Sono passati 23 anni da 28 giorni dopo, e nel frattempo il mondo è diventato una merda. Non che nel 2002 fosse tutto rose e fiori, eh: c’era appena stato l’11 Settembre, con il suo codazzo di guerre inutili e terrorismo, eppure dal punto di vista di noi europei l’aria che tirava era ancora discretamente ottimista. Unione Europea, moneta unica, un’idea di progresso verso un futuro unitario e prospero, e l’Erasmus e l’Interrail e gli spritz a due euro… Insomma, tutto questo per dire che, all’epoca dell’uscita di 28 giorni dopo, l’apocalisse era ancora un esercizio mentale più che uno scenario plausibile.
23 anni dopo, il mondo è una polveriera, ogni giorno parte un nuovo conflitto; crisi economica, Brexit, una vera pandemia e gli spritz a cinque euro hanno iniziato a scardinare quell’idea di futuro di cui sopra. La prospettiva che dei cambiamenti sismici portino al tracollo dell’attuale sistema non è più così distante o astratta. Era, insomma, il momento perfetto perché Danny Boyle tornasse a raccontarci la sua, di apocalisse. Sigla!
“Cosa c’è in quei villaggi, papà?”, chiede il giovine Spike in una scena iniziale del film. “Niente che non abbiamo noi”, gli risponde papà Aaron Taylor-Johnson. Sgomberiamo subito il campo da ogni equivoco: 28 anni dopo è un film sulla Brexit. È un film col quale due inglesi riflettono sull’impatto che essa ha avuto a livello economico e sociale. È chiaro da subito che Danny Boyle e Alex Garland hanno trovato il gancio intorno al quale costruire tutta la loro nuova epopea, così come è chiaro che deve essere stata quell’idea a scatenare in loro la voglia di tornare a questa saga. È giusto così: gli zombi al loro meglio sono sempre stati politici, ce lo insegna Romero, e proprio a Romero si guarda con forza in questo film, ovviamente tutto filtrato da un punto di vista attuale e bri’ish.
La trama! Sono passati, pensa te, 28 anni da quando il Regno Unito è stato devastato dal virus della rabbia. Una comoda didascalia iniziale ci dice sostanzialmente che dobbiamo dimenticarci del finale di 28 settimane dopo, con i rabbiosi all’assalto di Parigi: il virus non ha invaso il continente ed è rimasto invece confinato alla buona vecchia Albione, che da allora è in quarantena e pattugliata costantemente dalle motovedette della NATO. Per quanto ne sappiamo, in questa timeline parallela (gli eventi del primo film sono effettivamente accaduti nel 2002) il resto del mondo ha proseguito più o meno come nella nostra. Ci sono Internet, gli smartphone, l’ossessione per gli acquisti online. Il Regno Unito invece è regredito al Medioevo: senza elettricità o armi moderne, le persone si sono agglomerate intorno a piccole comunità agricole isolate le une dalle altre e dominate da forte diffidenza verso tutto ciò che è all’esterno. Capita l’antifona?

Al netto di uno dei prologhi più brutti degli ultimi tempi, una roba frettolosa e maldestra che mescola suggestioni millenariste e regia da brutto videoclip anni ’90, per concludersi con una battuta che fa venire voglia di trapanarsi le orecchie col Black & Decker (complice anche un doppiaggio sotto la soglia della decenza), 28 anni dopo si divide nettamente in due parti. Nella prima seguiamo Jamie (Taylor-Johnson) e Spike (Alfie Williams), padre e figlio che lasciano l’isolotto dove risiede la loro apparentemente idilliaca comunità per intraprendere un viaggio sulla terraferma. Si tratta del rito di iniziazione di Spike, che dovrà affrontare per la prima volta i rabbiosi, e magari ammazzarne qualcuno, per poi tornare vincitore ed essere festeggiato dagli isolani la sera (in una sala civica in cui campeggia fiero il ritratto della Regina Elisabetta). Andata e ritorno, easy. Ovviamente tutto si complica quando i due vengono inseguiti da rabbiosi di diverso tipo – occasione per Boyle di mostrarci come il virus sia mutato in questo quasi trentennio. Siamo di fronte a uno zombie movie piuttosto standard, se non fosse per lo stile come sempre grottesco di Boyle, che mescola nuovi trucchetti (la “ruota” di iPhone per ottenere una sorta di Bullet Time) e il suo buon vecchio montaggio videoclipparo (invecchiato non proprio benissimo, diciamo).
La seconda parte è invece quella che spiazza, il coming of age vero e proprio: una nuova missione in cui i rapporti di forza si ribaltano ed è il figlio a diventare leader di una spedizione con propositi completamente diversi. Una missione che lo porterà stavolta davvero a crescere, a staccarsi dalla tetta materna e vedere il mondo per quello che è, al di là dei dogmi della sua ristretta comunità. Soprattutto, Spike imparerà davvero il valore della vita comprendendo quello della morte, in netta opposizione all’atteggiamento di un padre che sembra non dare alcun peso a essa e lo esorta ad ammazzare quanti più rabbiosi possibile perché tanto “non hanno anima”. Il tutto sfocia in un terzo atto inusuale a dir poco, in cui Boyle e Garland evitano come la peste la trappola della “solita” battaglia finale – che sia l’assedio del villaggio da parte degli zombi o il salvataggio dei cari dai militari cattivi del primo film – e si lanciano invece in un climax spirituale, un rito funebre che tocca vette liriche ed empatiche che davvero non mi aspettavo. D’altro canto, l’empatia era uno dei tratti caratteristici anche di 28 giorni dopo, un film che riusciva sorprendentemente a trovare il meglio delle persone in una situazione disperata e a comunicare tutto l’affetto tra i membri di una famiglia improvvisata, fino a farci commuovere per davvero quando uno di questi moriva. Qui Boyle e Garland portano tutto al livello successivo, costruendo il finale su uno struggente addio e un rito di passaggio all’età adulta, senza battaglie o villain. Notevole.
Credo di aver detto tutto quello che potevo dire senza fare spoiler, per cui ora proseguirò facendone qualcuno. Niente di eccessivo, ma siete avvertiti.

E parto dicendo che, per una volta, il reparto marketing ha fatto un lavorone con i trailer, giocati tutti su false piste e sui nostri bias cognitivi legati al cinema: se vediamo Ralph Fiennes pittato di rosso accanto a una piramide di teschi umani, non ci mettiamo molto a concludere che si tratti del cattivo. La vera grande sorpresa, e il punto in cui Boyle e Garland sottolineano con l’ormai proverbiale pennarellone il tema del film, è che il personaggio di Fiennes, il “medico di base” Kelson, non è per nulla cattivo, anzi. Nel classico schemino di campbelliana memoria, è il mentore che aiuta l’eroe ad affrontare la sua avventura. È l’antitesi del padre di Spike, un saggio che usa la scienza per proteggersi (non è sangue, ma mercurocromo, che a quanto pare tiene lontano il virus) e che dà enorme peso a qualunque morte, al punto da aver edificato un tempio di ossa (titolo del prossimo capitolo della saga, vedremo perché) per celebrare i caduti. Al punto da non ammazzare neppure i rabbiosi, che continua a considerare esseri umani. Siamo addirittura oltre Romero, qui si torna indietro fino a Richard Matheson: in un mondo capovolto, i mostri siamo noi. Non solo: la presenza stessa di Kelson, il suo ruolo di medico, arriva a negare le parole pronunciate da Jamie all’inizio del film: “Lì non c’è niente che noi non abbiamo”. Peccato che un medico, la medicina, la scienza, ma anche semplicemente una prospettiva, sia esattamente tutto quello che vi manca.
È tutto abbastanza grossolano, sia chiaro, così come i paralleli con il Medioevo che Boyle monta a forza nel film usando spezzoni di vecchi film cavallereschi. È chiarissimo che gli abitanti dell’isola, e presumibilmente di tutta la Gran Bretagna, siano regrediti a una società preindustriale, ma Boyle vuole essere assolutamente sicuro al 100% che anche Fabrizio lo capisca. A questo aggiungiamo la mamma del protagonista, interpretata da Jodie Comer, che si chiama “Isla”, in un film in cui gli abitanti di un’isola si sono asserragliati su un’isola ancora più piccola. È la Brexit, baby: l’autarchia sembra sempre una soluzione allettante, finché non scopri quanto riduce il tuo orizzonte. Allo stesso tempo, Boyle e Garland non prendono di mira solo i loro connazionali: mostrandoci una comunità chiusa, dominata da ipocrisia e superstizione, che teme il mondo esterno e rifugge da scienza e ragione, vogliono parlarci di tutti noi e di come, soprattutto dopo il Covid, siamo tornati ad abbracciare posizioni estreme, irrazionali, e siamo universalmente regrediti verso un’epoca di barbarie.

Insomma, 28 anni dopo è, sotto molti aspetti, l’anti 28 giorni dopo: quel film aveva avuto un’intuizione pazzesca, gli zombi veloci, spalmata su un plot che, stile epilettico a parte, come costruzione era il più classico possibile. Citava a destra e a manca la narrativa sci-fi, iniziava come Il giorno dei Trifidi e proseguiva toccando una serie di topoi del genere – il messaggio radio che promette salvezza, il viaggio per raggiungerla, la scoperta che la vera minaccia sono gli esseri umani – in maniera tutto sommato scolastica. 28 anni dopo, al contrario, ci illude con il caldo abbraccio del già visto – specialmente dopo vent’anni di ossessione per gli zombi nata proprio dal successo di Boyle – per poi strapparci con veemenza il tappeto da sotto i piedi e proiettarci in un film totalmente diverso, intimo e straziante, persino “maturo”, mi viene da dire. Dopo tutto, in questi 23 anni Alex Garland sarà pure migliorato come sceneggiatore, no?
Certo, non tutto è all’altezza: Boyle sceglie di recuperare lo stile visivo di 28 giorni dopo e rilancia girando con l’iPhone e provando una serie di nuovi trucchi che stancano dopo cinque minuti (al terzo fermo immagine “dinamico”, usato sempre e solo per sottolineare le morti degli zombi, volevo strappare i sedili davanti a me). Il montaggio a jump-cut da MTV era qualcosa che speravo di non dover vedere mai più in vita mia e invece, ehi, eccoti qua di nuovo. Ma non eri morto insieme alla carriera di Marco Maccarini? Il prologo, l’ho già detto, è una roba che se mi cavavano gli occhi prima di entrare in sala sarei stato più lieto, ed è lì solo per allacciarsi a un cliffhanger finale che apre maldestramente al prossimo film, scivola prepotentemente nel grottesco e sembra un matrimonio inbred tra Danny Boyle e Guy Ritchie, con una gang di tizi platinati in tuta che sbaragliano rabbiosi e ridefiniscono il concetto di overacting. Il tutto arriva all’improvviso a rovinare il lirismo di un finale che era comunque aperto, senza il bisogno di un gancio così plateale alla parte due. Un cliffhanger così mi sa di disperazione e non solo il film, ma addirittura la saga non ne aveva bisogno: finora, la saga di 28 giorni dopo ha sempre raccontato storie di persone diverse e sarebbe stato molto più appropriato chiudere in qualche modo questa storia per poi ricollegarsi a essa in maniera più sottile in The Bone Temple.
Oh, beh, ma chi sono io per parlare? Non certo il candidato all’Oscar Alex Garland o il vincitore di Oscar Danny Boyle.
Cofanetto trilogy che dovrai purtroppo ricomprare quote:
“Un film sulla Brexit, ma ci sono gli zombi, che è sempre meglio”
George Rohmer, i400Calci.com




Non avevo alcuna intenzione di vedere questo film, invece mi avete fatto venire voglia, complimenti.
Sottoscrivo ogni parola George
Ok, mi hai suscitato interesse verso un film di cui mi fregava zero.
Mi toccherà rivedere 28 giorni e recuperare 28 settimane.
A me il rapporto da tra Boyle e Garland fa un po’ ridere. Davvero.
Collaborono per anni, ma quando Garland si mette a fare film in proprio, sfoggia uno stile e una poetica cinematografica che stanno all’opposto di tutto ciò che Boyle ha sempre rappresentato. Sul serio, ‘sta cosa mi ha sempre divertito. Come se Garland da Ex Machina in poi si fosse messo lì a urlare al mondo: “Ma viiiieniii! Ma chi sono io, eh chi sono? Ecco qui! Ecco, come cazzo dovrebbero essere dirette le mie sceneggiatture del cazzo!” (per altro con risultati che gli danno ampiamente ragione, anche se so che qui non sempre concordiamo… ) e urlare direttamente in faccia al Boyle: “Danny, vedi dove te lo puoi ficcare il tuo stile brit pop 1993/1997 che era già da ciula usare nel 1998? Io sogno di scrivere film per David Cronenberg, non per te… lui si chiama “David”, tu “Danny”, capisci la differenza, la capisciii?!”
Quindi, da come viene descritto questo film nella recensione, me le immagino le scene in sala provini, con Boyle tutto fiero dei suoi fighettismi da Mtv-con-vent’anni-di-ritardo e a fianco Garland con occhio spento e viso di cemento che dentro se si ripete; “Pensa solo all’assegno del produttore… pensa all’assegno pensa all’assegno pensa all’assegno…”
28 settimane non ti serve. Questo terzo film annulla e sostituisce.
boh non so..mai stato un fan delle saghe zombie, nemmeno quelle più blasonate (per quanto il primo film fosse oggettivamente un gioiellino)…in un’epoca di virus, exit e genocidi vari ogni tre per due…stupisce che sia uscito solo ora, forse fuori tempo massimo. Si guarderà ma non al cinema.
La sequenza iniziale è una bomba, dai…
Sono d’accordo, a me è piaciuta un sacco
In questi giorni oltre alle recensioni mi sono letto anche un bel po’ di commenti alle recensioni (lo faccio per sondare la vox populi).
È pieno di gente che dice “bella la prima parte, inutile la seconda”. Boh, per me è vero il contrario. O meglio, la prima parte non è proprio inutile, ma è esattamente quello che in questi decenni avete visto in qualsiasi serie o film di zombie. Un episodio di The Walking Dead, ma anche un Army of the Dead di Snyder per dire, dove vengono presentati didascalicamente i diversi tipi di infetti: “ecco guarda, quello è il Lento Basso, poi c’è l’Alpha che è veloce, ecc. ecc.”. Non brutto intendiamoci, ma nulla di speciale, c’è molto di già visto.
È nella seconda parte, quella che a molti non è andata giù, che Boyle trova una sua strada e da un’identità al film.
Nel complesso, promosso. Ottimo Fiennes che mi ha ricordato moltissimo Locke di Lost :D
Tra army of the dead di Snyder e la prima parte di questo o anche solo il prologo c’è la stessa differenza tra pupu e cioccolato. Come si fa solo ad affiancarli? Snyder è stato capace di una trashata immane. Questo è un film, in questo la sospensione dell’incredulità funziona, e con un millesimo (apparentemente) della cgi tremenda di Snyder. Io non capisco come possano essere reputati addirittura lo stesso media…fatevi un palato.
@Indiana Jonze: ma è ovvio che siano film diversissimi, fatto sta che gli zombie più evoluti in Army of the Dead si chiamano Alpha esattamente come in 28 anni dopo. Per dire che la prima metà di 28 anni dopo è alla fine una cosa piuttosto canonica, il classico film di zombie/infetti post-apocalittico, è nella seconda che Boyle prova a fare qualcosa di nuovo
P.S : se non ti piace il riferimento a Army of the Dead sostituiscilo con The Last of Us, il succo non cambia
Ok, così recepisco meglio il paragone, diciamo che il canovaccio è simile, e credo ciò sia voluto. I punti di riferimento, i passaggi chiave, probabilmente servono re immergersi in questo universo narrativo. Si hanno dei riferimenti in più per capire cosa succede dopo 28 anni, riferimenti che ormai gestiamo con familiarità. Dal mio punto di vista tutto ci è presentato con un ritmo e una modalità che funziona, più di tutti i moderni film a tema zombie visti negli ultimi anni.
anche a me ha ricordato Locke dal primo momento!
Lunga vita a Snyder, evviva Army of the Dead!!!
Quindi, nel film, Jodie Comer è la Isla Bonita
L’ho canticchiata leggendo dannazione
Ecco, proprio quello che non volevo sentirmi confermare: 28 anni dopo cancella il buono di 28 settimane dopo. E sí che ne aveva lasciate di tracce 28 settimane dopo per fare una terza opera che non lo annullasse: il bimbo e la ragazza immuni ma portatori che fanno infettare Parigi e poi via a macchia d’ olio. Peccato. Lo guarderó per forza di cose, ma mi gira il cazzo perché comprare i DVD e poi dover dire “no, ma di questo, anche se bello, non tenete conto” fa girare il cazzo, anche perché 28 settimane dopo l’ ho riguardato giusto ieri per approcciarmi meglio a questo.
Non sono d’accordo col recensore a riguardo, manca semplicemente un “28 mesi dopo” a spiegare come si è rimediato al presunto contagio sul continente, ma nel film non mi pare si faccia cenno al riguardo.
In effetti all’inizio spiega solo che l’infezione è stata “respinta” dal continente…di più non spiega
SPOILER
>Siamo addirittura oltre Romero, qui si torna indietro fino a Richard Matheson: in un mondo capovolto, i mostri siamo noi.>
Ho pensato la stessa cosa, Io sono Leggenda con gli zombi al posto dei vampiri e che sviluppano la loro societa’, tra gerachie – alpha, standard ossia veloci e lenti – e riti tribali (musi o teste e relative colonne vertebrali staccate dai corpi in stile fatality di Mortal Kombat e poi appese agli alberi come monito).
Toccante il momento di umanita’ ritrovata della zombie partoriente che si fa aiutare da un’altra madre, va comunque riconosciuto a Snyder che l’idea della coppia morta vivente incinta e villain capo la aveva avuta lui nel vituperato, a torto, Army of the Dead.
Il film abbandona le atmosfere urbane dei suoi predecessori per approdare al folk horror con tanto di stonehenge pagani con megaliti di ossa eretti da un Ralph Fiennes che entra in scena come l’androide David in Alien Covenant, dominando i mostri in modo non violento e poi, con la sua interpretazione magistrale, si mangia (?) gli altri attori.
Danny Boyle ed Alex Garland devono aver visto ed apprezzato L’Attacco dei Giganti, perche’ certe sequenze ne sembrano la derivazione, zombie nudi che corrono tra i boschi per sbranare le prede umane o che si trascinano in terra come vermi, i leader fisicamente piu’ grandi ed intelligenti che danno gli ordini agli altri.
Ottima recensione per un film che sarebbe stato eccellente senza gli ultimi imbarazzanti minuti finali, Boyle doveva fermarsi alla scena del protagonista ormai diventato adulto che pianta sulla cima il teschio della madre guardando al sole, verso un futuro piu’ luminoso.
Army of the dead ha solo una pessima CGI e manca ( o me la sono persa?) la director’s cut che darebbe senso a molte cose. Ho appena riguardato Rebel Moon 1 e 2 in director’s cut e sono due film completamente diversi dalla prima versione. Ma talmente migliori che un 8 pieno lo meritano.
Contraddicendo diverse stupide affermazioni della rece sopra posso affermare che 28 anni dopo mi ha sorpreso! Lo dico con convinzione, avevo in mente dove andasse a parare il film di Boyle, direzioni semplici e scontate, invece il regista inglese prende DIREZIONI totalmente al di fuori degli schemi dell’horror post-apocalittico. Senza la sceneggiatura dura, implacabile ed imprevedibile di Alex Garland ciò non sarebbe stato possibile, perchè dopo aver rivisto 28 GIORNI DOPO ho capito che Boyle ha scelto assieme allo sceneggiatore di cambiare TOTALMENTE la prospettiva della narrazione del film. Senza spoilerare niente di già visto al di là dell’antefatto sull’inizio della pandemia di rabbia con un gruppo di bambini tenuto al sicuro assieme a Jimmy, il figlio di un prete Boyle narra con soluzione di continuità quello che è successo DOPO i 28 giorni, ma anche DOPO le 28 settimane, arrivando al quarto di secolo
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La narrazione ci mosta una di queste comunità, rifugiatasi sull’isola di Linsdfarne, separata dalla terraferma ai confini con la Scozia e la regione della Nortumbria . La famiglia che conosciamo è formata da tre persone, senza svelare troppo mi ha colpito il fatto che Boyle metta in discussione TUTTO lo stile di vita improntato alla sopravvivenza, l’indottrinamento militare dei bambini, costretti a imparare a tirare con l’arco, la società autarchica in perenne crisi che ovviamente visto che a parte il pesce, e le limitate coltivazioni presenti sull’isola oltre agli animali allevati il resto delle risorse si trova sulla terraferma, legna compresa. La piccola società isolana è sprofondata in un medioevo duro e implacabile, che porta a razionare e soppesare tutto. Niente acqua calda, niente elettricità, armi, utensili e oggetti costruiti a mano o recuperati sulla terraferma, se possibile.Soprattutto gli abitanti hanno rinunciato a qualunque velleità di andare FUORI e riappropiarsi dello spazio esterno dove un tempo vivevano, ovviamente questo non è vivere ma sopravvivere.
Un film perfetto sia nella forma che nella sostanza, dove gli infetti sono oramai padroni della terraferma, così come gli animali.
Lo splatter e il gore non mancano, ottime location e fotografia, dal punto di vista visivo è una sorpresa, immagini di film ,trovate lisergiche e ricordi insomma Boyle è imprevedibile. Infine un finale apertissimo che rimescola ancora le carte è ci prepara al secondo capitolo il Cimitero delle ossa, che sta essendo girato da Nia da Costa.
Soprattutto il finale che sembra “sbagliato ” e invece sicuramente serve a dare un altra dimensione al viaggio iniziatico di Spike, che dopo essere vissuto in una comunità “chiusa” incontra una comunità “aperta” formata da una sorta di gang, in cui il bambino Jimmy è diventato l’antiprete Jimmy, ideona il crocifisso del padre portato rovesciato, ma soprattutto i “figli di Jimmy” che hanno gli stessi capelli e fisionomia, maschi e femmine, non temono gli infetti e soprattutto sono poco raccomandabili. Insomma forse e meglio aspettare prima di sparare sentenze frettolose, per quanto mi riguarda è il miglior horror del 2025 per ora.
Mi sembra (non che sia un male) meno “coeso” o compatto del progenitore…la seconda parte qua e là si perde in sentimentalismi, anche se ha i suoi momenti di emozione “umana” – che la durezza della prima parte tende a negare. Peccato che la gang di Jimmy resti accennata così senza tempo per capire (dal crocifisso capovolto si può ipotizzare una congrega anti cristiana, o satanica, o semplicemente amante del caos o se vi viene in mente qualcos’altro..) la parte “mediana” del secondo blocco (Erich per dire, e dintorni) un po’ moscia…complessivamente mi è piaciuto con delle riserve.
Diamo il tempo di fare produrre e girare la seconda parte, con Nia da Costa alla regia potrebbe perfino migliorare. D’altronde il tempio delle ossa esce a gennaio 2026 secondo fonti ufficiali Sony
Lo pensavo meglio, comunque gradevole. Le cose che ricordo di più sono gli zombi obesi, quelli grossi, e le opere d’ossa del finale, dove appunto ci si aspetta che succeda qualche roba violenta, parossistica, catastrofica, e invece c’è giusto un attacchino rabbioso che si conclude felicemente. E poi vado a comprarmi un barile di tintura di iodio per ogni evenienza.
E possibile che, in 28 anni, da fuori non abbiano individuato dei superstiti e non abbiano almeno lanciato loro un po’ di viveri? Manco abitassero a Gaza.
Sono indeciso, ho visto il film sabato a Carpi col babbo e ancora non ho capito se mi sia piaciuto oppure no. Premesso che a seguire farò a caso molti SPOILER.
Il film intrattiene per tutta la sua durata, la storia è nell’ insieme interessante e la regia c’è, non è pacchiana e pesante come Snyder sopra citato.
Però boh, sarà che non apprezzo molto stu riferimenti strani alla religione molto americani Imho, pur essendo loro inglesi, dell’ apertura del film. Con prologo e parte finale nelle quali avrei voluto staccarmi la testa in stile Erik. Sarà che certe scelte di regia di Boyle dopo un po’ mi stancano tra morti a rallenty in stile fatality di Mk, ma non così varie purtroppo, e collage con un film di guerra medievale. Tra l’altro sto rifermenti al medioevo li ho trovati proprio forzati. Devi sbattermi in faccia così forte che una società alla deriva senza più l’elettricità o quasi torna ad essere simil medievale? Però Resta che ci sono altri 5/600 anni di invenzioni oltre che il tiro a 30\45° era un tiro per colpire la massa non per la precisione e che gli archi da guerra medievali arrivano anche a quasi 200 libre. Ma va beh questi sembrano dettagli da rubrica ” perché è brutto” però ecco se fosse stato meno onnipresente all’ inizio questo continuo paragone forse ci avrei pensato meno.
Poi il film è diviso in 2 parti, la prima più tradizionale in stile la strada o the walking dead la seconda invece più emotiva ecc ecc. Solo che il comportamento dei personaggi non mi torna. Il padre sembra si avvezzo alle uccisioni di zombie e prova a far abituare il figlio, ma all’ inizio non è presentato come violento. Anche la ribellione del figlio verso il padre non mi ha convinto come non mi hanno convinto tante altre cose. Come mai la madre da addormentata si è svegliata e ha spaccato il cranio di uno zombie come se nulla fosse? Dai su spiegate qualcosa anche in miniera non esplicita. Che fine hanno fatto medico e Samson? Più che altro non capisco perché a 12 anni non poteva restare a crescere con una sorta di figura mentore. Ma va’ beh.
Altra cosa va detta che non apprezzo così tanto questa trasformazione degli zombie in esseri così tanto senzienti e umanizzati, un conto farne una metafora un conto la zombie pregna che ha lo stesso comportamento di una partoriente, anzi forse pure meno aggressiva 😐 poi “la magia della placenta”. In generale non mi è dispiaciuto ma se la prima metà è fin troppo scolastica la seconda che osa di più era un po’ fuori dai miei gusti . Ammetto di aver preferito i precedenti 2 Anche se non posso dire che questo non mi sia piaciuto, Devo ancora lasciare sedimentare un po’ le idee. Probabilmente lo riguarderò in DVD .
Alla fine forse mi aspettavo una critica sociale diversa ma presto diventa molto più intimo come film e più legato alla crescita del ragazzino quasi come romanzo di formazione. Formazione però in un mondo alquanto fuori di capoccia oltre che estremamente pericoloso e che sembra quasi dire “meglio buttarsi a caso nella natura selvaggia” che restare con un mentore che trovi più “umano” del villaggio natio, con padre annesso. Per poi alla fine però buttarsi nel gruppo dei Biondini platinati che boh, non sopporto quando si spinge così tanto già a vendere i seguiti.
P s: bone totem è anche il nome del secondo (o terzo includendo lo spin off) capitolo della bellissima saga videoludica stasys. Avventura grafica horror che consiglio a tutti tra lettori e redazione.
La “medievalizzazione” distopica non è in effetti molto originale, e neanche il solito conflitto interiore “restare nella comunità al sicuro o avventurarsi in luoghi pericolosi e ignoti?” – alla Fallout, il vg. Vero è che probabilmente inventarsi qualcosa di più estremo o originale nell’anno di grazia 2025 non è proprio semplice…Garland come sceneggiatura aveva preso mezzo bersaglio soltanto già con Civil War, qui mi ha dato una sensazione simile di mezza occasione sprecata. Quello che c’è però è ben più che godibile
aspettavo questa recensione più del natale
Pensa fare questa recensione a natale…
vera cosa che inizia a darmi noia nei film in generale, ma soprattutto in quelli di genere, è la pigrizia. Sono convinto che se questo film l’avesse diretto un regista a caso non so se sarebbe piaciuto così tanto, ma l’ha diretto Danny Boyle e sceneggiato Ale Garland, gli autori di 28 giorni dopo sono tornati e quindi stracciamoci le vesti.
Per esprimere meglio il concetto di pigrizia devo scomodare Mad Max. Nell’81 Miller poteva fare un seguito paro paro al primo Max e invece ha tirato fuori le palle e ha di fatto inventato un genere. Io capisco che oggi sia più complicato inventare qualcosa, ma sicuramente si può fare di più dell’infilarsi in binari già visti e rivisti, triti e ritriti e con una sceneggiatura che a parte un paio di intuizioni non va da nessuna parte.
C’erano decine di modi per affrontare un film che si intitola 28 ANNI dopo, e si sceglie il più pigro di tutti. E in questo film è tutto pigro, la sceneggiatura, la musica, i costumi, gli effetti speciali, tutto.
Dopo 28 ANNI dall’inizio di un’epidemia voglio davvero vedere chi ha ancora denti bianchi e capelli fatti a modo, per quanto ci si possa aggregare in comunità civilizzate.
In 28 ANNI, questi non hanno saputo fare di meglio che andare a cacciare gli infetti portandosi una ventina di frecce a testa. Il padre porta il figlio per formarlo, ok, ma per quale reale necessità? viene specificato che nel villaggio hanno già tutto (a parte le armi a quanto pare) eppure sì, andiamo fra gli infetti, così tanto per.
Gente che, dopo 28 ANNI, ancora va a cacciare mostri col giubbottino parca e un golfino appena bucato, invece di bardarsi come si deve, perchè sai, quelli mordono…
Il ragazzino giustamente si caga sotto, ma dopo aver scoperto che il padre si scopa un’altra e che, forse, c’è un dottore in cima al monte lui diventa improvvisamente rambo e parte con madre morente a fianco. La madre perde la testa ma torna sana a uso sceneggiatura, quando fa più comodo. Inoltre, una volta arrivati sulla terra ferma di infetti nemmeno l’ombra, anche loro hanno letto la sceneggiatura e sapevano che in quel momento dovevano stare fermi.
Il padre cacciatore supersonico invece di andare a cercare moglie e figlio rimane, giustamente, nel villaggio, ma quando gli arriva la letterina sbrocca e si vuole infilare nell’acqua alta. Nel frattempo era rimasto fermo non si sa a fare cosa.
Il ragazzino, che in una ipotetica realtà durerebbe 16 minuti in un ambiente del genere decide, giustamente, di rimanere a girovagare e, ad uso sceneggiatura, quando fa più comodo, arrivano una gang di coatti che fanno cose da film della troma. Il tutto fino a quel momento era stato drammaticissimo. Ovviamente si affrontano gli infetti con le tute acetate da tamarro inglese. Da una parte avrei preferito l’avesse buttata in caciara dal minuto 1, forse mi sarei divertito di più e forse avrei intravisto delle palle registiche dietro a questo film.
Per non parlare poi di effetti speciali digitali imbarazzanti, una testa mozzata bruttissima e un montaggio da denuncia, leggi infetti che vengono colpiti da frecce nella prima parte. Musiche buttate alla cazzo di cane così un tanto alla volta.
Ultima cosa gli infetti, davvero l’unica cosa che è venuta in mente a questa gente è fare l’infetto alpha, che diventano tutti uguali, sembrano cavernicoli, quelli secchi che, bo, corrono, e quelli grassi usciti dal video stinkfist dei Tool?
Ripeto, c’erano tanti modi per affrontare un film che si chiama 28 ANNI dopo, e, secondo me, è stato scelto il più facile, il più svogliato e il più senile.
Ditemi le differenze fra un qualunque The last of us e questo film.
Nel 1981 Miller tirò fuori i coglioni, nel 2025, Danny Boyle, no.
Eeeh caro Arcibaldo magari non proprio con i tuoi termini perchè comunque le 2 ore le ho passate piacevolmente e per dire l’ho preferito a Mickey 17 ma concordo su molti aspetti forse tranne gli effetti che non mi sono sembrati così brutti (o i denti/capelli non è impossibile tenere l’igiene anche in quella situazione e senza dentisti).
Sul resto però mi vedi concordo in tutto o quasi e direi che siano proprie quelle cose che mi hanno lascato quel senso di indecisione sul film che menzionavo nel mio commento sopra. Gardland spinge troppo sulla richiesta di sospensione dell’incredulità da parte di chi guarda il film, veramente troppe parti tirate e comportamenti strani e strani non perchè c’è un’epidemia zombi ma perchè sono scritti mali i personaggi.
Che poi dai sembra tirare il sasso e nascondere la mano, vuole fare un’accusa politica al Regno unito attuale ok fallo, tira fuori il coraggio e fa come fece anni fa Alan Moore. Invece no parte con la critica che però resta però sempre di fondo come troppo isolazionsimo fa male anche se ad un certo punto si arriva all’estremo che si esalta non la piccola comunità ma chi vive perfino da solo vedasi medico e bambino. Cioè per te l’isolotto che si isola dagli altri è male ma l’uomo che corre nudo nei boschi è positivo ? Allora l’ideale a sto punto è Samson. Però sicuramente non è un modo di vivere che stimola la coesione sociale e l’empatia Mi aspettavo che l’arco di crescita del bambino portasse a qualcosa di opposto a come maldestramente (poichè cambia di colpo caratterizzazione per me) ci hanno rappresentato il padre. Invece alla fine diventa un rambo in formazione nel bosco, quindi qualcosa di molto vicino alla mascolinità tossica e tra l’altro che si isola dagli altri che sembra voler criticare.
Invece no, dopo un accenno di critica sociale un arco narrativo alla The Road sembra quasi che si siano spaventati o abbiano finito le idee e hanno messo su una seconda parte che ok che per un horror è cosa rara ma che alla fine ha in seno a sè troppe incoerenze e forzature.
Per me non basta il riferimento a Io sono leggenda (che poi trovo difficili farlo con una malattia legata alla rabbia ma va beh) per mettere su un capolavoro.
Il 4° capitolo cosa sarà, 28 decenni o 28 secoli dopo? In un caso o nell’altro spero che esca coerentemente col titolo…
28 bienni dopo?
28 lustri dopo?
Visto oggi, quoto Arcibaldo.
Spoiler qua e la:
Comunque a me il prologo è piaciuto come anche la prima parte. Poi diverse snodi accadono “perché si” e quindi si perde. Va benissimo la critica sociale ma se entro in sala, e spendo soldi, per vedere un film su infetti/zombie, quello voglio vedere. Quegli inserti odiosi con madre malata, neonata nata da infetto e bambino coraggioso (che prima dichiara di non aver colpito un solo infetto durante la prima sortita e poi ci porta la madre?) anche no. A che servivano, per forzare le emozioni degli spettatori? A me è salito il porco! Garland che combini? Pareva una sceneggiatura scritta da Leslye Headland. Gli infetti si vedono troppo poco e manca una cosa fondamentaleche avevano i primi: la sensazione incombente di pericolo, di essere braccati.
Bene il solo Fiennes (che però chissà come ha fatto a sopravvivere da solo tutti quegli anni in quel posto…).
Per me arriva a una sufficienza risicatissima.
Apprezzabile la prima parte, inutile la seconda. Per me il peggiore della trilogia.
Attenzione SPOILER …………quando è comparsa la zombie incinta ho avuto la fortissima tentazione di alzarmi ed andarmene. Non l’ho fatto. Sarebbe stato meglio.
E -SPOILER IMPORTANTISSIMO AI FINI DI TRAMA- quando si sono incrociate le mani per empatia tra madri?
Visto a casa, quando è apparsa la zombie partoriente ho mandato avanti fino a dopo la morte del soldato svedese, quando il ragazzino girava con la testa. Non ho più recuperato quella parte perché credo che, va bene tutto, sospensione di incredulità ecc, ma zombi partorienti per me è no.
Ho apprezzato che fossero nudi perché ci sta, ma anche qui, se non si preoccupano di coprirsi dal freddo allora dubito sentano lo stimolo per accoppiarsi
Ma poi possibile che in 28 anni dal continente non hanno individuato i superstiti e non gli hanno almeno tirato qualche aiuto?
Secondo me questo film è un coraggioso e non scontato passo avanti nello zombismo. Con i suoi difetti, ok, con le sue robe anni 90, ok, ma prova ad aggiungere qualcosa. Aggiungo, è sicuramente un omaggio ad Apocalypse now e a Cuore di tenebra, opere che si sono ispirate vicendevolemente. Ora c’è un pezzettino in più.
— SPOILER ALERT —
Ma… nessuno ha colto il riferimento della banda finale di “Teletubbies ammazzazombie”?
Sono vestiti tutti in tuta da ginnastica, con capelli biondi e frangetta. Collane d’oro. Il leader si chiama Jimmy.
Ragà… sono la banda dei Jimmy Savile! E’ impossibile che un inglesone DOC come Danny non l’abbia fatto apposta!
Vi prego ditemi che non sono l’unico che ci ha pensato!
E boh, io non li conosco.
Ma perché nei commenti si parla di zombi se questi non lo sono?
La mia opinione è molto negativa.
Purtroppo ho trovato la seconda parte risibile.
Gli snodi di sceneggiatura (il rito iniziatico, il dottore che diagnostica un tumore con la sola imposizione delle mani e dopo 1 minuto dalla diagnosi pratica una eutanasia…) sono privi di ogni credibilità.
Resta a mio avviso solo un po’ di buona azione sanguinolenta, anche se condivido appieno le critiche rivolte a un certo modo di girare, a partire dall’ imbarazzante finale della scena iniziale con il prete invasato… Ah, dimenticavo, quanto è orrida la scena finale con i picchiatori biondi di zombie???
Perchè vedere questo film e non vedere M3gan?
La sequenza iniziale, vale l’intero film ed un pezzo del prossimo di sicuro.