
La storia è ormai nota, persino leggendaria a suo modo. È diventata quasi una lore. Nel 2012, il produttore cinematografico Daniel Katz è fulminato sulla via di Tagliacozzo e durante un fausto viaggio in macchina sponsorizzato da Autostrade per l’Italia vede la luce. Gli dei del cinema appaiono di fronte a lui e gli suggeriscono un nuovo modo di distribuire i film di qualità e le idee originali, senza che essi o esse siano limitati dal genere di provenienza. È il cinema d’autore dell’inclusione, che accoglie tutti i linguaggi dentro al Criterion Closet. Per cristallizzare questa epifania, Katz decide di chiamare la sua compagnia A24 in onore del tratto autostradale che lo ha ispirato. Agevoliamo il filmato di una ricostruzione drammatica dell’evento:
Oltre agli Oscar e ad altri innumerevoli premi minori, nel giro di una decina di anni (dall’uscita di The Witch nel 2015) A24 ha rivoluzionato il modo in cui lo spettatore pregiato – quello che ha la tessera del cineforum con dibattito e guarda i film solo se etichettati ufficialmente come “da festival” – si approccia all’horror. Katz e soci hanno lanciato le carriere di Robert Eggers, Ari Aster, Ti West e dei gemelli Philippou, tutta gente che ha reso più semplice vantarsi di avere una passione per i film dell’orrore durante un aperitivo con le sciure impellicciate del Rotary. L’horror è nuovamente sdoganato agli occhi dell’intellettuale spocchioso, che oggi può berciare in libertà di allegorie, narrazioni a più strati, archetipi psicoanalitici e inconscio collettivo. Tutto giusto, evviva. Ma cosa c’entrano la A24 e il cosiddetto art horror (blblbl) con Penny Lane Is Dead, esordio alla regia della convintissima Mia’kate Russell (con tanto di biografia in terza persona) nonché adorabile horror da cestone fatto come si deve? Sigla!
Nel 2015, mentre A24 tramava per conquistare la corona di regina baccalaureata dell’horror, gli amici di AMC – che oltre a Breaking Bad, Better Call Saul e Mad Man hanno fatto anche The Walking Dead, Gangs of London e The Terror – sentivano una vibrazione nella forza e decidevano di riequilibrare il karma con un servizio di streaming on demand dedicato a horror, thriller e roba soprannaturale. E mentre quell’altro vedeva gli angeli guidando sulla Roma-L’Aquila, due missili terra-aria del reparto marketing di AMC si sono trovati alla macchinetta del caffè e si son detti: “Oh, dobbiamo dare un nome a questa faccenda dell’horror in streaming. Idee?” “Ma che ne so. Chiamiamola Brivido” “Bella”. Nasce Shudder, che nell’ultimo decennio ha avuto anche ottimi spunti (tipo prendersi l’esclusiva USA per Zombie contro Zombie – One Cut of The Dead), ma in generale si è assestata sulla filosofia del: distribuiamo e produciamo tutto quello che A24 scarta a priori perché è troppo dozzinale o perché il regista si è rifiutato di girarlo con della pellicola graffiata a mano dall’archivista della Cinémathèque française.

Enter Penny Lane Is Dead, rappresentante di quel 10% di film azzeccati prodotti grazie allo standard aureo di Shudder, che recita: durata di massimo 100 minuti, quantità di sangue superiore ai due litri, allusioni e titillamenti q.b. ma per carità niente storie intricate o cagare pretenziose. La trama di un film Shudder deve starci nel foglietto di un biscotto della fortuna. Per esempio Revenge, altro rappresentate del 10% azzeccato, era: Matilda Lutz nel deserto trucida i tre stronzi che l’hanno violentata e praticamente uccisa. Penny Lane Is Dead, invece, è: lesbica vendica l’omicidio della fidanzata (la Sydney Sweeney australiana) compiuto dalla di lei cugina psicopatica e gelosa.

Siamo nell’Australia del 1986, in un tempo e in un luogo in cui l’assenza di cellulari e le distanze tra un telefono fisso e l’altro permettono al film di durare più di quattordici minuti. Toni, la lesbica reietta del paesello che si sente sfigata per non essere stata accettata all’università, festeggia insieme alla fidanzata segreta Penny Lane – principessa di bionda perfezione che sta per iniziare a studiare legge – la fine dell’ultima estate di liceo. Insieme a loro c’è anche una terza migliore amica, si chiama Amy, va in giro con una tigre di peluche ed è utile alle sorti del film come il due di bastoni quando c’è denari di briscola. Quella davvero importante è la cugina matta in culo Kat, personaggio assolutamente disgustoso e idrofobo alla redenzione (is this parità di genere?) che inizia il film cucinando dei cupcake alla droga, lo continua infiltrandosi alla festa delle tre amiche e lo infiocchetta invitando anche il fidanzato, un pregiudicato psicopatico figlio di un mafioso mazinga. Seguono grandi pippate di speed, vecchie gelosie adolescenziali che si riaccendono e violenze sessuali fuori campo battezzate dalle cataratte della malvagità che si spalancano una volta per tutte.

Penny Lane Is Dead ha un titolo un po’ del cazzo che è l’equivalente del clickbait per l’horror di serie B – “chissà come ci è finita una canzone dei Beatles in un horror di serie B, che sia una roba tipo il Poohniverse? Proviamo a dargli un’occhiata”. Spoiler: i Beatles non hanno toccato Penny Lane neanche con il pisello di Ringo – ma è anche un film che riesce a lavorare bene sull’impalcatura sottile pretesa da Shudder, costruendo personaggi con motivazioni che vanno oltre il minimo sindacale e non lesinando in brutalità fantasiose (la soggettiva della grattugia sulla faccia mi è nuova e la accolgo con entusiasmo). Gli unici elementi che fanno percepire l’inesperienza di Mia’kate Russell sono il finale piuttosto codardo e i molteplici tentativi un po’ loffi di innestare venature nere di commedia. E dire che partivano con il vantaggio dell’accento australiano, che farebbe ridacchiare un foresto anche durante un’elegia funebre. Il massimo che ne viene fuori, però, è una mini-battaglia di catchphrase che fa ridere perché fanno piangere.


Shudder quote:
“Vi abbiamo purgato ancora”
Toshiro Gifuni, i400calci.com




” L’horror è nuovamente sdoganato agli occhi dell’intellettuale spocchioso, che oggi può berciare in libertà di allegorie, narrazioni a più strati, archetipi psicoanalitici e inconscio collettivo.”. Questo siete voi coi i vari “l’estranea”, “hokum” etc… Eliminerei la parola intellettuale ( dal vocabolario)
Ho smesso di leggere a Mia’kate Russell
Una con un nome così va sostenuta a prescindere
Una cosa sorprendente è che sembra abbastanza matura di età.
Allora, è sempre un bene che le donne inizino a colonizzare spazi prima prettamente maschili. Nel senso, donne che facevano registe e sceneggiatrici c’erano già, ma in poche si dedicavano a generi quali il noir e l’horror, però nell’ultimo paio d’anni stiamo vedendo che i nomi femminili nelle produzioni audiovisive di questi due generi stanno aumentando, nei versanti di produzione, ideazione, regia e sceneggiatura.
Ma ogni tanto spunta fuori la sorpresa, tipo vedere che non sono precisamente delle giovani rampanti piene di entusiasmo che vogliono farsi un nome, ma hanno già l’età per aver rinnovato la patente più di una volta.
Di AMC segnalrei fortissimo “Dark Winds”
Sono stato domenica a mangiare cinese e il biscotto della fortuna mi ha detto ” ti piacciono le sfide”