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AfterLife: e mentre parlo tu non mi ascolti. I casi sono due. O non mi ami più o sei morta.

The Curse of Miike -part 6-
“Bravo Miike, stai andando proprio bene”
“Grazie Nanni… ora posso chiudere gli occhi?”
“Si Miike e se vuoi puoi anche andare in terapia… Dunque, per via del tuo impegno ho deciso di premiarti”
[Miike inizia a tremare di emozione, la cannuccia per l’alimentazione forzata stretta tra le sue labbra serrate, una stella cade ignorata dall’universo indifferente]
“Potrai recensire…”
[Miike stringe i pugni sui braccioli della sedia: nocche bianche in contrasto con il marrone dei lacci di cuoio dei fermapolsi].
After.life. C’è Christina Ricci nuda per 2/3 del film, non può essere male”
[Miike gioisce, nel Serengheti due pastori si domandano se sia già arrivato il periodo degli amori dello gnu striato]
“Contento Miike?”
“Si, molto”
“Aspetta però… c’è una condizione”
“Cioè?”
“Tutti hanno recensito questo film partendo proprio dal fatto che ci sia Christina Ricci nuda quindi non ti sarà concesso fare accenno alla cosa. Anzi, per non indurti in tentazione ti ho procurato una rara director’s cut: è quella proiettata nell’oratorio Beato Salvatore Bagni di Carpi. Dura 30 minuti ma c’è tutto… e ora vai… vai e vola”.
“Nanni…”
“Si?”
“Perché mi fai questo?”
“Perché sanguini facile”
-End of Part 6-

LocandinaAfter.Life

Nel volume di E. Schrödinger: Die gegenwärtige Situation in der Quantenmechanik [La situazione attuale della meccanica quantistica] a pagina 812 si cita il famoso paradosso del gatto. Per quanti non lo sapessero ne faccio un sunto rapido.
“Mettiamo un gatto in una scatola di metallo, nella scatola poniamo anche un meccanismo che (bla bla bla contatore Geiger, bla bla sostanza radiottiva, bla bla bla, atomo) e che potrebbe o non potrebbe, in un’ora, uccidere il gatto. Chiudiamo la scatola. Ecco, finché non riapriremo la scatola e non compiremo una successiva osservazione, il gatto resterà sia vivo, sia morto. I suoi due stati (vita e morte) in linguaggio tecnico, si sovrapporrano.

Su questo concetto appoggia la trama di After.life che però fa un passo oltre e pone il punto di vista non tanto sullo spettatore esterno, attanagliato dal dubbio sulla vita o sulla morte del gatto e soprattutto come fare a dirlo alla vicina che ci teneva tanto alla sua Minù, quanto sul gatto stesso.
Grazie alla figura di Liam Neeson, oramai disposto a recitare qualunque cosa (giuro che ad un certo punto mi aspettavo saltasse fuori con la battuta “le do in cambio del suo Dash due fustini di altri detersivi. Che fa, accetta?”), inquietante impresario di pompe funebri/tassidermista di cadaveri, al gatto Christina Ricci, chiusa in una morgue, viene fatto credere di essere morta e di essere in procinto affrontare il suo funerale.
Lei si muove, parla, sbraita, si accuccia con quelle sue gambette sottili e quella spinetta dorsale sexy, per dimostrare che è viva ma NIENTE DA FARE.
“Non sei tu che sei viva, sono io che ho un dono” ribadisce Liam Neeson aggiungendo “Nespresso, What’s Else?”.

A tutto questo aggiungete un pizzico di retorica sozzona à la Tyler Durden, un fidanzato che non accetta il lutto e vive nel dubbio che “essa non trapassò”,  e un bambino che è l’incrocio tra Aidan di The Ring e “vedolagentemorta” e le jeux sont faits.

Sei viva? Sei morta? Sono viva? Sono morta? Non sei viva. Non sono morta. Sì sei viva. Meglio essere morta. Fine del plot.

Get out of here... get me some money too...

Get out of here... get me some money too...

Vi sembra poco per reggere quasi due ore di film? Si, in effetti lo è ed è per quello che al minuto 50 (circa) al paradosso del gatto di Schrödinger, si sostituisce l’esperimento del cane di Pavlov. Si mette Christina Ricci nuda che [SPOILER] non sta invecchiando bene [FINE SPOILER] e il pubblico inizia a sbavare. Al thrilling iniziale, creato dal gioco di specchi sul ribaltamento del reale -per cui l’apparenza giustificata soverchia la realtà materiale-, viene a sostituirsi la domanda esistenziale “Ma un po’ di pelo si vede o no?”.
E la regista, l’esordiente Agnieszka Wojtowicz-Vosloo, presissima fino ad un attimo prima ad inanellare citazioni più o meno colte e scopiazzature più o meno indecenti, cambia registro, inclina la telecamera e gioca sapientemente con le inquadrature giropassera.
Il film è pessimo? Non particolarmente e si lascia vedere, finale compreso che ti picchietta delicatamente sulla guancia.

DVD QUOTE suggerita:

“Un film che tira più di un carro di buoi”

Bongiorno Miike, www.i400calci.com


>> IMDb | Trailer

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23 Commenti

  1. masso

    Mike…ma un pò di pelo..si vede o no?

  2. @masso: non ti rovino il finale a sorpresa

  3. Jo

    Ah, buon Miike, tu che più di tutti ti assumi il cristologico compito di ricordarci come la sofferenza terrena (il film) sia poi ricompensata dalla sazietà dello spirito (sapere della presenza o meno del pelo della Ricci nel film).

    Voi dite povero lui?

    ..Io dico poveri noi…
    (Sphinx, Fuori in 60 Secondi)

  4. @Jo: caliamo un velo peloso.

  5. “Cose che tirano più di un carro di buoi” dovrebbe diventare la nostra tagline fissa autunno/inverno. Miike, concordi?

  6. assolutamente Dolores, ASSOLUTAMENTE.

  7. Stanley Buzzanca

    Nanni bastardo.

  8. CHEPPPPALLE ragazzi…
    secondo me tutti gli sceneggiatori del mondo stanno facendo a gara a chi basa/cita(male) di più il gatto di Schrödinger e il Rasoio di Occam.
    Tutto è iniziato nel lontano 1997 (cazzo è davvero già lontano…)…maledetto Zemeckis!

    Ad ogni modo, tv-series comprese, secondo me è ancora in testa il rasoio. Che detto così ha anche quel retrogusto splatter che piace tanto a grandi e piccini

    @Miike: ottima rece! ma per favore, facci lo spelling del nome della regista!

  9. l’universalità dell’arte.

  10. Lollo

    Che poi, quando la vedi dal vivo, Christina Ricci (l’ho vista a Cannes nell 2008) ti chiedi… Ma quanto cazzo è bassa? Potrebbe partecipare alla sagra del Femore Corto… sembra una bimbina.
    Però in video è gnucca.

  11. Uwe Pòl

    a me Christina Ricci non piace moltissimo, ma a parte quello, il suo fidanzato è il principe vali… Justin Long ?!? Madò.

    Quotone su Neeson testimonial del Dixan. “ma lei non è quello che faceva Michael Collins?” “Non ora signo’, tieni il detersivo e sorridi.”

  12. @lollo: noto con piacere che ci stiamo tutti focalizzando sul plot
    @Uwé: “ma lei non è quello che faceva Michael Collins?” “Non ora signo’, tieni il detersivo e sorridi.” : commento prefe.

  13. MADDICO perdo di vista twitter per 4 ore e vengo a sapere in ritardo clamoroso che rilasciate interviste in radio senza dire una fava a nessunooooooo!?

    SIETE I PEGGIORI!!!

    ;)

  14. Pipolo Segal

    “Christina Ricci nuda che [SPOILER] non sta invecchiando bene [FINE SPOILER]”

    (scuote mestamente la testa e cancella dall’HD esterno il file 1080p scaricato illegalmente mormorando “sad giggity is sad”)

  15. @Pipolo: ma guarda che è un bel vedere. Cioè… meglio di altra roba. Peggio ti tanta altra.

    @Robert Vinx: ehhhhhh… tu non stai attento e noi ti puniamo.

  16. @Miike voglio il podcast della faccenda Infascelli ;)

  17. bzw

    domanda scema: ma la regista è un polacca che si è sposata con Im ho tep della mummia? quello bello? più bello di brendan fraser?

  18. Michael eBay

    E comunque Schrodinger la faccenda del gatto la intendeva piu’ come ironia nei confronti delle teorie dell’epoca che come esperimento mentale.Men che meno come ideona alla base di film con piu’ o meno pelo (ma qui ipotizzo , non ho prove)

  19. @Micheal: vado a memoria ma più che un esperimento mentale era un esempio (secondo me poco utile ai fini del concetto) semplice per spiegare che oltre a I/O (zero-interrupt, acceso-spento, etc.) puo’ esistere un terzo stato (es. stand-by). Nel caso del gatto a fronte della mancaza di prove sullo stato del gatto, quindi non sapendo se è vivo o morto, esso è sia vivo che morto od entrambe le cose.
    Questo, oltre ad essere una delle basi della fisica (ed informatica) quantistica apre le porte cognitive alla possibilità che Liam Neeson, in un’infinità di stati/universi paralleli, possa recitare infiniti Afterlife dove egli è sia il medico che la vittima che il gatto.

    Quello che sperano tutti in tutte le possibili versioni è che il pelo di Neeson si palesi solo quando recita sotto forma di gatto

  20. Bongiorno Miike

    @Michael: si chiama AfterLife e parla di una persona che, chiusa in una morgue, è viva ma le si fa credere di essere morta. Vediamo se così il paragone ti è più immediato… (NON PENSARE AL PELO! NON PENSARE AL PELO! NO! GATTO NON È UGUALE A PELO!)
    @Robert: non avrei saputo dirla meglio.

  21. Reuccio dei baretti

    piu’ che pelo direi che il capezzolo della Ricci ha dell’importanza.

  22. BohBeh

    l’ho visto ieri notte su Rai2 e ho sperato fino all’ultimo che finisse bene.

    o che Liam Neeson tirasse un cazzotto a qualcuno.

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