1) “Il 3D è inutile.” Dal momento che il film si svolge su un pianeta (Pandora) dalle leggi fisiche diverse dalle nostre, tutta la geografia di esso, e i movimenti degli esseri che vi abitano, sono più fluttuanti e allo stesso tempo più potenti. E’ un effetto che senza il 3D si perde. Vi sono numerose scene di volo a dorso di uccello, di caduta verticale verso abissi di giungla, e ovviamente la super sequenza catastrofica che entrerà di diritto nei Sylvester 2011: ecco, tutte queste scene funzionano egregiamente anche da sole, ma col 3D ti fanno sobbalzare.
2) “La storia è banale e scontata.” Mica dobbiamo essere tutti Bergman. Avatar è un apologo universale che riprende volutamente i tòpoi delle favole più antiche, li dipinge a colori sgargianti e li fa muovere con grazia lungo tre ore che passano velocissime. La storia del film, così come l’ambiente magico di Pandora, regge benissimo così com’è. Pretendere una storia diversa sarebbe come pretendere che Mozart usasse la Stratocaster o che Nic Cage recitasse bene: non c’entra un cazzo.
3) “E’ spettacolare ma non emozionante.” E chi lo dice che lo spettacolo non sia fonte di emozione? Qui dipende da quanto lo spettatore abbia voglia di lasciarsi andare ed entrare nel film: la buona vecchia sospensione dell’incredulità. Nulla di nuovo, né di pericoloso. Sit back and relax. Per chi sappia ancora istintivamente stupirsi davanti allo spettacolo della bellezza pura, Avatar offre un viaggio indimenticabile. E poi c’è anche una bella storia di amore e morte che a noi duri dal cuore tenero piace un casino.
I vari corollari tipo “è troppo lungo”, “la tecnologia vince sull’uomo” et similia mi paiono oziosi. È curioso notare come le stesse critiche e lo stesso pregiudizio avessero accolto anche Titanic: ai tempi, dichiarare che Titanic ti era piaciuto equivaleva ad essere radiato da tutti i circoli cinefili di provincia che contano, nessun amico critico ti passava più le fotocopie dei pressbook, il bigliettaio del cinemino d’essai ti guardava storto e per te lo sconto del mercoledì non valeva. Ora sono tutti fan della prima ora e il signor Cameron se la ride.
Vabbè, la mia apologia è così unilaterale che, per far contenti gli scettici, rivelerò l’unica riserva che ho non tanto sul film ma su tutta l’operazione tecnologica. Come tutti già sanno, gli Avatar sono simili ai Surrogates dell’omonima ciofeca – mentre tu sonnecchi in una bara ipertecnologica, la tua identità e coscienza vengono trasferite in un “corpo in prestito” (nell’Induismo, “avatar” è la manifestazione di un dio in una forma percepibile all’uomo) dalle sembianze fittizie di un Na’vi (un abitante del pianeta Pandora), e vai lì a convincere i Na’vi nativi che devono smammare perché gli amerikani vogliono trivellare tutto il pianeta ed estrarne un minerale preziosissimo per la Terra. Questo significa anche trucidarli, distruggergli l’ecosistema e la cultura, e se non smammano in fretta ci pensa l’esercito. Insomma, una storia che più metaforica e antiamerikana non si può. Ma questa storia è girata da un amerikano usando con la tecnologia Performance Capture 3D che solo l’Amerika può fornire. Il tutto aspettando una valanga di dollari e di Oscar. Contraddittorio? Ipocrita? O uso beffardo dei mezzi tecnici messi a disposizione da un’industria che, come la Terra, ha bisogno di Pandora per rifiorire? Il dibattito è aperto.
DVD-quote suggerita:
“Su Pandora come sulla Terra, il capo è quello con l’uccello più grosso”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com



