E qui parlano i fatti.
(Il filmato è stato realizzato per un concorso di Empire a tema “Film in 60 secondi“. Anche quello dedicato a Equilibrium non è male.)
E qui parlano i fatti.
(Il filmato è stato realizzato per un concorso di Empire a tema “Film in 60 secondi“. Anche quello dedicato a Equilibrium non è male.)
Due FATTI hanno inciso nella mia esperienza di Shutter Island: il fatto che da anni, per vari motivi di cui nessuno “ideale”, non andavo al cinema a vedere un film parlato in italiano, e il fatto che abito nella regione che più porta avanti la tradizione del dialogare a voce molto alta con lo schermo.

That's us.
Attenuanti.
Per rendere l’esperienza più piacevole, andate a vedere Shutter Island con un amico che non sa l’italiano molto bene. Se è come Norman, passerà il tempo non capendo la trama e concentrandosi sui tagli delle inquadrature. Lungo la strada del ritorno cercherà poi di ripetere le battute che più gli sono suonate buffe mentre entrambi vi cacciate cinque sigarette in bocca.

Le relazioni sono fatte di compromessi.
Il twist.
L’omino che ha fatto il trailer ci ha già appoggiato il GROSSO TWIST in controluce. Però ce ne sono DUE e almeno il secondo non l’ha detto. Questo è un vantaggio. Forse.
L’omino che ha fatto il trailer ha pure costruito l’illusione che il film fosse molto più secco di quanto in effetti è.
Capisco e apprezzo il tentativo di tirare su un’atmosfera alla Otto Preminger Jacques Tourneur Vertigo corridoiodellapaura, ma se poi il passaggio all’atto si risolve in una sequela di “che deliziose tendine” mi sembra venga meno il senso di stare a fare un film che -- nelle intenzioni, che MENTONO -- dovrebbe tenerti incollato allo schermo almeno di tanto in tanto. Le intenzioni MENTONO. Segnatevelo, questo. Due volte. Annotatelo nel vostro taccuino della marca di com’era veramente allora no davéro.

Io non so chi sei / indovina un po' / cosa sono adesso.
La verità.
Shutter Island è la grossa produzione col più alto tasso di WTF? di SEMPRE tra quelle che non portano in scena un supereroe. Continua a leggere »
Ragazzi, se non è un’eccezione meritevole questa io non lo so: stando a chi di solito non racconta cazzate, la Paramount ha dato la luce verde a ZOOLANDER 2.

Oh, a me capita ancora di dire "bello bello in modo assurdo"
L’impeto per varare un sequel a un film MERAVIGLIOSO ma di nove anni fa non si sa da dov’è partito, ma potrebbe trattarsi di un gustoso effetto collaterale di Tropic Thunder, visto che Il Prescelto è il bonone con gli occhiali di Mulholland Drive lo sceneggiatore Justin Theroux, che sostituirebbe il suo BFF Ben Stiller alla regia. E scusate se quello che sto scrivendo sembra una velina governativa ma AAAAAAAAAAH.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH.

Dio fa' tornare Billy Zane. Dio fa' tornare Billy Zane.
Non credo ci sia molto altro da aggiungere, se non che il primo modello sfila, il secondo modello ripete e poi elabora.
O forse sì.

Look bitch, you knew I was a snake.
Le premesse: era il 1993, gli Ace of Base cantavano The Sign e John Woo riceveva una commissione per il suo primissimo film americano, (pare) fortemente voluto dalla star JCVD.
Due anni più tardi Shaggy cantava Boombastic, John Woo girava Broken Arrow e tutti noi cominciavamo, chi più chi meno, a risvegliarci dalla terrificante sbronza collettiva dell’Oriente, prendendo coscienza di quanto avevamo permesso durante il nostro stato di incapacità. Mentre ci chiedevamo se fosse il caso di spararci in un piede e risparmiarci un decennio di sofferenza, affittavamo Senza Tregua.
Il plot: un tizio viene ucciso, JCVD indaga insieme a una donna, scopre che il tizio si era venduto a un giro di gente che organizza battute di caccia urbana all’uomo per ricchi stronzi. Alla fine dà un fracco di botte ai cattivi e si fa aiutare ANCHE dallo zio Wilford Brimley che vive nel bayou.
Dettagli cruciali:
- ci troviamo in Louisiana
- JCVD a inizio film è messo molto male, tipo che o fa il barbone o scarica delle casse ai mercati generali, PERO’ ha il pazzesco mullet ricciolino della foto in alto
- JCVD sa stare su una moto, PERO’, come spiega con un certo imbarazzo alla donna, non può guidare la macchina perché non ha la patente
- Lance Henriksen fa il cattivo che ha messo in piedi tutto
- c’è una scena con le colombe e il vento che spazza i cappotti dei protagonisti
- c’è uno scherzo atroce con lo spioncino di una porta
- Lance Henriksen suona il piano in una stanza tutta bianca piena di mobili lussuosi, poi dice al suo scagnozzo principale (forse Arnold Vosloo) che l’anno prossimo trasferiranno l’intera operazione nell’Europa dell’Est, perché quello è uno scenario suggestivo e ci sono pure I CASTELLI
- FORSE mentre JCVD indaga gli viene ammazzato un amico
- quando la situazione si fa particolarmente brutta, JCVD e la donna riparano nel bayou, e vanno a trovare LO ZIO DI JCVD, Wilford Brimley, un vecchiaccio bizzoso che abita in una catapecchia, aggiusta motori, parla come i contadini delle mie parti e si rivela subito il personaggio più fico di tutti (quando vede la donna fa dei commenti tipo “yee-ha, dacci dentro“)
- Lance Henrisken ammazza personalmente uno dei partecipanti all’ultima battuta di caccia, non ricordo se disgustato dal suo materialismo o perché lo ritiene un fighetta ineffettuale
- se ne trae una morale del tipo “chi organizza le battute di caccia all’uomo è stronzo, PERO’ chi partecipa appoggiando vile denaro sul tavolo per poter stroncare una vita è ancora più stronzo”
- sui titoli di coda c’è Born On the Bayou.
Film con cui viene confuso più facilmente: Surviving The Game (stessa trama con Ice-T), PERO’ NO. Non viene confuso con NESSUN ALTRO FILM. NESSUNO. FIRST, BITCH.
Segno che è stato visto nel 1995: la videocassetta era stata noleggiata e visionata nel retro di un bar, alla faccia di chi ci voleva Siae; lo strano accento di JCVD non solo era annullato dal doppiaggio, ma il fatto di dargli sempre una vaga origine franscése non sembrava ancora un mezzuccio per camuffare la sua scarsa padronanza della lingua.
Vorresti rivederlo? Con piacere, PERO’, considerando che i lettori di questo sito NON hanno votato JCVD ai Sylvester per la sua ENORME prova d’attore in JCVD – Le Film, farei anche in modo di eliminarne ogni altra copia esistente. Così imparate a non rispettare la Storia.
Poi il mondo imploderà e potremo ricominciare da capo.
OSS.
Il lato negativo di Internet è che ci fa credere di sapere tutto. Così finiamo per rimuovere i dettagli-chiave dei film. Oppure, al contrario, ci restano in testa solo cazzate.
In questa rubrica un redattore dei 400 Calci prova a ricostruire un film visto qualche anno fa senza usare Wikipedia per riempire i buchi.

Di Google mi piace soprattutto il tasto "mi sento fortunato".
Le premesse: erano gli anni Novanta, Haddaway cantava “What Is Love” e il successo a semi-sorpresa di Scream dava la stura a un intero filone: film thriller con parentesi comiche e giovani protagonisti che hanno visto a loro volta dei film thriller ma non hanno capito un cazzo. Quasi tutti ebbero visibilità nelle sale italiane. I più ansanti tra noi li andarono a vedere per sedare il bisogno. Questo uscì nel ‘99.
Plot: Un assassino rimette in scena famose leggende metropolitane in un college dove le masse non lavate frequentano solo i corsi delle materie stupide. Alla fine restano vivi la protagonista e Jared Leto.
Dettagli cruciali:
- Natasha Gregson Wagner è quella che muore subito (c’è un matto nascosto sul sedile posteriore della sua auto)
- Pacey di “Dawson’s Creek” muore appeso a un albero con la mano che sfiora il tetto della macchina parcheggiata sotto
- l’assassino mette un cane nel forno a microonde
- Robert Englund fa il professore e tiene un corso pomposissimo SOLO sulle leggende metropolitane, sfatando – tra le altre – quella delle Pop Rocks (le caramelle che esplodono nello stomaco)
- la protagonista torna in camera sua, crede che la compagna di stanza goticona stia scopando anziché morendo e non interviene: l’assassino le lascia sul muro “aren’t you glad you didn’t turn on the lights?” scritta col sangue della poveretta;
- Tara Reid viene uccisa in diretta radiofonica e gli ascoltatori pensano che sia tutto uno scherzo (o che stia avendo un orgasmo, non lo ricordo come un film che andasse per il sottiglione in proposito)
- l’assassino quando si rivela alla protagonista le spiega PERCHE’ HA FATTO TUTTO QUESTO, ma oltre a farle un lunghissimo discorso utilizza delle DIAPOSITIVE come visual aid.
Film con cui viene confuso più facilmente: So cosa hai fatto (anni ‘90, assassino mascherato, morti ridicole), Valentine (morti ridicole, assassino che si vendica, donne odiose), Cherry Falls (ambientazione scolastica, WTF?, finale di rara bruttezza)
Segno che è stato visto nel 1999: prima del film c’era la pubblicità dei rulloni lavapavimenti da ufficio; quando Pacey è in macchina con la tipa accende la radio e si sente la sigla di Dawson’s Creek, ma non se ne accorse nessuno, perché in Italia DC andava in onda ANCORA CON LA SIGLA VECCHIA. Pffft.
Vorresti rivederlo? Piuttosto prendo in mano uno dei due tre sequel. Quello con Eva Mendes.

Io credo che siamo al mondo per amare.
Abbiamo tutti bisogno di un hobby. Il mio sono i caratteristi di serie B quando capiscono che non c’è nessun nuovo Tarantino nel loro futuro.
Per questo, e per il vuoto cosmico saltatomi addosso dopo Triangle, avevo deciso di passare il 2010 guardando solo film interpretati da Sean Patrick Flanery.
Ma prima che potessi arrivare al piatto forte è successa una cosa.
Storia buffa, in effetti. Stavo a casa mia e qualcuno ha suonato alla porta.
Era Norman Reedus.
- Ciao, sono Norman Reedus. Forse ti ricordi di me per quando esplodevo nel pre-finale di Blade II.
- Ho messo su la ribollita. E’ una cosa lunga?
- Niente, mi sono fatto tradurre quello che hai scritto su Pandorum e ho pensato che dovevo assolutamente conoscere una donna di tale sottigliezza. [pausa] E con il riscaldamento autonomo.
- Amico, non per offendere, ma hai una faccia come se Dio ti ci avesse ingranato la retromarcia.
- Che posso dire. Ho preso un po’ di botte, ho fatto un incidente in macchina e ho quasi perso un occhio, ma dentro sono rimasto lo splendore di un tempo. Vedrai.
- Sai aprire i barattoli ostinati?
- E’ ovvio.
- Non mi fido.
- So anche fare questo.
- Ti vado a prendere le pantofole.
Long story short, da quando Norman è entrato in scena il mio buonumore è schizzato in alto del 300%. (Succedono anche cose tipo i piccioni che ci lavano i vetri e la moltiplicazione delle scope di Fantasia. E sì, i barattoli non restano chiusi.) Purtroppo abitare con un caratterista di serie B impedisce di affrontare con serenità la sua produzione artistica.
In concreto, lui fa film del cazzo come se gliel’avesse ordinato il Nazareno, io mi prendo male a vederli quando sta in casa.
Lato positivo: Nicolino approva il nuovo stunt-babbo, essendo stato esposto ai suoi lati più sozzi in tenera età, e gli ha chiesto di portarlo a sparare ai piccioni (Norman ha abbozzato un no ma sai io non faccio più quelle cose sono un art-, ma davanti al broncio del piccolo ha ceduto subito. Bonaccione.)

Quattro fattorie e un money shot.
Grazie alla scaltrezza del mio figliolo, ho dunque potuto guardare in pace Messengers 2: The Scarecrow, il sequel prequel a un film che nessuno ha chiesto, senza manco un attore dell’originale, secondo ImdB “girato in 18 giorni in Bulgaria”. (Internet mi mentirebbe mai?). Le aspettative di partenza erano basse, però anche alte, NONOSTANTE fosse piuttosto chiaro che il protagonista NON sarebbe stato massacrato nel minor tempo possibile.
Vedere un film in cui Norman Reedus non muore è come vedere una commedia interpretata da Jenna Jameson. Solo perché una cosa la puoi fare, non significa che devi o ne trai vantaggio. E no, il nostro fisso connubio non ridisegna ALCUNCHE’.
Detto ciò, il film non è male. Parte con sorprendente economia, poi scivola nel tedio, e poi infila i classici 20-25 minuti finali a cavallo tra il creepy e lo stupidissimo. Continua a leggere »