Post Taggati ‘shadow’

Shadow: entusiasta vs. scettico

18/05/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

Una di quelle famose intro di Nanni Cobretti:
Allora? L’avete visto? Com’è? Noi, dopo la famosa prima recensione in Italia EVER,  abbiamo pensato di chiedere un ulteriore parere, questa volta illustre, a uno che mastica di queste cose quanto Roddy Piper mastica chewingum. È con immenso onore che ospitiamo su queste pagine Francesco Locane, giornalista, scrittore, parte del glorioso collettivo SecondaVisione (senza il quale I 400  Calci avrebbe parecchio sgurz in meno) e una garanzia in materia di horror italiani.
Vai col pezzo:

A scuola mi hanno insegnato che il metodo dialogico sia uno dei migliori per arrivare alla verità delle cose. Siccome da quando ho visto l’ultimo film di Zampaglione sono combattuto, ecco a voi un’originalissima recensione dialogica del film.

"Nel boschetto della mia fantasia..."

Lo scettico: Be’, allora, ’sto Shadow?
L’entusiasta: Davvero non male.
S: Mi immagino: sceneggiatura improbabile, dialoghi assurdi…
E: Veramente parlano pochissimo…
S: Ah: e si rinuncia anche allo spiegone finale?
E: Quello c’è… Ma insomma, c’è anche, per dire, ne L’uccello dalle piume di cristallo
S: Sì, ma è chiaramente ironico… E Zampaglione ce la mette l’ironia?
E: Sì, in una canzone…
S: L’ha sempre fatto, pure quando non si metteva dietro la macchina da presa, anche se secondo me certi passaggi dei testi dei Tiromancino avevano un’ironia involontaria.
E: No, no: qua è voluta. Insomma, buona parte del film si svolge in un bosco…
S: Ah, come The Blair Witch Project, Harper’s Island, Il bosco fuori, The Woods
E: D’accordo, ma non è che Zampaglione ha detto: “Ehi, vi stupirò: girerò il primo horror della storia ambientato in un ufficio di collocamento della Lucania”…
S: Che in effetti, come location terrificante, non sarebbe neanche male…
E: Lui vuole rifare l’horror italiano… Ha parlato di riferimenti precisi a Argento…
S: Quello di Giallo? O ha come modello Ti piace Hitchcock?
E: No, ecco, magari l’Argento di una decina di anni fa…
S: Il fantasma dell’Opera…
E: Ehm, quindici… Venti… Venticinque?
S: Va be’, torniamo al bosco: che c’entra con ’sta canzone?
E: Ah, già: è questa!
S: Le immagini del video sono di Zampaglione?
E: No, no: ecco, davvero, la fotografia del film è bella. E poi, sai, questa canzone è del periodo bellico…
S: E quindi?
E: Eh, c’entra con il film. Perché il protagonista è un reduce dell’Iraq che va a fare biking sulle montagne del Veneto…
S: Prego?
E: E lì incontra una tipa e i due si piacciono…
S: Maddai… Sono stupefatto.
E: Solo che vengono braccati da due cacciatori…
S: Due buoni, due cattivi: Zampaglione ha il senso dell’equlibrio…
E: No, perché poi finiscono tutti e quattro nelle mani di un cattivissimo che li tortura.
S: E immagino che molte di queste scene saranno in un comodo e acensurabile fuori campo…
E: Un po’, in effetti… Ma di sangue se ne vede, eh. Palpebre strappate e uno cucinato alla piastra.
S: Be’, i complimenti allo chef. E com’è questo cattivo?
E: Ah, guarda: indimenticabile. Una via di mezzo tra il Max Schreck di Nosferatu, e il protagonista di un video dei Tool.
S: Si muove a passo uno? Dove vive? Che fa?
E: Vive in una specie di villa-laboratorio, piena di cimeli.
S: Cimeli?
E: Sì, ma non è importante…
S: Come non è importante? Che vuoi dire?
E: Ma no, niente, niente…
S: Sputa il rospo.
E: Eh, insomma, ha delle foto in casa.
S: Di chi?
E: Vuoi saperlo davvero?
S: Sì.
E: Leni Riefenstahl.
S: Eh?
E: Con dedica.
S: Non ci credo.
E: E Stalin.
S: Con dedica?
E: Non so, non si vede, è buio. E accanto a Stalin…
S: Hitler.
E: George Bush. George W. Bush.
S: Mi stai prendendo in giro.

"Male, ti prego, non farmi del male!"

E: Ma no, è che questo maniaco è il Male…
S: Eh già: e non ha delle cellule cancerogene nell’acquario, una bacheca con la fame nel mondo, e un sacchetto pieno di parolacce?
E: Uhm, diciamo che è il male della guerra, ecco.
S: Ah già, il tema bellico. Ma scusa, perché non c’è Hitler? Già che ci siamo…
E: No, non c’è, ma… Ha dei fustini di Zyklon B.
S: Tre per due?
E: Non scherzare su queste cose…
S: D’accordo, ma capirai che…
E: Ma c’è anche la parte metacinematografica, eh.
S: In effetti mi mancava.
E: Eh già: insomma, lui filma le sue vittime…
S: Scusa, mi è arrivato un sms da Michael Powell…
E: Ma in Super8, in bianco e nero…
S: Il tocco vintage…
E: E ha delle bobine con su scritto “Somalia”, “Cecenia”, “Afghanistan”…
S: “Undici settembre”…
E: Ehm, sì, ma sulla pizza c’è un’etichetta con scritto “11th September”…
S: Ma come! Ce la menano da dieci anni con 9/11, prima il mese e poi il giorno e lui…
E: Dettagli: non capisci che i film delle vittime del pazzo non sono altro che una riduzione in scala dei mali del mondo? Quanti singoli sono morti al WTC, quante persone sono state vittime dei proiettili in Somalia, eh?
S: Molte, molte di più di quelle che andranno a vedere Shadow.
E: Sei cinico.
S: Sarà, ma… l’azione?
E: Ci sono belle scene di inseguimento nei boschi, tra una jeep e i due in bici.
S: L’opposizione tra una vita sana e una vita SUV?
E: Non ci avevo pensato.
S: Ma insomma, lo spiegone?
E: Un attimo, prendo un cartello.

SPOILER Continua a leggere »

Oggi al cinema: Shadow

14/05/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti

shadowFinalmente.
È arrivata la resa dei conti.
Ed è arrivato il momento di ricordarvi che I 400 Calci è stato IL PRIMO SITO ITALIANO A RECENSIRE SHADOW, a parlarne bene, a dire “OMFG è rinato lo spaghetti horror stavolta davvero giuro”, a dire che in barba a tutti i pregiudizi Federico Zampaglione è il nostro Rob Zombie, il nostro Zombiglione (ok, questa non è mia ma vale diffonderla), ecc… Insomma: primo! È tutto vero. Abbiamo vinto l’internet. Sulla mia lapide scriveranno “Nanni Cobretti – il primo in Italia a parlare bene di Shadow“. Non sappiamo bene a cosa serva vantarci visto che non siamo un sito a scopo di lucro (a desiderio represso di lucro, semmai) ma per non sbagliarci lo facciamo lo stesso. Mi pare di capire che si giochi così.
Ma torniamo al film: per grazia divina Zampaglione in realtà non assomiglia affatto a Rob Zombie, che noi amiamo ma di cui non abbiamo certo bisogno di fotocopie. Non è che Shadow debba per forza piacere a tutti, ma è innegabile che Zombiglione sia riuscito a mescolare una moltitudine di influenze in qualcosa che per una volta non è una disperata provincialata col sogno proibito di vendere all’estero, ma un prodotto con la sua personalità capace di trovare il giusto equilibrio tra respiro internazionale e sapori tipici italiani. E questo non accadeva da quasi vent’anni, minimo.
L’altra mossa azzeccatissima è stata inoltre combattere gli inevitabili pregiudizi dovuti alla sua precedente carriera (qual era? non mi ricordo) prendendosi il tempo di portare il film in giro per i festival di mezzo pianeta, costruirsi una reputazione bella solida e tornare vincitore.
E ora, mentre Fangoria anticipa che il nostro è già al lavoro su un nuovo horror intitolato Mould (Bob? *_*) da girare prossimamente a Londra, la speranza è che nel nostro malconcio paese si smuovano davvero le acque.
Dai, che il mondo ci aspetta.
Intanto ripassatevi il trailer:

Arriva Science + Fiction 2009! E si porta dietro Shadow!

19/11/2009 | news | di Nanni Cobretti

science + fiction

Cosa farà mai Science + Fiction? Farà TrentaSaw anche quello?
Inside jokes semi-incomprensibili a parte, dal 22 al 28 novembre si svolgerà in quel Trieste (Italia) un festivalino horror e sci-fi dal programma mica da ridere.
Partiamo dagli ospiti stranieri, due vere e proprie leggende che non hanno bisogno di presentazioni: uno si chiama Roger Corman, e l’altro Christopher Lee.
E poi le anteprime, tra cui spicca la prima occasione per vedere finalmente in patria il film italiano più importante della stagione, ovvero Shadow di Federico Zampaglione (altro ospite), a cui noi abbiamo predetto tante cose belle che se non succedono vengo a suonarvi il campanello uno ad uno e vi faccio una ramanzina che non ve la scordate più, perchè non solo è un film che merita in sè, ma è anche un’occasione per mandare ai produttori e distributori italiani uno dei messaggi che più ci stanno a cuore in assoluto: “ne vogliamo altri tipo questo, grazie”.
Poi c’è Moon, di cui vi abbiamo già parlato. Poi c’è The Children, di cui vi abbiamo già parlato. Poi c’è Valhalla Rising, di cui vi abbiamo già parlato. Poi ci sono Banlieu 13 – Ultimatum e Infestation, di cui vi abbiamo già parlato. Poi c’è Carriers… di cui vi parlerò prestissimo perché l’ho già visto al FrightFest di Halloween. Insomma: siamo indubbiamente troppo avanti, e non potreste desiderare elementi migliori per farvi un’idea.
Poi ci sono una manciata di chicche asiatiche, come l’attesissimo Goemon di Kazuaki Kiriya, e la trilogia completa di 20th Centur Boys.
E poi c’è una leggenda tutta nostrana, Enzo G. Castellari in persona, che presenterà un double bill da urlo composto da Fuga dal Bronx e Quel maledetto treno blindato, che se vi volete bene non ve lo perdete. E che intanto preoccupiamoci di fare un passo alla volta e resuscitare l’horror, ma ricordiamoci anche che questo signore trent’anni fa sapeva fare degli action coi controcoglioni.
E ci sono un mucchio di altre cose per le quali vi rimando al programma sul sito ufficiale.
Andate, e fate il vostro dovere.

Dal nostro inviato speciale al Sitges Federico Zampaglione

05/10/2009 | divagazioni | di Nanni Cobretti

Dunque: visto che noi dei 400 calci ci vantiamo di sostenere il cinema horror italiano, e visto che Shadow di Federico Zampaglione è il primo film da una vita a questa parte che – se non ci spariamo come al solito su un piede – ha serie speranze di generare interesse e combinare qualcosa, abbiamo pensato che potesse essere carino osservare come gli stanno andando le cose in giro per il mondo in attesa che esca anche in Italia.
Ad esempio, questo weekend Shadow era nel programma del Sitges, enorme e prestigioso festival fantahorror spagnolo. Ma visto che c’è crisi, invece che muoverci di persona abbiamo pensato fosse più furbo rivolgerci a un inviato speciale che possibilmente fosse già la per conto suo… uno che seguisse Shadow da vicino, e che magari finché c’era coprisse un’altra manciata di film di cui non avevamo ancora parlato…
Va beh, il titolo del post ha già dato via la sorpresa: l’abbiamo chiesto a Zampaglione stesso in persona. E lui, nonostante la sua intensissima settimana lo abbia visto non solo presenziare al festival ma anche – soprattutto – diventare papà della piccola Linda, ci ha detto gentilmente detto “ok”.
Per cui sì, è quello vero, lo giuro sui baffi di Carpenter.
E questo è ciò che ci ha raccontato:

federico zampaglioneCiao a tutti amici dei 400 calci! Vi scrivo qualche riga per raccontarvi la mia esperienza nel funkadelico mondo di Sitges, in cui sono stato letteralmente traghettato grazie al mio film Shadow. Premetto che sono partito tre giorni dopo la nascita di mia figlia Linda… vi lascio immaginare quale potesse essere il mio livello di euforia.
Appena arrivato la prima cosa che mi ha colpito è stato il clima di festa e il tono molto cool con cui la manifestazione veniva gestita dagli organizzatori, tutti veri appassionati di cinema horror e fantastico. Niente a che vedere con quei vecchi tromboni altezzosi del festival di Venezia o di Roma, che trattano il cinema di genere come il parente mostruoso da nascondere in soffitta. Ad ogni modo, giusto il tempo di una doccia e mi metto in fila per l’anteprima di [Rec]2 all’ Auditorium Melia.
L’accoglienza per la coppia Balaguerò-Plaza è trionfale: li saluta una folla oceanica tipo concerto di Vasco con l’entusiasmo normalmente riservato solo agli eroi nazionali. Dopo un discutibile e lentissimo corto in costume, The Bedfords, partono i titoli di testa: il boato del pubblico mi spettina, mentre rivediamo la Velasco risucchiata nel buio del finale del primo capitolo.
[Rec]2 inizia esattamente dove [Rec] finiva: ad entrare nel condominio infestato stavolta sono un gruppo di poliziotti camera-muniti, più un prete alla ricerca del campione primario di sangue infetto. Avete capito bene: un prete! Perche’ in [Rec]2 si passa dagli zombi ai demoni, con tanto di crocefissi, esorcismi e richiami più o meno evidenti a Demoni di Lamberto Bava e allo stesso Esorcista. Il ritmo è serrato, la camera balla, si spegne, si riaccende e si impenna da tutte le parti in un tripudio di urla, spari, gustosi momenti gore ed assalti frontali da parte degli infettati e posseduti inquilini. A volte sembra di essere in un gioco della Play tipo Doom.
Gli 85 minuti di [Rec]2 passano in fretta, divertendo e dando luogo tra il pubblico a vere e proprie dinamiche da stadio che arrivano quasi alla ola.
Il finale lascia intendere che presto sentiremo parlare di [Rec]3, ma ormai si sa: squadra che vince non si cambia. Continua a leggere »

…ma passiamo la parola a Zampaglione in persona

04/09/2009 | interviste | di Nanni Cobretti

Non crederete mica che il Cobretti se ne sia stato lì ad assistere alla resurrezione dell’horror italiano così, con le mani in mano?
Confessatelo, lo credevate. Maledetti.
Beh, alla facciaccia vostra, ho rintracciato Federico Zampaglione – quello vero – e ci ho fatto una bella e doverosa chiaccherata.
Eccola:

federico zampaglione e nanni cobretti

Il momento storico dell'incontro tra Federico Zampaglione e Nanni Cobretti

Come va? [la prima intervista in assoluto dei 400 calci, e la prima domanda che mi viene è "come va"...]

Bene, grazie. Dopo il FrightFest è ulteriormente cresciuto l’interesse nel film, ci sono arrivati diversi inviti ad altri festival, e per ora sono sicuri il Sitges in Spagna e il Science+Fiction di Trieste.

Ho chiaccherato in giro con qualche avventore durante il festival. Non tutti sono rimasti appagati dal modo folle che ha Shadow di attraversare svariati sottogeneri, ma più di uno me lo ha citato come uno dei migliori film in programma, ricordando in particolare la scena in cui il cattivo lecca il rospo come una delle più memorabili del festival. Che ne pensi?

Ho notato che in effetti c’è stata un po’ di classica reazione amore/odio. Del resto il messaggio del film divide, non è rassicurante, c’è un accostamento alla realtà che può far male, un pugno nello stomaco che qualcuno non vuole prendere. Ma a me va benissimo così, mi piace il dibattito. Un film ad esempio che ho preso a riferimento, per i suoi continui cambi di livello, è Martyrs, che all’inizio è il classico rape & revenge, poi disorienta, disturba, e ha questo finale religioso molto depressivo e molto discusso. Comunque pensa che al FrightFest, dopo la proiezione di Shadow, ho visto addirittura due ragazze uscire piangendo.

Mi ha colpito molto il personaggio di Mortis, un vero e proprio collage di suggestioni che messe insieme riescono a creare qualcosa che a suo modo è inedito e totalmente folle.

È ovvio che molto di quello che fa si spiega con il twist finale, ma ho voluto crearlo comunque come un’entità aldilà di tutto, con varie sfaccettature aldilà del bene e del male. Volevo che fosse contemporaneamente terrorizzante ma anche calato in una specie di normalità assurda. L’ho immaginato vivere una giornata fatta di gesti quotidiani, con aperture non tutte necessariamente crudeli. Ad esempio, quando tocca la bambola o lecca il rospo non sta facendo del male a nessuno. Volevo ricreare una quotidianità folle che lasciasse agli spettatori l’interpretazione aperta su quali sono le sue vere intenzioni. Spesso per raccontare l’horror ci si aggrappa all’inverosimile, al sovrannaturale, mentre ciò che mi interessava trasmettere con queso film è che a volte la realtà può essere più orribile di certi horror.

Ma Nuot Arquint è inquietante anche nella vita come nel film?

Nuot Arquint si era calato nel personaggio in modo notevole. Si era quasi isolato, quasi muto, ma poi riusciva a recitare nudo a tre gradi sottozero. Era molto solitario, silenzioso, ed è stato molto interessante lavorare con lui.

Come ho scritto nella recensione, una delle prime cose che saltano all’occhio nel film è la cura tecnica, soprattutto dal lato visivo. Quali sono state le tue fonti di ispirazione?

Ho puntato molto sul lato visivo. L’horror italiano è spesso visto come trash, fatto con “due pinze e una tenaglia” come si dice a Roma. Ma se vogliamo, in Italia con le immagini possiamo fare grandi cose. Per quanto riguarda le mie fonti di ispirazioni non ho voluto limitarmi al cinema di genere, ma ho guardato per esempio anche cose come Into the Wild per il modo in cui riprende la natura. Ho guardato ovviamente Mario Bava, di cui mi piace l’uso delle luci e di colori accesi. Ho guardato le cose più disparate, come Leni Riefenstahl o certo delirante cinema psichedelico. E ho guardato anche molti video musicali, come quelli dei Tool. Ultimamente nel campo della musica si fanno degli esperimenti pazzeschi, capaci di toccare corde molto malate.

So che sei amico di Lamberto Bava, che ha girato il video di Amore impossibile, e sul palco del FrightFest hai raccontato delle parole incoraggianti di Dario Argento. Ti hanno dato dei consigli durante le riprese?

Lamberto e Dario sono amici che ho coinvolto fin dal principio, facendo leggere loro la sceneggiatura prima ancora di entrare in produzione. Mi hanno dato consigli importanti e la loro energia mi ha sicuramente aiutato.

Qual è stato il tuo coinvolgimento nelle musiche?

La musica è stata curata da The Alvarius, un progetto nato appositamente per il film e legato a mio fratello Francesco e ad Andrea Moscianese, che hanno voluto cimentarsi con suoni sperimentali e profondi. Io mi sono limitato più che altro a un lavoro di supervisione. Al Sitges, in accompagnamento al film, ci sarà come evento speciale la prima esibizione live dei The Alvarius.

Un’ottima mossa da parte tua è infatti cercare di capitalizzare su questo interesse nato all’estero per il film, e arrivare in Italia più tardi, battendo i pregiudizi dovuti al tuo nome sulla scorta di una reputazione che nel frattempo pare avviata a consolidarsi sempre di più.

In Italia questo tipo di operazione è una cosa nuova. Ho visto che in giro ci sono altri tentativi di proporre film d’orrore, ma sono cose che si rivolgono solo al mercato italiano quando invece l’horror è un genere apprezzato in tutto il mondo. È che da noi a volte, per troppo pregiudizio e cinismo, si finisce per farci degli autogol.
Il problema maggiore è che si pensa e si produce tutto quanto in funzione del passaggio televisivo, e l’horror viene considerato qualcosa di serie B da mandare solo in seconda serata, e a quel punto comprare film già pronti costa dieci volte meno che produrne di nuovi. Ma so che comunque, nonostante il genere sia stato messo in disparte dall’industria, in Italia gli appassionati sono ancora tanti.
Con Shadow ho voluto girare un film cupo, spaventoso e con pochi compromessi, e sono stato fortunato a trovare un produttore pazzo come Massimo Ferrero che mi incoraggiava di continuo. L’horror dev’essere cattivo, pauroso, ma in Italia diventa difficile se la prima preoccupazione è quella di poter andare in onda in prima serata su Canale 5. Io con l’horror ci sono cresciuto e mi piacerebbe che ritornasse ai fasti di un tempo, quando in tutto il mondo ci consideravano dei maestri, e da parte mia cercherò di dare il mio contributo.

Altri progetti per il futuro?

L’horror è quasi una mia seconda faccia, e vorrei continuare. In questo momento sono già al lavoro su un nuovo progetto ambientato nel 1400. Non posso ancora svelare nulla, ma sarà molto cupo e pieno di riferimenti storici.

Detto questo, Nanni Cobretti ringrazia, passa e chiude.
Allora? Vi ha convinto?

FF09: Shadow

03/09/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

Scusate l’assenza, ero in camera iperbarica.
Ma è giunta finalmente l’ora di iniziare con le rece del FrightFest.

shadowPartiamo dall’argomento più delicato: Shadow.
Quando mi hanno detto che il signor Federico Zampaglione cantante dei Tiromancino aveva girato un horror, ho avuto più o meno la stessa reazione vostra. Come prima cosa sono andato a riascoltarmi Due destini trovando conferma che sì, era come me la ricordavo, e cioè non assomigliava per nulla a More Human Than Human. E poi ho proceduto a ricoprirlo di perplessità/insulti.
Dopodiché, aiutato anche dalle voci incoraggianti che arrivavano dall’estero, mi sono ricomposto.
E diciamolo, la partecipazione al FrightFest era un indizio bello forte, visto che lo slot annuale del film pacco era già stato palesemente prenotato da Case 39 (di Giallo ne parliamo poi).
Detto questo, Shadow è il tipo di film per cui bisogna creare il giusto tipo di aspettative.
E il giusto tipo di aspettative è: ragazzi, è tornato lo spaghetti horror.

La cosa che salta subito all’occhio è che Zampaglione non è qui per vivere di rendita o fare il compitino. Dimostra innegabile conoscenza del genere con la giusta alternanza di cliché rispettati e disattesi, ci mette idee, ce ne mette tante, e ci mette pure una cura tecnica mica da ridere: i paesaggi boschivi sono ripresi splendidamente, ci sono un paio di inseguimenti di macchina tra i sentieri di montagna girati con un ritmo della madonna, la musica – che non è dei Tiromancino e nemmeno dei Goblin ma dei The Alvarius, progetto che fa capo al fratello Francesco – è potente e inquietante allo stesso tempo, e in mezzo si gioca sia di atmosfera che di violenza, e in generale c’è tanta di quella roba che se ve la elenco vi rovino il film.
Poi i personaggi fanno rigorosamente ognuno il suo mestiere, Jake Muxworthy il buono, Karina Testa la bella, Chris Coppola e Ottaviano Blitch i buzzurri violenti, ma la chicca è il cattivo interpretato dall’incredibile Nuot Arquint. Zampaglione da una parte si rende conto che il personaggio non ha bisogno di gran trucco per inquietare, per cui si limita per lo più a impallidirlo e spogliarlo, gli dona una mantellina alla Settimo Sigillo e lo fa muovere come un misto tra Nosferatu e un video dei Tool; dall’altra lo caratterizza con una tale valanga di tratti eterogenei da trasformarlo in un folle e anarchico mix che inizialmente disorienta, ma poi si rivela un cosciente e riuscito tentativo di togliere ogni rassicurante punto d’appoggio. Il tutto trova precisa giustificazione nel finale, ma sticazzi che ve lo svelo. E c’è spazio anche per almeno un paio di scene della madonna che – giuro – ho sentito avventori del FrightFest continuare a commentare anche nei giorni successivi.

shadow

La foto che vedete qui sopra è stata scattata da Carina Wachsmann

Insomma, io sono commosso.
Non avrei mai creduto che potesse capitare così presto, ma mi sento improvvisamente sollevato dall’aver odiato Imago Mortis.
Abbiamo ufficialmente il nuovo, (in)credibile baluardo dell’horror tricolore.
Stavolta ce la possiamo fare.

DVD-quote suggerita:

“Il meglio della tradizione nostrana in un mix anarchico di follia e terrore puro”
Nanni Cobretti, i400calci.com

(questa mi è venuta un tot bene, ammettetelo)

>> IMDb | Trailer

Seguite Nanni Cobretti al FF09 su Twitter!

27/08/2009 | divagazioni | di Nanni Cobretti

Film4 Frightfest
Vi abbiamo stracciato i maroni per due mesi sul Film4 FrightFest, ma finalmente comincia!
Ricapitoliamo la situazione: vi abbiamo già presentato in anteprima una buona parte dei film in programma, fra i quali vi ricordo così a random The House of the Devil, Human Centipede, Macabre, Smash Cut. Vi ricordo la rappresentanza italiana, con il pericolosissimo Giallo di Dario Argento e soprattutto Shadow di Federico Zampaglione (quel Federico Zampaglione) che sono tutti convinti sarà una grande sorpresa e onestamente la cosa mi riconcilierebbe col mondo. Ci sono svariati film di cui vi avevamo già parlato anche prima che uscisse il programma: Vampire Girl vs. Frankenstein Girl, Dead Snow, Best Worst Movie e il remake di It’s Alive. E poi c’è il piatto forte: la proiezione della versione restaurata di Un lupo mannaro americano a Londra presentata da John Landis e Jenny Agutter in persona, resa particolarmente suggestiva dal fatto che il cinema si trova in piena Leicester Square, ovvero a due passi dalle location in cui fu girato l’indimenticabile finale.
Ma la cosa più spettacolare è che Nanni Cobretti oggi ha speso più di mezza giornata a studiarsi il manuale di Twitter, e se ci ha capito abbastanza bene vi aggiornerà in direttissima dal festival tramite il suo fastidioso telefonino cellulare! Commenti! DVD-quote istantanee! Deliri alcolici! Dichiarazioni scottanti quali “mi fanno male le chiappe” e “ho sonno, voglio andare a casa”! Non vi farà mancare niente. Ma non solo: se gli mandate dei twitter-messaggi privati, lui li riceve! E potrà rispondervi “cazzo vuoi”!
Insomma: seguitelo su Twitter, o sulla colonna “Calcetti” qui a fianco. Dalle 19 di stasera alle 24 circa di lunedì (ore italiane).
Se non capite come si fa, fatevelo spiegare da vostro cugino.
Ne varrà la pena.

P.S.: ok, un aneddoto in anteprima: ieri sera in un pub a Camden mi ha appezzato un tipo ubriaco fradicio chiedendomi se conoscevo il FrightFest, per poi affermare di essere un regista con un film in programma, e insistere per farmi vedere il trailer dal suo iPhone. Storia vera, lo giuro. E no, non era una metafora/doppio senso, brutti psicomaniaci che non siete altro. Non me la sento di rivelarvi ora chi è il personaggio in questione, ma se riesco a fermarlo di nuovo al festival gli chiedo il permesso. Secondo me ci guadagnerebbe.

P.S. 2: Jenny Agutter ti amo

Anteprima FF09: la rappresentanza italiana

15/07/2009 | news | di Nanni Cobretti

Ebbene sì. Al FrightFest ci saranno non uno ma ben due film italiani.
C’è la nostra reputazione in ballo.
Uno è facile da indovinare: si tratta di Giallo, del nostro Darione nazionale, che tante gioie ci ha regalato in passato e tante perplessità ci regala di recente. Perplessità per dire una parola carina. Personalmente dopo aver visto Non ho sonno sono uscito dal cinema piangendo e non ne ho più voluto saper nulla.
Giallo arriva con un cast d’eccezione capitanato nientemeno che da Adrien Brody, uno che in teoria avrebbe ancora una discreta carriera internazionale, sicuramente il nome più commercialmente caldo con cui Dario abbia mai lavorato dai tempi di… boh? Sempre? La discussione è tanto aperta quanto inutile. Soprattutto perché Giallo arriva anche con notizie discretamente sconfortanti: non ha ancora trovato una distribuzione (!), e chi l’ha visto preferirebbe non parlarne. E già la locandina butta male.
Il trailer sarebbe questo:

E poi… mettetevi seduti. Non so come dirvelo delicatamente, per cui lo farò tutto d’un fiato: c’è un horror diretto da Federico Zampaglione dei Tiromancino.
Si chiama The Shadow (come il supereroe!), e parla di un reduce dall’Iraq che mentre giracchia in bici per posti loschi si imbatte esattamente nel tipo di personaggi folkloristici che ti aspetteresti di trovare in un horror ambientato in posti loschi. Seguono fatti di sangue (incrociando le dita).
Nel cast si segnala la presenza di Karina Testa, l’intensissima protagonista di Frontiers, e l’assenza di Claudia Gerini (incrociando le dita pure qua).
Ora, parliamone: innanzitutto io non ho visto Nero Bifamiliare, e quindi magari Zampaglione è il Rob Zombie italiano e io sono il solito superficialone pieno di facili pregiudizi. Ditemelo voi.
I fatti dicono che all’estero si sono molto esaltati per questa cosa, sperano che segni la rinascita del cinema italiano e lo sperano quasi più di noi (ve lo giuro, è una cosa commovente). Ma vi ricordo che all’estero sono ingasati pure per Imago Mortis, e non l’hanno ancora visto.
La sua presenza al FrightFest si spiega in due modi:
1) è davvero fighissimo, sarà l’ennesima dimostrazione del grande fiuto del FrightFest e un importante passo verso la rinascita dell’horror Made in Italy
2) gliel’hanno appioppato nel pacchetto con Giallo, con la formula convenienza due bidoni al prezzo di uno.
Per il trailer vi rimando direttamente a Twitch, così vi commuovete pure voi a leggere il pezzo di presentazione.

In conclusione: c’è il potenziale perché siano i due peggiori film del festival, ma chissà, anche quello per stupire. E io andrò a fare il tifo.
Positività.