Niente, io ormai vado al cinema solo se mi danno degli occhialini. Altrimenti mi invento delle scuse, pacco gli amici e vado a giocare a biliardo insieme al mio amico Ettore della Palestra. Abbiamo scoperto questo posto vicino a casa sua dove mettono sempre il mio disco preferito di Massimo di Cataldo (Dieci, quello del 1999 con dieci canzoni. Da cui il titolo: Dieci) e a un certo punto, quando è tardi, ci fanno fumare dentro. E tu, ma proprio tu mi insegni, che giocare a biliardo senza fumare è frustrante come avere una vuvuzela in mano e non poterla suonare. Terribile. Però siccome ho scoperto che in sala c’era The Hole, che è un film con gli occhialini, sono andato al cinema.

The Hole: now Thora Birch free!
Che poi c’è da dire che io mi vedo solo i film con gli occhialini, ma il più delle volte esco scontento. Per adesso direi che il massimo godimento del 3D l’ho provato con The Final Destination. Il problema è che c’è questa specie di malattia strana che coglie quelli che fanno i film in 3D: sembrano tutti molto interessati a sottolineare la profondità di campo in una sequenza dove c’è uno che legge un libro. Ma sei scemo? Ma vai fortissimo di roba in da la fazza! Cosa c’hai, il braccino come i tennisti italiani? Io voglio la roba tipo Spy Kids 3-D: Game Over con Alan Cumming che parla al pubblico e punta il ditone contro lo schermo e tu vedi un megaditone di Alan Cumming che ti sembra di poterlo toccare. In questo, The Final Destination è praticamente imbattibile. Certo, se la storia non l’avesse scritta un lemure sarebbe stato un po’ più bello, ma almeno c’è un botto di roba che ti arriva in fazza. Bisogna però dire che The Hole forse è addirittura meglio.

Fatta questa andiamo a vedere Baby Sitter con Scott Baio
Posso solo immaginare la felicità di Joe Dante quando gli hanno detto che poteva dirigere un film che poi la gente se lo andava a vedere con gli occhialini. Da quando lo conosciamo, Joe Dante ha sembra sperato di fare quel cinema lì, quello dei gimmick, quello di Matinée. Che solo a ripensarci mi viene da piangere da quanto era bello Matinée. E quindi Joe Dante ha fatto The Hole, che è un film che appena entri in sala senti odore di Billy e di pomeriggi estivi davanti a Italia 1 e sei felice e magicamente in mano c’hai 3 euro e 50 di cocacoline frizzi. Ma siccome Joe Dante è uno figo non ha fatto Matinée in 3D, ma ha pensato che era più divertente che la tecnologia anni ‘50 incontrasse il cinema horror adolescenziale eighties. E il risultato è il massimo della vita.
Sarà perché vi amo!
Ci sono due fratelli. Uno piccolo con la fobia dei pupazzi e dei pagliacci (vi regalo questa perla: si dice coulrofobia. Farete un figurone al prossimo incontro con i vostri amici diversamente cool) e uno adolescente con i problemi degli adolescenti e bravo a disegnare. Insieme a loro madre vanno ad abitare in una casa a due piani con uno scantinato e il giardinetto e il retro con il canestro da basket che ce l’avava anche Kirk Cameron in Genitori in Blue Jeans. Di fianco a loro abita la ragazza più bella del mondo che sta in veranda a leggere i libri e guarda l’adolescente con quegli occhi lì e poi fa le feste in piscina e gira in tuta. I ragazzi si conoscono e dopo essere diventati BFF – e una volta che la madre comincia a dire solo farsi come “esco e torno tardissimo!”, “me ne vado per due giorni e vi lascio da soli” – trovano il buco. Il buco è un pozzo senza fondo in cantina. Senza fondo nel senso che se ci butti dentro dei chiodi (ahhhhhh, i chiodi nella fazza!) non li senti atterrare. Senza fondo nel senso che se prendi una corda e ci leghi un pupazzo di Cartman e lo butti dentro (ahhhhhh, Cartman nella fazza!) ti torna su solo la corda senza Cartman che chissà dov’è andato, chi se l’è preso. Insomma, una cosa inquietentissima e fighissima e da tenere segreta. Poi arrivano i problemi, la paura e i ragazzi se la devono cavare da soli.

In yo face!
The Hole ha una prima parte che hai già visto settemila volte al cinema ma che tutte le volte sei contento. Non manca nulla. C’è anche il vecchio pazzo burbero che tutto sa e che ti mette in guardia. Che solitamente fa paura, ma se mai mi capitasse nella vita di incontrare un vecchio pazzo burbero che tutto sa, lo abbraccerei fortissimo per quanto gli voglio bene. E una seconda parte dove c’è il conflitto, la risoluzione, tutto va al suo posto e si spinge l’accelleratore sul 3D. Ovviamente a un certo punto bisogna buttarsi nel buco e si finisce “dall’altra parte”. E a tutti giustamente citano Beetlejuice e i suoi mobili storti. Ma c’è anche le scale di Escher di Labyrinth e Nightmare 4: Il Non Risveglio mescolate con il magico Nightmare 6: La Fine. Perché Nightmare 6? Ve lo spiego: Nightmare 6 era molto brutto e fastidioso, ma aveva gli ultimi venti minuti circa in 3D (scadenti). L’unica roba bella del film era che a un certo punto i protagonisti scoprivano che per sconfiggere Freddy dovevano entrare nel sogno con gli occhialini. E tu con loro. Eri in sala con gli occhialini in mano e poi te li mettevi e vivevi con loro quell’esperienza. E qui è lo stesso. Certo, il film è tutto in 3D (per altro molto bello), ma verso la fine il protagonista salta nel buco. E arriva in un luogo dove le regole sono quelle della fantasia, tutto è sbagliato e te la cavi solo se hai gli occhialini e capisci questa nuova prospettiva. E dalla felicità ti viene da battere le mani. Poi pensi anche che al cinema gli horror più belli che hai visto negli ultimi anni li hanno fatti Sam Raimi (classe 1959) e Joe Dante (1946). E che sono due film che dicono qualcosa di nuovo guardandosi indietro. Vabbeh. Ah, mi sono dimenticato di dirvi che The Hole ha delle sequenze che fanno PAURA (la bambina anziana!). Che in un film horror, mi hanno detto, è una cosa che funziona.
DVD-quote suggerita:
“Oltre il 3D: anche in Odorama! Con Odore di Billy! Filmone”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com



