Inizio fulminante.
Adrien Brody si sveglia e si ritrova in piena caduta libera a una manciata di secondi dall’impatto col suolo: pochi attimi di panico poi, invece che fare una telefonata come Chev Chelios, gonfia le narici e si salva.
Titoli di testa.

Oi, questa scena non c'era!
Predators è fondamentalmente un remake del classico di Schwarzy a location invertite e – in un dialogo che cita gli avvenimenti del primo film ignorando bellamente quelli del secondo – spacciato per pseudo-sequel.
Se vogliamo partire dai difetti va citata soprattutto un’eccessiva reverenza nei confronti dell’originale: c’è un gruppo di protagonisti metà dei quali ricalcano la tipologia dei loro predecessori, ci sono almeno un paio di scene che si presentano come la versione 2.0 di cose già viste nell’87, e c’è persino la colonna sonora lasciata intatta, Long Tall Sally compresa. Che sì, stiamo parlando di un film Fondamentale nella Storia del Cinema, ma non necessariamente uno di quelli che mi ispirano tale pignoleria considerando quanto territorio inesplorato esista ancora. Poi ovviamente c’è Adrien Brody platealmente fuori ruolo. Inutile che venga dichiarato al mondo che non si voleva usare un clone di Arnie per evitare il paragone se poi il personaggio invece lo lasciano invariato e ci tocca di vedere un grissino col naso che pretende di interpretare un veterano dei Commando Black Tigers semplicemente facendo la voce bassa e disegnandosi i muscoli col fango (forse la scena più patetica dell’Universo).
La cosa buona è che Nimród Antal ha capito perfettamente perché Predator era figo, e si attiene alle stesse priorità: ignora qualsiasi sia l’attuale trend in materia di action/horror e gioca piuttosto a fare il John McTiernan Jr, mantenendo tutto old school, rinunciando ad ogni vezzo e concentrandosi piuttosto nel costruire un gruppo cazzuto di personaggi. Quindi sì: Armored era davvero la prova generale, mentre questo Predators si presenta più compatto e più maturo. E la parte più difficile è che riesce nell’impresa di cancellare ogni traccia della presenza di Robert Rodriguez in cabina di produzione, non fosse per il mega-logo esplosivo della Troublemaker a inizio film e, ovviamente, per la presenza di Danny Trejo.
E inoltre: infila i cani-predator, che io ho ancora gli incubi se ripenso ai cani-Hulk di Ang Lee, ma gli viene il miracolo di renderli accettabili/decorosi. E soprattutto regala al vecchio Larry Fishburne quello che è forse il ruolo migliore della sua carriera. Morpheus sticazzi. Persino meglio di Ike Turner. Il suo Noland, cazzutissimo e allucinatissimo pluri-sopravvissuto, ingoia in un sol boccone i 15 minuti in cui compare e voglio uno spin-off/prequel ieri.
Voto totale in pagella: se lo confrontiamo con le premesse, e con i risultati del crossover con Alien, è un 10 secco, forse 11; preso a sè… via, 7 +. E Nimród diventa ufficialmente qualcuno da tenere d’occhio.
Raffica di DVD-quote suggerite:
“Dopo l’originale, il migliore della serie”
“Un sano e cazzuto divertimento old school”
“Un enorme (naso di) Adrien Brody”
Nanni Cobretti, i400calci.com“Un’iniezione pura al 100% di adrenalina cinematica”
(questa invece l’ho copiata pari pari dal dvd di The Condemned… così, senza motivo)
P.S.: pare che Adrien Brody abbia già firmato per il sequel, mentre il suo naso ahimé non potra esserci perché contemporaneamente impegnato col nuovo di Wes Anderson













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