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Recuperiamoli: The Hurt Locker

the hurt lockerChe ci crediate o meno, capita anche che certi film vengano “testati” in Italia ben prima che negli altri paesi. È il caso di The Hurt Locker, presentato l’anno scorso al Festival di Venezia, accolto da recensioni tiepidine e subito sbattuto in giro nelle nostre sale, ma uscito solo due mesi fa negli USA e dalla prossima settimana negli UK. Per cui per presentare il prodotto bene a modo a Londra hanno deciso di chiamare giù per l’anteprima la leggendaria (e altissssima) Kathryn Bigelow e lo sceneggiatore/produttore Mark Boal, per rispondere a ogni curiosità di persona.
L’annetto di distanza è effettivamente servito a smorzare quello che era uno dei maggiori problemi involontari del film: in un periodo pre-Obama in cui la guerra in Iraq era ancora di strettissima attualità, fonte di rumorose polemiche e già soggetto di altre pellicole ad alto contenuto moralizzante, The Hurt Locker peccava di troppa puntualità per smarcarsi da attenzioni rivolte a messaggi o schieramenti in cui in realtà era ben poco interessato, e finiva per deludere chiunque cercasse un qualsiasi giudizio politico sulla situazione.
Il nucleo della storia è infatti il ritratto dei tre personaggi che compongono la squadra speciale che ha il compito di perlustrare il territorio alla ricerca di minacce e situazioni losche, per lo più composte da esplosivi nascosti di varia natura, e procedere a neutralizzarle. Tre volontari che non sempre danno l’impressione di sapere ciò che fanno e perché, ma che nel frattempo passano le giornate in cerca di occasioni per rischiare la pelle. Motivo per cui il film si compone in larga parte di episodi ad alta tensione incollati uno dietro l’altro con brevissime pause. Motivo per cui per una buona metà è senza dubbio uno dei film più cazzuti dell’anno nonché il graditissimo ritorno di una cineasta che mancava da tanto, troppo tempo (considerando anche che non ho visto K-19 per via della mia allergia ai film sui sottomarini). E motivo per cui tecnicamente, grosso modo, si sarebbe potuto anche ambientare il film a Los Angeles e farne un prequel di Speed.

the hurt locker
Però, pur lasciando certi discorsi da parte, la Bigelow giustifica alla grande la location. L’Iraq visto in The Hurt Locker, oltre ad aggiungere un’ovvia potente carica drammatica, è una specie di terra di nessuno senza regole, dove ogni angolo potrebbe nascondere una carica di C4, dove è letteralmente impossibile distinguere un terrorista pronto a farti (o farsi) saltare per aria da un normale ingenuo civile con la sfiga di ritrovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato con l’atteggiamento sbagliato, e dove ogni dettaglio apparentemente insignificante potrebbe essere fatale. E questo, insieme a protagonisti che non sono esattamente gli adrenaline junkies alla Point Break che ti aspetteresti, è sicuramente uno degli aspetti extra-action comunicati con maggior efficacia, senza quei cliché che purtroppo scivolano di mano in alcune scenette dalla metà in poi e allungano un po’ il sapore in bocca. Un peccato, perché almeno inizialmente la struttura spezzettata a pseudo-videogame stava funzionando meravigliosamente.
Ma se c’è un’altra cosa che la Bigelow sa fare con naturalezza, oltre a girare scene d’azione di una solidità che tanti giovani di oggi si scordano, è far brillare di magnetico carisma i propri protagonisti, anche quando interpretati da semi-sconosciuti dal volto qualunque come lo spettacolare Jeremy Renner, senza il quale probabilmente ci si sarebbe annoiati molto prima.

kathryn bigelow e mark boalFinita la proiezione salta fuori che il Mark Boal, responsabile anche del soggetto di Nella valle di Elah, è stato davvero in Iraq un paio di settimane al seguito (ma a distanza di sicurezza) dei pazzi che gli hanno ispirato il film. Sentirlo raccontare che disinnescano in media un 15-20 bombe al giorno più o meno con la stessa faccia con cui noi andiamo in ufficio – e ripeto, sono volontari – fa effettivamente riflettere.
Di fianco a lui, Kathryn è adorabile.

DVD-quote suggerita:

“Uno dei film più cazzuti dell’anno”
Nanni Cobretti, i400calci.com

(poi non so bene in questo caso perché suggerisco una dvd-quote, il dvd è già uscito…)

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5 Commenti

  1. Nicola

    Com’è possibile che quello bellissimo film abbia 0 commenti?
    Visto stasera e l’ho trovato ben fatto.
    M’ha tenuto ben più incollato alla sedia che The Kingdom (se vogliamo trovare un prodotto analogo in quanto ad ambientazione).
    E poi gli attori almeno col fucile in mano erano credibili, la Gardner era imbarazzante ogni volta che la inquadravano.

  2. gigi

    Film fantastico, un capolavoro inarrivabile, avanti anni luce, spacca i culi in 36 pezzi a tutti i maschietti palle mosce dell’action contemporaneo (Michele Baya mi senti?), prevedo la consacrazione della Bigelow (gran manza), pioggia di premi

  3. STU

    The Hurt Locker, un film decisamente duro e crudo ma realistico. La Bigelow ci ha fatto vedere a noi, seduti comodi a casa con il nostro bel lavoro e le nostre fissazioni, come soldati con la missione di sminare un paese “post guerra”, muoiono per portare a termine ció.
    Un film che ho sempre consigliato ai miei clienti in videoteca molto tempo prima che vincesse l’Oscar, alcuni hanno accettato il consiglio ed altri … hanno aspettato l’Oscar.

2 Trackbacks

  • Scritto da I nostri cugini poveri d’oltreoceano « I 400 calci il 02/02/2010 alle 17:27

    […] Beck per I guerrieri della notte. E offro un giro di birra per ogni statuetta che si porta a casa The Hurt Locker. Uno in meno se vince anche Sandra […]

  • Scritto da Ma sì, dai, parliamo anche degli Oscar « I 400 calci il 08/03/2010 alle 13:01

    […] appena un po’ più seria. E questo lo dico in senso che più positivo non si può. Perché The Hurt Locker è un film d’azione duro e puro, e se qualcuno attratto dai sei Oscar (sei! compresi un paio […]

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