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Riccioli d’oro e i tre orsi: la recensione di The Revenant

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Dividiamoci in due gruppi.
Di là stanno quelli a cui Iñárritu è sempre piaciuto. Cosa gridano? Gridano: supremo controllo formale, gran direttore d’attori, regia pirotecnica e inventiva, sceneggiature elaborate e complesse che disvelano profonde dolorose verità. Gridano: «Temi! Grandi temi!» come se li dovessero vendere al mercato.
Di qua, invece, stanno quelli che non lo sopportano. Guardano i rivali dall’alto in basso e rilanciano: stucchevoli virtuosismi, giochini presuntuosi e arzigogoli di scrittura che imbellettano una visione semplicistica e greve.
In mezzo alla contesa, gongolante e beato sul bel piedistallo che si è costruito da solo, sta il nostro Iñárritu, a nutrirsi tanto delle lodi quanto del dileggio. Iñárritu, uno che è emigrato negli USA perché il Messico non bastava a contenergli l’ego, si è sempre adorato da matti. E quando Hollywood lo ha consacrato come Pluripremiato Grand’autore Contemporaneo, lui non c’ha visto più, cominciando un gioco al rilancio di atteggiamenti e dichiarazioni che partivano dalla boria standard per arrivare al puro delirio messianico. Perché quando dici che il tuo ultimo film «dovrebbe essere proiettato in un tempio», è chiaro che non hai più il controllo dei tuoi limiti, e non avere il controllo dei propri limiti porta a due conseguenze: primo, che da semplice narcisista finisci per diventare una sorta di deformazione grottesca di te stesso, un “personaggio del narcisista” più grande del vero. Seconda conseguenza, tautologica: se ti senti onnipotente credi di poter fare qualunque cosa.
The Revenant è un film che solo uno come Iñárritu a questo punto della carriera poteva girare: un’impresa colossale, per la quale non era sufficiente avere ambizioni smodate – bisognava avere la certezza sborona di concretizzarle. Da buon sedicente onnipotente, Iñárritu ha prodotto una creatura a propria immagine e somiglianza: egocentrica certo, innamorata di sé, supremamente convinta della propria importanza e in fondo più vuota di quel che crede di essere – ma anche, va detto, capace di cose enormi in virtù della sua stessa tracotanza.

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“Guardate! Cammino sulle acque!”.

La storia di The Revenant la conoscete: tratta da un romanzo di Michael Punke ispirato a sua volta a una storia vera, parla di Hugh Glass, cacciatore e uomo di frontiera, che viene sbranato da un orso e abbandonato moribondo dai suoi compagni. Ma Glass non è morto, e si mette ad arrancare sanguinolento nel Grande Nord per vendicarsi di chi lo ha vigliaccamente tradito.
La storia del dietro le quinte di The Revenant, forse conoscete anche quella: un regista con le manie di grandezza schiavizza per mesi un’intera troupe costringendola a girare in location assurdamente impervie, tra gente che si ammala, ammutinamenti, geloni, disagi oltre ogni dire, Iñárritu che tratta male tutti perché io sono Dio e qui si fa come dico io, Tom Hardy che arriva a tanto così dal corcarlo di schiaffi, e tutti che tifano per Tom Hardy.
Entrambe le storie sono storie di imprese impossibili, volontà ferree, paesaggi remoti e gente che sta male sul serio. Ma se la seconda storia ha tutte le caratteristiche dell’Alejandro González Insopportábile di cui abbiamo appena parlato, la prima spicca per novità. La vicenda di Hugh Glass, infatti, è scarna e lineare quant’altre mai, con pochissimi personaggi che parlano poco o nulla, e anche quando aprono bocca è quasi solo per urlare, sbranare o leccare fiocchi di neve. Non sappiamo se la scelta di girare The Revenant sia nata dal desiderio di Iñárritu di mostrarci quanto è versatile; quel che è certo è che per affrontare questo film il messicano ha dovuto abbandonare molti dei suoi marchi di fabbrica più fastidiosi. Niente più nugoli di personaggi, intrecci meccanici di trame e sottotrame, calderoni di grandi temi finto-grandi, finto-riflessioni finto-profonde, finto-introspezioni finto-dolenti. Solo un pugno di carne da macello nella natura cattiva, e un sacco di modi spettacolari per riprendere il tutto con virtuosismo superpiù.
Insomma, se vedendo Birdman vi siete detti «Chissà cosa verrebbe fuori se questo regista così tecnicamente dotato girasse un film di avventura pura, o anche solo qualcosa di simile», ecco, The Revenant è quel che fa per voi.

PUM!

PUM!

Ricordate quando dicevamo che Iñárritu esige di realizzare cose impossibili? Ecco, il bello di questo approccio è che, se funziona anche solo una volta, poi tu spettatore ti ritrovi a guardare cose impossibili. NON È POSSIBILE quella scena iniziale con l’attacco dei nativi ripreso in quel modo, con la macchina da presa che avanza, cade a terra, sfiora le frecce, segue gente che precipita dagli alberi, va sott’acqua, sale a cavallo, viene disarcionata, vola. NON È POSSIBILE quel piano infinito con l’attacco dell’orso, che non stacca mai dagli sbrandellamenti e non distoglie mai lo sguardo, e va bene la CGI ma io non ho mica capito come l’hanno girata. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che non avete capito come sono riusciti a girare una scena? NON È POSSIBILE che la macchina da presa si avvicini a un cavallo in corsa e poi si attacchi alla schiena dell’uomo in groppa, spostandosi di qua e di là a mostrare gli inseguitori.
Certo aiuta avere Emmanuel Lubezki, uno che dopo Malick, Cuaròn e Birdman ha fatto dell’impossibile la sua specialità. Questo film è il suo show e lui lo sa benissimo, creando movimenti di macchina che prima non esistevano, avvicinandosi ai minimi microscopici raccapriccianti dettagli dei corpi e poi abbracciando paesaggi immensi ripresi tutti con luce naturale, quasi sempre al crepuscolo, con qualche sparuto fuoco e i cieli giganti tutti blu. La meraviglia del virtuosismo tecnico, unita al realismo della luce e alla totale novità delle location creano un effetto di potenza straniante che trascende il racconto e gli attori (elementi sui quali – se notate – non ho ancora scritto una virgola) e fanno di The Revenant uno di quei film che ti mostrano qualcosa che non sapevi di poter vedere.
Delirio di onnipotenza, presunzione, sì: ma intanto era da Aguirre che non si vedeva una natura così indiscutibilmente reale eppure così inedita, luoghi che il cinema non aveva mai toccato, luoghi che – mi spiego meglio – si vede e si sente che tutta la crew s’è fatta un culo della madonna per arrivarci. Quella cascata ghiacciata con loro che attraversano il fiume, quel bosco allagato della primissima scena che è una cosa che proprio naturalisticamente non ha senso eppure esiste, sono scenari che valgono cento Antartidi ricreati al Sestrière o a dieci chilometri dall’aeroporto di Reykjavík. L’apparato visivo di The Revenant è ben di più del solito “bella la fotografia” che ti piace dire per aprire bocca. SEI SCEMO se esci da questo film dicendo “bella la fotografia”. “Bella la fotografia” lo dici alla nonna quando guardi l’album della comunione. Questo è un livello nuovo, un’impresa gigantesca in luoghi giganteschi che si riflettono in un’esperienza – vedere The Revenant al cinema – che non vi era mai capitata prima. Punto.

Salutiamo i paragoni con Herzog perché scendono tutti a questa fermata

Salutiamo i paragoni con Herzog perché scendono tutti a questa fermata

Io sono di parte, lo ammetto, perché se mi inizi a fare cento piani sequenza matti in luoghi ghiacciati e remoti mi hai già praticamente nutrito di tutto quello di cui mi nutro – e non dimentichiamo il lato Calcista della fazenda: uomini duri, selvaggi rocciosi, vita di stenti, morsi di orsi, gente che muore a grappoli in sequenze d’azione spettacolari, cruente e girate come ho detto sopra. The Revenant, fosse per lui, sarebbe solo un (north-)western laconico e solitario, un crudo film d’avventure con una trama scarna e semplice fino all’estremo.
Ma The Revenant, ahilui, rimane comunque un film diretto da Iñárritu, e Iñárritu da bambino non voleva fare l’avventura, Iñárritu voleva fare la poesia. Iñárritu, quando sente parlare di cinema di genere, mette subito mano a Lubezki e gli fa inquadrare gli alberi dal basso col frusciar del vento in sottofondo (quello che Malick chiama «il solito, grazie»). Iñárritu è uno che ha scritto un intero film per insegnarci che gli attori che interpretano i film di supereroi in fondo in fondo son persone pure loro. Iñárritu si sente superiore a queste cose da decerebrati. E me lo vedo, lì in Alaska, che cammina pensoso avanti e indietro nella neve fino a creare un solco a forma di cerchio, come Zio Paperone. Iñárritu è tormentato. «Ci vuole qualche squarcio onirico», dice. «Ci vuole la dilatazione dei tempi».
Per quanto riguarda gli squarci onirici, beh, pensavo peggio. Ce ne sono alcuni, Glass che sogna la moglie morta, roba che passa in fretta. Dopotutto ci sono i nativi americani, mi sarei pure preoccupato se non fosse uscito fuori un po’ di misticismo a pera con i sussurri evocativi.
Il problema, semmai, sta nel fatto che Iñárritu cerca a tutti i costi di caricare di POESIA (tutto maiuscolo) e di SIGNIFICATI (tutti maiuscoli) un film che sarebbe molto più sempliciotto di quanto il suo regista non voglia ammettere. Il problema, per farla breve, è il protagonista.
E per protagonista non intendo DiCaprio, intendo Hugh Glass.

A dangerous method

A dangerous method

Costantemente in bilico tra la ricerca di una crudezza oggettiva ed esasperata (i dettagli, il sangue, la terra, lo sporco, le caccole) e l’aspirazione a una soggettività deformata e quasi fantastica (le allucinazioni, i piani sequenza impossibili, i simboli, gli alci che sembrano apparizioni della principessa Mononoke), The Revenant ricerca il massimo del lirico nel massimo del terreno – un’ambizione ammirevole, ma in fin dei conti fallita per eccesso di presunzione. Nelle intenzioni del suo autore, è evidente che The Revenant doveva reggersi interamente su Hugh Glass. Tutta la storia è filtrata attraverso lo sguardo del suo protagonista – la trama segue quasi esclusivamente Glass, è per Glass che dobbiamo tifare, sono le sue ferite che vediamo, le sue allucinazioni che alluciniamo, è alla sua nuca o alla sua faccia a cui la macchina da presa sta quasi sempre appiccicata, eccetera. Ma chi è Glass, a parte “uno che ha freddo ed è molto incazzato”? Oltre a grandi rantoli e strabuzzar d’occhi, cosa c’è?
Tutti a dire: che ruolo ingrato e impegnativo, per il povero DiCaprio! Sì, eccome, ma mica per le lunghe camminate nella neve o i tuffi nei fiumi gelati; ingrato perché il personaggio è davvero inconsistente e il povero Leo non ha niente a cui aggrapparsi per renderlo interessante – può solo tendere fortissimo i muscoli del collo e prodigarsi in un sacco di stunt repellenti, alla mercé di un regista che confonde la grandezza epica con l’inquadrare molto a lungo e molto da vicino un uomo che sta molto male. In alcuni momenti il respiro di DiCaprio arriva addirittura ad appannare la lente della telecamera. FIATO D’ARTISTA! Ma quella di DiCaprio, più che un’interpretazione, è la puntata di Jackass meglio fotografata della storia del cinema («Hi, I’m Le-o and this is the RAW FISH BREAKFAST!»). Già ho l’impressione che recitare con il corpo non sia il punto di forza di un attore come lui, che eccelle nelle sfumature e nelle caratterizzazioni sottili; se poi il personaggio è solo un fascio di nervi e ossa rotte, senza praticamente alcuna battuta in copione che non sia «ARGH» e «GNAM GNAM», temo che l’impresa diventi fisicamente impossibile per chiunque. Sicuramente Iñárritu si era prefisso di dipingere Glass come un simbolo universale, ma lo ha reso a malapena un individuo. «L’umano anelito alla sopravvivenza, la maestà della natura bellissima e terribile: per spiegarvi tutto questo, inquadrerò dei ruscelli».
In tutto ciò, il solo a emergere realmente è il Fitzgerald di Tom Hardy, un cattivo per opportunismo e necessità, senza rancore, specchio e prodotto perfetto del mondo in cui vive. È lui l’unico personaggio con un minimo di consistenza, e ovviamente Hardy se lo bofonchia di gusto come piace fare a lui, serio e incazzato, a biascicare il concetto di dizione e sputarlo sui sassi tra filacci di catarro. Guardatelo durante l’attacco iniziale, quando afferra le matasse di pelli e si mette a scappare a falcate ignorantissime, ginocchioni alti, animale: questo è avere la fisicità perfetta per un ruolo del genere, questo è creare e abitare un personaggio anziché impegnarsi tantissimo per recitarne uno.

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È aspettare l’aurora / per farlo ancora / la fisicità

Dividiamoci in due gruppi.
Di là ci sono quelli che Iñárritu l’hanno sempre amato. Dopo The Revenant sono diventati facilissimi da riconoscere: camminano per le strade a gruppetti, facendo i bulli come in Arancia Meccanica. Se ti vedono sorridere ti piantano una sprangata nella pancia, ti dicono «Tu non sai cos’è il vero dolore». Ti lasciano lì ad arrancare. Aprono bancarelle al mercato in cui vendono grandi temi al trancio e sacchettate di significati. Si introducono nelle case altrui per svitare le lampadine: «Solo luce naturale».
Di qua ci sono quelli che Iñárritu non l’hanno mai potuto soffrire, e io faccio parte di questo gruppo. Dopo The Revenant, che cosa è cambiato tra di noi? Per la frangia oltranzista, non è cambiato niente. Troppa finta poesia, troppa noia, troppa spocchia. C’è chi non gli perdona l’approccio estetizzante al mito della frontiera, e li capisco. Anche nella sua versione nordico-laconica, è sempre il solito Iñárritu che ti tampina come un imbonitore insistente che non vuole denaro, ma vuole sentirsi dire che è bravo.
Io, personalmente, sono soddisfatto. The Revenant sono due ore e mezza di Iñárritu che, fiducioso nello strapotere della sua visione e sorretto da una squadra di tecnici impressionanti, sfoga tutto il suo virtuosismo raggiungendo livelli di spettacolo e di meraviglia epocali. Sul resto, per stavolta, ci passo sopra. Stavolta all’imbonitore glielo dico, che è bravo.
Ma che sia l’ultima volta, ok?

90

“Copriti bene”

DVD-quote suggerita:

«MAMMAMIA CHE DOLOOOREEE»
(Luotto Preminger, i400calci.com)

>> IMDb | Trailer

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209 Commenti

  1. Colin Farth

    Sei riuscito a mettermi voglia di vederlo.
    ‘naggiatté! :D

  2. jax

    La puntata di jackass meglio fotografara della storia….sn morto.

  3. Past

    Per me è MEH

    Troppo tirato per le lunghe, troppo esagerato in più di una situazione, ok che uno sarebbe morto anche solo con un graffietto d’orso causa batteri, ma quello che si vede in questo film è veramente esagerato, sopravvive a temperature che avrebbero ghiacciato le palle ad un pinguino, se magna la peggio merda, sta più squartato di freddy krueger e niente cavalca, spara,salta, ammazza…e vabe poi se lo fa sly in un Rambo e’ strunzata scema, se lo di capriu in un film con la patina d’autore e’ figatona fatta con classe!!!

    Mitico hardy e il suo monologo sul dio scoiattolo, sempre più attore della vita.

    Bella la citazione di ace ventura.

    P.s.

    Dategli sto oscar ve prego, perché altrimenti non so cosa sarebbe disposto a fare il prossimo giro…

  4. #jesuisluotto

  5. AnnaMagnanima

    volevo manifestare la mia appartenenza alla seconda squadra (che ha comunque molto gradito il film ma che non sopporta la spocchia) citando uno dei tag ma non riesco a scegliere tra
    ” quanto pagherei per vedere tom hardy che tonfa di colpi a quello là”
    “inquadrami un altro po’ di alberi dal basso e per oggi abbiamo finito”
    “svitare le lampadine” e “fiato d’artista”.

    penso che sceglierò “corvo rosso non avrai il mio scalpo!” senza del quale inarritu si attaccava al ceppo, altrochè.

  6. John Matri

    Ma se io dico merda?Veramente, son tre ore che mi son parse 26. Dicaprio si impegna tantissimo ma, come quando parlavate del trailer, io a ‘sto goro vedevo solo un attore che ci prpvava tantissimo, con Tom Hardy di lá a mostrare tutta la differenza di classe. Fotografia bellissima e tutto quella che volete, ma io mi son rotto di quelli che vogliono complimenti perchè non tagliano una scena.
    Per me questo film è la prova che puoi avere un budget sopra i cento milioni, dop della madonna, paesaggi splendidi e non toccati dall’uomo, plot essenzia con Tom Hardy che spacca(anche se per la prima volta ho avuto difficoltá a capirlo, sembrava avesse un calzino in bocca) e tuttavia puó ancora uscire un film del cazzo senza un buon MASTERMIND.
    Per me un film per far sentire intelligenti e profondi il pubblico di Jurassic World.

  7. Q

    Ti voglio bene, Luotto, ti voglio più bene che a mio fratello.

    Di Inarritu, prima di Revenant, non avevo mai visto niente: da quello che avevo letto, mi dava l’idea di un borioso coglione pieno di sé, e io di solito non guardo i film di quella gente lì.
    Questo me lo sono voluto guardare perché nel trailer mostravano troppe cose che adoro: la frontiera selvaggia, la natura matrigna e puttana, grim and frostbitten realms, il west prima delle colt, le armi a pietra focaia, gli orsi che fanno tanto male alle persone.
    Alla fine delle due ore e mezza, mi sono ritrovato con un ENORME film d’avventura pieno di scene girate in manera eccelsa (e fasulla, perché quei piano sequenza non si possono fare, ma fottesega ché sono strabelli).
    Ogni volta che il regista mi urlava in faccia GUARDA QUANTO SONO BRAVO FIGLIODIPUTTANA! non potevo che annuire, e di tutto il film l’unica scena che mi ha fatto scattare il momento “borioso coglione pieno di sé” è stata quella in cui

    SPOILER!

    Leo si fa un trip da funghi tagliati male e sogna la moglie che levita sopra al suo cazzo, manco fosse Ghostbusters quando Rey sogna la strappona fantasma

    FINESPOILER!

    “POESIA e SIGNIFICATI” stanno quasi a zero, come dici giustamente tu. Alla fine, il film è la storia di uno che è molto bravo a sopravvivere, ma di recente questa storia ce l’ha già raccontata moooolto meglio un certo sig. Miller, no? E il suo Max non se la tirava così tanto.
    Però se in un film così lungo riesci a buttar dentro virtuosismi a catena E a non annoiarmi mai, ti meriti anche il mio, di “bravo!”.

    Mi sa che devo recuperarmi anche gli altri film di coso, là, Inarritu.

    Oh, quasi dimenticavo: Tom Hardy, oscar, ADESSO.

  8. Bomb La Tour

    team Tom Hardy s’è magnato questo mondo e quell’altro

    un groupie

  9. Visto ieri sera.
    La cosa brutta è che per 2h e mezza stai lì a guardare chiedendoti “chissà cosa vedrò ora” quando in realtà dovresti stare lì a chiederti “Chissà se il protagonista ce la fa”.
    E questo per me è il difetto più grosso.
    Paragonandolo a Gravity ad esempio, io nel film di Cuaron percepivo la tensione oltre alla figata dei piani sequenza spaziali. Qui la tensione non l’ho mai sentita.

    Poi ci son robe bellissime, ma proprio bellissimissime, da vedere e Tom Hardy che si mangia tutto il mangiabile, quindi ha i suoi pregi.

    Su Di Caprio vale anche per me il discorso “liberatelo”. Se non gli danno la statuina manco sto giro al prossimo si spara sul set per prenderlo postumo.

  10. La recensione con cui mi trovo più d’accordo con quelle finora lette e viste… di certo uno dei film dell’anno, se non altro per peso specifico complessivo, ma non esente da difetti strutturali e concettuali, per un’opera che, in prospettiva, credo risulterà meno iconica e memorabile del previsto.

  11. Woody Alien

    Bella la fotografia!

  12. Will Gaiman

    Se fosse un profilo di Instagram sarebbe un capolavoro. Peccato sia un film.

  13. Charles Sbronzo

    Ottimo. Hai trasposto il mio pensiero alla lettera. Per tutto il film mi sono messo a maledire i flashback della moglie e del figlio (che per fortuna non sono troppi). E ora mi domando se nel racconto originale la storia del figlio mezzosangue e Hugh Glass bianco tra gli indigeni fosse presente o frutto dello smarmellamento poetico di Iñarritu.
    Sempre grande Hardy che qui fa praticamente Bronson nei boschi (e va benissimo) e che ormai sarà abituato a lavorare solo in set impossibili dopo Mad Max e questo.

    • No, non c’è. Diciamo che le uniche cose che questo film ha in comune con il libro sono il nome del protagonista e che a un certo punto un orso lo sbrana

    • Ishiro Sfonda

      Hugh Glass tra gli indigeni ci ha vissuto… così dicono… Ma non ha mai figliato. Come dice Munky, ci sono ben poche cose in comune con il libro. Una grande pecca del film è non dare allo spettatore un idea del tempo e dello spazio attraversati da Glass, che, almeno ad una prima visione, mi è sembrato riprendersi in pochi giorni e pochi chilometri.

    • Sì, è un altro dei problemi di questo film: nel libro viene esplicitato in più riprese che i trapper si muovono in primavera/estate proprio perché in inverno sarebbe impossibile e lo stesso Glass, prima di iniziare l’inseguimento, ci mette una stagione a riprendersi e quando decide di muoversi in pieno inverno, quasi ci rimette le penne. Qui accade tutto in 5 minuti, sembra davvero uno dei supereroi che Inarritu tanto disprezza

  14. Il_Presidente

    Concordo 100% con la rece. Grandi virtuosismi, bello da vedere, poco da vivere.

  15. Aresio

    “Quanto tempo è passato dall’ultima volta che non avete capito come sono riusciti a girare una scena?”

    Due anni: da Gravity, appunto.

  16. Francis Ford Scoppola

    Scusatemi, ma non ce la faccio.
    No, non ce la faccio, a riconoscere i meriti di Inarritu.
    E no, la fotografia può essere sontuosa quanto volete, ma non è la bella grafica che rende un videogame divertente.
    E un film SENZA trama è un film che non ha senso si esistere.
    E sì, è diverso per i film di botte; lì si ci diverte, qua invece ti ritrovi dopo metà film a guardare l’orologio e non vedi l’ora che finisca.

  17. Chisum (Ciobin)

    Scusate, ma non potreste tornare a scrivere dei supereroi della Marvel o della DC che almeno vi riesce ?

    • AHAHAHAHAHHAHAHAHA

    • Lorenzo

      dai il premio Coglione della Settimana lo vinci te

    • Cacchi Gore

      Per chi ha conosciuto la pkmail questo è lo gnagno del mese

    • Chisum (Ciobin)

      Dai commenti ricevuti vedo proprio che ho centrato il bersaglio. Anzi, scommetto che una di queste risposte è scritta dall’autore della recensione sotto nickname. Sia come sia non intendevo far altro che suggerirvi di scrivere cose divertenti su film per bambini come Star Wars o i già citati film di fumetti. Mi sembrava più appropriato sia per chi scrive sia per chi legge. Va bene far ridere scrivendo di cinema ma almeno scegliete in partenza il tipo di cinema per cui siete tagliati anche per non ritrovarsi a giudicare un film in base alle dichiarazioni del regista (Sic!).

    • Ishiro Sfonda

      Chisum, come il Leonardone, alza il tiro per puntare al premio grosso.

    • Benicio del Totoro

      Sento puzza di Malick…

    • “film per bambini come Star Wars”
      Okay, hai vinto il premio trolling, meriti giusto un’affettuosa pernacchietta e la non considerazione di questo commento

      prrrr

    • Chisum (Ciobin)

      Guarda che su Pianeta Mamma tra i film per bambini 2015-2016 c’è StarWars7. Fattene una ragione di vita. E aggiungilo ai preferiti va, che è meglio, quel sito là. E per la cronaca lo diceva Lucas stesso di aver fatto una saga per bambini. Ma tu pensavi che fosse per adulti ? Oh, come mi dispiace.. Beh, questo la dice tutta su che gente siete.
      http://www.pianetamamma.it/foto_gallery/bambino/foto-film-in-uscita-2015-2016/star-wars-episodio-vii-il-risveglio-della-forza.html

    • Prrrrr

    • Benicio del Totoro

      “Pianeta Mamma”… LOL

    • Guillermo Deltoide

      Ciao Ciobin, scusa, potresti dirmi il blog/sito/rivista in cui pubblichi le tue recensioni? Sarei molto curioso di leggerle

    • Ruper Tevere

      la pkmail, che ricordi

    • Darko Ramius

      Pianeta mamma batte al femminile e yahoo answers messe insieme

    • ma esattamente Ciobin di cosa soffre? sindrome di tourette? o semplicemente gli piace cagare il cazzo?

    • Zen My Ass

      Di Inarritu ho visto 3 film finora: 21 Grams, Babel e Birdman, e per quanto ne riconosca il merito per capacita’ tecnica, bellezza e anche sfrontatezza nel parlare di certi temi, non riesco a pensare che alla fine Inarritu sia un fratellino minore, e un pieno di boria, di Malick (giustamente citato nella recensione). Lo stesso Malick dopo il picco de The Thin Red Line ha iniziato un po’ a ripetersi, il che capita quando fai film lirici e non narrativi: per quanto tu sia bravo a mettere insieme immagini, se non lo sei altrettanto a raccontare una storia (e Malick non lo e’), finisci per risultare un po’ vuoto.

      21 Grams a parte, che e’ una cagata che finisce nel ridicolo involontario, gli altri due sono anche bravi a girare intorno a temi anche importanti (la scoperta di se’, la solitudine, la comunicazione, ecc.), ma alla fine non affondano e tutti i personaggi risultano un po’ delle macchiette. Inarritu non e’ Altman ne’ Malick.

      A me fanno ridere quelli che vengono qua sui Calci, scrivono due righe di commento due del tipo “Ma non capite un cazzo, andate a cagare” per poi scomparire senza scrivere altro… oppure come Ciobin che vuole fare il brillante, ma non argomento quasi mai.

      Dicci, spiegaci perche’ Inarritu sarebbe un genio, dai su.

  18. Cosa si può dire di questo film a parte “bella la fotografia”? Nulla appunto. Ci sono dei virtusiosismi, il film ne è infarcito, che non sono al servizio della storia (come, per esempio, accadeva in quel film là con le macchine, sempre con Tom Hardy), dei personaggi o degli spettatori, ma che sono ad uso e consumo del regista. E non c’entra il fatto che già il libro avesse una storia semplice (ma non scarna come il film) e che il film, con il libro, non c’entra assolutamente nulla (a partire dall’ambientazione: quasi esclusivamente d’estate il secondo, d’inverno il primo): questo film è vuoto. Ma di quel vuoto pneumatico che ti fa essere distaccato, di cui ti importa più di “come ha girato quella scena?” piuttosto che “ma come se la caverà ora il personaggio?”. Girato benissimo, per carità. Fotografato ottimamente. Ma la storia? I personaggi? Dov’è il cuore del film?
    A me Birdman non era piaciuto, ma almeno lì c’era un messaggio di fondo, qualcosa che il film ti voleva e in un certo qual modo, riusciva a trasmetterti. Qui no. Qui c’è puro esercizio di stile fine a sé stesso, senza nient’altro che l’ego di Inarritu a sostenerlo. Il che è un peccato, perché con un (bel) po’ di spocchia in meno, sarebbe venuto fuori un gioiello. Ma stando così le cose, è come vedere un ottimo piano sequenza o un’ottima fotografia, dentro il filmino delle vacanze di quella zia insopportabile che ti costringe a vedere cosa ha girato quando è andata in egitto a vedere i faraoni e di cui, in sostanza, non ti importa nulla.

    Il problema fondamentale di The Revenant è che a ogni inquadratura si sente vivida la voce di Inarritu che dice «Dio quanto sono figo! Dio quanto merito l’Oscar!»

    Corollario: allo stato attuale, ci sono davvero pochi registi che disprezzo quanto Inarritu e nessuno di più.

  19. Credo comunque di non essere il solo a desiderare di vedere, più che The Revenant, il Making of di The Revenant; giusto per togliermi la curiosità, appunto, di capire come son riusciti a fare quelle cose o come è riuscito Hardy a calmarsi il tanto che bastava da non uccidere Inarritu sul posto e seppellirlo nella neve

  20. Io ho maldigerito più o meno tutta la filmografia di Inarritu – mi chiedo ancora perchè abbia continuato a guardare ogni film – ma non l’ho mai considerato un “incapace”. Era, appunto, quella tracotanza narrativa a disturbarmi e a respingermi. Fino a Birdman, che mi ha riappacificata con il regista messicano.
    Nei tempi bui Inarritu usava incanalare la sua smania di grandezza nelle storie, storie semplici che nelle sue mani diventavano eccessive, cristologiche, epicamente ridicole e quindi poco credibili. Poi ha iniziato a vedere i soldi e quella stessa smania ha cominciato a convogliarla sull’impianto tecnico, ripartita tra scenografia, fotografia, colonna sonora, montaggio etc. e spartita con altre notevoli maestranze. Il suo cinema ha trovato così un equilibrio che ha permesso a Inarritu di fondare una poetica ben precisa. The Revenant è il risultato di un lungo lavoro su se stesso e sulla sua opera, un taglia e cuci che ha avuto come oggetto sia la sua idea di cinema sia le sue ambizioni. Ne esce un gran bel film, tanto ardito e incredibile, quanto autentico e credibile, perfettamente in equilibrio tra “wtf” e “ci sta”. E’ un film riuscito in quest’ottica. Se si accetta il compromesso particolare per cui certo cinema di genere è piegato alle ambizioni d’artwork di Inarritu e viceversa, allora lo si può vedere come un prodotto equilibrato e incantevole. In caso contrario faranno storcere il naso quei morbidi piani sequenza, quella fotografia di cristallo, e ogni orpello di natura estetica.
    Questo per dire che, secondo me, The Revenant va contestualizzato e letto, prima di tutto, all’interno della filmografia di Inarritu e poi valutato in rapporto al resto (sistema dei generi, narrativa e drammaturgia contemporanea, etc) per poterne apprezzare la caratura.

    • Cecco

      Si però l’equilibrio tra wtf e “ci sta” proprio no! Quando un film ambientato in onverno, è basato su un libro in cui viene detto ogni 3×2 che se la vicenda fosse successa in inverno sarebbero morti male tutti e in piu ci aggiungi altre avventure aassurde non c’è credibilità, quando un tizio sbranato da un orso nell’800 ,e ricucito in un bosco, si porta a spasso 45kg di pelliccia con una gamba rotta e manco affoga quando un fiume se lo trascina via nonostante una tracheotomia alla gola senza tappo non c’è credibilità(sensa ovviamente contare una mandria di indiani che non lo centrano manco fossero stormtrooper e non avessero seccato ad 1 ad 1 una cinquantina di persone da bennpiu lontano prima), quando un tizio si denuda e si infila in un cavallo da nudo per non morire di ipodermia e poi la mattina si rimette tranquillo i suoi vestiti lasciati fuori fradici che non si sa come non si son imbaccaliti e congelati non può esserci credibilità.
      Se no a sto punto Jurassic Park ha basi di credibilità solidissime.

    • AnnaMagnanima

      nono. secondo me è sbilanciato sul “wtf”. nonostante mi sia piaciuto.

    • Cecco, ti rispondo con “quando Max Rockatansky dopo esse stato praticamente dissanguato scampa a un orda di pazzi automuniti scapicollandosi in ogni modo per 48 ore senza mangiare e dormire…”. Ma che razza di appunti sono? E’ un film, mica un documentario. Il fatto che sondi scenari e dinamiche in maniera realistica non significa che il racconto debba essere realistico, non dimentichiamo che è anche un film di genere, un insieme di strutture simboliche che comunicano in maniera indiretta con lo spettatore. Il motivo della forza di The Revenant, per me, sta proprio qui, nel fatto di mantenere in equilibrio il realismo dell’universo fisico e la mitologia dell’universo metafisico, il possibile e l’impossibile. Nel gestire un racconto del genere, di solito, o si tende al documento e al realismo – come peraltro faceva Herzog – o al contrario all’astrazione più spinta – come invece fa Malick – Inarritu resta perfettamente nel mezzo. Scelta che può fa sembrare il tutto stonato e contraddittorio, ma in realtà è solo un modo diverso, e tutto sommato nuovo, di raccontare una storia.
      Per me funziona alla grande.

    • A dire la verità, a sentire Inarritu, non è un film di genere

    • Il fatto che lo sia in parte, infatti, non lo rende un film di genere. Per questo, come ho scritto poco più giù, non può essere un revenge movie, così come non può essere un biopic realistico.

    • Ma checché ne dica Inarritu infatti, questo è un western. Pretenzioso all’inverosimile, ma pur sempre un western. Poi si può disquisire sul come e sul dove il film sia o no sbagliato (io la mia l’ho detta qualche commento fa), ma in sostanza, il WTF ci sta tutto – sopratutto se me lo presenti come “realistico” fin dalla prima scena e poi ci sono delle cose che non possono esistere, a partire dall’ambientazione invernale, che avrebbe seccato chiunque, non dico nella situazione di Glass, ma chiunque in generale.

    • Guarda, secondo me ha davvero poco o nulla a che fare con il western (è sicuramente più western Mad Max, visto che si è tirato in ballo) e ha molto più a che fare con film come Apocalypse Now e Il Cacciatore. Il cinema di genere gioca con i suoi stessi codici, e li rilancia continuamente o amplificandoli o mischiandoli tra loro. Qui il discorso è nettamente diverso e sembra che di quei codici se ne faccia un uso parziale e… furbo. L’idea è quella di usare una storia tratta da eventi realmente accaduti (impatto reale), per raccontarla come un revenge movie (impatto di genere) e, infine, per tradirne completamente la mission puntando su una conclusione diversa: è tutto accaduto, ma è tutto impossibile, solo una cosa è vera e cioè che l’uomo non ha nessun controllo fuori dal proprio habitus. Così, se nel cinema di genere i personaggi hanno pieno controllo e manipolano l’universo che abitano, facendo sempre delle figure da eroi cazzutissimi, i personaggi del dramma sono povere vittime che subiscono le scelte del destino infame. In The Revenant, in cui si sta nel mezzo, Hugh non vince, perchè non è un eroe, ma non perde nemmeno, perchè non è una vittima.
      L’intero film è un’enorme riflessione sulla capacità di controllare le cose. Hugh impara che, per quanto eroico, non può niente contro la natura. Alla fine capisce e si arrende ad essa, lasciando nelle sue mani il destino di Fitzgerald. Detto in soldoni.

    • Apocalypse è un film di guerra, il cacciatore tratta altre cose (molte, ma la vendetta non è fra queste), giusto per fare la punta al cazzo (lo so, sono precisino).
      Detto questo, tutta questa spiegazione che offri (un bel punto di vista e sono sincero), non lo vedo granché supportato nel film: ciò che tu indichi come pregi (i rilanci continui a diversi generi), io li vedo come un “non so dove andare a parare, ma guarda com’è bella quell’alce lì”.
      Sì, c’è IL TEMA della natura, te lo schiaffa in faccia fin dal minuto 00:01, ma non una riflessione vera e propria, ci sono solo delle belle inquadrature.
      C’è la vendetta, ma i personaggi non sono approfonditi, anzi, non sono minimamente affrontati (a parte Hardy, ma lì è per merito dell’attore, più che del film). C’è questo, e c’è anche quell’altro, ma in definitiva, arrivando al succo delle cose, non c’è nulla, solo molto fumo (gradevole, per carità, a tratti bellissimo) e molto poco arrosto

    • Non ho capito il motivo della puntualizzazione iniziale, forse mi sono espressa male, ma intendevo dire che, per me, The Revenant ha più a che fare, rispetto alle modalità narrative ed espressive (quindi di rapporto con i generi) a film come Apocalypse Now e Il Cacciatore, che possono essere entrambi iscritti al genere “di guerra”, ma che poi sono anche e soprattutto altro.
      Il resto. No, io non ho detto che sia un pregio il rilancio continuo ai diversi generi (che vordì?), io ho detto che il cinema di genere fonda la sua narrazione sui propri codici, il rilancio di quei codici e, al volte, il loro mescolamento – ragion per cui non ha bisogno di trame complesse per dare forza alla narrazione. Diverso è il caso, ad esempio, del film drammatico in cui ogni dettaglio storico deve essere raccontato e specificato e alla trama si demandano molti più compiti, tra cui quello non facile di impressionare lo spettatore. Qui, come ho scritto, si sta nel mezzo. Da un lato si sfruttano alcuni codici di genere – quelli del revenge movie, per intenderci – che assegnano a Di Caprio il ruolo del duro che non si arrende e che le sfanga tutte, l’eroe insomma; dall’altra parte, però, vige una scelta estetica, quella di mostrare tutto (sia in termini di profilmico, sia in termini di filmico) in maniera realistica. Nulla è qui codificato, è tutto nuovo, travolgente, inaspettato, raccontato come un documentario della national geographic.
      L’incontro scontro di queste due realtà narrative ed estetiche crea un cortocircuito. O uno vede nel dato realistico l’errore di un film di genere, o al contrario vede nel dato di genere un errore del dramma realistico. Notare infatti le diverse reazioni al film. O “come cazzo fa Glass a sopravvivere a quelle condizioni”, o “come cazzo fa Inarittu a perdersi nella bellezza della natura mentre racconta un’incalzante storia di vendetta”. Sembra si faccia fatica ad accettare entrambi le cose come coesistenti, aspetto che invece, a me, sembra l’unico e vero pregio del film, oltre al fatto che rappresenta anche il suo significato sostanziale: la natura è reale, impersonale e imcontrollabile, l’uomo può essere vittima del suo ruolo (il buono, il cattivo, il forte, il debole).
      Chiaro ora?

    • AnnaMagnanima

      secondo me hai guardato troppi alberi dal basso verso l’alto e per troppo a lungo e ora la luce naturale ti offusca la mente.

  21. Cristoforo Nolano

    Mi è piaciuto molto (cazzo la scena dell’orso vale da solo il prezzo del biglietto) nonostante alcune parti oggettivamente più deboli (ma con quell’ambientazione lì anche se lasci i personaggi come coglioni a prendere i fiocchi di neve con la lingua te la cavi).

    L’unico grande MACCOSA mi ha colpito nel finale:

    ——————————- SPOILER ———————————–

    Quando sta per accoppare sanguinosamente Hardy, Leo si ferma e affida la vendetta alla natura sporca/matrigna/puttana lasciandolo andare nel fiume per non sporcarsi le mani, peccato che a cinque metri(!) poco più a valle ci siano gli indiani scotennatori pronti a finire il lavoro. Non ho capito se era un momento umoristico…

    ——————————- SPOILER ———————————–

    • Cecco

      Si però l’equilibrio tra wtf e “ci sta” proprio no! Quando un film ambientato in onverno, è basato su un libro in cui viene detto ogni 3×2 che se la vicenda fosse successa in inverno sarebbero morti male tutti e in piu ci aggiungi altre avventure aassurde non c’è credibilità, quando un tizio sbranato da un orso nell’800 ,e ricucito in un bosco, si porta a spasso 45kg di pelliccia con una gamba rotta e manco affoga quando un fiume se lo trascina via nonostante una tracheotomia alla gola senza tappo non c’è credibilità(sensa ovviamente contare una mandria di indiani che non lo centrano manco fossero stormtrooper e non avessero seccato ad 1 ad 1 una cinquantina di persone da bennpiu lontano prima), quando un tizio si denuda e si infila in un cavallo da nudo per non morire di ipodermia e poi la mattina si rimette tranquillo i suoi vestiti lasciati fuori fradici che non si sa come non si son imbaccaliti e congelati non può esserci credibilità.
      Se no a sto punto Jurassic Park ha basi di credibilità solidissime.

    • Cristoforo Nolano

      La ferita alla gola era stata richiusa Rambo style con polvere da sparo qualche scena prima…

  22. F

    Io personalmente tutta questa spocchia non ce l’ho vista in Revenant (ammetto che sono tra quelli del primo gruppo, ma non da OMMIODDIOBIRDMANE’GIRATOTUTTOINMODOCONTINUO, ma almeno da Amores Perros, scoperto a culo in un mercatino di DVD).
    E lo so che non dovrei dire una cosa del genere in questo blog, ma io al cinema mi sono gasato tantissimo vedendo Revenant quasi quanto Mad Max (insulti fra 3..2..1..). Il film è di un tale impatto visivo che al cinema fa la sua sporca figura e per me 2 ore e 36 sono praticamente volate. Citando voi “se vedendo Birdman vi siete detti «Chissà cosa verrebbe fuori se questo regista così tecnicamente dotato girasse un film di avventura pura, o anche solo qualcosa di simile»”, proprio questo vale il prezzo del biglietto e la scena iniziale vale altri 3-4 biglietti extra. Poi vabbè, a me della persona dietro fottesega, nel senso che Inarritu potrà anche fare tutto il sofisticato, l’intellettuale o essere un pedofilo e assassino di bambini, ma se continuerà a farmi robe alla Revenant avrà la mia stima e simpatia per sempre.

  23. Rece fantastica.

    Inarritu talmente pieno di sé che a confronto Herzog pare il buon samaritano.

    E il film, è vero, vorrebbe pure essere poetico, ma alla fin fine è solo un racconto di sopravvivenza. E non c’è nulla di male.

  24. paolo falcone

    Ma davvero qualcuno qui dentro si lamanta della scarsità della trama?! Magari Gli stessi che hanno osannato (a ragione) Mad Max la cui trama è pressocché inesistente…

    • A questo commento, sento già il grido selvaggio di Nanni da Londra

    • Imperatrice Pucciosa

      Posso bestemmiare?

    • Baldazzar

      non vale la pena dar peso ai troll

    • Poisoned Ivy

      Troll dal nome un tantino troppo altisonante, di cattivo gusto nonché totalmente OT…

    • paolo falcone

      Ah! Non sono un troll! The revenant non l ho ancora visti, e considero MMFR il film più bello visto da qualche anno a questa parte, ma se si critica il primo perchè ha una trama scarna allora bisigna fare altrettanto prr il secondo. Non ci trovo nulla di eclatante in questo.

    • Ruper Tevere

      Ne parlavo giust’appunto a pranzo oggi. Non capisco come si faccia a dire che Mad Max non abbia una trama, quando ha tutto, compreso un mini trattato (che sostanzialmente non condivido, ma non è questo il punto) di sociologia, storia e politica.
      Mad Max non ha spiegoni, è diverso.

    • Walterence Hill

      Beh ma erano solo dei franchi tiratori a criticare mad max per la trama, e infatti erano giustamente sbertucciati dai più. Così come qui: non si critica la mancanza di trama, quanto lo scarso approfondimento di (quasi) tutti i personaggi.

  25. Imperatrice Pucciosa

    Non vedrò mai più un film di Inarritu. Già mi è sempre stato antipatico, ma dopo Birdman è diventato odio totale. Non ha un’invenzione che sia una, un guizzo, nulla. E’ il vuoto totale, gonfiato da tecnicismi inutili, overacting, tragedie su tragedie. Gli hanno dato un botto di nomination perché effettivamente è un film tecnicamente sopraffino, basti vedere la fotografia.
    Ma non c’è una vera anima nei suoi film, non ha mai niente da dire, ma ti stordisce con virtuosisimi e stronzate simili
    A me non inganna più, dovrebbe tornare a fare telenovelas in Guatemale per me

  26. Ceramiche Kobayashi

    La recensione PERFETTA, Luotto ma come fai?!
    Io che, lo ammetto, sono più del primo gruppo che del secondo anche se non ho ancora visto birdman, l’ho adorato e le 2 ore e mezza mi sono passate in un baleno. Devo dire però che avevo percepito qualche problema (no, non è la mancanza di STORIA di cui, ahimè, accusano anche Mad Max), solo con sta recensione sono riuscito a capire bene cosa non mi aveva convinto e fatto gridare al capolavoro.

    Hardy padrone del mondo!

  27. Ciak Norris

    Ma io ancora non ho capito se a sto giro Di Caprio è da Oscar oppure no…

    • No secondo me no. Lo meritava molto di più con Wolf of Wall Street, in questo è semplicemente un pezzo di roccia che grugnisce e che si fa ingrossare la vena sul collo. Come dice Luotto, Di Caprio è uno che lavora sulle sfumature, con un personaggio monolitico come questo, non dà una grande prova

    • Emir Kostner

      Nella sua carriera ha fatto interpretazioni ben più memorabili a mio avviso, ma quest’anno la concorrenza è davvero poca roba. Io spero comunque che vinca così almeno l’Internet la smette di scassare le balle con sta storia

    • Sì pure io spero vinca, almeno la si smette (anche perché oggettivamente lo merita, anche se non per questo film)

    • Ishiro Sfonda

      Se lo Vince lui, Bear Grylls ne merita almeno una decina…

  28. Darko Ramius

    Rece in linea col tema: esageratissima!

    Bravo Luotto. Avevo già voglia di vederlo, ora è fotta.

  29. Ryan Gossip

    Io prenderei il film, lo taglierei di un’ora (non sto nemmeno a dire quali parti, siamo su I 400 Calci e che diamine!), rimonterei la parte finale (vengono compiute azioni incomprensibili nel contesto dei personaggi e della storia) e me lo terrei così. Ne farebbero tutti una figura migliore, un revenge movie asciutto e violento girato da dio.

    • Charles Sbronzo

      Grande. È quello che penso anch’io. Praticamente l’avesse girato un William Friedkin, ora saremmo tutti qui a provare orgasmi multipli.

    • Avresti ragione se fosse un revenge movie… Non lo è. Il finale ne è la chiara dimostrazione.

    • Zen My Ass

      Friedkin aveva fatto qualcosa di simile con The Hunted, film potenzialmente gigantesco, ma massacrato al montaggio: Benicio del Toro e Tommy Lee Jones che si inseguono e cartonano per un’ora e mezza. Quello che si vede e’ eccelso, ma avrebbe potuto essere di piu’.

    • Chiedo delucidazioni a Mariendbad con GROSSI SPOILER:

      Quindi per te non è un revenge movie perchè alla fine non è lui che fisicamente ammazza Hardy?
      Quindi per te il Conte di Montecristo non racconta una storia di vendetta?

    • Ho scritto poco sopra perchè. Non è quello che succede (banalmente come va a finire), ma come viene raccontato. Un revenge movie è un film di genere, questo lo è solo a metà.

    • Grazie.
      Mi ero perso tutta la spiega sopra e ho frainteso.
      Non so se sono d’accordo, cmq. ;)

    • Limoniamo allora

  30. Pronto MacReady

    piaciuto molto perché ho apprezzato il lavoro -e la pazienza- dei tecnici vari che si son fatti veramente un culo pazzesco! poi come dite, però, non c’è poesia infatti come dice AnnaMagnanima “corvo rosso..” e là e non si tocca!
    Tom Hardy è una cosa “bestiale”

  31. Daniele

    Di questo regista finora ho solo visto Birdman e The Revenant, quindi sicuramente il mio giudizio è parziale: Birdman mi è piaciuto perchè è un film con un messaggio ben preciso, ma soprattutto perchè fa vedere dall’interno la macchina teatro, i rapporti tra gli attori in quanto persone, il desiderio di uscire dai suoi personali clichè del protagonista…
    Questo The revenant lo aspettavo con ansia: finalmente un film nella natura, un film di avventura, come Crvo rosso non avrai il mio scalpo, come l’ultimo dei Mohicani, forse meglio…
    invece mi ritrovo di fronte ad un film vuotissimo, un protagonista di cui non so quasi nulla se non che ha vissuto tra gli indiani e aha un figlio meticcio, ma soprattutto che subisce ogni sorta di sfighe tanto che Fantozzi gli fa una pippa. In più tali sfighe sono mostrate con totale crudezza di particolari con tanto di orso che lo malmena mer 5 minuti buoni, forse più.
    Ma quello che mi ha fatto sbottare: E bastaaa ! è stato il volo già da un precipizio col cavallo che ovviamente muore, mentre Leo, già provato da mille fatiche, malmentato da un orso, una gamba rotta, il collo ferito ecc. sopravvivecome se nulla fosse, svuota il cavallo, si toglie la maglia e ci entra dentro per proteggersi dal freddo. Una roba che Mel Brooks fosse più giovane ci farebbe la paroda domani mattina.
    Non me ne frega una cippa se Leo quasi crepa per recitare in un film: il fatto è che se nel film non mi si definisce bene il protagonista, chi è, cosa fa e cosa ha fatto, i suoi sentimenti ecc. se pure crepa, che mi frega a me ?
    Poi in questo film, dove il tema sarebbe anche la vendetta, beh fammi percepire bene tutto l’odio che Glass prova per Fitzerald. In fondo ” torna dalla morte” praticamente per quello. Poi lungo il viaggio la cosa si stempera un poco, lui capisce che la natura è qualcosa di immenso e più grande di noi uomini ecc ecc. ma fammi sentire bene sta cosa della vendetta, che in Rambo si sente, qui NO.
    La fotografia è splendida, le location anche, i movimenti di macchina superlativi, ma se NON mi emozioni rimane solo uno splendido esercizio tecnico.
    Grandissimo Hardy nel ruolo del cattivo ! Lui ha avuto davvero qualcosa su cui lavorare, non solo la sofferenza, poi è un ottimo attore, quindi ha delineato questo personaggio, malvagio per un solo reale motivo: sopravvivere (e lo fa a discapito degli altri sempre e comunque).
    La vendetta alla fine, arriva, a stento, con un ottima scena che mi ricorda bei western di genere e anche un po’ Tarantino.
    Ma dopo 2 ore e mezza lo spettatore, estenuato dalle visioni e dagli sfoghi tecnici di Inarritu, è allo stremo e quasi non glie ne frega più nulla.

  32. X-meh

    Rece perfetta, con alcuni virtuosismi che Inarritu si sogna la notte (“bella fotografica”, “jackass”…). Grazie come al solito.
    Una nota a favore del film,

    SPOILER
    nella scena finale se le danno e davvero bene, l’accettata ha fatto male anche a me. una lotta all’ultimo sangue da pazzi
    FINE SPOILER

  33. Da taglare solo i momenti onirici. Il resto è CINEMA tutto maiuscolo, il che visti i tempi è grasso che cola.

  34. Daniele

    Di questo regista finora ho solo visto Birdman e The Revenant, quindi sicuramente il mio giudizio è parziale: Birdman mi è piaciuto perchè è un film con un messaggio ben preciso, ma soprattutto perchè fa vedere dall’interno la macchina teatro, i rapporti tra gli attori in quanto persone, il desiderio di uscire dai suoi personali clichè del protagonista…
    Questo The revenant lo aspettavo con ansia: finalmente un film nella natura, un film di avventura, come Crvo rosso non avrai il mio scalpo, come l’ultimo dei Mohicani, forse meglio…
    invece mi ritrovo di fronte ad un film vuotissimo, un protagonista di cui non so quasi nulla se non che ha vissuto tra gli indiani e ha un figlio meticcio, ma soprattutto che subisce ogni sorta di sfighe tanto che Fantozzi gli fa una pippa.

    In più tali sfighe sono mostrate con totale crudezza di particolari con tanto di orso che lo malmena per 5 minuti buoni, forse più.
    Ma quello che mi ha fatto sbottare: “E bastaaa !” è stato il volo già da un precipizio col cavallo che ovviamente muore, mentre Leo, già provato da mille fatiche, malmentato da un orso, una gamba rotta, il collo ferito ecc. sopravvive come se nulla fosse, svuota il cavallo, si toglie la maglia e ci entra dentro per proteggersi dal freddo. Una roba che Mel Brooks fosse più giovane ci farebbe la parodia domani mattina.
    Non me ne frega una cippa se Leo quasi crepa per recitare in un film: il fatto è che se nel film non mi si definisce bene il protagonista, chi è, cosa fa e cosa ha fatto, i suoi sentimenti ecc. se pure crepa, che mi frega a me ?
    Poi in questo film, dove il tema sarebbe anche la vendetta, beh fammi percepire bene tutto l’odio che Glass prova per Fitzgerald.
    In fondo Glass ”torna dalla morte” praticamente per quello. Poi lungo il viaggio la cosa si stempera un poco, lui capisce che la natura è qualcosa di immenso e più grande di noi uomini ecc ecc. ma fammi sentire bene sta cosa della vendetta, che in Rambo si sente, qui NO.
    La fotografia è splendida, le location anche, i movimenti di macchina superlativi, ma se NON mi emozioni rimane solo uno splendido esercizio tecnico.

    Grandissimo Hardy nel ruolo del cattivo ! Lui ha avuto davvero qualcosa su cui lavorare, non solo la sofferenza; poi è un ottimo attore, quindi ha delineato questo personaggio, malvagio per un solo reale motivo: sopravvivere (e lo fa a discapito degli altri sempre e comunque).

    La vendetta alla fine, arriva, a stento, con un ottima scena che mi ricorda bei western di genere e anche un po’ Tarantino.
    Ma dopo 2 ore e mezza lo spettatore, estenuato dalle visioni e dagli sfoghi tecnici di Inarritu, è allo stremo e quasi non glie ne frega più nulla.

  35. fritzlanguage

    recensione perfetta davvero.
    lol per gli alci che vorrebbero significare di più. In realtà Aguirre era la storia di Inarritu

  36. Ruggero Deodorantato

    A me ha fatto incazzare di brutto sto film. Un potenziale enorme completamente sprecato e comunque Hardy se magna TUTTO E TUTTI. Dovrebbero darlo a lui quel noto premio, altrochè!

  37. Ruggero Deodorantato

    Aggiungo una cosa, che mi sono scordato, il commento più bello l’ha fatto una mia conoscente: “Quello che ha scritto sta sceneggiatura è lo stesso che scriveva quelle di Wile E. Coyote”

  38. “I don’t consider [my] film a Western,” he explained. “Western is in a way a genre, and the problem with genres is that it comes from the word ‘generic’, and I feel that this film is very far from generic.”

    Diomio ma perché hai linkato quelle robe Luotto? Perché me lo devi far odiare ancora di più?

  39. Al Domaccione

    Valeva la pena girare il film anche solo per la recensione di Luotto. Ho riso forte in pubblico tra sconosciuti. Shame.

  40. vespertime

    Luotto, leggerti è sempre un piacere. Bella recensione che non si vergogna di ammettere che uno può essere stronzo e borioso ma se ha dei meriti è giusto dire “bravo”. Concordo che il film vorrebbe essere “più” di quello che in realtà è e che se Inarritu lo avesse accettato e lo avesse limato un minimo saremmo qui a parlare di capolavoro. Rimane un ottimo film (non dell’anno però). Io sono uno che apprezza Inarritu (non cieco fan ecco, diciamo che alcuni film li trovo ok) e nonostante questo condivido anche le tue feroci critiche a sto giro.

  41. Mimmo

    Il regista che si sega pensando alle sue scene, i recensori che si segano nel recensirle, i lettori di recensioni che si segano nel commentare le recensioni, i commentatori di commenti che non sto neanche a dire cosa fanno.
    Piano sequenza di seghe mentali.

    • AnnaMagnanima

      evviva l’amore

    • Cicciolina Wertmuller

      Mimmo ha ragione a preoccuparsi per noi: se buttiamo tutte le nostre diottrie al vento dell’onanismo come faremo ad andare di nuovo al cinema?

    • AnnaMagnanima

      cicciolina scusa ma credevo lo sapessi:basta chiudere gli occhi durante l’ammore e le diottrie sono sane e salve!! :D

  42. Alex9

    Per me avete fatto confusione fra semplicità della storia e la sua significatività: una storia può essere semplice ma allo stesso tempo potentissima. Nessuno potrebbe dire che la storia di Rocky è complessa o originale: ma ciò non toglie che sia una delle storie più potenti mai raccontate. Ecco rinfacciare che in revenant la storia è basica e banale è piuttosto miope. Potete dirmi mal raccontata, mal recitata o magari sceneggiata male ma non menatemela per la sua semplicità. Che poi sono 4000 anni che l’uomo si racconta sempre le stesse quattro storie…

    • Q

      Pensavo avesse commentato sopra con uno pseudonimo, e invece eccolo qua.
      Il solito pirla.

    • Gimmo

      La storia di Rocky ricalca “il cammino dell’eroe”. Non e’ banale, e’ perfetta. Sono due cose diverse.

  43. Dale Cooper

    Vi confermate i migliori perché questa è l’unica recensione non generalista che ho letto a non contenere le parole “piano sequenza”.
    A parte il fatto che continuare a parlarne sminuisce il valore di questa tecnica, in The Revenant non ho visto piani sequenza ma un gran numero inquadrature inverosimilmente lunghe con dentro azioni che in molti casi sono estremamente complesse.
    Nemmeno la scena iniziale che precede l’attacco degli indiani è un piano sequenza, laddove c’è uno stacco di montaggio non è piano sequenza.
    Il che non toglie nulla al film, però come dice sempre mio padre, pane al pane e vino al vino.

  44. Werzan Herzpetek

    Film da vedere per forza perchè è un’impresa dal punto di vista tecnico. Le parti oniriche sono poche e anche se la trama è molto semplice l’attenzione in casa mia non è mai calata.

    Dopo aver letto questa recensione mi chiedo cosa avrebbe fatto Herzog con l’attrezzatura e i soldi di Inarritu.

    • Dale Cooper

      Io comunque sono dell’idea che si poteva fare del tutto a meno delle parti montate in tecniche non lineari (sogni, flashback, fantasmini) sostituendo il tutto con poche, scarne righe di dialogo per dare un background a Glass.
      I sogni e le visioni danno al personaggio una profondità che gli si appiccica addosso bene come lo scotch su una superficie sporca.

  45. La differenza tra Mad Max e Revenant è che Mad Max è una canzone spaccaculi, Revenant è un assolo spaccaculi. E mentre la canzone la puoi riascoltare all’infinito senza mai stancarti, l’assolo ti stanca già a metà del primo ascolto. Questa è la differenza.

  46. ermenton kazzuriza

    Applausi con la faccia!

  47. Imperatrice Pucciosa

    Sono contenta che in questo film ci si accorga del talento di Hardy! Non credo abbia fatto bene alla sua autostima leggere le recensioni di Mad Max e vedere che in nove casi su dieci si diceva “la strepitosa intepretazione di Charlize Theron!!!” e poi nell’ultimo rigo “ah si pare esserci anche Tom Hardy nel cast”
    Bravo Tom fatti valere

  48. Botte & Costello

    Ho tifato Tom Hardy durante tutto il film, finale compreso. Per dire.

    Recensione diddio.

  49. Il Reverendo

    Sono abbastanza d’accordo con la rece, soprattutto sul fatto che il film (che a me è piaciuto, nonostante i suoi difetti) sia decisamente meno profondo di quello che vorrebbe essere. è più una sorta di gravity ambientato tra i ghiacci che un ”apocalypse now” della sopravvivenza.

    invece non sono d’accordo sul fatto che il personaggio di hardy sia più profondo di quello di di caprio. io l’ho trovato abbastanza una macchietta, cattivo fino a non avere spessore, tanto che nel combattimento finale SPOILER
    speravo che di caprio gli tagliasse la lingua col coltello, purchè la smettesse di dire stronzate.

    mi spiego, fitzgerald non è uno profondo e sfaccettato che lotta per sopravvivere, è solo uno stronzo mosso dall’avidità, e per di più vigliacco.
    se c’è la possibilità di fare una buona azione o una cattiveria, lui fa la cattiveria. se si può dire una cosa intelligente, stare zitti o dire una stronzata razzista, lui dice la stronzata razzista. se si può essere coraggiosi o vigliacchi, lui è vigliacco. nessuna ambiguità. lineare e piatto. sembra quasi uno di quei personaggi dei libri di mccarthy che abbracciano la malvagità tanto da rimanere intoccati dalla sfiga, che ti fanno venire il dubbio di essere dei demoni, ma invece lui non ci arriva perchè è pure vigliacco.
    è una merda umana, poco credibile quanto poco credibile è glass che invece sembra un uomo moderno per quanto è avanti e politically correct.

    in un film profondo due macchiette così mi sarebbero state sul cazzo, in un film d’avventura invece mi va più che bene.

    cioè dai, hardy ha pure la deformità fisica come i cattivi di dick tracy, ma dove sarebbe sfaccettato il personaggio?

    • Condivido tutto il tuo appunto su Fitzgerald/Hardy. Lui è bravissimo, come sempre, ma il personaggio è volutamente bidimensionale e stereotipato.

    • AnnaMagnanima

      Ma infatti se ho ben capito si diceva che il tom avesse un personaggio più approfondito Non più profondo di quello di leo . No?

  50. Giòn Connor

    Visto ieri: KOLOSSALE CINEMATOGRAFIA.

    Ma per voi, alla fine,

    SPOILER
    Glass l’unica volta che guarda in camera in tutto il Film, cosa significa?
    FINE SPOILER

    E’ come la trottolina di Inception??

    • Il Reverendo

      è un finale che tira in ballo lo spettatore, come quello della puntata dei simpson dove sparano a mr burns.

      SPOILER

      Glass guarda negli occhi lo spettatore perchè gli chiede ”visto che storia? e tu, al posto mio, che avresti fatto?”

    • Giòn Connor

      Porta pazienza ma i Simpsons non li seguo. Roba da bimbiminkia.

      No per me è un finale alla Inception.

      Fitzgerald nella lotta gli aveva impiantato una coltellata nella gamba… Aorta femorale?

      Piuttosto: continuo a vivere, bruciandoci polvere da sparo?
      o mi lascio andare, visto che non ho altri motivi di vita?

    • Sederico Fecondo

      “Porta pazienza ma i Simpsons non li seguo. Roba da bimbiminkia.”
      Occupi i primi mille posti della mia top100 sui migliori comici di sempre.
      http://youtu.be/NHKiNDLB45I

    • Giòn Connor

      Se positiva, ti ringrassio, se negativa, ognuno ai suoi gusti…. ;-) ai!

    • steven segallo

      secondo me guardando in camera voleva dire: “mamma mia hai visto che cagata ti ho fatto vedere? Figo eh l’orso? Oh ma il figlio indiano? Dai, na figata, altro che quegli altri. Hai visto che Tom Hardy è più bravo di me ma poi gli ho piantato l’accettona lo stesso? La volta prossima ci pensa prima. 9€ senza tessera studenti, pirletti, + coca grande slavata e pop corn, chi te li ridà indietro, io? Sta cippa, sul barcone c’ho una modella che a te non la fanno vedere neanche in foto, le compro un mohito e non se lo beve neanche.”
      Secondo me voleva dir quello.

    • Giòn Connor

      OH guarda un binbomimkia che commenta…..

    • steven segallo

      Mi ispiri un po’ il finale di Jay & Silent Bob, tato.

    • Giòn Connor

      Altra roba da bimbiminkia….. ulteriore conferma…

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