Rubrica settimanale di colonne sonore da combattimento per caricarvi, emozionarvi o anche solo farvi battere i piedini in preparazione al weekend.
Buongiorno a tutti, qui è Nanni Cobretti che vi dà il benvenuto nell’era post-Expendables.
I dati del botteghino americano ci comunicano che nel weekend di apertura TUTTI sono andati a vedere The Expendables e NESSUNO è andato a vedere nessun altro film.
Tale risultato è perfettamente in linea con le previsioni degli esperti (noi inclusi).
Ragion per cui il mondo ha preso nota, ed ecco le prime conseguenze:
Questo è The Rock.
Lo conscete: ex-wrestler ed ex-promessa dell’action passata con eccessiva velocità ai film per bambini, recentemente tornato sui suoi passi.
Ci si lamentava che, nonostante indubbio carisma e una fama mantenuta a buoni livelli, ancora non avesse girato un vero classico. Uno di quei film che li vedi e dici “ecco, QUESTO è il film con cui voglio ricordare The Rock”. Uno di quei film che, quando le cose buttano male, ne giri un sequel e tutto torna tranquillo come prima.
The Rock non ce l’aveva.
E allora si è infilato nel franchise di qualcun altro.
Truccato come l’ex-collega Steve Austin, e insalsicciato in una maglietta che sembra poter esplodere da un secondo all’altro, quello che vedete è Dwayne Johnson (come oggi si fa chiamare) sul set del quinto capitolo della saga di Fast & Furious, apparentemente intitolato Fast Five.
Esatto: Dwayne Johnson e Vin Diesel, le due più grosse delusioni simbolo del declino dell’action di inizio millennio, dopo aver frustrato le nostre speranze preparando praticamente il terreno per il fisiologico revival dei Mercenari, si ritrovano a seguirne il concept comparendo insieme nello stesso film. Dwayne interpreta un poliziotto incaricato di inseguire Dominic Toretto, presumibilmente per scambiare con lui qualche virile carezza – o consiglio parentale.
Vorrei essere eccitato, o come minimo incuriosito, ma ci sono cose nettamente migliori ancora troppo fresche nella mia mente.
Voi che dite?
Non dirmi che hai paura del buio…
Richard B. Riddick.

Nome: Il titolo del film è Pitch Black e nulla a che vedere con il nome del mostro protagonista del film, che chiameremo quindi per comodità “Bestia”.
Chi gliel’ha dato? Con poca fantasia, sono stati i protagonisti del film, i superstiti della nave Hunter-Gratzner a inventarsi questo nome. D’altra parte penso che “Bestia” sia la prima cosa che pensi se hai la sfortuna di trovarti di fronte a un bipide con testa tricornuta, con fauci assassine, doppia coda e aculei un po’ dappertutto.

Uno piccolo schizzo da me fatto (a occhi chiusi) della Hunter-Gratzner
È colpa degli americani? Nel futuro immaginato nel film di David Twohy, il nostro pianeta sembra non passarsela troppo bene. I pochi abitanti ancora in vita della Terra si aggirano per l’universo su grandi navi spaziali, alla ricerca di nuovi pianeti da colonizzare. La Hunter-Gratzner è una nave impegnata proprio in una ricerca del genere. Sfortunatamente però, una pioggia di meteoriti fa cadere la nave su un pianeta apparentemente disabitato. Il pianeta in questione, di cui non viene fatto mai il nome, ha un’atmosfera più rarefatta della nostra – cosa che obbliga i superstiti ad aggirarsi respirando da piccole bombolette d’ossigeno – è prevalentemente desertico e ha ben tre soli che illuminano la sua superficie. Non è il luogo più ospitale del mondo, ma qualcuno prima dei passeggeri della Hunter-Gratzner ha pensato bene di stabilircisi. Facendo poi però una brutta scoperta. Il pianeta, che a causa del suo insolito sistema stellare sembra essere perennemente assolato, ogni 22 anni sprofonda in un buio forte forte a causa dell’allinearsi dei pianeti. Ed è in questa situazione che si fanno vedere in superficie gli abitanti del pianeta misterioso. Delle specie di libellulone carnivore con una testa presa in prestito a un pesce martello. Solitamente le Bestie abitano in cunicoli, grotte o anfratti. Ma quando il pianeta rimane al buio, le Bestie escono allo scoperto in cerca di cibo. Direi che la colpa dell’esistenza di questi brutti mostri è da imputare a Dio (che evidentemente però li ha creati con uno scopo. O almeno così ci hanno insegnato a pensare. Oh, se esistono le zanzare…), ma il fatto che l’equipaggio della Hunter-Gratzner vada incontro alla morte, è sicuramente colpa degli americani. Se non avessero sputtanato il nostro pianeta facendo i loro porci comodi e distruggendo ecosistemi su ecosistemi grazie a bella gente come quelli della BP, la nostra Terra starebbe anche bene. E invece siamo costretti a cercare nuovi pianeti da colonizzare. E tu, ma proprio tu mi insegni, che quando si capita sul pianeta sbagliato, sono CAZZI. E quindi è colpa degli americani. Continua a leggere »

BLUES
Nel 2000 esce Pitch Black. È il genere di finto b-movie patinato con cui la Hollywood di fine anni ’90 aveva tentato di combattere lo strapotere del blockbuster catastrofico dell’asse Bay/Emmerich/Spielberg a forza di trame spappolate ed improbabili eroi-per-cas(zz)o interpretati da attori di serie b quando va bene. Tipo Blu Profondo, Relic, Deep Rising e cose così. Il protagonista de facto di Pitch Black è la peggior testa di cazzo che abbia mai messo piede sulla via lattea, si chiama Riddick ed è interpretato dall’ancora non-molto-conosciuto Vin Diesel.
Vin Diesel diventa nel giro di subito una rockstar del cinema degli anni zezezè. Nel 2000 ha 33 anni. Ha iniziato a recitare da bambino per punizione -lo avevano beccato mentre cercava di distruggere un teatro. Ha mollato il college per cercare fortuna ad Hollywood, realizzato un film di scarso successo, fatto colpo su Spielberg e preso parte a Salvate il Soldato Ryan. Il soldato che interpreta si chiama Caparzo. Dopo Pitch Black esce pure Fast&Furious. Vin Diesel interpreta la versione pimp my ride del Patrick Swayze di Point Break, sottotesto omosessuale compreso (con dall’altra parte un cagnaccio d’attore, in entrambi i casi). Vince tutto, grazie anche al periodo magico di Rob Cohen. Diventa una specie di icona. Il suo personaggio si chiama Dominic Toretto.
Inizia a montarmi in testa quest’effetto Sly Stallone. Attore con nome ridicolo che interpreta personaggi ridicoli. Molta palestra, poche arti marziali. Inizia a montare nella testa dei personaggi coinvolti. Refuse/Resist: la presenza carismatica di Vin Diesel in qualsiasi film (anche le vaccate tipo 1 Km da Wall Street) prende a badilate la possibilità di costruire un personaggio decente addosso ad ogni altro membro del cast, tanto vale iniziare a cucirgli i film addosso come manco a Schwarzy epoca Eraser. Nel 2002 Vin e Rob Cohen ci pensano bene, la buttano in caciara e fanno uscire il film manifesto dell’action hollywoodiano anni ’00, covato da un decennio di malcelate ambizioni di coolness da criptonegri in seno allo star-system e risputato fuori con un’ansia metacinematografica che Scream al confronto sembra il terzo Nightmare (dopo ve la spiego): XXX, tipo Goldfinger ma con gli Hatebreed al posto di Shirley Bassey. Continua a leggere »
Interrompiamo per un secondo la diretta dal FrightFest (Nanni sta dormendo) e ci rimettiamo in pari con un progetto che ci sta particolarmente a cuore.

Vin Diesel ha conquistato la terra con una tripletta inappuntabile tra il 2000 e il 2002: Pitch Black, Fast&Furious, XXX. Tre capolavori che hanno avuto l’onore di un seguito quasi immediato, ma Vin ha deciso (forse saggiamente) di non voler passare la vita a far seguiti e ha deciso di buttar via due progetti e tenerne uno -diventando il re dell’universo nelle Cronache di Riddick e lasciando che gli altri progetti andassero avanti senza protagonista.
Del seguito di XXX, in qualsiasi caso, nessuno potrà mai dire abbastanza male. Spero per voi che siate riusciti a vincere la vostra curiosità morbosa e a rimanere a casa mentre proiettavano il film al cinema parrocchiale. Nel qual caso vi basti sapere che al confronto 2 Fast 2 Furious è un bel film, ma forse vi dovreste aggiornare su un piccolo dettaglio.
XXX -- State Of The Union (curiosa la traduzione del titolo: XXX -- The Next Level) è ambientato in un mondo talmente ingrato e pericoloso che Xander Cage viene fatto morire fuori scena verso il dodicesimo minuto. Una cosa tipo che Samuel L.Jackson parla con qualcun altro e gli viene detto “hanno ammazzato Xander Cage in Congo”. Libera parafrasi. Sarebbe stato tremendo già così, ma la Columbia decise ai tempi del DVD di non farci mancare niente e confezionare un corto da sbattere in mezzo ai contenuti speciali per mostrare la morte di Xander Cage. Forse si sentivano di aver fatto un torto a Vin Diesel. Alleghiamo video.
In buona sostanza un culturista pelato con il cappotto più brutto mai concepito da una fabbrica di abbigliamento (quello del primo film) si muove starnazzando tra supermodelle uscite fuori da qualche video di 50 Cent ed agenti segreti vestiti come i GI Joe, recitando battute di Vin Diesel prese dal primo XXX e andandosene a morire in un palazzo che salta in aria. La prova è il coppetto tatuato di Xander Cage che cade accanto al giubbotto di renna. Cappotto + coppetto = accoppato. In tempi più recenti Vin Diesel ha deciso di rimediare al più grosso errore della sua carriera (preferire FBI Missione Tata a due sequel di film che l’hanno reso mitico) ributtandosi sul mercato delle produzioni a catena, con una comparsata nel terzo F&F e il grandioso ritorno nel quarto episodio. Il seguito di XXX, insomma, era questione di tempo.
La cattiva notizia è che Rob Cohen l’ha rifiutato. La buona notizia è che la produzione ha ingaggiato un qualsiasi altro regista per portare a termine l’opera. XXX -- The Return Of Xander Cage, scritto da Michael Ferris e John Brancato (assoluti specialisti in trame di cui non frega un cazzo: non guardatevi la lista di quello che hanno scritto in passato, vi scenderebbe la catena), sarà diretto da Ericson Core. Ericson Core è l’operatore di Payback, F&F e Daredevil, e non ha mai diretto un film di suo. Non crediamo si possa ragionevolmente sperare in un novello Jim Muro, ma questo è quanto. Probabilmente, però, basterà il solo Vin Diesel a fare un sequel decente e a rendere definitivamente apocrifa quella merdata messa insieme da Lee Tamahori. Nessuna notizia invece in merito ad Asia Argento. Peccato, una foto in calce ci sarebbe stata anche bene.

TOUGH ENOUGH
Dirigerà John Singleton, uno che di macchine se ne intende, essendo il regista di 2 Fast 2 Furious (sounds like: di arti marziali se ne intende, ha diretto Mortal Kombat 4). Starring THE MAN, Vin Diesel insomma. Attualmente impegnato in una ferrea politica di seguiti ad ogni costo di tutta la sua roba figa -ancora in sala l’ultimo capolavoro in ordine di tempo della sua filmografia, La Effe e la Effe Quattro, e sta lavorando al terzo Riddick nonchè ad un altro XXX (che si chiamerà tipo The return of Xander Cage, curiosamente morto in una didascalia del secondo episodio). Tutto in lavorazione, e probabilmente anticipato da The Wheelman, film tratto dall’omonimo videogame*, prodotto dallo stesso Vin e messo sul mercato qualche tempo fa. La storia: un superpilota in pensione esce dal congelatore per salvare una donzella in pericolo. Parlando di Vin e donzelle a me ormai viene sempre e solo in mente l’amarone, ma in generale butta bene. Mezzo calcetto mezzo no. Poco più che una voce. Produce Paramount. Nessuna data è stata resa nota.
bonus track, del tutto a caso: Vin da Jonathan Ross.
*ma CRISTO, il film tratto dal videogame. Ve l’aspettavate che uscissero anche film guardabili quando ne avete sentito parlare la prima volta? Prossima frontiera: il film tratto dal blog. Nanni e Uwe Boll ne stanno parlando.
I 400 Calci: Miniamo subdolamente la tua identità sessuale da gennaio 2009.
Dunque, io capisco Vin Diesel, che è un grandissimo costretto a pagare scelte di carriera sfigate, ma Paul Walker?
Perché, soltanto per amore di “parti originali”, perché un pubblico di paperotti ha ormai disgraziatamente ricevuto l’imprinting con lui, ci tocca sorbirci di nuovo Paul Walker?
Quell’uomo ha una mancanza di carisma abbagliante.
Roba che in confronto Keanu Reeves pare Al Pacino.
La strana storia della saga di Fast & Furious vuole guarda caso che se da una parte il magico Vinnie abbandonò subito la barca spontaneamente in cerca di fortune migliori, dall’altra al momento di girare il terzo furono invece i produttori a segare il Paul al grido di “se ce la fa lui ce la può fare chiunque”.
E non avevano nemmeno tutti i torti: il rimpiazzo Lucas Black non era nulla di memorabile, ma aveva sicuramente più personalità, e i problemi del film erano piuttosto in una generale riduzione dell’appeal ai minimi termini che aveva richiamato al cinema soltanto i pornomani delle corse in auto. Il che era un peccato perché Justin Lin, considerando le premesse, alla regia aveva fatto un lavoro più che decoroso.
Detto questo, Mr. Lin si guadagna una meritata promozione anche per questo sequel/reboot a budget triplicato, e conferma di avere un’ottima mano.
E con ottima mano intendo scene d’azione belle tirate, veloci, spettacolari, per una volta pensate bene e poco confusionarie.
E scene di raccordo non fastidiose. Sceme e illogiche, ci mancherebbe, ma non fastidiose.
E tornando alle scene d’azione: l’iniziale rapina in corsa è un gioiellone da standing ovation.
Si può desiderare di più? Non credo.
Poi ad essere onesti Vin Diesel è visibilmente depresso e recita d’inerzia, costretto com’è a dover duettare con una sagoma di cartone a forma di Paul Walker, ma sempre meglio vederlo così che in Missione tata.
Peggio che vada, ci rimarrà per sempre il monologo di Compagnie pericolose.
P.S.: in colonna sonora anche un tamarrissimo pezzo italiano, ma non ho avuto la pazienza di stare a leggere di chi fosse