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Mostrologia: King Kong

“Tira più un pelo di figa che un carro di buoi”
Antico proverbio arabo

i400Calci: mica due cazzate copiate da Wiki e Cracked.com

i400Calci: mica due cazzate copiate da Wiki e Cracked.com

Venite qua bambini che vi racconto com’è nato il cinema.

Merian Caldwell Cooper nasce nel 1893 a Jacksonville, Florida. All’età di 6 anni riceve in dono dal padre un libro intitolato Explorations and Adventures in Equatorial Africa, dell’esploratore francese Paul Belloni du Chaillu: rimane fulminato, in particolare da un aneddoto in cui un gorilla si carica una donna in spalla e la rapisce, e da lì in poi avrà la fissa per gli scimmioni e l’avventura. Combatte la Prima Guerra Mondiale nell’aviazione, dopodiché conosce e fa amicizia con Ernest Beaumont Schoedsack, fotografo d’assalto. Dopo ulteriori avventure belliche che da sole darebbero la trama a film a cui Indiana Jones farebbe una pippa, i due si ritrovano insieme in una spedizione intorno al mondo a scopo documentaristico e, rincasati dopo il fallimento della stessa, se ne escono con l’idea di girare quello che chiamano “natural dramas”, ovvero documentari girati in luoghi esotici e montati in modo da simulare una struttura narrativa. Fondano di conseguenza una casa di produzione tutta loro. Chang, un “natural drama” su una famiglia thailandese che adotta un cucciolo di elefante (i bisnonni Jaa?) ottiene una nomination all’Oscar nel 1927 e convince i due a passare alla fiction classica.

king kong

L’idea per King Kong è frutto di svariate suggestioni: il vecchio libro di du Chaillu, sicuramente; l’incontro di Cooper con una tribù di babbuini durante le riprese del suo ultimo film, che lo spinse a compilare un lungo report giornalistico poi andato perso; la lettura di un libro sui draghi di Komodo, una nuova specie animale di origine preistorica scoperta nel 1910 su un’isola dell’Indonesia.
Siccome – l’avrete intuito – Cooper era in fondo all’animo un règaz come noi, la sua prima idea consisteva in un film su un gruppo di gorilla che fanno a pizze in fazza con dei draghi di Komodo, da girarsi montando in modo furbo riprese separate dei due animali nei rispettivi habitat naturali (è opportuno ricordare di nuovo che siamo negli anni ’20 e c’era sì e no il sonoro). Lentamente si convince che il gorilla dovrebbe essere uno solo e, leggendo di come i primi draghi di Komodo esportati fuori zona morirono per mancato adattamento, ha l’intuizione di ambientare il finale in città. L’aneddoto del libro di du Chaillu sulla donna rapita gli fa inserire l’elemento della spedizione umana con gnocca al seguito.

Primissimo design, per fermare i concetti chiave (tipo la tizia a destra con una tetta fuori)

Primissimo design, per fermare i concetti chiave (tipo la tizia a destra con una tetta fuori)

Manca ancora qualcosa: è qui che entra in scena Willis Harold O’Brien, pazzo irlandese che pochi anni prima aveva perfezionato una tecnica rivoluzionaria che lui chiamava “dimensional animation” ma che noi oggi conosciamo come “stop-motion“. Essendo anche lui un règaz come noi, aveva applicato al volo questa sua tecnica su cortometraggi con i dinosauri e, aiutato dallo scultore messicano Marcel Delgado, aveva ottenuto grande successo con The Lost World (1925), tratto dal romanzo di mostri scritto da sir Arthur Conan Doyle. O’Brien mostra a Cooper alcune scene di test tratte dal suo nuovo progetto, intitolato Creation, su un’isola di dinosauri; affascinato dai risultati della stop-motion, Cooper abbandona l’idea dei draghi di Komodo e decide di inglobare lo spunto preistorico. Di conseguenza tocca aumentare, e di parecchio, l’altezza del gorilla protagonista.
Il progetto definitivo si chiamò a lungo Giant Terror Gorilla, per poi diventare The Beast nella prima bozza di sceneggiatura ad opera del noto e prolifico scrittore Edgar Wallace, il quale su suggerimento di Cooper ne trae anche un racconto romanzato da poter eventualmente spacciare come origine del film a scopo pubblicitario. Wallace purtroppo cede al diabete prima di completare la seconda bozza, ed è da essa – scritta da James A. Creelman e modificata da Ruth Rose – che Cooper fa inserire note autobiografiche facendo cambiare l’esploratore Carl Denham in un regista di cinema modellato su se stesso, e John Driscoll in un vice-capitano modellato su Schoedsack, con il quale tra l’altro aveva deciso di dividersi la regia – lui alle scene coi pupazzi, Schoedsack al resto. L’attrice Ann Darrow, di cui lo scimmione protagonista si infatua, era di conseguenza modellata su Ruth Rose stessa, collaboratrice di lunga data dei due registi e poi guardacaso moglie di Schoedsack.

Grattacapi

Kong mostra il bicipite a un aeroplanino

La trama definitiva, ora marcatamente meta-cinematografica, vede quindi in rapidissima sintesi una troupe in missione verso un’isola leggendaria allo scopo di girare un film mai visto prima: incontrano un enorme gorilla venerato dai locali, battagliano una serie di dinosaurissimi e, sfruttandone l’arrapamento per l’attrice protagonista, catturano il bestione e se lo riportano a New York per farci una barca di soldi mostrandolo in pubblico. Sul più bello lo scimmione si libera, e dopo una serie di danni in giro per la città fa una fine triste. La location per il finale fu fornita da un grattacielo inaugurato da poco che si autodefiniva il più alto del mondo: l’Empire State Building.
Il titolo ufficiale divenne King Kong, parola inventata da Cooper: il film uscì il 2 marzo 1933 per la RKO e diventò un successo di portata clamorosa, che impresse indelebilmente diverse sequenze nell’immaginario mondiale, ispirò innumerevoli filmmakers e fornì il template per tutto il cinema che ci piace. La sua fama e importanza culturale, 80 anni dopo, è ancora solida come una roccia.
A voi la scheda del leggendario protagonista.

La foto della patente

Raro: la foto della patente

Nome: Kong. O, se volete essere formali, non è nè Mr. Kong nè Dr. Kong o Rag. Kong, ma King Kong.

Chi gliel’ha dato: gli abitanti di Skull Island, paese natale del nostro mostro, verrebbe da dire. Però non è che assistiamo alla scena, eh? Potrebbe anche essere che quello sia il suo nome di battesimo affibbiatogli dai suoi, e che lui semplicemente si sia premurato di farlo sapere agli indigeni del posto, i quali in qualche modo lo devono pur chiamare quando hanno qualcuno da offrirgli in sacrificio/merenda. “Kong” è un nome tutto sommato facile, e quindi potenzialmente un diminutivo se si sposa quest’ultima ipotesi, che in effetti chissà i gorilla giganti con quali nomi impronunciabili si battezzano tra di loro. Il titolo di “King” invece gli viene invece attribuito dal regista Carl Denham, dopo la cattura, per gonfiarne l’importanza a scopo promozionale, quindi non è un vero monarca, diciamo più una cosa simbolica alla Elvis Presley.

È colpa degli americani? Tecnicamente no. C’è questa isola misteriosa dalle parti dell’Indonesia caratterizzata da una montagna a vaga forma di teschio – nessuno la chiama esplicitamente Skull Island, questo nome comparve direttamente nei materiali pubblicitari della RKO – che a causa di un enorme banco di nebbia che la circonda perennemente non viene visitata da parecchio, tant’è che all’oscuro del resto del mondo per motivi misteriosi quanto naturali, insieme a una tribù di selvaggi, sono sopravvissuti tutti i dinosauri. In King Kong vs. Godzilla (1962) viene azzardata l’ipotesi che tutto ciò sia possibile grazie al consumo costante di una particolare marca di ciliegie che cresce solo da quelle parti. Nel King Kong del ’76 invece quel drittone di Jeff Bridges (probabilmente già Drugo nell’animo) dà la colpa del banco di nebbia perenne alla fiatella dei mostri. Giuro, riguardatelo. Sono comunque gli americani – e in seguito anche i giapponesi – ad andare a rompere i coglioni a Kong quando stava benissimo dove stava.

Filmografia essenziale: la filmografia ufficiale prevede l’originale del ’33 (trailer) e Son of Kong, un sequel dello stesso anno diretto dal solo Schoedsack (Cooper nel frattempo era stato eletto vice-presidente esecutivo della RKO), co-prodotto dalla NRA e con quasi tutto il cast originale tranne Fay Wray e Bruce Cabot. In esso, Carl Denham torna a Skull Island e incontra Kiko, figlio albino di Kong, e al grido di “se non puoi farlo più grosso, fallo più divertente” l’horror del primo film viene abbandonato in favore di una simpatica avventura per bambini in cui il pupazzetto protagonista abbonda in gesti umani e faccette buffe. Come prova provata inoltre che Cooper e Schoedsack fossero infondo commercialmente poco scaltri, o che gli anni ’30 erano davvero un’altra cosa, sul finale vediamo Skull Island affondare completamente in puro proto-Emmerich style (scena notevole per quegli anni) stroncando qualsiasi residua possibilità di ulteriori sequel diretti. Il successo di Son of Kong fu più che decoroso, ma uscì troppo presto per rimanere impresso nella memoria del pubblico (trailer).

"Ma va, zio! Ma mollami, scemopagliaccio, prima che ti scendo le mani, oh."

“Non sono stato io!”

Bisogna poi aspettare il 1962 per rivedere il nostro scimmione preferito su grande schermo, e il merito è della giapponese Toho, responsabile di Godzilla, che approfitta di un’opportunità favorevole per mettere uno contro l’altro i due mostri giganti più famosi del cinema in, appunto, King Kong vs. Godzilla. La cosa triste è che l’opportunità arrivò di traverso da Willis O’Brien in persona che, in cerca di soldi per finanziarsi la pensione, stava da anni bussando alle porte di svariati studios con uno script inizialmente intitolato King Kong vs. Frankenstein e poi modificato in King Kong vs. Un mostro gigante a caso, quello che vi pare. All’insaputa di O’Brien lo script arrivò fino alla Toho, la quale era interessata a rimpiazzare “un mostro a caso, quello che vi pare” con Godzilla, e negoziò con successo i diritti con l’avvocato che gestiva la libreria della già fuori attività RKO. Willis venne a sapere della cosa praticamente in punto di morte. Cooper invece la imparò in tempo per denunciare a tutti quanti, ma vinse la causa solo nel 1980, quando pure lui ormai se n’era bello che andato in un posto (si spera) migliore (e pieno di mostri giganti). La Toho quindi tirò dritto, si assicurò i servizi di Ishirô Honda, regista del primo Godzilla, e ne tirò ovviamente fuori la sua classica mezza porcata interpretata da mimi sottopagati in costumi orribili che la Universal distribuì allegramente nel resto del mondo come niente fosse, ma che effettivamente andrebbe guardata anche solo per la tribù di selvaggi interpretata da giapponesi truccati da africani (trailer). Nel 1967 la Toho riesce a strappare i diritti per un ulteriore sequel, King Kong Escapes, parzialmente basato su una serie di cartoni animati su Kong che la RKO stessa aveva prodotto l’anno precedente. In esso, sempre per la regia di Honda, Kong combatte una versione robotica di se stesso, MechaniKong, costruita dal malvagio scienziato Dr. Who (giuro) (trailer).

Godzilla gioca sporco

Godzilla gioca subito sporco

Nel 1976, non senza la solita trafila di battaglie legali, arriva infine il primo remake ufficiale, progettone della vita di Dino De Laurentiis affidato alla regia di John Guillermin. Il Dinone nazionale si adopera per trattare la materia nel miglior modo possibile, commissionando una versione moderna, meno favolistica ma più romantica della storia (la troupe cinematografica diventa una compagnia petrolifera), facendo curare effetti speciali mai visti prima al double team Carlo Rambaldi / Rick Baker e trasformando il tutto nell’evento cinematografico dell’anno. Ne esce un film imperfetto ma onesto, memorabile principalmente per l’operato incredibile di Rambaldi e Baker e per l’esordio di Jessica Lange (trailer).
Nel 1986 De Laurentiis, sull’orlo della bancarotta, non resiste alla tentazione di farne un sequel sottocosto e mal promosso intitolato King Kong Lives (o King Kong 2) e incentrato su Kong che, quasi come Jason Statham in Crank 2, è sopravvissuto alla caduta dall’Empire State Building e ha semplicemente bisogno di un trapianto di cuore, il quale gli giunge da un esemplare di gorilla gigante femmina trovato casualmente nel Borneo sette minuti (sette) dopo i titoli di testa. Dirige sempre Guillermin, viene ingaggiata come protagonista nientemeno che una Linda Hamilton fresca di Terminator, e viene richiamato Rambaldi a ricostruire il possibile in versione economica, ma ne esce invariabilmente una cosa brutta, svogliata e tristemente buttata in farsa (trailer).
Infine nel 2005 esce un ulteriore remake firmato da un Peter Jackson sulla cresta dell’onda dopo la trilogia del Signore degli Anelli: la sua versione è appassionata e fedele all’originale in tantissime cose, dal ritorno del livello meta-cinematografico all’ambientazione negli anni ’30, ma la durata è fottutamente triplicata (trailer).

Quel bel soggetto di MechaniKong

Quel bel soggetto di MechaniKong

Altezza: quello classico e quello di Jackson superano di poco i 6 metri, quello di De Laurentiis arriva ai 12 e quelli giapponesi fondamentalmente cambiano ad ogni inquadratura a seconda dei modellini che hanno a fianco.

Specifiche tecniche: durante la produzione del primo film ci furono svariate discussioni tra Cooper e O’Brien su quale aspetto avrebbe dovuto avere il protagonista. Si temeva inizialmente che facendolo troppo mostruoso non avrebbe incontrato a sufficienza le simpatie del pubblico, e si provò inizialmente a umanizzarlo e renderlo più più simile a un uomo molto peloso, ma i tentativi fallirono. Si optò quindi per un semplice gorilla gigante. Lucio Dalla fu inventato solo più avanti, nel pieno degli anni ’40.
Nell’originale, Kong è per la maggior parte del tempo un pupazzetto alto 60cm animato in stop-motion, con un braccio gigante per quando afferra Fay Wray, un piedone statico gigante per quando calpesta le persone, e una maschera da gorilla per alcuni primi piani. Son of Kong usa modelli simili.
King Kong vs Godzilla e King Kong Escapes usano mimi in un costume orribile, ma per alcune scene furono costruite una mano gigante che afferrasse l’attrice di turno, e una testa robotica capace di alcuni movimenti base.
Nel King Kong del ’76 il grande protagonista è uno spettacolare costumone indossato da Rick Baker, e sei diverse maschere dettagliatissime, ognuna specializzata in diversi movimenti ed espressioni. Ad essi si aggiungono due enormi braccia meccaniche costruite da Rambaldi e, più per capriccio di De Laurentiis che per effettiva necessità, l’enorme Kong alto 12 metri, capace di pochissimi movimenti elementari. Quest’ultimo fu al centro della campagna promozionale, ma nel film finale lo si vede in appena una manciata di campi larghi durante la scena della presentazione a New York, prevalentemente quando è ancora incatenato.
Per King Kong 2 furono rifatti i costumi e le manone, e costruito un enorme ed economico Kong gonfiabile per le scene in cui è sdraiato e fermo.
Nel remake del 2005 invece, si tratta interamente di Andy Serkis ricalcato al computer.
Per i suoi versacci si è sempre usato un mix di diversi animali, rallentati, mandati al contrario e mischiati con le cose più disparate dalla voce del responsabile degli effetti sonori a una tromba distorta.

Nuovi giocattoli

Kong porta a casa un trenino per il figlio

Vittime preferite: nessuna preferenza particolare. Generalmente tutti quelli che gli stracciano i maroni, che siano dinosauri che gli sbarrano la strada, fotografi che gli sbattono il flash in faccia o anche semplici passanti che gli stanno tra i piedi. Kong è il tipo di mostro che quando ha un obiettivo chiaro in testa spazza via qualunque cosa gli si metta di ostacolo, ma non è cattivo di per sè e fosse per lui probabilmente si accontenterebbe anche di stare tutto il giorno in poltrona a guardare la tv.

Mossa preferita: battersi i pugni sul petto per vantarsi. Kong alla fine è un normale scimmione giusto un po’ più grosso, e non ha un repertorio di mosse particolari che non siano lo zompare qua e là, calpestare, strangolare, massacrare di cazzotti. Sono leggendari i suoi schiaffoni agli aerei, e in King Kong vs Godzilla sono esilaranti le scene in cui prende a impallinare l’avversario con massi giganti: nello stesso film, tra l’altro, si teorizza che riesca in qualche modo a incanalare elettricità nel suo corpo, la quale gli aumenta la forza e gli permette di tirare schiaffi particolarmente efficaci, ma è una nozione che non viene più recuperata. Ha comunque una certa predilezione per lo scardinamento mascellare, che usa come mossa finale sui tirannosauri nel King Kong del ’33 e del 2005 e in King Kong Escapes, e contro il serpente gigante nel King Kong del ’76.

Omicidio migliore: c’è poco da fare, ogni volta che King Kong incontra un T-Rex è un regalone. La preferenza, a seconda della vostra sensibilità, la dividerei tra l’originale del ’33 con i pupazzoni che si ribaltano o il più antipatico ma magistrale scontro interamente digitale nella versione del 2005.

Come si sconfigge: facendogli annusare la patata. Quando Kong sente odore di figa (rigorosamente bionda) non capisce più niente – sul serio, se avete visto l’originale del ’33 soltanto in tv può essere che fosse una versione accorciata della scena in cui lui strappa i vestiti a Fay Wray con sguardo arrapato. A quel punto lo si spara tante, tante, tante, tante, tante volte finché non cade da un posto molto alto. No, più in alto del tavolo o del letto a castello: meglio qualcosa tipo un grattacielo.

Vecchie ruggini

Il derby di Skull Island

Assomiglia a una figa? Come tutti i mostri di origini iconografiche naturali e non inventate di sana pianta, e quindi scevre da ogni influenza del tormentato subconscio del proprio creatore, no. Ma la figa gli piace, eccome se gli piace.

Se fossi un biologo, lo accarezzeresti? Eccome! Alla fine è il classico burbero dal cuore d’oro. Se potessi lo adotterei, lo tratterei come il fratello maggiore che non ho mai avuto, lo abbraccerei forte forte ogni notte prima di andare a dormire e lo userei per difendermi dai bulli la mattina a scuola.

Ulteriori curiosità:
– esiste anche una versione ufficiale colorizzata del King Kong del ’33, ma non ho avuto cuore di prenderla in considerazione
– tra le tante versioni di Kong che abbiamo rischiato ma non ottenuto, ce n’è una proposta dalla Hammer nel ’66 e nel ’70 che avrebbe affidato le animazioni a Ray Harryhausen (storico allievo di O’Brien), una dalla Universal nel ’76 in concorrenza con quella di De Laurentiis con sceneggiatura di William Goldman, una più minacciata che altro da Roger Corman nello stesso anno, e una proposta da John Landis nel 1990. Molte di esse avevano intenzione di sfruttare il cavillo della novelization del King Kong del ’33 scritta da Delos W. Lovelace e i cui diritti sono stati distrattamente lasciati scadere facendola finire in dominio pubblico. Tecnicamente, chiunque potrebbe fare un film di King Kong dichiarando di basarsi sul libro se avesse tempo e voglia di impelagarsi in battaglie legali che ne dimostrino la differenza con il film, ma alla fine hanno desistito tutti. Anche la Toho, negli anni ’90, ha provato a proporre un remake di King Kong vs Godzilla o un altro film in cui usare il personaggio di MechaniKong, ma pure loro hanno lasciato perdere per non sprecare tempo e soldi preziosi in procedimenti legali. La Asylum non ci ha ancora provato.
– King Kong guida una Volkswagen in uno spot del 1971 curato da un giovanissimo Rick Baker, che ancora non sapeva che cinque anni dopo avrebbe rifatto le stesse cose in scala molto piu grande:

– Rick Baker, tra l’altro, fu il primo ad incazzarsi, nel ’76, per essere riconosciuto agli Oscar nella categoria del Miglior Attore piuttosto che quella dei Migliori Effetti Speciali
– in un episodio del 1977 del Saturday Night Live, John Belushi fece l’imitazione di un Dino De Laurentiis ossessionato con King Kong, adottando come tormentone la sua famosa dichiarazione “When Kong die, everybody cry“. Non abbiamo un filmato, ma abbiamo una trascrizione dello sketch.
– lo scontro tra Kong e i T-Rex nel remake del 2005 è stato animato dal figlio di Pupi Avati, Alvise, che grazie al cielo non ha seguito le orme del padre ma ha devoluto la sua carriera al cinema che conta
– Peter Jackson, che è clinicamente pazzo e lo sanno tutti, spese tempo e soldi per ricostruire fedelmente senza motivo la famosa scena tagliata e poi persa del King Kong originale in cui i protagonisti vengono inseguiti prima da un amabile triceratopo e poi da ragni giganti. C’è comunque qualcuno più pazzo di lui che ha ricostruito ulteriormente la vicenda rintracciando gli stessi modellini in successivi film della RKO.
– nel remake del 2005 anche il naso di Adrien Brody, nei primi piani, è interpretato da Andy Serkis

E questa, miei bambini, in sintesi, era la storia di com’è nato il cinema.

Willis O'Brien e il suo regalo all'umanità

Willis O’Brien e il suo contributo all’umanità

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46 Commenti

  1. Jax

    Il King Kong di Jackson è una delle cose più strabilianti che abbia mai visto. Solo una parola per descriverlo: SPETTACOLARE.

  2. Non mi ricordo se si possono mettere le faccine *___* nei commenti.
    Sono molto felice che il KK di Jackson venga ben trattato e non insultato come capita spesso in giro.

  3. barbaxas

    everybody loves Kong!
    (nella bibliografia metterei anche il Cong! di Ortolani)

  4. Fosse per me, oltre alla scheda, avrei fatto le rece dettagliate di tutti e sette i film.
    Il King Kong di Jackson ha delle cose strabilianti. E nelle cose strabilianti ci metto sia il lavoro di Serkis nei panni del gorilla, animalesco e mai sopra le righe nei sentimenti piu’ “umani”, sia cose di puro racconto come tutta la prima parte con la passione di Denham per il cinema, e ovviamente la ricostruzione favolistica della New York anni ’30.
    Ma tutta la parte centrale action e’ esattamente quanto c’e’ di sbagliato con l’uso sfrenato della CGI: un’ora di attori che corrono, saltano, sparano e menano a casaccio, con gli effetti speciali opportunamente disegnati intorno sempre a un millimetro di distanza, un effetto di trasparenza che neanche quando la palla mi passava attraverso quando giocavo a FIFA ’98 e non un briciolo di coinvolgimento. Senza contare la sfida pesantemente persa con Jurassic Park la bellezza di dodici anni dopo. E questo fa del King Kong di Jackson praticamente l’unico film al mondo che, rispetto al resto, mi annoia durante le scene d’azione. Meglio quando gli effetti speciali sono lasciati a loro stessi, tipo appunto Kong contro i T-Rex.
    Ma gli voglio molto bene lo stesso.
    E per la cronaca: l’ho rivisto ieri pomeriggio.

  5. Genco Olive Oil

    D’accordissimo con @Nanni sul KK di PJ, parte benissimo ma soprattutto nella parte centrale molesta i maroni e quando Kong finalmente s’arrampica all’Empire è troppo tardi e volevo già uscire dal cinema. La durata andava minimo dimezzata, vittima del troppo amore dell’autore.

  6. Past & Fasul

    Il punto e’ che jackson dopo il signore degli anelli ha perso la brocca…se fosse stato per lui starebbe ancora oggi a girare scene sull’isola del teschio…comunque piace anche a me e rivisto pure io di recente…i versione estesa…se l cosa si deve fare,va fatt bene.

  7. Kairos

    Il problema del KK di Jackson non è solo tecnico. E’ che trasforma il gorilla in un cucciolone bisognoso d’affetto, in un animale domestico solo un po’ più grande e pericoloso suo malgrado. Anche del Kong originale si provava pietà alla fine, ma proprio perché era onesto nel suo essere Bestia. La sua motivazione è che si voleva (metaforicamente o meno) fare la Bella, e per raggiungere lo scopo era disposto a distruggere tutto quello che si mettesse in mezzo. Con evidente soddisfazione, anche. Il Kong di Cooper & Schoedsack è forse la più potente personificazione dell’inconscio maschile mai realizzata, ritratto nelle sue pulsioni più elementari: sesso e volontà di potenza, con tutta la loro potenziale carica distruttiva e autodistruttiva.
    Non so cosa avrebbe davvero fatto Kong con Ann. Probabilmente dopo un po’ avrebbe cominciato ad annoiarsi e se la sarebbe mangiata. Ma di una cosa sono certo: che il vero Kong, in Kong che è Uno di Noi (maschietti, non me ne vogliano le donzelle qui presenti) non avrebbe fatto tutto quel casino per un romantico balletto sul ghiaccio in Central Park.

  8. @kairos: e’ tutto verissimo, ma in quel senso il tiro era gia’ stato aggiustato da tempo. Gli stessi Cooper & Schoedsack avevano intuito il potenziale universale del loro personaggio e ne avevano gia’ fatto una versione per bambini lo stesso anno con Son of Kong, e applicarono la stessa moderazione quando ne fecero uno pseudo-remake nel ’49 con Il re dell’Africa (Mighty Joe Young). Nella versione della Toho Kong era un eroe buono che difendeva il Giappone da Godzilla, e in quella di De Laurentiis era un infatuato programmato per commuovere, e intorno c’e’ stato piu’ di un cartone animato. Togliendo sesso e amore e trasformandolo in un animalone bisognoso di compagnia, e soprattutto attribuendo per la prima volta qualche comportamento attivo a Ann Darrow, Jackson non ha fatto altro che declinare tutto cio’ in versione un pelo piu’ verosimile.

  9. Anakin Rossi Stuart

    Dopo l’ultimo fermo immagine del lunedì ci speravo in un pezzo simile… ma leggere qui un versione riassunta della mia tesi di laurea mi riempie d’orgoglio.

    #teamkingkongdijackson, a me anche la parte centrale non dispiace, quanto meno perchè traspare (come del resto in tutto il film) l’amore incondizionato per la materia del regista che come accennava Past se ne starebbe ancora là sull’Isola se potesse: aveva perfino annunciato in caso di successo una trilogia dell’Isola del Teschio, andando a fare il remake di Son of Kong per poi inventarsi una chiusa (la brevità Jackson proprio non sa cosa sia, ma finchè mi fa quelle inquadrature lì con quei movimenti di macchina lì può tenermi davanti allo schermo quanto vuole)

  10. FedericoSly

    Dico la mia verità… Nel King Kong di Jackson ho dormito dalla noia

  11. Biscott Adkins

    Ma la scena dei ragni giganti è stata ricostruita da Jackson su informazioni dell’epoca? Comunque pezzone! Si vede quando uno conosce bene le cose di cui scrive

  12. Braddock Pit

    Originale tutta la vita ma anche il Kong di Jackson ha un suo nostalgico perché!
    Si sa niente se pubblicano il trailer Wondercon di Pacific Rim?L’internet parla di robottoni che danno padellate in fazza ai mostri con le navi da guerra!!!!

  13. Anakin Rossi Stuart

    @ Biscott: sì, il girato originale è andato per lo più perduto ma esistono parziali storyboard e bozzetti preparatori su cui si sono basati per ricostruire la sequenza

  14. Kairos

    @nanni: ma lo so bene. E infatti considero quello di Jackson al pari degli altri che citi, ovvero una versione addomesticata (in tutti i sensi) dell’originale. Ma a differenza degli altri, questo mi ha fatto incazzare proprio perché si presentava con delle ambizioni diverse: un remake diretto, per lo più realizzato da un regista che si professava un grande fan. E che proprio lui travisasse il senso del personaggio in modo così plateale mi ha molto deluso. Che poi non è che chiedessi chissa’ che in termini di sesso & violenza, intendiamoci. Solo, che evitasse il facile stereotipo del cucciolone hollywoodiano.
    Comunque, cose tristi a parte: Cooper (il visionario) e Schoedsack (il regista) sono fra i talenti più sottovalutati del cinema americano. Già i “natural drama” avevano dei pezzi di bravura (e incoscienza) notevoli, come la famosa scena della carica degli elefanti in Chang. Ma soprattutto La pericolosa partita, girato insieme a Kong sugli stessi set e parte dello stesso cast, il miglior film mai realizzato sul tema della “caccia all’uomo”. Altro che John Woo.

  15. Perdonatemi, ma per me il King Kong di Jackson è tipo il Male.

    Il film del 33 è praticamente ANCHE un film erotico. Intanto si vede benissimo che Fay Wray non porta neanche le mutande sotto il vestitino da sera, poi è mezza nuda per mezzo film, lo scimmione la spoglia ancora di più e se la vorrebbe evidentemente scopare. E poi c’è quella sottile – sottile malizia che hanno tutti i film dove c’è una bionda in mezza ad una giungla piena di gente molto abbronzata. Insomma un capolavoro di suggestioni esotiche al limite dell’exotica.

    Invece nel film del 2005 Peter “King Nerd” Jackson prende una topa galattica come Naomi Watts e gli fa fare… i giochetti da mimo. E il balletto sul laghetto ghiacciato.

    Giochetti. Da. Mimo. Balletti. Sui. Laghetti….. Cristo.

    E il tutto stando ben attenti a rendere palese l’innamoramento romantico dello scimmione per eliminare qualsiasi sospetto di zoofilia, che bisogna essere politically correct, mica come 70 anni fa che se ne fregavano.
    Ho idea anche che Cooper e Schoedsack dovevano essere dei grandi scopatori. Jackson no.
    E non mi frega niente che si veda l’Ammòre di Jackson per l’originale o per il Cinema con la maiuscola, probabilmente anche gli stupratori seriali pensano che il loro sia amore.

    Al di là di tutto, il film del 2005 per me è di una noia a tratti insostenibile. E pure girato da cani in certi momenti. Ad esempio, ricordo come ridicoli e terribili i rallenty e i grandangoli usati quando zompano fuori i cannibali all’arrivo sull’isola. Sembra un cannibal-movie italiano anni 70, solo che quelli erano girati con qualche fantastiliardo in meno sia di soldi che di pretese.

  16. @kairos/tommaso: tutto vero. L’unica cosa è che, sulle osservazioni vostre, per il tipo di progetto che era ero già disilluso dal minuto 1 e fondamentalmente per me era già un risultato che Kong non sorridesse o facesse gli occhioni.
    Le zoommate anni ’70: a me sono piaciute proprio per quello, l’unico momento in cui Jackson si è concesso di fare una scena molto più horror del necessario.
    Rimango comunque in generale nel team di chi sostiene che andava fatto un’ora più corto.

  17. Pasqualo Bianco

    Regorilla, translate…MITO.
    7 versioni?? Non lo sapevo, ora sì, dopo gumo.

    Fortianimaliforti, che il cinema attraversano…giusto!
    Jackson cliccaclicca (CGI), lo fa bello il remake…giusto!

    Ma io non dimentico (MAI), C.Rambaldi, R.Harryhausen e W.H.O’Brien.
    M.O.G aka Maestri=Origini=Grazie.

  18. Biscott Adkins

    @Anakin Grazie!erano parecchio truculenti all’epoca eh…

  19. fre.

    Il Cinema.
    Il gorilla di Rambaldi steso su un tavolaccio sotto il tendone di non mi ricordo quale fiera.

    Jackson lungo, lungo lunghissimo. Non reggo mai fino alla fine, sbrocco a meno di metà. Probabile l’internet mi abbia bruciato l’attenzione.

  20. Gigos

    1) Team bellomaunorapiùcortoerameglio, anche perché dopo la terza volta che si ripeteva lo stesso schema (animale ingigantito che sbuca da un tronco, fa buh, tutti scappano, qualcuno muore) il tutto mi è sembrato scadere leggermente sul ridicolo involontario. Se esiste un animale pericoloso o schifoso puoi stare sicuro che sull’isola ce n’è una versione gigante.
    2) Un dubbio zoologico (Stanlio?): quanto dovrebbe essere grande un’isola per contenere così tanti superpredatori, e quanti erbivori dovrebbero starci? Può esistere un ecosistema in cui la catena alimentare è composta sostanzialmente da carnivori che si mangiano a vicenda?
    3) Curiosità mia sul copyright: ormai l’originale ha ottant’anni, non dovrebbe essere di pubblico dominio?
    4) Wikipedia dice che la mossa ha un nome e che quel nome è SPACCAFAUCI. Volevo solo dirlo. Mi sembrava un po’ strano che un nome così togo non fosse stato incluso nel pezzo (lo so che i 400calci “non usano Wikipedia per tappare i buchi” però il nome della mossa è obiettivamente togo).

  21. @fre: era Fiabilandia a Riccione, e nessun tavolaccio. Da bambino ci andai quelle tre/quattro volte e pagherei cifre fuori mercato per rivederlo.

  22. @gigos:
    1) questa non e’ una domanda
    2) un’altra domanda sarebbe: nel film Kong ammazza cinque dinosauri in un’ora, dato anche lo spazio limitato come minchia hanno fatto a non estinguersi tutti in due settimane al massimo?
    3) i diritti sono rinnovabili, in particolare quelli che appartengono a una compagnia (la RKO) piuttosto che a una persona, ma prima di dire stronzate troppo imprecise te la farei spiegare meglio da qualcuno che sa davvero quel che dice
    4) si’, per questo pezzo in particolare mi sono rifiutato per principio di controllare Wiki, ma questo significa che il nome di quella mossa e’ stato inventato dopo la pubblicazione del mio prezioso e completissimo libro e pertanto NON VALE ECCO

    Inoltre non sapete cosa significa, dopo tutti questi anni, la frustrazione di non poter premere CTRL+F per cercare le cose sui libri di carta.

  23. Braddock Pit

    #teamfiabilandia,quelle si che erano emozioni.
    Sporgendomi dalla ringhiera per vederlo meglio!

  24. Anakin Rossi Stuart

    @ Biscott: credo che anche Jackson comunque ci abbia messo parecchio di suo nella ricostruzione, comunque la scena prima di essere perduta era stata esclusa dal montaggio finale, tra i vari motivi, per l’eccessiva truculenza

  25. Kairos

    Il balletto sul ghiaccio, romantico interludio alle cannonate, è a livello degli occhioni, via :)
    Per il resto, d’accordo sul fatto che dovesse essere meno pesante e decisamente più corto.
    Comunque team anni trenta, che al cinema sono stati un gran bel periodo. C’era l’altro scimmione del periodo, il Tarzan di Johnny Weissmuller, che nuotava con Jane tutta nuda (http://www.youtube.com/watch?v=WdhBRRkNvts), c’era quel gran signore di Whale, c’era Tod Browning, c’erano i nostri due registi avventurieri, c’era Willis O’Brien. E c’era King Kong, il più grande film di mostri di tutti i tempi. In tu culu alla CGI plasticosa.

  26. E ne ho un’altra ancora: con tutti i carnivori enormi che giravano da quelle parti soprattutto nel film di Jackson, come minchia facevano i selvaggi a sapere che la figa offerta in sacrificio se la prendeva Kong e non, che so, il primo T-Rex che passava? (la smetto)

  27. Kairos

    Comunque il modellino di Skull Island agli Universal Studios è una figata. E anche l’attrazione in 3D che ti butta in mezzo al combattimento coi T-Rex.

  28. Kairos

    @ gigos: è che c’era molto ricambio. Evidentemente a Skull Island tutti gli animali erano come Kong: crescevano in fretta e scopavano molto :)

  29. Gigos

    @Nanni
    Tanto prima o poi il predatore sarebbe stato mangiato da un predatore più grosso, che sarebbe stato mangiato a sua volta da un predatore ancora più grosso, e così via fino a Kong che dovrebbe stare al vertice della catena alimentare dell’isola. Il grande cerchio della vita risolve.

    Ma poi se Kong di Jackson era così pacioccone, così ne è stato delle precedenti figliuole? Che la Watts non sarà stata mica la prima (magari nel film lo spiegano, ma non lo vedo da una vita). Se le mangiava? Mica poi tanto pacioccone. Forse che la Watts si salva perché era l’unica bianca coi denti bianchi? Kong razzista su Rieducational canne!

  30. Gigos

    channel

  31. @gigos: su questo ho la risposta prontissima! Si’. Kong si portava le tipe al suo rifugio, dove vediamo inquadrata molto chiaramente una serie di scheletri. La Watts li vede e capisce che deve fare qualcosa per distinguersi e salvarsi. E allora si mette a fare il vaudeville, ecc…

  32. Gigos

    Mi pareva. Allora lo vedi che poi tanto pacioccone non era. E comunque i team Velociraptor e T-rex spicciano casa al team Kongspaccafauci.

  33. Giusto! Ma io dico: un bel prequel in cui vediamo Kong adolescente felice che si mette insieme a una bella amazzone bionda la quale pero’ lo molla per il capo tribu’ dei selvaggi traumatizzandolo e facendolo diventare irascibile e selvaggio finché non scoppia un gran casino, lei muore per una serie di circostanze non del tutto volontarie e di conseguenza la tribu’ prima tira su il mega-muro e poi istituisce questa cosa di offrirgli i sacrifici umani per tenerlo buono? Skull Island: una nuova serie tv dai creatori di Smallville. No?

  34. Calvin Clausewitz

    Angolo del rompicoglioni: direi che in “mostrologia” manca la domanda “e’ fisicamente plausibile”? Ad esempio sappiamo tutti che gli insettoni giganti collasserebbero sotto il proprio peso, cosi’ come la 50ft woman.

    (La risposta e’ che il Kong originale – quello di 6-7 metri – non collasserebbe ma non potrebbe nemmeno zompare da una parte all’altra come un macaco, mentre quello di Jackson passerebbe le giornate sdraiato su un letto d’ospedale).

  35. Gigos

    Kong assume varie dimensioni:
    15 m (film 1933)
    8 m (remake 2005)

    Wikipedia dixit.

  36. @gigos: vedi perché non ti devi fidare di Wiki? Perché sbaglia. L’altezza l’ho presa dritta dai dialoghi del film.

  37. Calvin Clausewitz

    Quello di Jackson avrei detto almeno 10 visto che stava tutto ingobbito. Infatti negli speciali c’e’ una scena tagliata di mamma Kong che gli dice “stai un po’ dritto con la schiena”.

  38. The Spew

    io la butto lì eh, stasera me lo riguardo quello del 2006 lento come la morte e me lo divido in stazioni, che a pasqua non ho espiato abbastanza…

  39. Naccio Jai Fox

    Bellissimo articolo, grande Nanni!

  40. Steven Senegal

    Gran pezzo e poi a me gli aneddoti sui films mi mandano ai matti per davvero. Se poi in apertura, mi metti pure il “vero” proverbio arabo e non quello “falso” del profeta sulla Bestia e la Bella, sei tu LO Re. Non c’è gara proprio, Nanni.

    Ne ho approfittato per cercarmi un po’ di Naomi Watts sull’internet e google m’ha completato il nome da ricercare con “nuda tutta smerdata”.

    Più che Smalville io penserei a Kong e Mark Ruffalo che arrivano con il traghetto su Skull Island per investigare sulla scomparsa di una donna e poi si scopre che Kong è sempre stato sull’isola ed è tutto un role play.

  41. Il Reverendo

    mi associo ai complimenti a nanni per la fighezza di questo articolo. davvero bello e interessante.

  42. Per “colpa” di questo articolo ieri sera mi sono rivisto il King Kong del 1976, di cui avevo solo qualche vaghissimo ricordo infantile.
    Non male. Ancora più “sessuale” dell’originale, con una Jessica Lange che sembra uscita da un set di un film di Dirk Diggler. Il finalone sulle torri gemelle non me lo ricordavo mica, ovvio che oggi ha un fascino sinistro del tutto involontario.
    Lo scimmione è fin troppo evidentemente un tizio con un costume “vintage”, perdendo il confronto con il passo uno degli anni 30, però belle le scene con la manona, che abbastanza palesemente diventa un simbolone sozzo.
    Io lo metto traquillamente sopra al film di Jackson.

  43. Mi sono imbattuto nel suo eruditissimo e fluviale scritto sul Megaprimatus Kong e ho molto apprezzato il suo giusto amore per i dettagli, fondamentali in certi casi.Meno aderenti, ho trovate, la serie di inutili e velleitarie forzature del suo linguaggio verso le derive della scanzonata trivialità. A chi o a che giova non tenere un formalissimo assunto, per altro godibile come quello che invece è il mancorrente del resto di tutto il suo lungo esposto? Mistero, suppongo o spero.
    Stia bene con i saluti e i ringraziamenti di
    P.G.

  44. Gentile Paolo,

    il motivo del mio linguaggio triviale e’ che preferisco considerare i miei lettori amici alla pari piuttosto che studenti o sciocchezze simili, e tenermi quelli che mi merito di conseguenza.
    Tutto il sito mantiene questa linea.
    Ringrazio comunque vivamente per i complimenti.

    cheers,
    Nanni

  45. Fra X

    In effetti come fatto notare il film del 76 si basa molto su Rick Baker con il costumone più che sugli effetti creati da Rambaldi!
    La foto della patente, Godzilla gioca subito sporco, John Belushi che imita De Laurentiis… :lol: ! Ma come gli è venuto in mente a quest’ ultimo di fare “King Kong 2”!?! °_O Mah!
    Il film del 76 è stato il primo che ho visto da piccolo! Quello del 33 invece l’ ho visto nel 2003 o 2004 la prima volta. Spettacolare anche a distanza di oltre 80 anni! La versione del 2005 devo ancora vederla. Volevo farlo, ma per un motivo o per un attimo non mi si è registrato.
    Ho letto sul bell’ articolo dell’ AD’A 1998 Bonelli che Jackson aveva già in mente a quei tempi di fare un nuovo King Kong!

  46. Enrico

    Prima di tutto non avete menzionato l’epic fail di De Laurentis con la più grande attrice al mondo, che centra sempre con King Kong.
    https://www.youtube.com/watch?v=MihpVBrtGLM
    Poi siamo sicuro che il King Kong di Jackson è alto solo sei metri?
    Comunque rispetto al remake di De Laurentis il film di Jackson è un classico, cioè è un classico anni 30 riportato alla tecnologia degli anni 2000, penso che fra 50 anni visto che i film su King Kong seguitano ad essere fatti, sarà studiato per studiare i film degli anni 30, mica poco.

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