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The Stepfather, che in Italia si intitolerà “Il segreto di David” (?!?!?)

25/02/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

il segreto di davidSapete chi è che butta fuori horror addirittura peggiori di quelli prodotti da Michael Bay? La Screen Gems (Sony). Un esempio: The Covenant. E sapete chi è che li dirige persino peggio di Marcus Nispel? Nelson McCormick. Un esempio: Che la fine abbia inizio. E sapete chi ha scritto tutti i filmacci finora citati, compreso Il segreto di David di cui vi parleremo oggi? J.S. Cardone. E sapete chi traduce i titoli originali peggio degli italiani? I cinesi. Ma infondo forse nemmeno loro.
L’originale Stepfather – Il patrigno, dell’87, era un piccolo cult dalla sceneggiatura piuttosto bucherellata ma dominato dal suo protagonista, l’aitante Terry O’Quinn, oggi più famoso come John Locke in Lost (a proposito: nella bara c’è lui! Come dite? È uno spoiler vecchio? E che ne so, chi l’ha mai guardato Lost).
La nuova versione azzecca il protagonista, l’ottimo Dylan Walsh di Nip/Tuck, con quegli occhioni azzurri che fanno innamorare le casalinghe dietro ai quali mai e poi mai potresti pensare che si cela uno psicopatico mica normale. Il problema è che, se Terry O’Quinn metteva onestamente una certa strizza, la sceneggiatura di J.S. Cardone fa del personaggio di Walsh un autentico povero pirla con la freddezza e l’acume tattico di un bambino di 6 anni. Innanzitutto per i primi 45 minuti dice “famiglia” ogni tre parole, al che pure il pesce rosso dei vicini capisce che sotto c’è qualcosa che non va. Poi, alla faccia della lieve svista, confonde il nome della figlia inventata nel giro di due frasi consecutive. Poi, alla faccia dell’inafferrabile camaleonte, non ha un briciolo di documento falso per sostenere i suoi multipli cambi di identità, per cui rischia l’incastro semplicemente perché accetta un posto di lavoro ma non sa come compilare il modulo per ricevere la busta paga. E infine ammazza gente senza uno straccio di premeditazione tattica, a caso, quando gli scappa l’urgenza, senza preoccuparsi di non lasciare tracce e in un’occasione addirittura con i figliastri presenti al piano di sopra. Uno così non solo non terrorizza per un cazzo, ma fa una gran compassione e ti chiedi come abbia fatto a non finire in galera al primo schizzo. Il fatto è che di fronte gli mettono una Sela Ward stordita grave, e soprattutto Penn Badgley di Gossip Girl, talmente stoccafisso che in confronto Hayden Christensen pare Jim Carrey.
Per cui non rimane che confermare che sì, l’unico motivo per cui eventualmente subirsi questa vaccata è Amber Heard in uno dei più sfacciati e gratuiti ruoli da arricciacazzi che io abbia mai visto. Praticamente ha due sole funzioni: 1) evitare che Penn Badgley parli da solo; 2) arrapare i pre-adolescenti facendosi inquadrare soltanto in pose provocanti e alternando esclusivamente – con l’unica eccezione del finale (giuro, l’unica) – bikini con mutandine e canotta. A 12 anni sarei probabilmente svenuto. Fate voi.

amber heard

"Sì Nanni, sono pronta per l'intervista, quando arrivi entra pure senza bussare. Un bacione."

DVD-quote suggerita:

“Buono a malapena per un breve dibattito negli spogliatoi prima dell’ora di ginnastica”
Nanni Cobretti, i400calci.com

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