Saghe da combattimento è la video-rubrica che si occupa di catalogare, uhm, le saghe… uh… da combattimento.

In occasione dell’uscita in sala di 28 anni dopo (che il nostro George ha puntualmente recensito qualche giorno fa), ieri sera io e il buon Stanlio vi abbiamo parlato delle origini di questa saga ideata da Danny Boyle e Alex Garland, iniziata oltre vent’anni fa con 28 giorni dopo e 28 settimane dopo. Per il primo, uscito nel 2002, Garland firma la sceneggiatura, è la sua prima per il cinema dopo il successo del romanzo The Beach (al tempo già diventato film sempre grazie a Boyle), e Boyle è dietro la macchina da presa, al suo quinto film. Per il secondo invece, uscito nel 2007, entrambi si ritagliano i ruoli di produttori esecutivi lasciando tutto nelle mani di Juan Carlos Fresnadillo, che si era fatto notare qualche anno prima con Intacto, esordio premiato con un Goya. Forse vi ricorderete di lui per Damsel, quello con la tipa di Stranger Things, o forse no visto che non l’abbiamo manco coperto. Ad ogni modo, saga divisiva quella di 28 qualcosa dopo, a me non ha mai fatto impazzire, il mio compare invece fu piacevolmente infettato dal primo capitolo quando uscì. Unitevi a noi in questa dissertazione su virus, pandemie, il pene di un giovanissimo Cillian Murphy e soprattutto zombi che corrono prima di Zack Snyder.
A voi il filmato integrale:
(trovate i nostri episodi anche su Youtube e Spotify)
PREMIO JIMMY BOBO
- Ingo Putze (2d lead) 47%
- Maradona Dias Dos Santos (“Soldier”) 28%
- Jean-Pierre Nonnet (production staff) 16%
- Bindu De Stoppani (“Activist”) 9%
- Cristobal Infante (senior animator) 0%
Congratulazioni a Ingo Putze! Ti verrà recapitata una cassa di deodoranti Eau de Val Verde.
E ricordate: se vi abbonate al nostro canale Twitch il vostro voto vale doppio.

PROSSIMI APPUNTAMENTI SU TWITCH
Lunedì 30 giugno, ore 21: LA PALESTRA DEI 400 CALCI
Il nostro consueto appuntamento del lunedì con le news più calciabili della settimana. Sì, anche con questo caldo.
Giovedì 3 luglio, ore 21: in occasione dell’uscita in sala dell’attesissimo Superman di James Gunn, primo tassello di un nuovo cineuniverso, vi parleremo del film che inaugurò il DC Universe per come lo abbiamo conosciuto finora: per la rubrica Raccolta differenziata a voi L’uomo d’acciaio di Zack Snyder.

TRAMA: un alieno proveniente dal pianeta Krypton viene inviato sulla Terra per sfuggire alla distruzione del suo mondo. Cresciuto dagli umani, scopre di avere enormi poteri con i quali cercherà disperatamente di andare più veloce dei ralenti di Zack Snyder. [IMDb | Trailer | Recensione]
Un grazie finale alla videosigla di Christian Aliprandi e Dario Cogliati, all’inno Trenodia per le vittime di Val Verde di Ludwig Van Verhoeven e alla sigla 400 Calci dei Nanowar of Steel.




Ottima live.
Secondo me esteticamente il film di Boyle più che a Blair Witch Project è debitore dei film del Dogma 95. Personalmente concordo con entrambi sui risultati. Stanlio ha ragione che quello stile sporco e concitato funziona nella prima parte frenetica, ma poi nella seconda parte ha ragione Toshiro, lì lo stile doveva diventare glaciale (col senno di poi nello stile del Garland regista), corentemente con la minaccia in sospeso rappresentata dai militari. Invece, al solito, Boyle continua imperterrito a fighetteggiare.
Comunque se devo salvare qualcosa del primo Boyle dopo Piccoli omicidi tra amici e Trainspotting, preferisco l’acidume di The Beach, il “vietnamovie senza Vietnam” della mia generazione (x). Una vita esagerata l’ho rivisto tempo fa ed è una cacatina che gira a vuoto, che strappa a malapena due sorrisi in quasi due ore, con Boyle che tenta di fare la commedia grottesca alla Coen ma si fa mettere sotto anche da un Guy Ritchie.
*Terrence non Toshiro, pardon
La forza di 28 giorni dopo, che per forza di cose si è persa nei sequel (per quanto possano essere belli) è che ti immerge in una situazione realistica.
Cioè, a partire dal risveglio in ospedale hai veramente l’impressione di vedere un “cosa succederebbe se si verificasse un evento del genere”
Per fare contento Stanlio.
Vorrei sottolineare la profonda ingiustizia per cui non è stato assegnato il Crognale d’Argento ad uno con un nome come:
Maradona Dias Dos Santos!