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Piovono Megaciccioni: 12 Rounds e quel Cinema che non c’è più…

03/06/2009 | media, recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Praticamente ha già detto tutto il prode Wim Diesel a tempo debito, ma dopo la visione di 12 Rounds, due cose le si possono aggiungere. Con ordine: il regista è Renny Harlin, di nascita finlandese, ormai naturalizzato ammerigano. Molto ammerigano. È famoso perché era il marito di Geena Davis e perché nel 1986 ha fatto un film come Born American che vanta nel cast Mike Norris, niente meno che il figlio di Chuck. Ha anche fatto quel Nightmare dove c’è una che fa i pesi ma poi le vengono le braccia da insetto. Che se non sbaglio, ma potrei sbagliarmi, è anche quello dove a un certo punto la protagonista si mette davanti allo specchio e diventa fortissima a usare il nunchacku. Ma di colpo, eh? Prima niente. Poi crede tantissimo al potere dei sogni, sogna di essere bravissima col nunchacku e… lo diventa! Che bello. Era il 4, comunque. Nightmare 4: Il Non Risveglio. Ha diretto anche Die Hard 2: 58 Minuti per morire che è l’apice della sua carriera. Ha fatto anche The Covenant che invece è una dei motivi che spingono i terroristi di tutto il mondo a fare piani diabolici contro gli States.

Renny Harlin freakettone, uno squalo e uno dei Sum 41

Renny Harlin freakettone, uno squalo e uno dei Sum 41

Dopo che nessuno, nemmeno i suoi amici, sono andati a vedere il suo Cleaner, a Renny, viene proposto 12 Rounds, ovvero il secondo film con John “U Can’t C Me” Cena, cinque volte campione del mondo rotondo che gira che gira che gira e che mai si fermerà. Non solo esso è un campionissimo: è anche un rapper – ha fatto ben due dischi – colleziona muscle cars, è mancino, ha conosciuto Giorgio Panariello a Sanremo 2006 e fa l’attore. Giuro. Io ho anche visto da solo al cinema in The Marine, pellicola di John Bonito. E fra le altre cose c’era proprio John Cena.

John Cena al mare in Sardegna

John Cena al mare in Sardegna

In Italia il titolo venne tradotto letteralmente: The Marine = Presa Mortale. In quel bellissimo film – in cui Robert Patrick buttava definitivamente la sua carriera alle ortiche facendosi chiamare Rome, ma soprattutto autocitandosi per il suo T1000, Cena interpreta John Triton. Ecco, immaginate come dev’essere uno che esteticamente assomiglia a una bistecca e di nome fa John Triton… dev’essere fortissimo! John in The Marine doveva salvare la moglie che era stata rapita da dei cattivi. Questa volta invece, le cose sono differenti. John Cena interpreta lo sbirro innamorato Danny Fisher. Ma poi Aidan Gillen di The Wire, camuffato da Wayne Coyne dei Flaming Lips, gli rapisce la moglie. E lui deve liberarla. Per liberarla ci sono i 12 rounds. Le dodici prove. Ma a noi non interessa.

"Non è giusto! Perché continuano a rapirmi la moglie!"

"Non è giusto! Perché continuano a rapirmi la moglie!"

Non è che vi posso dire adesso se poi Danny Fisher riesce a rimettere le mani su Ashley Scott. Però vi posso raccontare la cosa più bella del film. A un certo punto, com’è, come non è, Danny Fisher si trova in ascensore con una megacicicone. Il cantante dei Flaming Lips ha messo una bomba sui cavi dell’ascensore. Essendo un cattivo sportivo, concede a Danny Fisher e a Max -- il megaciccione -- un po’ di tempo per salvarsi. Danny Fisher, che ricorda anche lui una bistecca, spacca un po’ di roba e in men che non si dica sale sul tetto dell’ascensore.

"Quindi secondo te Kant aveva torto quando affermava che..."

"Quindi secondo te Kant aveva torto quando affermava che..."

Max, essendo megaciccione, non ce la fa. Salta ma ha un’elevazione in tutto di 3,75 cm. Danny Fisher gli prende una manona cicciona, lo solleva e lo trae in salvo sul tetto dell’ascensore. Ma non è finita qui. Anche perché c’è una bomba sui fili dell’ascensore, e se esplode, te che sei sul tetto, non è che ti salvi. Cosa credi? Però manca poco, basta fare un mega salto, appendersi a un predello che da su una piccolissima porta blindata da aprire a forza mentre sei in bilico sul precipizio della morte brutta per spappolamento… È facile. Non ci vuole niente. A meno che voi non siate Max, aka il megaciccione. Il quale è schienato sul tetto dell’ascensore che farfuglia cose tipo “ah, sono stanchissimo, era dalla campestre della quarta elementare che non mi stancavo così tanto!”. Nel frattempo Danny Fisher gli dice “Vai Max che ce la puoi fare!”. Ovviamente Max non ce la fa. In un film come 12 Rounds i megaciccioni solitamente vestono delle tute orribili, hanno gli occhiali da sole e spacciano la droga nel ghetto. Max invece è vestito bene (come un’inserviente di un albergo di lusso) per cui è condannato alla morte. Anzi, è un personaggio che stringe un potenziale rapporto col protagonista, basato sulla condivisione di una sequenza di pericolo in cui però è destinato a soccombere a causa della sua peculiarità fisica. In virtù della sua morte, fa scattare ulteriore senso di rivalsa nell’atletico protagonista nei confronti del cattivo: “Non solo hai mia moglie in ostaggio! Ma uccidi i megaciccioni a tradimento!”

"Non me lo perdonareò maiiiiiiiiiiiiiiii!"

"Non me lo perdonarò maiiiiiiiiiiiiiiii!"

Ma è proprio grazie al sacrificio di Max che un film che già strutturalmente debitore dell’”Action USA so 1987”, riesce ad essere filologicamente perfetto con il tipo di intrattenimento che evidentemente omaggia e promuove. Vediamo come: soggettiva di Danny Fisher che è lì in bilico sul predello della porta della vita o della morte brutta per spappolamento. La bomba, finalmente, esplode. I fili si sfilacciano come solo i fili sanno fare. L’ascensore comincia a precipitare nel vuoto. Max, il megaciccio, è ancora lì sul tetto. Stacco. Si vede una cameriera dell’albergo che, con enorme calma, sta spingendo uno di quei carrelli del servizio in camera per un corridoio. La vediamo mentre si appresta a passare proprio di fronte alla tromba dell’ascensore. In quel momento l’ascensore passa facendo swoooooooooooosh, con sul tetto un megaciccio.

The Flyng Samoano

The Flying Samoano

Questa inaspettata eventualità nella vita della cameriera, ha due conseguenze. La prima: si spaventa e urla. La seconda: i suoi lunghi capelli corvini, e tutti i milioni di fazzoletti di carta che aveva sul carrello del servizio in camera, cominciano a svolazzare disordinatamente. Quindi, nello stesso quadro, si vede: un ascensore che precipita, un megaciccione steso sul tetto dell’ascensore, una cameriera coi capelli in piedi e una ridda di fazzolettini volanti.

Troppo ridere!

Troppo ridere!

E uno AUTOMATICAMENTE pensa: che ridere! Poi: ma perché? Per quale cazzo di motivo c’è una sequenza del genere? Chi l’ha scritta? C’è nello storyboard? L’ha girata la seconda unità? Ma soprattutto: perché?
Comunque il film è di una noia sinistra.

Citazione suggerita per la copertina dvd
(dove faccio un po’ finta che mi sia piaciuto, ma d’altra parte mi pagano…):

“Intelligente recupero di un Cinema ormai dimenticato ”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com