Non voglio sentire cazzi. Scorsese è Scorsese. Per me e per voi. Non sono qui per mancare di rispetto provocatoriamente a un regista come Scorsese. Però se sento ancora qualcuno che dice “no, ma dai, le continue citazioni al Cinema di Val Lewton… “, mi metto a piangere. Perché da Scorsese è lecito aspettarsi di più. Non un film dove al secondo dialogo si può facilmente intuire il grosso colpo di scena che arriverà dopo altri 137 munuti. Non un film dove quello che rimane più in mente sono le tendine e i violini. C’è stato un momento preciso in cui mi è passata la voglia di vedere questo pasticcio che è la somma di Gothika, The Prisoner e Vanilla Sky con l’aggravante ajunta della lavagna dello spiegone, ed è quando è entrato in scena Elias Koteas. Continua a leggere »
Nome?: I mostri di cui parliamo oggi sono chiamati genericamente Aracnidi, o se preferite Insetti. Successivamente andremo più nello specifico e scopriremo alcune piccole varianti e sottospecie. Per fare i fighi però, in generale ci avvaleremo del termine utilizzato in lingua originale, ovverosia “Bugs“. Incredibile come fa figo dire Bugs, no? Bugs… che figata.
Chi gliel’ha dato?: Noi umani. Siamo nel futuro, nel XXIII secolo. Grazie alla tecnologia siamo riusciti ad esplorare diversi pianeti e galassie. Uno di questi pianeti, Klendathu, è popolato da queste bestie schifose che noi abbiamo chiamato “Bugs”. O, quando vogliamo fare i sofisticati, “Arachnids”. Figo, eh?
Per orientarvi meglio
È colpa degli americani?: Americani… Tentiamo di capire cosa accadrà al nostro mondo rotondo che gira che gira e che mai si fermerà in questi prossimi 200 anni. Noi siamo qui – data astrale 2010 – tutti spaventati dai Cinesi. In realtà, le vere forze da tenere sotto controllo sono quelle sudamericane. L’Argentina diventerà una potenza economica e militare gigantesca. Questo, stando a mie illazioni tutte da provare, sarà possibile grazie a uno e un solo prodotto: le telenovele. Sapete com’è, no? Si fanno con poco, vendono bene, lobotomizzano la gente… Insomma, fra poco tutti saranno schiavi delle telenovele e i perfidi magnati argentini faranno talmente tanti soldi che conquisteranno il Nord America tutto. L’unione delle Americhe cambierà irrimediabilmente le carte in tavola. Si abbandonerà la ormai logora e abusata democrazia e si passerà a una pimpante quanto dinamica dittatura militare istituita dai Veterani (i militari più eroici sopravvissuti a quella scaramuccia che sarà la guerra tra Sud e Nord America). Verrà fondata la Federazione (Citizen Federation) che governerà tutto e tutti. La capitale del nostro nuovo bellissimo Mondo sarà Ginevra e la città più grande e popolosa sarà Buenos Aires, conosciuta anche come The Latin Paradise. Il mondo si dividerà in due: da un parte i Civili, dall’altra i Cittadini. Per spiegare in cosa risiede la differenza tra Civile e Cittadino, utilizziamo le parole del testo di studio fondamentale in uso in tutte le scuole della Fedarazione: “Un cittadino si assume personalmente la responsabilità della sicurezza dello Stato e lo difende con la propria vita. Un civile no“. Tutti nasciamo Civili. Se vogliamo poi far parte della Federazione, essere parte integrante dello Stato, dovremo “fare la nostra parte“, ovvero arruolarci. Una volta terminata la carriera militare, dopo solo due anni di allegro addestramento, potremmo dirci Cittadini e avvalerci anche noi dei nostri fondamentali diritti. I civili insomma, saranno un’inutile zavorra per la Federazione. Ma non disperiamo: chi verrà colto in fragranza di reato (tra cui, ricordiamo, va citato anche il parlare male dell’esercito) sarà immediatamente condannato a morte. Le esecuzioni saranno trasmesse, per il sollazzo del pubblico, in prima serata sull’organo ufficiale della Fedrazione: il Federal Network, l’unico e bellissimo canale televisivo che avrà l’importante compito di tenerci informati.
Would You Like To Know More?
La Federazione ovviamente avrà giuste mire espansionistiche. Si tenterà di colonizzare anche il pianeta Klendathu, edificando all’interno della A.Q.Z., acronimo per Arachnids Quarantine Zone. Ma questi stronzi di Bugs la prenderanno male e stermineranno i nostri cari amici Cittadini colonizzatori. Non contenti, decideranno anche di attaccare noi sulla Terra. Per cui sarà nostro giusto compito – scusate il francesismo – spaccargli il culo. In definitiva direi che sì, è colpa degli americani…
Filmografia essenziale: Parliamo di tre film, una serie animata e tanti videogiochi. Mi sono risparmiato – visto che anche se non sembra ho una vita sociale – sia la serie (che sembra comunque essere di rara bruttezza) che i videogiochi. Continua a leggere »
Un po’ come fanno i veri critici di Cinema. Adesso, per prendere tempo, prima di arrivare alla vera recensione del film di oggi – che non è che sia lunghissima – vi racconto una storia personale di cui non ve ne frega un cazzo. Siccome però vi voglio bene, vi posso anticipare che quanto segue non contiene 1) decisioni causate da “siccome in questo periodo sono innamorato” 2) scelte motivate da “siccome mi piace vestirmi come una delle protagoniste del film” 3) svolte prese in considerazione del fatto che “siccome una volta un mio amico è stato seduto in treno vicino a uno che a sua volta aveva un amico un cui conoscente ha incrociato Fellini a Ostia“. C’è un limite a tutto, insomma.
Sono così vani e spensierati i giorni sotto l'imperialismo occidentale.
Quest’estate io e tre miei amici abbiamo deciso di andare in Brasile. Per stabilire l’itinerario abbiamo comprato una bella guida turistica. Abbiamo letto di posti incredibili: i Lençóis Maranhenses, il delta del fiume Parnaiba, le dune di Jericoacaora, la Baia dos Golfinhos di Praia da Pipa… Ma ci siamo subito accorti di un’altra cosa: il vero argomento principe delle guide turistiche sul Brasile è un altro. Riassumibile in una frase. “Occhio, che in Brasile non ci mettono un cazzo a rapinarti, rapirti, torturarti, ucciderti“. Ci sono pagine e pagine che ti sconsigliano di fare questo o quello, di andare in quel posto o in quell’altro, di portare quell’oggetto o indossare quell’indumento. Un terrorismo psicologico terribile. Arriviamo al giorno della partenza. Io, siccome c’ho le tagliole nelle tasche, per risparmiare ben 200 euro, ho avuto la brillante idea di prenotare un volo diverso da quello dei miei amici. Sono partito da solo, il giorno prima, alla volta di Rio de Janeiro che, secondo la nostra guida, è la città più pericolosa del pianeta. Forse dell’universo. In confronto la piramide mezza atzeca costruita dai Predator e farcita di Alien, è un’oasi di piacere. Mi travesto da giovane scasciato (un misto tra un ciellino e uno scout, con una punta di saggezza e acume dovuto all’esperienza), saluto parenti e amici e parto.
Potrebbe andare peggio, signore...
Arrivo all’aeroporto Antonio Carlos Jobim di Rio alle 4,30 del mattino. Appena metto piede su suolo carioca, comincio a temere il peggio. Mi guardo in giro sospettosissimo. Mi fanno paura anche quelli del controllo passaporti. Io con me ho documenti, carta di credito e soldi… Tutto quello che potrebbe fare gola a un malintenzionato assassino tagliagole. Ritiro il bagaglio e, in uno stato di tensione quasi insostenibile, mi avvio verso i taxi. Fumo disinvolto una sigaretta su una banchina dell’aereoporto, guardandomi in giro e tentando di assumere i connotati di un local. Dopo essere stato abbordato da svariati tassisti, contratto un po’ con uno e, visto che mi sembra di essere arrivato a un prezzo ragionevole, decido di salire sulla sua macchina. Stiamo per partire quando il mio tassinaro viene bloccato da una macchina che gli si para davanti e si mette di traverso. Sono le 5 del mattino. Sono da solo a Rio De janeiro. Il mio taxi è stato bloccato da una macchina tipo in corsa… Continua a leggere »
Uno dei filoni più interessanti -- ma anche dei meno frequentati -- del thriller, è quello dei film ambientati quasi interamente in macchina. Il primo titolo che viene in mente a tutti ovviamente è il clamoroso The Hitcher, in cui C. Thomas Howell sgranocchia delle dita mozzate messe a tradimento in un cartoccio di patatine fritte dal sadico autostoppista John Ryder, interpretato in maniera gigantesca da Rutger Hauer. Tralasciamo il seguito e il remake, (per non farci venire la gastrite e) per citare una sorta di spin off, ovvero il bellissimo Cohen & Tate diretto da Eric Red, ovvero lo sceneggiatore di The Hitcher (e de Il Buio Si Avvicina). Adam Baldwin e Roy Scheider, killer a contratto costretti a dividere l’angusto spazio vitale di una berlina nel lungo viaggio verso Huston. Mi viene in mente ovviamente anche Duel… e poi il vuoto. Nel senso che, certo, ci sono anche il primo Interceptor, Vanishing Point e altri, ma che fanno già parte di altri generi. Quello che interessa a noi, sono quelle pellicole che raccontano di un gatto e di un topo, di una strada e di una macchina. E bona lé. Una roba tipo Hush, insomma.
L’inglese Hush, esordio alla regia di Mark Tonderai, ex dj per BBC Radio One e già attore e sceneggiatore, si colloca fieramente nel filone. Si potrebbe chiamare un piccolo omaggio carploitation. Tonderai, oltre ad avere un bel cognome, si vede che si è sbattuto non poco per scrivere un bel thriller dove la strada, le macchine, i non luoghi ad essere protagonisti. Il risultato però, e mi scoccia molto scriverlo, non è del tutto soddisfacente. Zakes e Beth sono in macchina sotto la pioggia battente del felicissimo Yorkshire. Coppia in crisi, tentano di ricucire il loro rapporto facendo questo bel viaggietto insieme. Lui per lavoro si deve fermare in tutti gli autogrill che incontra per cambiare i cartelloni pubblicitari. Sai le risate? Davanti a loro, a un certo punto, si piazza un enorme camion bianco. Si alza per un secondo il portellone del rimorchio e Zakes riesce a vedere all’interno del tir una donna incatenata. Da qui comincia -- come da copione -- un lungo ed estenuante inseguimento tra stazioni di servizio, autostrade, parcheggi, stradine secondarie.
C’è poco da fare: Hush ha un inizio fulminante. L’idea è semplice, funziona alla grande e dopo i primi cinque minuti sei pronto a gridare felice: “Ho scoperto un film piccolo molto bello, guarda, un gioeillino di quelli che solo se cerchi attentamente o leggi i report dei festival di genere minori! Alè, oh, oh!“. Poi però le cose cominciano a precipitare. Pochi altri generi al mondo pretendono un’unità di luogo, di tempo e soprattutto una sceneggiatura ferrea come quelli ambientati in macchina. Gli errori di Hush sono due. Non rispettare la regola della macchina, ambientando alcune sequenze importanti (troppe) fuori dalle claustrofobiche lamiere dell’auto. E soprattutto quello di totalizzare un numero impressionante di Maccosa. Metto le mani avanti: voi assidui lettori lo sapete. Ci basta poco. Non vogliamo sempre e solo I Soliti Sospetti. Si può anche arrivare in fondo a un film di genere prendendosi certe libertà (leggi = inserendo qualche cazzata o non spiegando proprio tutto tutto). Qui però c’è poco da fare: siamo incollati al protagonista e per la maggior parte del tempo, siamo seduti sul sedile del passeggero. Non si può sbagliare quasi nulla. E visto che 91 minuti sono tanti, dopo un po’ non si sa più che pesci pigliare e, per allungare il minutaggio, si perde il controllo. Cosa pericolosa dietro il volante come dietro la macchina da presa. Il risultato è che dopo la mezz’ora ci si ritrova spesso in piedi, occhi sgranati, mani nei capelli e in bocca una sola parola: Maccosa!?
DVD-quote suggerita:
“Parte bene ma il Maccosiometro dopo poco goes to eleven”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com
Intro di Nanni Cobretti: e poi ci sono film che irritano a tal punto che non uno ma ben DUE redattori (Casanova e Dolores) sentono di dover dire la loro a quattro mani sulla questione. Fine dell’intro.
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Il pezzo di Casanova Wong Kar-Wai:
Last Night A Regaz Saved My Life: come il roghenrò ebbe la mejo sulla Morte.
Vi riveliamo questa cosa: i vampiri sono una gran palla. Uno guarda True Blood e pensa che la vita del vampiro sia divertentissima: sesso, violenza, droga, serate al Merlotte’s… E invece no. I vampiri di Daybreakers sono dei matusa. Tipo quelli che non ci vogliono far divertire a noi ggiovani. Della gran palle. Una volta eliminati gli umani, i vampiri hanno decretato che lo stile di vita vincente dell’uomo moderno, dev’essere simile a quello seguito da mio nonno Palmiro. Si vestono in stile vintage anni ‘50, fumano ostentatamente delle sigarette, non hanno praticamente vita sociale e hanno un pessimo gusto nell’arredare le loro case. Non se ne vedono tante, a dire il vero, ma le due che vengono mostrate nel film sono di una tristezza abissale. Immaginate uno costretto a vivere da Flos, il negozio di lampade cool. Ambienti cupi, tavoli in vetro, mobilia scarna e minimale. Anche le loro macchine sono tristi e squallide. Per non parlare poi dei loro uffici o dei loro luoghi di lavoro: neon. Neon come se non ci fosse un domani. Sembra di essere sempre in un ospedale o in uno di quei ristoranti cinesi dove hai la certezza matematica che la carne che stai mangiando NON è anatra.
"mah... l'ultima volta che mi son divertito... sarà stato il 1982... '81..."
Va da sé quindi che, per combattere un tale grigiore, c’è bisogno di una personalità forte, qualcuno di diverso, agile e scattante e dinamico: il nemico numero uno dei vampiri infatti, è un regaz. Ed è qui che entra in gioco Willem Dafoe. Continua a leggere »
Nome: i più canonici; lupo mannaro, licantropo, uomo lupo… A un certo punto viene anche pronunciata la frase “Ma sono dei Mostri Enormi!“. C’è chi invece crede allle leggende e all’esistenza di una fantomatica “bestia della brughiera di Bodmin“. Insomma la cosa da chiarire, è che il titolo Dog Soldiers non c’entra nulla. Non è nemmeno riferito ai mostri, ma ai poveri soldatini che ci si trovano costretti a combattere.
Chi gliel’ha dato: Dog Soldiers? Boh. Questo non lo so. Immagino se lo sia inventato Neil Marshall per dare un nome figo ai suoi protagonisti. Per altro non viene mai pronunciato in tutto il film. Licantropo, lupo mannaro e uomo lupo invece, sono termini che esistono da sempre. “Bestia della brughiera di Bodmin” invece l’hanno evidentemente coniato gli abitanti dei pressi della brughiera di Bodmin. Che giustamente si cagano un po’ addosso solo a sentire ululati o versi strani nella foresta.
È colpa degli americani? No, il lupo mannaro esiste da sempre. L’internet dice addirittura che:” I miti che riguardano la figura del lupo hanno origine, con buona probabilità, nella prima età del bronzo, quando le migrazioni delle tribù nomadi indo–ariane le portarono in contatto con le popolazioni stanziali europee“. Più che altro, in questo caso specifico, è colpa degli inglesi. Vi spiego perché: i Dog Soldiers sono impegnati in una missione d’esercitazione. Vengono messi in pericolo e usati come esche da una squadra di soldati cazzutissimi che hanno il compito di catturare un licantropo vivo. Come se fosse facile… E infatti le cose non vanno per il verso giusto. Continua a leggere »
La storia è questa: siamo nel 2007. Ti West è un giovane regista horror. Ha pochi soldi e sente di avere tante tante idee. Ha già girato The Roost e Trigger Man, due film che hanno visto il buio di tante piccole sale cinematografiche in giro per il mondo. Il suo è uno di quei nomi su cui qualcuno, forse in un futuro lontano, punterà. Una sera, dopo essere stato al solito baretto con i suoi amici, altri giovani e coraggiosi registi horror, torna a casa. Trova un messaggio in segreteria. “Pronto Ti? Sì, sono Eli. Eli Roth. Senti, ti volevo dire una cosa: io da domani non vengo più dal pugliese a prendere le Moretti a 1 euro e 30. Ho fatto i soldi. Te l’ho detto che Cabin Fever spaccava. Adesso c’ho amici che contano. Per cui, ciao. Me ne vado. Senti, se vuoi il seguito di Cabin Fever te lo lascio… Magari fai i soldi anche tu e ridiventiamo amici. Ok?. Nel frattempo non mi cercare. Ah, se ci incontriamo e io sono con Tarantino ti prego di far finta di non conoscermi. Ok? Ciao“.
Spoiler: lei si vede nuda.
Ti West sulle prime ci rimane male, ma alla fine è riconoscente al suo amico. Certo, se n’è andato e le serate dal pugliese dove la Moretti costa 1 e 30 saranno più tristi, ma gli ha lasciato Cabin Fever. Uno di quei biglietti per la celebrità, la fama, il successo, che ti capitano una volta sola nella vita. Ti, con il benestare di Eli, parla coi produttori. “Amici produttori, io sono uno eccentrico, tutto matto… Cabin Fever è bello, e il mio ex amico Eli ha fatto un buon lavoro, non si discute, ma io voglio fare un seguito diversissimo. Ok? Basta con sta roba che bisogna omaggiare gli anni ‘70. Quello lo lasciamo fare ai Nispel. Io sono uno controcorrente. Io voglio fare una roba anni Ottanta. Ok? Sui teenagers, il sesso, il contagio… Una roba tipo un teen movie ma collo schifo. Ok? Ho già tutto in testa. Se mi dite che va bene, io vado. Che faccio? Vado?”.
Spoiler: NON si è lavata i denti. NON è dentifricio.
E Ti va. I produttori gli hanno dato fiducia. Lui comincia a girare e tutto va nel migliore dei modi possibili. Avete presente quella sensazione che si ha quando girate un seguito di un film di un vostro vecchio amico che adesso è uno che conta e tutto, TUTTO, va bene? Io no. Però è andata così. In rete si comincia a parlare benissimo di Ti West e del suo sequel, Cabin Fever 2: Spring Fever. Sempre più gente comincia a puntare su di lui. Poi, sfortunatamente, succede qualcosa. Continua a leggere »
Ok, non so se ve l’hanno già detto, ma Paranormal Activity è un po’ un fenomeno mondiale. Pare infatti che sia stato girato con pochi soldi e che ne abbia incassati invece tantissimi. Vi risulta nuova questa notizia bomba? È perché siete sul sito giusto. Noi siamo persone attente e sul pezzo, per cui siamo in grado di darvi informazioni così attente e accurate. Ma dato che siamo così attenti e accurati, ci è venuto un dubbio: possibile che in tutto il mondo rotondo, che gira che gira e che mai si fermerà, non sia stato girato un film simile a quello di Oren Peli? Magari un altra pellicola – per dirla come Piero Ciampi - con “tutte le carte in regola” per diventare un successo mondiale? Scava, scava e ovviamente, dall’edizione del 2009 del South by Southwest, viene fuori un titolo piccolo piccolo. Ancora più piccolo di quello lì che esce domani nelle nostre sale… Ecco a voi Lake Mungo.
Ora, capisco che il titolo non suoni particolarmente catchy – a me fa venire in mente la sequenza di Tutti Pazzi Per Mary in cui Matt Dillon dice che conosce uno con una fronte grande come lo schermo di un cinema – ma vi posso assicurare che Lake Mungo non ha niente da invidiare a Paranormal Activity. Anzi. Cominciamo però dicendo che l’esordio di Joel Anderson è del 2008, per cui non iniziate a scrivere nei commenti che Joel ha copiato. Amici armati di penna rossa, lo sappiamo anche noi che quello lì è arrivato prima, ma non è questo ciò che a noi importa. Ora, come detto nell’intervista, è impossibile non citare parlando del film di Oren Peli l’ormai vecchiotto The Blair Witch Project. Questo perché quello che vediamo sullo schermo è semplicemente il “riassunto” delle riprese fatto dai protagonisti. Certo, in questo caso manca un inquadramento iniziale – una sorta di preambolo/spiegazione (modello Cannibal Holocaust) – e le parti più interessanti sono riprese con m.d.p. fissa, ma il succo è quello. Lake Mungo invece è diverso. Si spinge un po’ più in là, giocando con lo spettatore e con la veridicità di quello che gli viene mostrato. Continua a leggere »
Cari amici che state nell’Italia, domani esce nelle vostre sale un film che è stato definito come “l’horror più spaventosissimo di sempre“. C’è gente che s’è sentita male, alcuni hanno lasciato la sala prima della fine, altri non hanno più dormito sonni sereni dopo la visione… Insomma, un casino. Piaccia o meno, parliamo di un vero fenomeno mondiale. Paranormal Activity, lo sa anche la mia mamma, è costato poco, ha guadagnato tantissimo ed ha lanciato la carriera di Oren Peli. Noi ve ne abbiamo già (1) abbondantemente (e 2) parlato ( e 3!), ma ci è sembrato giusto dare una certa rielvanza all’uscita del film nelle italiche sale. Per cui, indomiti e incapaci di non viziarvi ammodo, abbiamo mosso mari e monti per incontrare il giovane Oren. Certo, si può arrivare alla conclusione che il nostro sia forse eccessivamente abbottonato e prono di fronte ai dettami della case di produzione che hanno presso sotto la propria ala protettiva il suo film, ma qualche spunto interessante non manca. Se ancora non avete visto Paranormal Activity, se l’avete visto e volete saperne di più, ecco cosa ci ha raccontato…
Casanova Wong Kar-Wai nascosto tra le piante.
Il tuo Paranormal Activity è costato poco più 10 mila dollari e ad oggi ha guadagnato più di 100 milioni di dollari. È datato però 2007: cos’è successo da allora fino alla sua uscita sui nostri schermi?
Il film ha cominciato a girare i festival alla fine del 2007. Steven Spielberg l’ha visto e, grazie al suo interessamento, nel 2008 abbiamo firmato un contratto con la Dreamworks. Con loro abbiamo fatto una serie di proiezioni test ed eravamo pronti per distribuirlo nelle sale. Sfortunatamente, durante l’estate del 2008 la Dreamwoks e la Paramount si sono separate. Questo ovviamente – per una lunga serie di questioni burocratiche – ha fatto slittare l’uscita del film. Anzi, a un certo punto non eravamo neanche sicuri di cosa sarebbe successo. Poi le cose si sono risolte, ma il film è uscito con un anno di ritardo rispetto a quanto previsto.
Solitamente i “piccoli” film come il tuo, quando vengono comprati da Hollywood, vengono rifatti con un altro regista o un altro cast eccetera. Come sei riuscito a mantenere il controllo sul tuo film?
Beh, a dire il vero all’inizio volevano farmelo rigirare cambiando tutto. Poi fortunatamente – grazie alle reazioni della gente durante le proiezioni di prova – hanno deciso di lasciarlo così.
Cos’era successo nelle sale?
Il pubblico lasciava la sala prima della fine del film. Per cui loro pensavano che non piacesse. In realtà scappavano per la paura. Questo li ha convinti che era giusto lasciarlo così. Continua a leggere »
Vi ricordate dell’affaireFederico Alvarez? Breve riassunto delle puntate precedenti: Neill Blomkamp, grazie a un piccolo cortometraggio, è diventato il migliore amico di Peter Jackson. I due se la intendono alla stragrande, e Peter Jackson per Natale ha regalato a Neil la possibilità di fare District 9.
Roso dall’invidia, perché a lui nessuno lo accompagna in fumetteria o al cinema il sabato pomeriggio, Sam Raimi decide di visionare tutti i cortometraggi del mondo al fine di trovare anche lui il suo personal buddy. Incappa in Ataque de pánico! di tale Federico Alvarez. Raimi vede dei robottoni e tante esplosioni, scalda due speedy pizza, e capisce di essere sulla strada giusta. Decide che Federico Alvarez è troppo il suo BFF e, per non fare la figura di quello con le tagliole nelle tasche, regala all’Alavarez la possibilità di fare un film con una fracassata di soldi. A questo punto entriamo in giuoco noi: i 400 Calci è lieto di annunciare a tutti i registi là fuori pieni di soldi e in cerca di un amichetto con cui andare ad Amsterdam a Pasqua, che c’è un nuovo cortometraggio che gira in rete. È perfetto: piccolo, girato in economia (pensate: in sole tre settimane!), ma con estrema fantasia e capacità di mezzi. Forse il tasso di nerditudine è un po’ troppo sopra la media, ma questo per molti è addirittura un plus. E ci sono anche le esplosioni! Insomma: la notizia è che Bill Parker è libero. Registi bisognosi d’affetto e con tanti soldi da investire, fatevi avanti. È un investimento sicuro…
Pronti? Ecco a voi Star Wars Vs. Star Trek!