Quanti franchise ricordate che hanno perso il protagonista ma sono andati avanti lo stesso?
Non pochi. Sono sicuro che li menzionerete tutti nei commenti.
Vi cito solo il mio caso preferito, anche se in Italia non l’abbiamo potuto apprezzare: Mai al college (titolo leggendario, in distribuzione credo si siano battuti il cinque alto per almeno un mese). In originale si chiamava Van Wilder, dal nome del personaggio protagonista. Nel sequel però il protagonista non tornava, e si trattava più che altro di uno spin-off su un personaggio secondario: questo non ha impedito di chiamarlo Van Wilder 2. Sì insomma, se preferite, è tipo il sequel di Black Panther in cui non c’è Black Panther. Ok era una situazione complessa, per certi versi in realtà c’era… Fatemi solo dire questa cosa che non c’entra assolutamente niente ma mi fa ridere, poi arrivo al punto: Van Wilder era ispirato alla vera storia di Bert Kreischer – all’epoca soltanto una specie di real life Bluto Blutarski, oggi standup comedian di successo – ma era interpretato da un giovane Ryan Reynolds. Credo sia difficile da spiegare oggi, in cui c’è questa ossessione per la somiglianza fisica tra attore e personaggio, ma all’epoca vi giuro che non si lamentò nessuno.
Il punto è: chi glielo spiega, agli abitanti di Val Verde dove la distribuzione ha giustamente reintitolato Fall in Traliccio, che in Fall 2 non c’è nessun traliccio?
A suo tempo immaginavamo che Traliccio potesse generare un intero franchise su una delle più affascinanti, altissime creazioni dell’ingegno umano. Ci avevamo preso! Traliccio sta effettivamente intraprendendo la strada del cine-universo. Tranne che, con mossa controversa e imprevedibile, per farlo ha abbandonato proprio il traliccio. Ma che arroganza è? È praticamente come quella volta che hanno fatto Halloween 3 senza Michael Myers.
TRIVIUM (singolare di trivia): contrariamente alle più popolari interpretazioni, Stairway to Heaven dei Led Zeppelin si riferisce a un traliccio.
SIGLA!
Traliccio non è un film dal sequel ovvio. Voglio dire: parla di due che si arrampicano su un traliccio e non riescono a scendere. Un traliccio normale, eh? Non un traliccio maledetto posseduto. Una per di più muore – tecnicamente uno spoiler, ma se non lo scoprite qua lo scoprite al minuto 1 di questo sequel perché è lo snodo di partenza della nuova trama. Il punto è: stando alla formula classica dei sequel, cosa vi immaginate? Non è che possono fare “la ragazza sopravvissuta sfida di nuovo lo stesso traliccio e di nuovo non riesce a scendere”, perché ok il sottogenere del thriller fantozziano, ma c’è un limite a tutto. Non possono neanche fare “il traliccio perseguita la ragazza sopravvissuta ed è lui che si presenta da lei attaccandola con la sua gang di mini-tralicci”, anche se sarebbe stata la mia opzione preferita.
Traliccio 2 (scusate se lo chiamo così anche se non c’è un traliccio) decide innanzitutto di trasformare in eroina non l’effettiva final girl del film originale (final girl, come se il traliccio fosse un serial killer), ma l’altra ragazza, quella morta: “Shiloh Hunter”, interpretata dalla divina amatissima regina della tralicciosploitation Virginia Gardner. È lei che diventa il nome tutelare della saga.
La morte di Shiloh la trasforma in leggenda: i telegiornali parlano di quanto il suo essere un influencer dell’adrenalina abbia ispirato tante ragazze a prendere il coraggio a due mani e uscire dal proprio guscio diventando padrone del proprio destino ecc… non menzionando che è morta in modo stupido prendendo sottogamba in modo abbastanza basilare l’importanza di informarsi per bene e aderire ad adeguati standard di sicurezza. Ma chissene! È un modello di vita! C’è anche una scena nel film in cui licenziano Jimmy Kimmel perché fa una battuta irriverente su di lei… (ok non è vero).

Le protagoniste sono quindi due personaggi nuovi: Jax, la sorella minore di Shiloh, e Luce, una sua amica.
Jax non è una “adrenaline junkie” come la sorella, ed è sempre cresciuta un po’ nascosta nella sua ombra, incapace di seguire le sue orme. Vede continuamente Shiloh via flashback, che è una bellissima scusa per permettere alla regina Virginia Gardner di impreziosire anche questo film con la sua leggendaria impareggiabile aura.
Ma la cosa più importante è questa; Shiloh ha lasciato un diario con la lista delle sue arrampicate estreme dei sogni. Questa è la chiave del franchise: una potenzialmente infinita sequela di location vertiginose su cui piazzare due ragazze che, per quanto la sceneggiatura tenti di dipingerle nella luce più positiva, incoraggiante e allo stesso tempo umana possibile, fanno comunque invariabilmente la figura delle pazze scriteriate più alla ricerca di una nomination per il Premio Darwin che qualsiasi altro tipo di gloria eterna. Se l’idea di avere una saga di adrenalina al femminile è intrigante, il fatto che questo sequel confermi che un punto chiave è buttarsi in un’impresa pericolosa sottovalutandola nei suoi aspetti più banali non gioca esattamente a loro vantaggio. Voglio dire: lasciando perdere come riesce Luce a convincere la timorosa Shiloh a tentare una scalata impossibile dall’altra parte del mondo in “onore” alla sorella, qui già in partenza il film ce le fa vedere arrivare in Thailandia e sentirsi dire come prima cosa che il percorso è chiuso da anni e che in ogni caso è la stagione meno indicata. Manco la prima cosa su internet hanno controllato, santa pazienza…

Traliccio 2 sembra essere stato inventato per far sembrare Traliccio un Hitchcock del ‘59. Gli elementi in comune sono tutti in versione peggiorata, e quelli non in comune sono un’idea ancora più scema. Le due ragazze scalano lo “spuntone del diavolo” e puntualmente la già misera struttura cede sotto il peso di per esempio essere rimasta chiusa da anni, e usata solo di straforo a cifre illegali da persone platealmente losche a cui senza sorprese viene agganciata una sottotrama criminale. Si tentano i momenti di vertigine ma sono fiacchi. Si tentano i momenti di tensione ma sono sfigatissimi. Luce prende decisioni fuori da ogni grazia divina e Jax alterna a colpo di frusta insensati momenti di coraggio che manco Tom Cruise e altri praticamente di blackout cognitivo pur di non bloccare la trama. E ok, nemmeno Traliccio era stato esattamente girato su un traliccio alto 600m, ma qui la montagna sembra una parete di plastica di quelle che usano per i corsi di scalata indoor della domenica e non sei praticamente mai dentro la storia.
E poi forse il colpo di scena maggiore: proprio quando pensavo che Scott Mann, regista dell’originale, oggi occupato a gestire una delle più importanti agenzie di AI etico sulla piazza, avesse appioppato lo script a un giovane che doveva farsi le ossa, leggo chi l’ha girato realmente. Traliccio 2 è stato girato dagli Spierig Brothers. Che tracollo incredibile: promettenti autori nel 2003 grazie a Undead; coraggioso esordio in serie A nel 2009 con Daybreaker; megachicca folle e memorabile nel 2014 con Predestination, che però non fa soldi; retrocessione a mestieranti chiamati a dare uno straccio di solidità e personalità a un paio di operazioni formulaiche con Saw Legacy nel 2017 e Winchester nel 2018. Qui di colpo sono unicamente la brutta copia di Scott Mann – che, nonostante il nome, vi garantisco che non correrete mai nella vostra vita il rischio di scambiarlo per parente di Michael. Inspiegabile.

Detto questo, mentirei forte se dicessi di non essermi nonostante tutto divertito lo stesso.
Ha ritmo, ha una collezione continua di maccosa giganteschi, ha una certa energia disperata, e l’arroganza con cui è convinto di dover parlare la lingua dei grandi franchise e settare il terzo capitolo di una saga horror in cui il villain è – boh, le vertigini? l’adrenalina? la stupidità? – è commovente.
Non vedo l’ora che nella scena post-credit del prossimo capitolo ricompaia a sorpresa il traliccio del primo film, pronto alla vendetta. Zan zan zaaan…
Fottesega, io sono a bordo.
Poster-quote:
“Del resto cos’è una montagna se non un grande traliccio di pietra…”
Nanni Cobretti, i400calci.com




( Base da rap in sottofondo) Non salgo sul traliccio/ ma vado sul massiccio/ gli attrezzi son d’impaccio/ ma tanto ce la faccio…Splat
Dopo aver letto cosa vuol fare Scott Mann alla bocca di Jack Nicholson con l’AI desidero ardentemente renderlo il protagonista di Traliccio 3, in cui si reca sul Gran Paradiso a gennaio in speedo ed infradito.
non mi ricordo se ne avevate parlato ma Traliccio portatore di stand in Jojo serie 4 (Morio Cho) tra i best del manga
Segnati gli inspiegabilmente da ma mai segnati Undead e Daybreaker.
Confesso però che Predestination l’avevo trovato fiacco e retorico. Boh, se capita gli darò un’altra occhiata,
Invece Winchester come gotico anonimo standard il suo, per me, lo faceva.
No dai, Winchester era riuscito a sprecare due assi che pochissimi film del genere possono vantare, Helen Mirren come protagonista ed essere basato su una persona realmente esistita e convinta della parte soprannaturale.
E ciononostante è venuto un film mediocre.
Undead visto al cine, e non pago, comprai pure il dvd (non fate domande). Daybreakers apprezzato, Predestination probabilmente l’ho visto ma non mi ricordo un cazzo. Detto questo agli Spierig voglio bene, ma, letta la rece, forse non abbastanza da sorbirmi questo. Mi sa che passo direttamente a, come dice Oliver die Hardy più giù, Treliccio
Undead divertentissimo. La scena dei pesci… o la pioggia acida che fa spogliare tutti.
Che filmone. Uno di quelli.che mettevamo sempre alla fine dei nostri multiple-bill quando il livello di alcool/cannabinoidi era al top.
Per emozioni vere in materia si rimanda al recente documentario in quattro parti The Dark Wizard (Hbo), incentrato sulla controversa figura dello scalatore/slackliner/base jumper Dean Potter.
Quattro ore di fiato sospeso per una parabola, purtroppo letteralmente discendente, che fa riflettere sul modo di intendere la vita e, soprattutto, il suo opposto.
Per me ognuno della sua vita può fare ciò che vuole , ma certo non ha la mia compassione. C’è ben altro per cui commuoversi a questo mondo. io abolirei i costosi salvataggi ad alpinisti etc. che si spingono in alta montagna. E se sei base jumper, con la tutina tipo scoiattolo, la morte spiaccicato è una certezza statistica.
Ma, boh, gli devo insegnare tutto io?
Pitchraliccio: Jax, la sorella minore di Shiloh Hunter riceve un misterioso messaggio: “Se vuoi la verità sulla morte di tua sorella, recati a questo indirizzo”. L’indirizzo è un diner fuori mano, Jax entra e la svogliata cameriera manco la saluta e le dice “porta sul retro”. Jax apre la porta, una luce l’abbaglia e l’istante dopo si trova SUL TRALICCIO con altre 10 persone che raccontano la stessa storia “La lettera, un indirizzo diverso, una porta, la luce, IL TRALICCIO”. Uno di loro, però, non la racconta giusta.
Dissolvenza e frase in nero “Quando guardi troppo a lungo dentro al traliccio, il traliccio guarda dentro di te”.
TITOLO.
Hollywood, chiama, facciamo ancora in tempo per mettere le cose a posto per TRALICCIO III – TRELiccio
Beh, fare “Fall-nado” (Trali-nado? Torn-iccio?) Avrebbe risolto il problema: una tempesta epica raccoglie tralicci da tutto il mondo, che iniziano a cadere seminando il morbo della morte.
Ovviamente la nostra sopravvissuta si troverà nel punto esatto del primo Fall-nado e salverà il mondo e il multiverso nei 8-10 sequel.
Se Virginia non va al traliccio… ecc. ecc.