Il primo Punitore live action era un tizio in jeans e maglietta.

Quando nel 1989 la New World Pictures di Roger Corman chiese a Mark Goldblatt (il montatore di Terminator e Commando, tra le varie cose) di adattare The Punisher per il cinema, tutti si trovarono d’accordo sul fatto che un uomo che va in giro con un grosso teschio disegnato sul petto era un po’ una minchiata. Fu così che, per non sembrare un coglione, Dolph Lundgren finì per interpretare un anonimo, benché sexy, giustiziere della notte senza particolari tratti distintivi – di fatto facendo reverse engineering dell’idea di base della Marvel che era grossomodo “facciamo Il giustiziere della notte, ma mettiamogli un costume da supereroe”.
15 anni dopo ci riprovò la Lionsgate: in piena superhero fever (uno spettro che va da Spider-Man 2 a Elektra), l’idea di un tizio con un teschio disegnato sul petto non era più così assurda. Interpretato da Thomas Jane prima e Ray Stevenson dopo, per la prima volta il Punitore in carne e ossa assomigliava al Punitore dei fumetti, quantomeno nell’aspetto.
Nel 2016 arriva finalmente l’MCU e dell’MCU si possono dire tante cose – scrittura ultra-standardizzata, brutta fotografia, non soddisfa le donne – ma due robe le azzeccano quasi sempre: il casting e la caratterizzazione dei personaggi. Col faccione assurdo di Jon Bernthal, uno che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato “brutto”, il Punitore introdotto nella serie su Daredevil non è mai stato così vicino alla sua controparte fumettistica: un’inarrestabile macchina da guerra dalla psiche in frantumi, alimentata a lutto e traumi. Il teschio sul petto è, se possibile, ancora più grande, ma Frank Castle è ora un personaggio verosimile, tridimensionale, finanche politico. Il Punitore non è un eroe positivo – su questo la Marvel ci è stata molto, molto attenta – ma è un uomo con cui si può empatizzare, il prodotto di una società che manda i giovani in guerra, li trasforma in assassini e se ne dimentica non appena non ne ha più bisogno. In pratica John Rambo.

Nel frattempo, anche grazie al ruolo del Punitore, Jon Bernthal diventa una star medio-grande, è apprezzato dalla critica, vince dei premi, si afferma velocemente come caratterista specializzato in uomini complessi dai modi rudi ma estremamente fragili, finché a un certo punto si dice: “sono Jon Bernthal, una star medio-grande, sono apprezzato dalla critica, vinco premi, mi sono affermato come caratterista specializzato in uomini complessi dai modi rudi ma estremamente fragili — non posso più andare in giro vestito come un coglione con un teschio disegnato sul petto!”.
È il 2026 e il Punitore ha fatto un ciclo completo intorno al sole: è di nuovo un tizio in jeans e felpa.

Terza iterazione dei “Marvel’s Special Presentation”, The Punisher – One Last Kill è un mediometraggio, credo (durata 50 minuti spaccati compresi i titoli di coda), uscito direttamente in streaming su Disney+ e con rating VM-18.
Cosa siano i Marvel’s Special Presentation non è molto chiaro: sulla carta sono un format nato dalla volontà di raccontare storie autoconclusive legate alla continuity dei film e delle serie tv, senza essere legati ai fasti di una produzione cinematografica o alla durata di una serie. Sembrava la nuova frontiera della narrazione made in MCU resa possibile grazie alle piattaforme streaming, libera da qualsiasi vincolo e proiettata verso lo sperimentalismo puro, ma in realtà ne sono usciti due alla fine del 2022 nell’indifferenza più totale e poi silenzio di tomba per 4 anni, fino all’altro ieri. Casomai ve li foste persi:
Werewolf by Night è un “horror” in bianco e nero (coltissima citazione a i film horror in bianco e nero di una volta) diretto da Michael Giacchino (wtf) in cui Gael Garcia Bernal (doppio wtf) interpreta l’uomo lupo della Marvel (sì, la Marvel ha un suo Uomo Lupo Marchio Registrato). È una robetta simpatica e inoffensiva uscita per Halloween ma che con l’horror ha veramente poco a che fare, pensata probabilmente per introdurre quella diramazione più mistica e mostruosa della Marvel abitata da personaggi come Elsa Bloodstone, l’Uomo-Cosa e, appunto, Licantropus – forse in vista di qualche progetto legato a Ghost Rider o a Blade che non ha ancora visto la luce.

The Guardians of the Galaxy Holiday Special è uno special di Natale senza una vera trama, in cui i Guardians fanno gli scemi e tutti sono felici perché sancisce il ritorno in Marvel di James Gunn dopo aver diretto The Suicide Squad per la concorrenza. A livello di continuity chiude un paio di questioni in sospeso e micro-trame rimaste aperte in modo che Cinema Sins non possa fare un video intitolato “come mai in Guardians of the Galaxy vol 3 Peter Quill sa che Mantis è sua sorella se in Guardians of the Galaxy vol 2 non se lo sono mai dettoooooooooOOoOoOoooOO?!??!?” ma a tutte le persone normali là fuori per cui l’MCU non è un lavoro, mi sento di dire che è tranquillamente e perfettamente evitabile.

Arriviamo quindi a Punisher – One Last Kill, che è un film su (non ci crederete mai) il Punitore che Jon Bernthal non solo ha interpretato, ma anche prodotto e scritto, se di scrittura si può parlare. Per la regia, nella più pura tradizione MCU, è stato scelto il tipo che ha fatto il film sul padre delle sorelle Williams – la prima persona che ti viene logicamente in mente quando vuoi fare un film di gente che si accoltella in faccia per 40 minuti.

A oggi, l’unico senso che riesco a dare a questi tre speciali è che durano poco (grazie, Satana) e che sembrano una scusa estremamente elaborata per far girare soldi senza mettere in piedi il circo che è un film per il cinema e staccare un assegno no-string-attached a gente che la Marvel si vuole tenere buona: Mike Giacchino ha musicato 8 film dell’MCU ma ha sempre sognato di fare il regista; James Gunn veniva da quella polemica assurda per cui l’avevano licenziato a causa di battute scritte 20 anni prima e riassunto 6 mesi dopo perché la gente gli aveva detto ma che cazzo fate; Jon Bernthal non ha mai rinnegato il personaggio di Frank Castle, ci è anzi estremamente affezionato, sa di dovergli molto e ne veste i panni sempre volentieri – solo che, ora che se lo può permettere, vuole farlo a modo suo.

Il “modo suo” è spingere fino ai limiti estremi del cosmo il pedale del PTSD, trasformando Frank Castle in un ammasso urlante di muscoli e barba che non conosce più alcun linguaggio se non quello della violenza. Non c’è, a questo punto, più niente di fico o di epico nella figura del Punitore: questo Frank non è un antieroe, non è il controverso giustiziere un po’ avversario e un po’ spalla di Daredevil e, soprattutto, non è la fantasia iper virile action reazionaria che tanto piace all’estrema destra americana, che usa il suo simbolo per addobbare il paraurti del suv e si è convinta che il Punitore condivida le loro opinioni del cazzo su neri, immigrati e come funziona la democrazia (con tutta la cautela che ci si può aspettare da un attore di Hollywood, Bernthal è riuscito a esprimersi in modo abbastanza chiaro sulla faccenda: «fuck them»). In One Last Kill, Frank Castle è un derelitto che parla da solo e contempla il suicidio nelle ore dispari. Un uomo svuotato, che ha avuto la sua vendetta, non ne ha tratto alcuna soddisfazione e ora non ha più alcun motivo per vivere o per combattere: ovvio che gli sia passata la voglia di vestirsi per il Lucca Comics. È un personaggio tragico, patetico, che non suscita più ammirazione, se mai l’ha fatto, ma un misto di pietà e inquietudine (io, per lo meno, preferirei non sapere che una persona con una tale dimestichezza con le armi da fuoco sente le voci e vede cose che non ci sono, ma in America questo si chiama: mercoledì).

Ora, non vorrei aver creato aspettative troppo alte. Lungi dall’essere un sofisticato character study, la descrizione di quanto stia messo male Frank dura una decina di minuti, dopodiché la trama ingrana, e la trama è: la matriarca di un clan mafioso ha messo una taglia sulla testa di Frank e ogni gangster, piccolo criminale, forzuto, bullo o grullo residente a New York City cercherà di farlo fuori. Da questo momento in avanti è violenza pura, fine a se stessa, senza filtri e dignitosamente coreografata, in cui un Punitore con la barba lunga e in borghese, quindi di fatto un tizio che non assomiglia al Punitore, si fa strada sfondando crani, pugnalando colli, defenestrando stronzi, finché non rimane più nessuno a rompergli il cazzo.

C’è chi dirà che non è un film, c’è chi dirà che non è male, chi affermerà che finalmente abbiamo avuto il Punitore autentico e cattivissimo che troppo a lungo ci era stato negato e chi, al contrario, sosterrà che è così esagerato da sembrare una parodia. E in un certo senso hanno torto e ragione tutti quanti. A costo di mettermi nei guai dicendo una cosa molto controversa, a me è sembrato un videogioco: uno scemissimo, violentissimo picchiaduro a scorrimento senza trama e senza uno scopo, ma perfetto per quando torni a casa frustrato e sogni di risolvere tutti i problemi del mondo sparandogli.
La conclusione, l’unica possibile per tenersi aperte tutte le strade, serve ovviamente per traghettare il personaggio dall’universo dark & brooding delle serie tv a quello relativamente aproblematico dei film.

Frank Castle non è “guarito”, non è risolto, non smette di essere un pazzoide che opera al di fuori della legge con metodi che fanno rabbrividire, ma ha trovato un nuovo equilibrio (si capisce dal fatto che si è tagliato i capelli e sistemato la barba) e una nuova ragione per combattere. È l’addio a Frank Castle più cupo, complesso e deprimente, e la canonizzazione di un nuovo Punitore, magari non proprio spensierato e goliardico, ma se possibile ancora più vicino all’attualità dei fumetti: non un uomo al capolinea che vive solo per la vendetta, ma un vigilante ultraviolento che fa quello che fa per proteggere i deboli e gli innocenti.
Carneficine sì, ma non più per sé stesso. Per i bambini.

Streaming quote:
“Forse non il ritorno live action del Punitore di cui avevamo bisogno, ma di certo quello di cui c’era bisogno”
Quantum Tarantino, i400calci.com




Ammazza Ammazza la Mala Razza.
Ammazza Ammazza Ammazza.
Frank Castle sta meglio addosso al povero Ray, mio conterraneo di adozione.
Al buon Jon, non so, ma spiccano sempre quei 15 cm mancanti.
Vero.
Ma il molto compianto Ray onestamente aveva la statura ma non il fisico: manco ci si avvicinava.
Thomas Jane semplicemente la faccia sbagliata. .
Ray era molto “Frank dopo il pranzo pasquale da nonna Castiglione”.
Ah ah ah!!!
Sarò banale, ma adoro il Punitore di Garth Ennis e questo me lo son proprio goduto. Avenne.
bello ma, se posso dire la mia, la tirano un po’ troppo per le lunghe. ci stava una graphic novel contenuta e autoconclusiva, pure una serie di graphic novel, ma quasi 100 numeri sono onestamente troppi e a un certo punto diventa solo un’escalation di morti assurde e una gara a far succedere le robe più violente possibili (sì, lo so, è letteralmente la job description di garth ennis)
X carità, Ennis quello è ed è il motivo x cui resta il mio autore preferito. La sua run del Punitore è effettivamente lunga e ha momenti che vanno dal serio al grottesco spinto, ma piace e diverte. Ancora migliore è l’effettiva chiusura della corsa, con passaggio di testimone. Gli ultimi numeri di Jason Aaron e Stive Dillon. Quello x me è il vero epilogo del personaggio.
Da un lato felice che questo special abbia ritmo e toni giusti.
Dall’altro, spero che sia l’ultima volta in cui la natura “tormentata” del personaggio sia usata come tema narrativo principale.
Le due stagioni del Puni su Netflix erano soporifere e entrambe avevano come snodo centrale le difficoltà di Castle a scendere a patti con la sua natura: dopo l’avvio stellare in Daredevil, l’argomento è stato tirato per le lunghe, lunghissime.
Se dovessero fare altri speciali o una serie su D+, spero che mantengano l’equilibrio tra ritmo e durata a disposizione visto in One Last Kill.
Segnalo anche che Bernthal comunque è sì consapevole sulla questione del Punitore nella cultura/società/politica moderne, ma qualcosina di problematico a monte c’è, secondo me:
“Some of the best people we have in this country have worn that Punisher skull on their body armor when they’ve taken that unbelievable walk into danger, to stand up for our country, and that’s something that I take enormously seriously. I make the show for them, I make the show with them,” he added. “I just really, really want to get it right.”
(Intervista a CBR del 2025)
ho un po’ semplificato, è vero. Bernthal fa una distinzione tra i matti di estrema destra e i soldati. posto che secondo me uno che si agghinda col simbolo del Punitore prima di imbracciare un fucile è sicuramente un coglione e quasi sicuramente un coglione di destra, in america NON PUOI criticare i soldati, pure se dicono e fanno cose che ti fanno ribrezzo. è peggio della religione. pensa solo che di tutte le cagate che ha fatto finora, la merda più grossa che ha pestato trump è stata mancare di rispetto alle truppe… quindi fanculo i gruppi paramilitari alt-right che fanno le ronde per le strade della città, ma massimo rispetto per I NOSTRI RAGAZZI CHE RISCHIANO LA VITA AL FRONTE OH SONO COSÌ ONORATO CHE USINO IL MIO SIMBOLO. è una posizione un po’ paracula, ma almeno *una* cosa giusta l’ha detta. non possono essere tutti mark ruffalo 3
Grazie per la specifica :)
Sarebbe bello averne altri che mantengono lo stesso livello di brutalità, ma, ecco, già mi sembra incredibile aver avuto questo a marchio Disney (!!!)
E ribadisco che ne avevamo bisogno oltre che meritarcelo! :D
Magari ero distratto ma non ho capito perché sanguina quando fa le trazioni alla sbarra.
Ha le stigmate?
Consigli da Personal Trainer (gratuiti):
Se fai serie con numeri importanti di trazioni alla sbarra e usi il nastro isolante o nastro adesivo retato per aumentare l’attrito, il rischio di provocare delle vesciche, che poi possono anche spaccarsi e causare prima perdita di siero e poi sanguinamento (leggero) è reale. Il consiglio è di utilizzare del magnesio che andrà ripolito accuratamente dalle mani e/o di utilizzare delle spugne (tipo da cucina piuttosto spesse) oppure fasce in cotone, oppure usare guanti da sollevamento (attenzione che lascino una buona mobilità alle dita e non siano troppo corti o troppo utilizzati e causino vesciche -anche se meno gravi, sulle falangi).
Fine del consiglio – gratuito – del Personal Trainer
Grazie.
Ne faccio 100 (in serie da 10) al giorno da 15 anni a questa parte e non sanguino.
Mai.
Non sono d’accordo sulla questione della durata, io i 50 minuti secchi per una storia del Punitore li vedo come più azzeccati di diluirlo per altri 40 minuti per non aggiungere niente se non la noia.
Dopo questo, una delle mie speranze è che facciano l’adattamento di 50 minuti della minisaga di The Punisher War Zone 12 -16 uscito in Italia come Punisher: Psychoville
> non aggiungere niente se non la noia
calcola però che io avrei aggiunto la trama, non la noia…
Io avrei aggiunto l’altra metà del film in cui nella mia testa già mi vedevo il punitore dentro il palazzo di The Raid che massacrava tutti. Praticamente si sono fermati appena iniziava a diventare interessante
Quando uscì il film con Lundgren ero esaltato. Non così tanto da andare al cinema ma lo vidi in Tv. Ottima scelta perchè ne fui deluso. Successivamente i film del punitore mi hanno sempre deluso. E mi sono rifiutato di spararmi la sbobba di Daredevil per quel poco di ppunitore che immagino ci fosse.
Il Punitore meriterebbe un film come si deve a un pazzo stragista come lui. Uno che ha completamente abbracciato il lato oscuro. Uno che ti spara se passi col rosso. Un film che ti faccia empatizzare con lui e col Bastardo che abbiamo dentro. Io per esempio a volte voglio uccidere a pistolettate il cane ululante del vicino. Anzi, il vicino che lo lascia chiuso in casa ad ululare… Poi ho terrore del mostro dentro di me. Così dovrebbe essere un film del Punitore.
Questo è abbastanza così.
manco passò al cinema il film di Lundgren. Ecco perchè…
Lo farei fare a Fabrizio Corona.
Contemporaneamente ho detto “finalmente un Frank Castle fatto come si deve” (bellissimo l’intro in Daredevil ma poi hanno fatto un sacco di scelte del cavolo annacquando il personaggio, uno dei miei preferiti della Marvel) e “finisce proprio sul più bello mannaggia”.
Un coito interrotto, sperando possano riprendere in un futuro nuovo special, anche perché lo scagnozzo di Ma Gnucci secondo me è Barracuda!
No, la bodyguard di Ma Gnucci ha il visino pulito da fotomodello, l’attore di Barracuda deve essere uno a cui hanno masticato la faccia i cani.
Il fatto che abbiano lasciato nel montaggio finale la scena della caduta, ripresa in slow-mo, che grida fortissimo fateci dei meme è un nuovo livello di meta-disagio a cui non ero pronto.
Gli americani possono accettare la depressione cosmica, il parlare con i fantasmi, alcolismo per colazione e pillole per cena, ma non accetteranno mai un protagonista con la pancia.
Come dice Quantum diventerà la spalla comica di Spider-Man, in BND annulleranno praticamente tutto quello che abbiamo visto in questi 50 minuti, tutti gli omicidi e il sangue, è come se Spider-Man non usasse le ragnatele e si spostasse i taxi.
Le coreografie erano tra il buono e il dimenticabile, ma sembrava un film di zombie, tutti attaccano allo stesso modo senza pensare come se condividessero un unico cervello.
certamente il pubblico di Brand New Day non è quello di questo special di Punisher: vedila così, potevano semplicemente non farlo e passare dal Punitore che abbiamo visto l’ultima volta in Daredevil Born Again a uno ripulito e scanzonato che bisticcia con Spider-Man. almeno abbiamo questo che ci dice “il Punitore più essere *anche* questo”.
I 10 minuti di “Dirty Laundry” con Thomas Jane restano il miglior Punitore di sempre su schermo
L’ho guardato adesso. E devo dire che un Punisher che lascia commettere uno stupro e altre violenze mentre è nei paraggi, salvo intervenire in colpevole ritardo dopo mille esitazioni, non è il Punisher (neanche nel suo giorno peggiore).
https://www.youtube.com/watch?v=vfpgpf6QVnI&list=RDvfpgpf6QVnI&start_radio=1
non ce l’ha fatta
E comunque oggi ad un teschio bianco su una maglietta nera pensi a “Zerocalcare” (almeno in Italia)😅
appropriazione culturale!!!!
Bella recensione. Io sono rimasto molto deluso dal film. L’assalto al condominio è fatto da una banda di no global sprovveduti? Mi sarei aspettato l’assalto da parte di killer temibili e organizzati. Aspetto fiducioso di rifarmi con The Punisher spalla comica di Tom Holland in Spider-Man: Brand New Day…
porta rispetto per i no global! frank castle avrebbe combattuto al loro fianco
Manco per il cazzo, Frank scannerrebbe te e la sudicia flotilla.
“Nel 2016 arriva finalmente l’MCU e dell’MCU si possono dire tante cose – scrittura ultra-standardizzata, brutta fotografia, delude le donne – ma due robe le azzeccano quasi sempre: il casting e la caratterizzazione dei personaggi.”
Se la caratterizzazione del Puni Netflix era azzeccata, mi sa che non avete mai letto un fumetto di ENNIS, che è l’UNICA versione del personaggio che conta.
personaggio che nel corso degli anni è stato preso in mano da decine di autori che ne hanno dato altrettante interpretazioni, ma l’unica versione del personaggio che conta è casualmente quella che piace a te?
Amen. Fermo restando che il mondo è bello perché è vario, a me onestamente questa versione “tormentosa e tormentata” (cit. Enzo Ferrari sul pilota argentino Carlos Reutemann) non mi prende molto. Il punitore definitivo rimane per me appunto quello di Ennis (ma anche di Miller su Daredevil), una macchina per uccidere senza ripensamenti. Per questo ho odiato la serie su Netflix (voto 4) questo speciale comunque godibile (voto 8….probabilmente esagerato).
Ennis è uno a cui sotto sotto (ma neanche troppo) i supereroi stanno sulle balle, quindi la sua è un’opera di decostruzione del personaggio. Decostruzione diversa da quella di Alan Moore, che alla fine i supereroi continuava ad amarli, quella di Ennis ha proprio lo scopo di distruggerli dall’interno. Il suo Punitore è questo (poi può piacere eh, non dico mica).
Ma se si vuole la versione non decostruita di Frank Castle per me bisogna leggere le storie di Mike Baron e Carl Potts, mica di Ennis
più che altro non puoi decostruire una cosa che non è ancora stata costruita. se no finisci come il DCEU che voleva fare il ritorno del cavaliere oscuro senza aver mai fatto il batman classico…
“A costo di mettermi nei guai dicendo una cosa molto controversa, sembra un videogioco: uno scemissimo, violentissimo picchiaduro a scorrimento senza trama e senza uno scopo ma perfetto per quando torni a casa frustrato e sogni di risolvere tutti i problemi del mondo sparandogli.”
….ma questo sono io sputato alla fine di The Raid!!❤
Rece spettacolo, spottino sul Puni uguale ad un albetto del personaggio originale, tutto godibile il giusto nella misura in cui lo si considera l’obolo ai Marvel Zombie che van tenuti triggerati.
Che dire? Subito dopo averlo visto mi sono sentito abbastanza fomentato, nonostante sia un film in cui si soffre dall’inizio alla fine (lui, la matrona, e poi tutta la carne da cannone). Poi però, a bocce ferme, c’è da dire che è praticamente un Frank Castle vs. l’Anonima Sgherri, come già scritto da qualcuno qui su, sono poco meno che zombi, tutti lì a farsi massacrare in maniera più o meno stupida. Non saprei, sei la capoclan mafiosa e l’unica cosa che riesci a fare è mandare tutti gli scappati di casa del quartiere a cercare di seccare una macchina da guerra? Boh…
È una capoclan a cui hanno appena sterminato famiglia, sgherri e agganci alla polizia. Ci sta che punti sulla quantità che sulla qualità, considerando pure che la signora è disabile quanta credibilità può avere nel mondo criminale? (Nel senso, donna e disabile nel mondo criminale che è molto misogino e dove non si tollera la “debolezza”) Inoltre dopo i fatti di Daredevil e della serie sul Puni chi si vorrebbe mettere contro Castle per una famiglia decaduta se non dei disperati?
Su “Punisher: Brand new hair” ho sputato un polmone.
Niente da eccepire sul resto della rece.
A suo tempo avevo pensato che il primo episodio della seconda stagione di The Punisher poteva essere una cosa a sé con una sua dignità, levando gli altri inutili episodi vuoti e ripetitivi (ricordiamo che c’era una Alexa Davalos barista love interest, sempre criminalmente poco valorizzata)
A quanto pare non sono stato l’unico a pensarlo
Consiglio di recuperarlo e buttare il resto