L’introduzione a Operazione Nostalgia la trovate qui.
Caro Bruce,
eccoti la recensione di Frogs. La trovi registrata su nastro magnetico. Spero che, come al solito, la sottoporrai al “Comitato Verità” per procedere poi alla consueta trascrizione e ciclostilatura. Rientrerò dagli Stati Uniti al più presto e spero che ci sarà occasione di incontrarci per guardare qualche film insieme. Sono anche molto curioso di sapere come stanno andando le riprese dell’avventura “italiana” del nostro fan cinese tuo omonimo. Già che ci sei ti chiederei, almeno finché sta da te, di ringraziarlo per avermi messo in contatto con quell’americano buzzurro (che con quel nome, Chuck, può al masssimo fare il pirata. Altro che kung fu). Senza la sua intercessione non credo che mi avrebbe lasciato la casa mentre è impegnato a Roma.
A presto
Capitan Miike
P.S.= Puoi dire al fratello di Elfman di smetterla di chiamarmi? Da quando sono arrivato non fa altro che starmi addosso per andare a vedere film insieme. Quel ragazzo è parecchio inquietante…
FROGS
ovvero
la batracoclastia del sogno americano.
Al signor Moravia questo non piacerà. Mentre la critica cinematografica “di un certo spessore” (ogni riferimento alla stazza dell’illustrissimo Guarini è puramente casuale) si fa salire la ròta dura aspettando l’ennesimo “zùblime” orgasmo creativo del Visconti, il resto del mondo guarda oltre. Il classicismo (nell’accezione più ampia del termine i cui confini vanno dai cahiers a Rossellini) ha, in termini spicci, rotto il sacrosantissimo. Mentre la critica e il pubblico impellicciato dei matinée si fanno scandalizzare dalle innocenti licenziosità del Pasolini di Decameron, nel sottobosco culturale, umido e impiastricciato ma proprio per questo floridissimo, si passa il tempo a discutere della scena dello stupro immortalata da Sam Peckinpah. Insomma, il mondo del cinema va a velocità differenti: c’è chi ha una SIMCA e chi un’Alfa. Ed è solamente la velocità che ci può salvare -facendoci andare oltre- dalla vagonata di riproposizioni, rivisitazioni, seguiti e seguitelli che stanno invadendo le sale italiane. Solo quest’anno abbiamo assistito all’uscita di sei diverse versioni del Decameron (Decameron ‘300, Decameron n° 2 – Le altre novelle del Boccaccio, Decameron n° 3 – Le più belle donne del Boccaccio, Decameron proibitissimo – Boccaccio mio statte zitto…, Le calde notti del Decameron, Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti – Decameron nº 69), tre differenti “continuavano a chiamarlo…” (Continuavano a chiamarli i due piloti più matti del mondo, Continuavano a chiamarli… er più e er meno, …continuavano a chiamarlo il gatto con gli stivali) e la nascita del cugino imbecille del Trinità di Barboni che con l’originale può spartire giusto l’onomastica d’ispirazione cattolica (Il West ti va stretto, amico… è arrivato Alleluja).
Per chi credete che siano questi film? Per chi guarda a Romero e Polanski come al futuro del cinema oppure per la sempre solerte borghesia italiana, intenta più a parlare d’affari prima dei titoli di testa piuttosto che parlare di cinema dopo quelli di coda? Lascio a voi dare risposta. Quello che preme sottolineare per affrontare questo Frogs è che il cinema sta cambiando: la politica -in senso etimologico- sta contaminando la decima musa a un livello superiore. Mentre qui in Italia il film diventa “documento” connotandosi nei pressi del giornalismo d’opinione (laddove spesso l’inchiesta è sottoposta al melodramma vedi come nel recente Il caso Mattei), dall’altra parte dell’Oceano la medesima cruda critica sociale viene veicolata attraverso opere di fantasia che, alla fine, sanno colpire più a fondo proprio perché non palesemente “schierate”. Per usare una metafora brutale ma efficace, se in Italia siamo avvezzi alle pastiglie, negli States vanno di moda le supposte.
E così un film sulle rane assassine può diventare una metafora ecologista in grado di distruggere il mito del sogno americano (succhia succhia amico Cameron). Poca cosa direte voi, ma se contestualizzata in una cultura che ha creato film come Il Gigante, è un passo avanti non indifferente. La storia della famiglia Crockett, il cui capostipite miliardario ha costruito la sua fortuna inquinando l’ambiente, che subisce l’assedio letale da parte di una serie di rettili e anfibi -tra cui, ovviamente, le rane- è la negazione dell’ideale del self made man. Anche il sogno americano, insomma, ha un limite. Sotto questo punto di vista Frogs è un lodevole tentativo di far carte quarantotto di centinaia di anni di antopocentrismo dilagante e, anzi, ha i numeri per aprire un vero e proprio filone eco-horroristico. Un filone che trova il proprio padre spirituale ne Gli Uccelli del grande Alfred Hitchcock. Già… Gli Uccelli. Se un film si chiama “Uccelli” è logico che siano gli uccelli in questione a essere minacciosi, pericolosi e i veri protagonisti della pellicola, giusto? Se un film si chiama Frogs e in locandina ha una rana che si nutre di un arto umano, ci si aspetta che le rane siano la vera minaccia dell’opera. Giusto? Per dirla in modo diverso… in un film sulle rane assassine è previsto che ci siano rane assassine? Secondo McCowan no. Seppur in Frogs le rane siano praticamente onnipresenti (primi piani di batraci gracidanti sono utilizzati cinque volte su sette come transizione tra una scena e l’altra) sono al contempo del tutto innocue. Ci sono tarantole assassine, serpenti killer, coccodrilli letali e persino furbissime iguane in grado di creare nubi tossiche miscelando componenti chimiche… ma le rane, no. Tutte obiettrici di coscienza.
C’è da ammettere, tuttavia, che nessuna delle vittime di Frogs avrebbe avuto la benché minima possibilità di sopravvivenza in un mondo fondato sul darwinismo. Il primo omicidio -a opera di ragni assassini- avviene dopo che la vittima si è accidentalmente sparata in una gamba con un fucile da caccia. Il secondo trapasso vede per protagonista un uomo che si rinchiude invece in una serra a tenuta stagna insieme ad alcuni tossicissimi barilotti di prodotti chimici (in grado di creare, se semplicemente versati a terra, una nube mortale). La terza morta invece se ne va a passeggio tra mamba e serpenti a sonagli con un paio di scarpette da tennis. Vale solamente la pena ricordare l’inutile sacrificio dell’ultrasessantenne in tuta da ginnastica che si getta letteralmente tra le fauci di un coccodrillo per combatterlo a mani nude. Di uccisioni Frogs ne inanella molte di più, quasi sempre fuori camera, quasi sempre ridicole: non le descrivo tutte in quanto credo che l’antifona sull’atmosfera generale sia chiara.
Insomma… tanto l’idea alla base di Frogs è potente, quanto la realizzazione è claudicante e incerta. In molti casi si sfiora l’imbarazzante anche a causa di una recitazione in grado di nobilitare, per comprarazione, l’espressività di iguane, lucertole e pure delle onnipresenti e gracidanti rane. L’assenza di scene davvero truculente, insieme all’abbondanza di virtù fisiche maschili degne della miglior pubblicità Same-Govi, fanno di Frogs un film consigliabile per lo più alle annoiate coppiette borghesi. Molto probabilmente la “lei” di turno non mancherà di aggrapparsi al lui scacciando, almeno in parte, la noia che immancabile giunge dopo meno di mezz’ora di visione. Nel complesso si può parlare di sicuro di un primo passo incerto e rovinoso che però segna l’inizio di un nuovo percorso. Aspettiamo qualcosa di meglio.
n.b.: le rane, se fissate negli occhi, danno una sensazione di vertigine ipnotica.
Frase da inserire nel poster suggerita
Rane gentili. Tutto il resto no.
Capitan Miike, Rivista del cinema da combattimento I 400 Calci
Oh quale gioia mi coglie in questo torrido primo pomeriggio di agosto leggendo questo tuo scritto. Audace nell’esposizione come si conviene e dai contenuti densi come tua abitudine.
Ma parlando di film dell’orrore il mio pensiero va subito alle donnine che popolano questo tipo di genere cinematografico. Esse spesso recitano in abiti succinti, a volte addirittura in sottoveste e sebbene molti critici moderni individuino la ragione principale nella scelta espressiva di rendere palese quanto si sia indifesi e scoperti davanti alla malvagità io penso che si tratti di subdole strategie di mercato. E credo anche che per la stragrande maggioranza molti critici moderni non abbiano altro modo di vedere una donna in sottoveste.
Ebbene io volevo sapere proprio questo, se le esponenti del genere femminile rendano onore al proprio sesso e si mostrino in maniera disivolta davanti alla camera da presa. Non importa se poi il film mi farà poca paura, tanto meglio, dimostreremo alle nostre accompagnatrici che i figlioli della gagliarda Italia nulla temono e quanto sia arduo farli tremare.
Ti lascio con una piccola punta di invidia, giacché abitando all’estero puoi goderti in una sala cinematografica la bella Linda Lovelace in Gola Profonda, noi qui per farcelo raccontare siamo costretti ad offrire il Bianco Sarti ogni sera all’avvocato del paese che in viaggio di affari è andato a vederlo all’ultimo spettacolo della notte.
Qui sembra che per vederlo si aspetterà un qualche annetto. Oltretevere pare che facciano grandi pressioni perché non si scandalizzi eccessivamente il popolo, nei palazzi quelle voci sono molto ascoltate in pubblico e molto ignorate in privato.
Povera Italia, governata da preti e lenoni ignoranti. E spesso non si capisce chi sia l’uno è chi l’altro che dagli indumenti.
The Frogs (Big Movie) rappresenta quel capitolo molto di moda nei ’50-’70.
Quando li animali stavano perfettamente comodi ad uso e consumo dei film’s
che mettevano in scena il mostrone di turno che mangiava tutto e tutti.
Vedere come nasce lammoda, forse serve anche:
(http://it.wikipedia.org/wiki/Assalto_alla_Terra)
Oggi sicuramente preferirei un mostro che ti mangia da dentro.
Sono forse fuori o forse dentro, forse mostro o forse felice?
http://www.youtube.com/watch?v=XHQJ3N6gtxY
(Vermi, per dire)
Insomma, meglio o peggio dei “killer tomatoes” ? :)