
Raga è successa una cosa incresciosa.
Ho messo su Matchbox: Il film e dopo un’ora mi ero già così tanto SFRACELLATO LE PALLE che ho spento e l’ho rimesso su il giorno dopo. In mezzo ho fatto tante cose più interessanti, tipo spostare i peperoncini nella serra che ormai fa freddo, o piegare un po’ di biancheria in arretrato.
Anche il giorno dopo mi sono SFRACELLATO LE PALLE dopo un’ora. Non ho spento perché mancavano ancora sei minuti di titoli di coda (Matchbox: Il film dura DUE ORE E SEI MINUTI) e da specchiato professionista quale sono non potevo farmi sfuggire l’occasione di andare a caccia di Jimmy Bobo.
Non c’erano manco quelli, boh, che delusione.

Ora sono qui a scrivere il pezzo su Matchbox: Il film e cascasse il mondo se me ne ricordo più del 30%. Mi sto riguardando scene qui e là a 2x per rinfrescarmi la memoria. È così grigio. Avevo in mente tutta una gag elaborata nella quale avrei chiesto a ChatGPT di scrivermi la sinossi di un film basandosi su questi punti fissi:
- c’è John Cena nel suo ormai classico ruolo di apparente everyday man che in realtà è un superprofessionista fichissimo che mena forte e questo crea un simpatico contrasto tra i suoi modi garbati, ironici e pieni di understatement e il fatto che è una montagna di muscoli
- c’è Jessica Biel. Jessica Biel è bella
- è un film di macchinine
- ci sono le splosioni
- c’è tanta tanta nostalgia perché chi cazzo gioca con le macchinine sotto i quarantatré anni?
E la gag prevedeva appunto che io proponessi questo prompt a ChatGPT e lei mi avrebbe risposto letteralmente copincollandomi la sinossi di Matchbox: Il film, ma poi mi sono chiesto, ne vale la pena? Vale la pena assetare una piccola comunità del Nevada per fare una roba simpatica legata a questa operazione simpatia che alla prova dei fatti si dimostra simpatica come una ragade?

Che roba curiosa le macchinine. A me piacevano in un modo un po’ obliquo, quando ero piccolo. E incidentalmente: non riesco a non pensare che, quando gli Uomini Grigi si sono messi intorno a un tavolo a pensare a questo progetto, si siano detti anche, non solo, non principalmente, ma anche “se lo facciamo nostalgico ci compriamo al volo una notevole fetta dei content creator più attempati, i quali si vedranno imboccati fin dalle prime scene e si sentiranno quasi obbligati a cominciare il loro pezzo parlando del loro rapporto con le macchinine”. Sposta qualcosa? Boh, ci piace pensare di sì, non sto sostenendo che la nostalgia sia stata elevata a sistema per convincere gente come me a scrivere pezzi gonzo sul proprio rapporto con walkman e biciclette, dico solo che è un piacevole effetto collaterale. E infatti sono qui a parlare del mio rapporto con le macchinine perché è probabilmente più interessante di Matchbox: Il film (figuratevi quanto poco interessante è Matchbox: Il film).
Dicevo, le macchinine. A me piaceva più che altro smontarle. Volevo capire come facevano a girare quelle ruotine ma poi, essendo scarso, non riuscivo più a rimontarle. E ne avevo comunque un sacco! Me ne regalava una il barbiere ogni volta che andavo a tagliarmi i capelli, e forse anche il dentista? Ho passato tanto tempo dal dentista quando ero bambino. Ho passato meno tempo con le macchinine, alla fine preferivo i LEGO, e in particolare non ho mai avuto alcun rapporto con le Matchbox della Mattel. Immagino sia più una cosa da yankee? A noi piacevano le Mini4Wd ma ovviamente ne avevamo poche perché erano roba da ricchi. Resta che, dove i miei coetanei si divertivano a fare BRUUUUM BRUUUUM e a far gareggiare i loro modellini, io preferivo farli a pezzi oppure, se proprio serviva una storyline, farli prima saltare in aria facendo il rumore delle esplosioni con la bocca.
Come insegnava Calvin.

E come ci insegna questo bambino, piazzato nel film apposta per illustrare in modo semplice questo complesso concetto che ho appena espresso.

Ecco Matchbox: Il film vorrebbe sulla carta essere quello che ho appena raccontato, ma senza il dentista e con più soldi. L’ennesimo tentativo di prendere un brand che una volta era di enorme successo e costruirci intorno un film, siamo dalle parti del Battleship di Peter Berg, Autore come assurdità dell’impresa, ma d’altra parte c’è stato un periodo nel quale facevamo le battute tipo “eh ora faranno anche il film di Tetris“ e poi in un certo modo l’hanno fatto davvero, per cui chi sono io per stranirmi del film sulle macchinine? Che davvero, negli intenti mi sembra voler essere quello che facevano tutti i bambini da piccoli facendole correre e saltare per aria solo che trasformato in una spy story dal respiro internazAHAHAHAHHAHAHA scusate, mi viene da ridere, questo film è una merda. SIGLA!
Se fossi un turbine di simpatia vi direi che Matchbox: Il film parte da uno spunto quasi kinghiano: siamo nella provincia profonda dell’Ohio e un gruppo di ragazzini di sesso misto e in età da scuole medie si ritrova ogni giorno nel retro del garage del burbero dal cuore d’oro Cal Smalley per giocare con le loro macchinine e distanziarsi così almeno per qualche ora dalla triste realtà del vivere nella provincia profonda dell’Ohio dove la roba più interessante che ti può capitare è dover sopravvivere ai bulli ogni santo giorno. Sto proprio dicendo che il film si apre con il nostro giovane protagonista che sgumma in bicicletta eh!

Ecco, guardate quest’immagine perché, essendo il cinema un’arte principalmente visiva, dice più delle mille parole che sto per andare a battere sulla mia tastiera con i tasti veri come negli anni Novanta. Guardatela perché vi dice molto se non tutto quello che vi serve su Matchbox: Il film, in particolare una cosa: è un’operazione talmente insicura e realizzata con il braccino che sente la necessità di essere ridondante ogni volta che può, terrorizzata com’è dal non farsi capire o dal perdere l’attenzione di chi guarda. Siamo nel 1998, ci dice la sovrimpressione, quindi negli anni Novanta! sono diversi dagli Ottanta! e per essere certi che non perdiate la bussola, eccovi sullo sfondo un bel cartellone di un cinema con una serie di film usciti nel 1998.
È tutto così: timidissimo, o forse tarato su un pubblico che si distrae ogni cinque minuti? Ma allora perché non impegnarsi a fare un film che non faccia distrarre il pubblico? Pensate che idea rivoluzionaria che mi è venuta per sconfiggere l’apocalittica epidemia di calo di attenzione che sembra aver colpito quella fetta di umanità che passa le giornate tra social e doomscrolling: se fai una roba interessante, magari questa gente rimane incollata allo schermo grande invece di spostare gli occhi su quello piccolo! Dite che sono ragionamenti populisti e generalisti, basati più su stereotipi e percezioni aneddotiche che su veri dati scientifici? Certo, mi sto solo adeguando al tono del film di cui vi sto parlando.

In pratica: John Cena è grosso, no? Lo sappiamo, è evidente. Ed è un agente segreto fichissimo che, 28 anni dopo le sgummate per le vie di Cartersville, Ohio, vive la sua vita un quarto di miglio alla volta, coinvolto in pericolose missioni che prevedono per esempio trasportare una testata nucleare dal punto A al punto B e consegnarla a un trafficante di armi. Oh no! È forse John Cena un cattivo? Ma no, sciocchini! È più complicato di così. C’entra il suo capo, e il capo del suo capo, e forse la Terza Guerra Mondiale. Ma lui non lo sa, perché viene premiato per il suo successo con dieci giorni di vacanza, che decide di passare nella sua città natale. Che bella occasione per una riunione con i suoi vecchi amici!
Il passaggio da Stephen King a Il grande freddo è parecchio brusco soprattutto se considerate che di mezzo c’è una testata nucleare, eppure questa frizzantezza, questa voglia di raccontare una storia generazionale che mette insieme l’intimità delle amicizie e dei primi amori con il destino dell’intero pianeta, rimane tutta su carta. È tutto così… boh, educato? Come se il film stesso si preoccupasse prima di tutto di non disturbare. Ci prova pure con le battute, poveraccio, che però sono talmente basilari che non fanno neanche alzare gli occhi al cielo dalla disperazione: sono mediocri, fanno uno sforzo gigantesco per farti sollevare di un paio di millimetri un angolo della bocca e poi si levano di torno, dimenticate. Sam Richardson in particolare dovrebbe fare il comic relief, quello brillante e caciarone, ma cascasse il mondo se mi ricordo qualcosa della sua prestazione attoriale se non che ogni tanto gli succede una roba pazza e lui sgrana gli occhioni ed esclama “OH SHIT!”.

Perché in pratica va così: accusano John Cena di essersi arrubbato il bombardone atomico, e siccome questa cosa succede mentre è al pub a bere con gli amici, la CIA decide che gli amici stessi sono i suoi complici. Quindi John Cena e i suoi improponibili amici devono recuperare la bomba e riprendersi le loro vite e le loro reputazioni. Che cosa simpatica! Un professore di chimica, un operaio che manovra mezzi pesanti, una giornalista di cronaca locale e pilota di elicottero e ovviamente Jessica Biel che si ritrovano a dover lavorare con il grande agente segreto John Cena! Pensate le matte risate che ci regaleranno questi incredibili pesci fuor d’acqua!
“Ma scusa le macchinine?”, be’ caro Fabrizio che dire, per una volta hai ragione tu. Le macchinine servono come gancio per alimentare l’improbabile storia d’amore tra John Cena e Jessica Biel, e uso l’aggettivo “improbabile” semplicemente perché il film prova a far passare l’idea che John Cena sia uno splendido quarantenne e coetaneo di Jessica Biel quando nella realtà hanno cinque anni di differenza. Per cui è brutto! No dai sto esagerando, alla fine sono anche carini loro due, lui ormai calatissimo in queste parti tutte uguali e lei che poveretta ha avuto la sfiga di superare i trent’anni, cosa che a Hollywood non viene perdonata, e quindi è un po’ scomparsa, ma resta una delle fazze più carismatiche in circolazione e insomma, fa sempre piacere vederla, anche in un progetto alimentare come questo.

Però ecco: le macchinine finiscono qui. Cioè, nel film ogni tanto guidano eh. Ma allora anche Braindead di Peter Jackson è un film sulla Moulinex perché c’è quella scena del frullatore. C’è tutta una sequenza che serve a dimostrare come Jessica Biel sia sì un’autista di ambulanza, ma anche, nel suo tempo libero, una fichissima pilota di macchine da corsa; questa roba viene utilizzata in un paio di sequenze di inseguimento e mai discussa o anche solo riconosciuta dagli altri personaggi. D’altronde c’è una che è abituata a sorvolare le autostrade dell’Ohio con il traffico bloccato da un branco di mucche che a un certo punto ammazza una decina di cristiani con un lanciarazzi montato su un elicottero: Matchbox è un film di colpi di frusta continui, forse in omaggio al fatto che dovrebbe essere un film di macchinine?
Non lo so, non so come sia potuto venire in mente a qualcuno di dare l’OK a questo progetto e non so come abbia fatto Jonny Corporate a guardare il montato finale e a pensare “mmm questo è proprio un bel film che ci farà fare grande successo e riaccenderà anche l’interesse nelle macchinine Matchbox!”. Ma d’altra parte è una produzione Skydance, quindi c’entra anche RedBird, e vedendo come Gerry Cardinale sta gestendo il Milan forse non dovrei sorprendermi troppo. Mi sorprende, quello sì, che un film così sciapo, senza neanche la forza di avere sequenze d’azione ben congegnate, che mette in scena male persino le botte che John Cena dà ai cattivi, sia finito su Apple TV, che avevo capito essere il nuovo baluardo di autorialità e qualità televisiva. Ma ecco: dovrei parlare del film e sono finito a sparare cazzate su strutture societarie e grossi conglomerati quasi-monopolistici. Non so cosa questo dica sul mondo di oggi, ma di sicuro dice molto su Matchbox: Il film, e quello che dice è: avete di meglio da fare.
AI quote algoritmica
«Trovo molto offensivo che tu possa anche solo aver sospettato che questo film sia stato scritto da me»
(ChatGPT)




Quindi lo stuntman che ci ha dato i due Tyler Rastrello ha fatto un film dall’action men che moscia? Annamo bbene, proprio bbene…
Che poi, in un film delle matchbox mi sarei immaginato, chessò, i protagonisti rimpiccioliti che guidano delle macchinine diventate magicamente funzionanti, o il contrario, le macchinine che diventano in scala 1:1… Almeno Berg ci aveva messo gli alieni per giustificare una stronzata galattica come un film su delle trottoline…