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From Paris With Love: svalvolati dans la route

21/04/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

from paris with loveNon sono un gran fan di Io vi troverò. Se il tuo protagonista è stereotipato duro e i dialoghi fanno schifo esattamente come in un qualsiasi film di Steven Seagal, che senso ha chiamare a interpretarlo Liam Neeson? È pura, vigliacca, fastidiosa ipocrisia. Come dice il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama: un maiale col rossetto è sempre un maiale. E come dice DMX, che con  Seagal ha girato l’indimenticabile Ferite Mortali: “What the fuck is a Barack?! That ain’t no fuckin’ name, yo. That ain’t that nigga’s name. You can’t be serious. Barack Obama. Get the fuck outta here. Your momma ain’t name you no damn Barack.”
From Paris With Love addirittura un passo indietro, talmente grosso e ingenuo che verrebbe quasi da pensare che Pierre Morel l’abbia girato prima. Perché altrimenti, con Hollywood ai piedi grazie all’imprevisto successone del film precedente, se ne sarebbe tornato in Francia a fare un film con protagonisti una pseudo-star che non azzecca un film dal 1997 (John Travolta) insieme al primo attore anglofono che passava di lì per caso (Jonathan Rhys-Meyers)? Ce lo vedi il Pierre Morel, sulle ali dell’entusiasmo per il colpaccio, a passare più tempo in giro per locali di Parigi con Travolta e Rhys-Meyers a farsi fotografare mentre dà loro una fraterna pacca sulla spalla (sorrisone a 32 denti lui, smorfia vagamente imbarazzata loro) piuttosto che a concentrarsi sul film.
Di conseguenza, il film presenta svariati problemi:
1) la produzione francese si sente: è una semi-poverata che vorrebbe essere simpatica ma è terribilmente insipida, come quelli che ti raccontano una storiella iniziando a ridere da subito e tu allora rimani in attesa della gag, ma di colpo smettono di parlare e non capisci se la gag te la sei persa per distrazione o cosa;
2) Rhys-Meyers è aggressivamente fuori ruolo;
3) la storia non acchiappa. I personaggi non acchiappano. Le scene d’azione non acchiappano (possibile che stiamo ancora a giocare al piccolo fan di John Woo nel 2010?). Credo che se fossi stato a casa avrei cambiato canale e mi sarei guardato Chi vuol essere milionario.
Poi abbiamo Kasia Smutniak che si presenta facendo uno spogliarello in cui la inquadrano solo dalle spalle in su o dalle caviglie in giù, roba che ti viene da andartene sbattendo la porta, ma se non altro può bullarsi di non avere il solito ruolo da manichino.
E per assurdo ti dispiace per John Travolta, perché il ruolo sulla carta è di quelli che potevano fargli recuperare un po’ di credito, e lui ci si diverte e ci crede tantissimo, al punto che in una scena si mangia un burger e inneggia al “Royale with cheese” (altro momento in cui sarei dovuto andarmene sbattendo la porta), ma è semplicemente il film sbagliato.
Insomma, Pierre Morel alla fine dei conti è un Louis Leterrier con metà del suo senso dello spettacolo = discretamente inutile. Ragion per cui Hollywood l’ha prontamente perdonato e gli ha dato in mano Dune. Mah.

"Se ci nascondiamo qua forse Pierre non ci trova..."

"Se ci nascondiamo qua forse Pierre non ci trova..."

DVD-quote suggerita:

“Il pane l’ho preso, in posta ci sono andato, la lavatrice l’ho fatta… che manca?”
Nanni Cobretti, i400calci.com

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Menopeggio TV: L’Eliminatore

26/02/2010 | menopeggio tv | di Bongiorno Miike

Minirecensione in dieci punti da leggere stasera davanti al televideo.

L’Eliminatore

(Eraser)

DOVE: RETE 4

QUANDO: 21.10 (forse)

locandina

1) In questa pellicola l’Arnold se la prende con tutti: italiani, russi, omosessuali, coccodrilli, piloti di linea, la CIA, l’FBI, l’esercito e soprattutto fa bruttissimo alla fisica newtoniana.

2) La sceneggiatura è di Green&Chernuchin cioè gente che ha fatto Law&Order. Al di là dei gusti personali per le serie TV, sfido chiunque a dire che Law&Order non sia un orologio svizzero per quanto riguarda il plot.

3) L’Arnold intepreta un personaggio che si capisce da subito essere il mejo fico del canestro. Non so voi, ma io lo preferisco in veste “padre di famiglia tutto buonino buonino che poi si mette il grasso sotto gli occhi e ti ammazza utilizzando le lame della motofalciatrice”.

4) Come in uno sparatutto di qualità, le armi migliori arrivano alla fine e qui c’è il mio fucile preferito di sempre.

5) L’Arnold è in grandissimo spolvero: fin troppo. E recita male. Malissimo. Tanto che quando cerca di fare l’affascinante gli esce una faccia stile “puma del ribaltabile” (parlo del tipo bel moretto ultracinquantenne che fa strage cuori a tutti i concerti dell’orchestra Bagutti).

6) Venti minuti di questo film bastano a far sembrare John Woo un maestro del neorealismo.

7) La durata è anomala: ben 115 minuti. Ma se andate a prendervi un po’ di pollo fritto riuscite a rientrare nei canonici 90 minuti (e la trama si segue comunque che è un piacere).

8) Vorrei spendere una parola sul lavoro di Chuck Russell: bravo.

9) Vorrei spendere due parole sull’interpretazione di James Caan: doppio mento.

10) Ho visto di peggio: Mission Impossible III.

Dove sei Adrien? DOVE SEI?! Vieni fuori che voglio solo parlare

Dove sei Adrien? DOVE SEI?! Vieni fuori che voglio solo parlare


La memoria del pesce rosso: “Senza tregua”, John Woo, 1993.

10/02/2010 | la memoria del pesce rosso | di Dolores Point Five
Look bitch, you knew I was a snake.

Look bitch, you knew I was a snake.

Le premesse: era il 1993, gli Ace of Base cantavano The Sign e John Woo riceveva una commissione per il suo primissimo film americano, (pare) fortemente voluto dalla star JCVD.

Due anni più tardi Shaggy cantava Boombastic, John Woo girava Broken Arrow e tutti noi cominciavamo, chi più chi meno, a risvegliarci dalla terrificante sbronza collettiva dell’Oriente, prendendo coscienza di quanto avevamo permesso durante il nostro stato di incapacità. Mentre ci chiedevamo se fosse il caso di spararci in un piede e risparmiarci un decennio di sofferenza, affittavamo Senza Tregua.

Il plot: un tizio viene ucciso, JCVD indaga insieme a una donna, scopre che il tizio si era venduto a un giro di gente che organizza battute di caccia urbana all’uomo per ricchi stronzi. Alla fine dà un fracco di botte ai cattivi e si fa aiutare ANCHE dallo zio Wilford Brimley che vive nel bayou.

Dettagli cruciali:

- ci troviamo in Louisiana

- JCVD a inizio film è messo molto male, tipo che o fa il barbone o scarica delle casse ai mercati generali, PERO’ ha il pazzesco mullet ricciolino della foto in alto

- JCVD sa stare su una moto, PERO’, come spiega con un certo imbarazzo alla donna, non può guidare la macchina perché non ha la patente

- Lance Henriksen fa il cattivo che ha messo in piedi tutto

- c’è una scena con le colombe e il vento che spazza i cappotti dei protagonisti

- c’è uno scherzo atroce con lo spioncino di una porta

- Lance Henriksen suona il piano in una stanza tutta bianca piena di mobili lussuosi, poi dice al suo scagnozzo principale (forse Arnold Vosloo) che l’anno prossimo trasferiranno l’intera operazione nell’Europa dell’Est, perché quello è uno scenario suggestivo e ci sono pure I CASTELLI

- FORSE mentre JCVD indaga gli viene ammazzato un amico

- quando la situazione si fa particolarmente brutta, JCVD e la donna riparano nel bayou, e vanno a trovare LO ZIO DI JCVD, Wilford Brimley, un vecchiaccio bizzoso che abita in una catapecchia, aggiusta motori, parla come i contadini delle mie parti e si rivela subito il personaggio più fico di tutti (quando vede la donna fa dei commenti tipo “yee-ha, dacci dentro“)

- Lance Henrisken ammazza personalmente uno dei partecipanti all’ultima battuta di caccia, non ricordo se disgustato dal suo materialismo o perché lo ritiene un fighetta ineffettuale

- se ne trae una morale del tipo “chi organizza le battute di caccia all’uomo è stronzo, PERO’ chi partecipa appoggiando vile denaro sul tavolo per poter stroncare una vita è ancora più stronzo”

- sui titoli di coda c’è Born On the Bayou.


Film con cui viene confuso più facilmente: Surviving The Game (stessa trama con Ice-T), PERO’ NO. Non viene confuso con NESSUN ALTRO FILM. NESSUNO. FIRST, BITCH.

Segno che è stato visto nel 1995: la videocassetta era stata noleggiata e visionata nel retro di un bar, alla faccia di chi ci voleva Siae; lo strano accento di JCVD non solo era annullato dal doppiaggio, ma il fatto di dargli sempre una vaga origine franscése non sembrava ancora un mezzuccio per camuffare la sua scarsa padronanza della lingua.

Vorresti rivederlo? Con piacere, PERO’, considerando che i lettori di questo sito NON hanno votato JCVD ai Sylvester per la sua ENORME prova d’attore in JCVD – Le Film, farei anche in modo di eliminarne ogni altra copia esistente. Così imparate a non rispettare la Storia.

Poi il mondo imploderà e potremo ricominciare da capo.

OSS.

You and Woo’s army

03/11/2009 | recensioni | di Luotto Preminger

In un grigio palazzone di cemento nel bel mezzo della grande Cina, tra vaste sale tappezzate di ritratti di Mao, vive la Commissione del Cinema Cinese. Essa si compone di cinque o sei alti dirigenti del partito ai quali, ogni giorno, vengono recapitati CONTAINER pieni di DANARO. Tonnellate di danaro, cassettate su cassettate di banconote guadagnate dal popolo e stanziate per il divertimento del popolo. Questo è il danaro destinato a produrre i film cinesi più enormi.
Non appena hanno accatastato una somma di danaro sufficientemente inverosimile, i cinque o sei alti dirigenti della Commissione del Cinema Cinese chiamano uno dei loro registi famosissimi, gli chioccano in braccio gli euri, e gli dicono “Ora facci un film enorme. Ti diamo tutte le comparse che vuoi, basta che sia un filmacchione in costume. Vogliamo masnade di gente in sala. Vogliamo gli euri”. È così che sono stati realizzati i tre polpettoni arcobaleno di Zhang Yimou, quella roba di Chen Kaige che non ha visto nessuno con la tipa che volava, e Seven “sparaflesciato” Swords di Tsui Hark (l’ho soprannominato “sparaflesciato” perché me ne sono dimenticato subito dopo averlo visto). Comunque. Tutti ’sti film si sono superati a vicenda in termini di budget: ognuno era di svariati miliardi di euri più costoso del precedente, ognuno ha celebrato l’antica Cina in maniera più fastosa e pacchiana del precedente, ognuno ha incassato gli euri, e gli alti dirigenti sono stati soddisfatti.
Ma non abbastanza.

Alzi la mano chi ha la riga in mezzo

Alzi la mano chi ha la riga in mezzo

Tutti i film che ho citato poc’anzi, in confronto a La Battaglia dei Tre Regni, sono Cresceranno i Carciofi a Mimongo. La Battaglia dei Tre Regni è il più enorme dei film enormi. È il colpo di grazia che la Cina ha voluto dare al resto del mondo: non gli bastavano le olimpiadi, no, volevano dimostrare di essere capaci di fare i film più grossi di tutti, con più navi di tutti… e soprattutto volevano dimostrare che è l’aria corrotta del capitalismo a rovinare i registi bravi. Per cui hanno ripescato l’hongkonghese John Woo dalla catapecchia americana della sua reputazione fatiscente, gli hanno fatto respirare a pieni polmoni l’ossigeno dell’est, gli hanno messo in mano i CONTAINER di euri, e gli hanno detto: “Bentornato, John Woo. Sei a casa, ora. Fai quello che sai fare meglio. Ma con un budget che Baarìa a noi ci pulisce il vetro al semaforo”. E lui non se l’è fatto ripetere. Ci ha preso talmente gusto che invece di un film ne ha fatti due, di due ore e mezzo l’uno. Non un euro è andato sprecato.

*_*

*_*

Purtroppo a noi capitalisti corrotti è toccato uno sberleffo finale: in occidente i due filmoni sono stati tagliuzzati, su supervisione dello stesso Woo, e accorpati in un unico filmone da due ore e quaranta. Un bignamone. Ed è questa la versione qui recensita.
La trama de La Battaglia dei Tre Regni è che ci sono tre regni. Che entrano in battaglia. Da una parte c’è un tale cattivo che si chiama Xao Xao. Egli manovra un esercito stimato intorno ai SEI MILIARDI di uomini e una flotta di SETTE MILIARDI di navi, per cui ci sono almeno mille milioni di navi che vanno da sole. Xao Xao è fortissimo, ma è interpretato da un cinese qualunque. Dall’altro lato invece ci sono, alleati, il regno con Takeshi Kaneshiro, stratega tutto occhioni e pizzetto ribaldo, e il regno con Tony Leung, viceré bellissimo, illuminatissimo, sensibilissimo, atleticissimo e che è una bestia contro il calcare. Ogni tanto Takeshi e Tony si guardano intensamente stando vicini vicini ed è tutto un OMG ci scrivo subito una fanfiction.

Il resto sono due epiche ore e quaranta di botte di tutti i tipi a budget spropositato.

Facciamola breve: pur in questo formato ridotto, il film è una goduria. Si vede bene che John Woo non aspettava altro: vuoi mettere passare da avere a disposizione BEN AFFLECK ad avere a disposizione SETTE MILIARDI DI NAVI intorno alle quali piroettare a piacimento con SETTE MILIARDI di cineprese? Woo è contentissimo, si autocita, saltella, vola, rende plastica la brutalità con uno stile che così pirotecnico e fiammeggiante non si vedeva dai tempi di Hard Boiled, dispone eserciti come fossero carrarmatini e li fa ballare, segue i piccioni in volo con infiniti piani sequenza in CG, e poi, grazie al cielo, va sempre sopra le righe di tanto così, quel fanfarone.

Awwwwww

Awwwwww

Guardate il rallentissimo di Tony Leung che salta tre metri in aria, piroetta e pianta la freccia nel collo di uno a cavallo, sancendo così la fine della battaglia e atterrando perfetto col mantellone che svolazza, e ridefinite subito il concetto di enfatico. E battete le mani, felici.

Poi certo, la durata dimezzata si nota eccome. L’inizio e la fine, per nominare due punti non proprio secondari, sono vistosamente rabberciati alla meglio. Il personaggio di Zhao Wei è in palese debito di ossigeno. Ma non viene mai da gridare allo snaturamento: sarà che sono rimaste solo le scene di colpi, strategie belliche, spallate ai cavalli e masse isteriche, sarà che è tutto così corposo e sborone, ma non ho sentito la mancanza di due ulteriori ore e mezzo che mi immagino piene di sguardi languidi, femmine in pena, attese snervanti e altre cose che sì, belle, quando iniziano a darsi le spadate?

Morale: La Battaglia dei Tre Regni versione orientale, che spero di vedere al più presto, è probabilmente una saga (bilogia?) di ampio respiro, articolata, composita e completa. La Battaglia dei Tre Regni versione occidentale invece è una specie di condensato per musi bianchi con poco tempo e poca pazienza. Il fatto che quest’ultima, pur non riuscendo a mascherare la sua natura di condensato, riesca comunque a essere così riuscita da farti spuntare i punti esclamativi in testa e ad avere un’impronta autoriale tanto marcata, è il segno più evidente che sì, abbiamo ritrovato un Fuoriclasse.
Grazie, euri.

DVD quote suggerita:

“Woo non era così in forma dai tempi in cui correva ogni giorno per scappare da chi aveva visto Paycheck!”
Luotto Preminger, i400calci.com

>> IMDb 1,2 | Trailer

Bruce Lee changed the world (e chi non è d’accordo, FUORI)

01/05/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

Bruce Lee ha cambiato il mondo e fin qui amen, lo sanno tutti.
Ma per chi vuole esattamente sapere di preciso come, ecco puntuale puntuale il documentario How Bruce Lee Changed the World, che andrà in onda su History Channel il 17 maggio per poi uscire in dvd il 28 luglio.
Fra gli intervistati che dichiarano la grande influenza esercitata dal Piccolo Drago sulla loro carriera: Jackie Chan, John Woo, RZA, LL Cool J, Stan Lee. Più Brett Ratner, a ricordarci giustamente che non tutte le ciambelle riescono col buco.
Ecco il trailer:

He-Panda?

30/01/2009 | news | di Nanni Cobretti

he-manLa notizia del giorno è che è di nuovo attivo il progetto Masters of the Universe, in procinto quindi di tornare su grande schermo dopo quel mezzo aborto a budget ridicolo che fu il tentativo dell’87 con Dolph Lundgren.
Dopo essere transitato qualche anno fa per le mani – all’epoca già belle arrugginite – di John Woo, la baracca è ora stata ufficialmente affidata a John Stevenson, altrimenti noto come il regista di Kung Fu Panda.
Ora, Kung Fu Panda era carino, ma niente di memorabile.
Per cui ho due appunti da fare:
1) Sono molto sospettoso nei confronti dei registi che passano dall’animazione ai film in carne e ossa. Ho la ferma convinzione che fare un bel film a cartoni animati sia molto facile. Il concetto, molto alla larga, è quello secondo cui se scrivi una battuta mediocre e la metti in bocca a un adulto, nessuno si impressiona; mettila in bocca a un bambino, o a un animale che parla in dialetto, o comunque in un contesto targettizzato ai minori, e tutti grideranno al capolavoro. Esatto: secondo me se si prende Zohan – Tutte le donne vengono al pettine e si sostituisce Adam Sandler con, che so, un cammello che parla veneziano, il pomodorometro schizza almeno al 94%.
2) Me lo ricordo bene l’ultima volta che hanno tentato di rifare un vecchio film con Dolph Lundgren. “Come minimo sarà meglio dell’originale”, dicevano con aria spavalda. Il film in questione era The Punisher. E si sbagliavano di grosso. Figurarsi adesso che per il ruolo di Skeletor devono confrontarsi con l’attuale candidato agli Oscar Frank Langella.