Mi piacciono molto i film di gente che si mena all’orientale maniera; sono grande fan dei fratelli Shaw, la cui filmografia continuo a guardare con delizia: se un film nel titolo ha le parole “mano”, “violenza”, “kung fu” e “furia”, so già che è un 5 stelle Sammontana. Mi manca però ancora tanto da imparare sulle cinematografie marziali di altri paesi, motivo per cui questo Striking Rescue, con il mitico, ma a me ancora sconosciuto, Tony Jaa, mi ha creato un tale interesse da portarmi a recuperare un paio dei suoi film più celebrati: The Protector e Ong Bak. Beh, che dire se non porca miseria che mine di film, non sapevo si potessero spaccare le ossa del corpo in così tanti modi, e invece si impara sempre qualcosa di nuovo.
Insomma, così come i400Calci mi hanno introdotto al gran cinema indonesiano di botte quale The Raid, adesso è stato il turno del beniamino del sito, Tony Jaa. Dopo aver studiato un pochino il dramma assoluto che è stata la vita dell’ex-stuntman (fughe nella giungla, in monasteri, svariate produzioni americane di merda), ho visionato Striking Rescue, film del 2024 adesso finalmente approdato in Italia, e devo dire che Jaa fa un ritorno in una dimensione molto più sua, tornando a far temere a tutti le sue devastanti gomitate in fazza. SIGLA!
Il film si apre con una sequenza di allenamento spaziale che ci ricorda le migliori mosse di Jaa all’apice della sua carriera. Dopodiché, sapendo che ormai l’attenzione dei fan è catturata, il regista ci spara un terribile flashback con tanto di filtro Twilight. È la famigerata scena “della moglie morta”, ovvero quella che dà la giusta motivazione al protagonista del film per mettere in azione gli eventi e soprattutto andare a menare la gente. Una goccia di sudore freddo lungo la schiena: dopo un intro con i controcazzi in cui Tony Jaa ci mostra di avere ancora tanto da dare, il seguito è proprio questo? Mi sorge il dubbio che il regista del film sia un grande fan dei film di Jaa, ma che non abbia tutto questo talento da dare alla forma cinematografica.
E, infatti, il film sceglie di mettere in azione 7 sottotrame, tra cui anche una emotiva di cui non fotte una sega a nessuno. Come dice Quantum nella recensione di The Protector 2, queste trame eccessivamente arzigogolate (guardate che bell’aggettivo che vi ho messo) partono da un “complesso nei confronti di Hollywood che ti porta a riempire un film di inutili cazzate per giustificare una serie di combattimenti che non avevano alcun bisogno di essere giustificati”. Non avrei saputo dirlo meglio e, purtroppo, anche ad anni di distanza da The Protector 2, anche Striking Rescue prova per una becero motivo a fare la stessa cosa. Praticamente Ben, interpretato da Jaa, è un veterano esperto di Muay Thai che va alla ricerca di chi ha ammazzato la sua famiglia, Jason He, un signore responsabile ma che sembra avere inciuci con il mondo della droga. Purtroppo un cattivone con tanto di sigaro e panciotto arriva prima di lui e lo rapisce, e Ben, in un atto di altruismo, salva sua figlia Tina.

Perché cari miei, altro che elefanti, qua la materia familiare di Jaa si è evoluta: nell’intro flashback mieloso, infatti, sua figlia muore, ma guarda che culo, Tina è circa della stessa età. E, parallelismo parallelismo, il padre cattivo coinvolto con la malavita sta perdendo emotivamente la figlia, che, come ci hanno insegnato tutti i film degli ultimi 10 anni che ci ficcano in ogni orifizio la tematica “genitore-figlio”, è sempre la cosa peggiore. Insomma, ancora non c’è ombra di Jaa che spacca di botte qualcuno; in compenso, il regista ha inserito una scena di inseguimento alla Figli degli uomini (con pessimi effetti speciali e tagli molto visibili) e tizi che attaccano da tutte le parti con accette, pistole e machete. Quest’ultima cosa mi ha reso felice, per lo meno: niente supererà mai i machete come arma figa, mi spiace. A proposito di accette, la quota femminile di questo film (oltre alle figlie perse) è una punkettara pazza con gli occhiali rossi e, appunto, le accette. Un misto tra Gogo Yubari di Kill Bill vol. 1 e Katana di Suicide Squad, perché anche lei dice mezza parola in tutto il film.

Il film, da questo momento, prende un pacing leggermente più sopportabile, perché avendo Tina con cui interagire Jaa riesce a dare sfogo a tutte le sue capacità attoriali ossia nessuna. Grande stuntman, ma cane pazzesco, eppure in Striking Rescue, si impegnano tutti un po’ per farlo recitare il più possibile, ottenendo i seguenti risultati:
- Fargli pronunciare delle one-liner ridicole in un inglese tremendo (senza sottotitoli sono incomprensibili) adatte a un personaggio di Mortal Kombat;
- Farlo piangere come un bambino a cui è caduta la pallina di gelato dal cono, cercando di fare delle scene mega tragiche in cui ricorda la morte della famiglia, ma come effetto si ottiene solo una grassa, grossa risata e il premio per la fazza più divertente dell’anno.

Giustamente, a questo punto direte: ma quante cazzo di volte muore questa moglie nel film? Ve lo dico subito: un fottio, perché il primo flashback che vediamo all’inizio, ce lo risparano da inquadrature diverse, più lungo, poi più corto, tipo 4 volte. Ho contato il numero totale di flashback di questo film e ci si farebbe veramente un grande drinking game perché sono DICIASSETTE. A ciò si aggiunge, nel miglior stile di Prachya Pinkaew, una dignitosa quantità di replay, al punto che mi chiedo veramente se questo film sarebbe potuto essere un cortometraggio.
Ma insomma, so che a voi tutti freme il culo di sapere una cosa sola: ma oltre all’intro, Tony Jaa, se mena? La risposta è sì, ovviamente, e anche con delle belle coreografie. Certo, ci sono un botto di sequenze di azione tagliate o interrotte quando stanno per diventare veramente incredibili, probabilmente dovuto all’età di Tony Jaa, e ogni volta stavo per tirare un “Yahoooo” di goduria per poi vedere la scena biecamente tagliata davanti ai miei occhi, ma che ci possiamo fare? Lo capisco il povero Tony, a me scrocchiano le ginocchia quando mi devo piegare per allacciarmi le scarpe. Inoltre, a giugno 2024 Jaa ha ricevuto una diagnosi di cancro, ma non vi preoccupate, da vero badass quale è ha già annunciato di starlo sconfiggendo. A ogni modo, non possiamo comunque sapere quanto la malattia stesse avanzando durante le riprese del film, ulteriore possibile motivo per scene d’azione ad impatto molto più ridotte.
Alla luce di tutto ciò, Striking Rescue è un mezzo sì con una smorfia alla Mr Bean, perché l’ultima sequenza d’azione in cui Jaa se mena fortissimo con Big Boss tarocco è veramente coreografata bene, con anche dei bei tagli, è un po’ la catarsi del film intero. E comunque, quel paio di sequenze di azione precedenti, prima contro la schizzata dalle accette e poi contro gli scagnozzi del cattivone, sono anche quelle degne di merito. Ci sono anche degli inseguimenti fighi (oltre a quello iniziale, anche un altro in moto, anche se certe inquadrature sembrano un po’ girate con le telecamere di Real Time) e, soprattutto, ci sono i co-protagonisti a dare manforte: Julian, l’assistente di Jason He, in più di una scena si prodiga nel dar luce a combattimenti veramente adrenalinici. Alla fine, il motivo per cui mi sveglio al mattino rimane vedere un artista marziale che spacca di botte qualcuno con una lotta ben coreografata; Striking Rescue non sarà il grande ritorno dell’attore, ma speriamo comunque che ci sia una continuazione al percorso marziale ripreso con questo film. Nonostante età o malattia, è sempre un’emozione veder Tony Jaa spaccare a gomitate le teste della gente manco fossero angurie a Ferragosto.

Streaming quote:
“Aspetta che non mi ricordo bene quella scena, fammela vedere di nuovo”
Ornella Van Helsing, I440calci.com
Enter Van Helsing. Stile scorrevole, non pretenzioso…non scivola sui diegetici e i liminali…. promossa.
Che poi non è la prima rece ma quasi. Pardon…
Concordissimo
A me Tony Jaa da l’idea di un uomo molto felice di essere riuscito a costruirsi una vita di gran lunga più agitata di quella che si aspettava di vivere, con la sola impostazione dei gomiti e le persone giuste al suo fianco a inizio carriera.
La seconda parte della sua carriera si divide tra HK/Cina con la serie SPL, alla fine il suo elemento naturale, e Hollywood dove si diverte a ballare nei film di Vin Diesel, fare comparsate sceme nei film di Jason Statham e recitare con Milla Jovovich e Nicolas Cage. Magari per qualcuno non è abbastanza ambizioso, ma secondo me sta semplicemente vivendo il suo sogno.
D’accordo. Un uomo benedetto da abilità più grandi di quelle che umilmente pretendeva di avere, che fa semplicemente del suo meglio per divertirsi e non avere troppi cazzi. Pacco per noi, ma a lui gli si augura tutto il meglio.
>la quota femminile di questo film (oltre alle figlie perse) è una punkettara pazza con gli occhiali rossi e, appunto, le accette. Un misto tra Gogo Yubari di Kill Bill vol. 1 e Katana di Suicide Squad, perché anche lei dice mezza parola in tutto il film.>
La killer con le accette sembra più che altro la versione arma da taglio della Hammer Girl di The Raid 2.
>la quota femminile di questo film (oltre alle figlie perse) è una punkettara pazza con gli occhiali rossi e, appunto, le accette. Un misto tra Gogo Yubari di Kill Bill vol. 1 e Katana di Suicide Squad, perché anche lei dice mezza parola in tutto il film.>
La killer con le accette sembra più che altro la versione arma da taglio della Hammer Girl di The Raid 2.
Vero!
Sicuro l’idea veniva da lì.
Comunque l’unico film di questo genere con delle VERE quote rosa mi sembra sia Farang (aka Mayhem!). Tra le file degli scagnozzi ci sono davvero parecchie donne e tutte muoiono tra il male e il malissimo “on screen”.
Wokest action ever.