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Arriva Science + Fiction 2009! E si porta dietro Shadow!

19/11/2009 | news | di Nanni Cobretti

science + fiction

Cosa farà mai Science + Fiction? Farà TrentaSaw anche quello?
Inside jokes semi-incomprensibili a parte, dal 22 al 28 novembre si svolgerà in quel Trieste (Italia) un festivalino horror e sci-fi dal programma mica da ridere.
Partiamo dagli ospiti stranieri, due vere e proprie leggende che non hanno bisogno di presentazioni: uno si chiama Roger Corman, e l’altro Christopher Lee.
E poi le anteprime, tra cui spicca la prima occasione per vedere finalmente in patria il film italiano più importante della stagione, ovvero Shadow di Federico Zampaglione (altro ospite), a cui noi abbiamo predetto tante cose belle che se non succedono vengo a suonarvi il campanello uno ad uno e vi faccio una ramanzina che non ve la scordate più, perchè non solo è un film che merita in sè, ma è anche un’occasione per mandare ai produttori e distributori italiani uno dei messaggi che più ci stanno a cuore in assoluto: “ne vogliamo altri tipo questo, grazie”.
Poi c’è Moon, di cui vi abbiamo già parlato. Poi c’è The Children, di cui vi abbiamo già parlato. Poi c’è Valhalla Rising, di cui vi abbiamo già parlato. Poi ci sono Banlieu 13 – Ultimatum e Infestation, di cui vi abbiamo già parlato. Poi c’è Carriers… di cui vi parlerò prestissimo perché l’ho già visto al FrightFest di Halloween. Insomma: siamo indubbiamente troppo avanti, e non potreste desiderare elementi migliori per farvi un’idea.
Poi ci sono una manciata di chicche asiatiche, come l’attesissimo Goemon di Kazuaki Kiriya, e la trilogia completa di 20th Centur Boys.
E poi c’è una leggenda tutta nostrana, Enzo G. Castellari in persona, che presenterà un double bill da urlo composto da Fuga dal Bronx e Quel maledetto treno blindato, che se vi volete bene non ve lo perdete. E che intanto preoccupiamoci di fare un passo alla volta e resuscitare l’horror, ma ricordiamoci anche che questo signore trent’anni fa sapeva fare degli action coi controcoglioni.
E ci sono un mucchio di altre cose per le quali vi rimando al programma sul sito ufficiale.
Andate, e fate il vostro dovere.

The Children: e chi ci pensa ai bambini?

15/04/2009 | recensioni | di Nanni Cobretti

the childrenSi fanno troppi pochi horror sui bambini.
Io ad esempio su così due piedi riesco a pensare solo a Il villaggio dei dannati, Il presagio, e al vecchio cult spagnolo Ma come si può uccidere un bambino? (semi-scopiazzato da Stephen King per Grano rosso sangue). E considerando che nei primi due la genesi aliena o diabolica rendeva le cose troppo facili (i pischelli si limitavano a fare facce losche e non si sporcavano le mani), il film di Serrador del ‘76 rimane a mio avviso quello che finora ha sfruttato meglio le potenzialità del genere. Non parlatemi di quella cosaccia con Macaulay Culkin e Frodo.
Insomma, The Children è un’inglesata che si propone di aggiungere una tacca su un sottogenere che alla fine dei conti ha ancora strade inesplorate.
Si parla di due famiglie di amici borghesucci che si ritirano con mocciosi al seguito a passare le vacanze di Natale nella loro casetta di campagna. Appena arrivati, uno dei nanerottoli infami si becca un misterioso virus che gli accende lucidi istinti violenti; poco alla volta contagia anche gli altri della caotica marmaglia, e insieme attentano silenziosamente ma inesorabilmente alla vita dei propri genitori.
Ora, vista soprattutto la premessa indovinatissima, il risultato dell’opera di Tom Shankland (tanta tv e il recente W Delta Z) lascia onestamente un po’ di amaro in bocca.
È davvero ottimo nella costruzione di un’atmosfera di normale quotidianità, di personaggi credibili, e nel graduale evolversi della situazione che per tantissimo rimane splendidamente losca ed enigmatica. La mano è raffinata e le prime malefatte tirano la giusta bastonata nei denti che ti aspetti.
Ma sul più bello gli manca il coraggio del guizzo malato che faccia esplodere come si deve tutto il potenziale horror che i presupposti promettevano, confidando invece in un personaggio annacquante come la sorella adolescente, e sorvolando su quella che era la questione più interessante (”ma come si può ammazzare il proprio figlio?”) in favore di una soluzione “action” piuttosto indiana e convenzionale.
Rimane comunque uno sforzo ammirevole, con una prima parte più che sufficiente a traumatizzare i più sensibili e almeno un paio di scene che valgono da sole il prezzo del biglietto.
Avanti così.

non mi frega se è omicida, la compro *_*

non mi frega se è omicida, la compro *_*

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