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Anteprima FF10: The Tortured

30/07/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

Quando l’horror sconfina nel fascinema. Craig (Jesse Metcalfe) e Elise (Erika Christensen) sono belli, giovani e felici. Sono entrambi ben pettinati, hanno una bella casettina in periferia e un bambino biondissimo. Peccato per loro che al mondo ci sia gente brutta. Gente come Bill Moseley. Avete presente Bill Moseley? Immagino di sì, altrimenti non saresti qui. Provate a indovinare che parte interpreta il vecchio Bill. Ovviamente fa la parte del pazzo assassino maniaco sessuale pedofilo con i capelli unti e la fazza da pazzo. Che rapisce (e uccide) il fanciullo della giovine coppia. I quali giustamente a questo punto si disperano e soffrono. Ma che poi, nel momento in cui la giustizia non punisce adeguatamente il killer,  s’incazzano come degli sharktopus. A questo punto la soluzione sembra essere solo una. Ovvero rispondere alla domanda: “How far would you go?”. Quanto in là ti spingeresti per placare la tua sete di vendetta? Se vi capitasse il culo di mettere le mani sull’omicida di vostro filgio, cosa fareste? Se avete la pazienza di seguirmi e visionare tutti i 141 secondi di trailer, vi potete fare un’idea di cosa sceglieranno i due simpatici coniugi.

Che dire? Il plot non è dei più nuovi e, se chiedete a chi scrive, dei più affascinanti. Certo, c’è il vecchio Otis B. Driftwood, garanzia di cattiveria e faccette disgustose, ma lo sbandierare “dai produttori di Saw!”, non mi sembra un biglietto da visita sufficiente per farmi assistere a 90 minuti di torturine e problemini di coscienza. Anche perché il tutto sembra poi riconoscibile solo nel montaggio accazzo e nella maschera da gas che campeggia anche nella locandina. Il regista Robert Lieberman ha fatto tanta telvisione e un titolo come The Stranger. Ma state attenione! Non stiamo parlando del film con Liv Tyler contro quelli con la maschera, ma di un action con Steve Austin che piglia 4,8 su IMDB. Che palle, no?

The Butcher. E ti ricordo così: in soggettiva e con la maschera di porco

15/07/2010 | recensioni | di Bongiorno Miike

“e dopo che Cicciolina, Dolores, Wim, Casanova, Luotto, mio cugino, il fruttivendolo e quel tipo lì che passava che non so come si chiama ma mi stava simpatico perché aveva la maglietta degli Impaled Nazarene hanno scelto i film da recensire è il turno del nostro Mikeeeeeee. Allora Miike, cosa vuoi recensire?”

“Beh Nanni, pensavo a…”

“Bene Miike puoi scegliere tra il pacco A, B o C”.

“Ma io Nanni avrei voluto recensire….”

“Ah Ah Ah, che sagoma il nostro Miike… un bell’applauso… Allora Miike, quale pacco vuoi? Ti avviso però… uno di questi è un horror love comedy con Jude Law e Kate Moss. Ah! Ah! Ah! Atttttento Miike…”.

“Prendo il C”

“bravo il nostro Miikeeeeeee, un bell’applauso! Ora vediamo a cosa hai rinunciato! Scatola A: Penance! Basato su una storia vera! Con Tony Todd e Michael Rooker! Scatola B: EYEBORGS con ADRIAN PAUL e DANNY TREJO!”

[Miike inizia a sudare]

” Eh! Eh! Caro Miike mi sa che anche questa volta ti tocca… ma…. attenzione! è arrivata una chiamata! Ci avvisano che abbiamo anche un pacco D!!! Allora Miike, vuoi fare cambio?”

“Si! Si! Si! Subito!”

“Ok Miike… il tuo pacco contiene… un po’ di atmosfera maestro Mazza… contiene…. THE BUTCHER! L’Horror Coreano così scioccante che è stato censurato anche nel paese d’origine! Un bell’applauso! Sei contento?”

“‘nzomm….”

Fine dell’introduzione

dei piedi

dei piedi

Allora:

Sei in uno squallido capannone insieme ad altre quattro persone. Una è tua moglie. Sei legato e imbavagliato. Anche loro lo sono. Hai uno strano caschetto in testa. Anche gli altri ce l’hanno. Non sai perché sei lì, non sai cosa ti succederà. Entrano due persone. Uno si fa chiamare il regista, l’altro è evidentemente il suo aiutante. Parlano tra di loro e ti riprendono. Nominano una fantomatica “superstar”.

Portano via qualcuno. Rumore di motosega, urla. Lancinanti. Vai nel panico. Portano via anche te e tua moglie. Vi legano a due sedie in un’altra stanza e vedi finalmente la superstar. È grosso, massiccio, indossa una maschera e un grembiule. Sangue ovunque. È tempo di morire. Game over.

Lo so, sono cattivo e vi ho tratto in inganno: avete pensato fossero i primi cinque minuti della pellicola eh?! Ingenui… Quello qui sopra è un maxispoilerone con gardol. Perchè The Butcher è proprio tutto qui.

Torture porn?

Per diamine: SI!

E ci piace?
Mah.

Se un tempo c’era la corsa a chi lo faceva più costoso, oggi quello che ce l’ha più lungo è quello che spende meno.

Credetemi: è normale andare in un bar di registi e sentire, al bancone (mentre in sottofondo un pianista accenna qualche nota di Ritz Ortolani) discorsi come: “eh… io c’ho speso 100mila” “dilettante io ce ne ho spesi solo 20mila”, “io quindici”.

Poi arriva il solito orientale che fa lo splendido e dice “io l’ho girato nel tempo libero, l’ho fatto montare a Stevie Wonder (è con quello ci ho fatto la locandina) e ho realizzato gli effetti speciali utilizzando lo Spectrum Sinclair che avevo in soffitta vicino alle pelli di vacca e alla palla strobo. Totale trentacinque euro, venti centesimi e una gomma da masticare”

Questo The Butcher non è da meno: non so quanto abbia speso Jin Won Kim per il suo film (non lo linko non tanto per pigrizia quanto perché non c’è su IMDB) ma credo che con quei soldi ci si potesse comprare al massimo una Panda Amaranto usata del ‘90.

Tuttavia, e prendo in prestito per un attimo una meravigliosa espressione di Wim che da sempre ha il dono della sintesi e e anche quello di una moglie, il film per una volta non fa schifaccio al cazzaccio: quel poco che ha se lo spende bene senza sperperarlo in licenze di After Effects e Stevie Wonder.

delle mani

delle mani

Ma allora, cioè…. preso singolarmente e senza confronti… ci piace?
Boh.

Diciamo che è una pellicola che ha una buona idea e non la sviluppa limitandosi a girarci intorno per un 80 minuti salvo poi fare una chiusa molto emozionante à la Pak (che non è un regista ma il suono che fa la mano di Nanni sul mio coppino tutte le volte che gli dico che adoro Old Boy).

L’idea buona è: prendi una donna (ma anche un uomo). Trattala male. Falla soffrire per ore e riprendi tutto in soggettiva.

Eh si carissimi: È TUTTA SOGGETTIVA.

Compreso un congiungimento in sodomizia (che vince a mani basse il premio: ciò che non avrei mai voluto vedere e che invece ho visto e che per un po’ non mi scordo più).

Lo si potrebbe definire piano sequenza, ma data la caratura, il numero degli attori e la qualità del movimento della macchina da presa, io lo definirei più che d’altro un P.O.V.

Ok, va bene la soggettiva e il piano sequenza…. ma ci piace?
Eh.

Dicevo, l’idea è buona ma non è sviluppata, il che è una cosa che va a gusto personale.

Io preferisco una buona idea che non viene sviluppata a una buona idea che viene sviluppata in vacca. Nel caso di The Butcher la sensazione è che si siano presi i primi 10 minuti di un torture porn e li si sia allungati fino a farci i canonici 90.

Dovendo definirlo direi che è tipo la seconda metà del secondo tempo di Hostel che Eli Roth avrebbe sempre voluto girare se solo c’avesse avuto delle idee.

dei piedi e delle mani

dei piedi e delle mani

È violentissimo allora, quindi ci piace?
No.

Cioè, non è violentissimo ma è PIU’ violento (rispetto a certa robetta approvata dal MOIGE con Sarah Thompson). Tanto da essere censurato? No. Tanto da farti stare male? No.

Tanto da essere considerato un torture porn fatto in maniera decente?

Si. Decisamente si.

E quindi, tirando le somme, ci piace?

Si. Magari tenendo le chiappette strette ma si, ci piace.

Rispetto alle ultime cose che ho visto, siamo almeno TSSP (tre spanne sopra a Peli).

DVD QUOTE

La seconda parte del secondo tempo di Hostel che Eli Roth avrebbe sempre voluto girare.

Bongiorno Miike, i400calci.com

Unthinkable: sai H, anch’io ho sguazzato nel pacifismo un tempo.

01/06/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Volevo riportare alla vostra memoria quel bel momento in cui il ministro Calderoli s’è fatto vedere in televisione con una maglia della salute con delle vignette “satiriche” sull’Islam. Vi ricordate? Che simpatia. A Bengasi nei giorni successivi si son sbellicati dalle risate. Undici morti e una cinquantina di feriti. Calderoli quando ha fatto vedere la maglietta in televisione aveva questa faccia qui.

Segnalate nei commenti che didascalia vorreste mettere: ricchi premi alla più bella!

Segnalate nei commenti che didascalia vorreste mettere: ricchi premi alla più bella!

L’altro giorno ho viusto Unthinkable. Siccome sono una personcina a modo a cui piace informarsi ho cercato delle notizie sull’internet sul film in questione. Ho trovato una marea di gente tutta preoccupata. Addirittura sulla pagina wiki si legge: “It’s an offensive effort to make a movies that can have big amplifications on the stability of the international peace based on nothing but an imaginative fictional source“. Insomma, si parla di un film che potrebbe addirittura minare la stabilità e la pace mondiale… Ci si preoccupa che Unthinkable possa portare qualcuno a pianficare attentati terroristici. Esagerato? Plausibile? Non è ho la più pallida idea. Certo che è uno dei più grossi pugni nello stomaco che io abbia mai visto.

It's supereffective!

It's supereffective!

Unthinkable inizia come uno di quei film di spionaggio in cui si vede della gente vestita in modo molto elegante che parla al telefono con i vertici di qualche intelligence. Carrie Anne Moss è a capo di una squadra antiterrorismo che non ha quasi un cazzo da fare. Indagano un po’ qui e un po’ lì, hanno un po’ di sospettati, ma nulla di grosso. Ed è un bene. Non solo perché vuol dire che non ci sono tante minacce in giro per il mondo, ma anche perché uno della squadra è Brandon Routh. Non so voi, ma a me a pensare che Brandon lavora per la mia salvaguardia… non mi fa stare tanto tranquillo.

Cavolo, una macchina blu!

Cavolo, una macchina blu!

Sfortunatamente però le cose si mettono subito male. Michael Sheen è un cittadino americano convertito all’Islam. Ex militare USA, l’uomo ha nascosto tre ordigni nucleari in tre città. Ha girato un video in cui dichiara l’intenzione di far esplodere le bombe a meno che le sue richieste non vengano esaudite e l’ha spedito a tutte le testate giornalistiche in giro per il Paese. Qui comincia una breve parte che è un po’ la mia prefe nei thriller spionistici. Gente che parla con fare risoluto al telefono con alti dirigenti di qualche agenzia di Intelligence supersegreta. Tutti al telefono per dieci minuti. Oppure, e qui è proprio il massimo della vita, gente che cammina spedita, entra negli uffici del capo senza bussare e lo trova al telefono. Sguardi preoccupati. “Scusa, ti devo richiamare…”. E poi tutti si parlano bisbigliando e senza muovere un muscolo facciale. “Quest’uomo ha avuto contatti con separatisti russi che gli hanno fornito il plutonio con cui ha fabbricato gli ordigni, agente Brody. Abbiamo quattro giorni per trovare una soluzione”. Frasi del genere recitate come se si stesse leggendo l’elenco del telefono. Bellissimo. Sfortunatamente questa parte dura poco. Poi Unthinkable diventa un fottutissimo film dell’orrore.

Adesso chiamo qualcun altro poi ti richiamo e ti dico delle cose importantissime.

Adesso chiamo qualcun altro poi ti richiamo e ti dico delle cose importantissime.

Mentre tutti pensano che il terrorista sia a piede libero, l’uomo è già stato arrestato ed è in mano ai militari. Nessuno lo sa, ma Michael Sheen è legato ad una sedia in un edificio abbandonato. A questo punto basta farsi dire dove ha nascosto le bombe e il gioco è fatto. Domanda: secondo voi i militari come fanno a farsi dare delle informazioni da un terrorista che ha piazzato tre bombe nucleari? Risposta: prima glielo chiedono. Poi chiamano H. E lì sono cazzi. H è Samuel L. Jackson. H è un esperto in torture. Si mette un camice verde e, con il beneplacito di militari, capi di stato, gente che conta, taglia le dita con un’accetta alla gente. E qui, tutti sconvolti. Oddio, ma non è possibile che noi civilissimi cittadini dalla parte del bene permettiamo a un uomo di torturarne un altro! Ma l’indignazione dura poco e, tra un’esame di coscienza e l’altro, alla fine ci si lascia convincere che attaccare degli elettrodi alle orecchie di qualcuno per friggergli la fazza può essere una buona idea. Certo, non è una bella cosa. Ma funziona?

Spoiler: rimpicciolire il pene dei terroristi non funziona.

Spoiler: rimpicciolire il pene dei terroristi non funziona.

Una volta finita la parte in cui tutti parlano al telefono, Unthinkable diventa un estenuante torture porn girato quasi esclusivamente in una stanza. Stavo per scrivere che è un film violentissimo dal punto di vista psicologico, ma anche a livello fisico non scherziamo. Sangue ce n’è, e in più c’è Samuel L. Jackson. Che fa veramente paura. Lui fa il suo lavoro, non gliene frega un cazzo dei motivi, delle cause, delle implicazioni politiche o morali. Il suo compito è spezzare chi ha di fronte ed è molto bravo a farlo. E non è uno bello spettacolo anche per noi che guardiamo. Lo script di Peter Woodward è una bomba: non solo il tutto nasconde un ragionato meccanismo ad orologeria che soddisfa la parte thriller del film, ma ha anche risvolti – mi si perdoni – filosofici di una certa importanza. Non solo, ovviamente, “chi è adesso il mostro?”, ma anche una serie di domande più spinose. Domande che hanno a che fare con l’accettazione della violenza, l’idea di sacrificio e la salvaguardia della propria moralità. E la cosa bella è che in Unthinkable le domande rimangono domande. Per una volta, deo gratias, ci vengono risparmiate le risposte (SPOILER: se escludiamo la parte in cui la moglie di Samuel L. Jackson racconta la sua storia).

Mano legata a un tavolo + accetta = brutto segno.

Mano legata a un tavolo + accetta = brutto segno.

Samuel L. Jackson sfrutta la sua immane coolness per dare vita a un personaggio che all’inizio è figo come Mr. Wolf, ma che verso la fine ti fa venire voglia di vomitare. Una prova d’attore veramente coraggiosa. Dall’altra parte c’è Michael Sheen che è bravo anche con un cappuccio in testa. In mezzo Carrie Anne Moss che ti va venire voglia di uralre MILF e che sembra la versione mora di Juliet di Lost. Se lo vede Anselma dell’Olio succede un macello.

DVD-quote suggerita:

Un fottutissimo horror. Filmone.  ”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

The Collector: post con “torture porn” tra i tags

26/04/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai
Juan Fernández con la maschera

Juan Fernández con la maschera

Vi ricordate In Hell? Che incredibile capolavoro. Jean-Claude Van Damme diretto da Ringo Lam in un film girato nel 2003 in un carcere in Bulgaria e scritto tra gli altri dal messicano Jorge Alvarez (che di lavoro fa il tecnico del suono). Mi viene da piangere a ripensarci, a In Hell. L’ho visto da solo in un multisala di Milano. Il resto del pubblico era composto da gente che poteva tranquillamente fare una comparsata nel film. Se non l’avete visto sappiate che siete dei “guappi ‘e cartone” e che ci fate venire il magone. I 400 Calci esiste anche e soprattutto per film come In Hell. In quel bellissimo film la parte della puttana del carcere, ovvero l’uomo travestito da donna con problemi di droga che aiuta almeno in due sequenze il protagonista, era intepretata da Juan Fernández. Se i casi della vita un giorno mi porteranno a dirigere un film, la primissima cosa che farò sarà di chiamare Juan Fernández. No Juan, no film.

Juan senza maschera che fa la soccola

Juan senza maschera che fa la soccola

Cazzo, ma non vi viene una voglia matta di vedere tutti i film con Juan Fernández? Ve ne consiglio uno io (anche se non gli si vede mai la faccia perché ha sempre indosso una maschera piuttosto inquietante): The Collector. ve ne avevamo anche già parlato. È il frutto dell’incontro di due menti magnifiche: Patrick Melton (sceneggiatura) & Marcus Dunstan (sceneggiatura e regia). I due, non paghi di aver messo la loro firma sugli script di pellicole come la trilogia di Feast o gli ultimi quattro episodi di Saw, hanno deciso di portare sullo schermo questa nuova perla. Sulla locandina ci viene ovviamente ricordato “Dagli sceneggiatori di Saw!“. Io avrei fatto scrivere “Una bombetta con Juan Fernández!“, ma vabbeh, non ci si può lamentare sempre di tutto. Rimane comunque una bombetta.

Tra poco per te saranno cazzi.

Tra poco per te saranno cazzi.

Storia: un ladro mosso da nobili motivazioni si intrufola in una casa. Sfortunatamente però, prima di lui nella stessa casa si è intrufolato The Collector (ovvero il nostro amico Juan Fernández). Cosa fa The Collector? Sevizia, tortura, uccide intere famiglie e poi si porta via una vittima (che immagino poi collezioni… altrimenti non mi spiego il titolo. Devo dire però che effettivamente questo punto – il collezionare – non mi è chiarissimo. Ma non è neanche importantissimo…). Tra l’altro The Collector ha anche molta fantasia. Non si limita a semplici omicidi. E no, no, no, signora mia. The Collector deve avere un cervello veramente fino perché è in grado di costruire delle trappole incredibilmente complesse e originali. Tipo che se passi in salotto tutto distratto e non vedi un filo teso ai tuoi piedi fai scattare un meccanismo tipo quelli di Willie Il Coyote e dopo una trentina di secondi di carrucole e fili e cazzi e mazzi, muori (male) con dei chiodi nella fazza. Il nostro ladro mosso da nobili motivazioni, dopo essersi reso conto di aver avuto una sfiga clamorosa nell’aver scelto proprio quella casa, decide di mettere i bastoni tra le ruote a The Collector. Senza rivelare la sua presenza nella casa, decide che vuole salvare la povera famigliola. Per cui parte una lotta tra i due fatta di appostamenti, sabotaggi di trappole, nascondoni…

Per te invece saranno cazzi tra pochissimo.

Per te invece saranno cazzi tra pochissimo.

Dopo un intro di massimo dieci minuti, The Collector ingrana la quarta e per i restanti 80 minuti non conosce un secondo uno di pausa. Patrick Melton & Marcus Dunstan sanno quello che fanno e, rispettando l’unità di tempo e di luogo, la buttano sul gatto e il topo giocandosi pure la carta torture porn (facendo anche un po’ quelli che è il loro marchio di fabbrica). Il risultato è un horror divertente, teso e molto violento. Con due bonus: un bel finale e due tette omaggio. Sarà che la visione precedente era Possession, ma averne di film come The Collector.

DVD-quote suggerita:

Torture, tracobbetti, Juan Fernández e tanto sangue! Camaun!
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer