Che Chuck Russell avrebbe meritato una carriera migliore non ci sono dubbi.
Nightmare 3 e il remake di Blob del 1988 erano già lì a dimostrarlo, e tra l’altro non è un caso che furono entrambi co-sceneggiati da Frank Darabont, un altro che in quegli anni di gavetta scalciava per emergere – e lo avrebbe fatto con Le ali della libertà. Nightmare 3 in particolare è da molti considerato il migliore della saga, tolti i due capitoli di Wes Craven.
Russell quel qualcosa in più rispetto agli altri ce l’aveva.
E lo si è visto per bene quando poi ha imbroccato il progetto giusto nel 1994, tuttora il film per cui viene maggiormente ricordato a meno che qualche stronzo non voglia ancora rinfacciargli Il Re Scorpione. Sto ovviamente parlando del filmone che insieme ad Ace Ventura e Scemo & più scemo ha lanciato Jim Carrey nella stratosfera e che per molti della mia generazione fu una delle tappe di transizione durante l’infanzia tra il cinema d’animazione e quello in live action:

C’è un aneddoto riguardo a The Mask che mi ha sempre fatto impazzire. Il fumetto da cui è tratto, scritto da John Arcudi e disegnato da Doug Mahnke, è tutt’altro che comico: è una storia molto dark e violenta, grottesca, piena di sangue e sadismo. In sostanza chi indossa la maschera si trasforma in uno dei maniaci de La notte del giudizio ma con in più i superpoteri, la faccia verde e i dentoni. Inizialmente l’idea era di farne un adattamento fedele per questo chiamarono Russell, che veniva dall’horror quindi era perfetto. Quando però Russell vide Jim Carrey al Comedy Store e poi nella serie tv In Living Color rimase talmente impressionato dalla sua dirompente comicità fisica che non ebbe dubbi: The Mask doveva diventare una commedia e il protagonista doveva essere lui.
Ora, è molto probabile che dato il materiale di partenza la produzione avrebbe comunque virato verso la commedia anche senza Carrey, per paura di floppare: siamo nel 1994, non c’è ancora la cultura del cinefumetto, figuriamoci quella del cinefumetto rated R. Però la curiosità resta, anche perché se Carrey avesse declinato, tra le seconde scelte in panchina c’era Nicolas Cage.
E io non capisco ora che la nostalgia domina il box office a colpi di remake, reboot, sequel e prequel e i cinefumetti rated R incassano, cosa cazzo aspetta Hollywood a dare in mano a Russell il film che avrebbe dovuto fare più di 30 anni fa? E invece no, da quel momento in poi la carriera del nostro è disseminata di roba dimenticabile, vere e proprie ciofeche come appunto Il Re Scorpione* e ogni tanto qualche occasione in cui riesce a sferrare dei calci ben assestati, come ne L’eliminatore (per il quale si prese un “bravo” da Bongiorno Miike) ma soprattutto in Junglee, dove per la prima volta si cimenta con l’action indiano, con tanto di balletti, elefanti e Vidyut Jammwal.
Così fino a oggi, o meglio al 2017, quando viene incaricato di scrivere e poco dopo pure girare un remake di Witchboard, che vedrà la sala sette anni più tardi.

L’originale del 1986 è un horror di possessioni a bassissimo budget, debutto alla regia di Kevin Tenney che si guadagna da subito un seguito di culto, aiutato soprattutto dalla presenza di Tawny Kitaen come protagonista che proprio in quegli anni appare in diversi memorabili videoclip dei Whitesnake. Questo in particolare, girato nel 1987 col cantante della band David Coverdale, che sposerà nel 1989:
In Witchboard e nell’altro suo cult Night of the Demons che avrebbe girato due anni dopo, Tenney trova la sua assicurazione sulla vita in quanto li trasforma in saghe, lavorerà ai successivi capitoli e addirittura figurerà tra i produttori del remake di Night of the Demons del 2009. Non penso di fargli un torto se dico che il resto della sua filmografia è del tutto trascurabile, anche se la sua versione di Pinocchio pre-Twisted Childhood Universe potrei spararmela prima o poi. Magari con una buona scorta di sigarettine birichine.
Detto questo, il suo Witchboard è un horror che nonostante un’evidente mancanza di mezzi ed esperienza – soprattutto in fase di montaggio per rendere alcuni snodi narrativi più rapidi e la tensione più palpabile – tutto sommato si lascia guardare e presenta una struttura narrativa sorprendentemente solida, almeno finché non arriva il colpo di scena nel terzo atto che è buttato abbastanza a cazzo. Purtroppo nei momenti in cui vorrebbe far paura non riesce a scavalcare i propri limiti e superare la prova del tempo risultando un po’ ridicolo, ma stupisce laddove solitamente non c’è molta cura in film come questo. In Witchboard nonostante si parli di una coppia di giovani innamorati che entrano in contatto con una tavola ouija e da quel momento lui cercherà di fermare la misteriosa presenza che vuole entrare nel corpo di lei, la vera storia d’amore è altrove. È una storia di amicizia, quella tra lui e il suo rivale, un tempo migliori amici finché lui non si è fidanzato con la ex ragazza dell’amico. L’arco narrativo è tutto per loro, il film li costringe date le circostanze a passare molto tempo assieme anche se non vorrebbero e se all’inizio sembravano i tipici personaggi tagliati con l’accetta, piano piano acquistano dimensione. Finché non arrivano al confronto, alla risoluzione e alla riappacificazione in una camera d’albergo, dove la scena si chiude con questa battuta brillante:






Questa storia nelle mani del nostro amico Chuck invece è completamente diversa. In un certo senso è ciò che chiediamo artisticamente di fare a qualsiasi remake: dell’originale resta solo lo scheletro, in questo caso l’incontro con l’oggetto maledetto e la presenza oscura, per il resto il film aggiunge, inventa, scombina le carte e prende una direzione totalmente nuova.
Il triangolo amoroso – lui, lei e l’incel – viene solo vagamente accennato, è sullo sfondo, non ha rilevanza sul piano narrativo. Il “terzo” non è più l’ex ragazzo di lei ed ex amico di lui, ma solo la ex ragazza di lui e si limita a qualche battuta passivo-aggressiva; e quello che era il passato turbolento di dipendenze di lui diventa di lei, che è sempre la posseduta. Già, ma questa volta da chi?
Perché se nell’originale la ragazza entrava in contatto con lo spirito di una persona qualsiasi, qui Russell ne approfitta per dirci che questo film non si chiama Witchboard per nulla: la tavola è stata creata dalle streghe, da una in particolare, che se ne serve per sfuggire alle persecuzioni nella Francia del 1600.

Russell quindi, avendo a disposizione un budget e un comparto tecnico di effetti speciali che Tenney se li sognava, può permettersi di approfondire le origini dell’oggetto maledetto e della minaccia proveniente dall’altrove, che in realtà qui altro non è che il nostro mondo ma in un tempo e in uno spazio diversi. Il nuovo Witchboard è molto più splatter, ha un ritmo decisamente più sostenuto e presenta momenti molto horror-comedy, tra gatti che smangiucchiano mani mozzate e fazze che si smostrano per via di effetti psicotropi. In generale si vede la mano di uno che ha voluto cogliere l’occasione per fare un nuovo Nightmare 3, è a casa sua con tutto quel sangue e si diverte parecchio.
Però da qui a definirlo un film riuscito, ecco, non saprei.
Mettiamola così: se per voi un Final Destination medio in termini di trama, recitazione ed effetti visivi è comunque una buona compagnia, allora anche stavolta il vecchio Russell se l’è portata a casa. Se invece vi aspettate il ritorno in grande stile perché porco cazzo tu sei quello di The Mask, non mi aspetto niente di meno di un nuovo capolavoro, allora potreste rimanere delusi, poteva tranquillamente durare di meno sto film e alla fine, pur con i suoi limiti, quello vecchio è più interessante.

Poi per carità, ci sono miti della nostra infanzia che hanno fatto una fine decisamente peggiore, eh.
In momenti come questi ricordatevi che Robert Zemeckis è passato da Roger Rabbit a Pinocchio.
Questo Pinocchio:

*Non è dato sapere, o perlomeno io non ho trovato nulla al riguardo, quali eventi e circostanze abbiano portato Russell ad una pausa di ben 14 anni prima di girare un nuovo film dopo Il Re Scorpione, che è indubbiamente terribile ma fu un successo al botteghino, l’ennesimo per Russell dopo The Mask e L’eliminatore. Se qualcuno ha delle risposte lo scriva nei commenti.
Poster Quote:
«Non proprio ssssssSfumeggiante»
Terrence Maverick, i400calci.com




Per me l’Eliminatore è l’ultimo film notevole di Arnold prima della sua pausa politica, fosse anche solo per quello una chance a Chuck bisognerebbe darla, per non parlare appunto di Nightmare 3 e The Blob. Certo però che leggendo la rece, viene quasi da pensare che poteva anche continuare a farsi i cazzi suoi…
Paragonare uno che ha azzeccato ( forse) un film con uno che ne ha sbagliato ( forse ) uno è da sigaretta birichina fumata con un solo tiro…
Pure tu che non capisci la differenza tra confrontare due carriere e due dispiaceri stai messo bene eh
no non capisco. lo ammetto. proprio non capisco il paragone nè la delusione.
Due cose che non vengono ancora celebrate abbastanza:
1) Il canale youtube di Jackie Lang, che contiene tra gli altri questo bel videino su Le ali della libertà: https://www.youtube.com/watch?v=d8A5dHeVS5o&pp=ygUObmlvbGEgZGFyYWJvbnQ%3D
2) The Mask, che sta venendo rivalutato ma ancora non a sufficienza. Era ed è una bomba, sia il film sia il fumetto (d’altronde il team creativo di Major Bummer che te lo dico a fare). Anche il Gear Fifth di Monkey D Luffy gli è debitore.
Jackie Lang ed il suo viaggio personale che lo ha portato a Tom Cruise
The Mask film era una roba inguardabile anche per il me quattordicenne attirato dalla prima cgi, una sequenza di gag da cartoon legate solo dall’essere gag da cartoon senza fare nessun effetto come gag da cartoon. Piuttoso direi che è il momento di trarre una serie TV dal fumetto, con quella cattiveria lì, non con quelle battutine annacquatelle date a Carrey. Ogni stagione una persona diversa, come nel fumetto.
Che bello Nightmare 3. In assoluto quello che ho rivisto più volte.
Anche del primo (che mi fece DAVVERO paura) e del secondo (che mi piaceva solo perché si vedevano le tette).
Cioè questi nei sogni avevano i superpoteri, facevano i sogni condivisi, il meccanismo di entrata/uscita dai sogni completamente saltato per seguire le esigenze di sceneggiatura…
Praticamente Inception con meno spiegoni e più Freddy Krueger.
“Nightmare 3” film discreto,ma anni luce lontano dal primo firmato Wes Craven. Stucchevole la storia della suora, che in realtà è la madre di Freddy,di cui era rimasta incinta quando fu violentata da decine di psicopatici.Ma ci sono altre ingenuità,tipo Nancy che in soli tre anni ritroviamo da studentessa delle superiori nel primo film a psichiatra o psicoterapeuta o quello che è…; inoltre comincia ( qualche segnale c’era già nel secondo)anche la deriva buffonesca di Krueger, che lo renderà sempre meno spaventoso e inquietante. Vieterei i sequel per legge….
Ma fare invece Switchboard, storia di un centralino posseduto dallo dimonio?