Vogliamo mettere le cose in chiaro?
Se tu hai come protagonista del tuo copione il signor Steve Austin detto “Stone Cold” NON PUOI tentare di fare il film serio. NON PUOI. Non puoi mettere scene dove lo costringi ad esprimere sentimenti che non siano a) la rabbia oppure b) l’incazzatura feroce. È inutile. Non le sa fare. È uno che nella vita, per oltre dieci anni, e con enorme successo, ha fatto di mestiere quello che si presentava su un ring della WWE bevendo due birre contemporaneamente e poi procedeva a pestare avversari come se fossero un terreno da pareggiare urlando “Austin 3:16 says I just whooped your ass!“. I bestioni che sanno recitare esistono: penso a Michael Clarke Duncan, oppure… ho già detto Michael Clarke Duncan? Insomma, Steve Austin no. Prendi quelle pagine di sceneggiatura e buttale. Devi assolutamente dire che ha un dramma interiore? Fallo prendere a cazzotti un sacco da palestra, o il muro. Devi dimostrare che è un buon padre di famiglia? Fagli tirare fuori dal portafoglio la foto della figlia di 5 anni e fagli fare la faccia incazzata feroce perché È MORTA. Deve sedurre una donna? Macheccazzo dici?? Ma sei sicuro di aver scritto un film d’azione?

Un lampante esempio di versatilità
Ma queste chiacchere sono un pochetto fuori contesto. C’è che quando si tratta di film low budget che hanno come protagonista un non-attore come Stevie, io ho regole di fruizione sulle quali non transigo: durante le scene di raccordo mi distraggo – stiro, rammendo, leggo la guida tv, scambio due chiacchere con la mia dirimpettaia 64enne; se quando torno a voltarmi verso il monitor non capisco cosa sta succedendo, significa che c’è troppa trama.
The Stranger ha troppa trama.
E non solo.
Cinque segnali inequivocabili che The Stranger non è stato scritto pensando a Steve Austin:
1) lo catturano, in più di un’occasione
2) non deve sedurre, ma addirittura intenerire una donna (gnocca, ma sempre vestita)
3) c’è una scena in cui Steve punta la pistola alle spalle di Adam Beach, e quest’ultimo pensa che sia plausibile cercare di coglierlo di sorpresa girandosi di scatto e tirandogli una mozzarella in faccia
4) le persone gli parlano come se non avesse un collo largo quanto l’oblò di una lavatrice
5) alla fine, l’avversario più grosso con cui si è scontrato rimane Adam Beach.
E alla fine, nonostante tutto, intuisco dove si voleva andare a parare.
Nell’86 Schwarzenegger si beccava una sottospecie di James Bond? E allora nel 2010 a Steve Austin tocca fare il fottuto Jason Bourne che perde la memoria, dimentica di essere un wrestler alto due metri, e le prende a destra e a sinistra da chiunque finché nel finale non si sveglia ma, invece di armarsi di tutto punto e ammazzare tutti sulle note di Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd, deve accontentarsi di tirare due piadine in faccia a quell’impiegato bancario che è il già troppe volte citato Adam Beach.
Jason Bourne. Rendetevi conto.
Dentro a Steve Austin ce ne stanno almeno due di Matt Damon.
Anche due e mezzo.
Qualcuno lo salvi.

"Io vi ho chiesto uno tipo Matt Damon e voi mi date lui?"
DVD-quote
“Uno dei film più tristi che io abbia mai visto”
Nanni Cobretti, i400calci.com



