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Julia’s Eyes, Gli Occhi di Julia o come minchia lo hanno chiamato in italiano

Era una notte buia e tempestosa, di quelle che ogni tanto i titolisti italiani si meriterebbero: Con Gli Occhi Dell’Assassino è un titolo stupido, fuorviante e sbagliato, soprattutto se l’originale non presenta una insormontabile difficoltà di traduzione. Forse hanno pensato che la parola “assassino” avrebbe fatto vendere di più? Allora perchè non “Cinque donne cieche a tette nude nello spogliatoio”? O “Il vicino maiale vuol trombarsi la figona”? Questi almeno sono più coerenti.

Comunque, era davvero una notte buia e tempestosa quando Sara, da poco diventata irreversibilmente cieca, si uccide; la sorella Julia, anche lei affetta da una malattia degenerativa degli occhi che la renderà cieca nel breve futuro, non ci vede chiaro in questo suicidio e decide di dare un’occhiata per conto suo. Scoprirà la presenza di un assassino invisibile che si palesa solo ai ciechi e ai loro sensi, acuiti dalla mancanza della vista. Il che, ne converrete, è una bella idea: un film che parla di non vedenti, di modi alternativi di rapportarsi col mondo materiale. Come lo filmiamo?

Il regista Guillem Morales, classe 1975, è al suo lungometraggio d’esordio dopo alcuni corti che hanno rastrellato premi minori; ha dalla sua parte un bel po’ di talento e un produttore di nome Guillermo Del Toro; vuole non solo illustrare che al mondo esistono i ciechi e che non si divertono mica tanto, ma proprio far percepire allo spettatore l’assenza della visione attraverso un media visivo. Perciò crea soluzioni registiche fantasiose e potenti volte a frustrare lo spettatore: quando Julia è temporaneamente cieca, inquadra tutti i personaggi o di spalle o dal busto in giù (il che gli permette di concedersi un vezzoso carrello sul culo ondeggiante di un’infermiera), alterna sequenze normali ad altre di puro buio, nega la visione del volto dell’assassino persino in foto.

Bunuel rivisto e aggiornato

Sarebbe quindi lecito aspettarsi una selva di dettagli uditivi con relativi spaghetti annessi, tipo “rumore improvviso + musicona”, “urlo femminile + suono di lama che fende la carne” e così via; e invece no, Guillem non mangia gli spaghetti. Gli interessa di più spargere inquietudine ed insensatezza, far capire che l’assassino è in casa perchè se ne sentono i passi ma senza indulgere troppo: l’udito serve solo a dare accenni e indizi, e se proprio vogliamo esaminare gli altri sensi vediamo che il tatto è fallibile, l’odorato troppo debole – è negli occhi, seppure ciechi, che stanno sia il mistero sia la soluzione. Corpi che appaiono dove non dovrebbero essere e viceversa, il dettaglio del té che si muove nella tazza, una corda che gira intorno ad una staccionata, un uso del fuoricampo ambiguo e suggestivo: è questo che crea tensione, non altro.

C’è persino un omaggio al classico Gli Occhi Della Notte di Terence Young, con Julia cieca che stacca la corrente in casa per dare del filo da torcere all’avversario; il quale controffende a colpi di flash della macchina fotografica, l’occhio artificiale e perciò (lui suppone) infallibile attraverso cui guardare la donna amata. La breve scena dei flash è non solo ben resa, ma anche giustificatissima dal punto di vista narrativo: difatti, una delle qualità più eclatanti di questo film è come la sceneggiatura riesca a toccare tangenzialmente tutti i luoghi comuni del genere per poi scartare all’improvviso e aprire nuove piste meno scontate.

Detto questo, l’agnizione madre/figlio verso la la fine suona un po’ troppo comoda, bisogna ammetterlo, ma non si può non essere grati a Morales e al co-sceneggiatore Oriol Paulo per il fatto che evitano come la peste lo spiegone classico; anzi, questo è un caso più unico che raro in cui i vari “spieghini” sono troppo striminziti, a me sarebbe piaciuto vederci più chiaro su varie incongruenze (poche e veniali, ma ci sono) o sul ruolo del vicino maiale e della sua misteriosa figliola. E’ altrettanto ammirevole che non vi sia nessun ricorso al sovrannaturale: la presenza di Belén Rueda (la mamma sbadata di El Orfanato) e di Del Toro nello stesso film mi faceva pensar male, invece Del Toro si è cortesemente mantenuto in disparte, producendo un film molto vicino alle sue atmosfere ma anche molto lontano dai suoi temi. Il suo zampino semmai si può notare nel sogno ad occhi aperti di Julia che immagina di abbracciare il marito morto mentre guardano le stelle, ma soprattutto nella sequenza dello spogliatoio con le ragazze cieche e mostruose, degne eredi dei mostri di Il Labirinto Del Fauno – nonché ottima occasione di mostrare un po’ di tette. A proposito, anche un cieco capirebbe che quelle di Belén Rueda sono finte.

“Sarò pure cieca ma almeno le mie sono vere”

Ora è tempo di parlare del sangue: come avrete già capito, ce n’è poco. Si fa un buon uso dell’occhio come soggetto da splatterizzare con aghi, siringone, coltelli, ma a quanto ne so io, una gola tagliata manda in giro molti più schizzi di sangue di quelli che Morales ci mostra; per dire, ce ne erano molti di più in Hidden di Haneke. Quanto all’assassino invisibile, a me ha subito ricordato la lezione di Memories Of Murder: devi cercare il tipo qualunque, quello che non noti, quello senza personalità; “un vuoto, un’assenza”, come dice un simpatico vecchietto di contorno poco prima di morire piuttosto male. Questo uomo sfigatissimo e trasparente della cui esistenza ti accorgi solo quando non lo guardi, solo quando rinunci alla vista (o devi arrenderti alla sua mancanza), dà paradossalmente una lezione di speranza alla protagonista: Julia, dopo aver passato la sua vita a studiare pianeti invisibili, ricorda di quando il marito le diceva che “ha già l’universo nei suoi occhi”. Lei lo capisce solo alla fine.

(I lettori più spericolati potrebbero anche trovare interessante una riflessione sul significato spirituale dell’invisibilità/cecità e legarla al motto teologico Agostiniano “nunc videmus per speculum in aenigmate, tunc facie ad faciem”, col rischio che Julia’s Eyes appaia come il film più devastante e pessimista degli ultimi anni).

DVD Quote:

“Vale la pena buttarci un occhio”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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22 Commenti

  1. Concordo su tutto e anche da me ho fatto un bel pistolotto sulla scelta del titolo (senza contare che IMDb lo cataloga ancor piùù fantasiosamente come “Con gli occhi del testimone” ?????)

    Il film comunque è un thrillerone davvero ben fatto!

  2. ratto felino

    Ma sbaglio o è un remake di un film russo o qualcosa del genere? Me lo ricordo recensito su uno dei primi almanacchi della paura

  3. a me sta cosa dell’agnizione non m’è mai garbata.
    Preferisco il caro vecchio carburatore che ci so mettere le mani.
    Va là.

  4. La cosa curiosa è questa: nessuno cita il film The eye con Jessica Alba che, tetta più tetta meno, poggia sulla medesima idea di cecità connessa a assassino invisibile, con tanto di espedienti regggistici per rendere visibile suddetta cecità. E The eye con J. alba ne esce molto bene sia per merito attoriale sia per abilità registica, la quale, stando agli esempi citati da Cici, supera di molto il registro da camionista cinematografico di Guillermino.
    Come può essere/ti accaduto ? Troppe tette ?
    Cicicicicicici :)

  5. Sono molto d’accordo. Mi ha solo fatto sbadigliare il finalino melenso con frase ripetuta da bacio perugina, l’universo nei suoi occhi. Vabbé.

  6. Phoenix

    Che cavolo vuol dir quella frase in latino?

  7. Un altro film che secondo me ha reso molto bene la cecità come assenza di visione Blindness, il film (sorprendentemente riuscito, imho) tratto dal romanzo Cecità di Saramago.

  8. Bomb La Tour

    “io sono cieco. vorrei provare a capire se le tette della Rueda sono finte o meno.
    Grazie del vostro aiuto.”

    adesso vado in giro per i treni con millemila bigliettini recanti il suddetto messaggio

  9. Stanley Boll

    ma del toro si è preso sulle spalle l’intera produzione di di genere spagnola…spero che trovi il tempo si fare un film suo prima o poi…

    comunque the orphanage mi era piaciuto e darò anche a questo una possibilità…

  10. io The Eye ammarigano non l’ho visto ma ho visto l’originale, quello dei ping pong brother e la tipa non era cieca nè quasi cieca, aveva fatto un trapianto di qualche pezzo d’occhio che non ricordo. Il film mi fece moderatamente cagare tipo che la cosa che faceva più paura era un vecchio che passava nel corridoio, una roba così

  11. Ma boh, a me ha fatto veramente veramente schifo, tecnicamente nulla da dire ma mi ha fatto due palle così e alcuni dei dialoghi mi han gelato il sangue nelle vene per l’imbarazzo, e non solo la faccenda dell’universo.

  12. GAS

    Mrs. Wertmüller ti amo.

  13. vespertime

    mei: e pensare che il remake di the eye fa ancora più cagarissimo dell’originale

  14. ratto felino

    Ho confuso gli handicap: c’era Mute witness, che la tipa era muta. Gran bel film, mi sembra di ricordare

  15. Chiasmo da Rotterdam

    Azzardo una traduzione, dopo 15 anni di inattività: “ora vediamo nell’enigma attraverso uno specchio, allora (lo vedremo?) faccia a faccia”. Se ho vinto voglio un peluche dei Cuccioli

  16. Cicciolina Wertmuller

    La traduzione di Chiasmo e’ corretta, bravo! La frase si riferisce al fatto che mentre siamo in vita e ci affidiamo ai sensi del corpo fisico possiamo solo percepire la presenza di Dio nel mondo in maniera confusa e imprecisa, mentre nell’Aldila’ saremo in grado di guardare Dio in volto perche’ ci affideremo allo sguardo spirituale. Una teoria non molto in voga al momento, ma che nel 400 dC fece abbastanza rumore.
    Chiasmo, che Cucciolo vuoi?

  17. Chiasmo da Rotterdam

    Cilindro è il più simpatico

  18. Lam Suede

    Non pensavo che nella vita avrei mai detto di amare la Wertmuller

  19. Mons. Tisichella

    ‘videmus nunc per speculum in aenigmate…’ E’ di Paolo (Prima lettera ai Corinzi), non Agostino.

  20. Cicciolina Wertmuller

    ma grandissimo! grazie mille! devo ammettere che in teologia sono un po’ arrugginita, quindi ben vengano le correzioni :-)

  21. Casanova Wong Kar Wai

    L’ho visto ieri sera.
    cioè, c’avevo già provato
    e mi ricordo avevo sospeso quando
    dopo 4 minuti di film
    al cimitero si presenta il vicino maialone.
    ieri sera ero a casa e c’avevo voglia di un hovvov e allora
    ho detto, cià, ne parlano tutti bene, eddiamocela questa possibilità.
    mamma mia ma una cazzata del genere io non me l’asepttavo.
    si salva solamente la sequenza con le tipe nello spogliatoio
    che è ben girata e mette ansia.
    (che però è scritta malissimo,
    visto che quando lei dice a delle sconosciute
    “sono la sorella di quella là!”
    tutte si tranquillizzano in mezzo secondo…)
    il resto è totalmente incomprensibile,
    girato con una mano pesante che di più non si può,
    scritto malissimo (i buchi ci sono e sono pure grossi)
    e NOIOSO come la quaresima.

    che milfettona lei….

One Trackback

  • […] anche un po’ bene come produttore. Grazie a lui ci siamo visti tra gli altri El Orfanato e Los Ojos de Julia. Insomma, un bell’omarino di cinema. Guillermo del Toro ci sta simpatico anche perché è tra […]

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