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Ristabilire le gerarchie: The Expendables 2, il trailer

04/05/2012 | news | di Nanni Cobretti

Sono Nanni Cobretti e sono orgoglioso di presentarvi, meglio tardi che mai, il nuovo trailer di The Expendables 2 qui, su i400calci.com. Pensavate che il primo film spaccasse seriamente il culo? Non avete ancora visto niente. Date un occhio:

Poi non so perché ripensavo a questo film molto bellino che ho visto il weekend scorso, l’abbiamo recensito lunedì, mi sfugge il nome, come si chiama…

Ricercati Ufficialmente Morti: Cannonball, 1976

18/04/2012 | recensioni | di Darth Von Trier

Circa 30 anni fa

Nei miei pomeriggi di quegli anni ormai lontani su Tattooine, tra un Billy e un Uomo Ragno Gigante e prima di fare i compiti, c’erano i cartoni di Hanna & Barbera e tra questi anche lui:

Teloricordisignò?

Io si, molto. Stavo li a ripetere quel format di corsa pazza con tutte le mie Hot-Wheels, seduto in terrazza. Questo creò una mitologia a parte nella mia testa: la corsa di auto pazze e il demolition derby, spesso fini a se stessi. Rigorosamente con macchine americane potentissime. Sono un uomo semplice e sono stato un bambino semplice, che vi devo dire.

Ormai insomma ero ossessionato: guardavo Hazzard solo per le macchine che si inseguono e si scontrano, neanche gli hot-pants della cugina Daisy mi distoglievano dal mio obiettivo. Quello del culo della cugina Daisy fu comunque un concetto che recupererai e rielaborai più in la con la dovuta calma e con il raccoglimento necessario.

Poi ci stava Professione Pericolo, con Lee Majors: botti e inseguimenti a buttare via. Il passo successivo furono le super stunt cars della Harbert, li divenni seriamente autistico a furia di performare botti e corse al massacro a ripetizione nel tinello di casa. Mamma era contrita invece papà abbastanza fiero.Era curiosa come situazione perchè in generale mi fottevasega “delle macchine”: se mi regalavano una BBurago ci mettevo i raudi dentro, la Formula Uno mi causava eczemi solo a vederla e le moto tranne se ci stava sopra Evel Knievel mi facevano noia. A me interessavano solo macchine potenti che fanno corse pazze o muscle car che fanno inseguimenti rocamboleschi e qualcuna poi scoppia. E basta, tipo. La mia opinione sui veicoli era un po’ questa.

BRUUUMMMM!

Insomma il suddetto papà, Plageus Von Trier temibile duca del volante, mi sottoponeva tutto fierone appena li passavano in TV anche dei film che si basavano sugli inseguimenti\competizioni\scontri tra automobili e nel corso degli anni mi beccai: Il bandito e la Madama, La corsa più pazza del Mondo, La corsa più pazza d’America I e La corsa più pazza d’America II. Herbie “il maggiolino tutto matto” invece mi stava profondamente sulle palle, per la cronaca. Babbo Plageus era traboccante di gioia.

Mio padre, Plageus Von Trier, in un momento di svago col suo bolide

Arriviamo quindi alla mia adolescenza.

Ormai mi son visto il vedibile sul tema: sono arrivato a Punto Zero, Fuori in 60 secondi, Driver l’Imprendibile, Bullitt e  -soprattutto- Death Race 2000 che per me era il film delle Wacky Races e lo amavo molto… Credevo di aver visto tutto, quando incappai in un film di corsa-al-massacro che non avevo mai sentito: Cannonball.

Il tizio della videoteca col quale ho in comune una passione per l’heavy metal vetusto e una vita sociale prossima allo zero, in virtù di questo sodalizio bromantico me lo consiglia dicendomi che è pieno di botti, che è dello stesso regista di Death Race 2000, che anche qua produce Roger Corman e che ci sta David Carradine il quale nel frattempo, per non farmi mancare nulla di bello, era diventato un mezzo mito per me con la serie Kung-Fu. Insomma la triangolazione era perfetta ed è aggiudicatissimo. Se Death Race 2000 quindi era nella mia testa “il film di Wacky Races”, Cannonball divenne nella mia testa “il film delle corse al massacro che facevo con le Hot-Wheels in terrazza”.

La dinamica del mio gioco era di farle correre -- brum! brum!- per un bel po’, con tutti degli ostacoli, dei ponti pericolanti, barili esplosivi, per farle finire via via in una colossale ammucchiata di macchine. BOOOM, TDSH! BRUUM! YEEE!

Un disastro di incdente colossale con tutte le Hot-Wheels a mucchio! Tutte nel mucchio tranne quella che quel pomeriggio selezionavo come la mia preferita, di solito una Camaro SS o una Firebird, sempre pilotata da Lee Majors, nella mia fantasia. Ve l’ho detto che son stato un bambino semplice no?

Ci stanno le Hot Wheels vere. È bello.

Ecco: nel film succede la stessa cosa! Con tanto di gigantesca ammucchiata di macchine una sull’altra e in gara la macchina dei fighi è proprio una Firebird. Anzi ce ne sono due! Sono estatico, stupendo! Hanno fatto un film girato nella mia testa!

BROOOOM! SDENG! CRASH! TSCHOOOM! YUPPIII!

In più oltre alla solita corsa senza esclusione di colpi e a una tonnllata di botti ci si mette di mezzo la mafia che ha puntato un sacco di soldi e vuole far vincere a tutti i costi il suo protetto, c’è uno scambio di identità, avventure sessuali, un sicario che mangia le caramelle alla frutta, risse da bar e cantanti country educatissimi. True story.

Oggidì

Sempre grazie ai Calci mi rivedo dopo anni i film di spessore, per vedere l’effetto che fa. La passione per i motori d’epoca arroganti è rimasta e anche quella per i fim in cui si sgomma e ci si schianta. Grazie papà, buon sangue non mente.

Ho anche scoperto che Cannonball è il papà di tutti i film sulle corse pazze, è il primo film sulla Cannonball Run che è la corsa sulla quale si basano svariati di questi film. Quindi zio Roger Corman dopo l’horror gotico tratto da Poe, i biker movies, i drug movies e quant’altro, si assicura anche la paternità di questo filone. Che grande che sei zio Rògge!

"See the pile-up of the century!" Con un poster così e queste premesse se non siete convinti probabilmente siete dei Twihard

Il film è una storia lineare, divertente e fracassona, in cui succede un sacco di casino roboante ma c’è spazio anche per la commedia on the road e un po’ di drama, ben bilanciati, senza tempi morti e un finale carino. Ogni personaggio è giustamente macchiettistico, ha la sua macchina che gli calza a pennello come in Wacky Races (e come in Deatn Race 2000) e come nel mio gioco delle Hot-Wheels sono tutte macchinone performanti. Quindi ci sta il ribelle che ha la Firebird rossa, il nero che ha la Continental da pimp, il cattivo arrogantissimo che ha una Charger nera, il figlio di papà con la Corvette argentata, il tedesco cripto-nazista con la De Tomaso Pantera giallo limone (wtf!) e così via.

Il film scorre via che è un piacere, nella sua semplicità è efficace ed è nettamente più divertente e riuscito dei suoi emuli più famosi e a budget maggiore, in linea di massima con una dignitosa performance di tutti e un ritmo ben dosato. Oltre al protagonista David Carradine nel cast di supporto figurano suo dentuto fratello Robert Carradine (che qualche anno più tardi incarnerà il nerd per eccellenza ne La rivincita dei Nerds) e il caratterista di mille film targati Corman, quella faccia fortissima e immancabile di Dick Miller.

Una manciata di comparsate illustri della cricca della “Corman’s school of cinema” a sugellare il tutto: Martin Scorsese, Sylvester Stallone e lo stesso regista Paul Bartel appaiono nel ruolo dei mafiosi, mentre invece Allan Arkush e Joe Dante figurano non accreditati nel ruolo dei fanatici di motori che prestano l’auto di riserva a un David Carradine rimasto appiedato: una Mustang verde modificata con vari pezzi rimediati in giro e che loro chiamano scherzosamente “La Frankenstein” in un palese omaggio al personaggio omonimo intepretato dallo stesso Carradine in Death Race 2000, infine c’è anche Roger Corman stesso nel ruolo del capo della polizia intenzionato a fermare la corsa.

la giacca di Sly è a modo come il vino rosso col pollo fritto

A commento del film c’è una colonna sonora groovettonissima ad opera di quel fulminato di David Axelrod, del quale ascoltavo il disco di funk-rock-orchestral-apocalittico Earth Rot pochi giorni fa e ritrovarmelo nel film è stata proprio una sorpresona che non vi dico. Il disco è molto forte e ve lo consiglio, come del resto anche questo film. Ovviamente se siete appassionati di automobili e corse è un must assoluto, altrimenti è “solo” un film di grande intrattenimento nel pieno stile delle produzioni Corman degli anni settanta. Che nella mia testa è una roba che amo pensare piaccia a tutti i lettori dei 400 calci, comunque.

“Il film delle Hot Wheels che fanno i botti” Darth Von Trier, www.i400calci.com

Che è, hanno riaperto il Planet Hollywood?

15/04/2012 | news | di Nanni Cobretti


Era ovvio che nel sequel non ci saremmo accontentati di una chiaccherata a tre.
Così va meglio, grazie ragazzi.

The Tony Scott Thunder Challenge: Beverly Hills Cop 2

22/03/2012 | recensioni | di Nanni Cobretti

In cui Nanni Cobretti e Roberto Recchioni si sfidano a colpi di recensioni di film di Tony Scott, tutti, in ordine cronologico, con il reciproco contrappunto di Mauro Uzzeo (di qua) e Wim Diesel (di là). E voi applaudite.

Partiamo un attimo dal primo film della saga di Beverly Hills Cop: lo sapevate che inizialmente il protagonista doveva essere Sylvester Stallone? Già. Beverly Hills Cop doveva essere un action serio con tutti i crismi, con protagonista Sly. E così è stato sviluppato per parecchio tempo. Poi sapete com’è fatto Sly, probabilmente all’epoca girava ancora con l’Oscar per la sceneggiatura di Rocky nel taschino del giumbotto e gli incassi di Rambo arrotolati dietro l’orecchio, e insomma, avrà esagerato, per cui a due settimane dall’inizio delle riprese è saltato tutto. E qui Hollywood mi insegna una lezione di pragmatismo e scaltrezza coi controfiocchi: hai una sceneggiatura incentrata su Sly, Sly non c’è più e non hai tempo di riscriverla a modo? Easy peasy: chiami un comico, fai due rapidi ritocchini per alleggerire la storia, e copri i buchi rimanenti lasciandolo libero di improvvisare stronzate a piacimento. Entra Eddie Murphy, ma soprattutto: Sly prende tutte le idee che aveva per questo film, e ci gira Cobra. E vissero tutti felici e contenti. Tranne voi, perché il film di oggi non è Cobra. E nemmeno il primo Beverly Hills Cop. Ma torneremo comunque su tutte queste cosette.
Il fatto è che Eddie Murphy all’epoca era una bomba, per cui il primo film fece un fantastiliardo di milioni e il sequel divenne inevitabile. E noi siamo qua perché tale sequel fu dato in mano a Tony Meraviglia Scott, che ad appena quattro anni dall’ambizioso esordio con Miriam si sveglia a mezzanotte si ritrova completamente sdraiato e sottomesso ai piedi della macchina Hollywood a girare un film che apparentemente ne è l’esatto contrario. Ma sia chiaro: sdraiato e sottomesso con onore, perché nel frattempo aveva girato Top Gun facendo una montagna di paperdollari, per cui Beverly Hills Cop 2 (da qui in poi BHC2) era tecnicamente da considerare una promozione, e di quelle ottimamente retribuite.

La locandina di Beverly Hills Cop, prima e dopo l'applicazione del filtro Tony Scott

Comunque: innanzitutto una cosa che fa molto ridere è che RRobe notava come un marchio caratteristico del Tony fossero i fasci di luce, e la sequenza dei titoli di testa di BHC2, con Eddie Murphy vestito di tutto punto che si prepara a fare l’infiltrato d’alto bordo, è tutta un fascio di luce. Sul serio: se uno vi dice “Ah ti guardi uno dei primi di Tony Scott? Occhio ai fasci di luce”, dopo 4 minuti netti di BHC2 state ridendo come deficienti.
Dopodiché è giusto evidenziare come questo film fosse artisticamente (si può dire “artisticamente” sui 400 Calci?) compromesso fin dall’inizio come e ancor di più che Top Gun. È un sequel, che in quanto tale arriva con grosse aspettative economiche, e il protagonista è una superstar al picco della forma e del successo, con tutte le bizze che ne conseguono. Esempio: inizialmente si era pensato di ripetere il canovaccio del pesce fuor d’acqua ambientando il film a Londra, ma Eddie Murphy aveva risposto “no, col cazzo che ci vado a Londra, io sto bene a Beverly Hills, giriamolo ancora a Beverly Hills”. È insomma il classico caso in cui gli studios tendono ad assumere in regia cagnolini ammaestrati dal comportamento docile e la mano rapida e sicura. E a Jerry Bruckheimer, che produce pure qua, non era passato inosservato il miracolo di quel film di Tony con gli aerei.
La sceneggiatura di BHC2 non ha il minimo senso: c’è un’organizzazione criminale che commette misfatti in ordine alfabetico come nei cartoni animati di Scooby Doo, e il caso vuole che alla lettera B ci sia Bogomil. No, non saccheggiano un negozio di cibo per cani: è il nome del Capitano di polizia di Beverly Hills amico del nostro protagonista Axel Foley. Il suo sparaggio funziona che una bionda di due metri (poi ci torniamo) lo abborda con la scusa della macchina in panne, lui si ferma, e prima passa un’altra auto a spararlo in corsa, e poi ci spara pure la bionda da mezzo metro. E sapete qual è il bello, oltre alla totale mancanza di senso di questa complessa coreografia? Il bello è che lui sopravvive. Però Axel si preoccupa lo stesso e torna a Beverly Hills per indagare di nascosto insieme ai suoi BFF Taggart e Rosewood.
Ora, siccome Tony Meraviglia non è pratico di commedie, la sua soluzione è girare Bad Boys di Michael Bay otto anni prima. Ovvero: lui si concentra a creare grosse scene d’azione e a patinare tutto come se fosse la pubblicità della BMW, poi a intervalli regolari si ferma, blocca la cinepresa in faccia a Eddie Murphy e lo lascia libero di dire qualsiasi cosa gli passi per la testa. Dal punto di vista narrativo ogni straccio di equilibrio se ne va completamente a puttane: BHC2 è un film goffamente spezzettato, ambientato in un mondo magico dove è sempre l’alba o il tramonto, tutto sbrilluccica e tutti si vestono fighissimi e pendono dalle labbra di Eddie Murphy qualsiasi vaccata inverosimile gli esca dalla bocca e qualsiasi buffa identità fittizia dall’accento cartoonesco gli salti in zucca in quell’istante.

BFF 4EVR

Sono però due le cose di questo sequel che si lasciano ricordare, ed hanno entrambe a che fare con la mia introduzione.
La prima è l’unico personaggio che mostra una crescita, o perlomeno mostra un inedito lato di sè che il primo film non lasciava necessariamente intuire: si tratta di Rosewood e della sua improvvisa, grossa passione per le armi da fuoco e relative movenze da caricatura di action hero. Se state pensando che sia un modo per sfottere Stallone, in relazione al fatto che non solo il primo BHC senza di lui fu un successone ma pure che Cobra incassò (ingiustamente) ben meno delle attese, la teoria vi verrà confermata da insistite inquadrature sui poster di Rambo 2 e appunto Cobra nell’appartamento del simpatico agente interpretato da Judge Reinhold.
La seconda è la presenza mozzafiato di Brigitte Nielsen, la bionda di due metri di cui sopra, co-protagonista di Cobra e all’epoca ancora moglie di Sly. E poche, pochissime cose urlano “fighettismo anni 80″ come Brigitte Nielsen inquadrata da Tony Scott (che non a caso nelle interviste del dvd dichiara “volevo farne la Grace Jones bianca”).
In conclusione è difficile darne un giudizio sensato: le scene d’azione sono fracassone e ritmatissime e funzionano come si deve, ma il 60/70% del film è completamente affidato alla vostra opinione su Eddie Murphy. Vi piace il suo umorismo? È un successone. Non vi piace? Lasciate perdere. Personalmente mi piace, ma nonostante la regia di Tony Ammore se proprio devo vedermi Eddie in azione a briglia sciolta (= senza un John Landis che lo tenga per mano) preferisco oggettini più assurdi tipo Il bambino d’oro.
E se proprio volete saperlo: Tonino Accolla gli regala la risata, ma gli ammazza tutto il resto.
Amen.

Il commento di Mauro Uzzeo
Axel Foley doveva essere interpretato da Stallone, e questa è storia nota. Però Sly volle modificare lo script e cambiargli nome in Cobretti e venne ringraziato a suon di grandi calcioni al culo. Se in Beverly Hills Cop di tutto ciò non v’è traccia, nel II°, osceno, capitolo diretto da un Tony Scott ancora strafatto di coca dopo il successo di Top Gun, è l’unico elemento degno di nota. Trama? Regia? Stronzate, quando si possono usare le risatine di Tonino Accolla per perculare la categoria del macho man with a gun, di cui Stallone era nel frattempo diventato il massimo esponente. Tra un fiorire di rimandi, poster di Rambo e Cobra, e l’utilizzo di Brigitte – allora moglie dello Stallone Italiano – Nielsen come cattivaccia del film, Tony tocca il culmine della nona arte… chionzandosela! Distruggerà così il suo secondo matrimonio, ma ancora oggi, ogni volta che Stallone gli telefona, la suoneria del suo cellulare è l’mp3 che gli regalò Accolla: hihihihihihi!

Illustrazione di Massimo Carnevale, che ringraziamo di cuore

DVD-quote:

“La mancanza di idee è una malattia. Eddie Murphy non è sempre la cura.”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Per l’altra parte della sfida, leggetevi la rece di RRobe di Revenge, con commento aggiuntivo del nostro Wim Diesel.

Speciale S.Valentino: Rambo 2 – La vendetta

14/02/2012 | recensioni | di Nanni Cobretti

…e come tutte le trilogie che si rispettano, anche la Trilogia della Vendetta dei 400 Calci ha un terzo capitolo.
In redazione ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “Ok, su chi scateneremo la nostra sadica rabbia dei giusti?”
La risposta è stata quasi scontata.
Chi è più adatta a concludere questa tre giorni di battaglia dei sessi dell’autrice/sceneggiatrice di
Maschi contro Femmine e Femmine contro Maschi?
Sopravviverà la responsabile di
La Ballata delle Prugne Secche davanti a uno Sly periodo DOC?
Quale vendetta più consona di farle vedere un film con la parola “vendetta” nel titolo?
Con la silenziosa complicità del marito, abbiamo torturato per voi Pulsatilla.
Ecco il risultato:

È il 14 febbraio. Le congiunture astrali non incoraggiano certo le grandi scopate (Mercurio in Pesci congiunto a Nettuno in Pesci, non so se mi spiego). In più:
1. Non abbiamo una lira per andare al ristorante, abbiamo deciso che guarderemo un film;
2. Mio marito è stanco di scendere dal letto e scivolare su dvd con Jennifer Aniston e Shirley Maclaine, o di subire i miei virgolettati di Meryl Streep, o di vedermi incollata allo schermo ogni volta che passano Pretty Woman su Canale 5 (sempre, cioè);
3. Ho qualche marachella nel cuore da farmi perdonare, e d’altra parte lui non è che mi sta chiedendo niente di trascendentale;
4. O come direbbe Meryl Streep nel Diavolo Veste Prada, «Am I reaching for the stars here? Not really».
Ergo, gli lascio, per una volta, decidere il film da noleggiare.
Ma mai avrei creduto che sarebbe caduto così in basso, scegliendo…

NUN ROMPETE IR CAZZO A RAMBO 2

Degli uomini sudati picconano delle pietre. Sono ai lavori forzati. A sorvegliarli c’è un poliziotto con l’aria da cattivone e gli occhiali a specchio azzurrati. Basta già il primo piano dello sbirro per capire dove siamo: in America, negli anni Ottanta, nel periodo reaganiano.
Ma il film comincia davvero solo alcuni secondi dopo, con l’entrata in scena dell’eroe: ha un sacco di muscoli e la faccia da ferro da stiro: è Rambo!
Il colonnello lo chiama.
- C’è una missione ad alto rischio. Si tratta di tornare in Vietnam per recuperare i soldati americani che sono rimasti prigionieri. Serve un uomo che possa farlo.
- Umph. Ptù. [sputa]
- Te la senti? Guarda che puoi lasciarci la pelle.
- Umph. Ok.
Una persona normale ci metterebbe molto più tempo a scegliere un paio di scarpe in saldo. Ma lui non fa testo: perché lui è…

[titoli di testa di RAMBO 2]

Un elicottero solca i cieli d’America, e naturalmente, potendo scegliere una fascia oraria a piacere nell’arco delle ventiquattro ore a disposizione, li solca al tramonto! A bordo c’è Rambo!

Rambo arriva in Thailandia per l’addestramento psicologico! Viene condotto in una stanza che sembra l’interno della navicella di Star Trek, perché l’America ha la tecnologia, mica pizza e mandolino!
Un tizio (da qui in poi, il Tizio) legge ad alta voce il curriculum di Rambo: è sconvolgente! Ma Rambo non cede a facili lusinghe, e mantiene la faccia di prima!
L’addestramento psicologico dura quattro minuti (il tempo di ribadire che Rambo ci potrebbe lasciare la pelle, laggiù in Vietnam; e il tempo di dire due o tre volte «affermativo»), dopodiché Rambo torna sull’elicottero! Benzina sprecata a fiumi, ma tanto l’America ne ha!

Su sottofondo di musica epica a base di trombe e violini, Rambo deve paracadutarsi in Vietnam!
Ma neanche ha messo il piede sul predellino, e già cominciano i cazzi! Il suo zainetto di equipaggiamento si incaglia in non-so-cosa! Rambo sembra spacciato! Ma ce la fa! Atterra proprio in Vietnam, nel cuore della jungla! Solo che l’equipaggiamento è perduto, quindi non ha più ricetrasmittente né armi!
Appena atterra, Rambo ha una fascetta legata intorno alla fronte, che prima non aveva! Ha perso l’equipaggiamento ma non l’originale fascetta! Quella la porta sempre in tasca, sai mai!
La prima cosa che vede in Vietnam, è un serpente velenosissimo! Ma lui lo afferra a mani nude e lo torce nel suo pugno!
La seconda cosa che vede in Vietnam, è una fregna micidiale! Ha gli occhi a mandorla blu e un fisico da pauèra! È l’agente segreto che lo affiancherà nella missione, quando si dice che la fortuna gira!
Ovviamente Rambo parla fluentemente vietnamita! Ma dopo essersi scambiati alcuni ideogrammi di circostanza, scopriamo che non ce n’era bisogno, perché lei parla inglese!

La fregna (da qui in poi, La Flegna) lo porta dentro una nave di pirati corrotti! Purtroppo bisogna scendere a patti con questi ceffi per procedere con la missione! Guardali, sono rozzi! Fumano digrignando i denti! Bevono un sacco! Sono proprio degli sporchi vietnamiti! Hanno anche della roba scritta in cirillico nella cassapanca! Roba russa! Ptù! [sputa] (more…)

Gara di caption?

10/02/2012 | divagazioni | di Nanni Cobretti


Ecco la mia:

Schwarzenegger: “Vaffanculo!”

(questa la capiscono solo gli inglesi)

Libri di sangue: First Blood (Rambo)

10/01/2012 | recensioni | di Nanni Cobretti

In cui ci diamo coraggiosamente alla letteratura, e vi andiamo a recuperare quei casi in cui un film è diventato talmente più famoso del libro da cui è stato tratto che probabilmente ne ignoravate o avevate dimenticato le origini. Chicche nascoste, tradimenti per il meglio e altre rivelazioni che non avreste immaginato.

Il libro: First Blood, di David Morrell (1972)

Il film: Rambo, di Ted Kotcheff (1982)

La trama del libro: Rambo è una pluridecorata e psicopatica macchina da guerra fresca reduce dal Vietnam, che vive di espedienti e vagabondaggio. Teasle è uno sceriffo di provincia decorato in Corea e fresco di doloroso divorzio. Le due testarde personalità si incontrano e si scontrano (come Kiss Me Licia), e a seguito di un arresto pretestuoso Rambo si incazza, secca un poliziotto e scappa nei boschi circostanti, da dove uno ad uno fa fuori gli uomini di Teasle fino all’inevitabile scontro finale.

La trama del film: Rambo (Sylvester Stallone) è un pluridecorato reduce dal Vietnam rimasto solo e senza amici, che cerca solo pace. Teasle (Brian Dennehy) è uno sceriffo rompicazzo pieno di pregiudizi. Arrestato ingiustamente e maltrattato, Rambo fugge nella foresta dove, vista l’impossibilità a trattare, contrattacca alla sua maniera.

Cos’è successo in mezzo? Un macello. Il progetto è passato di mano tra una dozzina di registi e attori (De Niro, Pacino, Nick Nolte). Era visto come un buon thriller con echi alla Taxi Driver. A sentire Sly, fu lui una volta a bordo a voler ribaltare la prospettiva. Nel libro, Rambo è un vero traumatizzato, uno psicopatico, un animale cresciuto ed addestrato secondo valori che lo rendono inarrestabile in tempo di guerra, ma a disagio e pericoloso in tempo di pace. È a suo modo un mostro di Frankenstein creato dall’uomo per scopi militari, senza vere colpe ma ormai semi-irrecuperabile. Sly vuole invece trasformarlo nel buono della situazione. Gli dona un cuore, gli toglie l’ingombro di Teasle riducendo quest’ultimo a semplice stronzo intollerante, e lo elegge a vittima, a manifesto politico, a simbolo per quella generazione di persone a cui è stato chiesto di sacrificarsi per il proprio paese andando in guerra salvo poi al rientro essere accolti da sputi in faccia e possibilità di reintegro in società vicine allo zero. È una rabbiosa reazione al pessimismo di Apocalypse Now e Il cacciatore. La produzione viene bloccata per ulteriori sei mesi per ragionare su questi cambiamenti, infine sale a bordo Ted Kotcheff e il progetto decolla.

Stracciare i maroni

Affinità e divergenze: nel libro, Rambo ha 21/22 anni e il look trasandato da hippy, con tanto di barba lunga. È il 1972, e il Vietnam è freschissimo. Alla stazione di polizia durante la fuga accoltella Galt ferendolo mortalmente: per Teasle, diventa immediatamente una questione tanto importante quanto personale. Rambo scappa nella foresta nudo (era appena uscito dalla doccia forzata): una volta arrivato si procura dei vestiti e un fucile, e usa la sua esperienza di guerriglia per nascondersi e seccare gli uomini di Teasle uno ad uno come un cecchino. Teasle è orfano da lungo tempo ed è cresciuto con Orval, compagno di caccia del padre con il quale ha un rapporto conflittuale e distaccato ma di mutuo, intenso rispetto. Orval aiuterà Teasle portando i cani, ma rimarrà vittima di Rambo rendendo la faccenda ancora più personale. Trautman si presenta nel terzo atto: è il “preside” dell’accademia in cui si è addestrato Rambo. Dà a Teasle il background che gli mancava, un po’ di prospettiva, qualche dritta decisiva, e rimane nei paraggi interessato a vedere come un prodotto della sua gloriosa scuola sappia cavarsela in una situazione simile.
Nel film, Rambo ha 30 anni, un look più pulito, e nella prima scena lo vediamo sorridente in visita a un ex compagno di squadriglia. È questo il motivo della sua visita in città, e la notizia della morte dell’amico – che credeva essere unico superstite – contribuisce al suo pessimo umore generale. Teasle lo raccatta dimostrandosi da subito indisponente, e Galt in particolare (Jack Starrett) si rivela oltremodo sadico durante il suo arresto pretestuoso. Ciò nonostante Rambo scappa (vestito) senza far vittime. Durante la fuga Galt pare seriamente intenzionato ad ucciderlo senza ragioni plausibili, finché Rambo non lo fa fuori quasi involontariamente tirando una sassata all’elicottero da cui gli stava sparando in equilibrio precario. Come se non bastasse, Rambo prova persino a costituirsi, ma gli uomini di Teasle hanno il grilletto facile e gli sparano graffiandolo alla fronte (da qui la necessità dell’iconica fascia rossa, che nei film successivi diventerà invece puro vezzo estetico). Ha inizio così il contrattacco a base di trappolette e trabocchetti che nel libro non esiste. Orval è una comparsa come un’altra, mentre Trautman (Richard Crenna), qui istruttore diretto di Rambo, diventa la figura chiave per risolvere la situazione al meglio: la frase “Non sono qui per salvare lui da voi, sono qui per salvare voi da lui” è del film.

Finali a confronto (scrivo SPOILER perché è la prima volta e sono educato, ma dalla prossima mi aspetto che ci arriviate da soli dal nome stesso del paragrafo): nel libro il rapporto di forza fra Teasle e Rambo sposta progressivamente l’empatia a favore del primo. Sono entrambi stanchi, gravemente feriti, disillusi, e hanno cresciuto uno strano rapporto di rispetto e comprensione reciproca. Stremati, si spareranno a vicenda, con Trautman di supporto ad esplodere il colpo definitivo che fa saltare le cervella di Rambo. È Stallone stesso invece ad insistere affinché nel film Rambo abbia invece un cedimento di nervi, uno sfogo, una “morte emozionale” invece che fisica. La produzione inizialmente non è convinta e ordina di girare anche un finale in cui il nostro si suicida, ma i test col pubblico sono disastrosi e Rambo se la cava con un pianto liberatorio prima di venire accompagnato fuori da Trautman. It’s a long road.

Mo' so'ccazzi vostri

Ma il libro, in generale, com’è? Probabilmente le differenze lette finora vi hanno stimolato l’interesse, e avete ragione. Certi dettagli extra rendono il libro più raffinato e intrigante, ma la trasformazione di Rambo da psicopatico a eroe, fatta a quei tempi, ha reso il film decisamente più controverso, coraggioso e politicamente schierato senza mezzi termini. David Morrell ha fatto i compiti e ha diverse ottime intuizioni, ma non è uno scrittore particolarmente brillante: narra la vicenda sia dal punto di vista di Teasle che di Rambo, e nel far ciò si assicura che ogni angolo della storia venga esplicitato e didascalizzato a dovere. Ne risulta una lettura facile e scorrevole, ma nulla di elettrizzante, là dove invece a Sly per essere immediatamente memorabile basta tenere gli occhi fissi nel vuoto e i muscoli tesi e pronti ad esplodere. Rimane comunque una lettura consigliata ai curiosi.

In conclusione: libro o film? Tutto sommato, pur con tutte le sue estreme semplificazioni, rimane decisamente migliore il film.

Curiosità: David Morrell ha scritto anche la novellizzazione di Rambo 2 e 3, ovvero quei casi al contrario in cui i libri vengono tratti direttamente dalle sceneggiature dei film. Considerato quanto era stato stravolto il suo lavoro originale, dev’essere stata un’umiliazione mica da ridere…
Esiste inoltre uno strano film amatoriale intitolato Flooding With Love For The Kid (frase tratta dall’ultimo paragrafo del libro riferita al rapporto fra Teasle e Rambo), diretto e interpretato da Zachary Oberzan che, gridando “Michel Gondry Puppami La Fava”, interpreta da solo tutti i ruoli nel salotto di casa sua. Premesse a parte, le intenzioni sono serissime e lo sforzo produttivo piu importante di quanto ci si possa immaginare, e vorrebbe essere la trasposizione fedele del libro di Morrell. Si può vedere un trailer e una clip, e lo si può ordinare dal sito stesso di Oberzan. Se vi interessa e qualcuno me lo regala ve lo recensisco. Giuro.

Sly e il compianto direttore della fotografia Andrew Laszlo

Libro: Amazon
Film: IMDb | Trailer

Sly è ancora la cura

18/12/2011 | news | di Nanni Cobretti

La prima immagine da Bullet to the Head, l’attesissima collaborazione fra Sly e Walter Hill, vorrebbe corromperci stimolando dolci ricordi:


E ci riesce.

Facendo il punto della situazione: Bullet to the Head, tratto da una graphic novel, narra le avventure del killer prezzolato “Jimmy Bobo” (Stallone Sylvester di anni 65) che si unisce a un giovane detective di New York (Sung Kang, anni 39, Ariete) per trovare i responsabili di una serie di omicidi che hanno colpito entrambi sul personale. L’indagine li portera dai vicoli di New Orleans fino ai corridoi del potere a Washington, dove (da qui in poi invento selvaggiamente io) incontreranno i vecchi amici della Gang dell’Ascia capeggiati da Nixon in persona. Nel cast anche il buon Jason Momoa (che ce lo vedo bene come giovane Brian Thompson) e il grandissimo Christian Slater (Nixon?).
Uscita prevista ad aprile.

The Expendables 2: silenzio in aula, comincia l’appello

15/12/2011 | news | di Nanni Cobretti

Stallone: presente
Statham: presente
Li: presente (è ancora un uomo)
Lundgren: presente
Crews: presente
Couture: presente
Le orecchie deformi di Couture: presenti
Norris: presente (tutti in piedi)
Willis: presente
Hemsmws… chi???
Van Damme: presente
Schwarzenegger: presente
Adkins: fuori a fumare, probabilmente
Cage/Travolta: non confermati
Figa: rigorosamente assente.

Inizio a rendermi conto che certi paroloni li avevo spesi tutti per il primo film.
Vallo a sapere che sarebbero stati in grado di farne uno più grosso.
Mi regolerò in qualche modo.
Nel frattempo, godetevi le prime immagini in movimento dell’equivalente in celluloide dell’Arca dell’Alleanza:

Nessuna nuova rece oggi, dedichiamocelo tutto a sospirare e raccontarci storie e aneddoti dell’epoca d’oro del cinema americano davanti a un caminetto e a un buon bicchiere di whisky.

È tutto vero. Ancora non ci credo.

Obblighi per l’arredamento: The Expendables 2

19/11/2011 | consigli per l'arredamento | di Nanni Cobretti

A voi l’unico poster al mondo dove quella donna lassù SI DEVE LEVARE DAL CAZZO (a proposito, chi minchia è? Subito ho pensato che fosse Jet Li con la parrucca. O è Jet Li con la parrucca? I credits in basso non svelano l’inghippo…)