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Speciale Roger Corman: l’editoriale polemico!

05/03/2010 | divagazioni | di Nanni Cobretti

Dunque.
[si mette comodo sulla poltrona in pelle e si schiarisce con un colpo di tosse]
Una volta c’erano quei film che oggi per convenzione arbitraria vengono definiti “trash”.
Avevano titoli assurdi e sensazionalistici.
Avevano locandine che ogni volta ti promettevano la cosa più sconvolgente che tu avessi mai visto in vita tua.
E puntualmente te la mettevano nel culo.
Erano fatti malissimo: vuoi per pochi soldi, per poco mestiere, per poco tempo.
Mica lo facevano apposta, eh? Era solo questione di mettere in ordine una serie di priorità pratiche. Ci scappavano ovviamente svarioni grossolani, ma sempre e soltanto con lo spirito di chi sperava che non si notassero.
E alla gente infondo piacevano per quello che riuscivano a offrire.
Leggevano il titolo “Il mostro del pianeta perduto” e pensavano “Speriamo che il pianeta sia figo e il mostro non si veda solo negli ultimi tre minuti”.
Leggevano il titolo “Rivelazioni di un’evasa dal carcere femminile” e pensavano “Speriamo si vedano delle tette, qualche lesbicata, e un bel catfight”.
caged heatPoi il mostro si vedeva davvero negli ultimi tre minuti ed era un pirla con la maschera di gomma, e il “pianeta” era quel tratto di terreno incolto e vegetazione selvaggia vicino alla ferrovia a Soliera nei cui cespugli una volta tuo cugino aveva nascosto un giornaletto porno (si vede anche di sfuggita il cartello “Cavezzo 12″).
Poi di tette se ne vedevano appena un paio, il massimo della lesbicata erano due che si sfioravano le spalle con occhi pieni di desiderio represso, e il catfight consisteva in altre due che si sdraiavano l’una sull’altra con le mani nei capelli come se si fossero urtate e impigliate senza volere, e durava diciotto secondi netti di cui dodici spesi a inquadrare le altre carcerate che facevano il tifo.
A volte invece andava grassa: il mostro era povero ma dignitoso e riuscivano a inquadrarlo più di una volta, c’era un intero dialogo ambientato nelle docce comuni, e le rissaiole dopo essersi rotolate per un po’ cascavano casualmente in una pozza di fango. A volte semplicemente, in attesa di quei tre minuti finali, il film azzeccava per caso un personaggio simpatico o due, e il tempo scorreva via piacevole. È come quando vai a comprare del fumo: lo sai che non è roba esattamente salutare e nutriente, e non te ne frega un cazzo, perché tu vuoi solo sballarti per un paio d’ore. A volte te lo vendono buono, a volte scadente, e a volte ti rifilano un tocco di liquerizia o un tronchetto di legno e scappano. Col tempo impari a tenerti uno o due spacciatori di fiducia: nessuno è una garanzia, ma con un po’ di pazienza si vive bene lo stesso.

Da bambino ne avevo uno di gomma uguale e ci giocavo sempre in spiaggia

Da bambino ne avevo uno di gomma uguale e ci giocavo sempre in spiaggia

Poi è arrivata (zan zan zaaaan…) l’era moderna, e con essa quelli che hanno inventato il termine “trash”. Continua a leggere »