
Intro 1
“Io e te siamo uguali. Siamo mercenari.”
Puristi delle traduzioni: sappiate che, durante il drammatico faccia a faccia finale con l’autore, benefattore e protagonista Sylvester Stallone, Eric Roberts dice “mercenaries” e non “expendables”. E, per essere precisi, nessuno nel film dice mai “expendables”. Ma la parola “expendable” appare scritta sulle motociclette. Per un po’ ho iniziato a pensare quindi che in realtà fosse un film sulle motociclette, ma non le inquadrano poi così spesso.
Intro 2
Storia vera: qualche ora prima della proiezione stavo attraversando la strada per incontrarmi con un amico alla stazione di Holborn, quando nella distrazione ho preso male un gradino e sono inciampato vergognosamente sfondandomi il ginocchio sul marciapiede. Col sangue! Una bella crosta. Non mi capitava da quando avevo 9 anni. Vi sfido a prepararvi a I Mercenari con un revival anni ‘80 più hardcore di questo.

Il film.
SANGUE IN CGI.
Scusate ma non sapevo come prepararvi. Meglio levarsi il dente subito, no? Per fortuna non faccio il dentista… Ma facciamo finta di niente. Lasciate che questa informazione si sedimenti nel vostro inconscio come una corazza invisibile che non vi ripara necessariamente dai danni, ma si spera che almeno attutisca il colpo quel tanto che basta da evitare conseguenze mortali. Tiriamo avanti.
Dicevamo, il film.
Sappiamo come funziona: lo abbiamo sempre sognato da bambini, quando facevamo il cast del kolossal d’azione impossibile e bla bla bla… Crescendo, con un po’ di malizia, l’abbiamo capito come mai un’operazione del genere fosse virtualmente impossibile: un film non può avere dodici protagonisti. Ci vuole qualcuno che si ciucci un ruolo secondario/inutile. E non serve a nulla farsi le seghe su chi c’è e chi non c’è: Stallone è riuscito a raggruppare le uniche leggende disposte ad avere un non-personaggio e mettere da parte il proprio ego per accontentarsi di un più o meno rapido showcase.
Ben più che un Ocean’s 11 del cazzo, questo è una specie di We Are The World cinematografico. Ci sono quasi tutte le tue star preferite, ma non è facile comprimerle tutte quante in quattro (o cento) minuti. È importante che tutti si mettano d’accordo: chi canta il ritornello, chi canta le strofe, quanti versi, chi duetta, chi fa solo i cori, chi le prende da Steve Austin e chi si tromba Giselle Itié (spoiler: il capo). Con una sola differenza: The Expendables non l’hanno scritto Lionel Richie e Michael Jackson, due dei più grandi autori pop della loro epoca al picco della fama e della creatività (fate voi le relative proporzioni col risultato), ma l’ha scritto “Lionel Richie” da solo, con un suo amico a caso, 25 anni dopo il suddetto picco.

Questo Lionel Richie non lo sa fare
Ora: l’opinione del critico che non interessa a nessuno è che la prima parte soffre di una pericolosa dose di autoindulgenza in cui un montaggio fatto con i guanti da neve mette in evidenza più le carenze recitative che i pregi carismatici dei protagonisti (incluso Statham, che pure diretto da altri la sua porca figura l’ha sempre fatta), penalizzando una non-storia che, aldilà di uno stunt tanto incredibile quanto forzatogli dentro a cazzotti, non procede a rotta di collo come dovrebbe. Ma il fatto è che quel critico non solo non interessa a nessuno, ma si deve infilare la sua opinione non richiesta su per il culo e sparire prima che gli faccia uscire l’intestino dagli occhi a forza di calci negli stinchi.
Quello che conta è che, seppur immancabilmente per troppo poco, a ognuno è concesso dare il meglio di sè: Stallone è l’eroe, Rambo coi sentimenti di Rocky; Statham è il suo co-pilota, uno a cui è meglio non rompere il cazzo; Li è basso e misterioso; Lundgren, per la gioia di grandi e piccini, ruba la scena rifacendo l’Andrew Scott di I nuovi eroi; Austin, in un ruolo finalmente su misura per lui (zitto e schiaffi all’orba), è un fottuto rinoceronte; Rourke si esibisce nella sua nuova specialità, il monologo da Oscar in primissimo piano con luce atmosferica; Crews è il nero che fa le battute e ce l’ha più grosso di tutti (il fucile); Couture è un rullo compressore e merita altre chance; Daniels fa l’accento inglese, e viene da pensare che – opportunamente ingrandito – fosse questo il ruolo inizialmente previsto per Van Damme, giusto con la sostituzione ad accento francese (e se così fosse appoggio la sua rinuncia); la Itié fa la gnocca con personalità; la Carpenter fa la gnocca senza personalità; Zayas fa il dittatore sudamericano, ovvero un tizio vestito da militare con l’accento spagnolo; Roberts fa lo scaltro magnate senza scrupoli; Willis fa le battutine e gli occhi da matto; Schwarzenegger ormai ha altro per la testa, causa impegni più altisonanti è invecchiato peggio di tutti, ma gli si vuole un mondo di bene lo stesso.
La sceneggiatura infondo non importa: tutti insieme, potrebbero dire qualsiasi cosa e noi saremmo comunque con gli occhi sbarrati, increduli davanti a [uno del cast a caso] nella stessa inquadratura con [uno del cast a caso]. E a volte è letteralmente così visto che Sly e Mickey si smangiano le parole, Jason parla a bassa voce come al solito e Jet, Dolph e Arnold hanno accenti buffi e semi-incomprensibili. Avranno scelto voci orribili ma fidatevi: con il doppiaggio ci si guadagna.

The boys are back in town
E poi arriva il finalone.
E Sly ogni tanto zoppica, ma non ha mai sbagliato un finalone. MAI.
Preparate i fazzoletti.
Portatevi un amico che vi raccolga la mascella.
Preparatevi a mezzora di assalto mozzafiato in cui ad ogni inquadratura c’è un vostro eroe a caso che sta picchiando qualcuno, sparando a qualcun altro, o facendo esplodere qualcosa.
Pizzicatevi. È tutto vero. È successo. È davanti a voi.
È la Storia del Cinema come l’avete sempre immaginata.
È la scena che chiude ogni sogno ed ogni discussione in modo definitivo, inattaccabile, incontrovertibile.
Ed è bellissima: epica, veloce, potente, enorme, implacabile.
È girata da qualcuno che sa perfettamente cosa volete, lo sa da trent’anni, è quello che gli viene meglio e a nessuno viene meglio che a lui.
Perché lui è uno di voi. Anzi, uno di noi.
E alla fine non importa di che sesso eravate quando siete entrati: quando uscirete, sarete UOMINI.
Ci sono domande?

Sylvester Stallone, Autore
DVD-quote
“Un inestimabile patrimonio dell’umanità”
Nanni Cobretti, i400calci.com













Vi è mai capitato di entrare al McDonald, ben consci del tipo di prodotto che viene servito, ordinare il solito menù cheeseburger sperando al massimo che il formaggio sia fresco e abbiano cambiato l’olio di recente, per vedervi invece serviti un bel pollo arrosto cotto, gustoso e aromatizzato a puntino con tanto di vinello bianco in omaggio come fanno nei migliori ristoranti?
Niente 



