Eh? Perché non impariamo niente?
Perché questa roba non l’abbiamo chiamata Squalluvione?
Ci siamo già scordati di Sharknado, un film che ha inizialmente ottenuto un botto di visibilità solo grazie al titolo – e poi ha avuto ovviamente il buon gusto di mantenere ciò che prometteva?
Ce l’avevamo lì, comodo comodo: la trama era identica, ovvero una città invasa dagli squali, tranne che non invadono tramite tornado ma tramite alluvione. Che ok, è meno clamorosa come idea, e non è nemmeno tecnicamente il primo film a cui viene – vi ricordate Squali al supermercato? – ma ha comunque il suo fascino. Ci voleva davvero poco. Ci sono gli squali. C’è un’alluvione. Gli squali sono portati dall’alluvione. Squalluvione.
Un altro titolo possibile – questo già in originale – era Crawl 2. È letteralmente lo stesso film: c’è un alluvione, e c’è gente che deve salvarsi da animali che altrimenti non girerebbero in mezzo alla città e dentro alle case, e gli allagamenti giovano agli animali mentre ostacolano gli umani. C’è più budget, e quindi seguiamo più personaggi, come nel classico sequel che alza il tiro. Poi ok, Crawl aveva il buon gusto di deviare dagli abusatissimi squali e metterci dei croccodrilli, e invece questo riporta tutto su binari arcinoti. Esistono più film sugli zombi o sugli squali? Secondo me negli ultimi anni c’è stato un gran rimontone. Hanno mai fatto un film su un tornado di zombi?
Comunque: alla fine, sia in originale che in Italia, l’hanno chiamato Thrash. Che purtroppo non ha niente a che vedere con l’omonimo genere musicale capitanato dai Big Four, ma se non altro è assist facile per una gustosa SIGLA!
Alexandre Aja si era fatto notare con una chicca in Francia (Alta tensione), e poi era sbarcato a Hollywood con fortune alterne, riuscendo in qualche modo a rimanere a galla (pun intended) per una ventina d’anni. Quando gira Crawl, è un impeto di puro masochismo: girare in mezzo all’acqua è un incubo logistico che giusto James Cameron ha la garra per affrontare più volte, e ovviamente Aja ha a mano un budget che è una frazione anche solo dei bonus allo stipendio di James Cameron. È il gusto della sfida, la soddisfazione di stimolare la propria creatività pratica, fare qualcosa di quasi impossibile e uscirne vivi.
Tommy Wirkola si fa notare con una chicca in Norvegia (Dead Snow), e poi inizia ad alternare un film a Hollywood e uno girato a casa sua, confermandosi mano affidabile per progetti a cui giovano sfumature irriverenti. Per motivi imperscrutabili, vede Crawl, sente Aja dichiarare che le riprese erano state un incubo, e grida “Lo voglio anch’io! Voglio anch’io quella cosa lì delle riprese che sono un incubo!” e si scrive Thrash da solo. E per essere sicuro che le riprese siano davvero un incubo, moltiplica i personaggi mettendoci pure dei minorenni e una donna incinta. Poi fa parzialmente retromarcia e prende un’attrice non realmente incinta, un po’ a scapito dell’autenticità, quel codardo, ma su questo farei eventualmente un dibattito a parte.

Nonostante uno spunto apertamente stupido, Squalluvione fa una fazza impassibile e si disturba a inquadrare tutto dentro una paura attuale concreta: nessuno dice “global warming”, c’è ancora qualcuno che si spaventa, ma viene scritto “hey, ci avete fatto caso che ultimamente gli eventi atmosferici sono un po’ sballati?”, e la storia racconta di una grossa tempesta che era stata serenamente annunciata ma che diventa più intensa e duratura del previsto. A quel punto Djimon Hounsou, nei panni di Dr. John Exposition, spiega che nell’area sono stati avvistati degli squali. Squali? Mi chiederete voi. Sì, vi rispondo io. Per la precisione, quelli che gli anglosassoni chiamano “bull shark”, e che noi in Italia apparentemente chiamiamo “squali leuca” (ecco un altro che ha bisogno di un ufficio marketing). E a quel punto scatta la trovata migliore: una cisterna di carne che si apre in due attirando i suddetti squali verso la parte abitata. Bravissimi.
Squalluvione ha più soldi di Crawl e si può permettere di partire come un piccolo Emmerich, con qualche bella panoramica sulla cittadina fieramente popolare del South Carolina (interpretata da Melbourne), solo parzialmente evacuata, mentre viene scoperchiata dai venti e sommersa dalle acque, poi si concentra su tre piccoli gruppi:
- tre regazzini australiani – adottati da qualcuno chiaramente felice di mettersi in casa tre splendidi esempi di razza ariana – che oltre agli squali si devono difendere dal padre adottivo catti-cattivissimo;
- una ragazza incinta al nono mese, che per circostanze si ritrova appaiata con un’altra ragazzina che fa quel che può;
- Dr. John Exposition, che appare per dare un po’ di contesto e per dire “sono il padre di quell’altra ragazzina, quella lì, quella che si ritrova a fare compagnia alla donna incinta” in modo che anche quest’altra al momento giusto sappia cosa fare e noi da casa sappiamo perché.
E l’incubo logistico è servito.

Sfide pratiche a parte, è chiaro che Tommy Wirkola si era fomentato forte con l’idea della donna incinta durante una squalluvione.
È una metafora? Probabile.
Io lui me lo immagino soprattutto che spiega continuamente “…e poi a un certo punto lei dice «Si sono rotte le acque!», e l’altra le risponde «Lo vedo, c’è la città allagata!!!», e questa dice «No, a me si sono rotte le acque! A ME!!!», e quell’altra «MACCOSA»…” e per fortuna lo convincono a non mettercela. Lui però ci mette il dialogo con la madre di lei che dice “Secondo me devi partorire in acqua come ha fatto tua sorella!!!”, e lei “Noooooo”… Non vi spoilero cosa succede dopo, ma è ironico! E secondo me sono riusciti a convincerlo all’ultimo a non mettere una scena in cui lei usa il feto come mazzafrusta, che se ci pensate è un peccato.
La sottotrama dei tre piccoli ariani è molto più dritta, ma resa più gustosa dal loro forte accento australiano. Lei è Alyla Brown, che avete visto in Furiosa nel ruolo della piccola Furiosa, e sta crescendo discreta hooligan.
Djimon Hounsou dovrebbe aggiungere prestigio e invece va col pilota automatico. E anzi, racconta questo aneddoto su un ippopotamo spaventato da squali che se fossi un avvocato di ippopotami lo denuncerei per diffamazione. Per fortuna sua invece mi manca ancora qualche esame.

Squalluvione nasce Sony e diventa Netflix: questo ovviamente abbassa le aspettative, ma vi risparmio una gag sul fatto che è “annacquato”.
Per me tutto sommato non lo è: è solo Tommy Wirkola che si auto-incastra in un compito difficile (e ingrato, perché a schermo non sempre ci si rende conto di quanto sia difficile girare roba in mezzo all’acqua) e ne esce in piedi. Tiene salde le redini, condisce personaggi e situazioni di carta velina con un paio di scene effettivamente simpatiche, e ha soprattutto il buon gusto di mandare tutti a casa dopo appena 85 minuti – al giorno d’oggi una concessione più unica che rara – dimostrando che un sacco di roba anche generica lascerebbe ricordi molto migliori se facesse la cortesia di levarsi dai maroni prima di farci sentire con l’acqua alla gola (scusate).
Detto questo però:
LINEA DELLO SPOILER
quel finale in cui si accenna veramente a un potenziale crossover con Sharknado mi dà ragione sul fatto che questi vigliacchi hanno scazzato male il titolo.
FINE DELLA LINEA DELLO SPOILER
Streaming-quote:
“Wirkola, Wirkola, con le orecchie a sventola…”
Brunø Lauzj, Bimbø Mix




OFF TOPIC
Hokuto no Ken è tornato. E la serie è una figata.
argomenta: dove, come, quando?
Fist of the North Star, Hokuto no ken o ken il guerriero (2026). Già usciti 4 episodi. Disponibile su amazon prime video, doppiata in italiano.. O su altri siti free…machevvelodicoaffà
Il doppiaggio italiano è fondamentale perchè sentire il pirla di turno dire a ken “ma che cazzo vuoi?” e poi ‘splode è impagabile.
quale serie?
edit: gli altri commenti si son caricati dopo
Sappi che ti sei guadagnato la mia gratitudine :D
Altro off topic: sul discorso di come sia difficile girare con l’acqua mi ricordo Hard Rain, dove Christian Slater aveva preteso che l’acqua fosse pure riscaldata… Al netto delle sue richieste, rimaneva un gran bel filmetto.
Wirkola mi sta simpatico, una chance gliela darò volentieri.
Ecco un titolo che in Italia avevano perso l’occasione di tradurre alla lettera “Piove molto”
Anche in originale un bel Rain Hard non avrebbe sfigurato.
Bè, direi che anche “Piove duro” avrebbe avuto il suo bel perché… Già i titolisti ci avevano dato soddisfazione con “Pioggia Sporca” nell’89…
Piove molto è bellissimo.
Mi ricorda il più bel videogioco tipo della storia dell’umanità, “Heavy Rain”.
Ringrazio per la doverosa precisazione sul fatto che si tratti di squali leuca, perché nei sottotitoli italiani viene sempre tradotto con squali toro, che non c’entrano una beata mazza. Gli squali leuca (o squali Zambesi) sono fetenti proprio perché capaci di stare anche in acque salmastre e dolci, per cui rischi di trovarteli ovunque ci sia un accesso dal mare in fiumi e laghi, e cacciano pure in gruppo. Per cui con la traduzione sbagliata si perde quella che è forse l’unica ancora di plausibilità. Comunque divertente, e il padre stronzo lo è in modo adorabile.
Nel film in pratica gli “squali leuca” sono i velociraptor del primo JP: minaccia “invisibile”e sempre nel posto giusto per mangiare al volo qualcuno. Ammetto che la traduzione italiana del nome non la conoscevo ed essendo nativo Salentino ogni volta che sentivo Squali Leuca pensavo a una gag del traduttore ….
30Lance Henriksen è il nick più geniale mai esistito.
Tanto di ehm…cappello.
Il problema nasce perché gli ammerregani chiamano i Leuca “Bull sharks” e di conseguenza tutto il mondo caraibico USA-dipendente lo traduce per i turisti “tiburones toro”.
Poi tutto fa il giro e siccome siamo pigri e tonti (e per lo più non ferrati sull’argomento), anche noi traduciamo in “squali toro”. Alla fine qui persino gli operatori del settore italiani li chiamano “Toro”. Poco da fare…
nel doppiaggio italiano comunque dicono giustamente squali leuca, sono i sottotitoli in AI che sminchiano
A casa mia si guardano TUTTI i film di squali e anche “quasi” TUTTI i disaster movie, per cui ho fatto in combo questo e la sera dopo “Geostorm” con Gerard Butler che non avevo chissà perché mai visto e che è costato probabilmente almeno 10 volte “squalluvione”… devo dire che per quanto mi riguarda mi ha divertito molto di più il film di squali: la premessa per l’alluvione è “verosimile” ma ovviamente l’intreccio è assolutamente stupido, ossia non si capisce perché CON UN’ ALLERTA DI ALLUVIONE questi scemi restino in città (non è spoiler, sono praticamente i primi 30 secondi di film), in particolare la donna incinta, vabbé… però diciamo che se uno non si fa prendere da queste quisquilie, il film scorre piacevolmente e finisce abbastanza presto da non distrarre, scene carine e anche qualche momento “horror” specie per i tre regazzini adottati.
Per me è un buon film di squali in città, anche se nel sotto-genere ultimamente mi era piaciuto molto di più Under Paris sempre di Netflix mi pare.
In realtà lo spiegano. La donna incinta resta in città perché non è della zona e non aveva capito che doveva andarsene prima (la premessa alla scena in cui rimane incastrata in auto), e l’altra ragazza dice che resta perché le altre volte che c’era stato un allarme la situazione non era poi così grave come dicevano per cui era sicura di potersene stare tranquilla al primo piano (lo dice mentre è al telefono col padre).
Ok si, hai ragione, lo spiegano, ma sarai d’accordo con me che è veramente pretestuosa come motivazione “non avevo capito che pioveva così forte” :D
Poi sarà che io dopo gli ultimi due alluvioni di cui uno che mi è arrivato in casa sono molto sensibile al tema eh…
Comunque non è che mi stessi lamentando, da un film del genere non mi aspetto ferrea logica, solo intrattenimento e magari qualche scena fatta bene, e questi ingredienti ci sono tutti
Sinceramente no, è l’intera premessa del film, già dal cartello iniziale che ti spiega che ultimamente le tempeste stanno diventando sempre più imprevedibili come durata e intensità… Per me il lavoro razionale sta nel fatto che quasi tutti sgomberano comunque e rimane solo letteralmente chi è costretto e il pugno di protagonisti. La parte scema sono gli squali e il loro comportamento conveniente.
Non sono quisquilie… semmai quiSQUALIe…
Nela serie di Z nation c’ è un episodio intitolato zombienado, dove appunto tornado con zombie, infatti era prodotta dalla asylum se nn sbaglio, il thrash con gli squali c’entra eccome il primo lp dei wehrmacht band thrash nn nazi, erano altri tempi, si intitolava Shark Attack, una mina micidiale!
1) Ma quindi il titolo squalifica il film?
2) “Esistono più film sugli zombi o sugli squali?”
Non lo so ma per curiosità ho gugolato e trovato almeno 2 cose che mettono d’accordo tutti:
https://www.imdb.com/title/tt4704918/
https://en.wikipedia.org/wiki/Zombie_Shark
3) Ma non è che Tommy Wirkola (il mancato Jimmy Bobo che non chiude mai le proposizioni) nella sua testa voleva fare I Figli degli Uomini con gli squali?
4) “se fossi un avvocato di ippopotami” Letteralmente potresti dire Io Sto con gli Ippopotami!
1) Non lo squalifica abbastanza!
A “Squesti” e al suo sottile riferimento culturale ho riso molto.
Sempre su Netflix, per vere emozioni in materia di squali recuperate Shark Whisperer (2025), documentario sulla controversa Ocean (sic!) Ramsey.
Visto anche quello!
Devo dire che oltre al fatto che lei è “bella e brava” [cit.] e ovviamente si guarda con piacere, il documentario è fatto veramente bene, livello National Geographic, ci sono riprese assurde veramente.
Se interessa l’argomento squali anche in senso “reale” e non filmico, merita veramente
Visto,simpatico,piacevole e vedibile.
Senza pretese,va messa ovviamente la logica in un cassetto ma non mi aspetto niente da questi film che non sia qualche scena gore.
Mi piaciuto di piu’ di Undre Paris.
Ammetto che la gag ” Squali !? Squelli!!!! ” mi fa sempre ridere
Alle recensioni dei suoi film che ho visto, mi piacerebbe scrivere almeno una volta “non vale una Wirkola”, eppure mi ritengo soddisfatto anche stavolta. ‘na cazzata, con diverse cazzate da sospensione d’incredulità portate all’estremo, però intrattiene il giusto.