I danni dell’algoritmo sono riscontrabili in diverse forme.
Una di esse è che a un certo punto Masters of the Universe sente di voler veicolare i dilemmi interiori di mascolinità del suo protagonista mettendo un brano in sottofondo che supporti con un’inequivocabile didascalia musicale e, non volendo rinunciare all’effetto pavloviano di una popolare hit nostalgica come suggerito dai malvagi computer di Skynet, opta per una versione cinematica di Boys Don’t Cry dei Cure lunga un quarto d’ora.
Ma perché, dico io? Perché, quando c’erano già comodi i leggendari Boston non solo con un testo precisissimo, ma anche soprattutto con un sound a cui non andava cambiata una virgola perché già si mischiava organicamente con lo spettacolare score di Daniel Pemberton?
È uno dei tanti momenti in cui la ruffianeria vince sulla narrativa che, come sappiamo ormai da tempo, è uno dei tratti distintivi dell’apocalisse. Oppure è solo una mia scusa per mettere su i Boston per l’ennesima volta – giudicate serenamente voi – ma tanto le occasioni per illustrare il mio punto non mancheranno.
Al sior Pemberton, vero MVP della situazione, ci torniamo dopo: nel frattempo, prego la regia di mandare in onda la SIGLA!
Gran parte delle discussioni intorno a questo nuovo Masters of the Universe – un film che diverse persone hanno cercato di fare fin dal 2009 – ruota prevedibilmente intorno al target dell’operazione. Non è chiarissimo quale sia.
I Masters nascono come linea di giocattoli nel 1982 incrociando (la faccio iper-semplice, là fuori esistono diversi interessantissimi documentari che ne dettagliano le contorte origini) Star Wars e Conan il barbaro: hanno successo mondiale immediato, nascono svariati prodotti di contorno tra cui un memorabile e adorabile cartone animato della Filmation, tempo che arriva il 1985 e il cartone animato ha già chiuso bottega.
Sinceramente, anche se altri prodotti collaterali hanno proseguito pure oltre, in quanto a temi ed estetica poche cose urlano molto specificatamente “triennio ‘82-’85” come i Masters of the Universe. Erano l’apoteosi del camp, dell’estetica pompata e colorata, del culturismo come fresco trend macho arrivato da poco all’accettazione nel mainstream, dell’eroismo nel senso più tradizionale assoluto e della più sfrenata e ingenua fantasia infantile, nell’unica parentesi storica in cui questi elementi messi insieme potevano esaltare le masse. Nel 1982 ho cinque anni: entro in un negozio di giocattoli e chiedo espressamente, insistentemente, che i miei mi comprino He-Man e Skeletor. Nel 1986 ho nove anni, mi sono già rotto il cazzo e sono passato ai G.I. Joe, se non ricordo male.
In quella parentesi però i Masters erano diventati giganteschi, impossibili da ignorare e dimenticare. Se le linee guida principali dietro l’idea originale stavano velocemente passando di moda, l’impatto dei Masters era stato talmente potente che non se ne sono mai davvero andati. Nel 1987, nella semi-indifferenza generale, esce una famigerata, squattrinata, insensata trasposizione filmica della Cannon con Dolph Lundgren a cui col tempo abbiamo finito per affezionarci per motivi di pura mancanza di altre opzioni. In seguito sono stati provati diversi restyling: il mercato era ricettivo, interessato, ben disposto, ma non si è più infiammato. Nei primi 2000 il loro ricordo è rimasto vivo principalmente tramite popolari meme che avevano gioco facile a deriderlo – Skeletor che ride, He-Man che canta What’s Going On dei 4 Non Blondes, ecc… – e poi è scoppiata la gara a cercare disperatamente di riadattarli ai tempi, sia come look che come storie. Invano, per lo più: ogni tentativo di aggiornamento finiva invariabilmente per riscriverne alcuni tratti fondamentali, ed era veramente difficile ricreare interesse senza indulgere nella più pura e cieca nostalgia. Abbiamo sviscerato l’argomento durante una nostra diretta.

Il Masters of the Universe del 2026 è il più classico caso di film che qualcuno si è sentito costretto a fare senza avere ben capito come farlo.
Un brand che qualcuno si è convinto avere ancora le potenzialità di incassare i fantapaperdollari, ma a patto di rivedere, rimettere in discussione e riconfigurare quasi tutto ciò che lo compone.
C’è un pianeta chiamato Eternia popolato da leggendari umanoidi dalle caratteristiche che renderebbero un giocattolo divertentissimo ma una storia narrativa un po’ meno sensata. C’è un cattivo con la fazza da teschio che lo vuole dominare, e c’è un magico oggetto del contendere: la Spada del Potere. Ci sono all’incirca i costumi originali.
Il resto è dichiarata fonte di imbarazzo, a partire da, erm, il protagonista ed eroe della vicenda, e, uhm, dai nomi di quasi tutti i personaggi.
E sia chiaro, per certi versi è comprensibile: è vero, era tutto troppo ingenuo e infantile per reggere bene al tempo, a meno che non ci si voglia limitare a fare un cartone animato della domenica mattina rivolto alla stessa fascia d’età che guarda le Winx. He-Man è il più classico degli eroi perfetti e invincibili, che i cartoni animati dei Masters ricalcarono spudoratamente su Superman inventandosi l’alter ego timido del Principe Adam (comunque muscolosissimo e senza uno straccio di travestimento, per non complicare troppo la creazione dei giocattoli) che quando estraeva la spada si “trasformava”: non è tanto questione di presunti valori fuori moda ma, esattamente come per Superman, di monotonia.
Per altri versi tornano un po’ alla mente i vecchi racconti su Jon Peters che ingaggia Kevin Smith per scrivere un nuovo Superman e gli chiede di cambiargli il costume rossoblu e di non farlo volare: ok la riconoscibilità del nome, ma se non va bene letteralmente il focus stesso del brand e i suoi componenti principali, chi te lo fa fare di riadattarlo? Hai un coltello alla gola?
La soluzione che trovano per il film è tutto sommato carina: il Principe Adam, sempre in vago stile Superman, viene catapultato sulla Terra a 10 anni, tranne che – solo la prima di una serie di spiegazioni ridicolmente omesse – non ci viene detto assolutamente nulla su chi lo cresce o come campa, e lo ritroviamo poi direttamente adulto. I nomi classici dei pupazzi Masters ci vengono quindi presentati come quelli buffi e ingenui che lui stesso si era inventato nelle sue fantasie di bambino, quando vedeva gli eroi in azione e non li conosceva. Ma – di nuovo, solo la prima di una serie di contraddizioni esilaranti – questo vale per Ram Man, Mekaneck e Fisto; apparentemente invece, Skeletor e Evil-Lyn si chiamano davvero così e nessuno ha nulla da obiettare.

Ovviamente, il tema principale che il film sente di dover affrontare è la definizione di mascolinità: la storia vorrebbe raccontare di come il Principe Adam diventa He-Man e, di conseguenza – ovviamente all’acqua di rose – di cosa significa essere uomini oggi. L’idea è che Adam finisca per lavorare al reparto gestione risorse di una grande azienda! È o non è simpaticissima? Eh?
Il punto è che, esattamente come l’idea stessa di fare un film sui Masters, pure questo aspetto è trattato come se fosse obbligatorio ma senza sapere bene cosa si vuole dire.
Masters of the Universe è un film che brama per piacere a tutti, per cui invece di trovare un messaggio in cui crede finisce per fare costante cerchiobottismo e raramente, come in questo film, sembra di vedere produttori diversi mandare note diverse contrastanti mentre il regista cerca schizofrenicamente di accontentare tutti. Adam è un “debole” che non sa combattere ed è intimidito dal padre e da Man-at-Arms che insegnano come vincere le battaglie sia l’unica cosa che conta, e il film vuole sia che empatizzi con le sue difficoltà sia che consideri gli insegnamenti tutto sommato legittimi; il piccolo fragile Adam finisce per lavorare a HR, ma intanto ce lo si ritrova senza spiegazioni, da adulto, con un fisico massiccio; viene fatta la parodia del classico gergo aziendale attento ai sentimenti e all’inclusione, con la sua manager dipinta chiaramente come ipocrita, ma poi ci viene spiegato che sono esattamente quelle abilità e attenzioni a fare la differenza. La morale ultima del film – o almeno quella espressa a parole – vorrebbe insegnare come per usare i muscoli nel modo giusto servano empatia, intelligenza e compassione, ma poi ogni cattivo è rigidamente monodimensionale, per cui i tentativi di parlare sono costantemente ridicolizzati e non c’è una sola singola situazione che venga risolta in modo diverso dal menare più forte dell’avversario.

La sensazione è che una vaga buona idea iniziale ci fosse: la storia di un bambino che cresce all’ombra dei suoi eroi sentendosi inadeguato, viene separato e mandato su un altro pianeta dove continua ad alimentare ricordi e fantasie fino a quando non ottiene di tornare e finalmente viverle da protagonista imparando cosa significa essere un vero eroe. Non sarà il “canone classico”, qualunque cosa significhi, ma è una prospettiva che calza.
Tutto questo però è schiacciato dalla timidezza, dal costante cercare di arruffianarsi ogni demografica anche a costo di contraddirsi.
L’impressione è inoltre che ci fosse una lunga lista di cose da fare, e che in ultimo il bingo del fan service tra personaggi, battute, meme, cameo e citazioni varie avesse la priorità assoluta, a volte lasciando veri e propri crateri narrativi. In una scena “I Have the Power” è un mantra vuoto e patetico ripetuto a nausea nelle riunioni di HR, in quella dopo è il grido di battaglia determinante che simboleggia la svolta di carattere definitiva. In una scena Ram Man e Fisto sono indignati e insultati dal loro nomignolo infantile, in quella dopo ne sono di colpo fieri ed esaltati. A parole si esalta l’importanza dei dialoghi e delle emozioni sopra il mito dell’invincibilità e della forza bruta; nei fatti, si percula chi ci prova e si fa la slow motion epica del pugno che sfonda la mascella.

Masters of the Universe fa le sue cose migliori quando rinuncia a ogni complicazione e si mette ad altezza bambino. Adam è bidimensionale (il goffo Adam e l’eroico He-Man), Man-at-Arms è bidimensionale (l’eroe arrogante che si deprime dopo un fallimento e poi – come rivelatoci dai suoi dialoghi – ritrova la vecchia grinta), Teela è monodimensionale (l’Hermione Granger del trio) e a un certo punto chissenefrega: il cartone animato era così. Era un’opera squattrinata e frettolosa tratta da un cazzo di giocattolo. Quando il film accetta la sua natura semplice, tipo quando Fisto si mette in posa plastica, o Mekaneck fa le sue cose assurde con il collo, o quando Skeletor viene interrogato sulle sue motivazioni e lui risponde semplicemente “sono il cattivo!!!”, è perfetto. Ha ragione. È un cattivo con la fazza da teschio che si chiama Skeletor, come altro vuoi rigirarla???
Masters aspira a copiare la personalità moderna di Dungeons & Dragons, che però era scritto e diretto da commedianti e si vedeva: avrebbe dovuto piuttosto puntare a un trionfo camp e a un’orgogliosa celebrazione di creatività infantile tra Flash Gordon e La storia infinita. C’è un momento in cui effettivamente sembra averlo capito, ed è quello in cui, districandosi fra tutta la monnezza che hanno composto i Queen negli anni ‘80, recupera con sicurezza Princes of the Universe e la piazza nel contesto che le spetta da 40 anni: in sottofondo ai nostri eroi che entrano in battaglia al rallentatore. Purtroppo però dura pochi secondi, perché immediatamente il film si vergogna di nuovo e uccide la gloriosa arroganza del momento con una gag autoironica, mettendo una croce definitiva su ogni speranza di redenzione.
L’unico che sembra aver capito il compito assegnato alla fine è il compositore Daniel Pemberton, che già al minuto 1 introduce un tema di Eternia che è praticamente Lay All Your Love On Me rivisitato con la chitarra di Brian May (in persona!). È l’unico guizzo del film che non sembra suggerito da un sondaggio e che va fieramente sopra le righe senza ritirare la mano, e soprattutto io non riesco a trovare una sintesi migliore del dna intrinseco di He-Man, il cui caschetto biondo alla Twiggy era uno dei massimi simboli di virilità dell’epoca insieme ai completi in pelle di Rob Halford. Come diceva un noto cantautore delle mie parti, “certe notti il compositore che ricalca gli ABBA più barocchi sembra avere capito chi seeeeei…”

Ma le due ore e 20 si reggono anche grazie a Nicholas Galitzine che dà il 100% e ne esce con onore, a Idris Elba che trattiene l’ego e capisce il suo posto, e a un paio di comprimari azzeccati come Jóhannes Haukur Jóhannesson e Alison Brie. La maggior parte degli altri non pervenuti, a partire da una inspiegabilmente sprecata Kristen Wiig che doppia un robot senza personalità. Mentre indovinate chi delude? Indovinate? Chi sarà mai? Non si vince niente a indovinare: è Jared Leto. Fa di tutto per camuffarsi: si mette una molletta da bucato sul naso, ingoia una patata, si mette un imbuto davanti alla bocca legato con un asciugamano, infila la testa in una conca di rame, fa l’accento svedese… e niente, lo si riconosce lo stesso per la mancanza abissale di carisma. È uno Skeletor che avrebbe dovuto mangiarsi il film, e invece è buttato via a macchietta dimenticabile.

Ho visto di peggio, ci mancherebbe.
È un film innocuo: se gli algoritmi sanno fare qualcosa, è svuotare un film di una qualsiasi personalità ma renderlo inoffensivo, mai davvero fastidioso. Il sentimento dominante è il panico di deviare dalla formula classica del blockbuster supereroistico moderno – non si vince niente ad esempio a indovinare che ci sono due scene post-credit, e manco a indovinare cosa mostrano. Ma traspare comunque un certo affetto: quel tipo di affetto sincero ma indeciso che hai verso una cosa che hai amato intensamente per un periodo chiave della tua vita, e che invecchiando non sai bene come prendere ma non vuoi abbandonarla, come i nonni alle cene di Natale.
Forse la scena chiave di tutta l’operazione, che ne svela tutta la timidezza supina, è il modo in cui viene gestito il product placement: c’è questa scena nei primi 15 minuti in cui Adam sta cercando di spiegare Eternia e la Spada del Potere a una ragazza portata al primo appuntamento, e si lancia in una metafora che per qualche motivo ha a che fare con una bottiglietta di Coca Cola: il tempo di fare un bel primo piano sulla bottiglietta come nei migliori spot pomeridiani e la ragazza se n’è andata, lasciando la metafora a metà, ancora incomprensibile, utile solo ad accontentare i signori Coca Cola con il primo piano.
L’aria che tira per quasi tutto il tempo è questa: a differenza di ciò che racconta, il film rimane bloccato alla fase Prince Adam e, pur avendone le potenzialità, non trova mai il coraggio di diventare He-Man.
Ma portateci pure i figli, tanto a quell’età abboccano a tutto.
Poster-quote:
“A confronto, Thor Ragnarok pare Il Dr. Stranamore”
Nanni Cobretti, i400calci.com
P.S.: come ho avuto modo di raccontarvi, avevo già visto Masters of the Universe a un test screening pubblico a marzo che mancava di gran parte della post-produzione. È stata un’esperienza insolita e molto divertente. Sono stato bravissimo e, come richiesto da NdA, non ho mai rivelato alcun dettaglio ad anima viva, e poi sono tornato al cinema a vedere la versione definitiva. Posso quindi confermare di non aver notato alcun cambiamento sostanziale, per cui quello che avete appena letto è lettera per lettera lo stesso testo che ho scritto al volo nel questionario che ci avevano chiesto di riempire mentre scorrevano i titoli di coda.
P.S. 2: ci credereste mai? Sta floppando! Eppure avevano fatto di tutto per piacere alla gente! Avevano persino rimosso Jared Leto dalla campagna marketing e non l’avevano invitato alla premiere! Storia vera! È inutile, è ufficiale: Jared Leto porta sfiga.





Il film secondo me invece fa qualcosa di molto onesto: invece di fossilizzarsi sull’ipocrita narrazione della superiorità del dialogo sul menare, mostra che il dialogo deve essere il punto di partenza ma poi diventa inutile quando hai a che fare con qualcuno che di dialogare non ne ha nessuna intenzione.
Che è IMHO un punto di vista autoevidente ma che invece viene spesso considerato “schizofrenico” nella narrativa, anche se poi nella realtà non lo è affatto.
È più o meno la stessa cosa che faceva il cartone, dove le storie venivano risolte con i muscoli ma questo non impediva di darti una morale a fine episodio.
Tutto sommato il film in sé è onesto e ha colto secondo me lo spirito dei Masters e del cartone animato, peccato che solo quelli della Gen X nostalgici come me lo apprezzeranno davvero.
Capisci anche tu però che ci manca qualcosa nell’equazione se in ogni singola situazione che mostri il dialogo non funziona mai…
Naaah… io sono d’accordissimo con Samara. Il film, con pure i suoi piccoli difetti, funziona benissimo. Ma perché mai poi un film giocattolone deve per forza avere una sceneggiatura di ferro e insegnare la vita? E’ puro divertimento, Nanni. Nell’equazione non manca nulla: è la vita, è anzi, secondo me, molto realistico. Sei una persona ormai abituata al dialogo e proverai la strada del dialogo sempre, in ogni situazione, fino a renderti ridicolo (e He-man che prova a “parlare” con Skeletor nel duello finale lo è), ma poi inevitabilmente tornerai a menare. E la volta dopo proverai di nuovo a dialogare. Forse è TROPPO realistico.
P.S.: più che alla product placement della CocaCola io ho visto quello di Amazon che ha un ruolo di tutto rispetto nella trama.
Di nuovo: se il dialogo non funziona MAI – specie se ogni volta che mostri qualcuno che prova a dialogare lo dipingi come un ridicolo illuso – come fai a convincere qualcuno che è davvero importante come ti stragiura Sorceress?
@Nanni
Perché noi sappiamo che lo è nella vita reale. Perché è eticamente giusto e doveroso. Non è un film a dovercelo insegnare. Il film tutt’al più ti dice che devi sempre provare a dialogare, perché magari una volta su dieci funziona. Nel film (PER FORTUNA) non funziona mai e quindi giù di botte coi pugni a ralenty. Per me non fa una piega.
P.S.: che poi non è manco vero che non funziona mai il dialogo nel film. Il dialogo è quello che rimette in piedi Man-at-arms… è dialogo pure quello che hanno il re e suo figlio He-man alla fine, invece di scontrarsi.
“Funziona perché mi spiega male una cosa che tanto io personalmente so già e che quindi non ho bisogno che mi venga spiegata” non ha molto senso come concetto, spero sia ovvio. Indipendentemente dall’argomento, dico. Altrimenti ti dò un pugno.
è quel “male” che secondo me non ci sta.
LOL! opto naturalmente per il pugno ehehehe <3
Io sono del 75, GenX in pieno e da bambino ho divorato qualsiasi cosa fosse marchiata Masters ma no, questo film non l’ho apprezzato per niente, l’ho trovato una parodia fatta malissimo
condivido tutto!
Allora, la mia teoria, pur ammettendo che il film si inceppa e i dialoghi non funzionano, e l’interazione tra l’atmosfera e la colonna sonora e’ TREMENDA, e’ che secondo il team di produzione (non sto qui a questionare sul regista o gli sceneggiatori) che il fatto che Adam/He-Man provi costantemente a parlare con gli antagonisti, pur senza avere mai successo, dimostra che tutte le cose che gli sono state insegnate come omino di Risorse Umane, sono non solo utili, ma lo mettono in contrasto con la sua capa, per cui lei e’ insincera, ma lui e’ autentico, ed e’ proprio il fatto che lui e’ sempre autentico, anche quando fallisce, che lo rende degno, fin dal primo istante, di prendere in mano la spada del potere. E’ proprio perche’ lui e’ sempre disposto a fare la cosa giusta, anche se significa fallire, che Sorceress lo sceglie. E’ spiegato in modo tremendo nel film? Si’. Rende Adam un personaggio ridicolo: no. Adam ha sempre avuto ragione dall’inizio alla fine. Perche’ e’ un eroe. Born to be a king. Prince of the universe.
sono d’accordo su tutta la linea.
[Inserire commento boomer nel senso più retrogrado del termine da parte di un noto personaggio del popolare manga/anime Hokuto No Ken]
Preferivo i Micronauti
Vogliamo il film di She-Ra: Princess of Power!!!
Non so se hai visto il nuovo stile di She-ra: senza forme, praticamente uguale a un ragazzino preadolescente maschio e con i mutandoni ascellari e a metà coscia che non sia mai vengano pensieri impuri
Io capisco non ha senso la Red Sonja in bikini di maglia, ma anche una via di mezzo schifo sarebbe meno ridicola di questa asessualità….
“Non mi ci posso masturbare sopra quindi è brutto”
Non hai capito un cazzo del discorso, ma la cosa non mi meraviglia
Una delle poche volte che la, seppur ottima e dettagliata, recensione non mi trova concorde in quasi nessun passaggio: per me una piacevole sorpresa, intelligente e godibile. Poi ovvio che ho superato i 50 e l emozione di vedere al cinema come io facevo scontrare le action figure, rende il mio giudizio non certo equilibrato o imparziale,ma per me promosso. Un film onesto divertente che fa il ruffiano accontentando un poco tutti…ma molto sopra le mie aspettative.
“…Sei stato assimilato…”
No dai, così no! Ho le mie idee, ma sono solo un vecchio nostalgico a cui sudano facilmente gli occhi per cose magari ai più “di poco conto”, ed in questa pellicola io ci ho visto tanto amore in pari percentuale di paraculaggine che non ho letto in maniera negativa; in fin dei conti mi è andata benissimo così. Tant’è che sono andato a casa di mamma a cercare i “masters” … e poi con mio figlio ci siamo ordinati qualche nuova action figures!
Tutto il film è un manifesto Incel e il finale è chiaro in questo: Eternia, i comprimari sboroni, Teela bella e cazzuta altro non sono che la fantasia escapista di uno sfigato che vorrebbe essere mascolino. E per questo, secondo me, il film funziona.
Ecco il nazifemminista croccante che vede incel ovunque… torna a leggere la murgia!
Il film ha fatto flop proprio perché woke, ossia la merda mischiata a rutto e in molti si sono semplicemente rifiutati di vederlo. STOP.
Chi si rifiuta di vedere un film a prescindere, per me semplicemente è un grande coglio.
In sintesi, e in parallelo, quindi meglio di G.I.Joe ?
Questo sì.
Recensione sempre impeccabile.
Nella mia esperienza di visione però questa indecisione mi ha colpito come un macigno solo da un momento specifico in avanti:
SPOILER
SPOILER
SPOILER
NON LEGGETE SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
SPOILER
La morte del padre e quello che succede dopo.
Per come l’ho percepito io, quello era il momento in cui il film doveva prendere coraggio abbracciare il senso del ridicolo e diventare serio fregandosene di tutto.
Tutte le gag, le robe sconclusionate precedenti erano motivate molto bene dal carattere e dalle situazioni dei personaggi e poco mi fregava di sapere chi avesse cresciuto Adam o chi cazzo fosse Skeletor e la sua banda perché l’unico peso narrativo percepito era “mio padre non mi ha mai accettato per quello che sono”.
E andava bene.
Però quando succede quella cosa il filo lo devi tirare, invece lì ricominciano (e anzi, si moltiplicano) i meme, le gag sull’empatia, le battutine e le cazzate mal pensate e mal direzionate a uso ridere di non so chi.
Che poi anche quel discorso sull’empatia, come giustamente fai notare tu, non ha mai senso perché il dialogo non funziona mai e bastava agganciarsi sulla distinzione tra l’essere forti per essere un vero uomo e l’essere forti per proteggere chi ami.
Era un bel messaggio e spostava tranquillamente il concetto di forza su tanti livelli oltre quello puramente fisico. Vabè.
FINE SPOILER
FINE SPOILER
FINE SPOILER
FINE SPOILER
FINE SPOILER
Non sono d’accordo, essendo d’accordo, su Skeletor: per me Jared Leto è stata una scelta geniale perché Skeletor è sempre stato esattamente quella roba lì, uno con un aspetto fisico di carisma assoluto ma la personalità di un imbecille totalmente autoriferito, che brama potere per mettersi in mostra.
Cioè Skeletor è quello che si scopre essere fuggito dal mondo di Hordak (Satana) di cui era il galoppino sfigato e, arrivato su Eternia, cerca di crearsi la fama di signore assoluto del male circondandosi di sgherri succubi e plagiati ma quasi tutti più svegli di lui (vedi Evil Lynn).
Cioè chi ha pensato “vabè è Jared Leto sui set dei suoi film” è un genio.
Per me l’unico che ha retto fino alla fine, Skeletor del cuore proprio.
Tema musicale insistito a violenza nel cuore pure quello.
Alison Brie che con poche pennellate rende alla perfezione il rapporto malato con Skeletor, nel cuorissimo, sempre.
E insomma niente, è andata così.
Ciao!
Grandissimo. Guarda, Skeletor è scritto giusto e sono assolutamente d’accordo, è un cretino e non è lo pseudo-Darth Vader che ne faceva il pur gigante Frank Langella nell’87. E Jared Leto non è scarso nel senso ultimo del termine: è solo a malapena adeguato, e mai memorabile. Quello però è un ruolo in cui ti devi mangiare tutto, e invece le gag funzionano in modo puramente scolastico e non fremi mai di rivederlo a schermo come succedeva invece col cartone animato che avrebbero anche potuto farlo tutto su di lui tipo Dastardly e Muttley.
Il miglior film dei masters in assoluto. È un prequel perfetto della serie anni 80.
Condivido un po tutto! Mancava giusto che bucasse la 4 parete con un “sono circondato da una massa di imbecilli” e riavevamo lo Skeletor dei cartoni
scopro con discreto stupore che alla regia c’è il pazzoide (già milionario di suo) della Laika…ne avrei visto una versione in stop motion a sto punto…questo si aspetta con calma dal cestone dai
Sono uno spettatore semplice
Fanno un film sui Masters
Pago il biglietto e mi godo il giro di giostra.
“ok la riconoscibilità del nome, ma se non va bene letteralmente il focus stesso del brand e i suoi componenti principali, chi te lo fa fare di riadattarlo? Hai un coltello alla gola?” Da copiare ed incollare in una mail da indirizzare al reparto marketing Ferrari, con oggetto “Luce”.
Ma poi che nome del cazzo è Luce? Cos’è, la Ferrari del Papa?
Crei la prima Ferrari ELETTRICA e non le dai un nome cazzuto tipo Saetta, Fulmine, Tempesta, Lightningstorm, salcazzo. No, moscio anche il nome per quanto è anonima la macchina
Anche il SUV Ferrari per lo meno il nome l’aveva azzeccato, Purosangue, mica l’hanno chiamato Ferrari Unpo’piùalto….
La ferrari tempesta la comprerei subito
E magari con un aspetto un po’ più da supercar, come l’elettrica di Pininfarina, e non come un mouse della Apple o una familiare della Nissan….
Non leggo niente, però, sul potenziale gay (enorme) dell’iconografia di He-man. Nel film c’è? O c’è meno che nel cartone?
Direi solo qualche battutaccia da tredicenne sul nome “Fisto” (gomitini-gomitini, niente di esplicito ovviamente).
E la scena in cui “estrae” la spada.
A me tutto sommato è piaciuto, e posso dire che all’ ultima inquadratura ,non so quanto sia spoiler ma porto le mani avanti
SPOILER
SPOILER
SPOILER
Quando sguaina la spada del potere mentre Battlecat finalmente con la sua armatura si issa sulle zampe una lacrimuccia mi è scesa?
Fine SPOILER
Simpatico anche l’omaggio alla serie animata quando i personaggi dopo battuta stupida ridono nello stesso identico modo del cartone.
Per il resto la colonna sonora davvero una delle cose migliori del film
Ma soprattutto, Orko – con tutto il suo potenziale di calembour che non piacciono a Nostro Signore – c’è? Era l’unico personaggio realmente meritevole di attenzione, in Masters Of The Universe.
Non vorrei spoilerare ma se aspetti fino alla fine dei titoli forse…
Si scopre che in realtà è un Dio?
Da lì il suo celeberrimo soprannome?
Il miglior prodotto sui Masters of the Universe dopo Masters of the Universe?
Son of Zorn!
Fatemi cambiare idea, se ne siete capaci!
Non ho visto il film.
Ma se qualcuno dice “He-Man”, nella mia testa parte per un quarto d’ora la colonna sonora del cartone Filmation “He-Man. Para pappara pappara pappara pappara pappara pa-paà. Para pappara pappara pappara pappara pappara pa-paà. Tadadadadda. He-Man”.
Partitura perfetta
Letto la rece. Non l’avrei visto comunque perche’ – di sicuro – non sarei riuscito a convincere mia moglie.
Comunque, l’unico commento che mi viene e’: Nanni, ziobo’, 5 anni nel 1982? Ma allora siamo coetanei!
Peccato non abbiano mai fatto un live action di Conan – Ragazzo del futuro perche’ avrei aspettato la tua rece prima di gasarmi o deprimermi…
in compenso quella trama lì la trafugò a suo tempo Kevin Costner con Waterworld.
Anche io 1977, non scherziamo con i sentimenti: Conan NON SI TOCCA!!!!
Per fortuna il maestro Miyazaki non si fa toccare da queste stronzate
Bell’articolo e ottima analisi. Dissento su un passaggio che potrei definire “blasfemo”: districandosi fra tutta la monnezza che hanno composto i Queen negli anni ‘80. Da Under Pressure passando a Radio Ga Ga, Hammer to Fall, I want to break Free, l’album A Kind of Magic e The Miracle. Solo capolavori.
Niente di blasfemo, abbiamo banalmente gusti diversi. Non è strano da dire se confronti con il tipo di sound che avevano nel decennio precedente.
Se posso permettermi d’intervenire, è vero che il sound dei Queen anni ottanta è diverso da quello degli anni settanta, ma questo non vuol dire peggiore in senso assoluto. Poi sul fatto che in realtà abbiano anche prodotto monnezza sono d’accordo pure io (a differenza dell’era precedente) ma quelli citati da Michelangelo sono veramente lavori di altissimo livello. Beh a parte “The Miracle”, si…
Let’s agree to disagree 👍
Obviously!
Jared SkeLETOr spero sia giá stato detto o perdo la fiducia nel mondo.
E infatti Il mondo è ormai perso da decenni, purtroppo mi sa che sei il primo e solo…
Con un soggetto come i Muppets non potevano tirarci fuori un Joker. Per me é quasi un miracolo questo film.
Bravo, esatto! è un filmetto carino e nulla di più anche perché tirare fuori qualcosa di meglio da una IP così trista sarebbe stato uno sforzo improbo.
(non offendetevi gen-x, ciascuno ha le proprie pezzentate generazionali a cui rimane affezionato solo per motivi anagrafici)
Ieri, dopo aver costretto i miei due figli di 11 e 9 anni a portarmi a vederlo, ho pensato a lungo alla possibilità di fare un film su He-Man diverso da questo e mi sono convinto che non ci sia.
Larga parte di quel che dice Nanni è incontrovertibile, ma per me quella ironia che sembra forzata è l’unica cosa che permette alla mia generazione di stare in sala e non sentirsi del tutto scemo a guardare un film su He-Man. Per i bambini invece non compromette nulla dell’esperienza e del fomento.
Anche a me è venuto il parallelo con D&D ed in effetti il taglio è identico, solo che partendo da un concept più cafone, anche l’umorismo è per forza di cose più cafone.
Boh, non credo sia un capolavoro (ma direi che nessuno se lo aspetti), ma fa quel che deve in maniera piuttosto decorosa. 15/20 minuti più corto e sarebbe stato perfetto.
PS: sta floppando. Non lo so, la mia ipotesi da completo ignorante è che i film in sala siano ormai una cosa destinata solo agli amanti del Cinema, che probabilmente tutto andrebbero a vedere tranne che questo. Mi pare un progetto il cui target sta comodamente ad aspettare esca su prime.
Concordo sulla chiosa finale. Sto film, seppur sia del target perfetto (47) in sala non lo avrei visto manco morto. E mi spiace eh, perché una volta l’avrei visto. Ma ora tra lavoro, famiglia e tempo libero ridotto all’osso, me lo guardo a spizzichi su Prime tra un paio di mesi.
Ha flopapto proprio perché il “taget perfetto” si è rifiutato di veder inquinato dall woke, un ricordo d’infanzia.
Sta floppando perché al cinema la gente va poco e questa roba la aspetti su prime. Il che è un gran peccato perché dall’intro in poi il film merita il grande schermo. Sul woke onestamente non vedo in questo caso grandi problemi. A fronte di skeletri palestrati, tigri verdi parlanti, ed un cartone nato come asessuato, non vedo elementi di particolare “inquinamento”. Anzi mi è molto piaciuto il siparietto tra Heman e Tela. Io ho passato una bella serata al cinema.
Fortunatamente dei recensori e recensioni non me ne mai fregato una ceppa e di conseguenza io e mia moglie quasi 60 anni …. Ci siamo divertiti al cinema con buona pace delle recensioni negative ( per altro poche ..)
Fai spesso questa cosa di leggere e commentare articoli che non ti interessano?
Probabilmente solo quando gli toccano il suo giocattolo preferito
Gente il problema del film è che spinge troppo sulle mimmate, ovvero la battutina scena da rifilare ovunque, quasi a non volersi prendere sul serio…
Il film del 1987 ha ricevuto astio solo in Italia, negli USA è stato ampiamente apprezzato nelle riproposizioni di tematiche e personaggi in vari media. Rispetto al cartone dava subito l’impressione di toni più adulti proprio eliminando le note che gli italiani invocavano, Orko che fa le scenette, Cringer che piagnucola, e Adam che si trasforma in He-Man identico a se stesso. Per me Langella e Meg Foster spazzano via Leto e Brie, ma i gusti son gusti. Anche le battaglie erano rese molto meglio in termini di logica: Eternos oggi viene conquistata dai cattivi a inizio film non si sa come, e viene riconquistata dai buoni che in teoria sarebbero quattro gatti.
Il messaggio positivo espresso benissimo dal film odierno è che si può diventare adulti senza rinnegare l’infanzia, quello espresso malissimo è di partire con le buone maniere, e poi a mali estremi estremi rimedi. A proposito di pubblicità occulta bello Skeletor che flexa con una maglietta Nike…
Tutti si emozionano sugli Easter Eggs, ma la gigatrollata che nessuno ha notato è quando Adam sbotta “Dio quanto odio Daryl” secondo me riferimento voluto al film D.A.R.Y.L.
Vabbè, ma Leto, come scritto anche nella rece, si spazza via da solo, mica ci voleva un mostro come Langella, di cui bastava una sua scorreggia per spedirlo in stratosfera. E anche su Foster verso Brie, non vorrei pronunciarmi…
Ah, io per tutto il film ero un po’ distratto dalla somiglianza di Teela con Francesca Michielin.
Cavolo, e nelle foto fuori dal set è ancora più somigliante.
Ahahah, sono andato a vedere: è uguale!
Come faccio a perdermi e interessarmi in un film che cambia registro ogni 3×2? Parte bene, serio ma colorato, poi battutine, gag inutili, insipienza, poi discorsi strappacuore, poi battutine. Troppa poca coerenza.
Sul finale del film ho cominciato a leggere la recensione, tanto ormai jon mi interessava più nulla. Anche le botte sono fastidiose, co spade che non tagliano
da nostalgico a me ha divertito. concordo sul fstto che ci sia poco o nulla che non sia stato studiato all’università del cerchiobottismo, e forse resta con un piede in due scarpe per molti aspetti, ma riconosco loro che l’unico modo di portar avanti in un film del genere è prendere ironia e auotironia e spararla quasi a livelli di Pallottola Spuntata. Per la natura camp dei giochi e cartoni, abbandonare quella strada avrebbe reso il tutto una gran noia.
Nanni, mi permetta: al posto di Princes (gran strofa, ai tempi mi fece intravedere che i Queen avevano anche un lato epico), perchè non pigiare fortissimo il pulsante del camp e piazzare l’He-Man in carne, ossa, acciaio e sangue dei nemici? No, non Thor con la boule dell’acqua calda. Manowar, Kingdom Come (scelta soft e ruffiana, penso al pubblico delle famiglie). Nostalgia canaglia… non per i Masters, per i Kings
Io mi sono divertito, ma sono anche d’accordo con la recensione.
Mi spiace per due cose:
– il film va male e quindi non faranno un sequel
– hanno ripreso solo pochi personaggi dei giocattoli, mettendo al loro posto sgherri ed eroi generici invece di personaggi beoti quanto quelli presenti tipo Snout Spout e Webstor
Il quid dei masters è la sfilata di mostri. Se mi dite che neppure in questo film ci sono, cosa lo vedo a fare?
Ci sono, ma molto sono tizi a caso inventati per il film.
Si vede che se li tengono per i sequel…
Recensione secondo me perfetta. Concordo praticamente su tutto. Da affezionato fan dei Masters ho scritto su FB qualcosa di molto critico su questo film (molti miei argomenti li ho ritrovati qui) e ho ricevuto tanti di quegli insulti che alla fine è diventato anche divertente leggerli e rispondere. Ma in sostanza ‘sto film è questa roba qua, una parodia indecisa e malriuscita portata a spasso da fan service e easter egg a nastro.
Per me invece è perfetto.
E non avete capito una cosa: il film sui masters è una storia inventata da un bambino che gioca con i masters.
He-man WOKE con man at arms NERO ha fatto flop? Ma chi lo avrebbe mai detto!
Amico, la camicia rosa e la frangetta favolosa ce l’aveva pure nell’originale

Eeeeh, ma quanto hai ragione! Se avessero preso quel gran bel maschissimo baffone di Tom Selleck ringiovanito con la CGI come Man at Arms e avessero dato al principe Adam una tamarrissima canotta taglio wifebeater al posto dell’insulsa camicia rosa parleremmo di un successo planetario!
Nanni, non era riferito ad Adams ma alla pellicola, che birbanti progressisti che siete! Ma il man at arms nero c’era in origine? Chiedo per un amico… si si si si.
Prima il tuo amico – non tu, figurati giustamente se tu sei preda di queste sciocchezze – deve spiegare cosa cambia e perché gli dà fastidio il colore della pelle di Man-at-Arms. Chiediglielo.
Nanni, perchè è chiaramente un inserimento fuorilogica, a meno che questa logica non sia quella “inclusiva”. Il fumetto originale non lo prevedeva, il cartone nemmeno e il target è per quelli che hanno superato i 40… non so, fermami quando vuoi eh.
Ok che è meglio lasciar passare prima che arrivino le truppe cammellate woke a rompere i coglioni, ma anche fare finta che non sia una forzatura e cadere dal pero, mi sembra esagerato.
Rutto: Idris Elba ha letteralmente tutto di Man-at-Arms tranne questa cosa puramente estetica del colore della pelle, e non ci sono manco pseudo-scuse storiche/geografiche a prevenirla. Se la vedi come una forzatura – una addirittura talmente grave che rinunci a vedere il film solo per quello – sinceramente sei tu che devi spiegare il perché.
Io a Idris Elba avrei fatto interpretare Re Rolando
Magari con un bel discorso motivazionale alla Pacific Rim
Il problema è che così si sarebbe mangiato il povero che fa He-man
Nanni, hai fatto un bello straw man argument… qualcuno ha parlato della performace dell’attore oppure del motivo per cui non vado a vederlo? No. L’argomento fantoccio che usi per darmi del razzista è da politico di seconda categoria e far finta che la scelta non sia stata frutto di obblighi identitari/inclusivi è altrettanto sconcertante. Oppure vi siete talmente abuati a veder forzature di questo tipo che oramai ve la prendete con chi le fa notare.
PS: L’attore è bravo? Si, ma è fuoriluogo rispetto al cartone originale.
Rutto, in realtà stai facendo tutto da solo rigirando la domanda invece che rispondere. Io ti ho detto perché Idris Elba mi va bene: secondo me è perfetto per il ruolo in tutto e per tutto, e letteralmente l’unica cosa che non corrisponde all’originale è il colore della pelle. Se lo chiedi a me non è affatto fuori luogo, e ti confermo che la performance dell’attore è la prima cosa che guardo quando giudico se è adatto o meno a un ruolo. Il colore della pelle di un attore, specie se è un personaggio di fantasia che abita un mondo inventato in cui l’unica cosa che deve fare è avere carisma e menare, non può essere più lontano dalle mie priorità. Quindi semplicemente non capisco il tuo problema. Tu invece sei quello che hai detto che non vuole vedere il film per colpa sua, e hai due strade: non essere d’accordo con la mia valutazione di Idris Elba, o spiegare perché il colore della pelle, da solo, è determinante per il tuo gradimento del film e/o in generale per scegliere chi deve interpretare il ruolo di Man-at-Arms e/o protestare contro la sua presenza. Ti faccio anche notare, a proposito di paglia, che non ti ho dato del razzista e che ti risponderei allo stesso identico modo se al posto di Idris Elba ci avessero messo Gerard Butler e tu ti stessi lamentando perché non ha i baffi. Però non penso che in quel caso tu avresti usato la parola “woke” né ti saresti lamentato delle politiche di inclusione, quindi insomma, io mi sforzo ma non mi stai esattamente aiutando…
Contestare Idris Elba Menetarms (era Duncan nel cartone?) come forzatura woke mi sembra forzato. Mi sembra perfetto nella parte. Avessero scelto Dinklage o una donna avrei compreso le rimostranze
L’unica cosa che al limite, ma proprio al limite, si può contestare a Idris Elba come Duncan è Teela: essendo figlia sua e di Sorceress, avrebbe dovuto essere mulatta
Ma poi te li immagini i pianti dei MAGA de’ noattri?
“Nei cartoni aveva i capelli rossi e la pelle bianca, e voi L’AVETE FATTA NE(g)RA!!!!!!!!11!!!!11111!1!!1!”
Nanni, il punto non è il colore della pelle e ridurla a quello è fuorviante. Anche con un attore di qualsiasi altra etnia il problema resterebbe lo stesso: in un adattamento dove la nostalgia e la riconoscibilità del personaggio contano, cambiare elementi identitari ha un impatto.
Non è una questione di performance ma di coerenza con il materiale originale e se si decide di modificare quel tipo di caratteristiche, è una scelta creativa che può funzionare o meno, ma non è neutra né irrilevante.
Rutto, e invece il punto è esattamente che la coerenza puramente estetica con il materiale originale su un aspetto che non ha nulla a che fare con le caratteristiche principali del personaggio – e che in questo specifico caso non lo modifica proprio manco di mezza virgola – è irrilevante ed è una fissazione da cui si dovrebbe uscire. Non vuoi parlare del colore della pelle per non scivolare in una zona equivoca? No problem, torniamo ai vecchi tempi in cui ci si lamentava degli attori che avevano il colore dei capelli “sbagliato”. Era una cazzatissima allora, lo rimane adesso. E i casi in cui, davanti alla forza della performance, il pubblico si è adeguato letteralmente a qualsiasi tradimento infinitamente più grosso di questo, sono talmente tanti che non ho idea da dove iniziare.
Nanni dovresti sapere che in America è in corso una gigantesca battaglia sociale legata all’identità, chiamata proprio: sintesi identitaria, che coinvolge ogni settore e soprattutto quello artistico e culturale. Puoi scegliere di ignorarla ogni volta che un film ne viene toccato oppure affrontarla.
Non è una questione di essere progressisti o conservatori, woke o maga e panettone o pandoro, è una questione di come gestire questa ondata reale che sta usando il cinema per propagarsi.
Se rifacessero oggi Shaft del 1971 con un attore messicano, molti nella comunità afroamericana si sentirebbero offesi, si incazzerebbero e farebbero bene; io non ho i baffi rossi e nemmeno un bicipite da trembolone ma, men-at-harms come Shaft, è un personaggio di finzione e proprio per questo la caratterizzazione estetica conta un botto e se cambia la si nota.
Rutto, hai preso un esempio sbagliatissimo, Shaft è un personaggio inventato ma profondamente radicato nella cultura afroamericana, le sue connotazioni razziali nel film erano fondamentali e il motivo n.1 del suo successo. Anche se, detto questo, un Shaft messicano non è comunque fuori luogo per principio: rimane alla base una minoranza che combatte una maggioranza. Man-at-Arms invece non rappresenta una sega. Il succo del discorso sta proprio, innanzitutto, nel saper fare queste distinzioni.
“Man at arms invece non rappresenta una sega”.Haha. in questo concordo con Nanni, sebbene non sempre siamo d’accordo su questo argomento. Elba fu Heimdall in Thor. E sebbene Heimdall appartenga alla mitologia norrena, in quel caso non era quella mitologia ma la mitologia Marvel. giusto? sbagliato? boh, non ha toccato nessuno la cosa.
Lo stesso Elba ha detto che sebbene lusingato di essere stato nominato come papabile 007, per lui 007 va bene così, bianco…perchè si. Il mito è quello. e su questo sono d’accordissimo.
Così come sono in disaccordo a trasformare il pallido professore di Harry Potter in un nero. Perchè è così. E adesso avremo pure una Elena di Troia subsahariana….
Concludo però dicendo che quando in Star Trek Voyager apparve un vulcaniano nero, Tuvok, una parte (invero infima) di Trekker ( i progressisti trekker), ebbero da dire. Ma anche a vulcano esistono le latitudini, no?
Nanni non ho usato un esempio sbagliato, il motivo per cui lo vedremmo messicano non è certo perché anche lui rappresenti una minoranza, ma per pura ideologia identitaria. Magari non è il più ficcante degli esempi, questo si hai ragione.
Anche perché il tema identitario è al centro del dibattito da anni e sfrutta le arti, tutte. Questo film è un esempio di come non servano eccessi come biancaneve per notarlo.
A voi non da fastidio, ok. Il popolo si beve anche di peggio?ok. Ma se qualcuno lo fa notare, perché è evidente, non puo diventare automaticamente Maga ed estremista di destra che assalta capitol hill. Cioè, manco il cane di pavlov…
Rutto, sono due o tre commenti che tu giuri di non essere razzista e io mi fido, ti dò retta, e ti ribatto unicamente da un punto di vista cinematografico puro. Poi però 1) tu sposti il discorso su un’ideologia identitaria che non spieghi (e che ovviamente è politica per definizione) e 2) continui, nonostante tutto, per qualche motivo, a sentirti trattato come razzista. Metto a verbale che ho fatto del mio meglio e non insisto più.
Nanni, la trappola identitaria di yascha mounk è un bestseller che ogni persona dovrebbe leggere per capire il mondo americano degli ultimi 20-25 anni. Soprattutto va letto da quelli dotati di pollice opponibile e che sanno coniugare i verbi, per gli altri c’è invece il mondo alla rovescia di Vannacci.
Il cinema “puro” è stato impattato nel modo peggiore possibile. Una tale influenza non si è mai vista prima, per questo motivo mi aspettavo una chiave di lettura che ne tenesse conto, tutto qui.
Ciao
Rutto ma che cazzo c’entra quel capolavoro di Mounk con il ⱯNNⱯꓥ ??? Era na battuta?
Vatti a vedere il film che qui manco è uscito, forse in estate…
…avrei dovuto scommetterci che si finiva lì.
Nanni, il giardino de vizi contingui: era una cazzo di battuta! Ma ce la fate?
Quel libro, mounk, è l’a b c del motivo per cui la diversity inclusion è penetrata nel cinema e ha fatto danni. Chi si occupa di arte, di cui il cinema fa parte, dovrebbe divorarlo…
Ok, dai, mi arrendo…se vi fa stare meglio datemi del razzista e tagliamo la testa al toro.
Io non ti ho dato del razzista, al massimo Nanni, anche se nega :D
MAA nero è figlio della Diversity inclusion? boh, si forse, ma i visto i flop clamorosi stanno tornando indietro di 180 gradi, quindi di che stiamo a parlà?
A me il film piacerebbe vederlo, ma devo predere l’aereo o aspettare prime…
Ci sono etnie di serie A da includere per forza e su cui non puoi scherzare, ed altre su cui fare un film intitolato: il mandolino del capitano corelli. L’ipocrisia woke sta tutta qui.
I film sono Americani, sono megafoni per i loro problemi interni e lo sono sempre stati. Oggi è il woke, ieri il vietnam e domani boh.
Fa specie chi fa finta di niente ma è pieno di *tengofamigghia”…
Rutto io mi riferivo a Mounk, mica a Vannacci. È esattamente il libro per chi si vergogna di come ragiona Vannacci (e menomale) ma alla fine magari sbuffa e lo vota lo stesso. Dice anche cose interessanti e ci mancherebbe, ma manca di contesto in maniera abbagliante, e il risultato è che chi non ci prende le misure finisce a spaventarsi dell’unico nero in un film come i Masters of the Universe che non ha nulla a che vedere con la razza di nessuno in nessun aspetto. Non devo convincerti di nulla, ma almeno spero che la smetterai di pretendere di non stare facendo discorsi politici.
Ciao Nanni, la penso diversamente da te sul libro in questione e anzi, la critica che fai mi ricorda molto quella proveniente da ambienti diversity inclusion nostrani, ma se loro hanno la giustificazione per mentire a se stessi… Ecco, non ne trovo in questo contesto di critica cinematografica.
Possiamo avere idee diverse, ci mancherebbe, ma siccome ho esplicitato i motivi per cui MAA nero è completamente fuori contesto in un film nostalgico indirizzato ai 40+, fammi il piacere di non buttarla in politica: non c’era carenza di attori, ma una chiara e semplice volontà di inserire la quota inclusive, punto.
Come se fosse la prima volta eh..
E non c’entra una mazza nemmeno la performance dell’attore in questo discorso, che tra l’altro non mi dispiace affatto in generale anzi.
Beh a “specchio riflesso” sono ufficialmente sconfitto.
in effetti i pupazzetti avevano dei colori strani…non erano perfettamente bianco caucasico nordamericano..più tra il grigio cemento, arancio mandarino slavato, rosino pallido antibiotico, violetto mirtillo andato a male…erano woke anche quelli? chi lo sa… ma come si fa a cercare di dare un senso al proprio fastidio per idris elba col casco da permanente che “interpreta” un pupazzo di 50 anni fa quasi…e si indigna pure se gli fanno notare il suo disagio…magari fosse razzismo..magari…
Ecco. il problema è che quel costume non si può guardare…chiunque conciato così sembra un pirla. Idris Elba si sarà guardato allo specchio, avrà pensato all’assegno…”ma si dai, tanto sanno chi sono e cosa valgo. incassiamo”
Merenghetti, tu sei quello furbo della cucciolata?Non hai veramente capito un cazzo.
Nanni il tuo problema è che non vuoi ammettere che attori del calibro di Elba ce ne sono a manciate e sceglierlo è stato solo per una questione DEI.
Rutto, sono due settimane in cui giuri di non essere razzista e io ci ho messo tutta la buona volontà umanamente possibile a parlare unicamente di cinema, i miei commenti qua sopra lo testimoniano, ma sinceramente a questo punto – quello in cui sostieni che un gigante come Idris Elba è una scelta da giustificare in un ruolo dove l’etnia non conta, e in cui te la prendi col woke e il DEI – dovresti veramente fare delle acrobazie per convincere del contrario. La mia impressione personale finora è che hai le idee confuse. Ma a parte questo non so davvero perché insisti né cosa vuoi da me. Non arrabbiarti, che al limite se c’è una scelta di cast da giustificare è Jared Leto.
Idris Elba è come la camicia azzurra: va bene su tutto.
Aridajie con sta storia del razzismo, non ti incazzare se dico che sei un po’ pavloviano eh.
Le mie argomentazioni sono solide, perché c’è uno storico decennale di scelte discutibilissime guidate dal DEI e che son costate carissime in termini di incassi.
Rispetto a Cenerentola questa è una scoreggina mild, ma puzza lo stesso. E che il cinema venga ciclicamente stuprato dalle ideologie più in voga del momento dovrebbe far incazzare prima di tutto chi lo ama, il cinema.
Idros Elba un attorone? Si lo è, ma non c’entra un gran cazzo di niente con maa. Meno male che Trump non ha invaso la Groenlandia, vi immaginate adam esquimese, Cringer bianco e la spada della pace?
Nient’altro da aggiungere Vostro Onore 👍
Provo a metterla così.
Gli USA e noi c’entriamo molto poco, anche se sembriamo simili perchè ci vestiamo uguali e abbiamo le città.
Soffrono di una forma di costante revisionismo storico. e’ molto pericoloso, è quello di 1984 di Orwell, La manipolazione del Partito, nel romanzo, si riassume col suo motto “”Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato.”.
Gli americani distruggono statue di personaggi storici perchè anche schiavisti. Riscrivono sempre la propria storia. Si credono eletti quando sono i peggiori liberticidi puritnai cacciati persino dall’inghilterra. I Neri vedono nel bianco solo il male.
Hollywood è specchio di quella società. e oggi è in mano a revisionisti, è vero. E sono WOKE, è vero. diciamo che questo film è proprio il bersaglio sbagliato per esprimere la tua idea. Mi sembri caduto in trappola e appari come un suprematista bianco, il lato opposto della medaglia del wokismo.
Ne riparleremo per l’odissea di Nolan. l’attrice nera che interpreterà Elena ha pure bellamente detto in un intervista che non sapeva cosa fosse l’Odissea prima del film. e forse è questo il male principale del sistema americano. Sono profondamente ignoranti ed egoriferiti. Non tutti ovviamente.
Chiudo dicendo che ieri , in inghilterra, un soldato bianco di stanza l’ è stato processato dalla corte marziale perchè ha stuprato e assassinato una donna inglese. Niente processo inglese. Processo militare americano. da teorici 13 anni la pena è stata commutata a…degradazione.
Non è la prima volta per gli yankee, nè sarà l’ultima.
E hollywood si guarda spessissimo l’ombelico, pensa ai problemi della DEI….. Non racconta storie, propaganda ideologie. Vedremo questa Odiessea senza Greci….
Il problema è sempre lo stesso: parlate come se quello che succedeva prima del 2016 invece seguisse un presunto ordine naturale delle cose (primo grosso indizio di “ingenuità”), e cascate dal pero quando scoprite che il bias a favore dei bianchi, durato cent’anni, era di sistema perché il bello è che non lo dicono solo le vittime ma direttamente, candidamente, gli artefici stessi, senza manco dover insistere. Però questa discussione l’ho avuta milioni di volte e finisce sempre allo stesso modo: mai con un vero occhio a tutto il contesto, sempre con le minoranze che in qualche modo devono giustificarsi. E invece Jared Leto, che qua è una spanna sotto chiunque, va benissimo. Tanto chissene, nessuno vi ha mai malmenato per strada perché volete che i fantasy rimangano ariani per non pasticciarvi i ricordi di infanzia (il più grande pericolo culturale in ballo dal vostro lato), e nessuno mai lo farà. State sereni.
anzitutto a chi scrivi? a me? e allora non dire voi. Poi non so se hai letto o capito cosa ho scritto e noto acrimonia. Secondo me non hai scritto a me perchè non capisco la risposta.
Io ho parlato di revisionismo culturale PERENNE americano. esistono i woke? si esistono i suprematisit bianchi? si. Sei tu che ti incazzi. Ok, Nanni, il woke non esiste. Hai ragione, eh!
ho cercato abbassare i toni. scrivo in lingua italiana. di più non posso fare.
Ma se ti sto sul cazzo a prescindere, dillo: non mi offendo. Per me rutto ha scritto solo deliri ma qua se cerchi di calmare le acque mandano affanculo pure te…
Molto serenamente: sto cercando di finire la conversazione perché mi pare un vicolo cieco. Non penso di aver detto che il woke non esiste, anche se ci sarebbero molti argomenti per farlo (a partire dal fatto che il termine è esclusivamente usato da chi ne è contrario, e che ognuno ne dà una definizione tutta sua, come con “americanata”). Trovo ridicolo che ci si lamenti oggi di cose che sono sempre successe, solo perché per la prima volta hanno cambiato direzione: è segno che prima si stava evidentemente dormendo sotto a un pero. Trovo ridicolo che sembri qualcosa di diverso, e ancor di più che sia preoccupante per un qualsiasi motivo se non appunto quelli per cui lo è sempre stato dalla notte dei tempi. Trovo ridicolo il pensare di doverle reagire a questa ondata di quello stesso problema, quella che casualmente sembra andare a vantaggio delle minoranze (niente parola con la “r”: certa gente non è razzista, è solo che pensa che le altre etnie dovrebbero starsene per conto loro e/o avere la vita un po’ meno comoda). Toki: se non ti ci rivedi tanto meglio. A me sembra che non hai pienamente capito alcuni dei gesti che citi (le statue) ma amen, al massimo ne riparliamo un’altra volta, abbiamo letto abbastanza deliri e se sei d’accordo lasciamo che Rutto ci metta il punto e finiamola qua.
Sono d’accordo. Però… se come attore cane da prendere a schiaffi al posto di un bianco nato ricco francese avessimo ( mi ci metto pure io: a me sta benissimo prendere a pattoni Chalamet e l’altro bianco Gosling) deciso di mettere una attrore o una atrice donna Nera? solo perchè è cane o cagna? Siamo sicuri che oggi si possa fare? O Nanni Cobretti verrebbe inseguito per strada da dei deificienti dandolgi del razzista di merda? anche quello è woke. E quando ti autocensuri è finita. infatti la comicità è in grande crisi ultimamente col politicamente corretto. grande crisi.
“Questo thread è finito e si autodistruggerà fra 5 secondi”.pffffffffffff
Tra uno stronzo potente e uno stronzo meno potente, me la prenderò sempre in modo serenamente spontaneo con lo stronzo più potente. Cosa a cui, a mio avviso, molti comici dovrebbero fare più caso.
Mi ero ripromesso di non scrivere più ma quando ho letto “supramatista bianco”, cazzo… anche no, ho spiegato a più riprese che è la quantità ad aver rotto la minchia, non la magnitudine singola.
Nanni, io ho scritto esattamente questo: “Rispetto a Cenerentola questa è una scoreggina mild, ma puzza lo stesso. E che il cinema venga ciclicamente stuprato dalle ideologie più in voga del momento dovrebbe far incazzare prima di tutto chi lo ama, il cinema. ”
Questo per sottolineare che non è solamente l’ondata intersezionale, DEI, woke a farmi scattare ma piuttosto quando non si placa dopo più di 10-15 anni ed è talmente alta da coinvolgere anche ruoli “secondari” e persino in operazioni “nostalgia”.
Il comico o meglio ancora, il satiro, deve prendersela con tutti… è questo il problema con l’ondata intersezionale (nelle sue mille varianti) che pretende di essere sempre vittima di tutto e si può permettere di censurare la qualunque. In parte lo vediamo anche da noi, ma non voglio aprire un altro argomento.
Buon Caldo
se vedemù.
Ho capito che hai una vita grama…speriamo non ti sia riprodotto.
Non puoi averlo capito, sei senza un cervello. È fisicamente impossibile.
Posso essere cattivo e dire che sono contento del flop? Prodotti così non meritano altro…
Esatto!
Recensione perfetta, chapeau
Ho chiuso la recensione alla ignominiosa frase “la monnezza che hanno composto i Queen negli anni ‘80”. Parlate di cinema che è meglio! Buuuh vergogna!
Too much love will kill you.
Erano tutte backchat…
Senti Rudi, il film mi spiega che dovrei prima cercare il dialogo ma poi mi dimostra che non conta mai nulla, quindi arrivo al dunque: vuoi un pugno?
Ma lo do io a te!!!! Tutti a denigrare Hot Space, ma c’è Under Pressure! E negli ‘80 escono: The game, The works, A Kind of magic e The miracle (tralascio hot space e flash) ma definire monnezza I want it all, crazy little thing o cose così è proprio da cinofilo!
Ma poi perché tralasci Flash??? È il loro apice! Era veramente l’evoluzione più spettacolare che potessero avere in quel momento: da glam rock barocco a space psychedelia. E invece niente, plasticarsi l’intero sound per inseguire il pop da classifica è stata evidentemente una tentazione troppo forte. Senti che bomba però, dai: https://www.youtube.com/watch?v=AIl7C38Jgys
Ti faccio cacare sullo zerbino da Battlecat!!
A me piacciono anche Flash e Hot Space, ma a me piace anche Good Company dei Queen sicché non fo testo. Li avevo esclusi perché capisco che siano molto off label per un gruppo come i Queen! Però ora che me lo fai presente ti invito a ascoltare staiyn power e dirmi se non sarebbe perfetta per questo film! Un po omo un po no, un po ammiccamenti un po Groove! Altro che i Darkness!
Guarda ti ho dato il beneficio del dubbio e ho ascoltato Staying Power. Per me è un no, è l’imitazione di loro stessi mentre imitano un’altra roba che già in partenza è nelle loro corde solo fino a un certo punto. Però è simpatica. Non ho mai ascoltato Hot Space per via della pessima reputazione, ma gli altri dei Queen li ho sentiti tutti. A parte la mia passione sfrenata per Flash, i miei Queen sono quelli di Brighton Rock. Però ora se fossi bravo mi dovrei ascoltare Hot Space, visto che l’ultima volta che ho dato retta alla reputazione comune ho saltato per anni The Elder dei Kiss che porcamiseria, fossero tutti così i “peggiori album” di una band ci metterei la firma ieri l’altro. Sono sicuro che come minimo è meglio di Made in Heaven. Detto questo, i Darkness non mi hanno mai convinto fino in fondo, mi danno sempre l’impressione di comporre un pezzo e poi dire “ok, questa canzone è completa, ora dove ce lo infilo il mio mega-falsetto?” e rovinare una roba che era già perfetta senza.
Made in heaven è un no grosso come l’ego di Freddie. Anche io preferisco i Queen anni 70, su questo mi allineo.
Su hot space mi ci sego coi piedi zio porco, chi ha badreputato l’album è un fan dei beehive!
“…Sei stato assimilato…”
8 anni nel 1982, Italia campione del mondo in Spagna, Conan settaga un nuovo standard di eroe maschile e i Masters of the Universe piombavano come avvoltoi a parasitarne il successo ma come non amarli! Se solo non ci fosse stato poi l’orrido cartone animato che mi ha fatto odiare tutta l’animazione successiva legata a qualche proprietà di giocattoli made in USA (e infatti ai GI Joe, ai Mask e compagnia bella preferivo di gran lunga gli show: A-Tram, Autocar, Manimal, Misgits of Science…). I fumetti che improvvisavano una storia allegati alle action figures stavo decisamente migliori, più adulti, più crudi, con uno stile pseudo-Frazetta, il cartone era bolso, scialbo e i personaggi una delusione (i maschi tutti poser: tutti bodybuilder ma l’unico veramente forte era He-Man, maccosa? Il tema musicale era da rintronati, io che ero abituato ai temi di Kyashan, Tekkaman e i robottoni giappo pieni di tragicità ed epica… poi è arrivato Hokuto no Ken e i Masters sono rimasti nei ricordo dei miei anni a una cifra, nel mondiale di calcio più bello della nazionale italiana).
Ho appena avuto questa epifania: questo film è una metafora feroce del mondo HR, che si spaccia per empatico e pronto al dialogo, ma ha l’aspetto di un picchiatore. A volte malamente camuffato in una camicina rosa, a volte esplicitamente in armatura. E non ha nessuna remora nel usarti violenza subito dopo aver finto di volerti parlare.
Non sto dicendo che questo è il messaggio del film. Sto dicendo che questo è il messaggio che gli voglio attribuire e per cui non ho la minima intenzione di ascoltare smentite.
Recensione interessante ma definire monnezza ciò che facevano i Queen negli anni 80.. bisogna usare droghe per dirlo.
E la bellissima princes of the universe era la colonna sono di highlander quindi non ho capito cosa cavoli centrasse con questo.
Aggiungo due precisazioni: ne la serie ne il film anni 80 di heman erano squattrinati.. e ti sei dimenticato di citare il cameo di Dolph che cita proprio quel film!!
Ciao Carlo! È evidente che non siamo d’accordo sui Queen, ma sono cose che capitano. C’è anche un numero allucinante di gente a cui è piaciuto Bohemian Rhapsody…
Sulle precisazioni: 1) l’ho detto, e ho persino letteralmente usato la parola “squattrinato”; 2) non volevo spoilerare mannaggia la maledizione, potrò bene lasciare anche uno straccio di sorpresa gradita a chi legge? L’ho comunque lasciato intuire spiegando come il film non dimentichi nulla che abbia a che fare col fan service…
A Nanni lascia stare i Queen…a scanso di equivoci te di musica mi sa che non capisci granché… dopo la sparata su Bohemian Rapsody credo che ti convenga tornare a scuola di musica… perché credo che semplicemente non sai quello che dici.
Alfonso: con Bohemian Rhapsody intendo ovviamente il film. Dopodiché sinceramente manco le tue affermazioni mi sembrano particolarmente circostanziate. E finora, tra tutti quelli che mi hanno contestato i gusti, sono l’unico che si è degnato di parlare di sound invece che limitarsi a ripetere elenchi a papera.
A kind of tragic lo ricordo con affetto solo perché c’erano i pezzi composti per highlander, ma alla fine, di tutto il disco, si salvano forse proprio quei 2-3 pezzi, il resto era puro filler e poco coeso.
Su questo hai ragione Nanni, Bohemian Rhapsody è un abominio, non solo per i fans ma per chiunque abbia storto il naso vedendo una rana rachitica dentolona che interpreta Federico Mercurio. E’ come se Elvis presley fosse interpretato da Sergio Vastano.
Nanni lo so che non intendevi il film… per questo lascia stare i Queen, lascia stare Bohemian e pensa ad ascoltare le tue musichette d’antan….perchè i gusti saranno diversi ma onestamente non capisci una mazza di musica…. ecco il dialogo. Ti è piaciuto?
Alfonso, normalmente non mi preoccupo di gente che sentenzia senza argomentare come stai facendo da due commenti perché sinceramente, su cosa misuro la validità della tua opinione? Però, siccome mi sembri particolarmente emozionato, ti faccio notare che per qualche motivo imperscrutabile hai capito di nuovo il contrario: con Bohemian Rhapsody, intendevo il film.
E nessuno che spenda soldi in un reboot di Galaxy High, sigh
Boh mi sembra si stia un po’ esagerando con Jared Leto, ok tutto ma non invitarlo manco alla promozione di un film dove ha recitato è esagerato
Eh guarda, questo è un punto interessante, da una parte è chiaro che sembra ingiusto ma dall’altra come gestisci il fatto che i giornalisti appena lo vedono vogliono solo chiedergli se è vero che porta sfiga e citare tutti i suoi flop recenti, con la conseguenza che buona parte degli articoli sui Masters finiscono a parlare di Morbius e Tron Ares – e di sicuro non con accezione positiva? Purtroppo il mestiere del reparto marketing è cercare il miglior compromesso in queste situazioni…
Ho letto tutti i vostri commenti.A me il film e’ piaciucchiato.Mi ha dato quello che mi aspettavo.Anche io come la maggior parte di voi sono cresciuto con i cartoni animati della Filmation negli anni’80.
L’unica cosa che mi ha un po’ nfastidito e’ questo continuo umorismo che sfida il demenziale.Per il resto io l’ho trovato accettabile.Mi sono divertito.Questo speravo e questo mi ha dato.
Mi spiace molto stia floppando ma penso che si la gente oggi tra mille impegni aspetta che esca su piattaforma.Peccato perche’ sono film che al cinema rendono molto di piu’.
D&d è un contenitore ampio ed è stato più semplice scegliere il tono della messinscena. I Maters sono figli di un tempo datato e solo giocattoli: antropomostri con gimmick e culturismo. Forse, come l’unico modo di portare avanti star wars sono le serie su eventi laterali o secondari (Mandalorian, Andor), il modo migliore per riesumare i masters sarebbe stata una serie animata. Senza pretese e con lo scopo di farci vedere combattimenti Stratos-Spikor o Moss man- Jitsu
Madonna anche questa recensione si è accodata alla solita scontatissima campagna-meme contro Jared Leto. Mi pare un accanimento assurdo ormai, arrivando addirittura a toglierlo dal trailer. E la gente invece di indignarsi per tale atteggiamento, continua a deriderlo.
Ma che vi ha fatto per diffamarlo così, poveraccio…?
Negli ultimi due film con lui tra i protagonisti mi pare abbia svolto il suo compito degnamente. Boh.
Tra questo e gridare “al flop!” In tutti i laghi e in tutti i luoghi già dal secondo giorno di uscita, per me negli ultimi anni nel valutare i film siamo giunti ad un livello di demenza mai visto prima.
Ora, io non ce l’ho con nessuno in particolare, ma se pensate che questo film sia una incomprensibile operazione nostalgica per elder millennials, rivelate solo di non avere il polso dell’intrattenimento di massa, ma specialmente di non capire la segmentazione di pubblico. Masters of the Universe, nelle sue varie incarnazioni, vende piuttosto bene coi giocattoli, ed ha una o due nuove serie animate ogni decade, che non vi siete cagati perche’ non siete bambini. Senza contare She-Ra and the princesses of power, che e’ una bomba ed e’ molto nota nell’anglosfera, ci sono state serie di He-Man, solo in questo secolo, nel 2002, e due serie nel 2021. Bisogna ammettere che di tanto in tanto non siamo il pubblico per qualcosa.
“Ah, ma chi si viene a vedere questo film?” I bambini di 15 anni che ora vanno al cinema e guardavano he-man in tv quando ne avevano 10. Sic et simplicter,
Nel senso, se non mi sapete dire le differenze di ambientazione tra Masters of the Universe: Revolution e Masters of the Universe: Revelation, la vostra opinione non conta un fico secco
Mi e’ ahime’ capitato di dover sentire gente che dice che il costume del principe Adam alla fine del film e’ “ispirato” alla serie del 1983. No: indossa esattamente lo stesso costume del principe Adam dellla serie del 2021: Masters of the Universe: Revelation
Questa è una notazione MOLTO interessante: da ignorante sul punto, rimasto fermo agli anni 80, sono andato a cercare i pupazzi, per nipotino incuriosito dal trailer del film, e in effetti non ci ho capito nulla – Origins, XX, che non credo sia una versione a luci rosse, ed altre varianti (Revelations? non ricordo neppure) che mi sfuggono del tutto…
Visto il film ieri sera, mi sono divertito, bella cazzatona divertente, non avevo particolari pretese se non vedere i personaggi che si menano come facevo fare loro io da bambino.
Però 2 cose le voglio dire:
1 – Sono totalmente indifferente a Jared Leto, ma magari manca un pezzo a me, ma come si può giudicare una performance attoriale in un personaggio che non ha lineamenti ed è doppiato? (ok, se lo vedi in originale hai un elemento in più, ma il senso del discorso resta) Come poteva mangiarsi il film? Secondo me neanche Benedict Cumberbatch o Andi Serkis (per dire) avrebbero potuto “mangiare tutto” in questo ruolo. Ci poteva veramente essere chiunque.
2 – L’unica cosa che mi ha infastidito è stata questa tendenza sempre a sminchiare la rule of cool, come se fosse una cosa di cui vergognarsi,. tipo quello che succede con la carica dei buoni super pompati con Princes of the Universe
Perdonami, d’accordo che il doppiaggio nasconde parecchio se lo guardi così (vale per tutti), ma senza quello il senso del tuo discorso non resta affatto: si recita con tutto, voce e corpo. La voce era la sua e i movimenti pure. Bisogna levare questa diffusa tendenza a giudicare solo l’espressione facciale. Guarda ad esempio James Earl Jones come si mangia Star Wars nei panni di Darth Vader anche solo con la voce, e il lavorone che fa comunque Dave Prowse per sostenerlo.
Certo che si recita con voce e corpo, ma col doppiaggio la voce la togli dell’equazione (io l’ho visto in un cinema italiano, giudico quello che ho visto). Togli anche i lineamenti, resta la presenza, la gestualità, il corpo…ma per come è scritto il personaggio (scemo come nei cartoni Filmation) per me la performance è assolutamente adeguata, e come dicevo, poteva veramente esserci chiunque. Per il tipo di personaggio che è, nessuno si sarebbe “mangiato il film” (per me).
Per Darth Vader tutto contribuisce alla creazione del personaggio: il costume, la musica, la scrittura e ANCHE la grande performance di Prowse e James earl jones..
Che palle, vabbe’ volevo rispondere a Nanni li sopra,
E allora sono confuso perché sembrava che rispondessi a me e io ovviamente l’ho visto in originale. E al di là di questo non so che dire, là fuori è pieno di attori capacissimi di mangiarsi un film con voce e corpo… non saprei nemmeno fare un elenco, ne hai messo uno pure tu e non capisco le perplessità.
Ci sono etnie di serie A da includere per forza e su cui non puoi scherzare, ed altre su cui fare un film intitolato: il mandolino del capitano corelli. L’ipocrisia woke sta tutta qui.
Oh, Rutto… me la spieghi una cosa che non ho mai capito?
Stabilito che siamo tutti grandicelli e non è il caso di continuare a raccontar cazzate: perché tu e i tuoi amichetti vi ostinate a nascondervi dietro un dito? Che senso ha venire a disquisire di un film per bambini invece che dire semplicemente che ti stanno sulle palle i negri? Essù, dai… Guarda che se per te è così importante hai tutto il diritto di esprimerti, sai?
Poi magari chiediti come mai ti vergogni così tanto delle tue idee demmerda dal doverti ridurre a fare ste scenette da avanspettacolo, ma vacci dritto e sii orgoglioso, che è tutto il punto di essere fasci, no? Avanti per la tua strada, tanti nemici tanto onore e tutte quelle balle lì. O forse è la consapevolezza che a dire certe cose ad alta voce si prendono ceffoni e che i nazi non hanno mai vinto altro che il premio per gli incel più ridicoli? [SPOILER: magari prova a non concentrarti sul colore dei pupazzetti e goditi il Pride, che a stare repressi vengono le malattie brutte]
Indy perkuy, non sai argometare. Le tue fallacie logiche sono da manuale del perfetto fascistello che vota pd.
Drogati che è meglio.
La traduzione italiana fa semplicemente cagare, son finiti i tempi del sergente hartman che migliorava la versione originale… Poi oh, magari gli do 6 anziché 4 giusto perché non c’è gente tipo Merluzzo, ma è un 6 politico.
Tu pensa che in realtà merluzzo c’è nel film!
Si c’è Merluzzo, purtroppo.
Dio che merda, è la trap dei doppiatori… ma è un problema generazionale e la qualità si è abbassatta in tutti i settori: addavenì baffone!
Finalmente visto su Prime, confermo quanto scritto dal capo Nanni su tutta la linea, un film in costante contraddizione tra l’anima kitsch e caciarona delle origini e quella postmoderna che affligge la maggior parte di queste produzioni. E non parlo del cast, della regia, degli effetti speciali che a mio avviso sono tutti all’altezza e anche il protagonista alla fine l’ho apprezzato nel ruolo di He-Man, ma lo smontaggio sistematico di ogni momento epico, eroico, innocentemente tamarro per innestarci i pipponi motivazionali a stelle e strisce sul team building, sul dialogare mi hanno irritato tanto quanto la prolungata gag con la capa di Adam mentre usava tutti gli espedienti retorici possibili per cazziarlo in salsa 4.0 e lui imperterrito con la sua goffaggine e inettitudine chiamato alla grande avventura…e mi chiedevo continuamente a chi fosse rivolto questo prodotto. Non al me ottenne che immaginava battaglie per Eternia fra i suoi eroi e la gang di Skeletor, forse al gen-z di oggi che conosce le serie più recenti (se sono scritte così ringrazio il cielo di non averne visto un fotogramma). Ripeto, un film che trattava di eroismo, nascita di una icona ed empatia con il villain rispettando lo spettatore era la Red Sonja di MJBassett con la Lutz, se solo avesse avuto un budget migliore…almeno ai sono ripresi con i Darkness alla fine😅! Vedremo She-Ra? A questo punto ne dubito, ma rimarrebbe la domanda se guarderei un altro film con lo stesso tono.
Al di là della evidente schizofrenia del messaggio, va però detto atto che il tono è costante – e di questi tempi non è scontato.
Alcuni lamentavano che dopo la morte di Re Randor il tono doveva “maturare”. Ma anche no, sono i Masters, no stamo a fa Kubrick. Muore il Re? E va bene, si riparte con un discorsetto alle truppe farcito con la stessa ironia del cazzo di due minuti prima.
Comunque il film mi pare aver recepito appieno il grande insegnamento di Cobra Kai: la violenza non è mai la risposta giusta, ma quando tuoi nemici non lo vogliono capire l’unica cosa da fare è corcarli di schiaffi.
Visto su Prime. Che dire, è intrattenimento decente da pop corn. Come già detto da altri va bene quando riprende l’atmosfera camp del vecchio cartone degli anni ’80 ma incespica quando vorrebbe “elevarsi”. Però anche così rimane divertente, e poi ho apprezzato il tentativo perlopiù riuscito di riprendere lo Skeletor primadonna del cartone piuttosto che cercare di trasformarlo in “Signore del male fantasy generico”. E poi c’è Alison Brie. Comunque avrebbero dovuto smorzare un pò con l’umorismo, che in qualche punto diventa veramente forzato.
P.s. numero 1: i Queen degli anni 70 li ritengo validi per quanto il glam non sia il mio genere ma quelli degli anni ’80 li ho sempre trovati insopportabili.
P.s. numero 2: sempre parlando di Prime e revivalismo c’è il nuovo anime di Ghost In The Shell che finora si è rivelato di buon livello, però occhio che se conoscete GITS unicamente tramite i film di Oshii e non avete letto il manga (di cui è un adattamento il più fedele possibile) può risultare molto spiazzante.
Io ho visto solo quello del 1996 su vhs e trovo che la serie su amazon faccia abb cagare, soprattutto artisticamente. Boh, sono diventati troppo gen z, cioè merda.