Facciamo una cosa, leviamoci subito il problema: i cinecomic hanno stufato. No, non è vero. Fanno schifo. Sono i nuovi miti greci. Sono parchi a tema. Sono cinema. Non sono cinema. Martin Scorsese aveva ragione. Martin Scorsese si è rincoglionito. Kevin Feige ha distrutto Hollywood. Kevin Feige ha salvato Hollywood. Robert Downey Jr. è il nostro Laurence Olivier, ma con più charme e meno Shakespeare, introducing: Charmespeare. Va bene tutto, ma per una volta che ne dite se evitiamo di ripartire da capo con quella discussione che va avanti da quindici anni e che ormai ha la stessa vitalità di una chat di condominio sul corretto orario per annaffiare le peonie sul balcone? I cinecomic esistono. Sono diventati un genere consolidato, o quantomeno una gigantesca categoria industriale che ingloba azione, commedia, fantascienza, melodramma, thriller, horror, uomini in calzamaglia e attori premi Oscar costretti a spiegare davanti a un green screen che il cielo si è rotto per colpa del Quantiverso. Hanno avuto fortune enormi, flop altrettanto clamorosi e ogni anno cercano di capire quale forma assumere per continuare a farci comprare un biglietto, un secchiello, una tazza con Groot e possibilmente un abbonamento a Disney+.
E poi c’è Spider-Man.
Spider-Man della superhero fatigue se ne fotte allegramente. Arriva, mette il costume, si lancia da un palazzo, perde una persona cara, fa una battuta mentre qualcuno prova a ucciderlo e macina soldi come un dannato. Sempre. Con Tobey Maguire, con Andrew Garfield, con Tom Holland, in live action, animato, adolescente, adulto, depresso, multiversale, disegnato con sei frame al secondo per farvi venire il mal di testa ma in modo artisticamente rivoluzionario. Il pubblico magari è stanco dei supereroi. Ma evidentemente non è stanco di Spider-Man. E via con la SIGLA!
Eravamo rimasti al punto in cui Peter Parker aveva salvato il Multiverso facendosi dimenticare da chiunque conoscesse Peter Parker. Non proprio il modo migliore per chiudere una serata tra amici, ma tutto sommato meglio di certe feste universitarie alle quali sono stato. Alla fine di Spider-Man: No Way Home, MJ non ricorda più chi sia, Ned nemmeno, zia May è morta e Peter si ritrova solo in un appartamentino di New York con un costume cucito a mano e quel genere di prospettive economiche che rendono subito credibile che un personaggio Marvel possa vivere nella prima periferia di Milano (‘cuz gli affitti, am I right?). Era la conclusione di una trilogia che ha funzionato moltissimo, inutile fingere il contrario. Il Peter Parker di Tom Holland era simpatico, agile, buffo, tenero e perfettamente inserito nel Marvel Cinematic Universe. Aveva Tony Stark come padre putativo, Happy Hogan come zio aziendale, tecnologia militare nello zaino e accesso diretto a battaglie spaziali, stregoni, alieni viola e riunioni degli Avengers in cui nessuno gli aveva ancora spiegato come compilare una nota spese. Per alcuni era il primo Spider-Man davvero completo. Per altri non era mai stato veramente Spider-Man. Vai a sapere chi ha ragione, e a un certo punto chissenefrega pure. Nel frattempo sono passati dieci anni, Holland è cresciuto, il pubblico è cresciuto, Peter Parker è stato schiacciato da abbastanza tragedie da ottenere finalmente il certificato ufficiale di Uomo Ragno e il personaggio ha continuato a piacere a praticamente chiunque.

Spider-Man piace un po’ a tutti perché possiede una qualità che molti supereroi non hanno: è universale perché è specifico. Vive a New York, si muove tra Manhattan e il Queens, combatte rapinatori con nomi da cattivo dei Masters e passa metà della sua vita appeso a edifici che la maggior parte della gente ha visto soltanto nei filmsss o su Google Maps. Eppure quello sotto la maschera può essere chiunque. È un ragazzo che prova a fare la cosa giusta e viene regolarmente premiato con lutti, bollette, sensi di colpa e relazioni sentimentali distrutte. Un’esperienza umana tristissima, chiamiamola pure zerocalcarea, ma condivisibile fatta eccezione per la parte in cui puoi sollevare un’automobile e incollare al muro il padrone di casa. Don’t try this at home. Ogni nuova versione deve rimpastare questi ingredienti: potere, responsabilità, quotidianità, perdita, umorismo, eroismo. Cambiano le proporzioni, ma se sbagli la ricetta ti viene fuori un tizio in tutina che salta tra i palazzi. Se la azzecchi, viene fuori Spider-Man. Brand New Day, eccoci qui, la azzecca. Lo fa chiudendo con una certa decisione quella che potremmo definire la fase intergalattica, interdimensionale e interaziendale del personaggio. Non spariscono i collegamenti con il MCU, perché ci sono ancora Hulk, Punisher (che finge di non aver avuto un completo crollo psicotico tipo cinque minuti prima), il Damage Control, la Mano (coreografie di lotta molto fighe, le loro) e abbastanza personaggi da riempire una di quelle copertine variant in cui devi usare la lente d’ingrandimento per capire chi c’è dentro. Ma la scala della storia si abbassa: Peter non deve salvare metà universo, impedire il collasso delle linee temporali o spiegare a Doctor Strange che forse l’incantesimo capace di modificare la memoria dell’intero pianeta magari andava testato meglio. Deve salvare New York, generiche persone, una ragazza che tutti considerano pericolosa e, soprattutto, provare a salvare se stesso. È una storia più intima e adulta, incentrata sulla crisi identitaria di un ragazzo che nel frattempo è diventato uomo ma non ha ancora capito dove finisca Peter Parker e dove cominci Spider-Man.
Perché il mondo ha dimenticato Peter e quel povero figliolo sta iniziando a fare lo stesso. Si è rifugiato nell’identità del supereroe perché è l’unica parte della sua vita che sembra ancora avere un senso. È un meccanismo molto umano: quando tutto il resto crolla, ti aggrappi alla cosa che sai fare. Di solito è il lavoro, il calcetto o guardare ossessivamente video di gente che restaura accendini sovietici; nel suo caso è lanciarsi da un grattacielo e prendere a calci un uomo vestito da scorpione. Per la prima volta, questo Spider-Man è davvero l’amichevole Spider-Man di quartiere e nel film lo dimostra. Affronta minacce alla sua portata, attraversa la città, incontra criminali di strada, aiuta persone normali e vive New York come un organismo, non come una texture digitale dietro un combattimento. Il legame con la città è talmente evidente che i titoli di coda diventano una dichiarazione d’amore per New York: volti, strade, palazzi, scorci di vita quotidiana. Perché Spider-Man senza New York è come Batman senza Gotham, Godzilla senza Tokyo o Don Matteo senza Gubbio. Puoi portarlo nello spazio, in Europa, dentro il Multiverso, nel Regno Quantico o a Stavoli di Moggio (UD). Ma prima o poi deve tornare lì, tra i palazzi.

A proposito: parliamo delle scene per cui si paga il biglietto, quelle in cui Spider-Man vola. Tecnicamente oscilla, ma “vola” rende meglio l’idea e soprattutto evita di dover passare sei righe a discutere della fisica di un uomo che spara ragnatele dai polsi (ma bentornate, ragnatele organiche. Firmato: un fan). Le sequenze di attraversamento urbano sono tra le cose più fighe del film di Destin Daniel Cretton, uno a cui in pochi avrebbero dato due lire soprattutto perché Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli è uscito nel periodo a) Covid e b) in cui la superhero fatigue ha iniziato a farsi sentire per colpa delle 56 serie al mese uscite in piattaforma. In Brand New Day queste sequenze invece sono adrenaliniche, veloci, finalmente costruite con la sensazione che il corpo di Peter abbia un peso, una traiettoria, un rapporto preciso con lo spazio. Ci sono soggettive che strizzano apertamente l’occhio ai videogiochi di Insomniac, e se avete passato ore a volteggiare su Manhattan ignorando completamente la missione principale per inseguire zaini e piccioni digitali, vi sentirete immediatamente a casa. La CGI non è sempre a prova di bomba: in qualche passaggio Tom Holland assume quella consistenza da omino gommoso che ormai riconosciamo come uno dei grandi sottogeneri dell’effettistica Marvel. Però il movimento funziona, la regia restituisce velocità e vertigine e, soprattutto, Spider-Man combatte come Spider-Man. Salta, improvvisa, scherza, sfrutta lo scenario, perde l’equilibrio, lo recupera, fa una cosa incredibile e un secondo dopo prende una botta in faccia perché era troppo impegnato a dire quanto siano fighi i ninja della Mano (lo sono). È lui, proprio lui.
Il power-up che ottiene nel corso della storia, senza entrare troppo nel dettaglio perché gli spoiler gne gne gne, aggiunge tra l’altro una componente più fisica e animalesca ai suoi poteri. Ma non è soltanto un aggiornamento da videogioco con la scritta “nuova abilità sbloccata”: è la manifestazione corporea della crisi di Peter, la trasformazione esteriore di un mutamento interiore. Anche qui il riferimento ai fumetti non è proprio così oscuro, anzi: Brand New Day pesca da The Other, da decenni di storie urbane, dai team-up con Punisher, dai criminali minori, dalle copertine iconiche, dalle run in cui Peter combatte cinque cattivi prima di colazione e poi arriva tardi a un appuntamento che gli avrebbe cambiato la vita.

Ed è qui che si apre la questione delicata. Perché Spider-Man: Brand New Day potrebbe essere a conti fatti essere a suo modo un nuovo capolavoro dei cinecomic. ODDIO LA PAROLA CON LA C! Sì, ma hear me out senza farvi venire una sincope: non intendo “capolavoro” nel senso di miglior film mai realizzato, opera immortale, Orson Welles levati di corsa, ma di un’opera senza eguali che stabilisce nuove regole e che non può essere pienamente paragonabile a nient’altro. Non è il cinecomic con la regia migliore, la sceneggiatura più solida o la costruzione drammatica più elegante. Anzi, proprio lì iniziano i problemi. Il film a volte sembra una collezione di riquadri affiancati: un episodio con un criminale, una scena drammatica con MJ, un team-up con Punisher, una deviazione con Hulk, un passaggio horror, un complotto governativo, i ninja, [Personaggio che non si può ancora nominare perché siamo nella finestra spoiler], un altro cattivo, una battuta, un trauma, una scena d’azione e poi di nuovo Peter triste su un tetto. La continuità di tono è intermittente. Quella narrativa pure. Il film non rispetta sempre le regole drammaturgiche del cinema più classico, secondo cui ogni scena dovrebbe generare la successiva con la precisione di un ingranaggio. Qui spesso una scena genera soprattutto la sensazione che nel prossimo numero succederà una roba molto figa.
Il punto però è esattamente questo: Brand New Day non assomiglia soltanto a un fumetto, ma procede come se lo fosse. Non come una graphic novel pensata per essere letta in un volume elegante da regalare a Natale a vostro cugino che dice di non leggere i supereroi ma ha adorato Watchmen. Va avanti come una pila vera di albi, una run, una sequenza di numeri in cui il protagonista passa da un criminale all’altro, incontra personaggi ospiti, apre sottotrame che verranno risolte più avanti, cambia tono nel giro di tre pagine e resta coerente soprattutto perché al centro c’è sempre lui. È una qualità? È un limite? È entrambe le cose. Dal punto di vista strettamente cinematografico, è disomogeneo. Ha ancora troppe cose, troppi personaggi, troppe idee e non sempre trova il modo più elegante per farle stare nella stessa stanza. È un mezzo mappazzone, ma preparato da qualcuno che sa esattamente quali ingredienti piacciono a chi lo ha ordinato. La differenza rispetto ad altri grandi eventi Marvel è che qui l’accumulo non serve soltanto a costruire una scala epica: serve a riprodurre il piacere seriale del fumetto.

Avengers: Endgame, per dire, è un enorme giocattolone ma possiede anche una costruzione cinematografica molto più solida, una progressione precisa, un ritmo capace di preparare e liberare l’epica. La scena dell’“Avengers Assemble”, se lo chiedete a me e se non lo fate pazienza perché tanto sto scrivendo e mica è una conversazione, è seconda per brividi soltanto a re Théoden che guida la carica dei Rohirrim ne Il ritorno del re. Magari sono sensibile io, ma quando arrivano tutti dai portali sento ancora il mio cervello regredire all’età in cui facevo combattere i pupazzetti sul pavimento. Brand New Day non cerca quel tipo di perfezione. Cerca la polpa dei fumetti. Il costume, la città, i nemici, i comprimari, i drammi sentimentali, le svolte assurde, i personaggi che entrano e potrebbero avere una serie tutta loro, la pagina finale che ti promette che nulla è davvero finito. È cinefumetto al 100%. Non un film che usa il fumetto come deposito di proprietà intellettuali, ma un film che prova ad assorbirne la grammatica più pura. Può essere l’inizio di un altro modo di intendere il genere? Forse. Marvel aveva già imboccato una strada più intima con Thunderbolts*, un film che invece di chiedersi come salvare l’universo si chiedeva come sopravvivere a se stessi senza diventare una nube nera gigantesca sopra New York. Brand New Day continua in quella direzione, ma lo fa riportando al centro uno dei personaggi più popolari del mondo e ricordando una cosa semplice: la scala dell’avventura non deve essere enorme per rendere grande una storia. Basta un ragazzo solo, una città, una persona da salvare, una scelta morale. E a posto così.
Sarebbe tutto bello e un gran bel segnale, se non fosse che subito dietro la linea dell’orizzonte ci sono Avengers: Doomsday e Avengers: Secret Wars, che sembrano intenzionati a fare esattamente l’opposto: riaprire i portali, riesumare ogni attore, usare la nostalgia come carburante e il Multiverso come un enorme magazzino in cui nessuno ha mai buttato via niente. Tobey Maguire? Dentro. Gli X-Men di venticinque anni fa? Dentro. Robert Downey Jr. con un’altra maschera? Dentro. Probabilmente a un certo punto arriverà pure Howard il Papero interpretato da Daniel Day-Lewis e dovremo fingere che sia il compimento di un arco narrativo iniziato in una scena eliminata di Eternals. È proprio quell’accumulo di continuità, rimandi, compiti a casa e resurrezioni permanenti ad aver contribuito alla superhero fatigue. Se ogni morte si può annullare, ogni universo sostituire e ogni attore richiamare con un bonifico abbastanza grosso, prima o poi lo spettatore smette di preoccuparsi. Brand New Day ci ricorda però che non serve sempre reinventare tutto. A volte tutto quello che serve è un tizio in costume che fa cose fighe, ma deve essere il tizio giusto. Il costume deve essere quello giusto. Le cose fighe devono avere un peso, un ritmo, un’anima. E sotto la maschera deve esserci qualcuno che soffre, scherza, sbaglia, si rialza e continua a provare a fare la cosa giusta anche quando sarebbe molto più semplice mandare tutti a quel paese e aprire un chiosco di hot dog nel Queens. Dopo dieci anni, Tom Holland è finalmente quel Peter Parker. E Spider-Man: Brand New Day, con tutti i suoi difetti, le sue cuciture visibili, i suoi episodi appiccicati e la sua quantità industriale di polpa, è finalmente il suo cine-fumetto.
P.s: di MJ, Ned, il personaggio di Sadie Sink, Bruce Banner e tutti gli altri mi è sembrato un po’ inutile parlarne, perché il massimo dell’analisi critica che si può fare è dire che sono funzionali all’arco di trasformazione dell’eroe. Tutto qui. Stanno lì, fanno cose, vedono gente, ma tutta la ciccia è su Peter e il suo irrisolto, che si riversa melodrammaticamente nel rapporto con [SPOILER]. Dai che avete capito con chi, tanto i rumor ci avevano preso.
Poster quote:
“Il ragazzo guarda lontano, l’uomo guarda dentro di sé, l’Uomo Ragno tutto attorno perché c’ha più occhi”
Lou Ferragni, i400Calci.com




Si sono d’accordo abbastanza con la rece. Posto che io ho detestato i tre spiderman precedenti con Holland&Zendaya, questo è pieno di Spiderman.
Al netto di una storia con MJ che è sempre la stessa da 20 anni e magari anche basta, e troppi super computer super tecnologici, qui c’è uno Spiderman che fa un sacco di cose.
Gli effetti speciali sono finalmente buoni, e il cattivo è intrigante.
Avrei anche tolto la tipa dei thunderbolt che non serve a nulla, e Hulk dà la vaga idea di quello che si potrebbe fare col personagigo se si avesse un altro Ang Lee.
Mi aspettavo la merda…e invece cioccolato!
Sono dovuti tornare a Raimi per azzeccare il film, i rimandi sono evidenti. Manca sempre quella goccia di sangue che era la firma di Raimi però…
Ora non vorrei dire, ma l’Hulk di Ang Lee è davvero l’anticinecomic per eccellenza. È il film di uno che non ha mai letto una pagina di comic book in vita sua ma se la crede un sacco e inizia a girare con la spocchia di aver capito TUTTO esclamando “ORA VI FACCIO VEDERE IO L’AUTORIALITÀ”
Anzitutto con la parola Cinecomic si parla di Marvel. i film da personaggi dei fumetti sono sempre esistiti
Se per cinecomic intendiamo il 90 peercento delle cagate Marvel allora non è un cinecomic. Pe rme è un film che sta in piedi da solo, dà una gravitas a un personaggio di un fumetto che non è un eroe, è un maledetto. Hulk sarebbe un personaggio interessantissimo, al limite dell’horror. L’insuccesso del film di Ang Lee ci ha condannato al livello infimo della maggioranza dei film Marvel successivi.
Il livello infimo dei film successivi sono la fase uno della Marvel, fino a Avengers. Sicuro di quello che stai dicendo?
il 10 per cento di 38 film….ne salviamo 4, via. Ma anche quei 4 sono film con ben poca gravitas, puzzle di una giostra mossa da una serie di macguffin.
A me non sembra che i film della fase iniziale della MCU siano stati da buttare anzi… non saranno dei capolavori, ma sono dei bellissimi blockbuster…
SPOILERINI SPOILERONI SPOILERETTI
mi è piaciuto, con una sola riserva: il personaggio di Sadie Serbelloni Mazzanti è un filo complicato a livello di empatia, passa il primo tempo a invadere corpi e usare scudi umani e poi nel secondo tempo dobbiamo dirci “ah, beh, dobbiamo compatirla”.
Mi sembra una scrittura poco consapevole.
Per il resto, bello bello.
ho avuto lo stesso problema ed è davvero l’unica critica che posso fare.
cioè hai presente quando di solito c’è un cattivo che ha ragione da vendere su tutto (tipo boh michael b jordan in black panther) e non sapendo come cavarsene fuori gli sceneggiatori dal nulla e senza nessun motivo particolare gli fanno picchiare un cucciolo o uccidere una donna, così l’eroe può dirgli “avevi delle buone intenzioni ma sei andato TOO FAR”, ucciderlo senza sensi di colpa e ripristinare l’ordine stabilito senza imaprare niente?
ecco qui mi sembra abbiano fatto il contrario. un cattivo che fa delle cose davvero disdicevoli, pericolose e decisamente antipatiche, ma poi si scopre che è una giovane donna molto attraente e indispensabile per il futuro del cineuniverso marvel, e allora dal nulla e senza nessun motivo particolare l’eroe passa dalla sua parte e il suo obiettivo diventa salvarla.
Ecco mi hai ricordato una cosa assurda di quel film. Michele B. Giordano in Black Panther combatte per il trono nei modi stabiliti a Wakanda, vince, diventa legittimamente Re. E’ cattivo cattivissimo perchè ha ucciso laggente? forse, ma il cambio di Sovrano è stato fatto secondo le regole, da li in poi il film mi scende clamorosamente e Chadwick diventa un golpista fuorilegge a voler essere tecnici.
Secondo me vi dimenticate che in questo film Jean ha 15 anni. Ci sta che una quindicenne arrabbiata faccia cose molto cattive pur non essendo necessariamente cattiva. Più che altro il difetto del film è he questa cosa non la spiega molto bene se ne stiamo parlando
@Munky: ecco. Questo intendo come “scrittura poco consapevole”.
E’ un personaggio con delle motivazioni forti? Sì.
E’ un personaggio giustificabile? Difficile rispondere, ma fa parte di ogni personaggio moralmente ambiguo.
E’ un personaggio per cui tifare? Eeeeeh. Per me, soggettivamente, è difficile.
Poi il probabilissimo ingresso di Xavier nell’arco del personaggio (as in “vieni nella mia scuola, così imparerai a usare i tuoi poteri in maniera più responsabile”) avrà un’ulteriore risonanza in questo contesto, ciò non toglie che nella prima metà del film Jean sia un personaggio terrificante.
Curioso che questi ragionamenti (sì, ti sei redenta, sì, avevi tutti i motivi di essere incazzata, sì, in fondo sei bella e brava e ti siamo affezionati, ma a ‘sto giro l’hai fatta anni luce fuori dal vaso) sono esattamente il motivo per cui Jean Grey/Fenice fu condannata a morte dall’Editor della Marvel all’epoca. Salvo ovviamente venir resuscitata dopo la fine del suo mandato.
Minchia che sbatti, raga
Faccio notare un particolare: quando Frank inizia a sparare a Hulk fa SOLO headshot. È una minuzia che noto io e altri 6-7 malati di mente al mondo, ma fa capire che ci si sono messi d’impegno su sto film
Mo che bel pezzone <3
Bellissima recensione, incentrata su quello che mi è piaciuto di più del film: l’abbandono di pretese di coerenza narrativa che spesso imbrigliava altri film MCU, lo sdoganamento completo dell’assenza di logica propria ai fumetti. *SPOILER* Il personaggio di Sadie Sink è cattivissimo e compie torture psicologiche orrendi e inutili per l’obiettivo che persegue, ma cinque minuti di visione di zia May ed è la nostra migliore amica! Frank Castle spara da dieci chilometri di distanza ma è comunque il primo a entrare nell’edificio! Banner è ingiustamente imprigionato ma non gliene frega niente a nessuno! Fine SPOILER* Non è sospensione dell’incredulità, è come scrivi tu l’adozione della grammatica dei fumetti, nella quale l’incredulità proprio non esiste.
Le coreografie saranno pur belle, ma la Mano buttata lì così come dei jobber o sparring partners di ripiego è sprecatissima
Non è di questo parere Frank Miller…
https://cinema.everyeye.it/notizie/spider-man-brand-new-day-arrivano-recensioni-hideo-kojima-e-frank-miller-893849.html
Bella recensione. Vorrei aggiungere che hanno introdotto un elemento che più che un elefante è un brontosauro nella stanza e voglio vedere come lo gestiscono: Peter Parker ha inventato un aggeggio che neutralizza i poteri di qualunque supereroe i cui poteri derivano da mutazione genetica.
Beh, mi pare ampiamente spiegata nel film la forte componente “etica” dell’invenzione di Peter. È praticamente la ragione per cui hanno inserito un altrimenti inutile Banner nel film.
A me pare abbastanza ovvio che sarà alla base dell’ingresso dei mutanti nell’MCU
SPOILER ENORMI TRA TRE
DUE
UNO
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Film inutile e senza coraggio. Questo punitore non è il punitore e questa Jean non è Jean (mai vista una telepate di livello omega che “possiede” in modo così grottesco le persone, con tento di ancheggiata eloquente da parte del posseduto) (e seconda parentesi: quando cazzo mai là si è vista interagire con Spider Man?) E ovviamente la roba dei poteri totemici non viene affrontata fino alla fine, e alla fine a Petere basta solo accettare la propria natura per domare la sua natura più selvaggia e oscura (leggetevi il già citato The Other e Il Libro di Ezekiel per capire quanto quella roba sia fottutamente primordiale e spaventosa).
Ma lasciando stare queste annotazioni da nerd frustrato: questo film non va in nessuna direzione. Anzi, torna un po’ indietro sui suoi passi, Peter ritorna piano piano nei ricordi dei suoi amici, Hulk non muore come dovrebbe e torna al suo stato brado, e se in fin dei conti avevamo tra le mani l’occasione di fare un bel film definitivo (forse finale) su spider man, ci ritroviamo solo l’ennesimo tassello, non fondamentale, di un discorso in divenire che non si sa mai quando davvero arriverà a conclusione.
Non credo pensino lontanamente ad un film finale visti gli incassi costanti della saga del ragno
Basta farlo crepare e sostituirlo con Miles Morales, o comunque pensare a un nuovo SM in vista dell’imminente collasso del multiverso che avverrà in Secret Wars. Holland non avrà l’età (e la voglia, vista la carriera avviata fuori da questo ruolo) per recitare Parker (eterno twenty-something) a vita,
Capisco abbastanza (e condivido) l’idea che il film sia decisamente “vanilla”, ed a me non ha esaltato (né fatto schifo però); senonché, credo sia proprio un risultato cercato e voluto (gli incassi premiano) e, in ultima analisi, se si cerca film più di spessore – intellettuale, psicologico, culturale, quello che si vuole – non è questo il tipo di prodotto che può soddisfare. È come un onesto fumetto, che non ambisce ad essere WatchMen, The Dark Knight Returns o V For Vendetta (intendo i comics ovviamente) ma solo un buon prodotto di intrattenimento. Entro i suoi limiti può essere promosso, tanto, in generale, nella produzione cinematografica recente non so quante opere resteranno nella storia del medium. Tanto vale accontentarsi.
Però mi colpisce molto quando questo film sia stagnante.
– homecoming introduceva il personaggio e il suo mondo (con un taglio frizzante e nuovo)
– far from home rivelava a tutto il mondo l’identità
– no way home cancellava dalla mente di tutti il ricordo di peter/spider man
– questo????? a cosa conduce se non a uno status quo ripristinato?
Gli incassi premiano questo film perchè Spider Man tira e tutta le gente che lo attendeva sta andando in sala. Non mi metto a discutere con i fan del personaggio cinematografico che vanno al cinema ogni tre anni, ma da chi fa critica di cinema e fumetti, mi aspetterei di leggere qualcosa riguardo i punti che ho sollevato. Invece sono tutti a dire “intrattiene”, “fa il suo”, “in questo mondo di film dimenticabili svetta per il divertimento”, ecc. Raga, ok che sono cinecomics, ma basta con l’indulgenza: bastoniamoli. Per me questo è più reazionario e brutto di Deadpool & Wolverine, F4, Thunderbolts
E poi, ripeto: Jean Grey non è Emma Frost, non è Mystica, non è Rogue. Non ha un passato dannato. Non compierebbe mai torture psicologiche come in questo film. (Commetterebbe invero genocidi spaziali sotto il controllo della Fenice Nera, ma questo è un altro discorso, dal momento che in questo film Jean non ha ancora palesemente incontrato il potere di Fenice). Vederla scritta come una ragazzina psicotica qualunque fa veramente male al me lettore di X Men. So che conta poco per chi non legge comics, ma qua c’è una totale manipolazione delle fondamenta di uno dei personaggi più iconici del mondo Marvel.
Sul discorso di Jean Grey che appare come antagonista in un film del Ragno hai pienamente ragione, ma purtroppo temo che con questa cosa dell’universo condiviso ci si debba rassegnare a veder spuntare personaggi che avrebbero ben poco a che spartire coi protagonisti.
Del resto ricordo che poco tempo fa fa abbiamo visto il Capo (il nemico per antonomasia di Hulk) come villain di un film di Capitan America, quindi…
Il risultato di queste interazioni a casaccio a mio parere è che il film e le ragioni del villain finiscano per annacquarsi
Così come presto vedremo il Dottor Destino come generico supercattivone del multiverso senza specifici risentimenti nei confronti dei Fantastici Quattro.
In realtà le rivalità tra personaggi servono a dar loro profondità, farli apparire così a caso può anche essere anche divertente sul momento ma li rende bidimensionali
Per fare un esempio con personaggi DC: se io faccio un film su Hawkman col Joker come villain non potrà mai avere lo stesso valore di un film di Batman col Joker. Ms semplicemente perché sono personaggi con un background totalmente slegato tra loro.
Potrà fare impazzire i nerd del Comicon, ma per forza di cose il risultato sarà scialbo
Sul Doom non villain canonico, invece, sono meno dubbioso. Ha anche una sua coerenza “fumettologica”, con tanti precedenti, tra cui il recente Destino/Reed Richards del secondo universo Ultimate.
E negli stessi fumetti F4 o nella saga Secret Wars (entrambi scritti di Hickman), da cui verrà tratto il film, ha un ruolo di messia salvatore del multiverso. Penso che il Doom MCU sarà un figura più che mai grigia, tendente al bianco.
Beh dai, su Doom ti vengo incontro, almeno gli do il beneficio del dubbio, vedremo cosa ne verrà fuori.
Più in generale però credo si sia sviluppato un grossissimo malinteso sui cinecomics: secondo me il vero nerdismo oggi è di quelli che si esaltano a vedere in un film più personaggi possibile cacciati lì alla rinfusa fregandosene della storia
??? “Film inutile e senza coraggio. Questo punitore non è il punitore…Non mi metto a discutere con i fan del personaggio cinematografico che vanno al cinema ogni tre anni, ma da chi fa critica di cinema e fumetti, mi aspetterei di leggere qualcosa riguardo i punti che ho sollevato. Invece sono tutti a dire “intrattiene”, “fa il suo”, “in questo mondo di film dimenticabili svetta per il divertimento”, ecc. Raga, ok che sono cinecomics, ma basta con l’indulgenza: bastoniamoli.” ???
Io invece da nerd del secolo scorso che ha visto nascere L’Uomo Ragno/Peter Parker e il Punitore/Frank Catsle sui fumetti dell’Editoriale Corno , non vedevo l’ora che facessero un film così coraggiosamente legato ai miei fumetti e dai nostalgici dei 400 Calci speravo arrivasse una recensione come questa… De gustibus…
“homecoming introduceva il personaggio e il suo mondo (con un taglio frizzante e nuovo)”. Parli di quel film di merda dove un bimbominkia ha una tutina da Iron man, passa metà del tempo in un capannone, tiene insieme un traghetto segato in due e vola vestito da pirla alla fine del film poi basta?
Parli d quel film? Queso a confronto è “Quarto Potere”
Era la nota a “Quello”
Sì, parlo di quel film. Che riusciva benissimo nel suo intento di calare uno Spider-Man quindicenne in un high-school drama cosmopolita e contemporaneo. Dal momento che i film fedeli ce li aveva già dati Raimi, per me quel film era vincente nel mettere in scena un racconto alternativo ma coerente del personaggio: a tutti gli effetti, un “Ultimate Spider Man” (di Bendis-iana memoria) portato al cinema. A mani basse, per me, uno dei 3 film MCU migliori – e ciò penso che avvalori le mie critiche a Brand New Day, in quanto non basate su preconcetti verso la scelta dell’attore o il taglio teen della saga.
Voto TOKI… Homecoming carino ma questo qui è il vero Uomo Ragno…
E anche il vero Punitore delle origini…
Comunque, puoi togliere Don Matteo da Gubbio tanto che ora è ambientato a Spoleto.
Comunque quella foto ricorda molto la copertina di The Amazing Spider Man 129 che segna la prima apparizione di The Punisher.
Vero, bellissima https://www.panini.it/shp_ita_it/marvel-replica-edition-amazing-spider-man-129-mfacs003isbn-it08.html
Ho una domanda che mi ha assillato per tutto il tempo: di che campa Peter Parker in questo film?
Perché il problema di portare a casa uno stipendio è una delle cose che lo distinguono dalla maggior parte se non dalla totalità dei suoi colleghi Marvel, che anche Sam Raimi aveva affrontato, in qualche modo.
Eredità di zia May? Paghette arretrate di Iron Man? Bastava anche solo una battuta, una riga di dialogo…
La mia teoria è che se Tony Stark non gli ha lasciato qualcosa in eredità, diciamo abbastanza da non dover vendere foto di se stesso ai giornali o su OnlyFans, dovrebbe essere molto molto offeso.
Però cazzo trova il modo di farmelo capire, allora, no? Questo vive a New York, in una topaia ma pur sempre a New York, e oltre a quello gli servono sicuramente almeno 15 dollari di fiori ogni settimana. Come è possibile che non sia venuto in mente a nessuno di dare almeno una parvenza di spiegazione? Non dico una roba credibile, come non era credibile che Tobey Maguire campasse come pony express, ma almeno che mostrasse di essersi almeno posti la questione.
Anche noi ce lo siamo chiesto, pensavamo di essere sole al mondo. Meno male. Resta il dubbio: qualcuno dice che sia stipendiato dalla polizia di NY come collaboratore. Mah.
Mi sembra molto improbabile 🤣
Peter Parker ha inventato uno Spider-IBAN sul quale farsi versare i bonifici della NYPD
@Lorenzo
Ho rivisto di recente il primo SPIDERMAN con Holland e ad un certo momento Peter dice a Stark di chiamare gli Avengers e Tony gli risponde “Non sono pagati per questo!”. Quindi si desume che i super in qualche modo ricevano uno stipendio (oltre a tecnologia e supporto)
E che dire di Batman con la supercaverna :-)
…oops, la batcaverna supertecnologica ma segretissima
Volevo rispondere al messaggio successivo di Toki, ma non so perchè mi è finito qui,… comunque la considerazione generale è valida anche qui, cioè parliamo di fumetti (con i loro messaggi semplici ma universali) non di biografie più o meno realistiche e da oscar…
…i film realistici (con le loro pippe mentali senza risposta), li lasciamo agli uomini di cultura
E ha un solaio supertecnologico che risolve ogni problema di trama, come accennavo. Un bel buco grosso grosso…
Fastidioso, sì, ma da uno che ha iniziato come sidekick di Iron Man neanche troppo campata in aria come soluzione…
Ma non sarà stata messa a disposizione dagli stessi muratori che hanno costruito la batcaverna a batman?
ma almeno lo sapete che nella scala “dei geni” dell’universo Marvel, Peter Parker è tra i primi 5, sopra Tony Stark e Bruce Banner?
Grazie per la dritta. Prossima volta che passo sotto Stavoli darò un occhio se c’è qualche ragnatela sospetta, sai mai…
@louferragni: adesso mi spieghi come conosci Stavoli…
Potrei dirtelo, ma poi dovrei ucc-no beh, reperto mnemonico di una notte buia e tempestosa in cui in preda alla noia ho googlato “Paese più remoto d’Italia”. È un bel trivia da usare, adesso.
Rece fabulous
SPOILER
Il film è un reboot ma per ragioni extradiegetiche, visto che dopo anni di esagerazioni il Mcu torna alla – incredibile dirlo – morigeratezza di Sony, che pure distribuisce solamente. Si puo’ dire intimista se i costi ammontano comunque a decine di milioni di dollari? E’ l’Uomo Ragno di Tobey Maguire e delle sue crisi di coscienza piu’ che delle ragnatele organiche. E se il regista fosse stato Raimi non mi sarei sorpreso, visto che il primo tempo è eroe inerme contro Evil Dead, con tanto di ventate maligne. Apprezzatissima la mancanza quasi completa delle battutine fuori luogo tipiche dei Marvel Studios e che hanno il (super)potere di rovinare qualunque accenno di scena drammatica. Rimane purtroppo la tassa da pagare della miriade di legami filmici e televisivi che creano dinamiche incongruenti, personaggi reinterpretati di altri franchise, Peter che vive in una stamberga ma e’ un piccolo borghese che si puo’ permettere un dottorato in un’universita’ newyorkese senza lavorare, il costume e’ ancora troppo tecnologico e nel laboratorio, neanche troppo segreto, grazie ad una AI magica e ad un saldatore si puo’ costruire qualsiasi dispositivo, anche miniaturizzato, a cominciare dagli inibitori di poteri mutanti, con ovvie previsioni fosche circa il loro futuro utilizzo. A proposito, il colpo di scena per chi non segue ogni news ed evita trailer spoileranti c’e’ stato, ma nell’introduzione della X-Woman per eccellenza il ricordo di Famke Janssen e’ tuttora troppo vivo e la ragazzina di Stranger Things non puo’ reggere il confronto. Effetti speciali altalenanti, sconcertante leggere nei titoli di coda Industrial Light & Magic ed associarla a sequenze in cui il ragno sembra un cartone animato che si amalgama al live action come Roger Rabbit. Grandioso comunque il momento wuxia con i ninja e Peter che lancia il messaggio, quell’accettazione della propria diversita’, anche se spaventosa ed escludente, che tuttavia rende unici e quindi vincenti. Metafora apprezzata allora dai lettori di Claremont ed oggi dagli adolescenti che un fumetto non lo hanno mai letto ma che continuano a confrontarsi con le stesse logiche di emarginazione vissute dai loro genitori.
La linea e’ tracciata, i ragazzini crescono, meno battute, piu’ storie d’amore tormentate ma con scontato lieto fine – Tom e Zendaya strepitosi nel recitare loro stessi – e ritorno dove tutto e’ cominciato, al ragno svolazzante tra i palazzi del 2002, per cercare di fare evolvere una formula ormai inevitabilmente stantia.
Nota extra film per sfatare un luogo comune: il dottorato è un lavoro retribuito, nelle università NY retribuito neanche male.
Oddio, per quanto riguarda le battutine stupide in realtà l’Uomo Ragno è l’unico personaggio per cui non sarebbero fuori luogo
Il fatto del dottorato è palesemente una supercazzola che inventa per Banner, che infatti gli fa notare che non sa nemmeno dov’è la biblioteca dell’Università
Ma Hulk non era diventato smart Hulk e quindi in qualche modo era stato messo sotto “controllo” da Banner?
Risposta breve: esatto, ERA sotto controllo.
Risposta non breve : quale che sia il modo in cui Banner controlla Hulk, un mcguffin tecnologico come qui o una seduta ipno-prsichiatrica con Ringmaster (sempre lode a Peter David) prima o poi si torna sempre al gigante verde versione “Hulk Smash”.
Boh, a me è piaciuto, e anche a mio marito, che non ha mai letto un fumetto in vita sua (e si è addormentato coi Fantastici 4, non si può negare che sia un uomo di gusto), è quindi rivolto non ai nerd superfan ma alle masse digiune, ve l’avevo pur detto ai tempi del primo Capitan America. Jane Grey è un’adolescente incazzata e spaventata, cosa dovrebbe fare, mettersi una vestina a fiori e chiedere per favore? L’ho trovata persino troppo blanda, forse per rendere più credibile la botta di empatia/immedesimazione con Peter. Sono felice che Peter non faccia il rider; se, come penso, è stipendiato dalla Stark l’iban si è salvato dall’oblio. Peccato però, Spiderman per quel che ne so è l’unico supereroe che ha partecipato a un picchettaggio per non perdere la casa, e questa allure sottoproletaria mi manca. Magari ha inventato una supercazzola e vive di quello, visto che in un paio di giorni crea questa cosetta rivoluzionaria che spero finisca in uno dei numerosi buchi di trama e non ne esca mai più.
Ma che adorabili le ragnatele organiche, vedere il nostro bimbo diventare un ometto! Hulk spacca ma anche il Punitore rompe non poco. Non il miglior Spiderman ma un film più che accettabile, e comunque più fedele alle fonti dell’Odissea
La “cosetta rivoluzionaria” è invece probabile che la rivedremo ancora, è spesso usata nelle storie degli X-Men. Certo farla inventare a Spider-Man tra tutti stona parecchio anche a me, così come l’uso abbastanza spregiudicato della sorveglianza di massa e del riconoscimento facciale. Su internet c’è già chi lo chiama Peter Thiel Parker…
beh dai se è un pochino meglio degli abomini precedenti meglio così..non che ci volesse molto…questo lo attendiamo con disinteresse dal cestone…lo spider man che conta ormai è quello animato, quello lo si aspetta con maggior gioia e trepidazione.
Se togli la Grecia è un film sul vietnam.
Woke a parte, sto film è l’apoteosi degli attori inespressivi e del: facciamo di tutto per prendere l’oscar, tanto gli americani non capiscono un cazzo di narrativa né di storia.
Questo film è perfetto per descrivere la mia repulsione verso Nolan e cloni vari.
Ti sei perso peggio che Ulisse, mi sa, e sei approdato sulle sponde della rece di Spider-Man. Prosegui il tuo viaggio, uomo dal multiforme commento.
Secondo me il suo era un commento al finale di Sciuretta “comunque più fedele alle fonti dell’Odissea”.
D’altronde con una mela in quel posto ci si muove male…
Definizione perfetta: “Un’esperienza umana tristissima, chiamiamola pure zerocalcarea”
Non per niente Zerocalcare è un fan di Peter Parker…
È un ottimo film, ma due cose mi hanno un po’ irritato:
SPOILER
1) Tutti mini scienziati, da Peter a Mj? Insomma, prima il ruolo di capoccia era di Stark, era lui a risolvere tutti i problemi di chimica, fisica, biologia…ora che non c’è più, hanno dovuto redistribuire le competenze un po’ dappertutto in altri personaggi che risolvono problemi che neppure una squadra di sette premi Nobel assieme potrebbe.
2) Effetto SpiderThings: vuoi per scelte di casting, vuoi per archi narrativi, dalla seconda parte in poi l’effetto Vecna è secondo me insistito e fastidioso.
In The Amazing Spider-Man il lavoretto di Peter nel dopo-scuola era tipo ingegnere biochimico spaziale come fosse antani alla Oscorp… Se lo chiedia me è fastidioso, vero, ma fa proprio parte del mondo dell’Uomo Ragno, avere ragazzini geniali. Pure nei videogiochi è così.
SPOILER:
purtroppo il punto debole del film è proprio il cattivo: troppo famoso per non sembrare stonato, ed è impossibile empatizzare con lui dopo tutto quello che combina, ovvero non sei migliore dei tuoi aguzzini.
Il crossover tra Spider-Man e Stranger Things è riuscito a metà.
Come scrive la rece, il pubblico ama l’UOMO RAGNO (cit) e effettivamente Tom Holland sta (ancora) bene nella parte del Peter Parker alle prese con i problemi di diventare adulto. Finalmente si vede un Hulk degno del nome (speriamo in un film stand-alone), la parte debole è la Fenice, anni luce lontana dal personaggio degli X-Men, e troppo simile al personaggio di Stranger Things, con tanto poteri cinetichi, upside down e ente governativo corrotto. a un certo punto nella scena nel parco mi aspettavo partisse “running up that hill”. Il film sta bruciando tutti i record di incassi, e penso che aver messo Sadie Sink nel cast sia stato un calcolo di marketing per attirare al cinema il pubblico gen-z. Comunque Spiderman è sempre lui e vederlo dondolare tra i palazzi è sempre un piacere.
Sembrerebbe che il sito, che prima faceva recensioni accattivanti, umoristiche e taglienti sia diventato un covo del product placement. Tutti belli i film delle Major… Se è del ratti ancora più belli.
Poveri recensori, siete tornati al 2020.
Quanto deve scendere l’affluenza prima che il sito chiuda?
*Ratto. Motorola non capisce, non vuole capire e non capirà.
Per mantenere un po’ di umorismo ridicolizzare gli indipendenti e elevate a semi-dei puttan*** delle Major.
Un passo avanti e due indietro.
Fate male al cinema, però con il product placement si guadagna :-)
Fino a che dura…
Ci sta non essere d’accordo con le nostre opinioni, è assolutamente umano. Quello che fatico a capire è perché certa gente, come questo utente nello specifico, nel momento in cui sente di voler esprimere disaccordo, deve anche auto-invalidarsi al volo con accuse facilmente smontabili tipo che parliamo sempre bene dei film Disney, quando in media basta andare due recensioni indietro per smentirli. Perché, mentre lanciano accuse, con tutte le cose che potrebbero dire, devono anche fare in modo che si capisca subito che non sono attendibili?
Comunque, per chi si fosse collegato solo in questo momento: questo sito è stato fondato e continua a esistere con lo scopo e la priorità n.1 di poter scrivere quello che ci pare, e nessun altro scenario avrebbe il minimo senso. Se non siete d’accordo con le nostre opinioni, state sereni che è semplicemente dovuto al fatto che non siete d’accordo con le nostre opinioni. Ciao!
Sono combattuto. Il flashback più bello del film fa allo stesso tempo una cosa molto bella ed una molto brutta. Vediamo.
In termini di sceneggiatura Peter apre il suo cuore, e la sua mente, a Jean Grey regalandole un momento di vero conforto veicolate a noi dalla saggezza materna di zia May. Funziona. C’è la proverbiale chiusura del cerchio ma c’è un grosso ma. Peter facendo entrare nella sua mente Jean Grey diventa a sua volta il manipolatore emotivo. I più cinici potrebbero vederci un atto di vendetta dopo il petting sbarellamento sul cornicione con l’allucinata MJ. Lo fa a fin di bene, ok. Ma lo fa. Forse perché vuole stabilire un contatto con Jean la quale, forse per acerbità giovanile, crede di poter empatizzare con gli altri solo come farebbe un ladro coi gioielli di Bvulgari in un caveau. Entrare, non ascoltare. In quel momento Peter dimostra una grande maturità. Sceglie di adottare i suoi ricordi più affettivi per aiutare una mutante come lui.
Jean non ha mai conosciuto la madre, il film te lo ricorda in un flashback ma è comunque poco per motivare la robustezza delle parole della zia..
La regia, seppur votatissima ai primi piani, non evidenzia la maturità di Peter. Passa tutto per il suo buon carattere ma in realtà Spidey qui dimostra di essere un veterano tra i super eroi.
Tutto si riconduce ad una frase affettuosa a due tizi in calzamaglia, così diversi e mai uguali. Questo appiattimento è una forzatura. Le parole della zia dovrebbero funzionare solo perché, alla fin fine, sono solo due adolescenti ?
Beh, mi pare ampiamente spiegata nel film la forte componente “etica” dell’invenzione di Peter. È praticamente la ragione per cui hanno inserito un altrimenti inutile Banner nel film.
A me pare abbastanza ovvio che sarà alla base dell’ingresso dei mutanti nell’MCU
Qualcuno ha capito di cosa vive questo Peter Parker qui e dove trova i soldi per pagare le bollette della luce per far parlare la sorella di Alexa?
Aveva messo da parte i soldi per andare all’Università e poi non gli sono serviti. Next question
Per cortesia di a Peter che prima o poi i soldi finiscono e conviene che si trovi un lavoro fin da subito. Grazie.
Ribadisco che se passare l’adolescenza in questionabile compagnia di un miliardario/playboy/figura paterna non mi garantisce almeno quel tanto di eredità da non dover più scattare foto di me stesso mascherato per venderle ai giornali (Peter Parker ha anticipato Onlyfans di brutto), allora non ne è valsa la pena.
Ci sarebbe poi il discorso della defunta Zia che qualcosa avrà pure lasciato, no?
Ultimora! Il compagno Spiderman ha menato un fasciodemmerda a Minneapolis! Per davvero! Bravo ragazzo
Era ora che menassero Jackie Lang per le sue recensioni