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I Mercenari: Steve Austin in “The Stranger”

11/08/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

Vogliamo mettere le cose in chiaro?
Se tu hai come protagonista del tuo copione il signor Steve Austin detto “Stone Cold” NON PUOI tentare di fare il film serio. NON PUOI. Non puoi mettere scene dove lo costringi ad esprimere sentimenti che non siano a) la rabbia oppure b) l’incazzatura feroce. È inutile. Non le sa fare. È uno che nella vita, per oltre dieci anni, e con enorme successo, ha fatto di mestiere quello che si presentava su un ring della WWE bevendo due birre contemporaneamente e poi procedeva a pestare avversari come se fossero un terreno da pareggiare urlando “Austin 3:16 says I just whooped your ass!“. I bestioni che sanno recitare esistono: penso a Michael Clarke Duncan, oppure… ho già detto Michael Clarke Duncan? Insomma, Steve Austin no. Prendi quelle pagine di sceneggiatura e buttale. Devi assolutamente dire che ha un dramma interiore? Fallo prendere a cazzotti un sacco da palestra, o il muro. Devi dimostrare che è un buon padre di famiglia? Fagli tirare fuori dal portafoglio la foto della figlia di 5 anni e fagli fare la faccia incazzata feroce perché È MORTA. Deve sedurre una donna? Macheccazzo dici?? Ma sei sicuro di aver scritto un film d’azione?

the stranger

Un lampante esempio di versatilità

Ma queste chiacchere sono un pochetto fuori contesto. C’è che quando si tratta di film low budget che hanno come protagonista un non-attore come Stevie, io ho regole di fruizione sulle quali non transigo: durante le scene di raccordo mi distraggo – stiro, rammendo, leggo la guida tv, scambio due chiacchere con la mia dirimpettaia 64enne; se quando torno a voltarmi verso il monitor non capisco cosa sta succedendo, significa che c’è troppa trama.
The Stranger ha troppa trama.
E non solo.

Cinque segnali inequivocabili che The Stranger non è stato scritto pensando a Steve Austin:
1) lo catturano, in più di un’occasione
2) non deve sedurre, ma addirittura intenerire una donna (gnocca, ma sempre vestita)
3) c’è una scena in cui Steve punta la pistola alle spalle di Adam Beach, e quest’ultimo pensa che sia plausibile cercare di coglierlo di sorpresa girandosi di scatto e tirandogli una mozzarella in faccia
4) le persone gli parlano come se non avesse un collo largo quanto l’oblò di una lavatrice
5) alla fine, l’avversario più grosso con cui si è scontrato rimane Adam Beach.

E alla fine, nonostante tutto, intuisco dove si voleva andare a parare.
Nell’86 Schwarzenegger si beccava una sottospecie di James Bond? E allora nel 2010 a Steve Austin tocca fare il fottuto Jason Bourne che perde la memoria, dimentica di essere un wrestler alto due metri, e le prende a destra e a sinistra da chiunque finché nel finale non si sveglia ma, invece di armarsi di tutto punto e ammazzare tutti sulle note di Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd, deve accontentarsi di tirare due piadine in faccia a quell’impiegato bancario che è il già troppe volte citato Adam Beach.
Jason Bourne. Rendetevi conto.
Dentro a Steve Austin ce ne stanno almeno due di Matt Damon.
Anche due e mezzo.
Qualcuno lo salvi.

"Io vi ho chiesto uno tipo Matt Damon e voi mi date lui?"

"Io vi ho chiesto uno tipo Matt Damon e voi mi date lui?"

DVD-quote

“Uno dei film più tristi che io abbia mai visto”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Anteprima FF10: The Tortured

30/07/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

Quando l’horror sconfina nel fascinema. Craig (Jesse Metcalfe) e Elise (Erika Christensen) sono belli, giovani e felici. Sono entrambi ben pettinati, hanno una bella casettina in periferia e un bambino biondissimo. Peccato per loro che al mondo ci sia gente brutta. Gente come Bill Moseley. Avete presente Bill Moseley? Immagino di sì, altrimenti non saresti qui. Provate a indovinare che parte interpreta il vecchio Bill. Ovviamente fa la parte del pazzo assassino maniaco sessuale pedofilo con i capelli unti e la fazza da pazzo. Che rapisce (e uccide) il fanciullo della giovine coppia. I quali giustamente a questo punto si disperano e soffrono. Ma che poi, nel momento in cui la giustizia non punisce adeguatamente il killer,  s’incazzano come degli sharktopus. A questo punto la soluzione sembra essere solo una. Ovvero rispondere alla domanda: “How far would you go?”. Quanto in là ti spingeresti per placare la tua sete di vendetta? Se vi capitasse il culo di mettere le mani sull’omicida di vostro filgio, cosa fareste? Se avete la pazienza di seguirmi e visionare tutti i 141 secondi di trailer, vi potete fare un’idea di cosa sceglieranno i due simpatici coniugi.

Che dire? Il plot non è dei più nuovi e, se chiedete a chi scrive, dei più affascinanti. Certo, c’è il vecchio Otis B. Driftwood, garanzia di cattiveria e faccette disgustose, ma lo sbandierare “dai produttori di Saw!”, non mi sembra un biglietto da visita sufficiente per farmi assistere a 90 minuti di torturine e problemini di coscienza. Anche perché il tutto sembra poi riconoscibile solo nel montaggio accazzo e nella maschera da gas che campeggia anche nella locandina. Il regista Robert Lieberman ha fatto tanta telvisione e un titolo come The Stranger. Ma state attenione! Non stiamo parlando del film con Liv Tyler contro quelli con la maschera, ma di un action con Steve Austin che piglia 4,8 su IMDB. Che palle, no?