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“Triangle”: fuori da casa mia c’era un cartello con scritto Deposito Di Donne Morte.

05/01/2010 | recensioni | di Dolores Point Five
Sto già pensando a Kylie Minogue.

Sto già pensando a Kylie Minogue.

Il rapporto che mi lega ai film ambientati su una barca è lo stesso che lega Nanni Cobretti ai film di alta montagna, e si riassume in HA HA HA HA CAZZI VOSTRI. Io non prendo nemmeno il traghetto per l’Elba. E abito AL MARE. Localizzami questo.

Guardo quindi sempre volentieri i film di trucitudini al largo, e ogni tanto ce ne scappa uno bello o almeno godibile.

Ma non pretendo di sapere cosa spinga voi, amici dei 400 Calci, a guardare un horror.
Io li guardo con lo spirito con cui vostra madre guarda “Agrodolce” e vostro fratello i porno. Mi rilassano, mi rallegrano, mi permettono di deridere lo scarso acume dei personaggi, mi fanno scordare che in questa casa non si chiava con regolarità, insomma, mi offrono una gamma di emozioni importantissime che NON sono la paura.
Perché le cose che mi spaventano sono TRE, ed esse sono:

- oggetti inanimati che cambiano posizione;
- giradischi che partono da soli;
- una persona in primo piano che bada ai fatti propri mentre qualcosa si muove mo-o-o-o-olto lentamente sullo sfondo.

Il secondo tempo di Hostel l’ho guardato facendo colazione, il serial killer delle miniature di “CSI” mi ha guardato LUI mentre ero pietrificata tutta da un lato del divano con la bocca aperta a cerchio e le braccia in avanti a 90 gradi.
Del resto la paura è una cosa soggettiva. Mia cugina Lulamae ha passato dieci anni entrando e uscendo dagli ospedali e i successivi dieci a non perdersi una puntata di “E.R.”.

E ora, il nostro film di oggi.

Se Dio avesse voluto che tu nuotassi ti avrebbe fatto nascere con le branchie.

Se Dio avesse voluto che tu nuotassi ti avrebbe fatto nascere con le branchie.

Triangle è il terzo film di Christopher Smith, quello di Creep (non l’ho visto) e Severance (a me ha fatto ridere). Un po’ presto per definirlo “la svolta contemplativa” di un regista che nessuno può definire con certezza un cane fortunato o un ometto in crescendo che si farà anche se ha le scarpe strette. Prendiamolo quindi per quello che è. Un film isolato. Che, vi giuro, ce n’è in abbondanza.

Triangle si articola in tre parti. Si chiama Triangle e vale la regola del tre. Su tutto. Specchi divisi in tre, personaggi multipli di tre, tre battute alla volta, tre giorni per la lingua, Trento come Toronto nel rutilante corridoio del residence del Colorado. Per il potere del trio. Tre. Erre.

Prima parte su tre: una MILF con bambino autistico (lasciato a casa) partecipa a una gita in barca con un gruppo di estranei nemmeno particolarmente antipatici. Comincia benino, poi DAL NULLA un’enorme tempesta elettromagnetica si abbatte sulla barca. MA il gruppo più o meno risale in groppa alla carcassa. Si profila all’orizzonte una NAVE DA CROCIERA. Il gruppo sale a bordo.

Spoiler: c'è UN BUCO.

Spoiler: c'è UN BUCO.

Si passa a una seconda parte su tre in cui succedono cose sanguinose, MOLTO ben montate, piene di BELLE inquadrature, cose che ti fanno spremere le meningi per capire cosa sta succedendo e soprattutto DOVE SI STA ANDANDO, oltre che “nei cazzi” perché quello lo si è capito dal momento che un albatross ha iniziato a volare in cerchi lenti sulla barca prima della tempesta elettromagnetica, MA tutta questa parte è basata su una variante della Regola del Tre, una specie di paradosso temporale, una cosa che alcuni chiamerebbero un accorto gioco tra flashback e flashforward, anche se il regista la spiega con lo stesso discorso al minuto 26 e al minuto 45, una cosa che se siete presi bene vi terrà avvinti allo schermo e se siete presi male vi ricorderà questo:

C’è anche un giradischi che si muove da solo e trasmette un pezzo swing. Qui non sapevo se avere paura o complimentarmi con il regista per l’eleganza della musica. Anche in Below partiva da solo un pezzo swing. In Below però c’erano meno donne. E non ricordo depositi di donne morte.

I paradossi temporali mi piacciono un casino anche se non posso dire di averli capiti finché qualcuno li spiega in un forum. E anche lì, non è che succede sempre sempre, perché se nello stesso film c’è sia un paradosso temporale sia una scena con il protagonista che volta la moglie e se la fa da dietro tutti i thread del forum si intitoleranno “Sì, ma se l’è inculata o no?”.
Questo è cinema, ragazzi. Anche le cose normali sembrano strane.

Sì, sto prendendo tempo.

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