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Hold Your Breath: una recensione molto lunga

A causa dell’elevato numero di battute della recensione di Hold Your Breath, la Curse of Miike non andrà in onda. Se no si fa tardi. Mettetevi comodi.

Nella sua disarmante mediocrità Hold Your Breath è un’opera che permette di farsi alcune importanti domande, dalle quali poter poi partire per infiorettar ancor più importanti riflessioni. Iniziamo.

Il film prende le mosse nel passato recente. L’ambientazione è quella di un manicomio criminale e noi siamo posti dinanzi all’esecuzione su sedia elettrica di un serial killer. Lui è cattivo, peggiore, pessimo quindi, prima di venir folgorato, fa in tempo a tagliare la gola al suo carceriere, a staccarsi un occhio (l’occhio cavato e l’elettrocuzione saranno senza alcun motivo il leitmotiv di TUTTA LA PELLICOLA. Credo che c’entri in qualche modo Hostel in questo. Credo) e a mettere in seria difficoltà le guardie. Intanto nell’aere si scatena una tempesta che lascia presagire a un remake di Sotto Shock. Ma poi il tipo viene fritto davvero sulla sedia e l’intro si chiude così. Segue la scritta “PRESENT DAY” (petizione: chiediamo che in tutti i film la scritta “Present Day” venga sostituita da “Grazie al cazzo”).

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Siamo quindi ai giorni nostri, son passati trent’anni circa e assistiamo alla rimpatriata di un gruppo di amiconi del liceo che si preparano a una tre giorni (o più) di campeggio. Ed è qui che scatta la prima domanda.

  •  Per quale motivo, negli horror di basso profilo di ultima generazione, i protagonisti ti devono stare a culo istantaneamente dopo 15 secondi che li hai visti? (fig. 1)

È un problema serio. Non mi ricordo un solo horror recente in cui, appena presentati i protagonisti, non ho pensato che avrei voluto vederli tutti quanti morti. E pure male. Come mai i registi anziché proporci personaggi con cui empatizzare, a cui volere bene, per i quali soffrire, ci propongono solamente i soliti belloni e bellone, stupidi come ceppi di legno e utili, come i sopracitati ceppi, solamente a ricevere in fronte vigorose accettate? La risposta è meno gradevole di quello che pensiate: credo infatti che questo trend sia sostanzialmente frutto della presunzione di una certa classe di registi/producer che pensa di sapere cosa piace al suo pubblico (o meglio, a quello che crede essere il suo pubblico). Stiamo parlando del sangue sacrificale di chi al liceo scopava moltissimo mentre tu no. Se così fosse, il concetto di horror si ribalterebbe: il mostro non sarebbe più il vero nemico, non il deus ex machina attraverso cui si compie la tragedia e la catarsi dello spettatore, quanto più il killer prezzolato attraverso il quale, noi mostruosi spettatori dal cuore gonfio di acredine e sentimenti revanscisti, traiamo soddisfazione come mandanti affetti da voyeurismo snuff. E dopo questa perla, mentre state ancora pensandoci, andiamo avanti.

fig 1

fig. 1 *

Ah no. Un attimo. Il tema del gruppo ci permette un’altra domanda.

  • Perché nei party (inteso come gruppo di persone) dei film horror c’è sempre quello che fuma la ganja ed è il supersimpa? (fig. 2)

Pensateci bene. C’è sempre quello che, nei viaggi nella laguna infestata, nella palude della morte, nel campeggio costruito sopra a un cimitero indiano in cui seppellivano gli scalpatori professionisti, si porta dietro il bong. Solitamente è quello che capisce tutto prima degli altri. E solitamente muore quasi sempre per penultimo**. Tenetelo bene a mente quando dovrete sostenere la legalizzazione in una discussione: la sopravvivenza durante un’apocalisse zombie è un’argomentazione difficile da smontare.

 

fig. 2

fig. 2

Bene, andiamo avanti. Il gruppo sta per partire per un bel periodo di campeggio tutti insieme. Per risolvere il problema del telefono il capo-missione (il biondo bello e sensibile) si fa consegnare tutti i telefonini e li butta nel cassetto porta documenti. Che chiude a chiave. Via i telefoni e via anche la fottuta finta assenza di campo che nel 2013 è una cosa che non ha senso. A un certo punto la compagnia passa di fianco a un cimitero. Una, mi pare la biondina sciacquetta, tira fuori questo detto (?) leggenda (?) consiglio della nonna (?): l’anima degli arimorti davvero cattivi vaga nei cimiteri. Se ci passi in auto vicino (MA SOLO IN AUTO, A PIEDI NON VALE) devi trattenere il respiro se no quella ti entra dentro e si impossessa di te. Trattenere il respiro. Da cui il titolo: Hold Your Breath. È una cazzata? Sì lo è. Ma è anche il fulcro del film perché effettivamente l’anima del superipermegaserialkiller dell’inizio si impossessa dell’unico stronzo che non trattiene il respiro. Chi? L’amico drogoloso ovviamente, il quale, nell’atto di farsi una pipatina mentre tutti sono in apnea, si tira su anche l’animaccia del cattivone. Domanda:

  • Solo a me è venuta in mente l’associazione “Fumi droga=diventi serial killer?”. (fig. 3)

Questo ci permette anche di riflettere sul senso politico dell’elemento droga.

  • Possibile che nel 2013 la droga leggera  sia, in un genere avanguardista e socialmente molto evoluto come l’horror, ancora un significante politico?

Perché le cannette, gira che ti rigira, negli ultimi horror non sono un accessorio. Esse infatti distinguono il regista progressista (il fumatore è quello che salva il mondo) dal regista reazionario (il personalino porta alla morteh). Che fine hanno fatto le metafore sulla società? Che fine hanno fatto i supermarket in cui l’umanità si asserraglia? Niente. Troppo difficile***.

fig. 3

fig. 3

Procediamo oltre. Siamo arrivati al punto che uno del gruppo è posseduto dall’anima del killer e già tutti quanti sappiamo che è solo una questione di tempo prima che inizi il body-count-down. Intervallo: il gruppo trova il manicomio criminale e, del tutto pretestuosamente, ci entra perché il biondo protagonista e la sua ragazza decidono di farci sesso dentro. Ma non in un posto qualunque. No, nell’infermeria/obitorio dove probabilmente tenevano i cadaveri dei giustiziati. Domanda:

  • Qual è il tuo problema ragazzo? Cosa hai in quella testa? La merda?

Mentre i due ci danno in una scena di sesso tra le più tristi della mia vita, il resto della kumpa gira per il manicomio e c’è anche una finta scena di finta paura dove qualcuno potrebbe rimanere folgorato sulla sedia elettrica. Ma non accade. Intanto, l’amico posseduto fa fuori un poliziotto a vanvera e gli dà fuoco con un traccobetto divertentizzimo: morsetti che vanno dalla batteria al cavallo dei pantaloni del poliziotto. Poliziotto cosparso di benzina. Poliziotto cerca di scappare accendendo la macchina. Poliziotto folgorato che prende fuoco. Palle in fiamme. Ah ah ah. *sospiro* A parte che qualcuno mi deve spiegare come è possibile rimanere folgorati se ti attaccano degli elettrodi sopra ai pantaloni… la scena è girata con effetti speciali imbarazzanti. Ma davvero TANTO imbarazzanti (fig.4). Domanda:

  • Come è possibile che alcune produzioni risalenti agli anni 70 e 80, con budget MOLTO inferiori a quelli di un film medio attuale (se considerate le spese che il solo girare un film comportava per pellicola e strumentazione per il montaggio) riuscissero con effetti speciali analogici a sembrare molto meno squallidi -e anzi, in alcune scene davvero molto convincenti- rispetto alle produzioni odierne che si avvalgono della CGI?

Ma soprattutto:

  • Perché è indispensabile, in ogni film horror, utilizzare il sangue in CGI? Il fuoco in CGI incollato con il patafix? La cenere in CGI? Il fottuto sky replacement? I direttori della fotografia sono morti tutti?

No. Anche qui c’è da dire qualcosa in merito a noi, pubblico pagante. Sembra infatti, ma forse è solo una mia impressione, che l’aspetto pecione (quello insomma dell’effetto speciale volutamente orrendo) faccia parte del vocabolario registico alla voce “ironia”. No effetto speciale scrauso? No ironia. E il pubblico dell’horror vuole l’ironia, vero? NO. Non è vero. Non voglio l’ironia. Mi son rotto dell’ironia. Voglio un film che mi faccia paura e che voglia farmi paura dall’inizio alla fine. Voglio i Supplizianti. Voglio gente cattiva che ti incolli in verticale al muro con il mastice da carpentiere,  ti infili due ganci nei capezzoli, ci attacchi un cavo di traino e ti strappi via con il SUV togliendoti tutta la pelle della schiena. Voglio questo. Sono stufo di gente che scrive con paintbrush sulle foto di Schwarzenegger “AH!Ah! Muscoli!”. Basta.

 

fig. 4

fig. 4

Comunque. Fast Forward che se no non finiamo più: i ragazzi vanno al campeggio, si scopre che l’animaccia del killer può saltare da un corpo all’altro. Altro ammazzamento. Arriva il consueto vecchiaccio che tutto sa e dice “Shut The Fuck Up”. Finale in cui si rievoca anche il fantasma del carceriere del killer e lo si fa entrare nell biondino carismatico. Scontro epico in After Effects. “Hei! Mr. McGowan” “Yeah?” “Thank you”. Sacrificio del vecchiaccio. Finale così telefonato che piange il telefono. Il film è bello? No. È noioso? Parecchio. Ed è su questo che ci facciamo l’ultima domanda. Il giovanissimo e semiesordinete Jared Cohn ha girato nel 2012 due film. Non uno. Due. Uno è Hold Your Breath. L’altro è 12/12/12. Domanda:

  • con un curriculum così come ha fatto uno come Jared Cohn a trovare chi gli ha finanziato un’ulteriore opera attualmente in pre-produzione? Come? Per quale ragione oscura e incomprensibile in America un regista semiesordiente riesce a trovare i fondi per due lungometraggi fallimentari e girare comunque anche un terzo? E perché negli States uno come Jared ha l’occasione di dimostrare il suo valore -inesistente in questo caso- dirigendo 7 film mentre qui in Italia se devi girare un cortometraggio da 3 minuti da presentare a un concorso sei costretto ad andare in Stazione Centrale a Milano a far finta di dover prendere il primo treno per Bologna e avere il bancomat smagnetizzato? Come è possibile che in America esistano produzioni da miliardi di dollari che noi lèvati, mentre qui in Italia dopo un cinepanettone con Mandelli e il solito film rompicoglioni di Pupi Avati la gente ti guarda e dice: son finiti i soldi? Come mai?

* sì, la bionda a sinistra è la candidata al Sylvester 2013 per Miglior Gnocca Katrina Bowden
** parlo di Cabin in The Woods? Sì, parlo ANCHE di Cabin in The Woods.
*** Cabin in The Woods ha cambiato qualcosa nel mondo del cinema horror? No, non ha cambiato un cazzo.

 

DVD-Quote suggerita

Un film che fa riflettere.

Bongiorno Miike, i400calci.com

 

>> IMDb Trailer

P.S.: nel trailer hanno aggiunto dei filtri giallo-lomo che nella pellicola non esistono. Sempre per tornare al discorso “titillare quello che credi essere il frenulo metaforico del tuo pubblico”.

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27 Commenti

  1. AMbrogio Duro

    in Cabin in The Woods la cosa è voluta.
    é appunto una critica.

  2. Bongiorno Miike

    Ambrogio: Una critica a cosa se mi concedi la domanda?

  3. Stanlio Kubrick

    Be’ dire che un film uscito da neanche un anno non ha cambiato nulla è un po’ prematuro. Oltre al fatto che questa cosa che CitW avrebbe dovuto cambiare qualcosa non l’ha decisa né Drew Goddard né Joss Whedon, è inutile investire un film di responsabilità non sue.

  4. Bongiorno Miike

    ma INFATTI! Siamo tutti d’accordo sul fatto che CitW sia il miglior horror dell’anno: è riuscito a prendere tutti gli stilemi tipici del cinema horror, farci un film, e riuscire a non trasformarlo in un semplice e sterile esercizio di stile. Mica robetta. Qui tuttavia si discute la cd. Portata “Rivoluzionaria” dell’opera di Goddard e Whedon, attribuita ex post al film. O, come dimostra il commento di cui sopra, la valenza “critica” che alcuni attribuiscono a CitW. Per me non è né rivoluzionario, nè critico. È una summa straordinaria e molto molto ben riuscita. Dovendo trovare un paragone storico mi viene in mente solamente Il Tesoretto di Brunetto Latini

  5. Schiaffi

    Sta cosa del chignolo/bong considerata come segno di individuo mattissimo mi ha sempre messo tanta tristezza, la prima volta che ci ho fatto caso penso fosse nel remake di non aprite quella cazzo di porta. Mai una volta che vedi una cosa diversa, che so, uno che tira su di mefedrone e sclera, no, sempre il solito bong in vetro tutto gigantesco, ingombrante messo lì tanto per far ridere e soprattutto politically correct…mah.
    Detto ciò, mi permetto di far notare che l’unico horror dove si tifa per il protagonista è indiscutibilmente The Collector e il suo santo sequel (che secondo me si meritava il premio miglior horror 2012, altro che casetta nel bosco, ma vabbè)

  6. galbaccio

    dalla nomination ai sylvester quella patata di katrina me la state mettendo un po’ ovunque (GRAZIE!)
    fate come me: VOTATELA CAZZO

  7. Michelle Pate'

    Ti avevo detto che non me la sarei persa, la tua lunghissima recensione.. Ma poi, questa storia dell’anima del killer che vaga, non l’abbiamo già sentita? Che noia, non credo che lo vedrò. Grazie per esserti sacrificato al nostro posto.

  8. budino

    Solito filmaccio demmerda, solita rece spettacolo. Hai toppato revanscisti e voyeurismo, però.

  9. Steven Senegal

    L’odio. L’odio è sempre più forte dell’empatia. E tra l’altro, si vende meglio.
    Sui film ’70/’80 sempre pensato valga forte la componente affettiva nostalgica tant’è che molti a rivederli ora…
    Sulla CGI: magari è una moda, passerà mi auguro. Come quando uscirono gli UMTS, tutti a videochiamare che parevano foudfootage del cazzo. In tal senso lodi a Mauro Borrelli che nonostante il suo film sia una cagata inenarrabile si è adoperato per costruire il baule con le sue mani smembrando una credenza.

  10. @stanlio, ti offro qui la mia previsione nostradacobrettesca: Cabin in the Woods produrrà un casino di giovani furbetti insopportabili e più o meno evidentemente incapaci a vari livelli, ma nessun vero cambiamento.

  11. Phoenix

    Non siamo tutti d’accordo che Citw sia il film horror dell’anno. Innanzi tutto è un film comico sui film horror. E manco niente di che. Mi aspettavo chissà che cosa non capisco cosa ci abbiate visto voi che lo avete apprezzato così tanto. Io l’avrei voluto vedere girato proprio in maniera diversa, l’unica cosa che mi è piaciuta veramente è “Chris Hemsworth si sfrocia con la moto contro la rete incendiaria nel burrone”. Quello è stato bello.

    Comunque in Italia è normale che non ci si buttano soldi è una questione di industrie e qui in generale va tutto molto a puttane. Siamo in un paese sfigato, abbiatevene.

    Interessanti riflessioni, rece molto bella.

    La CGI fatta male è peggio dei manichini e dei trucchi fisici ovviamente. D’altro canto costa meno.

  12. BellaZio

    Il tipo con la cannetta c’è sempre perchè in quelle situazioni c’è sempre il tipo con la cannetta per davvero. Spesso, se invece di 19 anni ne ha 24, ha anche i funghetti, la bamba, un po’ di speed e mdma, ma non pretendiamo troppo. Il fatto che sia il salvatore della patria oppure il re degli stronzi, secondo me, sono entrambe cagate, nel senso che non vedo progressismo in quello che lo rende quello che capisce tutto e salva il mondo. Solitamente muore per penultimo perchè è il meno antipatico.
    The Cabin In The Woods non cambierà nulla perchè non credo voglia cambiare nulla, essendo uno Scary Movie intelligente sostanzialmente, non credo sia il suo ruolo ne voglia esserlo.

  13. @bellazio: non l’ho detto perché penso fossero le intenzioni di Whedon, così come giustamente Rob Reiner non voleva uccidere/cambiare il metal con This Is Spinal Tap. L’ho detto perché il parere più diffuso tra gli ultrà, all’uscita del film, era quello. Trovi diversi esempi anche nei commenti alla nostra rece, tipo.

  14. Lazy Rebel

    Ma esistono davvero i tipi supersimpa che fumano abbestia e fanno ragionamenti filosofici saggi prima degli altri?
    Io non ne ho mai visti. Al massimo se ne stanno seduti strafatti a ridere da soli per parole come “tombino”, “tapparella” o “marciapiede”. Poi li rivedi 10 anni dopo le superiori, mantenuti dalla madre e rimasti sotto di brutto che parlano di milan, figa e milfone sformate conosciute via badoo.

  15. Giusto per chiudere il discorso su CitW e sul processo alle intenzioni:

    «Io e Joss amiamo i film horror e abbiamo deciso di scrivere il film horror più divertente che fossimo in grado di concepire. Personalmente amo l’esperienza di guardare gli horror al cinema con la gente intorno che si spaventa con te, non c’è niente di paragonabile al sentire tutti che strillano, che ridono, sentire l’adrenalina che scorre in sala; è come essere al luna park. Con Quella casa nel bosco abbiamo provato a creare la giostra definitiva, volevamo che la gente si divertisse da matti, è nato tutto da questo, dalla nostra idea di divertire gli altri e noi stessi per primi. Un giorno ci siamo semplicemente guardati e ci siamo detti: “Se potessimo scrivere un film esattamente come piace a noi, che cosa scriveremmo?” e così è nato Quella casa nel bosco».

    Questo per dire che andare a ricercare legittimazione per le proprie cagate in prodotti altrui è da poveracci, e che temo che la previsione di Nostrananni si realizzerà esattamente come l’ha formulata lui.

  16. Negazionista

    Poche cose mi fanno piacere come trovare una recensione nuova di Miike o di Dolores.

    Per il problema dell’empatia tendente allo zero verso le cumpe dei film horror, l’idea che esponi nel tuo pezzo è suggestiva, ma forse il motivo è molto più banalmente una schiera di sceneggiatori sciatti e pigri i cui personaggi non potrebbero raggiungere una profondità accettabile neanche con una pietra al collo e una bombola di ossigeno.

    P.S. un recensore di videogiochi diceva di essere un grande fan della saga di Venerdì 13 perché sono stati girati quasi tutti negli anni ’80, quindi alle brutte poteva fare finta che Jason li stesse massacrando per come si erano vestiti

  17. Phoenix

    @Lazy Efffettivamente. Forse in america so diversi.

  18. Bongiorno Miike

    @Negazionista: il paragone con Dolores mi lusinga e mi commuove.
    @Lazy: “Poi li rivedi 10 anni dopo le superiori, mantenuti dalla madre e rimasti sotto di brutto che parlano di milan, figa e milfone sformate conosciute via badoo” non so che erba si coltivi da voi, ma deve essere bella pesa

    Su CitW: è un bel film. Molto bello. Registicamnte impeccabile, con un ritmo pazzesco. È il miglior horror dell’anno? Per me sì. È un capolavoro? No. Neanche per sbaglio.

  19. Dembo

    Come al solito ogni rece di Miike è una perla, quasi un evento.
    Fantastica.

    Cmq volevo dire che col cazzo i fattoni sono tutti come quelli descritti da Lazy, io fumo da 12 anni e tuttavia riesco ad avere una vita intellettuale pregna di differenti passioni, non dico elevata ma curiosa sicuramente.

  20. @miike:
    No non te la concedo.

    No scherzo. Che burlone.
    ok in realtà critica in effetti è un parolone e mi scuso anche epr aver scritto due righe così alla veloce è che ero a lavoro, devo fare le cose di sgamo, anche se non ho un cazzo da fare.

    Nella tua recensione(Che mi è piaciuta) parli dei personaggi stereotipizzati e dici che in qualsiasi horror ormai ce li infilano, probabilmente perchè credono/pensano che quelli siano i gusti del pubblico. Poi dici “succede anche in “the cabin in the wood”. Io dico che secondo me whedon e il suo amico hanno sfruttato sta cosa per farci un film con un’idea inteligente.

    Ok sto un attimo riscorrendo alla veloce l’articolo e non riesco a ritrovare dei pezzi, mi sa che ho fuso un po di cose (tipo qualche paragrafo) e probabilmente inserito mentalmente dei pezzi che non esistono.
    umm.. ok

    Bho domani rileggo con calma tutto a mente lucida e cerco di capire cosa mi aveva turbata e magari di riposnderti in maniera decente..intanto questo lo posto che ci ho messo 30 minuti a scriverlo.
    vado a bere la birra.

  21. BellaZio

    Ci sono fattoni e fattoni. Ho conosciuto fattoni supersimpa e fattoni insopportabile (il fanatico del cannone che parla solo di fumo, erba, le proprietà sublimi, la percentuale di thc, dovrebbero metterlo in un film e farlo morir male in 10 minuti perché non s’affronta). Gran discorsi filosofici non ne ho mai sentiti ne fatti in fattanza (cioè trip mentali si ma non la definirei filosofia). Di sicuro non sarei stato in grado di risolvere un cazzo di niente, figuriamoci salvare il mondo.
    Per quanto riguarda la faccenda del “dopo 10 anni”, quelli che descrive lazy mi sa che si sono fatti qualcosa di più che qualche cannetta… Poi oh, fai 19+10 e le milf diventano coetanee praticamente!

  22. Viktorward

    Miike grazie di avermi regalato la tua ennesima sagace riflessione. Sei un grande

  23. Viktorward

    Miike grazie di avermi regalato la tua ennesima sagace riflessione. Sei un grande!

  24. S. Rubik

    è curioso come un sacco di riflessioni interessanti sono uscite da qualcosa che è probabilmente inscrivibile nella categoria “film di merda”.

  25. Endoven Seagal

    Mi rendo conto di come si sia ben oltre i confini del necroposting, ma a nessuno viene in mente di contestualizzare il tutto, dicendo che stiamo parlando di un fil DELL’ ASYLUM?

    Sic! :-)

  26. Endoven Seagal

    film* :-P

  27. Endoven Seagal

    P.s. non è mica vero che i soldi nel cinema italiano non si trovano ;-)
    e.c. nel 2010 Mariantonia Avati (appunto la figlia di Pupi) ha ricevuto 450 mila per “Una lunga scia di stelle”, che però non mi pare sia mai uscito. :-)

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