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“The Box”: dieci cose che nessuno ha ancora avuto cuore di dirvi.

07/02/2010 | recensioni | di Dolores Point Five

Spoiler: non ci provano.

Fermo restando che l’esimio dottor Casanova Wong Kar-Wai ha ragione comunque, e che quanto da lui scritto qui corrisponde a verità, è ora di inaugurare il primo temporary store dei 400 Calci, uno spazio che potremmo chiamare NON AVRAI UNA SECONDA CHANCE. Mentre ci cantiamo sopra. Come il coro di incappucciati di Oxford University.

Prendete una torcia e seguitemi.

Prima, però, guardate questo contributo multimediale, che un benemerito lettore ci ha lasciato nello spazio commenti (grazie):

1. Il film The Box è TUTTO FOTOGRAFATO COSI’.

2.Il film è anche interamente SUSSURRATO. A parte Frank Langella che fa l’uomo con solo mezza faccia e perciò quando sussurra ENUNCIA, tutti gli altri bisbigliano anche quando sono in casa loro chiusi a chiave e il figlio sta giocando a Monopoli in un bunker a tre chilometri di distanza. Risultato: ho passato metà del film a spippolare col rewind e dire EH? EH?.

2/a. Non fate commenti tipo “infermiera!”. Io ho 29 anni e ci sento BENISSIMO.

3. Cameron Diaz interpreta una donna senza le dita di un piede. Dopo circa 40′ il marito scienziato le regala una specie di protesi da infilare dentro la scarpa, però fino a quel punto Cameron Diaz cammina come L’amico di famiglia.

4. La faccenda delle dita del piede, essendo che siamo nel 1978 e Cameron Diaz ha i suoi anni, non può essere stata causata dal Thalidomide, e viene infatti spiegato come il tristo effetto collaterale delle RADIAZIONI. Però mi sembrava il classico “dettaglio” messo lì per caratterizzare un personaggio a ufo. Un po’ mi incazzavo, poi mi ricordavo che -- ehi! -- a me i dettagli che NON SERVONO in un film PIACCIONO, e pure tanto, e quindi mi ci rimettevo in pace. Anche se continuavo a temere il METAFORONE.

5. Se in un tuo film la gente per fare dei misteriosi segnali segreti ammicco ammicco alza delle dita nel vuoto, e il risultato sono le immagini nel post di Casanova, io dovrei avere in automatico il diritto di venirti a rubare in casa. Mazel tov, bitch.

6. E sto volutamente tralasciando l’Amico Spiegazione che A DIECI MINUTI DAL FINALE salta fuori e riassume il film a James Marsden. Subito prima che un SUV degli anni ‘70 lo riduca in polpette.

7. Richard Kelly ha, con questo, girato tre film imperniati su una figura Christi che si sacrifica anche se non gliel’ha chiesto nessuno. Hai. Rotto. Il. Cazzo.

8. Noto con piacere che alcuni colleghi americani si sono arrazzati per le citazioni di Jean-Paul Sartre contenute nei dialoghi. Ok. Le citazioni sono inserite nei dialoghi con le seguenti modalità: “questo è davvero un brutto momento per la sua famiglia, mi risulta che lei abbia familiarità con l’opera di Jean-Paul Sartre, ripensi allora a quando egli disse”.

9. Se di simbologia catto-apocalittica si deve morire, io mi tengo tutta la vita il vituperatissimo Segnali dal futuro, un altro film che secondo gli internets avrebbe dovuto essere scritto e diretto da Richard Kelly, e che ti porta sì in zona Left Behind ma almeno prima ha la grazia di far scoppiare roba costruire set pieces non ESCLUSIVAMENTE finalizzati a far sentire chi guarda un coglione.

10. Vi ricordate le dita del piede? Beh. Alla fine ERA UN METAFORONE. E Cameron Diaz ha pure un monologo schiantacuore in cui lo spiega a Frank Langella. E considerando di COSA è un metaforone, e QUALI effetti ha avuto, il personaggio di Cameron Diaz si porta a casa la prima candidatura ufficiale dei Sylvester 2011 per la categoria “personaggio più stupido in un thriller/horror”. Battetela se ne avete il coraggio.

Ho finito, grazie.

The Box: ufficio complicazioni affari semplici

19/01/2010 | recensioni | di Casanova Wong Kar-Wai
Io schiaccierei come se non ci fosse un domani

Io schiaccerei come se non ci fosse un domani

Lo spunto di base è bello, geniale, immediato. Un uomo misterioso vi porta a casa una scatola. Questa scatola ha un bottone rosso. Avete 24 ore per decidere se premere o meno questo bottone rosso. Se lo fate vincete un milione di dollari. Se non lo fate, l’uomo misterioso si verrà a riprendere la scatola e se ne andrà per la sua strada. Come se nulla fosse accaduto. Ah, dimenticavo: se decidete di premere il bottone rosso, non solo entrerete in possesso di un milione di dollari, ma un uomo – un uomo qualsiasi, a caso, che voi sicuramente non conoscete – morirà. Non ci potete fare niente. Un milione di dollari per causare la morte di uno sconosciuto. Dite che il gioco vale la candela?

Check This Out!

Check This Out!

Questa è la storia di The Box, l’ultimo film di Richard Kelly. Meglio: questa è una storia di Richard Matheson. Per la precisione una storia breve del 1970 dal titolo Button, Button pubblicata dal geniale scrittore americano, già portata sul piccolo schermo in un episodio di Ai Confini della Realtà. Non penso di averlo mai visto – una storia del genere me la ricorderei – ma ha tutta l’aria di quelle genialate che si celavano in quella “regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere“. Un’idea di base fulminante, veloce, immediata e con un’improbabile quanto gustoso twist finale. La stessa idea, dicevamo, è stata presa da Richard Kelly per il suo ultimo film, The Box. Chi è Richard Kelly? Grazie per la domanda. Richard Kelly è il regista di Donnie Darko. Quando va dal panettiere la gente lo indica e mormora: “Hai visto? È il regista di Donnie Darko! Secondo IMDB uno dei 100 film più influenti della Storia del Cinema!“. Richard Kelly è più sfortunato di Malcom McDowell. Lui è peggio. Potrebbe anche fare il Padrino Parte 2, ma dal panettiere la gente mormorerebbe sempre “Non ci posso credere! Richard Kelly: il mio regista di Donnie Darko preferito!”. Sapete una cosa? Gli sta bene. Primo perché Richard Kelly non farà mai Il Padrino Parte 2. E poi perché Richard Kelly ha rotto le palle. Southland Tales l’avete visto? 145 minuti di film di rara pretenziosità. Non si capisce nulla se non che il regista/sceneggiatore è uno pieno di sé che vuol far dimenticare il suo film precedente, realizzando un film mondo complesso e per pochi. Talmente per pochi che non se l’è visto nessuno. E quei pochi che l’hanno visto ancora ne portano i segni. Un mio amico da allora digrigna i denti durante la notte. Un altro ha spesso delle crisi che lo portano a rubare i librogames di Lupo Solitario nelle librerie. Una tragedia. Tutti che puntavano su Richard Kelly e invece lui ha fatto una stronzata. Dispiace dirlo perché, se non vogliamo sbilanciarci come l’Imdb e dire che Donnie Darko era tra i 100 titoli più influenti della Storia del Cinema, possiamo sicuramente dire che era un buon film. Mentre Southland Tales era proprio una stronzata. Per cui… last call for Mr. Kelly! E allora invece di scrivere una storia originale in cui a un certo punto Sean William Scott vola in un furgone di fronte a un suo doppio spuntato fuori da un tunnel spazio temporale, ci affidiamo alla sicura penna di Richard Matheson. Secondo voi, ha fatto bene Richard Kelly? Continua a leggere »