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Fighting, o Le avventure di Lion-neck

01/02/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

fightingVai a sapere… Nel nostro primissimo post di tutti i tempi avevamo segnalato Fighting tra i film più attesi della stagione, poi Dolores l’ha visto, mi ha mandato un sms con scritto “è la versione mumblecore di Lionheart” e mi ha sgonfiato a tal punto che me lo sono recuperato solo ieri. Il fatto è che ora che l’ho visto potrei scrivere “è vero” e chiuderla lì. Ma allunghiamo il brodo per dimostrare un minimo di professionalità.
Trama: Collo è un povero buzzurro di New York costretto a vivere di espedienti, finché un giorno durante una rissa per strada viene scoperto da… boh, un esperto di risse? Un rissologo, il quale lo ingaggia prontamente per fare a pizze in faccia per soldi. Apro una parentesi: in questi giorni sto scrivendo un copione che spero un giorno di vendere alla Nu Image, una cruda e drammatica storia di violenza e redenzione intitolata “Pizze in faccia per soldi”. Se qualcuno è interessato a collaborare/finanziare mi contatti pure. Chiusa parentesi.
Dicevamo: alla regia Dito Montiel, che fu il primo a credere in Collo come attore serio e lanciarlo in Guida per riconoscere i tuoi santi. L’idea è quella di prendere il “blues del lottatore clandestino” e farne un dramma suburbano che ricalchi le atmosfere del suo film precedente, il quale trattandosi di una specie di La febbre del sabato sera senza la discomusic fa di Fighting un La febbre del sabato sera con le risse da strada, o un Rocky (molto) sfigato e (molto) meno avvincente. Eletto a protagonista, Collo riprende il suo cavallo di battaglia di tamarro del Queens e, dopo la prova sottotono di G.I. Joe, fornisce di nuovo un’esibizione più che convincente.
E ci sono indubbiamente alcuni tocchi interessanti. Collo ad esempio vince il suo primo combattimento per puro culo, e pur crescendo in tecnica e confidenza non dà mai l’impressione di essere chissà quale talento nascosto, e nemmeno ci viene spacciato per tale, per cui quando si arriva allo scontro finale col semi-professionista incazzato viene genuinamente da puntargli contro. Poi i combattimenti stessi, dove si abbandona la spettacolarità in favore di maggior realismo fatto di noiosi avvinghiamenti e strangolamenti e di gran cazzotti che si infrangono su quella che normalmente sarebbe la mossa più istintiva del mondo ma che in film del genere pare quasi un’invenzione rivoluzionaria: la guardia alzata.
Ma ovviamente ciò in cui Montiel si trova più a suo agio sono i piccoli personaggi e le scene di quotidianità. Mi rendo conto che detto sui 400 Calci può suonare come la più umiliante delle stroncature, ma la scena più riuscita è quella in cui il primo appuntamento tra Collo e il suo interesse romantico viene rovinato dalla nonna italiana di lei. E non è per dire “figuratevi il resto”, ma proprio perché è davvero una bella piccola scena in cui mi sono pure ritrovato.
Per cui alla fine dei conti trattasi del classico ibrido che scontenta un po’ tutti: troppo standard/stereotipato per interessare ai cultori di cinema con gli occhiali e troppo poco spettacolare per interessare agli appassionati di botte. Fa comunque piacere che per la colonna sonora si infili del sano R&B anni ‘70 al posto del solito hip hop, se non altro per scoprire che Ain’t No Love In The Heart Of The City non era dei Whitesnake

Collo!!! Il tamarro forte e coraggioso!!!

Collo!!! Il tamarro forte e coraggioso!!!

DVD-quote suggerita:

“La versione mumblecore di Lionheart
Dolores Point Five, i400calci.com

oppure

“La versione rissaiola di La febbre del sabato sera
Nanni Cobretti, i400calci.com

oppure

“Non sapevo fosse ammesso tenere la guardia alzata durante i combattimenti da strada”
Nanni Cobretti, i400calci.com

oppure

“Non sapevo che Ain’t No Love In The Heart Of The City non fosse dei Whitesnake”
Nanni Cobretti, i400calci.com

(ben quattro scelte, se non me ne pescano nemmeno una inizio a prenderla sul personale)

>> IMDb | Trailer

Blood and Bone: ben tornato, film di botte made in USA

18/11/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

blood and boneCerto, sforare dritto nell’A-Team forse è esagerato, ma il successo del Mixed Martial Arts (MMA) è decisamente la cosa più bella che potesse capitare al cinema d’azione americano di oggi, ancora frastornato da un uso improprio e massiccio di CGI (imperdonabile colpa di Matrix). È una cosa che lo riporta ai gloriosi tempi dei primi anni ‘90: quelli targati kickboxing, in cui trovavano spazio e gloria stelle minori ma indimenticabili come Don “The Dragon” Wilson, Jeff Speakman, Loren Avedon, Jeff Wincott, Daniel Bernhardt… sono troppe per citarle tutte, ma aggiungiamo almeno anche Lorenzo Lamas che forse è il più ricordato in Italia. In ogni caso non è assurdo pensare che (anche) grazie ai film di quell’epoca, Senza esclusione di colpi in testa, si sviluppò il seme dell’Ultimate Fighting poi evolutosi in MMA, giunto oggi al successo giusto in tempo per chiudere il cerchio con quel meraviglioso periodo.
Ed è bello soprattutto che a prendere il treno in piena corsa sia una delle stelle più promettenti tra quelle che allora arrivarono troppo tardi: Michael Jai White. Il suo curriculum fa già impressione: ha preso a calci sia Van Damme che Steven Seagal nei loro ultimi singhiozzi cinematografici, ha interpretato sia Mohammed Ali che Mike Tyson, è stato tagliato all’ultimo da Kill Bill ed è comparso nel Cavaliere oscuro, dove il Joker veniva salvato solo dalla sceneggiatura che impediva al nostro di mettergli le mani in faccia come sa fare lui, che altrimenti il film finiva subito. E non dimentico Spawn, ma vorrei tanto.
Oggi Michael Jai White ha 42 anni, ma fisicamente ne dimostra ancora 23, e Blood and Bone ne è la prova.
La trama è quanto di più standard si possa pensare: tizio esce di galera, si fa coinvolgere in tornei di scazzottate clandestine, salta fuori che ne sa a pacchi, guadagna cifre inverosimili, fa incazzare un gangster ricco e cattivo… ma i film di tornei sono come il blues, non importa che il giro di accordi sia sempre quello, contano esecuzione e sentimento. L’unico tocco semi-inedito carino è che ci mettono tre quarti di film prima di spiegarci perché MJW è andato a infrattarsi nei tornei illegali quando nel 99% degli altri film i buoni fanno sempre gli schifati moralisti che se la tirano e partecipano solo “perché non hanno scelta”. Sticazzi, MJW li va proprio a cercare e a offrirsi volontario, ed è rinfrescante. Scopriamo le sue vere e ovviamente nobili mire solo strada facendo.
Ma dicevamo l’esecuzione: MJW è in forma strepitosa. Stre-pi-to-sa. Formato Seagal, nel senso che vince senza mai sudare gran ché, ma in compenso fa numeri che in confronto Undisputed 2 era una session di allenamento. Potenza, agilità, eleganza, sguardo di ghiaccio, carisma da vendere. In un mondo perfetto, una prestazione del genere sarebbe un biglietto di sola andata per la Serie A (che probabilmente gli verrà regalata dall’ancora più incredibile Black Dynamite, di cui vi parlerò più avanti, e se non è così spacco tutto).
Al suo fianco c’è Dante Basco, che qualcuno ricorderà come Rufio in Hook – Capitano Uncino, e che oggi è uno splendido 32enne con la voce da 12enne. E poi mi si recupera Julian Sands nella parte del ricco razzista snob, che fa sempre la sua porca figura senza grossi sforzi. E tra le comparse, la furia umana Gina Carano.
E il film in sè fa esattamente quello che deve fare: parte col botto, tiene un gran ritmo, limita le chiacchere moleste e inquadra i combattimenti alla giusta distanza per lasciarci godere delle spettacolari coreografie.
Uno dei picchi dell’anno, e già un classico del nuovo corso made in USA.
Dai che ci siamo.

"I'm here to chew bubblegum and kick ass... and Roddy Piper's not around"

"I'm here to chew bubblegum and kick ass"

DVD-Quote suggerita:

“Il miglior picchiaduro dai tempi di Lionheart
Nanni Cobretti, i400calci.com

(avrò esagerato? forse… ma chissenefrega, è una dvd-quote, esagerare è il suo mestiere)

>> IMDb | Trailer

P.S.: Michael Jai White ha esordito in Toxic Avenger 2 e 3

P.S. 2: Jeff Wincott ha un ruolo nel prossimo di Tony Scott!!! OMFG *_*

Parenti, amici, sodali, influenze (un momento pop)

15/03/2009 | divagazioni | di Wim Diesel

Ero una celebrità
dopo l’exploit
di Jean-Claude Van Damme
nel film Lionheart
erano gli anni ottanta
ogni persona credeva nelle proprie abilità
si utilizzava il fax
ma il tempo stava passando
il mio utilizzo andava scemando
dai film di primo ordine ai telefilm di ultimo rango
non mi si vedeva in tivù
non mi utilizzavano più
al mio posto fucili, bazooka, pistole
niente più gesti comandati dal cuore
solo dolore
avrei potuto salvare migliaia di persone
se solo mi avessero prestato la dovuta attenzione
la tomaia delle suole vola
sono un calcio in faccia, uno alla gola
una mossa spiazzante
signore e signori
sono il calcio volante.

Uochi Toki, Le Armi (UochiTokiLazeBiose, 2006, Burp publications)

Uochi Toki

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