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Nightmare: Smells like a Puttanata

30/08/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai
Diamo il film in mano a quello lì col chiodo!

Affidiamo il film a quello lì col chiodo! Mi sembra un'ideona!

C’ho questa domanda che mi assilla. Ma secondo voi per quale motivo Michael Bay ha voluto Samuel Bayer per il reboot di A Nightmare on Elm Street? Cioè, a un certo punto si parlava di John McNaughton. Addirrittura per qualche secondo s’è fatto il nome di David Fincher. Poi, una volta che il progetto è finito nelle manone tozze di quel peperino di Michael, è arrivato Samuel Bayer. Chi? Grazie per la domanda. Samuel Bayer è il regista del video di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Quando l’ho saputo sono andato subito a rivedermelo. Ve lo ricordate? C’erano loro che suonavano, dei babbei che li ascoltavano, le ragazze pon pon con la A di Anarchia sul top e un bidello vecchio con in mano un mocio vileda. Ricordatevelo.

Insomma, non propriamente una bomba. Cioè, all’epoca io mi ricordo la delusione nel constatare che la canzone più esaltante del mondo aveva un video a cui, essendo larghi di manica, si poteva affibiare un 6+. Poi, Samuel Bayer, ha fatto anche tantissimi altri video, tutti di gruppi diligentemente selezionati tra i meno influenti della storia della musica. Tipo i Papa Roach. Mamma mia, che gruppo di merda i Papa Roach. E niente, Michael Bay ha deciso che Samuel Bayer era l’uomo giusto per dirigere il più importante reboot della Platinum Dunes. Sarà stato per colpa del bidello e del suo mocio vileda? Non so, forse è per motivi personali, ma se chiedete a me qual è la serie horror più importante di sempre, io rispondo Nightmare. Già solo l’idea di poter plasmare un nuovo Freddy Krueger era talmente stimolante che alle prime notizie dal set (anche se sotto sotto già sapevamo che sarebbe venuta fuori una puttanata) ci eravamo fatti contagiare da timidi entusiasmi. Ma vuoi vedere che alla fine forse non sarà male? E invece possiamo dormire sonni tranquilli: il nuovo Nightmare è il più brutto dei reboot messi in piedi da Michael Bay e soci.

Andrew Form e Brad Fuller decidono che è giunto il momento di fare schifo

Andrew Form e Brad Fuller decidono che è giunto il momento di fare schifo forte forte.

Oh, e che sia chiaro: parliamo di una bruttezza totale, apocalittica, senza appello. Non Aprite Quella Porta 2.0 e Venerdì 13 2.0 sono brutti, lo sapete. Ma qui siamo veramente oltre. Andiamo con ordine: A Nightmare on Elm Street 2.0 non fa paura. Ma veramente MAI. Nemmeno i “momenti bubusettete”. Sapete quelli dove c’è una roba che spunta fuori dal nulla e spingono il volume a livello “sangue dal naso” e voi fate automaticamente un saltone sulla sedia? Zero. Manco quello. Non che non ci siano, eh? Ne ho contati almeno una decina. Solo che sono fatti male. La sceneggiatura non tocca nessun tema vagamente interessante. I dialoghi mettono serio imbarazzo. C’è questo scambio di battute che m’è rimasto particolarmente impresso: l’insopportabile Kyle Gallner (uno che è nato nel 1986 e ha il triplo mento) è in biblioteca per fare delle ricerche sugli effetti della mancanza di sonno. Ovviamente s’addormenta. Fa un incubino bruttissimissimo. Viene svegliato dalla bella Rooney Mara e subito fa quella fazza da triglia orribile che gli viene così bene. Lei lo guarda e gli chiede “Incubi?”. La triglia annusice. “Freddy?”. Annuisce di nuovo. “Vabbeh, mettiamoci a leggere dei libri sulla cui copertina c’è scritto grosso grosso SLEEP”. Niente, come se tutto fosse dato per scontato. Come se tutti sapessero già tutto. Il fatto che tanti adolescenti comincino a sognare tutti la stessa cosa e che muoiano uno dopo l’altro, non sembra stupire nessuno. Soprattutto gli adolescenti stessi che accettano tutto come se fosse una cosa normale.

Dai, oh, ti ho già detto che se muori nel sogno, muori veramente! Quante volte te lo devi spiegare!

Dai, oh, ti ho già detto che se muori nel sogno, muori veramente! Quante volte te lo devo spiegare! Sono scocciatissimo!

Non viene sviluppato nessun vecchio tema legato all’originale. In un’intervista precedente all’uscita del film avevo letto che gli sceneggiatori si bullavano di aver ampliato la parte riguardante il passato oscuro di Krueger. Il nuovo Nightmare prometteva di spiegare dettagliatamente la vita di Krueger pre-morte e di instillare addirittura dei dubbi sulla sua colpevolezza. Tutte cazzate: i dubbi non sono suggeriti, ma enunciati (”Ma allora forse non era colpevoleeeee!”) e durano qualcosa come 0,44 secondi (”Ma allora era veramente colpevoleeeee!”). Ma soprattutto, e questo è forse l’aspetto più incredibile della questione, non c’è nessun tentativo di esaltare/costruire la figura del nuovo Freddy. Il ruolo che ha cambiato la vita a Robert Englund, uno dei personaggi più importanti di tutto il cinema horror, viene trattato come se fosse un cattivello qualunque. Prendiamo il guanto, quell’oggetto così importante nell’iconografia del franchise, quel’invenzione così fortunata. Ecco, il guanto viene mostrato più o meno dopo 2 minuti di film. Così, come se nulla fosse. La suspense? Mi fai ridere, mi fai. Il tutto va a scapito del povero Jackie Earle Haley, il Rorsarch di Watchmen (ma soprattutto il drogatello di Semi-Pro). Al tempo del trailer avevamo apprezzato l’idea di rinunciare al lato comico di Freddy per presentarlo come un villain serio, silenzioso e realmente spaventoso. Rimane vero che non ci si è buttati sul comico, ma questo nuovo Freddy non fa veramente nulla. Ma proprio niente. Appare, si mette un paio di volte in contro luce, dice due frasine e basta. Ed è una pecca imperdonabile. E il nuovo make up? Brutto. Ma non quel brutto che almeno ti fa arrabbiare (come quello che indossava Englund in Wes Craven’s New Nightamare), ma un brutto inutile, fiacco.

Hot to apparire svogliato for dummies.

How to apparire svogliato for dummies.

E poi i sogni. Grossa parte del fascino e dell’originalità del primo film risiedeva nelle sequenze di passaggio da realtà a mondo onirico. Craven era bravissimo a gestire i tempi, a cogliere quell’impercettibile momento in cui si passa dalla veglia al sonno. Lo scivolare nell’incubo diventava quasi invisibile. Qui si inquadrano dei giovani (con le facce da vecchi. Cazzo, Katie Cassidy sembra sua madre…) che sbattono due volte gli occhioni per poi riaprirli e fare un’espresione tutta stupefatta. Avete presente la sequenza del flashback di Ecce Bombo? Ecco, una cosa del genere.

Sembro più vecchia di Accorsi in Jack Frusciante!

Sembro più vecchia di Accorsi in Jack Frusciante! Spaventosissimo!

Aggiungiamoci anche una mancanza TOTALE di qualsiasi tipo di fantasia nella rappresentazione del regno di Krueger. Sarà perché questi giovinastri sono dei dementi dalla vita particolarmente noiosa, ma fanno degli incubi di una piattezza senza precedenti. Cioè, secondo me uno che lavora da 45 anni al casello dell’autostrada a Pizzo Calabro fa dei sogni più interessanti. Quante ne abbiamo viste nei film della serie originale? Certo, qualche volta ci si lasciava prendere la mano e si buttava tutto in vacca, ma si tentava comunque di creare qualche collegamento interessante e ardito tra Realtà e Sogno. Qui calma piatta. Tutte le potenzialità di un mondo senza regole, governato dall’inconscio, vengono gettate alle ortiche in nome della pigrizia più totale. Samuel Bayer peggiora la situazione con una regia che più svogliata non si può immaginare. Ciliegina sulla torta, la riproposizione di due o tre situazioni copiate e incollate dall’originale (il guanto che esce dalla vasca da bagno, il body bag trascinato tra i corridoi della scuola, la corsa sul tappeto che diventa liquido) che dovrebbero far accendere una lampadina agli spettatori più sgamati e che invece aumentano ancora di più il grado di disagio. Brucia dirlo, ma questa cazzata fa apparire Marcus Nispel come un regista vero.Fortunatamente Samuel Bayer ha già detto che per il seguito di questa merda non è disponibile.

DVD-quote suggerita:

Un film che fa riflettere sulle similitudini tra i casellanti di Pizzo Calabro e Castaneda
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Aspettando Transformers 3 (con ansia)

28/08/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

T3

Prime immagini dal set di Transformers 3.
Vai Michael, fai esplodere tutto. Come se non ci fosse un domani.

(via)

Anteprima FF10: Dream Home

23/08/2010 | divagazioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Ve ne avevamo già parlato a tempo debito dopo il suo passaggio all’ultimo Far East Film Festival di Udine. Parliamo di Dream Home ultima estenunate fatica di Pang Ho-Cheung. No, questo per sottolineare quanto siamo incredibilmente sul pezzo. Cioè, prima del Fright Fest. Se questo non è un “puppare fava!“, non so veramente cosa possa esserlo. Ma veniamo alle cose importanti: il film in questione, passati ormai quasi tre mesi dalla visione, mi è incredibilmente rimasto in mente. Pensavo fosse una di quelle visioni di genere festivaliere destinate a sbiadire con il tempo. E invece.

Invece c’è da fare i conti prima di tutto con una storia veramente fuori di testa (una donna uccide gli inquilini di un palazzo per abbassare il prezzo di un immobile che vuole acquistare) e soprattutto con alcune delle sequenze più violente mai viste al cinema. Si parte col botto per poi sferrare mazzate a ripetizione, aumentando di volta in volta il grado di pazzia e surrealismo del gore. Se le sequenze iniziali risultano insostenibili nella loro crudezza e cattiveria, verso il finale sarete in piedi in sala a battere le mani dalla gioia. Ovviamente se apprezzate vedere sangue a ettolitri sullo schermo. Ogni tanto si ha l’impressione che la brodaglia (la trama principale) venga allungata a caso giusto per intervallare gli omicidi, ma c’è del buono anche nei flashback. Altissimo bodycount (ben 12 vittime) ed ho personalmente assistito a una scena di svenimento in sala. Josie Ho ha veramente una fazza inquietante.

I Mercenari: Jet Li e Jason Statham in “The One” e “War”

05/08/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai

Quando abbiamo messo gli occhi sul cast di The Expendables (o, come butta dire in questi giorni, de I Mercenari), c’è venuto uno di quei duroni che neanche all’epoca in cui in edicola si andava con fare furtivo a comprare Teletutto. Un sogno che diventa realtà. Tanta, tantissima carne al fuoco. Insomma, lo sapete: tutti i nostri eroi in un solo film. Eppure, in pochi sembrano ricordarsene, due dei Mercenari hanno già avuto il piacere di dividere lo stesso set. Parliamo di Jet Li e del nostro paggetto Jason Statham, che hanno fatto non uno, ma ben due film insieme. Soppala. E te li ricordi, signò? Noi sì.

The One: film fatti col computer! Paiura!

The One: film fatti col computer! Paiura!

Partiamo da The One, pellicola del 2001 a firma James Wong. Il film ha uno spunto narativo piuttosto affascinante, simile a quello che regola il mondo dei comics Marvel. Sapete no, che noi viviamo in un Multiverso, vero? Per dirla in parole povere: ci sono tantissime realtà parallele, tantissime variazioni della realtà in cui noi viviamo. Vi faccio un esempio concreto: in questa nostra realtà (che è solo una delle tante, nello specifico una delle 125 esistenti) Silvio Berlusconi è il Presidente del Consiglio. In un’altra è rimasto un cantante sulle navi da crociera. In un’altra ancora, è da poco diventato Presidente della Galassia Unita. C’è anche quella però in cui il trapianto di capelli gli è venuto male e adesso indossa una parrucca tipo quella di Sandy Marton e tutti lo prendono in giro. Insomma, ci siamo capiti. Nel futuro immaginato da James Wong, esiste un modo per viaggiare da una realtà all’altra. Questo però crea dei probabili rischi all’equilibrio universale, per cui esiste una Polizia Intradimensioniale, dei poliziotti che controllano che tutto proceda per il verso giusto, senza casini o sovrapposizioni di realtà. In questo casino esiste un pazzo criminale che ha una bellissima idea: viaggiare di realtà in realtà per uccidere tutti i suoi corrispettivi fino a diventare l’unico, il solo, The One. Scatta dunque una incasinatissima caccia all’uomo tra il pazzo criminale (Jet Li) e un poliziotto intradimensionale dai metodi poco ortodossi (Jason Statham). Questa, in poche ma incasinate parole, la trama di The One. Ma vediamo come se la sono cavata i nostri due attori in questo primo confronto.

Jet Li non ride mai. Ma mai mai.

Jet Li non ride mai. Ma mai mai.

Siamo come abbiamo detto nel 2001. Jet Li, leggenda del cinema di Hong Kong, è da poco sbarcato in America. Ha esordito con il ruolo del cattivo in Arma Letale 4, gli è stato cucito addosso un film imbarazzante come Romeo Must Die (dove, lo ricordo per chi non l’avesse visto, a un certo punto si mette il cappellino all’indietro e gli fanno fare il rapper. Cristo, perché?) e ha già incontrato sulla sua strada quel cazzaro di Luc Besson che l’ha voluto per Kiss of the Dragon. Insomma, Jet Li è arrivato a Hollywood come un mito, preceduto da una fama incredibile, ma non ha ancora trovato un ruolo in grado di esaltarne le incredibili capacità. Un po’ la stessa sorte che è toccata ai registi della colonia inglese, il cui nome viene sbandierato sulle locandine dei film che firmano in America come sinonimo di rinnovo dell’action, ma che poi nei fatti sembrano dei loro imitatori pochi ispirati. John Woo, Ringo Lam, Tsui Hark sono gli spettri di quello che erano. Jet Li, insieme a loro, non sta facendo una gran figura. C’è da dire che non è nemmeno colpa sua e che sono passati ormai anni da quando faceva quelle cose che ogni volta che le vediamo piangiamo fortissimo, ma la crisi è innegabile. Segue un video in cui Jet Li fa una di quelle cose che quando la vediamo noi piangiamo fortissimo.

James Wong, che a noi sta simpatico e che l’anno prima di questo film aveva girato Final Destination, si trova a dover dirigere Jet Li. Non sapendo bene che fare, non avendo a disposizione nessun coreografo coi controcazzi (anche se pare ci sia lo zampino di Corey Yuen), fa quello che gli viene meglio: la butta in caciara. C’è un che di dissacrante nell’utilizzo che il regista fa dell’attore. Mentre l’ancora misconosciuto Jason Statham viene introdotto in scena senza nessuno stratagemma o suspence, il volto di Li viene svelato dopo una lunga preparazione. il nome sulla loocandina d’altra parte è il suo. Una volta scoperto che il cattivone è lui (con un doppio effetto sorpresa), lo si cogliona mostrandolo in una lunga serie di travestimenti, ovvero sempre lui ma nelle altre 120 e passa realtà parallele: Jet Li biondo, coi capelli lunghi, macho, gay, ecc… Se promettete che non mi aspettate sotto casa per randellarmi, direi che James Wong diventa warholiano e sfrutta l’elemento pop della figura di Jet Li riproducendolo all’infinito, in una lunga serie di varianti. Questo meccanismo rende posibile anche un vero e proprio cazzabubolo fino ad allora impensabile: il combattimento Jet Li vs Jet Li. È qui risiede l’altro elemento forte del film. Della leggerezza di Hong Kong qui non si sa che farsene e quella fiscità così affascinante viene sostituita da un’ostentazione di cavi e da un utilizzo del digitale quasi dilettantesco. Le botte di The One sono più simili a quelle dei cartoni animati piuttosto che a quelle sequenze che anche mia madre poi diceva “hai visto? tipo Matrix!”. Jet Li diventa di plastica, regolato da leggi simili a quelle a cui sottostà Willy il Coyote e, come si diceva precedentemente, replicabile. Dall’altra parte viene presentato un Jason Statham acerbo (anche lui è praticamente appena arrivata in America, dopo gli esordi british con Guy Ritchie), con decisamente troppi capelli, non ancora pronto al corpo a corpo. È innegabile però che il nostro è dotato di quella cartolaccia innata che ce lo rende oggi così irresistibile. Di fianco a Li (che giustamente non cambia mai espressione… ma non è mai stato un problema) svetta per versatilità e bravura, anche se si limita a fare lo sguardo truce e bofonchiare un paio di battute ad effetto. Insieme i due fanno poco, manco un vero e proprio scontro, ma si capisce che se la intendono. Amici. In cinque minuti.

DVD-quote suggerita:

Il periodo warholiano di James Wong
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Per la serie: locandine deligate.

Per la serie: locandine deligate.

Tant’è che i due ci riprovano sei anni dopo con War (in italiano Rogue: il Solitario) e le cose vano un po’ meglio. Non tanto a livello di storia (War è un pasticciaccio piuttosto confuso, fatto di continui doppi, tripli, quadrupli giochi carpiati con velleità shakespeariane che alla fine, anche se si capisce tutto, manca proprio l’interesse. Pare anche che sia stato tagliato perché molto violento e forse questo non aiuta. Ma anche sticazzi), ma di recitazione. E soprattutto di interazione tra i due. Il film si apre sulla cartola del poliziotto Statham che, nei cinque minuti iniziali, dimostra di aver capito come tenere a bada i suoi capelli, guadagna una battuta che capisci immediatamente che verrà ripronunciata in qualche altra parte del film con tanto di gomitino gomitino, uccide gente e vanvera con un fucile a pallettoni. Ed è inutile che vi stia a dire che il fucile a pallettoni è in dotazione solo ad attori con uno spessore che giustifichi il calibro e la pesantezza dell’arma. Se in The One era fondamentalmente un Signor Nessuno, qui è immediatamente protagonista. La sua figura di omo de action duro e sporco è già stata consolidata da due episodi della saga di Transporter e dalla sua parte in The Italian Job. Ah, e da quel filmetto che è Crank. Jason è anche sulla (deligatissima) locandina e in questo film il possesso di palla è Jason 60%, Jet 40%. A voler essere generosi.

Cartola. Tanta.

Cartola. Tanta.

Ma è ancora una volta il trattamento che viene fatto di Jet Li ad essere maggiormente interessante. Il suo volto viene svelato dopo un quarto d’ora se non di più di film, ma soprattutto viene più volte detto che il suo aspetto è frutto di ripetuti inteventi di chirurgia plastica. Questo, permettete la cattiveria, viene probabilmente detto per giustificare la fissità di Li. Qui quantomai evidente, visto che non viene mai sfruttato il suo vero potenziale. In War, Jet Li passa più tempo con una pistola in mano che a menar le mani. E non mi sembra una buona idea. L’idea è quella di crear una sorta di competizione a distanza tra i due. I metodi sbrigativi e de panza di Statham, contrapposti a quelli freddi e calcolatori di Li. Vederli in azione prima separatamente, fare una piccola preview del loro duello finale, per poi far deflagrare il tutto negli ultimi minuti. Qui finalmente si arriva alle mani. Jet Li è libero di tirare un paio di pizze e sfruttare un set (a dire il vero non particolarmente interessante). Jason può far vedere che anche lui due calci li sa piazzare. Il loro corpo a corpo, è troppo breve, è giustificato narrativamente accazzo di cane, ma non è niente male. Anzi, direi che è proprio il fulcro del film. Anche perché il resto c’è Jet Li che fa a spadate con un ciccione, Devon Aoki che veramente non sa fare un cazzo e Jason che fa le faccette insieme a Luis Guzmán. Parte del merito, se di merito vogliamo parlare, è di quello che ha trasformato Liam Neeson in una action star, ovvero il regista di Taken, a.k.a quello zarro di Pierre Morel. Qui è direttore della fotografia, ma fa sicuramente di più di Philip G. Atwell, ovvero colui che è accreditato come regista.

DVD-quote suggerita:

“Jet Li con le pistole in mano. Ma almeno Jason non ha i capelli.”
Casanova Wong Kar Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Se ne i Mercenari non fai quelle robe lì che ci fanno piangere, mi faccio ricrescere i capelli.

Se ne i Mercenari non fai quelle robe lì che ci fanno piangere, mi faccio ricrescere i capelli.

Anteprima FF10: The Tortured

30/07/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

Quando l’horror sconfina nel fascinema. Craig (Jesse Metcalfe) e Elise (Erika Christensen) sono belli, giovani e felici. Sono entrambi ben pettinati, hanno una bella casettina in periferia e un bambino biondissimo. Peccato per loro che al mondo ci sia gente brutta. Gente come Bill Moseley. Avete presente Bill Moseley? Immagino di sì, altrimenti non saresti qui. Provate a indovinare che parte interpreta il vecchio Bill. Ovviamente fa la parte del pazzo assassino maniaco sessuale pedofilo con i capelli unti e la fazza da pazzo. Che rapisce (e uccide) il fanciullo della giovine coppia. I quali giustamente a questo punto si disperano e soffrono. Ma che poi, nel momento in cui la giustizia non punisce adeguatamente il killer,  s’incazzano come degli sharktopus. A questo punto la soluzione sembra essere solo una. Ovvero rispondere alla domanda: “How far would you go?”. Quanto in là ti spingeresti per placare la tua sete di vendetta? Se vi capitasse il culo di mettere le mani sull’omicida di vostro filgio, cosa fareste? Se avete la pazienza di seguirmi e visionare tutti i 141 secondi di trailer, vi potete fare un’idea di cosa sceglieranno i due simpatici coniugi.

Che dire? Il plot non è dei più nuovi e, se chiedete a chi scrive, dei più affascinanti. Certo, c’è il vecchio Otis B. Driftwood, garanzia di cattiveria e faccette disgustose, ma lo sbandierare “dai produttori di Saw!”, non mi sembra un biglietto da visita sufficiente per farmi assistere a 90 minuti di torturine e problemini di coscienza. Anche perché il tutto sembra poi riconoscibile solo nel montaggio accazzo e nella maschera da gas che campeggia anche nella locandina. Il regista Robert Lieberman ha fatto tanta telvisione e un titolo come The Stranger. Ma state attenione! Non stiamo parlando del film con Liv Tyler contro quelli con la maschera, ma di un action con Steve Austin che piglia 4,8 su IMDB. Che palle, no?

Quel gran pezzo dell’Uganda…

30/07/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

Il titolo è farina del sacco del nostro Luotto Premniger ma, visto che fa riderissimo, ce lo rubo. Però lo stimo e lo saluto. Non è che gli rubo le robe e basta. Ma la notizia è un’altra, ed è una notizia bomba. Amici del cinema esotico, pronti a vedervi qualsiasi cazzata equa e solidale solo perché proveniente da un paese col P.I.L. inferiore al budget stanziato per due sequenze di Sucker Punch, state attenzione! L’ugandese Ramon Film Productions ha deciso che il momento è ok… per il cinema action! Avete letto bene. Uganda e cinema action. Insieme! Guardiamo il filmato.

Il titolo di questa bomba, costata pare 8 milioni di scellini ugandesi (3500 dollari), è Who Killed Captain Alex?. Come avete visto contiene la sequenza di doppio calcio laterale sulle orecchie più bella di sempre. Avete visto? Ma soprattutto c’è anche la scena di elicottero che schiaccia quattro grattacieli più bellissima di sempre. Avete visto? Nuovi ‘cezzionali confini per il digitale. Straordinaria la scelta della voce più fastidiosa di sempre per accompagnare questi 99 intensissimi secondi di immagini mozzafiato. Una roba che a metà mi scendeva il sangue dal naso. Come sentire Papi Chulo a volume Ibiza, tutta distorta e con uno che contemporaneamente ti suona la vuvuzela dal di dentro del cervello. Siccome qui si fanno le cose in grande, a quanto pare c’è già un sequel in cantiere. E, tenetevi forte, pare che nel cast ci sia anche il grande Bobi Wine, the ghetto president. Go, Uganda Go!

Mostrologia: Mimic

28/07/2010 | mostrologia | di Casanova Wong Kar-Wai

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Nome: Allora, la creatura appartiene alla specie chiamata Juda. Nel film viene pronunciata l’espressione molto suggestiva Juda’s Breed, la progenie di Giuda. Quindi il vero nome è Juda. Ovviamente però viene chiamato in molti altri modi. Il bambino del primo film, l’insopportabile Chuy, lo chiama Mr. Funny Shoes, Signor Scarpe Buffe. Questo perché l’insettone spostandosi produce uno strano rumore riproducibile con la mossa dello Spoonman, quella del video dei Soundgarden. Qualcuno, uno svogliatissimo F. Murray Abraham, lo chiama Frankestein. La citazione della creatura di Mary Shelley è giustificata dalla natura dell’insetto, frutto di un certosino lavoro di laboratorio. Il Mimic del titolo fa invece riferimento alle capacità mimetiche della creatura che, come vedremo nel punto successivo, se la vedi da distante e al buio sembra che c’abbia un cappottino. Non è un caso infatti che Charles S. Dutton, il povero poliziotto Leonard, lo chiami “lo spilungone col soprabito”. E ora, una pausa musicale inaspettata! Spuuuuuunmen!

Chi gliel’ha dato? La sua creatrice, la dottoressa pasticciona Susan Tyler, a.k.a. Mira Sorvino.

Cagna pure in foto.

Cagna pure in foto.

È colpa degli americani? Beh, diciamo di un’americana specifica. Questa volta abbiamo nome e cognome. La colpa è della dottoressa pasticciona Susan Tyler. Allora, le cose sono andate cosi: New York è afflitta dal morbo di Strickler. Esattamente non so cosa faccia questo morbo, ma vi posso dire che colpisce i bambini e che, come ci informa una didascalia a inizio pellicola, “quelli fortunati restano storpiati a vita”. Insomma, non una passeggiata di salute. I portatori del terribile morbo sono gli scarafaggi. Visto che la medicina nulla può contro i devastanti effetti di questa malattia, si tenta di risolvere il problema in modo alternativo. Viene chiamata la dottoressa pasticciona. Susan Tyler, entomologa di chiara fama, arriva, si dà una potente phonata ai capelli come se fosse il 1997, capisce che la colpa è degli scarafaggi e le si accende la lampadina: “Dai ragazzi, uccidiamo tutti gli scarafaggi!”. Insieme al suo omarino, il dottore pasticcione Peter Mann, interpretato dall’anonimo Jeremy Northam, crea dunque una nuova specie di insetti. Combinando elementi del DNA della mantide religiosa con quelli della termite, creano il Juda. Lo scopo del Juda è quello di secernere un enzima in grado di accelerare fortissimissimo il metabolismo degli scarafaggi, uccidendoli in breve tempo. Ora, pur considerandolo un faro di saggezza, non sono amico personale di Charles Darwin. Ma un dubbio è venuto anche a me:  vuoi vedere che a rompere le palle all’equilibrio del pianeta si rischia il patatrac? Cioè, non è che puoi sterminare una specie dall’oggi al domani senza rischiare di fare qualche puttanata. Ma la dottoressa Susan Tyler evidentemente non la pensa così. Anzi, dopo essersi data una potentissima phontata ai capelli fino a formare un ciuffo antiproiettile, informa tutti che non c’è assolutamente niente da temere: nella sua creazione ha inserito un gene suicida che diminuisce drasticamente la durata della vita del Juda e che soprattutto rende sterili le femmine. Peccato però che il gene suicida sia evidentemente una cazzata rotto. Continua a leggere »

Anteprima FF10: Monsters

22/07/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

Grosso hype. Non solo che questo film è uno di quelli per cui non dormo la notte e non vedo l’ora di andare fortissimo in sala a vederlo, ma anche perché qui si parla di Mostri. Roba grossa, dunque. Roba da mostrologia. Vuvuzela a uso ridere, insomma. Questa la storia: un satellite di quei pasticcioni degli americani è caduto sei anni addietro in Messico, lasciando dietro di sé un bella scia di mostriciattoli cattivoni. Per cui il Messico è oggi off limits: tagliato fuori dal resto del mondo, costantemente bombardato dall’aviazione statunitense e diviso dal Nord America da un bel muro.  Sia mai che sbarchino anche da noi. Ma due furboni americani (un fotografo e una ragazza) sono andati  perdersi proprio nella  Zona Infectada. E devono tornare a casa.  E immagino siano cazzi. Come si può intuire per altro da questa breve clip.

Monsters è l’esordio dietro alla macchina da presa di Gareth Edwards, uno che ha fatto la gavetta lavorando come tecnico degli effetti speciali per la BBC. Mica pizza e fichi. Ha scritto una storia con i mostri, che grida “Metafora!” a pieni polmoni. Ha fatto il tutto (pare) in supereconomia. Ha creato a quanto pare una lunga serie di mostri tutti inquietantissimi e c’è chi s’è già affrettato a descrivere il suo film come un incrocio tra Cloverfield, District 9 e Lost In Translation. Sì, avete letto bene: Lost In Translation. Quel film d’amore che a noi è piaciuto anche se non lo ammetteremmo mai di fronte a una giuria. Oh, giuro, l’ha detto proprio lui, Gareth: “I wanted to go with something like Lost In Translation meets War of the Worlds or pick your favorite Sci-Fi film. Part romance part monster movie. I think we achieved that.”  Più hype di così!

Guarda, ‘na roba un po’ shark e un po’ octopus. Uno Sharktopus.

19/07/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

Solo a pensarci, mi viene voglia di abbracciarlo fortissimo. Vi rendete conto? Ma quanto è in forma? Quest’anno non solo noi lo abbiamo omaggiato con un gustosisismo speciale, ma anche quei noiosissimi matusa dell’Hollywood gli hanno dato un Oscar alla carriera. Roger Corman, compiuti gli 84 anni, s’è buttato nella produzione di un film per SyFy che già solo dal titolo si prepara a spezzare la schiena a tutto e tutti, Asylum in primis.  Maccosa Megapiranha? Maccosa Mega Shark vs Giant Octopus? Fate largo a… Skarktopus!  E dato che le parole non possono rendere a pieno lo splendore di questa matta matta operazione, ecco a voi il trailer. Featuring Eric Roberts e i suoi capelli.

Fate sapere quanti “Minghiaincreddibile!” avete urlato durante questa breve ma entusiasmante visione.

Anteprima FF10: Red Hill

13/07/2010 | news | di Casanova Wong Kar-Wai

Conscience off, dick on. And everything’s gonna be all right. Se seguite True Blood lo sapete: il momento più alto della terza serie finora è stato il piccolo estratto che vi abbiamo appena mostrato. Già si scopava poco nella cittadina di Bon Temps… Figuratevi adesso. Neanche venti minuti dopo c’era un bel 2 girls vs 1 guy. E quello che ci dà più dentro di tutti è la volpa del deserto meglio nota come l’intelligentissimo Jason Stackhouse, all’anagrafe Ryan Kwanten. Ed è proprio la sua faccia da giandonazzo quella del protagonista del new western Red Hill, esordio di Patrick Hughes che, come il suo collega Josh Reed per Primal, scrive, monta, produce e dirige. Tra l’altro sono tutti e due australiani. Incredibile, amici! Guardiamo il filmato.

Non che si capisca molto dal trailer, ma a quanto pare il prode Shane Cooper (il giandone) è appena arrivato nella tranquilla cittadina di Red Hill pronto per fare il suo dovere di nuovo sceriffo. Peccato per lui che il pluriassassino dalla fazza sfregiata Jimmy Conway, interpretato da quella cartolaccia di Tommy Lewis (già visto nel bel The Proposition), sia anche lui diretto in città per fare il culo al vecchio sceriffo (the good ol’Steve Bisley). A quanto pare, ci sono modi migliore di passare il primo giorno di lavoro. Il tutto vorrebbe essere una sorta di summa tra Distretto 13: Le Brigate della Morte e Non È Un Paese Per Vecchi. I termini di paragone mi sembrano un po’ forti, ma potrebbe esserci del buono. Che mi venga un colpo se quello non è il vecchio Nanni.