originale, cosa per la quale in linea di principio non s’incazza quasi più nessuno a parte i blogger. Comunque credo sia giusto condividere con voi alcune cose a caso che ti vengono in mente se vai a vederti Surrogates, o appunto Il mondo dei replicanti.

La prima è che Jonathan Mostow non può continuare a godere della mia eterna stima solo sulla base del fatto che ha realizzato il secondo più bel western degli anni novanta (Breakdown).

La seconda è che il film si svolge quarant’anni nel futuro e le automobili hanno la stessa tecnologia e lo stesso design di oggi. Giugiaro ‘08 rules.

La terza è che il designer d’interni della casa di Bruce Willis e Rosamund Pike è –con tutta probabilità- uno che passa la vita a ribloggare foto e disegnini giapponesi e a sognare un mondo possibile nel quale qualcuno ha davvero il fegato di attaccarli ai muri.

La quarta è che, come in tutti i film sci-fi mediocri basati su premesse concettual/ideologiche concepite ex-novo (descrivere una suggestiva società futura su un canovaccio stile utopia VS distopia), l’intreccio fa schifo al cazzo.

La quinta è che, in questo futuro con le auto stile Giugiaro ’08 e gli arredamenti stile Tumblr ’09, ogni essere umano possiede un surrogato. Un surrogato è un robottino comandato dalla tua mente e che in una discreta percentuale di casi ti assomiglia abbastanza –ma un po’ più figo.

La sesta è che il risultato empirico di tutto ciò è che Surrogates è il primo film interpretato dalle foto sull’account myspace dell’attore vero. E che il mondo reale è invaso di account myspace al punto che se si trovano davanti un essere umano coi brufoli e la pancia lo rimandano a casa a forza di risate e appellativi stile meatbag. Nessuno si accorge di niente.

La settima è che l’unica cosa davvero utopica in Surrogates è qui c’è la possibilità di uccidere l’essere umano nukkando l’account myspace.

L’ottava è che l’unica cosa davvero distopica in Surrogates è il parrucchino del myspace di Bruce Willis. Non a caso il suo proprietario sarà l’unico essere umano senza i porri in faccia, nel corso di tutto il film, a vedere problemi nella società dei surrogati.

brrrr.

brrrr.

(Ottava bis: non che il pizzetto del Bruce Willis vero sia roba su cui si può soprassedere)

La nona è che il nomignolo per il surrogato è surrogo. SUL SERIO! Come gli zinghi di Snatch.

La decima è che l’unico essere umano in grado di tirar fuori del buono da Surrogates è il critico cinematografico di sinistra con la fotta della distopia.

L’undicesima è che, se vuoi creare l’illusione di un intreccio macchinoso e imprevedibile, la presenza di James Cromwell nel cast non ti aiuta.

La dodicesima è che Rosamund Pike.

La tredicesima è che il film è liberamente tratto da una serie a fumetti che non ho avuto cura di leggere.

L’ultima è che il target di questo film è composto quasi esclusivamente da critici di sinistra che si sentono in obbligo di parlare esclusivamente di corpi, densità materica e vaccate simili in ogni recensione.