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Anteprima FF10: 13hrs

21/07/2010 | news | di Bongiorno Miike

The Curse of Miike –Parte 4-

“Sta settimana ti va di fare un’anticipazione del Frightfest?”
“Certo! E per una volta me la scelgo IO Nanni, va bene?”.
“Si, scegli tu ma mi raccomando: pezzo toccato, pezzo mosso”.
“Cioè?”.
“Che non è che ti scegli il film e dopo che ti sei visto il trailer dici –mmm no… questo non mi piace… faccio altro…-. Scegli un film e quello rimane”.
“Ok Nanni…”
“Dunque?”
“Mah, io mi prenderei questo 13hrs, il titolo mi piace…”

“Sicuro?”
“Si”
“Sicuro sicuro?”
“Si”
“Sicuro sicuro sicuro?”
“Nanni mi stai facendo venire dei dubbi…”
“Troppo tardi, è tuo”
(se ne va ridendo convulsamente, Miike rimane da solo a guardare il video. Una limpida lacrima corre sul suo volto. Stacco netto).
Fine della parte 4

Agevolo trailer.

Cosa capiamo da questa presentazione di 13Hrs?
a) che il titolo l’hanno deciso via sms (“ke titl mettm?” “nn so, Paura e Spav?” “Spav?” “Spavento” “Nu, trpp lungo” “13hrs?” “LOAL (y)”)
b) che nei film horror un tempo c’era la soffitta (o lo scantinato) obbligatorio ora c’è il “mi diverto un cifro, alzo (forse) la maglietta e poi muoio”;

c) che il/i mostri gutturaleggiano esattamente come le creature di Cloverfield;

d) che i mostri sono del tutto uguali (in controluce) a quelli di The Descent, ma questi sono dotati di personal trainer;

e) pare (ma pare solo a me) che per far scivolare uno sul fango abbiano usato i cavi (se l’hanno fatto questo è candidato come L’utilizzo più stupido del Cavo ai Sylvester 2011);

f) che la noia impera e il cazzo invece no.

Dirige Jonathan Glendening che se non sapete chi è un motivo buono ci sarà.

Riassumendo:
sulla fiducia e nell’incertezza io comprerei quella nera che sta bene con tutto. Ma anche quella blu non mi sembra male. Certo d’estate un bel azzurro…
Il film, ah… beh… solo se la polizia vi ha messo sotto sequestro la casa, i vostri amici sono tutti in vacanza e avete bisogno di un paio d’ore di aria condizionata.
Comunque è meglio la nera.

The Butcher. E ti ricordo così: in soggettiva e con la maschera di porco

15/07/2010 | recensioni | di Bongiorno Miike

“e dopo che Cicciolina, Dolores, Wim, Casanova, Luotto, mio cugino, il fruttivendolo e quel tipo lì che passava che non so come si chiama ma mi stava simpatico perché aveva la maglietta degli Impaled Nazarene hanno scelto i film da recensire è il turno del nostro Mikeeeeeee. Allora Miike, cosa vuoi recensire?”

“Beh Nanni, pensavo a…”

“Bene Miike puoi scegliere tra il pacco A, B o C”.

“Ma io Nanni avrei voluto recensire….”

“Ah Ah Ah, che sagoma il nostro Miike… un bell’applauso… Allora Miike, quale pacco vuoi? Ti avviso però… uno di questi è un horror love comedy con Jude Law e Kate Moss. Ah! Ah! Ah! Atttttento Miike…”.

“Prendo il C”

“bravo il nostro Miikeeeeeee, un bell’applauso! Ora vediamo a cosa hai rinunciato! Scatola A: Penance! Basato su una storia vera! Con Tony Todd e Michael Rooker! Scatola B: EYEBORGS con ADRIAN PAUL e DANNY TREJO!”

[Miike inizia a sudare]

” Eh! Eh! Caro Miike mi sa che anche questa volta ti tocca… ma…. attenzione! è arrivata una chiamata! Ci avvisano che abbiamo anche un pacco D!!! Allora Miike, vuoi fare cambio?”

“Si! Si! Si! Subito!”

“Ok Miike… il tuo pacco contiene… un po’ di atmosfera maestro Mazza… contiene…. THE BUTCHER! L’Horror Coreano così scioccante che è stato censurato anche nel paese d’origine! Un bell’applauso! Sei contento?”

“‘nzomm….”

Fine dell’introduzione

dei piedi

dei piedi

Allora:

Sei in uno squallido capannone insieme ad altre quattro persone. Una è tua moglie. Sei legato e imbavagliato. Anche loro lo sono. Hai uno strano caschetto in testa. Anche gli altri ce l’hanno. Non sai perché sei lì, non sai cosa ti succederà. Entrano due persone. Uno si fa chiamare il regista, l’altro è evidentemente il suo aiutante. Parlano tra di loro e ti riprendono. Nominano una fantomatica “superstar”.

Portano via qualcuno. Rumore di motosega, urla. Lancinanti. Vai nel panico. Portano via anche te e tua moglie. Vi legano a due sedie in un’altra stanza e vedi finalmente la superstar. È grosso, massiccio, indossa una maschera e un grembiule. Sangue ovunque. È tempo di morire. Game over.

Lo so, sono cattivo e vi ho tratto in inganno: avete pensato fossero i primi cinque minuti della pellicola eh?! Ingenui… Quello qui sopra è un maxispoilerone con gardol. Perchè The Butcher è proprio tutto qui.

Torture porn?

Per diamine: SI!

E ci piace?
Mah.

Se un tempo c’era la corsa a chi lo faceva più costoso, oggi quello che ce l’ha più lungo è quello che spende meno.

Credetemi: è normale andare in un bar di registi e sentire, al bancone (mentre in sottofondo un pianista accenna qualche nota di Ritz Ortolani) discorsi come: “eh… io c’ho speso 100mila” “dilettante io ce ne ho spesi solo 20mila”, “io quindici”.

Poi arriva il solito orientale che fa lo splendido e dice “io l’ho girato nel tempo libero, l’ho fatto montare a Stevie Wonder (è con quello ci ho fatto la locandina) e ho realizzato gli effetti speciali utilizzando lo Spectrum Sinclair che avevo in soffitta vicino alle pelli di vacca e alla palla strobo. Totale trentacinque euro, venti centesimi e una gomma da masticare”

Questo The Butcher non è da meno: non so quanto abbia speso Jin Won Kim per il suo film (non lo linko non tanto per pigrizia quanto perché non c’è su IMDB) ma credo che con quei soldi ci si potesse comprare al massimo una Panda Amaranto usata del ‘90.

Tuttavia, e prendo in prestito per un attimo una meravigliosa espressione di Wim che da sempre ha il dono della sintesi e e anche quello di una moglie, il film per una volta non fa schifaccio al cazzaccio: quel poco che ha se lo spende bene senza sperperarlo in licenze di After Effects e Stevie Wonder.

delle mani

delle mani

Ma allora, cioè…. preso singolarmente e senza confronti… ci piace?
Boh.

Diciamo che è una pellicola che ha una buona idea e non la sviluppa limitandosi a girarci intorno per un 80 minuti salvo poi fare una chiusa molto emozionante à la Pak (che non è un regista ma il suono che fa la mano di Nanni sul mio coppino tutte le volte che gli dico che adoro Old Boy).

L’idea buona è: prendi una donna (ma anche un uomo). Trattala male. Falla soffrire per ore e riprendi tutto in soggettiva.

Eh si carissimi: È TUTTA SOGGETTIVA.

Compreso un congiungimento in sodomizia (che vince a mani basse il premio: ciò che non avrei mai voluto vedere e che invece ho visto e che per un po’ non mi scordo più).

Lo si potrebbe definire piano sequenza, ma data la caratura, il numero degli attori e la qualità del movimento della macchina da presa, io lo definirei più che d’altro un P.O.V.

Ok, va bene la soggettiva e il piano sequenza…. ma ci piace?
Eh.

Dicevo, l’idea è buona ma non è sviluppata, il che è una cosa che va a gusto personale.

Io preferisco una buona idea che non viene sviluppata a una buona idea che viene sviluppata in vacca. Nel caso di The Butcher la sensazione è che si siano presi i primi 10 minuti di un torture porn e li si sia allungati fino a farci i canonici 90.

Dovendo definirlo direi che è tipo la seconda metà del secondo tempo di Hostel che Eli Roth avrebbe sempre voluto girare se solo c’avesse avuto delle idee.

dei piedi e delle mani

dei piedi e delle mani

È violentissimo allora, quindi ci piace?
No.

Cioè, non è violentissimo ma è PIU’ violento (rispetto a certa robetta approvata dal MOIGE con Sarah Thompson). Tanto da essere censurato? No. Tanto da farti stare male? No.

Tanto da essere considerato un torture porn fatto in maniera decente?

Si. Decisamente si.

E quindi, tirando le somme, ci piace?

Si. Magari tenendo le chiappette strette ma si, ci piace.

Rispetto alle ultime cose che ho visto, siamo almeno TSSP (tre spanne sopra a Peli).

DVD QUOTE

La seconda parte del secondo tempo di Hostel che Eli Roth avrebbe sempre voluto girare.

Bongiorno Miike, i400calci.com

SUICIDE GIRLS MUST DIE? Si, tutte quante, dolorosamente.

06/07/2010 | recensioni | di Bongiorno Miike

Una prima premessa di un Miike dubbioso:
non so se sia io ad avere un karma negativo o se quelli dei 400k hanno un concetto di training nipponico in stile mr. Daimon.
Fatto sta che ogni volta che penso di essermi beccato il peggio, ecco che dietro l’angolo mi aspetta qualche sorpresa.

Una seconda premessa di un Miike crudele (e spoilerico):
No, niente orgia sadolesbomasochista alla fine.

Una terza premessa di un Miike benaugurante e neo-folk:


Ok possiamo iniziare.

La trama: prendi un tot di Suicide Girls (che sono tipo le conigliette di playboy ma con più voglia di spinterogeno), mandale in una casa sperduta abbandonata da dio e dagli uomini, fai accadere delle cose dell’horrore (tipo farle scomparire una a una) e filma tutto come se fosse un reality (confessionale compreso).
Risultato: 1 ora e mezza di “OMG! <inserire nome> è SCOMPARSA!” [mostra un capezzolo] “OMFG <inserire nome> è DAVVERO SCOMPARSA E C’E’ DEL SANGUE NEL MIO ASSORBENTE!” [mostra un capezzolo e il pube depilato].
Bene, questo era quello che speravo di vedere.

tensione emotiva

tensione emotiva

In realtà questo Suicide Girls Must Die si è rivelato essere una…

No, allora, ricomincio.

Prendiamo il concetto di vagina tatuata (d’ora in poi chiamato “lo stile fosbury”) e… ahhh… al diavolo…

È NO, ok? Ma proprio NO! Mi piacerebbe dire NI e darvi una speranza… ma questo film è NO!
Vorrei avere l’ironia colta di Dolores per poterne parlare con sagacia e pertinenza dissacrante, o la comicità di Nanni per farvelo apprezzare di riflesso, o la moglie di Wim (ma quello per altri motivi), in realtà mi devo accontentare dei poveri mezzi che ho a disposizione (e dovete accontentarvi anche voi): volendo buttarla sul paragone si può dire che questo SUICIDE GIRLS MUST DIE è in grado di rendere Bitch Slap un capolavoro del neorealismo veterofemminista contemporaneo.
Volendo essere diretti possiamo dire che una cosa simile non è un film. Nemmeno per la TV, ma neanche per i circuiti di culto. Ma neanche per le pugnette dei 17enni in pieno sviluppo ormonale. Volendo trovare una collocazione nel panorama dell’entertainment a questa cosa possiamo individuarla (forse) come il retro bottega di un’edicola di seconda mano in provincia di Biella. Ed è comunque essere buoni perché, sinceramente, il vecchio TV7 gli da pure dei punti.
Vedete, nel trailer di questa…

di questa…

di questa MERDA (no davvero, non so come scriverlo altrimenti) veniva calcata la mano sul fatto che non ci fossero attori e non ci fosse una trama.
Al che uno pensa “niente attori professionisti, e niente trama preconfezionata” e invece no!
NON CI SONO ATTORI (neanche involontari) e NON C’È ALCUNA TRAMA (neanche improvvisata).

più tensione

più tensione emotiva

Cosa è allora questo Suicide Girls Must Die? Volete davvero saperlo?
È un FOTTUTISSIMO DVD di Sexy Bar firmato dal cugino scemo (se mai ne avesse uno) di Corrado Fumagalli (che saluto con affetto).
Sono 50 minuti, su un’ora e mezza, di SOLO shooting fotografico in cui non accade NULLA. Non avete capito? Ripeto. 50 minuti di videoclip in puro MTV style che intervalla riprese con la camera inclinata a zoom lenti su degli still frame, il tutto condito con tanti capezzoli, inguini depilati e diversi cameltoe ma NULLA D’ALTRO (se non la colonna sonora di Darwin Deez): giuro che a un certo punto ho rimpianto i momenti musicarelli di Baywatch perchè c’era più trama.
Hey, capiamoci: a me la gnocca tatuata piace, e anche tanto… ma quando è troppo è troppo.
E non sto parlando di cose tipo “il rispetto della figura della donna” ma di NOIA, incredibile NOIA, totalizzante NOIA, insopportabile, smarronante, compulsiva NOIA.
Per 50 minuti.

tensione emotiva quasi insostenibile

tensione emotiva quasi insostenibile

Ma ho tenuto duro, prima o poi doveva accadere qualcosa e infatti al minuto 52 ecco che iniziano a scomparire le ragazze: prima una, poi ne trovano un’altra legata e coperta di sangue, sale il thrilling.
E poi un bello stacco su un altro shooting fotografico delle rimanenti SG e a puttane altri 15 minuti.

E siamo a quota un’ora e 10. Su un’ora e trenta.
Poi alla fine succedono delle cose, c’è gente che piange e si utilizza come escamotage narrativo la parola FUCK.
Ma è tutto ciò che potete vedere -intendo dire, proprio tutto- nel trailer di 30 secondi.
La regista di questa roba è una delle Sucide Girls che si chiama Sawa Suicide (si chiamato tutte Suicide di primo nome,  un po’ come i puffi). Ve lo dico così sapete con chi prendervela.

DVD QUOTE:

Un film NO come pochi altri.

Bongiorno Miike. i400calci.com

o più onestamente

un film che mi ha fatto salire l’odio per le donne filmmaker ma Nanni mi ha fermato prima che Dolores e Cicciolina mi spaccassero l’internet in testa

Bongiorno Miike, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Future X-Cops. Un film con un solo difetto: esiste.

23/06/2010 | recensioni | di Bongiorno Miike

PREMESSA DI UN MIIKE INGASTRITO

Caro lettore, tu lo sai come siamo noi de i400calci.
Sai bene che noi non siamo di quel tipo di persone che di fronte a un piatto con su una calda, fumante cionta di vacca, ci diamo giù a cucchiaiate dicendo “mmm che bbbuona” e, davanti agli sguardi disgustati della stragrande maggioranza delle persone che  ribattono “ma… ma… ma… E’ MERDA!”, ci eleviamo altezzosi dicendo “si, e non è per tutti… è un sapore che va acquisito”.
No, noi da sempre si va alla sostanza, al gusto, al piacere intriseco del piatto: il budino al cioccolato ci va bene anche senza la granella di nocciola e la glassatura di crema pasticciera su piatto quadrato con due foglie di menta a far da contrasto di colore.

A noi, il budino al cioccolato piace anche bello spappato nella tazza da tè. E cerchiamo di farlo piacere pure a voi.

C’è un limite, insomma, oltre il quale non si deve andare. Un limite oltre al quale la forma scadente diventa presa per i fondelli e oltre al quale neppure le migliori intenzioni reggono più il gioco. E’ la cd. Linea Nispel: se la valichi, non sei più degno di rispetto.

Ciò PREMESSO.

Future X-Cops (o come diamine decideranno di chiamarlo) NON VA BENE.
E mi dispiace in questo caso andare a deludere le aspettative del nostro supremo capo Nanni. In effetti, pure io, guardando il trailer avevo avuto delle fitte di piacere al basso ventre.
E invece no. Non va bene. Non ci siamo. Queste sono cose che non fanno bene al cinema.
Wong Jing con questo Future X-Cops fa un ulteriore passo avanti verso l’armageddon cinematografico, quello che io mi immagino così:
folle di spettatori seduti su poltroncine a cui sono stati applicati megadildi pralinati precedentemente lubrificati con della n’duia calabrese che urlano a casaccio Birdeeeemic mentre vedono opere di registi dagli occhi a mandorla realizzate con cento euro e senza nemmeno aver visto 1 (e dico 1) dei tutorial di Andrew Kramer.

ma che davèro?

ma che davèro?

Pensate che io sia troppo duro? No. Non lo sono.
Perché di fronte alle prese in giro, io mi arrabbio e questa, tra le varie topologie di presa per i fondelli, è la peggiore.
Perchè Wong Jing non ci prova neppure un mezzo secondo a fare finta di girare qualcosa che rispetti me, spettatore pagante che mi approccio al suo lavoro.
Vedete:
io rinuncio alla trama se ho della bella azione;
io rinuncio pure alla bella azione se ho una bella CGI che mi fa sembrare vero ciò che vero non è;
io rinuncio pure alla bella CGI se ho l’impressione che “si, è il meglio che puoi fare con quello che hai”;
io rinuncio pure a 100 minuti di film su 110 se i 10 minuti sono un trionfo alla circo Togni;
se però mi chiedi di rinunciare a tutto questo, tutto insieme, e non mi dai in cambio nulla allora mi sento di chiederti se vuoi che mi infili anche una scopa su per il ka’aprantzi che ti ramazzi la stanza.

no dai... davèro?

no dai... davèro?

Bene, ciò detto, ecco i punti salienti:

a) le collisioni: immaginatevi un film di Spencer&Hill in cui gli stunt volano via 4 secondi prima di essere colpiti. No, non funziona, non funziona proprio. Ed è fastidioso. E se questo è fastidioso laddove tutto è analogico e realizzato con coreografie che spaccano il millisecondo (e quindi ogni tanto ti può scappare), il fastidio si trasforma in ODIO laddove il meccanismo prevedere un oggetto in CGI che colpisce un oggetto fisico che vola via con un paio di cavi.
Non è una questione di meccanica ma di software: con un po’ di sana pazienza (e voglia) ci si mette a coordinare gli impatti in post produzione. In post produzione. Ma cosa ci voleva, dico io, a perderci 4 minuti in più e mettere a posto il timing dei movimenti? Che ci voleva?!

b) la CGI: ora, io non pretendo davvero dei gamberoni realizzati in modo tale da farmi pensare che domani è possibile trovarmene uno che mi serve un bianco spruzzato dietro al bancone del Siesta. No. Non lo pretendo. Mai se mi dai un film che per il 90% è in CGI prentendo qualcosa di più rispetto ad animazioni completamente digitali che sembrano scene di intermezzo di un fottuto videogioco del 1994. Non puoi davvero. Non nel 2010. Non con la pretesa di chiamarlo film.

davèro davèro?

davèro davèro?

c) la trama: quale?

d) gli attori: chi?

e) il sense of humor: lo so, lo so. E’ una questione culturale. Così come la paura, e altre emozioni de panza, le leve che le scatenano sono diverse e variano da civiltà a civiltà. Ciò premesso, credo, e ne son fermamente convinto, che le battute di questa pellicola siano in grado di scatenare un WTF universale e eterno. Ieri, oggi, domani, ovunque siate, con chiunque lo stiate vedendo.

f) le citazioni: street fighter, mortal combat e Jurassic Park. Jurassic PARK?

FINISH HIM!
in un film che non sia destinato a youtube non puoi riutilizzare due volte la stessa scena. Non sto parlando di plot. Ma proprio di sequenza filmata. La stessa. Utilizzata due volte. Mela c – Mela v.

minuto 66

minuto 66

minuto 79

minuto 79

MIIKE WINS! FATALITY!

Wong Jing, ti odio.

DVD quote suggerita:

Credo che in alcune nazioni, per cose del genere, diano la sedia elettrica.
(Bongiorno Miike, i440calci.com).

>> IMDb | Trailer

Il fermo-immagine del lunedì

07/06/2010 | il fermo-immagine del lunedì | di Bongiorno Miike

Benvenuti a Zombieland

Benvenuti a Zombieland

Menopeggio TV: The Gift

06/06/2010 | menopeggio tv | di Bongiorno Miike

Minirecensione in 10 punti da leggere stasera davanti al televideo.

The Gift

(The Gift)

DOVE: Canale 5

QUANDO: ore 23.30 (seconda serata gustosa)

thegift

1)The Gift, checchè se ne dica, è un film sperimentale. Sfido infatti chiunque di voi a trovare un altro regista tanto avanguardista e iconoclasta da assegnare il ruolo di direttore del cast alla palla numero otto (chi lo vedrà, capirà).

2)Cate Blanchett legge il futuro utilizzando le carte da paragnosta (non so se la definizione sia giusta ma è da quando scrivo qui che voglio usare la parola paragnosta).
In tutte le scene in cui le carte compaiono io non ho potuto che pensare a questo. E ho riso un sacco. Tutte le volte (e adesso lo farete anche voi, vi ho plagiato per sempre).

3)Se proprio vuoi ficcarmi dentro a tutti i costi il criticozzo sociale, Sam, ti pregherei la prossima volta di avere la gentilezza di picchiettarmelo sulla guancia un pochino prima di inserirlo nel plot. Se no il risultato è che mi sembra un enorme corpo estraneo, fastidioso e finalizzato solo al tuo piacere. (la frase è riutilizzabile sostituendo a “criticozzo sociale”, “thriller sovrannaturale”)

4)Katie Holmes pronuncia la parola “scopami”: era proprio necessario?

5)Katie Holmes mostra una tetta: era proprio necessario?

6)Katie Holmes: era proprio necessaria? (io ODIO Katie Holmes: è l’attrice più sopravvalutata degli ultimi 150 anni. E’ dotata di una bruttezza anonima ma, al contempo, unica. Sospendo però il giudizio sulle sue doti recitative: con quelle orecchie è probabile che capti Radio Maria 24 ore al giorno è quindi è normale che non riesca a concentrarsi a dovere sul set).

7)Ciò nonostante e nonostante una buona dose di momenti “AH!AH!AH!DIOE’MORTO!AH!AH!AH”  tipo la nonna defunta che torna dall’aldilà recando con sé una cassetta di CACHI, Raimi la sua porca figura nell’evocazione dell’ Inquietudine (con la I maiuscola) la fa sempre. Quindi la tensione c’è, magari ogni tanto sostituita dalla domanda “ma quanto dura ’sta roba?” (te lo dico io: due ore e qualcosa), ma alla fine, qualche momento da mettere nella propria bacheca personale delle cose-belle-bellissime-che-se-faccio-un-film-me-le-rivendo, c’è.

8)J.K. Simmons e Rosemary Harris, in the Gift, interpretano  rispettivamente un burbero antipatico e una nonnina affettuosa. Due anni dopo J.K. Simmons e Rosemary Harris interpreteranno rispettivamente un burbero antipatico e una zietta affettuosa. Se  cercavate un senso a questo film, eccovelo: è un provino.

9)«Il film che Scientology non è riuscito a bruciare» (via Nanni Cobretti)

10)Ho visto di peggio: The Wicker Man.

si, mi chiamo Ribisi di cognome e se provi a ridere ti faccio un culo così

si, mi chiamo Ribisi di cognome e se provi a ridere ti faccio un culo così

Menopeggio TV: Darkness

20/05/2010 | menopeggio tv | di Bongiorno Miike

Minirecensione in 10 punti da leggere stasera davanti al televideo.

Darkness

(Darkness)

DOVE: Italia 1

QUANDO: ore 4.10 (sempre per gli insonni)

darkness

1)La trama: una famiglia con un figlio dal buffo caschetto biondo si trasferisce in uno strano edificio in una zona molto isolata. Il bambino presto inizia ad avere delle visioni circa altri bambini che hanno abitato precedentemente la casa. Altrettanto presto il padre inizia a dare segni di squilibrio mentale atti a mettere a repentaglio l’incolumità della sua famiglia. Finale tragico. Nota stilistica: il film è diviso in capitoli (temporali) introdotti da scritte bianche su fondo nero. No, scusate… questa era per la retrospettiva su Kubrick.

2)Dunque, dicevamo…. la trama di Darkness: una famiglia con un figlio dal buffo caschetto biondo si trasferisce in uno strano edificio in una zona molto isolata. Il bambino presto inizia ad avere delle visioni circa altri bambini che hanno abitato precedentemente la casa. Altrettanto presto il padre inizia a dare segni di squilibrio mentale atti a mettere a repentaglio l’incolumità della sua famiglia. Finale tragico. Nota stilistica: il film è diviso in capitoli (temporali) introdotti da scritte bianche su fondo nero.

3)Si, ok, c’è anche una sottotrama portata avanti da altri due tizi, ma è solo finalizzata ad allungare il brodo con l’acqua. Insomma,  nulla che non potesse essere riassunto con la solita combo inquadratura+schermo+google.

4)Finisce in B.O.H. (versione del W.T.F. ma con maggior gradiente dubitativo). Chi lo vedrà capirà. Gli altri chissà. Per essere meno criptico: il finale arriva più o meno a venti minuti dalla fine del film. Il resto è un codaz guignol inutile e ingiustificato. A meno che non si consideri questo ending come un omaggio fatto allo spettatore il quale, con i personaggi della pellicola, ha stretto un legame empatico pari a quello che si ha con il ragazzo delle pizze che per la quindicesima volta non si ricorda dove abiti, si perde, ti porta la margherita fredda e come lattina in omaggio ti mette il the alla pesca.

5)Ok, va bene: l’inquadratura sulla porta con soggetto nella stanza che pela le patate/fa una telefonata/si dedica al colmo per un falegname finché non passa un’ombra scura (con annesso effetto sonoro) e lui muove la testina esclamando tra sé e sé “oh-oh! mi è semblato di vedele la gente molta” è una cosa che funziona. La prima volta. Funziona pure la seconda. La terza forse inizia a diventare un po’ prevedibile. Alla ventiduesima penso che il regista dovrebbe dire ai tecnici che non si passa davanti alla camera durante le riprese emettendo roboanti peti.

6)C’è una bellissima foto in seppia dei Pet Shop Boy in versione suor Baffona feat. mio cugino Enzo che si trovava a passare da quelle parti durante le riprese del video di Paninaro.
E se pensate che io stia mentendo su Enzo, vi sfido a darmi prova contraria (basandovi sulla trama).

7)Apriamo il capitolo Giannini: fa una mossa alla Heather Parisi di Disco Bambina pronunciando con voce grave la parola “Hoscuritah”. Credo che questa sia l’unica cosa per cui abbiano chiamato Giannini e non mio cugino Enzo doppiato da Giannini. Chiudiamo la parentesi Giannini. (Ho detto Giannini 4 volte in questa frase e il mio tributo al cinema italiano per ’sto mese l’ho dato).

8)Va comunque detto che si tratta di un film di Balaguerò e nonostante sia tanto acerbo da lappare in bocca come un caco verde, è comunque fatto con tutte le saturazioni a modino: la fotografia spacca il giusto, il montato accelerato è “paura di spavento” il giusto, i colori sono freddi il giusto. Volendo staccare il cervello, gli occhi non soffrono più di tanto.

9) C’è Anna Paquin in broncio e canotta.

10)Ho visto di peggio: The Orphanage.

Natura morta con mele, arance e pochissime pere.

Natura morta con mele, arance e pochissime pere.

ESSERE DONNA OGGI ovvero THE NEW DAUGHTER

11/05/2010 | recensioni | di Bongiorno Miike

newdaughterUn uomo, maschio, diciamo sulla cinquantina, appena abbandonato dalla moglie la quale gli ha preferito un altro, con due figli a carico, si trova a dover fronteggiare una misteriosa forza che si è impossessata della figlia adolescente e la costringe ad atteggiamenti bizzari, oscuri sbalzi di umore, violenza, scostanza e rifiuto dell’autorità paterna.
Per dare una soluzione a tutto questo,  Luis Berdejo (qui in veste di director ma già sceneggiatore di [REC] e di… cough.. cough… coughago mortis) spende la bellezza 120 minuti pellicola quando, da che mondo è mondo, basterebbe prendere del magnesio e comprare degli assorbenti.
EBBENE SI’! Dentro al thrillerone horrorifico The New Daughter si cela null’altro il DRAMMA di un UOMO SOLO di fronte al POTERE DISTRUTTIVO delle MESTRUAZIONI.
Lo so, sento già le vostre vocine acute lamentarsi perché riduco tutto ai minimi termini. Già vi sento parlottare a bassa voce “Miike butta tutto sul pecoreccio e taglia i film con l’accetta”.
Male incolga a chi mal pensa, ma è forse un caso che tutto incominci con una “misteriosa” perdita di sangue in una vasca da bagno? E che un personaggio (non dirò chi perchè SPOILER muore) parli testualmente di ORMONI?
Signori miei, qui si son fatte teorie dietrologiche su eventuali allegorie registiche per significanti  molto meno espliciti. Accettatelo per quello che è: un film sul 28esimo giorno.

ti avevo detto senza ali...

ti avevo detto senza ali...

Suvvia però, usciamo dal ginepraio in cui ci getta la trama di questo The New Daughter, e puntiamo direttamente con ottimismo alla realizzazione dello stesso perchè, in fondo, “se l’idea di per sé fa schifo, la messa in opera  può comunque salvare il risultato in zona cesarini”.

Questa cosa accade. Davvero. Noi dei 400calci ne siamo stati più volte testimoni e partiamo dal presupposto che  10 minuti di ottime esplosioni valgano  80 minuti di noia. Ci crediamo. Può succedere a volte.
E questa non è una di quelle volte.

Ora, io sono uno di bocca abbastanza buona e sono disposto a sopportare (e supportare) qualunque cosa, anche Kevin Costner che gioca all’Edward Carnby in salsa Ohio.
Ma ci sono cose che proprio non reggo e una di questa è il cd. Pastone Paraculo -d’ora in poi PP- .
Il PP si verifica ogni qual volta il regista, non sapendo sostanzialmente che pesci pigliare, procede ad una sequenza di “mela C”/“mela V” (che si sa che registi hanno tutti il mac) recuperando qua e là tranci di altri film, copiandoli con la carta oleata e incollandoli tutti insieme alla cap’a'dokatzu (tecnica di montaggio coreana che, attraverso un algoritmo sofisticato, consente la completa randomizzazione delle clip sulla timeline di Final Cut).

l'ennesimo spiegozzo delegato a Google.

l'ennesimo spiegozzo delegato a Google.

Togliendo l’eterna introduzione tutta dedicata al dramma famigliare mam papà/figlia, il PP finale annovera all’interno citazioni così tanto spudorate da soverchiare il concetto di plagio per finire nella scopiazzatura tipo versione di latino dal tuo compagno di banco che, quando non capisci bene che ha scritto, ti inventi una parola “che ci assomiglia”.
C’è il flare rosso (gratuito? Si gratuito) di The Descent (insieme all’ascesa dal tunnel con faccia sporca), c’è il video in B/N bruciato stile surrealismo-inquietudine (gratuito? Si gratuito) di The Ring, c’è il boschetto con suoni inquietanti ed esasperati (gratuito? Si gratuito) di Ils, c’è un po’ di atteggiamento protoadolescenziale (gratuito? Si gratuito) à la Donnie Darko il tutto legato insieme da quella sgradevole sensazione di stronzata colossale, ripresa pari-pari da Signs (e Costner ce la mette davvero tutta per assomigliare al peggior Gibson di sempre).
Insomma, questa pellicola risulta essere la prova inequivocabile del fatto che, mescolare insieme roba che funziona, non ti da per forza, come risultato, qualcosa che funziona.

Anzi tende a farti andare tutto in vacca, Ivana Baquero compresa.

perchè utilizzare una torcia elettrica quando puoi usare un flare e creare problemi al direttore della fotografia?

perchè utilizzare una torcia elettrica quando puoi usare un flare e creare problemi al direttore della fotografia?

Comunque, non siamo del tutto negativi se no sembra che io sia qui solo per stroncare.

No! Cerchiamo di fare i buonini almeno per una volta.
Dovendo quindi salvare qualcosa, posso dire che effettivamente il DVD è un sottobicchiere originale per le vostre feste di compleanno.

DVD-quote suggerita:

“Dallo sceneggiatore di [REC] e Imago mortis la conferma che, se finora hai fatto lo sceneggiatore e non il regista, un motivo c’è stato”

Miike Bongiorno, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Menopeggio TV: The Eye

08/05/2010 | menopeggio tv | di Bongiorno Miike

Minirecensione in 10 punti da leggere stasera davanti al televideo.

The Eye.

(Gin Gwai)

DOVE: Italia 1

QUANDO: ore 5.05 (caricate i videoregitratori)

locandina

1) Siamo di fronte ad una ghost story proto-drammatica in formato spring roll: avvolto in un croccante esoscheletro di cartone fritto, ci puoi trovare un po’ di tutto.

2) L’idea di partenza di The Eye non è male, banale come la morte, ma non male: l’anima del donatore rimane intrappolata nell’organo donato. Se sono gli occhi, vedi quello che ha visto lui. Se sono le orecchie, senti quello che ha sentito lui. Se è Bach, suoni l’aria sulla terza corda (ok… questa è sottile, non è la solita battuta con pernacchia, su concentratevi).

3) Lo sviluppo di The Eye non è male, banale come la morte, ma non male: ti hanno  installato gli occhi di una sensitiva quindi “vedi la gente morta e tanta altra roba che fa paura y spaviento”. Si, lo so, è il Sesto Senso ma finisce in modo diverso. E lei vede DAVVERO la gente morta e tutte le altre cosine. Quindi non state a pensare che ci sia qualche spiegazione. E’ così. E basta. Fatevene una ragione.

4) Il finale di The Eye non è male, banale come la morte, ma non male: semi-twistone canonico con metaforone a rimorchio. Roba del tipo “il gioco è bello quando dura poco. Adesso basta divertirti con i fantasmi e vai a fare i tuoi compiti in braille”.

5) [RECE-game]. Se sei tra coloro che guardano con occhio malevolo questo film in quanto frutto dell’ondata di horror orientali che si è riversata sulle sale occidentali dopo The Ring: vai al punto 5. Se sei tra coloro che guardano con occhio affascinato questo film in quanto frutto dell’ondata di horror orientali che si è riversata nelle sale occidentali dopo The Ring: vai al punto 6.

6) The Eye non è un brutto film. Davvero. E, tra tutto ciò che gli importatori ci hanno propinato nel biennio 2002-2004 , è forse una delle cose migliori.
Il lavoro dei fratelli Pang può anche non piacere a livello visivo, per carità, ma ha una sua personalità autoriale innegabile e lavori come Bangkok Dangerous o Ab-normal Beauty (gran bel film ma che porta però solo la firma di Oxide) lo dimostrano. Quindi: SI, è stato importato per via della moda del momento ma NO: non è un male che ciò sia accaduto.

7) Si, va bene, è un film orientale. C’è l’estetica orientale. C’è tutta quella roba che piace tanto a quelli che mangiano il sushi, che fanno kendo e le altre cose da trentenne milanese alterna (comunque The Eye è un film cinese quindi, con il brand Hattori Hanzō c’entra pochino…). MA [ATTENZIONE! Pippotto colossale!]. Ma c’è il problema dei vetri smerigliati. Ecco, credo che in oriente, i vetri smerigliati siano un’oggetto d’importazione relativamente recente e quindi non ancora perfettamente integrato nella cultura locale.
Mi spiego: io, di figure leggermente informi e sfocate ne ho viste parecchie in vita mia. E’ vero, mi sale un po’ di angoscia quando le vedo appostate fuori dalla porta, ma basta dire “occupato” a voce alta e subito mi rilasso. Nella cultura orientale, invece, questo è il MASSIMO del paura/terrore/raccapriccio.
Il discorso dei vetri smerigliati è per dire che bisogna venire a patti con il diverso senso del gotico proprio delle due culture: noi abbiamo i morti viventi, loro i fantasmi; noi gli effetti speciali a manetta (paura=realismo=truculenza), loro amido di mais e ombretto nero. Noi abbiamo il deus ex soffitta, loro i poteri PSI. A noi i fantasmi fanno ridere, a loro no. Più in generale è una questione del senso dell’immanente: noi abbiamo il nostro, loro il loro.

Probabilmente un cinese/giapponese/thai/coreano messo di fronte ad un film sugli zombi, rimane del tutto indifferente e la panza (che è l’organo guida del cinema horror) non ha alcun tipo di sussulto. E’ normale e bisogna farci i conti.Il pippotto ci porta quindi al punto 8 e  al fatto che:

8) No. Non fa paura.
Ma neanche un po’. Ma neanche per sbaglio. Ci sono un paio di scene di grande impatto visivo (vd. Il momento “ascensore”). Ma se cercate il saltino sulla sedia allora non ci siamo proprio.

9) L’ultima scena dell’occhio è stata plagiata in maniera spudorata da Singer. E non mi si dica che è una citazione. Non ci credo.

10) Ho visto di peggio: The Eye (il remake).

OMG! La nuca di un uomo!

OMG! La nuca di un uomo!

Quando il pupazzo Gnappo fa lo sceneggiatore: Cella 211

30/04/2010 | recensioni | di Bongiorno Miike

CELLA_211

L’innegabile pregio di Cella 211 è quello di aver finalmente sdoganato in maniera inequivocabile, adamantina e totalizzante, la sfiga come pilastro portante di una sceneggiatura.

Laddove in precedenza l’unico timido tentativo, a mia memoria, è stato quel

Vertical Limit che, tra valanghe, slavine, gente che salta da crepaccio a crepaccio appesa solo a due rampini che, se lo faccio io, le braccia ok, ma per il resto ci vediamo sotto con un cucchiaino… dicevo, mentre quel Vertical Limit faceva della sfiga nera solamente un buon pretesto per lasciare in apnea lo spettatore per più di 30 secondi, in questa Cella 211 siamo invece di fronte ad una deificazione e della sfiga.

[dalla regia mi informano che devo avvisarvi che da ora, fino a nuovo avviso, seguono alcuni spoiler che potrebbero rovinarvi i primi 10 minuti di film]

Antefatto: Zapatero non ha fatto il suo dovere e la tua nazione, la Spagna, è in piena crisi. Mentre vieni a sapere che l’azienda per cui lavori sta facendo dei tagli nel tuo reparto, tua moglie ti chiama per dirti che il marchese questo mese non è venuto in visita. Stai ancora pensando a chi cazzo di nobile conosci e se questo possa eventualmente essere l’amante di tua moglie (visto che fino ad oggi non te l’ha mai fatto conoscere), quando il tuo capoufficio bussa al tuo cubicolo, ti augura tante belle cose e ti molla uno scatolone vuoto in mano e venti minuti per sloggiare. Passi una giornata tra paranoia (per il marchese) e paranoia (per il lavoro). Poi capisci di cosa parlava tua moglie e la giornata svolta: inizi ad oscillare tra disperazione e disperazione.

Va male? Può andare peggio…

"te lo avevo detto che non volevo una relazione seria"

"te lo avevo detto che non volevo una relazione seria"

Fast forward (e minuto 01.00 del film): tua moglie è al sesto mese. Fino ad ora avete campato di risparmi che però sono finiti. Decidi quindi di prendere il primo lavoro che ti passa il mercato e trovi un posto come guardia carceraria. In un posto fatiscente. In cui sono tenuti i peggiori tra i carcerati tra cui uno che, qualche anno prima, aveva organizzato una rivolta in un’altra struttura poi finita nella carneficina delle guardie. Assolutamente non preoccupato della cosa, decidi di fare buona impressione e di presentarti con un giorno d’anticipo per fare conoscenza e dimostrarti solerte il giusto. Tua moglie, oramai in botta ormonale, ha però deciso, ieri, di fare una lavatrice con tutte le mutande in tuo possesso lasciandotene come unico paio quelle terribili a stelle e strisce con la scritta USA davanti e NASA dietro. Dato che hai una nonna come la mia che mi diceva sempre che bisogna uscire di casa con la biancheria pulita visto che il signore può chiamare in qualunque momento e sta male farsi trovare con le mutande sozze, decidi che “piuttosto che ridicolo, niente” Esci di casa consapevole che stasera avrai una fastidiosa irritazione alla zona genitale.

Va male? Può andare peggio…

Mentre visiti il padiglione del peggio del peggio del peggio del peggio del carcere, passi di fronte ad una cella stranamente vuota e aperta. Mentre scambi le ultime battute con quelli che da domani saranno i tuoi colleghi, dal soffitto si stacca un pezzone di intonaco grosso così che ti becca in pieno la testa. Inizi a sanguinare e dai segni di svenimento.

Va male? Può andare peggio…

Quelli che domani saranno i tuoi colleghi, indecisi sul da farsi, non ti portano in infermieria ma “già che c’è la cella vuota è un peccato sprecarla”. Ti mollano quindi sulla brandina della cella 211 per andare a chiamare un medico. Ed è a quel punto che, mentre sei stordito, sanguinante, in una cella, senza mutande (ma con un ottimo trauma cranico), scoppia una rivolta nel padiglione di massima sicurezza. Proprio quello dove sei tu.

Tutti i detenuti escono dalle celle, sono incazzati come un branco di ex fumatori che hanno saputo che l’industria del tabacco ha deciso di fare i saldi stagionali e iniziano a spaccare tutto. Quelli che domani saranno i tuoi colleghi se la fanno sotto e ti mollano lì (perché, appunto, da domani sarete colleghi ma per oggi sei uno stronzo qualsiasi) in balia del fato e di un centinaio di assassini/stupratori pronti a farti la pelle per una smarties. Ribadirei peraltro ancora una volta l’assenza delle mutande.

Orbene: sono passati 10 minuti e la sfiga vince già 4-0. Se fosse una partita normale ci si potrebbe accontentare così . Ma la sfiga, o almeno “la sfiga secondo Monzòn”, se la gioca come se fosse un derby: non vuole vincere, vuole umiliarti.

Quindi: Va male? Può andare peggio? Continua a leggere »