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ARCA RISSA: The Silent House

spaghetti horrorAnno 1997 circa: Nanni Cobretti, giovane ribelle anticonformista pieno di rabbia interiore, ascolta regolarmente roba tipo Sunny Day Real Estate, Jawbreaker, Promise Ring, e si dichiara senza grossi problemi un fan di musica emo. Poi si distrae un attimo, e quando si ribecca si ritrova in un mondo in cui la parola “emo” viene appiccicata ai Tokio Hotel e a ragazzini vestiti come beccamorti con ciuffo modello saracinesca e occhi da panda che amano stagliuzzarsi e quando vengono pestati dai bulli invece che incazzarsi si vantano. O qualcosa del genere (abbiate pazienza, sono un matusa). Il succo è: il termine “emo” era stato scippato e riassegnato a qualcosa di completamente diverso.
Anno 2010, quasi 2011: desideroso di vendetta, il Cobretti decide di ripagare il mondo con la stessa moneta, per cui da oggi in poi prende ufficialmente la definizione già occupata di “spaghetti horror”, normalmente indicante i film d’orrore italiani, e senza avvertire la usa per qualcos’altro che non c’entra nulla. Nello specifico, gli horror il cui scopo unico è lo spaventerello, lo strappone, la tensione costruita da una lunga pausa silenziosa a cui segue un improvviso rumore fortissimo: appunto, lo spaghetto. Tecnicamente poteva andarvi peggio.
Altrettanto senza avvertire, come vi sarete ormai accorti, il Cobretti approfitta inoltre spudoratamente della sua qualifica di “capo” per rubare la rinomata rubrica ARCA RISSA all’illustre collega Luotto Preminger, probabilmente macchiandogli un po’ il brand, ma vaffanculo, sono IL CAPO. I capi fanno queste cose senza giudizio, se avete mai lavorato in un ufficio lo sapete. C’è soprattutto che (ormai oltre) un mese fa al FrightFest Halloween All-Nighter c’ero io, non Luotto, a sorbirmi l’ultima trovata nel campo del “guardateci, vi prego, siamo poverissimi ma tanto tanto volenterosi, guardateciii!”, ovvero l’uruguayano The Silent House, la cui ideona consiste nel fatto di essere stato girato in tempo reale con un unico ininterrotto piano sequenza, per la gioia e gli orgasmi multipli da parte di tutti gli studenti del primo anno del DAMS.
Pronti via:

the silent houseQuanto dura?
IMDb non sa decidersi se dura 74 o 79 minuti, e io non avevo un cronometro con me. Comunque vanno tolti i titoli di coda. Ma forse dovrei dirvi che c’è anche un’altra scena dopo i titoli di coda, non fondamentale ma anch’essa senza stacchi. Tecnicamente però diventa una scena a parte, quindi non so se il regolamento mi dà buono che il film è stato girato interamente in piano sequenza unico. In ogni caso non siamo qui a fare da giuria per il Guinness dei Primati.

Cosa succede?
Innanzitutto va detto che è sì un piano sequenza unico, ma non è in soggettiva. Non è, insomma, l’ennesimo “blues del filmato ritrovato“, ma è piano sequenza puro, un normale occhio invisibile che segue ininterrottamente i nostri protagonisti. Detti protagonisti sono padre e figlia che – per motivi che non ho ben capito – arrivano in una vecchia e semi-diroccata casa di campagna senza elettricità dove un vecchio conoscente affida loro le chiavi. I due devono passare la notte lì dentro, ma come si coricano si sentono rumori loschi in stile Paranormal Activity, il padre viene ammazzato non si capisce da cosa/chi, e la ragazza rimane chiusa dentro e costretta a fuggire/nascondersi/capire cosa minchia sta succedendo, mentre il cameraman fa capriole e virtuose acrobazie per seguirla e contemporaneamente infilare inquadrature decorose.

Ma che, davéro?
Cos’è, mi dai del bugiardo?? Ah no scusa, ho capito che intendi. Non è facile dirlo. La tecnologia oggi permette giocherelli che una volta erano impossibili, per cui il pericolo giunture invisibili è sempre dietro l’angolo anche dove non lo si direbbe. La trovata narrativa della mancanza di elettricità nella casa permetterebbe facili scuse per inquadrare il buio assoluto ogni qualvolta facesse comodo, ma va detto che ciò accade giusto un paio di volte, non di più. Gli autori comunque insistono a dire che è tutto rigorosamente in diretta, anche quei momenti lì. E io non dò loro dei bugiardi così, senza conoscerli.

E il resto del film com’è?
Nero, con alcune scritte bianche.
Ma immagino che questo sia in realtà lo spazio per il “giudizio critico”. Va quindi detto che quasi subito il piano sequenza dà più fastidio che altro. Tocca assistere al cameraman che cerca di piazzarsi nei punti più convenienti nel modo meno intralcioso possibile, cosa che non sempre gli riesce, e seppure si apprezzi il tentativo e la pazienza infinita che dev’essere servita per coreografare e girare tutto quanto, a conti fatti è la più classica delle gimmick inutili. Da un punto di vista narrativo la questione è scarsamente giustificata, e da quello pratico la tensione è spesso più smorzata che altro, anche perché un “occhio” che non stacca mai finisce per essere tutt’altro che invisibile, e si guarda il film con l’impressione che ci sia un ulteriore personaggio che tutti fanno finta di non vedere. Sarebbe stato figo se fosse stato quello il colpo di scena finale, ma no. Sorry.

I tre protagonisti in un astuto fotomontaggio promozionale

I tre protagonisti in un astuto fotomontaggio promozionale

Chi ne interpreterebbe l’eventuale remake italiano?
Ecco, qua è dove più che in ogni altro punto non posso far finta di essere Luotto. C’è che a cinema italiano io inizio e finisco con W Zappatore, quindi se i tre protagonisti non possono essere lui Marci Zappa, lei Annalisa Madonna, e il padre (appunto) Padre Cesare Bonizzi, non so dove andare a parare. Per cui ho chiesto un aiuto-lampo a un esperto d’eccezione. Signore e signori, direttamente dalla rubrica “Consigli non richiesti per i responsabili dei casting” di Secondavisione, ecco a voi i suggerimenti del Dr. Noto in persona:

1) Remake mucciniano:
Lui: Giorgio Pasotti
Lei: Nicoletta Romanoff
Il padre: Gabriele Lavia

2) Remake impegnato-progressista:
Lui: Pierfrancesco Favino
Lei: Isabella Ragonese
Il padre: Giorgio Colangeli

Olè!

Lo sappiamo che non hai resistito e sei andato a recuperarti il primo vero film girato in unico piano sequenza, ovvero Invasion di Albert Pyun, 2005. Com’è? Meglio? Peggio?
Va innanzitutto fatta una grossa distinzione. Un conto sono i film indipendenti fatti da esordienti mossi dal sacro fuoco della passione, e un altro sono i veri low budget, quelli fatti in serie, quelli che non solo costano poco in termini di contanti ma hanno anche poco tempo a disposizione, produttori/distributori alle calcagna, esigenze commerciali da rispettare e nessun amico che lavora gratis. Questi sono i film più difficili da fare, nonché ovviamente quelli che più facilmente escono brutti/pigri/anonimi. Albert Pyun sguazza impunito in questa categoria da quasi trent’anni, e onestamente deve sorprendere non poco che questa ideona sia venuta prima a un mestierante da catena di montaggio come lui piuttosto che a un aspirante piccolo genio. E nel film di Pyun, in cui assistiamo a un’invasione aliena da una telecamera di sicurezza montata su una macchina della polizia (quelle che si vedono sempre nel mio tv-show preferito, Cops), la scelta stilistica ha perfettamente senso. Poi il film è stato visibilmente pensato e girato in circa due settimane totali: non mancano bei momenti, ma si risolve tutto in un’auto che gira in tondo in una buia stradina di campagna in cui il 60% del dramma avviene via radio, e finisce involontariamente per assomigliare più a Buried che al Blair Witch Project, o a Doom quando non riesci a trovare la porta per il livello successivo e ripassi incessantemente per gli stessi posti trovandoci ancora i cadaveri dei mostri che avevi ammazzato prima.

"Signore, lei mi fa un po' brutto, mi mostri un documento"

"Signore, lei mi fa un po' brutto, mi mostri un documento"

Quindi?
Invasion è una bozza di gioiellino gambizzata dalla fretta in fase di sviluppo (ma diciamolo, TUTTI i film di Albert Pyun sono così). The Silent House è invece pura masturbazione registica in cui una storia già di per sè semi-inutile viene ulteriormente smorzata da un virtuosismo circense fine a se stesso. Che ripeto, l’impegno si apprezza, ma onestamente non si può guardare un film la cui unica sensazione trasmessa è quella che la protagonista e il cameraman pseudo-invisibile si dicano continuamente “ok, ora io scatto di qua e tu salti di là”.

Capito. Oi aspetta, frena un attimo, tutta questa intro confusionaria sullo “spaghetti horror” e poi vigliacco se hai usato il termine anche una sola volta all’interno dell’articolo… come sono gli “spaghetti” in The Silent House? Ce n’è?
Cazzo hai ragione. Sono una persona poco seria. Niente di ché, c’è un po’ di tensione sparsa ma non ricordo di essere mai saltato dalla sedia. Ho provato a chiedere un’opinione a Zitto Petardi, ha detto che non era esaltato ma generalmente soddisfatto, poi ha iniziato a criticare i modelli dei microfoni e l’umidità della sala, e l’ho perso.

Fattore U:
UUUUuuuuuu. Anche per Invasion.

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28 Commenti

  1. Skeletonman

    “Poi si distrae un attimo, e quando si ribecca si ritrova in un mondo in cui la parola “emo” viene appiccicata ai Tokio Hotel e a ragazzini vestiti come beccamorti…Il succo è: il termine “emo” era stato scippato e riassegnato a qualcosa di completamente diverso”

    Finalmente qualcuno scrive quello che io dico da anni tra una madonna e l’altra, e chi si aspettava di trovare una roba del genere in sto sito alle 11.00 del mattino.
    Mado’ Nanni mi hai messo voglia di riscatto verso il mondo.
    Cmq che band pacco che ti ascoltavi, fammelo dire.
    La rece non l’ho letta, mi sono fermato dopo le prime righe e sto ancora confuso e imbruttito.
    Beccamorti del cazzo, ci hanno ruBBato pure il sound, che la morte se li portasse via sul serio.

  2. L’altra sera ho visto Enter the Void (simpatico riferimento al cinema di Noè presumo), due ore e mezza di carrelli dall’alto e mdp tutta pazza che vola sopra i palazzi di Tokyo mista a una specie di effetto grafico alchimia del windows media player, quindi per due anni non voglio più sentir parlare di: soggettiva, piano sequenza, pov. Mi dispiace per questi Uruguayani che magari poveretti si son pure sbattuti ma se la prendano con Noè.

    P.S. Mi sa che a fine ’90 bazzicavamo la stessa roba (altro che band pacco!) che io sporadicamente bazzico tutt’ora, anche se non mi taglio e non mi piastro il ciuffo nè vado al durex.

  3. Coco

    ma io mi credevo che il primo lungometraggio fatto di un unico piano seqenza fosse “rope” (nodo alla gola) ti un tizio chimato tipo hitchcock…

  4. Mai sentito. Chi e’?

  5. Coco

    mannaggia dovevo googlare prima

    sono undici ps però montati per sembrare uno

  6. Nanni oggi si è svegliato, come dicono negli ambienti (p)bene, con “la minchia di traverso”. Avanti così!!

    “Ai miei tempi” e “nei miei ambienti” gli emo erano una sorta di sottobranchia del metal che si ciucciavano il sangue a vicenda tipo vampiri della bassa.
    Ma a quei tempi nascevano sottoinsiemi del metal anche se ne faceva parte un solo gruppo. Faceva fichissimo sapere tutte ste sfumature e se eri uno come me che di ste cose se ne batteva l’orsa eri out. E’ stato più o meno ai tempi in cui non si pogava più per divertirsi ma per fare male e che se facevi moneta per pagarti il biglietto qualcuno iniziava a risponderti cose tipo “vai a lavorare, pezzente”.
    Anzi per la precisione, nella mia personalissima esperienza, ho rotto filosoficamente con quel mondo dopo il concerto dei Rage Against The Machine al Rainbow di Milano dopo una lunghissima e bellissima serie di Impaled Nazarene, At The Gates, Cannibal Corpse e altre band che guardavo con gli occhi a forma di cuoricino, per non parlare dei nostrani Extreme, Pornoriviste e soci (sì, passavo dal Death Metal al Punk con una facilità incredibbbile).
    *mode nostalgia & cazzi che non interessano off*

    concludo esternando tutto il mio sdegno per lo Spaghetti Horror, sia in campo cinematografico che videoludico (che entrambi insieme: vogliamo paragonare Silent Hill con Resident Evil? ma anche no)

    Godi forte Nanni

  7. Io l’avevo comunque dimenticato. Anzi, non mi ricordo nemmeno se l’ho mai visto. E’ mica per caso quella tamarrata fatta tutta in soggettiva preistorica inguardabile? Se no, con cosa mi confondo?

  8. @vinx: i tuoi tempi sono evidentemente gia’ troppo recenti, l’emo nasce dall’hardcore punk e non ha nulla a che vedere con i darkettoni

  9. @Nanni: e pensare che credevo di essere un grande antico del Metal :p

  10. @ vinx: le pornoriviste no, anzi NO! :) (gli ATG invece sì!)
    @ nanni: ecco, diglielo! e adesso faccio scattare un remembering better times a base di Drive Like Jehu, Christie Front Drive e Fugazi.

  11. abraxas il peruviano tonante
  12. abraxas il peruviano tonante

    vediamo se funziona

  13. abraxas il peruviano tonante

    chiedo umilmente perdono per i due commenti precedenti, evidentemente devo studiare ancora l’html… comunque volevo mostrare questo

    http://25.media.tumblr.com/tumblr_ld4z0zbMS91qz6z2wo1_500.jpg

  14. Aldo

    Bimbi belli però non avete recuperato un altro film fatto tutto in piano sequenza, ovvero, appunto “PianoSequena” diretto dal figlio di Franco Nero.
    Vi dico solo che dovetti andare a vederlo per recensirlo e nella saletta d’essai dove lo proiettavano (presenti una decina di persone) all’inizio del secondo tempo mi accorsi che ero rimasto solo.
    Davvero un film dell’orrore. Però c’era una donna nuda.

  15. @Hap: eh no, anzi EHNNO’!! ;)
    ti appoggio il depennamento di Pornoriviste (ho pescato nel mucchio brutalmente, era meglio tirare fuori i GBH con “a fridge so far” ;) ) ma i Fugazi ti prego no. Red Medicine me l’hanno regalato, che ancora non li conoscevo (e giusto per farti invidia ti dico che una settimana prima ho conosciuto Picciotto di persona) e mi ha fatto due coglioni così (e te lo dice uno che annovera tra i suoi album preferiti “Mani” di dorine_muraille di cui credo abbia venduto due copie: una a me e una alla zia sorda). Magari si erano appena dati al simil-noise ma proprio metal non direi :)
    Ma tu guarda se mi potevo immaginare che un giorno avrei fatto a gara di chi è più vecchio! LOL

  16. Red Medicine e In on the Kill Taker sono i miei album preferiti tra i loro, fai te :)
    Se allora ascolti il nuovo progetto di Ian Mckaye con la sorella di Geoff Farina, The Evens, ti dai fuoco :)

  17. @Hap: li vado subito a “comprare” allora :p

    @Nanni: non ti spiace se io, Hap e Abraxas perseguiamo impunemente il nostro progetto di far votare i Calci come il blog in cui si va più OT vero? hihihi

  18. L'uomo dei sogni

    Per continuare il discorso ” band che quando le riascolti una lacrimuccia ti riga il viso”

    http://www.shoopthat.com/wp-content/uploads/2010/03/bloodsport.gif

  19. Astarte

    @ Coco:
    Però nel film di Hitch i diversi piani sequenza erano dovuti al problema tecnico del caricatore della pellicola. Di più non ce ne entrava…

    Una domanda tecnica: ma un film di 97′ in piano sequenza, come si gira? Cioè, in 97′? Del tipo che oggi ci vediamo e facciamo un film, tra un’oretta e mezza è pronto per la sala?
    E se al 95′ uno casca o dice ‘na cazzata? S’arricomincia tutto daccapo?
    O diventa uno snuff con il malcapitato torturato per i due minuti rimanenti ma anche per i due sequel che ne derivano spontaneamente?

  20. Uwe Pòl

    @Aldo “Però c’era una donna nuda” in sala? Gli altri se ne sono accorti?

  21. Coco

    @astarte
    anfatti. il risultato finale però è “seamless”

  22. Luotto Preminger

    In Nodo alla Gola ci sono sì vari stacchi “camuffati”, e questo è risaputo, ma ce ne sono almeno un paio veri e propri. Uno è subito dopo i titoli di testa, ad esempio.

  23. Slum King

    Pyun è il Liefeld del cinema. Per questo gli vogliamo bene.

  24. BruceCampbell

    un altro film in un unico Pianosequenza è Running Time, con Bruce Campbell che ho scovato in allegato all’edizione a forma di Necronomicon del primo Evil Dead…

  25. Varre

    No scusate gente, il primo vero film girato in un unico piano sequenza è Arca Russa di Sokurov http://it.wikipedia.org/wiki/Arca_russa

  26. abraxas l'impalatore

    abbiamo un vincitore!

2 Trackbacks

  • Scritto da The Ward: il trailer « I 400 calci il 10/01/2011 alle 13:02

    […] e i massimi esponenti dello spaghetti-horror, secondo la precisa e calzante ridefinizione di Nanni Cobretti (a volte sotto lo pseudonimo Zitto Petardi). Certo è che il trailer di The Ward sembra anticipare […]

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