Una delle cose più belle della televisione americana, sono quelle trasmissioni modello MTV et simila, dove si vedono delle persone che urlano tutte felicione. Avete presente? Quelle dove si vedono dei giovini con delle pettinature bizzarre, che fanno della facce tutte buffe e poi urlano cose come: “Sono Jeff! Voto il video di Sean Paul perché mi fa sballare di bruttoooOOOO!!!”. Con proprio una specie di accellerata finale, che esplode poi in un urlo berbero che sta ad indicare da una parte l’evidente eccitazione per il cantante preferito di Jeff – Sean Paul e/o gli Incredibol Catzons – dall’altra la felicità di essere in televisione e di poter farsi vedere dai propri amici, immortalati con una pettinatura discutibile, urlando di felicità per Scionnapaul. C’è anche un altro aspetto da analizzare: l’americano medio è fiero, urla perché è molto felice di esistere. In questo modo dimostra la sua americanità e la sua contentezza. Quando Jeff vuole far sapere ai suoi simili che egli è tutto contento, semplicemente, urla. Si gasa, si scalmana, si agita tutto. Gli americani sono (anche) così. A noi, questa cosa che ci esaltiamo tutti insieme, funziona solo quando vogliamo fare la pubblicità di Italia 1. Negli States invece, lo fanno per cose ben più importanti: per esempio quando si spacca il culo agli alieni.
Battleship è un megafilmone, pieno zeppo di microsequenze in cui si vedono dei Jeff (e con Jeff vogliamo qui intendere dei bei ragazzoni che vengono da una città di nome Riverdale, che hanno o che sognano di avere una Camaro, sul cui sedile posteriore una sera hano fatto roba con una ragazza bionda di nome Rhonda conosciuta all’High School, che hanno visto due volte dal vivo la Dave Matthews Band, ma che quando vogliono spaccare di brutto si ascoltano i Nickelback) che si gasano abbestia. C’è una storia, evidentemente esile, c’è uno sviluppo, evidentemente non proprio approfondito, c’è una concluisione, un po’ accazzo. Tutto normale, come in ogni altro film, solo che a un certo punto c’è una bella inquadratura al rallenti, su uno che non sai chi sia, che esulta. Esulatono tutti in Battleship! Ed è una sensazione bellissima: si alza il volume degli AC/DC, si costruiscono delle sequenze in cui esplode tutto e poi… arriva Jeff: “Uoooooooooooooooooh!”. Figata.
M’è capitato di vedere una presentazione ufficilale di Battleship, fatta dal regista Peter Berg Autore su una portaerei della marina americana, in cui quest’ultimo parlava proprio ai militari e ai pochi fortunati invitati a questa premiere. Il succo del discorso di Berg era: “Ho fatto una figata di film, ragazzi! Tipo una roba piena di esplosioni, gente figa e alieni cazzutissimi che hanno delle armi che, minchia, spaccano tutto! E la cosa più bella è che ho fatto questo film per voi, regaz! Che poi ci troviamo al bar e ci schiacciamo dei 5 altissimi! In yo’ face, nemico critico di cinema!”. Ok, furbetto quanto volete questo discorso, ma Berg (uno che fino a poco tempo fa speravamo diventasse il nuovo Michael Mann) è riuscito finalmente nella difficile impresa di spogliarsi di quelle due o tre pretese che aveva come regista e realizzare uno sfavillante pop corn movie che ha l’enorme pregio di divertire senza se e senza ma il 98% degli spettatori. Sarà che c’è lo zampino della Hasbro dietro al progetto, ma sono in tanti in questio giorni a dire che Battleship è la versione più divertente di un Michael Bay e di un suo Transformers. Chi scrive, lo dico giusto per mettere i puntini sulle i, ha particolarmente a cuore il bel cinema di Bay, ma capisce il senso di un’affermazione del genere. Anzi, per me Transformers 3 rimane imbattibile, ma Battleship, pur giocando nello stesso campionato, si prende effettivamente meno sul serio dei Transformers, va dritto dritto per la sua strada senza alcuna paura, e alla fine la piazza lì, dove il portiere non può arrivare. Prove evidenti della riuscita del film: quattro euro di caramelline gommose e una cocacolona, in 120 minuti veloci come un lampo. Sorrisone a 47 denti una volta uscito dalla sala. E sono cose.
Ok, c’è da dire che manco Transformers è una pellicola che punta alla serietà, ma qui c’è proprio la volontà di sdrammatizzare e rendere il tutto ancora più baraccone e giocattolone possibile. Ne è una prova evidente il momento retoricone del film, che punta a coglionare Armageddon e la sua sequenza più iconica , ovvero la camminata al rallenti dei fieri astronauti, con un elemento volutamente umoristico. C’è una sequenza di Battleship in cui c’è uno di quei caratteristi che nei film di invasioni aliene ha gli occhiali ma la barba, ed è per questo uno scienziato un po’ mattacchione, in cui si intravede la copertina di un vecchio numero di Amazing Stories, vecchia pubblicazione fondata nel 1926 da Hugo Gernsback, grazie alla quale noi comuni mortali possiamo oggi riempirci la bocca del termine Sci-Fi. Battleship ha a che fare anche con questo: fantascienza e avventura al grado zero. La base, l’essenza di tutto ciò che per noi equivale al divertimento. Alieni da una parte e buoni dall’altra. Armi, esplosioni e botte da orbi. Pim, pum, pam! E chi chiede di meglio?
Per certi versi, un vero e proprio filmone d’altri tempi che mantiene le promesse fatte (che poi son sempre quelle fatte da Berg sulla portaerei: “Oh, regaz, faccio esplodere tutto, eh?”) con un entusiasmo e una voglia di strafare particolaremente fanciullose.
Ah, sì, siccome c’è la questione “è un film tratto dal vecchio e caro gioco Battaglia Navale”, c’è una sequenza molto bella che darà soddisfazione a chi ha nostalgia di ore e ore buttate in classe a dire: “F5… affondato”, ma è solo un attimo. Poi si torna a mostrare delle meganavicelle spaziali acquatiche che sparano dei megaproiettiloni perforanti facendo del gran casino. A proposito delle meganavicelle: ottimo il design della tecnologia aliena e delle loro armi, soprattutto quelle dei pirulli rotanti che riescono a spaccare tutto quello che incontro sulla loro strada (e che se mancano qualcosa, spaccano tutto lo stesso con una coda taglientissima). Un po’ deludente invece questi alieni antropomorfi con quattro ditone cicciottelle e il pizzetto a forma di pesce palla.
Due parole sul cast: Liam Neeson fa riderissimo per quanto sia evidentemente lì a casaccio. “Oh, Liam, guarda che domani sei convocato sul set, eh? Devi venire, dici due cazzate delle tue sull’onore dei Marine e per 12,30, massimo le 13 sei libero. Oh, ci tengo, eh?”. Brooklyn Decker è molto inutile, ma quando la vedi pensi subito e forte: “TETTE!!!!” e quindi i ragazzi sono contenti. Rihanna se la cava piuttosto bene e mi ha fatto piuttosto simpatia. Malino invece per il povero Alexander Skarsgard che fa veramente poco o nulla. Taylor Kitsch funziona abbastanza, ma ci manca un 2 o 3 chili di cartola per fare la differenza. Un paio di dubbi finali: ma nessuno s’è accorto del furto della colonna sonora uguale uguale a quella fatta dai Daft Punk per Tron? In secondo luogo, ma cos’è successo a Tadanobu Asano, il “poi ti amo e poi ti odio” di Taylor Kitsch? Era un figo senza senso e oggi è tutto gonfio e scialbo! Il film, evviva, non è in 3D.
DVD Quote:
“Fuck yeah!”
Casanova Wong Kar-wai, i400calci.com















Oh, RED, ne ho sentito parlare un sacco bene di RED, persino il Wim
C’è
Allora, io sono andato all’IMAX di Pioltello apposta per vederlo. Allora, io abito a 160km da Pioltello, cioè mi son fatto un cazzo di viaggio per andare in quel posto dimenticato dagli Unni che è Pioltello per vedere il terzo capitolo di una saga che m’interessa relativamente poco solo perchè minchia un’ora di botte coi robottoni e la gente che salta dai palazzi in REAL 3D all’IMAX di PIOLTELLO. Allora, dopo essermi fatto un viaggio e aver mangiato del cibo messicano preparato da milanesi sono entrato all’IMAX e MI SFARFALLAVA IL 3D. Ogni tanto, non sempre, ma SFARFALLAVA. E il film m’ha pure fatto due maroni così. SFARFALLAVA E DUE MARONI COSI’. Quindi no, ciao, a Pioltello a vedere i film di
Di questo sapete tutto quindi non saprei che dirvi. E’ tipo una storia d’amore un po’ melensa tutta impiastrata di fighissima fantascienza dickiana, coi tizi di
I sequel di remake sono materiale rischiosissimo, ma spesso sono meglio dei remake stessi, perchè tendono a staccarsi dal concept originale e andare un po’ per i fatti loro. L’idea che sta alla base di Terminal è quella, cambiare completamente contesto e andare dove l’aria non è stopposa, poi magari lo guardiamo e vi diciamo com’è, che magari è la peggio stopposaggine e i cinque alti non glieli diamo più.
Questo lo metto solo perchè magari avete i primi tre su qualche scaffale e volete fare i completisti o non vi piacciono i numeri dispari, sennò non ci sono grandi motivi per comprare quest’affare che si prende gioco di noi manco fossimo nati ieri e senza alcun criterio. E niente,
OH, BOMBA. Se siete persone dalle palle dorate lo avete già visto, più volte, pieni di gioia, fregandovene dei buchi che tutta la parte fantascientifica si porta dietro e semplicemente godendo di avere treni che esplodo,
Bene, che bello, un filmetto di cui si sente parlare da un po’, un filmetto di cui non so un’emerita mazza, però di rece qua ne abbiamo due (
Questo non l’ho visto ma me ne hanno parlato benone e quindi chi sono io per non dar retta alla gente. Parla di giochi di ruolo dal vivo e gente male che si piglia troppo bene e ci crede troppo e gente bene che si piglia male e probabilmente muore. Male. Probabilmente sarà pieno di critiche e pipponi sulla gente che ha confuso vita vera e giochi di ruolo e crede di essere ancora nel medioevo e caca nei vasi. Tutta sta gente che perde il contatto con la realtà deve avere dei seri problemi, ora scusatemi ma devo andare a salvare l’universo in una cabina telefonica.
Questo ve l’ho recensito io, avete capito?
Il punto è che ci sono
Conoscete 




Che certo, messa così è un po’ come eleggere la miglior pizzeria di Londra, ma volevo un titolo grosso. È giusto però a questo punto confermare anche “che gran figatona”.













