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LOUD NOISES!: “Ghost Rider 2″. Con blackjack e squillo di lusso.

24/06/2010 | news | di Dolores Point Five

LOUD NOISES! è la nuova rubrica dei 400 Calci su cose che fanno venire voglia di urlare anche soltanto per non sentirsi fuori posto.

La notizia circola con fonti autorevoli, quotes e amenità assortite, quindi la prendo per buona e mi alzo in piedi sulla sedia: Mark Neveldine e Brian Taylor saranno alla guida di Ghost Rider 2.

Rinfreschiamoci la memoria, in caso servisse:

Ora, sempre ammesso che Jonah Hex non mandi tutto a puttane, e sarebbe capacissimo di, cosa possiamo aspettarci da un Ghost Rider affidato ai ragaz?

Le prime cose che mi vengono in mente:

- un cameo di Alison Lohman riassumibile in “la pazza con gli unghioni”

- una sequenza lunga ALMENO 3′ dove Nicolas Cage fa le faccette sulla moto con una celebre power ballad primi anni ‘80 in sottofondo (i Journey sono stati inghiottiti definitivamente dal vortice del postmodernismo “ironico”, gli REO Speedwagon ce li siamo già giocati e Sister Christian non si sente molto bene, quindi… FLY BY NIGHT)

- Peter Fonda che indossa una t-shirt con scritto “attenzione: potrebbe manifestarsi Satana”

- SPOILER: il parrucchino di Nicolone prende vita nel terzo atto, dimostrandosi un sofisticato remote control device installatogli sul capoccione da Satana mentre stavano rinegoziando il contratto, poi però il parrucchino capisce che Nicolone sta dalla parte giusta, diventa buono e si sacrifica per lui in una scena molto commovente

- una nuova sequenza-prologo-flashback ambientata durante l’infanzia del protagonista, dove lo scopriamo intento a torturare i Puffi del vicino con la corrente elettrica, salvo essere interrotto dal padre che gli dice no, figlio, questo cammino non fa per tutti, dopo di che procede a incutergli il terrore di Dio a pizze sui denti mentre il colore si desatura; stacco sull’occhio di Nicolone adulto mentre dice “… e fu così che ho inventato l’iconoclastia”

- da stamattina Norman fa telefonate al suo agente e si aggira per casa indicando oggetti con il dito, per cui ritengo abbia delle possibilità. (Del resto Wes Bentley ha smesso di farsi le pere, quindi anche se glielo chiedono lui col cazzo che firma di nuovo.)

E ora, s’apra il sottosuolo, ne emerga tonante la voce degli utenti.

“A-Team”: but if he’s been murdered by crystal meth tweakers, then we’re shit out of luck.

21/06/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

La citazione sui titoli di testa.

“Ci sono poi film come E venne il giorno, film che non mi sono piaciuti e che sono contento che non mi siano piaciuti, perché se mi fossero piaciuti, mi sarebbe piaciuto un film che fa cacare.”

(OhDaeSu, giugno 2008)

Divertirsi senza uscire da casa propria non costa molto.

Divertirsi senza alzarsi dal proprio divano non costa molto.

Il prologo che spiega chi è chi.

Contravvenendo alle più elementari regole di buon senso che scandiscono la visione di un film al cinema tra gli umani, dopo circa 40′ di A-Team ho acceso il cellulare e ho scritto a Nanni Cobretti “Non riesco a immaginare che The Losers sia peggio.”

Lui mi ha risposto “impossibile, The Losers è moscio, A-Team non sarà mai moscio”.

A-Team è moscio.

Allo spettacolo delle 20 della prima sera di programmazione c’erano solo blogger e figli di blogger, e in totale eravamo nove. Il fatto di far uscire il film in pieni Mondiali non promette bene riguardo alle aspettative della Fox Italia, che però potrebbe anche iniziare a doppiare meglio gli INASCOLTABILI prodotti che porta abbandona in sala, dato che qui una battuta su tre veniva accolta dagli EH? dello sparuto pubblico pagante (già cult “io lavoro da solo, la lealtà non entra in una cappelliera” sparato da un militare cattivo sotto interrogatorio, ma anche i continui riferimenti ai DRONI durante una delle lunghissime scene d’azione appoggiateci sul dorso). Delle due, l’una: o si è sottovalutato lo staying power del marchio, oppure hanno visto il film.

Il film.

Esso vuole essere cazzone e allegro ma ANCHE essere preso sul serio ma ANCHE offrire spettacolarità a pacchi ma ANCHE iniettare motivazioni inténze ai personaggi nei momenti di stanca ma ANCHE piacere agli iniziati ma ANCHE piacere ai non iniziati. Ecco, siccome non si può tirare fuori Miami Vice dalla Melevisione, non si può pensare di cavare un film decente da uno sviluppo durato QUINDICI ANNI.

Se il plot si deve a un manipolo di arditi i cui particular skills vanno individuati nell’aver estratto a tempo dal tritarifiuti il copione di Mission Impossible 4 e nel conoscere l’uso del ctrl + alt + canc, e se l’unica cosa che fa sorridere è un cameo di Jon Hamm alla fine (WTF e quasi sempre girato di spalle), il concetto alla base del tutto è una specie di storia delle origini tirata via, montata in modo confusissimo (e fatta APPOSTA COSI’, ed è per quello che mi arrabbio), per giunta raccontata tutta con variazioni minime sulla stessa ideina-ina-ina: uno seduto che spiega il piano del giorno, di solito Hannibal, gli altri attorno che fanno domande o dicono roba a caso, il tutto illustrato tramite un incastro tra flashback e flashforward. Non nel senso di Triangle, nel senso che E’ BRUTTO.

Anche povare imbarazzo e confusione senza uscire di casa costa comunque meno.

Provare imbarazzo e confusione senza alzarsi dal proprio divano non costa molto.

Il discorso morale.

Tempo addietro, parlando di Wolfman, lo stimabile Kekkoz suggeriva “… nel caso decideste di affrontare questa sostanziale perdita di tempo giusto per il gusto di vedere un po’ di inglesi sgozzati da una creatura pelosa, che è comunque sempre un piacere, vi do uno spunto di riflessione, una piccola madeleine che renderà molto più allegra e spensierata la visione della seconda parte del film: IL BABBO DI VOGLIA DI VINCERE.”

Io non avevo mai capito fino in fondo la cosa del buttarla sul LOAL mentre si vede un brutto film perché ci si è pentiti di aver pagato il biglietto. Mi è sempre sembrato più decoroso stringere i denti e autoconvincersi a provare trasporto, oppure prendere e andarsene ammettendo di aver fatto una cazzata. E mi ha fatto piacere leggere su questo sito una discussione seria e motivata sul perché nasce un finto culto attorno ai film brutti, e non ai brutti libri o dischi o fumetti.

Stavolta s’è tirata la fine sussurrando PRESTO, POTREBBE ESSERE ANCORA VIVO a ogni macchina scoppiata. Salvo quando loro vanno alla dogana di….BOH e sembrava per un attimo che il terzo atto sarebbe stato un remake non dichiarato del viaggio in treno di Una poltrona per due, lì allora s’è fatto l’upgrade a BUELE BUELE BUELE HA.

Forse altri sapranno giustificare meglio l’esistenza di questo prodotto al di là di un futuro franchise (il che comunque è tutto da vedere): io ci ho trovato un’idea di fan service mediamente malinteso (”pity” e “fool” come se piovesse, la fobia dell’aereo di P.E., Sberla che ottiene un lettino abbronzante in prigione) e un fracco di domande senza risposta. “Che senso ha ingaggiare un campione di MMA per non fargli tirare manco un calcio”, ad esempio, oppure “il tipo di District 9 posso arrivare a capirlo ma gli altri che scusa hanno”, oppure “sarebbe buffo conoscere quello che ha montato il trailer e chiedere se dopo avermi inculato gli serve anche un rene”, oppure “cos’è un DRONE”.

La porta rimasta furbescamente apertissima sul finale.

Il coté psico-fisico lo lascio volentieri a Violetta (anche se: meno male che alla fine Sberla bacia la tipona per quella ragione là, perché noi lì per lì si disse zio caro certo che si vede tanto che gli fa schifo baciare una femmina): a giudicare dalle reazioni di Nicolas – anni 12 quasi 13, per chi se lo fosse chiesto – non credo che spaccherà sul mercato dei pre-adolescenti avvezzi a definire i film “gay” se solo si intravede una situation.

Insomma: nessun tristo macinamento d’infanzie, però che palle.

Compatisco lo sciocco che getta via la propria migliore abitudine.

Compatisco lo sciocco che getta via la propria migliore abitudine.

DVD-quote suggerite:

“Che palle.”

(Dolores Point Five, i400calci.com)

“ENTRI IL DRONE.”

(Nicolas Point Five, i400calci.com)

“Secondo me sarà più bello MacGruber

(un blogger)

Fascinema: “Io vi troverò – Taken”

18/06/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Dopo aver visto 39 minuti di Law Abiding Citizen la madre di famiglia Dolores Point Five ha deciso ch’era venuto il tempo di dire BASTA. Per i prossimi dodici nove facciamo tre mesi si dedicherà dunque a una sobria e imparziale analisi dei film di vendetta sangue e ritorno all’ordine recentemente offerti dal panorama mondiale, nel tentativo di stabilire se esiste qualcosa più fascista di “Law Abiding Citizen“.

Nella prima puntata, anche grazie ai preziosi contributi degli amici dei 400 Calci (vedi sotto), s’è analizzato il film d’arte e vendetta inglese Harry Brown. Passiamo ora al piatto spesso: STEVEN SEAGAL.

Io + te 3MSiC

Un intenso Steven Seagal.

Una legge implacabile della natura prevede che se un film è molto fico il titolo con cui è venduto sui mercati ispanofoni sarà ancora più fico. Ad esempio, The Way of The Gun in Spagna si chiama Secuestro infernal e in Argentina El calor de las armas. Così lo spettatore arriva preparato a sangue proiettili ed esistenzialismo soffuso, e ci resta preso benissimo quando il film si apre con Sarah Silverman risolta a cazzotti in faccia.

Taken di suo è un titolo secco, quindi in Italia s’è smarmellato tutto con un “Io vi troverò” da sabato sera su Rai4, mentre in MESSICO l’hanno chiamato Búsqueda implacable. (E lì ho subito messo il cane nel giro dei combattimenti clandestini. Mentre mi spaccavo tutto in macchina.)

Procediamo.

La malattia: la mafia albanese.

La cura: Steven Seagal, interpretato da Liam Neeson.

Persona normale o secret badass? Secret badass, nel senso che il segreto non sfugge nemmeno al MESSICANO che gli tosa l’erba ogni giovedì: liamneeson è un ex agente dei Servizi Segreti che si è sputtanato il matrimonio andando più o meno a sbloccare il conflitto israelo-palestinese con certi suoi vecchi amici i quali oggi si fanno con lui delle birrette attorno al barbecue e ridono dicendo ehi zio, ti ricordi quella volta a Beirut, l’hai proprio mandata in vacca zio. Gli amici in questione stanno ancora nei Servizi Segreti, mentre liamneeson è tornato nei sobborghi della California a vivere in una casa abbastanza buia e senza il vialetto. Spera così di riallacciare un rapporto con la figlia diciassettenne Shannon di Lost. Nonostante ella abbia un nuovo papà che le regala dei cavalli.

Fare brutto a Parigi oggi.

Fare brutto a Parigi oggi.

Coefficiente Signora Mia (rapporto tra il mondo presentato dal film e qualsiasi problema riscontrabile per davvero): direi “per discutere”. La mafia albanese è presentata -- giustamente -- come un girone dell’Inferno fatto sol uomo e dedito al sequestro di ragazze dell’Est da mettere a battere in tutta Europa. Come però veniamo avvisati (credo da un solerte funzionario francese), la mafia albanese ha capito che ridurre in schiavitù le ragazze dell’Est NON CONVENIVA PIU’ COME UNA VOLTA. Ha dunque deciso per l’alternativa low cost: rapire giovani donne che viaggiano da sole. Questo è anche il punto in cui Taken suicida definitivamente ogni ambizione di critica sociale, infilandosi nel sottogenere del negozio dove se ti provi una scarpa si apre una botola.

Il piede e la mina: sfidando la disapprovazione del babbo, e appellandolo “paranoico” là dove invece LUI CONOSCE IL MALE DEL MONDO, la figlia diciassettenne di liamneeson parte per Parigi con un’amica zoccola. Lo stesso pomeriggio vengono rapite dall’appartamento dove alloggiano.

La vendetta: la preparatissima e per nulla arrugginita macchina da guerra liamneeson ingrana subito la  DECIMA: parla con la figlia durante il sequestro, ASCOLTA IL SEQUESTRO, intercetta il rapitore capo e si lancia in quello che è passato alla storia del cinema-bis come il monologo di liamneeson.

Dopo di che va in Europa e ammazza tutti i cattivi con quattro particular skills: il pugno in gola, il discorso sociale, la tortura con l’elettricità, lo sparo in testa. A volte ammazza anche gente che non c’entra niente. Continua a leggere »

Fascinema: “Harry Brown”.

17/05/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Dopo aver visto 39 minuti di Law Abiding Citizen la madre di famiglia Dolores Point Five ha deciso ch’era venuto il tempo di dire BASTA. Per i prossimi dodici nove facciamo tre mesi si dedicherà dunque a una sobria e imparziale analisi dei film di vendetta sangue e ritorno all’ordine recentemente offerti dal panorama mondiale, nel tentativo di stabilire se esiste qualcosa più fascista di Law Abiding Citizen.

Cominciamo con il ritorno di Michael Caine in un film di vendetta inglese. Un film di vendetta ma ANCHE un film d’arte. Inglese.

Un film con un vecchio.

Un film con un vecchio.

La malattia: I GIOVANI.

La cura: un VECIO.

Persona normale o secret badass? Secret badass con triplo avvitamento fuori-dal-mio-prato: Harry Brown ha un oscuro passato militare, ma ha dovuto “mettere via tutto quanto” perché funzionasse la sua trasformazione da preparatissima e iperpatriottica macchina da guerra a buon marito con la k-way grigiolina. (Spoiler: la moglie muore dopo 15′.  No, però era già malata e cose.)

Coefficiente Signora Mia (rapporto tra il mondo presentato dal film e qualsiasi problema riscontrabile per davvero): e qui ce ne abbiamo a PACCHI, signora mia. Tutto il marcio ruota attorno al doppio asse delinquenza minorile / case popolari delle grandi città, entrambe questioni realmente sentite in Inghilterra, soprattutto quest’ultima, che in Inghilterra va sotto il nome di housing estates, e che per capirci prima io chiamerò “projects”. As in, il mio culo viene dai PRO-JECTS.

Il piede e la mina: il migliore (e unico) amico del VECIO è tormentato da una banda di teppe adolescenti. Tre minuti dopo lo trovano ammazzato di botte in un sottopassaggio.

La vendetta: elaborazione del lutto in un lampo di ubriachezza al pub dei VECI, e poi via, seccare i colpevoli uno ad uno. Vale TUTTO. Lama, corda, autobomba, trabocchetti dei Goonies. Ma se possibile PIOMBO. Tantissimo PIOMBO.

Ma anche ammazzare altri, se è il caso.

Ma anche ammazzare altri, se è il caso.

Qualcuno suggerisce mai di chiamare la polizia? Incredibilmente, SI’: quando l’amico confessa le angherie, e mostra di portarsi dietro un coltellazzo a scopo preventivo perché LA PROSSIMA VOLTA NON ANDRA’ COSI’, è il VECIO che gli consiglia subito di rivolgersi alle locali forze dell’ordine. (Però.) E da qui in poi abbiamo chiuso col GARANTISMO.

Quanto tempo passa tra il primo abuso e la prima mano parcheggiata in faccia? Circa 14 minuti, il che colloca lo scatto REVENGE al giro di boa della mezz’ora di film. Un classico.

E’ colpa della società? Allora, a parte Guy Ritchie che si stura lo scarico dell’idromassaggio con i biglietti da cento e quindi la casa gli ragiona un po’ su un piano tutto suo, in Inghilterra è sempre almeno in parte colpa della società. Quindi, oltre a abitare negli stessi projects dove c’è gente che vende armi dietro un tendone della doccia e tiene ragazze macilente sempre lì con la siringa in vena e le offre a botta al primo arrivato, TUTTI i GIOVANI hanno alle spalle famiglie con babbo in galera / fratellino massacrato senza sapere da chi / molestie sessuali in centri per l’affido / madri in hangover che stanno tutto il giorno a fissare la carta da parati marcia, anche se, a onor del vero, essi sembrano aver integrato questa solida base comportamentale con delle devianze tutte loro, attribuibili comunque al vivere succhiando la smunta tetta dell’assistenza sociale, e anche se (SPOILER) in almeno un caso il GIOVANE si rivela parzialmente manovrato dall’adulto di turno.

Amare Pol Pot, odiare i giovani.

Amare Pol Pot, odiare i giovani.

Reparto Legge e Ordine: una detective mediamente determinata, non indifferente al prossimo, dotata di un quieto ma sicuro nerbo nella gestione dei sottoposti, che infatti non solo capisce TUTTO prima degli altri, non solo si scontra con la stronzaggine dell’establishment INTERO, ma essendo appunto una femmina realizza il mio sogno della vita di vedere un bel donnino snello chiamato GUV’NA a tutt’andare.

C’è almeno un momento in cui il Reparto Legge e Ordine esprime stima e comprensione per il vendicatore ammazzasette?: non si può considerare spoiler, ma se un dialogo che si chiude con “lui in fondo è un ciccio tosto, FA QUELLO CHE NOI NON POSSIAMO FARE” non è un’opinione, sì, c’è. (tenetevi pronti, mi sa che ci torneremo spesso).

Momento Andiamo A Trovare La Nonna: essendo che un intero film con il VECIO che troncava in due le schiene dei GIOVANI uno via l’altro come Jason con il letto pieghevole sembrava evidentemente troppo ardito (perché?), assistiamo a una LUNGHISSIMA divagazione in cui il VECIO stana due loschi dei projects con il pretesto di comprare armi sottobanco. Non serve a una cippa se non ad alzare il conteggio dei morti e dimostrare che sì, forse si può essere stronzi anche dopo il diciottesimo. FAIL.

Modello “alto” messo lì ad aspettare che se ne accorga qualcuno: troppo facile tirare in ballo Carter per la presenza di Michael Caine che scrocchia zeppi, in realtà tutto pende pericolosamente verso lo spaghetti western. Guardatevi l’ultimo atto e tornate qui che ne parliamo.

Il regista quanto vuole essere preso sul serio? Ammazza: inquadrature dal basso a strafottere, colonna sonora molto più raffinata ricercata della media, interni che solo col budget del lampadine il Darfur era a posto, Michael Caine che prima piange due volte e poi è diretto in modo da stare fermissimo a sottolineare la terribilità MA ANCHE l’ineluttabilità del tutto. Poi in sottofinale la poliziotta che HA CAPITO TUTTO gli dice “… questa non è l’Irlanda del Nord, Harry”, al che lui risponde “no, non lo è, perché loro combattevano per un ideale, questa gente lo fa solo per entertainment“. (sic.)

Lui muore? No. Con tutto che è un VECIO.

Quindi alla fine tutto bene, sì? I projects continuano a essere un posto bruttissimo, la polizia gongola a cazzo assumendosi meriti inesistenti e su Brighton non splende il sole, però il sottopassaggio dove hanno trucidato l’amico del VECIO sembra abbastanza tranquillo.

L'ho trovata già così.

L'ho trovata già così.

Quanto è fascista in una scala da 0 a Law Abiding Citizen? Un bel sei e mezzo, ma senza il coté artistico arrivava al sette. Forse.

La memoria del pesce rosso: “Alta tensione” (”Haute tension”, Alexandre Aja, 2003).

21/04/2010 | la memoria del pesce rosso | di Dolores Point Five
Il cinema (p.p.), i giovani registi francesi dal nome ganzo (s.p.)

Da destra a sinistra: il cinema, i giovani registi francesi dal nome ganzo, una strada nel bosco.


Le premesse: correva l’anno 2003, Nicolas andava all’asilo e io stavo con un meccanico semi-analfabeta che spendeva tutti i suoi soldi in DVD-import di film ultraviolenti “per andare oltre”. Una sera si presentò a casa con sotto braccio l’ultimo arrivo che aveva sconvolto tutta la Francia. Poi mi mise un numero crescente di birre in mano.

Alcuni imbarazzanti risvegli più tardi, decisi che sarei diventata una madre migliore e che il film faceva schifo.

Il plot: una biondina con un taglio di capelli alla Marco Aurelio va a studiare nella casa di campagna della brunetta di cui è silenziosamente innamorata, nottetempo (dopo che la biondina si è somministrata una raspa) un feroce camionista maschio sbavante odio per l’umanità irrompe in casa ammazza tutti e rapisce la brunetta, la biondina si lancia all’inseguimento del camion, WHAT A TWIST.

Dettagli chiave:

- all’inizio del film la bionda sogna qualcosa che succederà alla fine del film

- le due protagoniste cantano in macchina Sarà perché ti amo sbagliando le parole e ridendo, c’è il sole (METAFORA)

- il Feroce Camionista entra in scena grugnendo mentre gli sta venendo staccata una pompa da una testa femminile con i capelli scuri

- durante la notte la bionda rimasta sola si masturba * con effetti audio veramente ma tipo pallina contro il muro (me lo ricordo perché sembra la versione unf della scena di Mulholland Drive)

- una persona viene decapitata con un cassettone, trick di non semplicissima esecuzione, che avviene più o meno così: la persona sta scappando, ruzzola giù per una scala, gli/le rimane la testa incastrata tra questi cosi della scala quelli che Google chiama “i supporti gradino della scala“, il Feroce Camionista raggiunge la persona, dice ARGH, trascina il cassettone lì vicino e lo/la decapita. Son quasi sicura che la dinamica fosse questa.

- il fratellino rompiballe dell’amica scappa in un campo, come la scena di Un mondo perfetto, solo che l’altro lo secca a fucilate

- c’è un inseguimento in macchina (ed è pure bello) con in sottofondo questo pezzo dei Muse

- qualcuno tira del filo spinato in faccia a qualcun altro

- a cinque minuti dalla fine, gli sbirri E lo spettatore capiscono cosa sta succedendo guardando il nastro della telecamera a circuito chiuso di un negozietto

- finisce come il monologo del dottore di Psycho ma un po’ peggio.

Film con cui viene confuso più facilmente: Promenons-nous dans le bois (Francia, lesbiche, WHAT A TWIST)Sheitan (Francia, isolamento, ragazze provocanti, dai dai che la giriamo), Dead End (Francia, fare finta di non essere francesi, notturni a pacchi)

Segno che è stato visto nel 2003: Cécile de France era ancora la lesbica dell’Appartamento spagnolo, e uno poteva già cominciare a dire “boia dé, ma fa sempre la lesbica? cos’è questo casting così aggressivo? forse perché una donna sta bene con i capelli corti allora vuol dire che SMETTE DI ESSERE ETEROSESSUALE? Ma dove siamo, NEGLI ANNI CINQUANTA?”. Nel frattempo Wikipedia dice che ha fatto un film su Suor Sorriso.

Lo rivedresti? Nemmeno se lui viene a casa mia e mi dà ragione sulla situazione politica.

Che poi non solo questo gliel’ha prodotto Luc Besson, ma Aja nel dietro le quinte delle Colline hanno gli occhi dice che lui l’ha voluto rifare perché “è una classica storia di coraggio e sopravvivenza americana”, e se io quello me lo ricordo è perché l’inetto che soccombeva alla violenza aveva lo stesso taglio a scodellone di Dustin Hoffman in Cane di paglia, non credo che una visione così ritardata del mondo possa appoggiarsi su un taglio di capelli ben riuscito.

Bravo, vai al cinema, vai a spendere, che quando torni a casa la tua mamma la trovi morta.

Bravo, vai al cinema, vai a spendere, che quando torni a casa la tua mamma la trovi morta.

* no, perché poi, se analizzi la situazione mettendo a confronto il prima e il dopo capisci che la FOLLIA della MATTA è slatentizzata da una raspa. Ma. Come. Si. Fa.

La memoria del pesce rosso: “Black Snake Moan” (Craig Brewer, 2006)

07/04/2010 | la memoria del pesce rosso | di Dolores Point Five
Il lato negativo di Internet è che ci fa credere di sapere tutto. Così finiamo per rimuovere i dettagli-chiave dei film. Oppure, al contrario, ci restano in testa solo cazzate.
In questa rubrica un redattore dei 400 Calci prova a ricostruire un film visto qualche anno fa senza usare Wikipedia per riempire i buchi.

C'è anche questo.

C'è anche questo.

Le premesse: il più grosso caso di trailer ingannatore che la storia ricordi, veniva venduto come una commedia a tinte forti, invece era un melodramma familiare. Il pubblico americano was not amused. Io l’ho visto quando uscì in DVD, quindi estate ‘07. 

Plot: contadino fanatico religioso trova ragazza mezza morta, se la porta a casa e la incatena a un radiatore, dicendole “Dio ti ha messo sulla mia strada e io ti curerò dai tuoi démoni”. Dopo un po’ lei gli dà ragione. Poi Justin Timberlake la perdona e si sposano.

Dettagli cruciali:

- Christina Ricci va in giro tossendo: una donna con la faccia cattiva (che poi si scoprirà essere SU MA’) le chiede se preferisce comprare sciroppo per la tosse o profilattici

- Samuel L. Jackson guida il trattore con una salopette di jeans a petto nudo

- Christina si fa scopare da dietro da un negro (mi pare appoggiata a uno specchio)

- dopo averla soccorsa, Samuel L. va a chiedere informazioni su Christina proprio a quel negro, il quale gli spiega che lei senza mànfano non può vivere, e conclude dicendo “…girl’s got an itch, what’s a nigga to do?” (me lo ricordo perché ho rimesso subito il DVD indietro gridando INSTANT REPLAY, come il saltino di Bobby Peru in Cuore Selvaggio)

- Christina Ricci è in mutande e maglietta con la bandiera confederata

- quando Samuel L. decide di comprarle un vestito, va in un emporio e chiede alla commessa “un vestito non da zoccola” (se non sbaglio le porta a casa un prendisole a fiori terrificante)

- durante una notte buia e tempestosa Samuel L. suona per Christina un blues tristissimo, che racconta di come la moglie era incinta ma senza dirgli niente ha abortito, e lui da allora sente un serpente nero dentro di sé

- Christina cerca di scappare corre corre corre corre e ovviamente al punto massimo di tensione la catena scatta e lei VOLA IN ARIA prima di sbattere il culo a terra

- a un certo punto Christina riesce lo stesso a farsi qualcuno, cioè un pischello nero passato di lì perché è un parente o un vicino di Samuel L: quando Samuel L. lo scopre dà una sigaretta al pischello, gli spiega che dopo l’amore si fuma, e gli racconta di quando lui perse la verginità con una sua cugina grassa (sempre del genere INSTANT REPLAY)

- Samuel L. porta Christina in una road house dove lui suona questa canzone.

- alla fine Christina è libera ma si tiene un pezzetto di catena legata al polso, così quando ha un cattivo pensiero tira la catena, ricorda la lezione, e ‘un pole.

Film con cui viene confuso più facilmente: La vita segreta delle api (negri, Sud, ragazza bianca), Hustle and Flow (Sud, negri, bella musica), Snakes on a plane (serpenti nel titolo, Samuel L. che si fa rispettare a suon di urla)

Segni che è stato visto nel 2007: non si era ancora sparsa veramente la voce che il film andasse preso sul serio; il parrucchino di Samuel L. non sembrava ridicolo visto nel suo contesto (nulla rispetto a Jumper, per dire)

Vorresti rivederlo? Forse sì, forse no. Ma la colonna sonora è l’orgoglio del mio iTunes.

DVD-quote suggerita:

“THEY ATE ME! A FUCKING SHARK ATE ME!”

(Dolores Point Five, i400calci.com)

“Armored”: furgoni blindati, fucili a pompa, saluti a casa.

30/03/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Internet dice che il marchio di fabbrica di Nimròd Antal è “intense situations in a single place”. A me verrebbe da aggiungere E STI GRAN CAZZI, non fosse che lui è Nimrod Antal.

Il maschio alfa lavora sottoterra.

Il maschio alfa lavora sottoterra.

Le attenuanti generiche.

Era il 2003, Peaches duettava con Iggy Pop e per circostanze che non potrei ricostruire nemmeno se lo volessi io mi trovavo seduta in un cinema alle undici di mattina a vedere il film di un regista ungherese. Kontroll. Il primo film di Nimrod Antal.

Ed era un film PAZZESCO, ve ne regalerei volentieri una copia ciascuno se avessi i soldi, un’opera prima ATOMICA, una specie di thriller con un assassino matto che ammazza gente a caso nella metropolitana di Budapest (una città dove non sono mai stata ma nella mia mente associata indelebilmente a ASSASSINI CHE ESCONO DALLA FOTTUTA METROPOLITANA), e dove i buoni sono una squadra di BIGLIETTAI di cui metà alcolisti sfranti e l’altra metà fenomeni da baraccone, più un uomo un tempo normale che aveva perso il lavoro e faceva il controllore nel metrò più decadente del MONDO, per giunta con una ghenga rivale di controllori Alpha Beta che imponeva di risolvere i conflitti a bastonate una volta al giorno, mica lo sbirro di frontiera, e io credo che tutti dovrebbero vedere Kontroll per capire come si fa un bel film in Europa senza sfondarsi di bessonate.

Larry Fishburne non gradisce le bessonate.

Larry Fishburne non gradisce le bessonate.

Bessonata = male, Nimrod Antal = Best Name Ever.

Forte del fatto di aver girato un primo film FICHISSIMO, Nimrod Best Name Ever Antal tornava a Hollywood (già, perché in realtà era nato lì, ma si fa notte) e prendeva subito la decisione migliore per un regista cazzuto con grandi sogni: diventare la puttana di uno studio.

Dirigeva quindi Vacancy, che tutti odiano e a me piace, se non altro perché ho la fobia degli alberghi con i copriletti beige, mentre invece gradisco quando un regista per tenere su il ritmo infila la macchina da presa in ogni pertugio possibile. (Se un film tratta di videocamere nascoste, io pretendo che l’idea di visione suggerita sia LE TELECAMERE ESCONO DALLE FOTTUTE PARETI. Un po’ come in My Little Eye. Magari anche senza farmi vedere Sberla che tromba con un pezzo electroclash in sottofondo).

Comunque Vacancy aveva successo, e c’era chi diceva QUESTA E’ PORNOGRAFIA e chi diceva UNGHERIA NUOVA COREA, ma tutti spendevano belle parole per il regista, lo definivano un tipetto pieno di iniziativa e lodavano il suo polso al montaggio, pure Matt Dillon, che diceva no ma io faccio Armored solo perché lo dirige Nimrod, ed egli diventava il BFF di tutta la Hollywood di sinistra che non disdegna imbracciare fucili a pompa. Al cinema.

"Crash" non ha lasciato grandi tracce di sé.

"Crash" non ha lasciato grandi tracce di sé.

L’excursus familiare che piace a Rai Uno.

La mia convivenza con Norman sta incontrando piccoli intoppi, e voi direte che in fondo era prevedibile, e anch’io, però così non me l’aspettavo.

Da quando lui è venuto a stare qui gli è presa la cosa del IN EUROPA E’ TUTTO BELLO E CARATTERISTICO, NON COME LA’. (Giuro. Non dice “in America”, dice “là”. Reducismo allo stato puro.) Io vorrei fargli notare che non proverebbe questo risentimento verso Dio e Patria se la Patria non gli avesse voltato le spalle costringendolo a fugaci trasferte in Romania per girare film sui Templari, ma d’altro canto la sicurezza animale derivante dall’avere in casa un ex maschio alfa con un lavoro diurno buttala via, lui si sposa con i mobili e i mobili già li avevamo.

E quindi bisogna usare qualche sotterfugio.

Ad esempio, per convincere l’Hemingway dello Stazzemese a vedere un film dove sparano, basta dirgli che il regista ha un cognome europeo.

Così lui pensa che ci saranno sia critica sociale sia indiscutibile prestigio artistico, e si ringalluzzisce in un amen. Ed eccoci qui.

A volte funziona anche con i cognomi ebrei.

A volte funziona anche con i cognomi ebrei.

Il succo.

Se ho timori riguardo a Predators, ce li ho perché lo produce Robert Quarant’Anni Inchiodato Alle Polluzioni Rodriguez, non perché lo dirige Nimrod Antal.

Varrà la pena vederlo con gli occhi limpidi e il cervello gradevolmente sgombro. Volti di vergine e cuori di selvaggio drago. Avete capito.

E ora, il film.

(Attenzione: qualche spoiler.)

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Evil Dead. With puppets.

14/03/2010 | divagazioni | di Dolores Point Five

E qui parlano i fatti.

(Il filmato è stato realizzato per un concorso di Empire a tema “Film in 60 secondi“. Anche quello dedicato a Equilibrium non è male.)

Shutter Island: e tutti quanti amano l’amico spiegazione.

08/03/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Fatti.

Due FATTI hanno inciso nella mia esperienza di Shutter Island: il fatto che da anni, per vari motivi di cui nessuno “ideale”, non andavo al cinema a vedere un film parlato in italiano, e il fatto che abito nella regione che più porta avanti la tradizione del dialogare a voce molto alta con lo schermo.

That's us.

That's us.

Attenuanti.

Per rendere l’esperienza più piacevole, andate a vedere Shutter Island con un amico che non sa l’italiano molto bene. Se è come Norman, passerà il tempo non capendo la trama e concentrandosi sui tagli delle inquadrature. Lungo la strada del ritorno cercherà poi di ripetere le battute che più gli sono suonate buffe mentre entrambi vi cacciate cinque sigarette in bocca.

Le relazioni sono fatte di compromessi.

Le relazioni sono fatte di compromessi.

Il twist.

L’omino che ha fatto il trailer ci ha già appoggiato il GROSSO TWIST in controluce. Però ce ne sono DUE e almeno il secondo non l’ha detto. Questo è un vantaggio. Forse.

L’omino che ha fatto il trailer ha pure costruito l’illusione che il film fosse molto più secco di quanto in effetti è.

Capisco e apprezzo il tentativo di tirare su un’atmosfera alla Otto Preminger Jacques Tourneur Vertigo corridoiodellapaura, ma se poi il passaggio all’atto si risolve in una sequela di “che deliziose tendine” mi sembra venga meno il senso di stare a fare un film che -- nelle intenzioni, che MENTONO -- dovrebbe tenerti incollato allo schermo almeno di tanto in tanto. Le intenzioni MENTONO. Segnatevelo, questo. Due volte. Annotatelo nel vostro taccuino della marca di com’era veramente allora no davéro.

Io non so chi sei / indovina un po' / cosa sono adesso.

Io non so chi sei / indovina un po' / cosa sono adesso.

La verità.

Shutter Island è la grossa produzione col più alto tasso di WTF? di SEMPRE tra quelle che non portano in scena un supereroe. Continua a leggere »

Waiting for the Oscar 2010

07/03/2010 | divagazioni | di Dolores Point Five

woody harrelson