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Fear Itself: Echoes & The Circle

20/05/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Dannatissimi, piccoli e sbrigativi, ma soprattutto ULTIMI, commenti sugli episodi di quella serie televisiva di merda che è Fear Itself, prodotta da Mick Garris. Nunca Mas, Mick Garris! Nunca Mas!

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EPISODIO 12Echoes, Rupert Wainwright, 2008

Trama: Un povero babbo cambia casa. Appena arrivato nella sua nuova villona a due piani pagata pochissimo, comincia a sentire delle voci e ad avere delle visioni: sembra rivivere la vita di un vecchio inquilino dello stabile, Maxwell, un pugile un po’ suonato degli anni ‘30, fidanzato con una ballerina un po’ zoccola. Visto che le visioni sono tutte girate con un viraggio molto vintage e che si vede sempre del sangue, intuiamo che tra i due le cose non sono andate benissimo. Le visioni peggiorano sempre di più e, mentre il povero babbo si innamora di una uguale uguale alla ballerina un po’ zoccola, ci si fa tante domande. Tra cui citiamo almeno: perché il babbo ha queste visioni? Perché sembra che la storia sia destinata a ripetersi? Vivere in un casa dove è stato commesso un fatto di sangue porterà qualcuno a uccidere qualcun altro? E soprattutto: perché una molto gnocca ne vuole da uno molto babbo?

Giudizio Lapidario: Ovviamente una ciofeca. Ma dal regista di Stigmata, del remake di The Fog e di U Can’t Touch This di Mc Hammer non è che ci si potesse aspettare molto di più. Diciamo che è perfettamente in linea con gli altri episodi della serie: una merda. (Mi sono rivisto il video di U Can’t Touch This. È sicuramente la vetta artistica di Wainwright.)

Sottogenere: thriller psicologico dove a un certo punto il protagonista viene ipnotizzato e parla con la voce di un altro.

Woody Woodpecker (a.k.a. quell’attore che mi fa morire): Maxwell, il pugile suonato, è interpretato da quella grande cartolaccia di Eric Balfour. Questa megacanappia è il Gabriel Dimas di Six Feet Under, il Milo Pressman di 24 ma, per noi amici di filmettini horror, è Kemper, il ragazzo di Jessica Biel nel remake di Non Aprite Quella Porta. Scopro ora che ha anche fatto un mezzo porno dal titolo Lie With Me e un film per la TV dal pregiato titolo Dinoshark! Bomba.

Cosa resterà di questo episodio?: Di questo episodio resterà il fatto che guardando questa ciofeca mi sono reso conto di essere un persona di rara e raffinata cultura. Ma proprio una roba fortissima. Tipo che magari un giorno ci incontriamo e tu mi chiedi: “Oh, ma hai per caso visto l’episodio Echoes di Fear Itself?”. E io con fare disinvolto ti dirò: “Ma quale? Quello diretto da Rupert – il regista di MC Hammer: 2 Legit – The Videos – Wainwright? Ah, sì, certo, è quello che cita l’immortale poema The Wild Party di Joseph Moncure March, il libro più amato di William Borroughs. Pensa che io custodisco gelosamente sotto teca cristallina la versione illustrata da Art Spiegelman…”. Non si spiega per quale motivo si sia andati a pescare una così alta fonte per un episodio di una serie horror così accazzo.

Maccosometro: C’è un momento in cui il protagonista fa la faccia assorta e si chiede: “È possibile che io senta gli echi delle azioni dei precedenti inquilini e che questi echi influenzino poi la mia vita?”. La risposta è ovviamente “No!”. Volendo però potete sostituire il No con un Maccosa gridato forte. Provate: “È possibile che io senta gli echi delle azioni dei precedenti inquilini e che questi echi influenzino poi la mia vita?” “MACCOSA!!!!”. Daicazzo.

Una foto, cento parole:

... e poi per far capire che lui è ubriaco e pazzo di gelosia, metto la camera storta...Grande trovata!

... e poi per far capire che lui è ubriaco e pazzo di gelosia, metto la camera storta... Grande trovata!

EPISODIO 13 - The Circle, Eduardo Rodriguez, 2008

Trama: C’è uno scrittore horror in crisi. È affetto dalla terribile “crisi dello scrittore horror che ha fatto tanto successo con il primo libro scritto con uno pseudonimo ma adesso è tantissimo che non scrive un cazzo e passa le giornate a guardare fuori dalla finestra mentre la moglie comincia a chiedersi se per caso non ha sbagliato a sposarlo e forse faceva meglio a sposare uno con un lavoro fisso tipo un bancario“. Durante la notte di Halloween è in ritiro in un isolato chalet di montagna per ritrovare l’ispirazione e scrivere un altro successo. La moglie, evidentemente molto preoccupata per la crisi del marito, ha però invitato a sorpresa i suoi editor. Mentre il povero scrittore è lì che si puppa un mega cazziatone sul fatto che deve scrivere “perché se no qui tocca tirare la cinghia e andare a fare la spesa al discount”, bussano alla porta. Chi potrà mai essere a quest’ora tarda della notte di Halloween in un isolato chalet di montagna? Niente di più facile: sono due bambine travestite una da Cappuccetto Rosso e una tipo da Biancaneve, scomparse anni addietro proprio durante la notte di Halloween dopo essere incappate in un rito satanico fatto da alcune streghe mediamente gnocche. Le due bambine fantasma non solo sono bambine fantasma, ma hanno anche un pallino di sangue in fronte e in mano un libro di pelle umana scritto con il sangue. Che cosa contiene il libro (per la cronaca firmato con lo pseudonimo dello scrittore in crisi)? Niente di più facile: il racconto della serata. Cioè, tenetevi forte, racconta di uno scrittore in crisi chiuso in un isolato chalet di montagna insieme alla moglie e ai suoi editor che riceve da due bambine fantasma un libro che racconta quella notte. Ah, nel frattempo all’esterno succede quanto raccontato dallo scrittore nel suo primo libro: l’oscurità, il buio, si anima e oltre a mangiare la fazza alla gente, la infetta trasformando tutti in simil-zombie affamati di carne umana.

Giudizio Lapidario: Non so… sarà che essendo l’ultimo episodio – a.k.a. la fine di questa specie di tortura che mi sono autoinflitto (e che ho inflitto anche a voi e per cui vi chiedo umilmente perdono) – non l’ho trovato malissimissimo. Certo, siamo sempre dalle parti della megacazzata, ma è un filo meglio degli abissi di mediocrità che l’hanno preceduto. Saranno state le citazioni kingiane, sarà stato il caro e vecchio tema dell’assedio, sarà perché ti amo, però insomma The Circle si porta a casa un 6.

Sottogenere: metaletterario zombesco d’assedio. Con un pizzico di rito satanico. Si puntava evidentemente all’en plein.

Woody Woodpecker (a.k.a. quell’attore che mi fa morire): La moglie impicciona del povero scrittore in crisi è Ashley Scott, ovvero la moglie di John Cena rapita dal sosia del cantante dei Flaming Lips in 12 Rounds. La bionda ha fatto anche tante altre cose belle: in televisione ha preso parte a Jericho, Dark Angel e Birds of Prey. Per quanto riguarda il grande schermo, la si vede per 4 secondi in A.I., un po’ di più in S.W.A.T. e in The Kingdom. Qui è gonfia come Claudio Brachino.

Cosa resterà di questo episodio?: La follia di un plot che mette insieme talmente tanti spunti che ci si potrebbe fare almeno 4 episodi (che fortunatamente non faranno MAI). E una sequenza di tensione con – udite udite – un buon uso del fuori campo. Incredibile.

Maccosometro: Beh, all’inizio la magica parola Maccosa è stata detto tantissime volte di seguito. Modello mantra. Maccosamaccosamaccosamaccosamaccosamaccosamaccosa. Il mio Maccosometro stava quasi per esplodere. Poi però devo ammettere che tutto è rientrato nella normalità. Un paio di maccosa e via sereni.

Una foto, cento parole:

Accettereste un libro scritto col sangue e rilegato in pelle umana da queste due bambine morte?

Accettereste un libro scritto col sangue e rilegato in pelle umana da queste due bambine morte?

Premio Sylvester 2010: i vincitori!

20/01/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti
nanni cobretti

Il vostro Nanni Cobretti saluta la folla in attesa di consegnare uno dei prestigiosi premi Sylvester

Amici! Sono emozionato! Innanzitutto oggi I 400 Calci compie un anno, ma ne dimostra a) di più, oppure b) di meno (votate!). Per cui tanti auguri a noi, e tanti grazie a voi che se non ci leggevate probabilmente ci fiaccavamo prima.
Secondo di tutto: abbiamo gli attesissimi vincitori dei prestigiosi Premi Sylvester 2010! Non sapete quante telefonate mi sono arrivate che mi dicevano “me ne dai uno? ti prego, ne voglio uno anch’io! posso? tipregotipregotiprego!”. E invece no! Ho fatto decidere a voi del pubblico. E voi del pubblico avete parlato (= cliccato sugli appositi bottoni per votare). Avete votato davvero in tantissimi, e la cosa ci riempie di orgoglio -- personalmente sono addirittura commosso.
Comunque: la cerimonia si è tenuta a mezzanotte (ora italiana) in un luogo segreto così non ci venivate, e a parte qualche piccolo incidente (ne parlerò più avanti) è stata un successone. Davvero, dovevate esserci. Ma non potevate. Per garantire uno spettacolo memorabile abbiamo preso spunto dalla Notte degli Oscar: in particolare per risolvere il problema dei discorsi di ringraziamento troppo lunghi, invece che far partire la musica abbiamo assunto direttamente Marko Zaror a tirare uno schiaffone a chi si dilungava troppo. Quello era da intendersi come il segnale per smettere.
Prima però di passare all’elenco vincitori, abbiamo per voi un video-messaggio in esclusiva da Jean-Claude Van Damme, uno dei pochi assenti alla cerimonia (mancava anche il toro-drago alieno incazzoso di Outlander), che ha voluto comunque commentare la sua mancata vittoria nella categoria Miglior Attore. Eccolo:

Non ha tutti i torti, ma ormai è andata.
E ora passiamo al dunque: via con l’elenco dei vincitori! Continua a leggere »

Back in the ring to have another swing (Round 3 out of 12)

30/07/2009 | recensioni | di Wim Diesel
locandina italiana (facciamoci del male)

locandina italiana (facciamoci del male)

Tutto quel che chiedi al cinema sta nei film, ma non necessariamente in tutti. In quelli di Renny Harlin sicuramente sì. 12 Rounds esce nelle sale italiane, perde la esse alla fine del nome -veniale, tutto sommato- e si mostra all’assonnato pubblico dei multisala di mezza estate. Prima cosa: John Cena FA SCHIFO. Erano anni che non ci capitava di vedere un attore protagonista così patetico e cane. Seconda cosa: Ashley Scott FA SCHIFO. Non solo, sembra fuori forma. Sarà la parte. Terza cosa: John Cena e Ashley Scott, in confronto al supercattivo (quello che nella locandina sopra sembra Bob De Niro con un’emiparesi facciale, e che in realtà somiglia più ad un clone di Wayne Coyne dei Flaming Lips che ha studiato recitazione sulle VHS del primo Ed Norton), sembrano Cary Grant e Grace Kelly. Dato che siamo a fare la lista dei difetti: i primi quaranta minuti del film sono necessari a fare il palato agli attori, e per darvi la possibilità di urlare CANI MALEDETTI quanto più vi aggrada, gli sceneggiatori non fan succedere praticamente nulla.

La seconda parte del film è quello di cui parla il titolo: un duello in dodici round tra il poliziotto buono gentile stupidotto e anabolizzato ed un cattivo da fumetto che sembra non veder l’ora che la macchina da presa inquadri qualcos’altro per potersi scaccolare in libertà. Come per magia, però, nella seconda parte del film Renny Harlin si dà una scossa e decide di cucire il film addosso al proprio bisogno di fare cinema. La città, l’altezza, lo spostamento, due direttrici, mezzi che sgommano, treni lanciati a cento all’ora con i freni rotti e tutto il resto. 12 Rounds è anche il ritorno in scena di un cinema inglorioso che abbiamo voluto archiviare all’oblio fin troppo in fretta, i Jan De Bont, i Gary Gray, lo stesso Harlin (quello di Cliffhanger e di Blu Profondo), il Barbet Schroeder di Soluzione Estrema, la redenzione, l’espiazione, il bene e il male. Tutto sparato fuori alla velocità del suono con gli ampli che pompano nel disperato tentativo di nascondere uno script poco scorrevole ed un cast senza personalità -e via liscio fino ad un finale di cui non riveliamo nulla per pura pigrizia intellettuale. Per certi versi lo stesso barbaro inelegante goffissimo dimenarsi di 12 Rounds lungo tutto il minutaggio della pellicola  è la quintessenza del cinema che amiamo e di cui ci piace parlare agli amici con tono eccitato ed urgente. Nella New Orleans di Renny Harlin non camminano con passo sciolto nuovi eroi dell’epoca del digitale finto-povero con la loro cazzo di battutina pronta all’uso e l’urgenza d’esser culto prematuro. Può essere che non sia il vostro genere, ma è difficile negare che il cinema di Renny Harlin sia ancora vivo e vegeto, in barba alla “solita” meschina e superficiale accoglienza, in barba a chi scrive i film con la mano sinistra e a chi sta davanti a una cinepresa senza alcun diritto. Avercene. E se proprio non vi va giù potete pur sempre gustarvi il samoano che precipita dalla tromba di un ascensore

DVD-quote:
“Un western metropolitano con i cazzi duri al posto delle Colt”
Wim Diesel, i400calci.com

Terminator Salvation: questioni irrisolte

11/06/2009 | divagazioni | di Nanni Cobretti

"Mi hanno chiesto di provare una variante della scena in cui ti metto la lingua in bocca"

"Mi hanno chiesto di provare una variante in cui ti metto la lingua in bocca"

Non lo so perché questo film ispira solo dei post a punti, ma tant’è.
Ecco i miei, che poi in realtà sono domande:

1) Uno dei problemi più grossi di Terminator Salvation è che la minaccia della rivolta delle macchine governata dai computer, nel 2009, suona maledettamente ridicola. Eppure io una piccola soluzione ce l’avevo: quanto ci voleva a modernizzare Skynet quel minimo perché ricordasse sinistramente Google? I paralleli non sono necessariamente lampanti, ma davvero, l’unica cosa su cui Google non si è ancora buttata (che si sappia) è il militare. Ma quale altra industria oggi incarna meglio il concetto di automatizzazione della vita e, soprattutto, di dominio del mondo? E chi altri se non Google saprebbe esattamente dove e quando rintracciare John e Sarah Connor indietro nel tempo?

2) Quest’anno abbiamo avuto quella cosaccia di Wolverine, che pur essendo orribile ha incassato bene e ha trovato fans nel settore demografico apparentemente più improbabile: le donne. Colpa di Hugh Jackman, Ryan Reynolds e di quell’altro tizio col superpotere di tirare le carte (wow). E questo Terminator Salvation, per via di Christian Bale e del nuovo tortello in città Sam Worthington, pare suscitare lo stesso effetto: le reazioni che ho visto finora si dividono in uomini perplessi, donne perplesse e donne con il sopracciglio alzato che dicono “dammelo”.
Per cui mi chiedo: dopo aver trovato, grazie a Judd Apatow, la formula per portare gli uomini a vedere film d’amore, non è che Hollywood ha trovato anche quella per portare le donne a vedere i film d’azione? Non è che, dopo l’omosessualità degli anni ‘80, stiamo per sperimentare l’eterosessualità al contrario? Dopo l’era degli eroi dal fisico meticolosamente scolpito e dalle abilità atletiche sovrumane, e dopo l’era degli uomini normali in situazioni straordinarie, è arrivata l’era delle maledette boyband? Ci vogliono confondere? Ci vogliono buttare fuori? Devo aspettarmi il reboot di Die Hard con Zac Efron? Devo aspettarmi I 3 dell’operazione drago con i Jonas Brothers? Ho paura. Aiutaci John Cena, sei la nostra unica speranza.

3) Sono l’unico che quando ha visto “Marcus” prendere una scossa elettrica perché gli ripartisse il cuore ha pensato a Crank: High Voltage? Sì, perché VOI NON L’AVETE ANCORA VISTO (a meno che non abbiate barato).

Discutete.
Tranne il punto 3 che ho già risposto io.

"Ai miei tempi qua era tutta campagna..."

"Non sono brutto, è che mi costruiscono così..."

Piovono Megaciccioni: 12 Rounds e quel Cinema che non c’è più…

03/06/2009 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Praticamente ha già detto tutto il prode Wim Diesel a tempo debito, ma dopo la visione di 12 Rounds, due cose le si possono aggiungere. Con ordine: il regista è Renny Harlin, di nascita finlandese, ormai naturalizzato ammerigano. Molto ammerigano. È famoso perché era il marito di Geena Davis e perché nel 1986 ha fatto un film come Born American che vanta nel cast Mike Norris, niente meno che il figlio di Chuck. Ha anche fatto quel Nightmare dove c’è una che fa i pesi ma poi le vengono le braccia da insetto. Che se non sbaglio, ma potrei sbagliarmi, è anche quello dove a un certo punto la protagonista si mette davanti allo specchio e diventa fortissima a usare il nunchacku. Ma di colpo, eh? Prima niente. Poi crede tantissimo al potere dei sogni, sogna di essere bravissima col nunchacku e… lo diventa! Che bello. Era il 4, comunque. Nightmare 4: Il Non Risveglio. Ha diretto anche Die Hard 2: 58 Minuti per morire che è l’apice della sua carriera. Ha fatto anche The Covenant che invece è una dei motivi che spingono i terroristi di tutto il mondo a fare piani diabolici contro gli States.

Renny Harlin freakettone, uno squalo e uno dei Sum 41

Renny Harlin freakettone, uno squalo e uno dei Sum 41

Dopo che nessuno, nemmeno i suoi amici, sono andati a vedere il suo Cleaner, a Renny, viene proposto 12 Rounds, ovvero il secondo film con John “U Can’t C Me” Cena, cinque volte campione del mondo rotondo che gira che gira che gira e che mai si fermerà. Non solo esso è un campionissimo: è anche un rapper – ha fatto ben due dischi – colleziona muscle cars, è mancino, ha conosciuto Giorgio Panariello a Sanremo 2006 e fa l’attore. Giuro. Io ho anche visto da solo al cinema in The Marine, pellicola di John Bonito. E fra le altre cose c’era proprio John Cena.

John Cena al mare in Sardegna

John Cena al mare in Sardegna

In Italia il titolo venne tradotto letteralmente: The Marine = Presa Mortale. In quel bellissimo film – in cui Robert Patrick buttava definitivamente la sua carriera alle ortiche facendosi chiamare Rome, ma soprattutto autocitandosi per il suo T1000, Cena interpreta John Triton. Ecco, immaginate come dev’essere uno che esteticamente assomiglia a una bistecca e di nome fa John Triton… dev’essere fortissimo! John in The Marine doveva salvare la moglie che era stata rapita da dei cattivi. Questa volta invece, le cose sono differenti. John Cena interpreta lo sbirro innamorato Danny Fisher. Ma poi Aidan Gillen di The Wire, camuffato da Wayne Coyne dei Flaming Lips, gli rapisce la moglie. E lui deve liberarla. Per liberarla ci sono i 12 rounds. Le dodici prove. Ma a noi non interessa.

"Non è giusto! Perché continuano a rapirmi la moglie!"

"Non è giusto! Perché continuano a rapirmi la moglie!"

Non è che vi posso dire adesso se poi Danny Fisher riesce a rimettere le mani su Ashley Scott. Però vi posso raccontare la cosa più bella del film. A un certo punto, com’è, come non è, Danny Fisher si trova in ascensore con una megacicicone. Il cantante dei Flaming Lips ha messo una bomba sui cavi dell’ascensore. Essendo un cattivo sportivo, concede a Danny Fisher e a Max -- il megaciccione -- un po’ di tempo per salvarsi. Danny Fisher, che ricorda anche lui una bistecca, spacca un po’ di roba e in men che non si dica sale sul tetto dell’ascensore.

"Quindi secondo te Kant aveva torto quando affermava che..."

"Quindi secondo te Kant aveva torto quando affermava che..."

Max, essendo megaciccione, non ce la fa. Salta ma ha un’elevazione in tutto di 3,75 cm. Danny Fisher gli prende una manona cicciona, lo solleva e lo trae in salvo sul tetto dell’ascensore. Ma non è finita qui. Anche perché c’è una bomba sui fili dell’ascensore, e se esplode, te che sei sul tetto, non è che ti salvi. Cosa credi? Però manca poco, basta fare un mega salto, appendersi a un predello che da su una piccolissima porta blindata da aprire a forza mentre sei in bilico sul precipizio della morte brutta per spappolamento… È facile. Non ci vuole niente. A meno che voi non siate Max, aka il megaciccione. Il quale è schienato sul tetto dell’ascensore che farfuglia cose tipo “ah, sono stanchissimo, era dalla campestre della quarta elementare che non mi stancavo così tanto!”. Nel frattempo Danny Fisher gli dice “Vai Max che ce la puoi fare!”. Ovviamente Max non ce la fa. In un film come 12 Rounds i megaciccioni solitamente vestono delle tute orribili, hanno gli occhiali da sole e spacciano la droga nel ghetto. Max invece è vestito bene (come un’inserviente di un albergo di lusso) per cui è condannato alla morte. Anzi, è un personaggio che stringe un potenziale rapporto col protagonista, basato sulla condivisione di una sequenza di pericolo in cui però è destinato a soccombere a causa della sua peculiarità fisica. In virtù della sua morte, fa scattare ulteriore senso di rivalsa nell’atletico protagonista nei confronti del cattivo: “Non solo hai mia moglie in ostaggio! Ma uccidi i megaciccioni a tradimento!”

"Non me lo perdonareò maiiiiiiiiiiiiiiii!"

"Non me lo perdonarò maiiiiiiiiiiiiiiii!"

Ma è proprio grazie al sacrificio di Max che un film che già strutturalmente debitore dell’”Action USA so 1987”, riesce ad essere filologicamente perfetto con il tipo di intrattenimento che evidentemente omaggia e promuove. Vediamo come: soggettiva di Danny Fisher che è lì in bilico sul predello della porta della vita o della morte brutta per spappolamento. La bomba, finalmente, esplode. I fili si sfilacciano come solo i fili sanno fare. L’ascensore comincia a precipitare nel vuoto. Max, il megaciccio, è ancora lì sul tetto. Stacco. Si vede una cameriera dell’albergo che, con enorme calma, sta spingendo uno di quei carrelli del servizio in camera per un corridoio. La vediamo mentre si appresta a passare proprio di fronte alla tromba dell’ascensore. In quel momento l’ascensore passa facendo swoooooooooooosh, con sul tetto un megaciccio.

The Flyng Samoano

The Flying Samoano

Questa inaspettata eventualità nella vita della cameriera, ha due conseguenze. La prima: si spaventa e urla. La seconda: i suoi lunghi capelli corvini, e tutti i milioni di fazzoletti di carta che aveva sul carrello del servizio in camera, cominciano a svolazzare disordinatamente. Quindi, nello stesso quadro, si vede: un ascensore che precipita, un megaciccione steso sul tetto dell’ascensore, una cameriera coi capelli in piedi e una ridda di fazzolettini volanti.

Troppo ridere!

Troppo ridere!

E uno AUTOMATICAMENTE pensa: che ridere! Poi: ma perché? Per quale cazzo di motivo c’è una sequenza del genere? Chi l’ha scritta? C’è nello storyboard? L’ha girata la seconda unità? Ma soprattutto: perché?
Comunque il film è di una noia sinistra.

Citazione suggerita per la copertina dvd
(dove faccio un po’ finta che mi sia piaciuto, ma d’altra parte mi pagano…):

“Intelligente recupero di un Cinema ormai dimenticato ”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

The Expendables: c’è ancora posto, portate le birre

14/03/2009 | news | di Nanni Cobretti

Ho in mente la trama per un horror.
In pratica c’è questa vecchia star di film d’azione, ormai sul viale del tramonto, che decide di contattare altre note star del genere per invitarle a girare un film con lui. Star di ogni generazione, vecchie e nuove. Le invita tutte in un capannone abbandonato nel mezzo del deserto dell’Arizona per l’inizio delle riprese. E poi li fa fuori tutti quanti, uno ad uno, in modi intricati e violentissimi, per vendetta e gelosia. L’unico a salvarsi è un astuto belga, insospettito da vaghe promesse di “tanta azione e tanti soldi” non supportate da una trama sufficientemente approfondita.
Insomma, comincio a sospettare che The Expendables non sia un film, ma il nome che Stallone ha deciso di dare a una loschissima festa con grigliata a casa sua.
Fatto sta che al cast si sono aggiunti il noto wrestler “Stone Cold” Steve Austin e Charisma Carpenter.
Quest’ultima come avrete notato è una donna.
Potrebbe quindi essere una specie di infiltrato, tipo Amanda in Saw 2.
Ricapitolando, gli invitati chez Sly sono: Jason Statham, Jet Li, Mickey Rourke, Dolph Lundgren, Randy Couture, Danny Trejo, Forest Whitaker, Eric Roberts, Steve Austin, Charisma Carpenter e comparsata epocale di Arnold Schwarzenegger. Ha rifiutato l’invito: Jean-Claude Van Damme.

Cosa starà architettando quell'imprevedibile genio del male di Sylvester Stallone?

Cosa starà architettando quell'imprevedibile genio del male di Sylvester Stallone?

Bonus: grazie a /film, ecco a voi la classifica dei 30 film con un wrestler professionista nel cast che hanno incassato di più nella Storia del Cinema.
Notevole il quarto posto.

1. La mummia: Il ritorno – Dwayne Johnson – $202M
2. L’altra sporca ultima meta – Steve Austin, Goldberg, Kevin Nash, The Great Khali – $158.1M
3. X-Men – Tyler Mayne – $157.3M
4. Il padrino – Lenny Montana – $135M
5. Troy – Tyler Mayne – $133.4M
6. Agente Smart: casino totale – Dwayne Johnson – $130.3M
7. Rocky III – Hulk Hogan – $125M
8. Il Re Scorpione – Dwayne Johnson – $91M
9. Cambio di gioco – Dwayne Johnson – $90.6M
10. Predator – Jesse Ventura – $59.7M
11. Halloween (2007) – Tyler Mayne – $58.2M
12. Be Cool – Dwayne Johnson – $56M
13. Blade: Trinity – Triple H – $52.4M
14. Il tesoro dell’Amazzonia – Dwayne Johnson – $47.7M
15. A testa alta – Dwayne Johnson – $46.4M
16. La gang di Gridiron – Dwayne Johnson – $38.4M
17. L’implacabile – Jesse Ventura – $38.1M
18. The Punisher – Kevin Nash – $33.8M
19. La storia fantastica – Andre the Giant – $30.8M
20. Doom – Dwayne Johnson – $28.2M
21. Spia e lascia spiare – Hulk Hogan – $27M
22. Grindhouse – Vladimir Kozlov – $25M
23. Presa mortale – John Cena – $18.8M
24. No Holds Barred – Hulk Hogan – $16.1M
25. Over the Top – Terry Funk – $16M
26. Il collezionista di occhi – Kane – $15M
27. Il peggior allenatore del mondo – Stacey Keibler – $13.4M
28. Essi vivono – Roddy Piper – $13M
29. The Condemned: L’isola della morte – “Stone Cold” Steve Austin – $7.3M
30. Ed Wood – George “The Animal” Steele – $5.9M

Ercole, Asterix & John Cena

09/03/2009 | news | di Wim Diesel
John Cena indica te

John Cena indica te

La prima cosa è che si chiama Renny Lauri Mauritz Harjola. La seconda è che si tratta dell’unico regista a parte Wes Carpenter ad aver diretto un seguito di Nightmare che non facesse cagare. La terza è la cinquina della morte, il MASSIMO, lo strike, zero to hero in cinque passi, filotto etcetera. 58 minuti per morire, Cliffhanger, Corsari, Spy, Blu Profondo. L’interlocutorio Driven, un capolavoro se pensiamo da che sceneggiatura parte. E poi ok, un po’ di crisi, per gran parte dovuta ad un’insindacabile verità: se parliamo di botteghini, Renny Harlin porta sfiga. E non dev’essere facile ravvivare la favella, prendersi bene un progetto dopo l’altro e spaccare la cresta dell’onda quando devi iniziare a dire sissignore e arrenderti al fatto che i tuoi fan non sono i milioni che meriti ma solo qualche migliaio di personaggi ben nascosti. Nondimeno, è in arrivo un film nuovo a firma Renny Harlin. Si chiama 12 Rounds, e dentro c’è tutto quel che serve a tirar fuori la speranza concreta di una resurrezione commerciale ed artistica.
John Cena è il detective Fisher. Eccitati? La trama è la migliore possibile: un terrorista internazionale da lui ingabbiato torna a vendicarsi della morte accidentale della sua fidanzata. Erase/Rewind: se pensate che la REDENZIONE sia roba da film di Scorsese non meritate un aperitivo con Jean-Luc Merenda. John Cena dovrà esibirsi nel superamento di dodici prove mortali -a vedere dal trailer- un camion dei pompieri, corse sfrenate riprese da obiettivi che deformano…), Dodici Fatiche per regalare un domani a quella sorca della fidanzata, interpretata dall’apposita Ashley Scott (la quale dopo A Testa Alta mi diventa da subito e per sempre la massima esperta nel ruolo di fidanzata di ex-wrestlers sul grande schermo). Non sveliamo dettagli, in parte perchè non ce ne sono e in parte per non rovinare il piacere della visione.

12r

La locandina parla da sola: facendo sfoggio di arrogantissimo ostracismo verso un cinema della stasi e del risparmiar fiato che NON ci mette in contatto con il divino, simboleggiato da quel 21 Grammi di cui il poster è evidente parodia fin dall’inversione delle due cifre, 12 Rounds fa bella mostra di un calore che il trailer (potete vederlo in buonissima definizione nel sito ufficiale del film) ci sbatte in faccia senza pudori di sorta. Un film che si preannuncia estremamente teorico, complesso, giocato sulla comunicazione tra le due principali direttrici della dinamica nell’action americano dagli anni novanta in poi (quella verticale di cornicioni, elicotteri presi al volo e trombe d’ascensori, quella orizzontale di Chevy lanciate al galoppo come nel vecchio West, dérapage con un camion dei pompieri, saltare da un mezzo in corsa all’altro). Il tutto guidato con la lucida freddezza dalla mano di quello che il trailer identifica ancora come “the director of Die Hard 2″. Tra la vita e la morte, come tutto il cinema di Renny. Come tutto il cinema.

In uscita il 27 marzo, eccezion fatta per il terzo mondo.