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Predators: 5′o clock, bitch-rapin’ time

14/07/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

Inizio fulminante.
Adrien Brody si sveglia e si ritrova in piena caduta libera a una manciata di secondi dall’impatto col suolo: pochi attimi di panico poi, invece che fare una telefonata come Chev Chelios, gonfia le narici e si salva.
Titoli di testa.

Oi, questa scena non cera!

Oi, questa scena non c'era!

Predators è fondamentalmente un remake del classico di Schwarzy a location invertite e – in un dialogo che cita gli avvenimenti del primo film ignorando bellamente quelli del secondo – spacciato per pseudo-sequel.
Se vogliamo partire dai difetti va citata soprattutto un’eccessiva reverenza nei confronti dell’originale: c’è un gruppo di protagonisti metà dei quali ricalcano la tipologia dei loro predecessori, ci sono almeno un paio di scene che si presentano come la versione 2.0 di cose già viste nell’87, e c’è persino la colonna sonora lasciata intatta, Long Tall Sally compresa. Che sì, stiamo parlando di un film Fondamentale nella Storia del Cinema, ma non necessariamente uno di quelli che mi ispirano tale pignoleria considerando quanto territorio inesplorato esista ancora. Poi ovviamente c’è Adrien Brody platealmente fuori ruolo. Inutile che venga dichiarato al mondo che non si voleva usare un clone di Arnie per evitare il paragone se poi il personaggio invece lo lasciano invariato e ci tocca di vedere un grissino col naso che pretende di interpretare un veterano dei Commando Black Tigers semplicemente facendo la voce bassa e disegnandosi i muscoli col fango (forse la scena più patetica dell’Universo).
predatorsLa cosa buona è che Nimród Antal ha capito perfettamente perché Predator era figo, e si attiene alle stesse priorità: ignora qualsiasi sia l’attuale trend in materia di action/horror e gioca piuttosto a fare il John McTiernan Jr, mantenendo tutto old school, rinunciando ad ogni vezzo e concentrandosi piuttosto nel costruire un gruppo cazzuto di personaggi. Quindi sì: Armored era davvero la prova generale, mentre questo Predators si presenta più compatto e più maturo. E la parte più difficile è che riesce nell’impresa di cancellare ogni traccia della presenza di Robert Rodriguez in cabina di produzione, non fosse per il mega-logo esplosivo della Troublemaker a inizio film e, ovviamente, per la presenza di Danny Trejo.
E inoltre: infila i cani-predator, che io ho ancora gli incubi se ripenso ai cani-Hulk di Ang Lee, ma gli viene il miracolo di renderli accettabili/decorosi. E soprattutto regala al vecchio Larry Fishburne quello che è forse il ruolo migliore della sua carriera. Morpheus sticazzi. Persino meglio di Ike Turner. Il suo Noland, cazzutissimo e allucinatissimo pluri-sopravvissuto, ingoia in un sol boccone i 15 minuti in cui compare e voglio uno spin-off/prequel ieri.
Voto totale in pagella: se lo confrontiamo con le premesse, e con i risultati del crossover con Alien, è un 10 secco, forse 11; preso a sè… via, 7 +. E Nimród diventa ufficialmente qualcuno da tenere d’occhio.

Raffica di DVD-quote suggerite:

“Dopo l’originale, il migliore della serie”
“Un sano e cazzuto divertimento old school”
“Un enorme (naso di) Adrien Brody”
Nanni Cobretti, i400calci.com

“Un’iniezione pura al 100% di adrenalina cinematica”
(questa invece l’ho copiata pari pari dal dvd di The Condemned… così, senza motivo)

>> IMDb | Trailer

P.S.: pare che Adrien Brody abbia già firmato per il sequel, mentre il suo naso ahimé non potra esserci perché contemporaneamente impegnato col nuovo di Wes Anderson

Film che perdono la brocca: Perkins 14

10/06/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai
Back In the Days

Back In the Days

Guardate che bella la locandina di questo film. Siamo quasi al livello di quelle postate nella rubrichina Consigli per l’Arredamento del nostro prode Jean-Claude Van Gogh. E, pensate amici, Perkins 14 non è una misconosciuta perla datata 1976, ma un film del 2009. Certo, magari l’idea di omaggiare quel periodo storico, di ritirare fuori quelle grafiche, quei disegni e quello stile, ha un po’ rotto le palle, ma bisogna ammettere che il risultato in questo caso è piuttosto esaltanate. Vi faccio però una domanda. Secondo voi, Perkins 14, è poi nei fatti una pellicola da intendere come citazionista? Secondo voi, tolta la locandina, c’è qualcosa altro all’interno del film che urla a pieni polmoni “1976″?

Il simil Billy Bob del 2009 is not amused.

Il simil Billy Bob del 2009 is not amused.

La risposta è ovviamente no. E quello che mi chiedo io è, perché allora fare una locandina del genere? Possibile che anche quei due o tre film all’anno che non vogliono essere una rilettura di Non Aprite Quella Porta, debbano essere spacciati come simpatiche strizzatine d’occhio a quel cinema che ci piace tanto? Io mi sento truffato. E soprattutto mi sono un po’ rotto i coglioni. Non se ne può più. Ma secondo voi la colpa di chi è? Tutta di Tarantino/Rodriguez? O di Bay/Nispel? O di Nathan/Falco?

Flavio chiede consigli a Nathan Falco sul recupero del cinema seventies

Flavio chiede consigli a Nathan Falco sul recupero del cinema seventies

Tra l’altro io spero che il povero Nathan Falco abbia almeno un superpotere perché se c’hai quel nome lì e non sei manco in grado di sparare delle bolle d’energia dalle mani, sei veramente uno sfigato. Comunque Perkins 14 arriva a noi con quella locandina lì. E racconta questa storia: esattamente dieci anni fa, nella cittadina di Stone Cove, sono stati rapiti 14 bambini. Tra questi, Kyle, il figlio del simpatico protagonista. L’uomo, un poliziotto tutto calvo, in questi lunghi anni non si è mai arreso e, contro tutto e tutti, ha continuato le sue ricerche. Un bel giorno arriva al suo distretto di polizia e trova in una cella il viscido Ronald Perkins. Quest’ultimo è talmente viscido e schifoso che il poliziotto, fatto due più due, capisce che è lui il colpevole di tutti quei rapimenti. E qui il film si impenna. Il protagonista del film è un mezzo alcolizzato, distrutto dal trauma della scomparsa di suo figlio, che si trova davanti il colpevole di tanto dolore. Baggianato dai colleghi, cornificato dalla moglie milfettona, coglionato dalla figlia emo, finalmente questo borghese piccolo piccolo può avere la sua rivalsa. Nel momento in cui tutte le carte sono scoperte al decimo minuto di film, si comincia a fantasticare sulle possibile svolte. Cosa accadrà ora? Perkins 14 diventerà una sorta di Unthinkable? Il tutore dell’ordine si trasformerà in un Angelo della Morte pronto a soffocare nel sangue un’intera vita fatta di umiliazioni?

Fare 2 + 2

Fare 2 + 2

Ora, se andate avanti nella lettura – solo di questo paragrafo – sappiate che vi piazzerò un paio di spoiler, ma non posso fare altrimenti (e comunque se guardate il trailer è uguale). Se preferite, andate un po’ più sotto e siete salvi. Quello che abbiamo poc’anzi puntualmente si verifica: il poliziotto si vendicherà del mostro che ha rapito suo figlio. Ma questo è nulla. il piano del perfido Perkins è molto più elaborato. L’uomo, a dieci anni di distanza dai suoi misfatti, s’è fatta incarcerare apposta. Il suo macchiavellico scopo è quello di far andare dei poliziotti a casa sua. Vuole che questi scoprano il suo nascondiglio segreto e che trovino tutti i bambini sequestrati. Bambini che in questo lungo periodo non sono stati uccisi, ma tenuti in gabbia, drogati a valanga e trasformati in bestie assetate di sangue. Una volta che i poliziotti si recano sul posto e fanno la terribile scoperta, i bambini riguadagnano la libertà e cominciano a scorrazzare per la città uccidendo gente a uso ridere. I 14 di Perkins, manco fossero degli zombie, cominciano a seminare il terrore in città. E il nostro poliziottone tutto calvo si trova nei cazzi: cercherà di mettere in salvo la sua famiglia e contemporaneamente di redimere il suo povero bambinone, che adesso vaga senza nulla campanare per la ciudad. E soprattutto massacrando chiunque gli capiti sottomano.

Chi fa i pattern senza partner fatto di pcp

Chi fa i pattern senza partner fatto di pcp

Perkins 14 ha un altissimo grado di WTF. Parte come un horror psicologico con tutte le sue robine a posto per poi sbroccare, diventare un simil zombie movie ed infine trasformarsi in un classico  film d’assedio con un nucleo di survivors chiuso in un precinct carpenteriano. Tutte queste svolte possono soddisafare, come lasciare piuttosto perplessi. La scoperta però forse più interessantissima di tutte  è che la trama del film è stata sviluppata online dal sito massify.com, con questa modalità:  si poteva andare sul sito, proporre una trama e, qualora questa fosse stata trovata di gradimento e accettata con un sistema di votazioni, il film diventata realità! E, pensate amici, Perkins 14 è un’idea di un regaz come noi! Bravo il regaz Jeremy Donaldson! (che ovviamente c’ha una piccola particina e, sfortunatamente, i dread)

... e poi facciamo morire male una freakettona, ok?

... e poi facciamo morire male una freakettona, ok?

In generale comunque possiamo paralre di 95 minuti piuttosto divertenti, con un bel po’ di sangue, qualche gustosa accelerata, un’illuminazione modello discoteca, un montaggio so nineties ma fortunatamente un buon finale.

DVD-quote suggerita:

Un film created by you. Che evidentemente ogni tanto perdi un po’ la brocca
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Machete vive! Il trailer “illegale”

06/05/2010 | media, news | di Nanni Cobretti

Innanzitutto c’è questa cosa pesissima che proprio in questi giorni in Arizona sta succedendo del gran macello per via di una legge che promuove la schedatura per razza degli immigrati, con manifestazioni pubbliche da una parte e dall’altra al limite della rivolta, e che guarda caso Machete – scritto oltre un anno fa – parla proprio della stessa cosa.
E allora Robert Rodriguez, che da questo argomento è punto nel vivo, decide di festeggiare il Cinco de Mayo buttando fuori un trailer da lui stesso pacchianamente definito “illegale”. In cui troviamo felicemente mantenute le migliori scene della vecchia versione Grindhouse, e in cui spicca un De Niro azzeccatissimo, la gag usa e getta di Lindsay Lohan vestita da suora, Michelle Rodrguez versione Jena Plissken, Jessica Alba versione Che Guevara, e un goffo ciccione che sventola coltelli.
Godetevelo:

Mi sembra anche giusto riportare come altrove, la stessa sera, nel pieno rispetto dello spirito di Machete e in un clima non troppo diverso da quello che si respira da queste prime immagini del film, una squadra di immigrati andasse a vincere la Coppa Italia.
Ma a parte questo, ora esigo che Soderbergh rifaccia integralmente entrambi i film sul Che con Jessica Alba al posto di Benicio.
Fate sapere la vostra, come al solito, nei commenti.
La mia è che se alla fine sarà “bello” come Planet Terror andrà già grassa.
Non grassa come Steven Seagal, ma grassa.

Non è mai troppo tardi, Rutger Fuckin’ Hauer version

29/04/2010 | media, news | di Nanni Cobretti

Ho scritto ancora la parola “fuck” nel titolo del post! Non potete capire che ribellione giovanile ci ho addosso dopo che ho fatto un post su Marilyn Manson. Non potete capire. Nessuno mi può capire.

Comunque.

Antefatto!
2007: il signor Jason Eisener compra una merendina, ci trova un concorso indetto da Robert Rodriguez per girare un trailer in stile Grindhouse e finire sul dvd del suddetto dannoso fiasco, gira una cosetta chiamata Hobo With A Shotgun, e vince. La cosetta, facile ma non facilissima, sarebbe questa:

Intermezzo!
2008: non avendo un cazzo di meglio da fare, Jason Eisener gira Treevenge, che spacca il culo e infatti ve l’abbiamo già fatto vedere tutto intero. Ci vince meritatamente mille premi.

Il fatto!
2010: Robert Rodriguez gira Machete? E chi è Jason Eisener, l’ultimo dei cretini? Tecnicamente un po’ sì, ma qualcuno decide che è arrivato comunque il momento di riempirlo di miliardi di paperdollari per girare la versione lungometraggio di Hobo With A Shotgun. Il Jason da parte sua ci mette una notevole dose di buon gusto, e tira fuori dal cilindro l’attesissimo ritorno a un ruolo cazzuto per nientemeno che l’indimenticato Rutger Hauer, nei panni del personaggio del titolo. Al momento abbiamo solo un teaser, ma c’è da ammetere che, di fronte al fortissimo rischio porcata come ultimamente ne abbiamo viste fin troppe, il nostro Jason riesce nell’impresa di dare un bel feeling grindhouse tenendosi contemporaneamente lontano dal solito omaggio retrò/nostalgico posticcio. C’è oggettivamente poco, ma quel poco finora pare nella direzione giusta.
Giudicate anche voi:

P.S.: è tutto vero tranne la storia della merendina

“Armored”: furgoni blindati, fucili a pompa, saluti a casa.

30/03/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Internet dice che il marchio di fabbrica di Nimròd Antal è “intense situations in a single place”. A me verrebbe da aggiungere E STI GRAN CAZZI, non fosse che lui è Nimrod Antal.

Il maschio alfa lavora sottoterra.

Il maschio alfa lavora sottoterra.

Le attenuanti generiche.

Era il 2003, Peaches duettava con Iggy Pop e per circostanze che non potrei ricostruire nemmeno se lo volessi io mi trovavo seduta in un cinema alle undici di mattina a vedere il film di un regista ungherese. Kontroll. Il primo film di Nimrod Antal.

Ed era un film PAZZESCO, ve ne regalerei volentieri una copia ciascuno se avessi i soldi, un’opera prima ATOMICA, una specie di thriller con un assassino matto che ammazza gente a caso nella metropolitana di Budapest (una città dove non sono mai stata ma nella mia mente associata indelebilmente a ASSASSINI CHE ESCONO DALLA FOTTUTA METROPOLITANA), e dove i buoni sono una squadra di BIGLIETTAI di cui metà alcolisti sfranti e l’altra metà fenomeni da baraccone, più un uomo un tempo normale che aveva perso il lavoro e faceva il controllore nel metrò più decadente del MONDO, per giunta con una ghenga rivale di controllori Alpha Beta che imponeva di risolvere i conflitti a bastonate una volta al giorno, mica lo sbirro di frontiera, e io credo che tutti dovrebbero vedere Kontroll per capire come si fa un bel film in Europa senza sfondarsi di bessonate.

Larry Fishburne non gradisce le bessonate.

Larry Fishburne non gradisce le bessonate.

Bessonata = male, Nimrod Antal = Best Name Ever.

Forte del fatto di aver girato un primo film FICHISSIMO, Nimrod Best Name Ever Antal tornava a Hollywood (già, perché in realtà era nato lì, ma si fa notte) e prendeva subito la decisione migliore per un regista cazzuto con grandi sogni: diventare la puttana di uno studio.

Dirigeva quindi Vacancy, che tutti odiano e a me piace, se non altro perché ho la fobia degli alberghi con i copriletti beige, mentre invece gradisco quando un regista per tenere su il ritmo infila la macchina da presa in ogni pertugio possibile. (Se un film tratta di videocamere nascoste, io pretendo che l’idea di visione suggerita sia LE TELECAMERE ESCONO DALLE FOTTUTE PARETI. Un po’ come in My Little Eye. Magari anche senza farmi vedere Sberla che tromba con un pezzo electroclash in sottofondo).

Comunque Vacancy aveva successo, e c’era chi diceva QUESTA E’ PORNOGRAFIA e chi diceva UNGHERIA NUOVA COREA, ma tutti spendevano belle parole per il regista, lo definivano un tipetto pieno di iniziativa e lodavano il suo polso al montaggio, pure Matt Dillon, che diceva no ma io faccio Armored solo perché lo dirige Nimrod, ed egli diventava il BFF di tutta la Hollywood di sinistra che non disdegna imbracciare fucili a pompa. Al cinema.

"Crash" non ha lasciato grandi tracce di sé.

"Crash" non ha lasciato grandi tracce di sé.

L’excursus familiare che piace a Rai Uno.

La mia convivenza con Norman sta incontrando piccoli intoppi, e voi direte che in fondo era prevedibile, e anch’io, però così non me l’aspettavo.

Da quando lui è venuto a stare qui gli è presa la cosa del IN EUROPA E’ TUTTO BELLO E CARATTERISTICO, NON COME LA’. (Giuro. Non dice “in America”, dice “là”. Reducismo allo stato puro.) Io vorrei fargli notare che non proverebbe questo risentimento verso Dio e Patria se la Patria non gli avesse voltato le spalle costringendolo a fugaci trasferte in Romania per girare film sui Templari, ma d’altro canto la sicurezza animale derivante dall’avere in casa un ex maschio alfa con un lavoro diurno buttala via, lui si sposa con i mobili e i mobili già li avevamo.

E quindi bisogna usare qualche sotterfugio.

Ad esempio, per convincere l’Hemingway dello Stazzemese a vedere un film dove sparano, basta dirgli che il regista ha un cognome europeo.

Così lui pensa che ci saranno sia critica sociale sia indiscutibile prestigio artistico, e si ringalluzzisce in un amen. Ed eccoci qui.

A volte funziona anche con i cognomi ebrei.

A volte funziona anche con i cognomi ebrei.

Il succo.

Se ho timori riguardo a Predators, ce li ho perché lo produce Robert Quarant’Anni Inchiodato Alle Polluzioni Rodriguez, non perché lo dirige Nimrod Antal.

Varrà la pena vederlo con gli occhi limpidi e il cervello gradevolmente sgombro. Volti di vergine e cuori di selvaggio drago. Avete capito.

E ora, il film.

(Attenzione: qualche spoiler.)

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L’action e la donna media: un’opinione autorevole

15/09/2009 | divagazioni | di Nanni Cobretti

Per chi si fosse perso la segnalazione, al Nanni Cobretti la settimana scorsa è stato chiesto di consigliare cinque film “quattrocentocalcistici” (nacque cosi’ l’aggettivo più brutto dell’Universo) su un sito che si rivolge a un pubblico femminile. Il risultato si è diviso tra l’imbarazzante e l’esilarante per i motivi sbagliati – soprattutto se qualcuna ha provato davvero ad accogliere i suggerimenti.
Ma tutto ciò mi ha fatto pensare: la donna media, in realtà, li sopporta i film d’azione? E se sì, quali? Insomma: la Canalis accetterà mai un invito a una serata romantica a casa mia pizza birra e Ninja la furia umana?
Per levarmi il dubbio una volta per tutte ho chiesto un parere a Giulia Blasi, scrittrice, giornalista su periodici famosi che non si rivolgono a me, nota bloggher e soprattutto – ovviamente – esperta di donne medie.
Eccolo:

I Backstreet Boys (manca Nick Carter)

I Backstreet Boys (manca Nick Carter)

Alla donna media non piacciono i film d’azione.

La donna media con i film d’azione si stufa. Esplosioni, buddy movies, poliziotto giovane vs poliziotto anziano e scafato, robottoni, altre esplosioni, figa appecorata (la donna media ha visto tutti e due i Transformers col fidanzato e li ha trovati entrambi pallosissimi). La trama non si capisce, e difficilmente la donna media ha voglia di stare seduta per un’ora e mezza-due di una storia incomprensibile giusto per vedere Vin Diesel o Jason Statham in canotta. Va su Internet e si guarda le foto, che è uguale.

La donna media vuole una storia, preferibilmente d’ammòre, e dei bei vestiti, anche d’epoca. Anzi, con l’epoca la donna media si prende benissimo e riesce anche a rinunciare alla storia d’ammòre. Ma i cazzotti, specialmente se distribuiti da catafalchi come Steven Seagal e Chuck Norris, la annoiano.

La donna media, riassumendo, si prende bene con i pettorali solo se sono a) rivestiti di ruches b) incastonati nella splendida cornice di una commedia romantica o c) quelli di Hugh Jackman in X-Men Origins: Wolverine. Film decretato universalmente una boiata anche dalla donna media, che è andata a vederselo sperando in una bella storia tipo il primo X-Men, che quasi non sembrava un film d’azione, ché c’era pure la storia d’ammòre e delle donne che menavano.

Ecco, alla donna media piacciono i film con le donne che menano: la donna media dunque ha visto con grande entusiasmo entrambi i volumi di Kill Bill, che tecnicamente non sarebbe un film d’azione, però le botte ci sono e sono quasi sempre distribuite da femmine tra femmine, per cui sono più divertenti, anzi: catartiche. Guardare Uma Thurman che affetta le mejo fighe (l’insopportabilmente magra Lucy Liu, l’insopportabilmente gnocca Vivica A. Fox, l’insopportabilmente inossidabile Daryl Hannah, più quella terrificante sbarbina psicopatica giapponese che solo a guardarla ti si seccano le ovaie, pensa se metto al mondo una così?) ha in sé qualcosa di rivitalizzante: la donna media non può uscire in tuta e fare impunemente a carpaccio la vicina di casa stronza, la capa isterica e la suocera impicciona, ma può sognare di farlo. O di farlo fare a Uma, che diciamocelo, con la katana ha troppo stile.

Parentesi Tarantino: alle donne, medie e non, Tarantino piace tantissimo perché i suoi film contengono femmine che menano in ruoli dialogati, pancette, piedi scalzi, vestiti strepitosi (ancora Uma in Pulp Fiction, imitatissima) ed icone del cinema maschile in ruoli depotenziati (Bruce Willis, David Carradine, Samuel L. Jackson, Robert De Niro, Harvey Keitel, Kurt Russell). Inoltre, il cinema di Tarantino, prodotto da Tarantino, scritto da Tarantino o dal suo succedaneo Robert Rodriguez fa quasi sempre ridere. Alla donna media piace ridere, e non si accontenta di quelle due battute di Mel Gibson in Arma letale. Tarantino e Rodriguez riescono a rendere divertente anche lo splatter, che la donna media in genere non gradisce. Però, appunto, non valgono come film d’azione.

Cosa rimane per la donna media? Qualunque cosa contenga Keanu Reeves. Keanu Reeves e la sua monoespressione rimangono un fattore di attrazione senza pari. Sia che si spenzoli da un autobus guidato a folle velocità da Sandra Bullock, si inzuppi la maglietta per sedurre Patrick Swayze o faccia il ponte con la schiena per evitare un cartone da Hugo Weaving, Keanu Reeves rimane l’unico, intramontabile motivo per vedere un film d’azione se si è portatrici sane di ovaie. Per tutto il resto, non disturbateci, grazie.

Giulia Blasi

Giulia Blasi ha un libro in uscita proprio oggi che si chiama Nudo d’uomo con calzino, edito da Einaudi Stile Libero. Non credo che aggiungerà mai una fascetta con scritto “consigliato da i400calci.com”, ma io la buona volontà ce l’ho messa tutta. E  soprattutto mi faceva ridere dare la notizia in contemporanea a Vanity Fair.
Ora però, donne medie e soprattutto non medie che leggete questo sito, voglio sapere la vostra.

Jessica Alba e STEVEN SEAGAL. Nella stessa foto.

20/08/2009 | news | di Nanni Cobretti

jessica alba e steven seagal

E quindi è tutto vero.
Machete si fa. Si sta già facendo.
Esattamente col cast che era stato annunciato.
Questa è una delle prime immagini dal set, che coglie il momento in cui Steven Seagal sta per spezzare il polso a Jessica Alba e fracassarle la testa nel parabrezza. A prima vista sembrerebbe perché lei gli stava segnando il cofano con i tacchi, ma in realtà non c’è un vero motivo. Questo è semplicemente ciò che fa Steven di abitudine istintiva se gli offri il polso. È nella sua natura, come la storia della rana e lo scorpione.
E no, Stevie non sta indossando uno di quei giacconi blindati da disinnescatore di bombe.
È tutta roba sua.
Per chi non lo sapesse infatti, tra i suoi innumerevoli hobby vi è anche una profonda passione per il pane e i carboidrati in genere.

Steven Seagal vs. Machete!

06/08/2009 | news | di Nanni Cobretti

È ufficiale.
Il film di Machete si fa.
E nel cast c’è Steven Seagal.
Finalmente rivedremo il suo faccione su uno schermo abbastanza grosso da contenerlo tutto.
Gli altri attori confermati, largamente meno interessanti, sono Robert De Niro, Jessica Alba, Lindsay Lohan, Don Johnson, Cheech Marin, Jeff Fahey e Michelle Rodriguez.
Protagonista, ovviamente, il Furore del Messico Danny Trejo.
Tutto vero.
La redazione è talmente commossa che ha optato per decorare il post con una bella foto dei tempi d’oro:

steven seagal

Martedì Film: Treevenge!

14/07/2009 | divagazioni, media | di Nanni Cobretti

Volevo fare tutta una sfavillante presentazione sul fatto che I 400 Calci inaugurava una bella rubrica di intrattenimento chiamata “Martedì Film” in cui per una volta vi facevamo vedere dei film interi (corti, ovviamente), e avevo pure pronta la sigla di Lucio Dalla (anche se quella era per il lunedì), ma poi sembrava che il film ce l’avevano mandato a noi e invece l’ho rubato da Twitch.
Ciò però non mi impedisce di presentarvelo lo stesso.
Trattasi di Treevenge! Uno di quei bei titoli coi giochi di parole come piacciono a noi, tipo Chopping Mall.
Trama: è Natale, e come al solito ci sono dei mostri insensibili che escono a tagliare alberi di Natale per metterli in casa (io per gente così vorrei la pena di morte e la castrazione). Ma indovinate! Questa volta gli alberi di Natale si vendicano! Finalmente un film dalla parte degli alberi di Natale! Che basta con il loro maltrattamento! Ecc…
Dirige Jason Eisener, uno che qualche tempo fa aveva vinto un concorso Grindhouse indetto da Robert Rodriguez in persona con lo spettacolare finto trailer di Hobo with a Shotgun, e che proprio con questo Treevenge ha raccolto applausi e premi al Sundance, al Fantasia e a miliardi di altri festival specializzati.
Ma ora mettetevi comodi, rilassatevi, spegnete il telefonino, preparate i nachos al formaggio, e godetevi la presentazione di oggi:

Treevenge -- Parte 1

Treevenge -- Parte2

Annuncio: avete anche voi dei bei corti action/horror che volete mostrare al pubblico, e ottenere un sacco di inestimabile visibilità? Mandateceli! Non importa quanto amatoriali, basta che siano fighi! Se sono fighi ve li pubblichiamo, e potrete vantarvi al bar di aver ottenuto il marchio di garanzia “I 400 Calci approved -- visionato da Nanni Cobretti (o dal suo stagista)”! Se invece fanno cagare non li pubblichiamo e non vogliamo sentire ragioni (questa più che altro è una paraculata nel caso che nessuno ci mandi nulla, che noi piuttosto andremo a dire in giro che facevano tutti cagare).
No sul serio, mandateceli. Come premio per tutti i corti pubblicati vi garantiremo una delle nostre impagabili quotes pronta per essere stampata a getto d’inchiostro sui vostri DVD masterizzati, nonché citabile come prestigiosa raccomandazione nelle vostre elaborate cartelle stampa. Non avete idea delle porte che vi si apriranno. Non avete idea.

Anteprima FF09: Colin

13/07/2009 | media, news | di Nanni Cobretti

colinColin is a pussy, a very pretty pussy…

Scusate.
Dunque: Colin arriva al FrightFest dopo essere stato un mezzo fenomeno dell’ultimo marché di Cannes perché alla voce budget avrebbe dichiarato €50. Esatto, cinquanta euri. Alla facciaccia di El Mariachi. Come minchia avrà fatto?
Innanzitutto la trama: Colin è un normale ragazzo inglese che vive nei sobborghi inglesi, i quali come ormai capita sempre più spesso vengono invasi dagli zombi. Il pacco è che -- sorpresa! -- Colin viene morso e diventa zombo pure lui. E quindi il film segue le avventure di Colin zombificato che improvvisamente impallidisce a vista d’occhio, perde l’uso della parola, cambia gusti gastronomici e si ritrova a dover schivare gente che gli vuol sparare in testa.
Esatto! Finalmente un film dalla parte degli zombi! Basta con questo trattamento ingiusto, violento e indiscriminato degli zombi nei film! Anche gli zombi sono creature di Dio (credo)! Io l’ho sempre sostenuto, ci vorrebbe la pena di morte e la castrazione per quei mostri insensibili che trattano male gli zombi, poveri e indifesi che non sono altro… mica come me, che ne ho cinque al guinzaglio nel mio monolocale (ogni tanto mi piace mettere loro dei vestiti buffi).
Ma dicevamo, il budget: come hanno fatto a spendere solo €50? Salta fuori che ce l’hanno fatta perché invece di comprare/noleggiare la roba come tutti i cristiani, hanno ammesso di averla presa in prestito/rubata da altri film a cui la troupe stava lavorando nel frattempo. Quali altri film? Wolverine, ad esempio. Giuro. Mavaffanculo. È come se una si vantasse di campare senza lavorare, e poi saltasse fuori che è la figlia di Richard Hilton.
Ma a parte questo, da più parti giurano che il film è davvero figo, e la curiosità è forte.
Dirige l’esordiente Marc Price.
Qua il trailer:

Colin is a pussy, a very pretty pussycat…