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Mamma mia! Here we go again – La recensione di Suspiria (2018)

Care lettrici, cari lettori, care lettrici travestite da cari lettori,
come state? Buon anno! Se anche voi, come noi, avete passato la prima settimana del 2019 a infuriarvi, accapigliarvi e arrovellarvi sul
Suspiria di Luca Guadagnino, niente paura: ci pensano i 400 Calci a mettere ordine nel caos e placare i bollenti spiriti. Per un 2019 all’insegna della pace, ecco a voi “Due capitoli e un epilogo nella redazione unita”, a firma Xena Rowlands e Luotto Preminger.

IL PEZZO DI XENA

C’è questa cosa dell’horror, che ha la dimensione atemporale e archetipica delle fiabe, del racconto di paura universale, ma al contempo sa essere, con la fantascienza, tra i generi più “politici”, maggiormente capaci di far emergere incubi veri, traumi, questioni sommerse del mondo, presente e non solo. Un genere che lavora “di pancia”, tachicardie, brividi, respiri mozzati e palmi sudati – ma che poi si può spesso sfogliare un sacco “di testa”, smontare un pezzo dopo l’altro, utilizzare come specchio, filtro, cifrario per il reale. Di Suspiria di Guadagnino ho letto in questi giorni una quantità impressionante di interpretazioni, “spiegazioni” e decodifiche, e inevitabilmente si è guadagnato quest’immediata fama di lavoro cerebrale, intellettuale (perdonate la volgarità!), roba per critici, gente che si fa le seghe mentali e non scopa mai. Però quando l’ho visto io mi son successe due cose. Primo: l’esperienza di visione è stata immersiva e goduriosa, avvolgente e profondamente sensoriale, per nulla intaccata dall’obiettiva complessità cervellotica della materia. Secondo: post visione ho pensato che il film fosse in realtà molto molto “letterale”.

Letterale: è un film cerebrale, quindi io ho una fronte ENORME

Fin dall’inizio: dall’idea di rifare un film del 1977 ambientandolo esplicitamente nel 1977. Di più: facendo del 1977 una specie di personaggio, oltre che il titolo del primo capitolo. Una cosa – la specificità del momento storico – che continua a entrare nell’azione, in modo pure fastidioso («Cazzo c’entra il terrorismo tedesco?» è una delle frasi che ho sentito ripetere più spesso dagli spettatori), a interrompere il flusso narrativo principale (cioè la storia di Susie… o forse è la storia del vecchio dottor Klemperer?), a fare inopinatamente cucù dai televisori accesi, le radio, i manifesti sui muri, i giornali. Un film ambientato nella Berlino del 1977 che parla della Berlino del 1977 che sembra un film di Fassbinder del 1977 (pieno, a questo proposito di attrici fassbinderiane, oltre all’ovvio cameo di Jessica Harper).

Allegria!

Un film in cui una congrega di streghe si nasconde in una scuola di danza, un travestimento ovvio e insieme geniale dal momento in cui i movimenti, le coreografie, i passi di danza sono gli incantesimi stregoneschi. Un film che, per certi versi, si muove all’incontrario: quello che ti serve sapere te lo racconta quasi tutto subito, con la sua consueta incapacità cagnesca, Chloe Grace Moretz nella prima scena. Cioè: piove sempre, fa un freddo di merda, è il 1977 e il mondo fa schifo, è tutto beige e grigio slavato, vivo in una scuola di danza prestigiosa ma in realtà (gli adulti) sono tutte streghe, guardi dottore le ho portato pure un bel quadernetto con tutti gli schemini disegnati – mater tenebrarum, mater lachrymarum, mater suspiriorum –, all’inizio era anche una figata, sa, ballavo bene da dio (recitare bene no, purtroppo per quello non c’è stregoneria che tenga), ma adesso sto uscendo pazza, il male è brutto e cattivo e vuole prendere possesso di me. Mi aiuta?

the artist is present

Anche le sequenze di danza che, intrecciate grazie al montaggio (pazzesco, di Walter Fasano) ai momenti visibilmente orrorifici, sono i tre cuori del racconto, scorrono al contrario: la prima, quella spaccaossa (una delle cose migliori che abbia visto nel 2018: mi ha incatenata per tutta la sua durata in uno stato sospeso di meraviglia e raccapriccio), è una prova, un esercizio, ma è anche la più paradossalmente realistica, quella che trae il proprio orrore dall’apparire vera (l’attrice che fa Olga è una vera ballerina, Guadagnino spiega che l’effetto speciale e prostetico aggiunto è relativamente poco, la gran parte del lavoro lo fa lei col movimento). La seconda è, direttamente all’interno della narrazione stessa, un’esibizione teatrale, con “palco”, pubblico, trucco e costumi (costumi che sono fatti di corde rosso sangue, per imprigionare le ballerine in trance: capite cosa intendo quando dico “letterale”?): l’orrore sta nella suspense di quel che accade a Sara. La terza e ultima, il vero sabba, spasmodicamente atteso (perché cosa si attende di più, in un horror sulle streghe, del fottuto sabba finale?), è teatrodanza puro, è una performance da museo, kitchissima e ridicola, pure nell’effetto speciale, con una grana completamente diversa dell’immagine, sfacciatamente finta, sia nella CGI di cui è circonfusa Dakota Johnson sia nell’orrenda putrefazione prostetica di madre Markos. L’orrore praticamente non c’è più. Come un climax anti-climatico. Come un film finto, cioè, in definitiva: come un film.

ahia

Vedete, ci ho anche provato, eh, ma è impossibile non lasciarsi trascinare dalla spirale interpretativa di questo Suspiria, perché è proprio su questa continua sfida critica che è costruito: su un accumulo di sdoppiamenti e trinità, equivalenze, rimandi, significati possibili. [SOLO UN PO’ DI SPOILER E DI POSSIBILI INTERPRETAZIONI: Il dottore che è testimone e sopravvissuto del rito stregonesco/del nazismo/dell’Olocausto; la stregoneria che è psicanalisi, come l’horror; la danza che è disciplina spersonalizzante, come il totalitarismo; Tilda Swinton tripartita che è Marina Abramovic/Jabba the Hutt/Lutz Ebersdorf, cioè tre tipi diversi di passato da cui imparare/da distruggere/da perdonare; Dakota Johnson e la sua immensa fronte che sono insieme il nuovo e l’Antico, e alla cui identità è consegnato l’unico vero colpo di scena, nonché il cuore del discorso femminista di questo Suspiria, e cioè che l’abuso di potere non dipende dal genere di chi lo esercita, che l’unica via d’uscita è l’appropriazione di sé, smettere di essere campo di battaglia per lotte altrui, un’emancipazione che non ha innati connotati positivi o negativi, ma è un soggettività potente, con cui giocare alla pari… FINE SPOILER, FINE POSSIBILI INTERPRETAZIONI etc. etc.] Una specie di sbornia di significato. Che però, in ultimo, mi sembra il ribaltamento del punto di partenza: non una fiaba horror in cui trovare le radici universali del male umano, ma una scheggia temporale precisa, ossessivamente storicizzata, che attraversando un racconto soprannaturale di streghe, madri e sangue, trova l’essenza universale del male, una questione di colpe e responsabilità, di scontri generazionali e speranze di futuro, di memoria e di oblio. Why is everyone so ready to think the worst is over?

IL PEZZO DI LUOTTO

Nell’epoca della dittatura della nostalgia, ogni remake nasce con una croce e una delizia. La delizia è che con un remake puoi attirare al cinema le folle che hanno amato l’originale, o almeno l’hanno sentito nominare. La croce è che questo meccanismo genera, necessariamente, un circolo vizioso di malcontento. L’hype di gennaio è il marchio d’infamia di luglio.
Le lettere scarlatte affibbiate al tuo povero remake, in questi casi, sono sempre tre: “NON”.
NON è il film originale.
NON è abbastanza fedele.
“Io NON ho più vent’anni, quindi il tuo film NON è a priori all’altezza del primo che mi piaceva tanto”.
O qualcosa del genere.

Vai a vedere il Suspiria di Luca Guadagnino conoscendo solo i suoi NON. NON sarà il film di Argento. NON può avere lo stesso stile! “NON era davvero necessario”. Anche le prime recensioni, da Venezia e dall’estero, proseguivano su questo filone, limitandosi a infittire il mistero: “Non è un remake!”, dicevano! Non è nemmeno un horror! Non è barocco e pirotecnico come quell’irripetibile Argento in fase turbobamba! Non è immediato! Non ha ritmo! Non fa paura! Non! Non! Non!

Bene, sapete che c’è? C’è che, a tutti questi NON, Guadagnino ha dato l’unica risposta possibile. Di più: l’unico possibile modo di affrontare il remake di un film certo amatissimo, forse irripetibile, sicuramente frutto di un’epoca e di un ambiente che sembrano lontani quarantuno anni perché sono lontani quarantuno anni, con buona pace dei nazi-filologi. Questo modo è: passare con uno schiacciasassi sopra le aspettative di chiunque, e procedere dritto sparato con la libertà, il furore creativo e l’arroganza che può avere soltanto uno che una dozzina di anni fa girava Melissa P. e oggi si ritrova a Hollywood alle redini di un carro del vincitore che sembra il regionale per Calcutta.
Suspiria *è* talmente tante cose che dopo cinque minuti (ma che dico: cinque secondi) ti sei già dimenticato che volevi lamentarti di quello che *non è*.

Ma c’è di più: tanti di quei “NON” della prima ora, beh, vien fuori che erano cazzate. “NON è movimentato e furibondo come l’originale!”, dicevano. Ah no? Solo perché un film è ambientato nella Berlino del 1977 ed è quindi, per contratto, declinato nelle sole tonalità di “grigio muro” e “ocra oppressione”, non vuol dire che un regista come Guadagnino non possa prendere questo armamentario plumbeo e sfigurarlo a colpi di ESSERE BRAVO. Ok, non sarà quella cura Ludovico di schiaffi nel muso che era il Suspiria originale, ma diobono, da quanto tempo qualcuno non tirava fuori un apparato visivo così maniacale, spiazzante, distorto e fragoroso in ogni pazzesco movimento di macchina, in ogni invenzione di montaggio (è lo show di Walter Fasano, tutto lampi e controtempi, appariscente ma senza snaturare il sentore di horror lisergico settantone), in ogni bizzarria grafica (dai font delle didascalie ai manifesti che si vedono nella scuola, fino al titolo stesso del film, che non sta dove dovrebbe stare), in ogni mattonella di pavimento, pattern di paravento, frattura scomposta. Tutto il comparto tecnico lavora a livelli stratosferici, nessuna scelta è mai sciatta o lasciata al caso – e ogni elemento è funzionale alla creazione di un’atmosfera ben precisa: la sensazione che dietro una facciata rigorosa aleggi sempre qualcosa di deviato e malato, ma anche tanto insolito da attrarre. Non vedevo niente di simile dai tempi di certo amatissimo cinema coreano: guardate come Guadagnino spezza il rigore di un ambiente austero lanciandosi di colpo in un movimento di macchina azzardato che apre prospettive sconosciute – sarà un caso, ma mi è subito venuta in mente la parte iniziale di The Handmaiden, che usa la stessa identica tattica per lo stesso identico motivo. Che vi devo dire? Magari ho Park Chan-wook come unico punto di riferimento, ma davvero non capisco come si possa accusare questo film di staticità anti-argentiana.

Vale lo stesso discorso per la mozione “Non fa paura, a Guadagnino non interessa l’horror”, o addirittura “Guadagnino si sente superiore all’horror”. Di nuovo, ok, non è Argento, e di nuovo, ok, andate a morire in un pozzo. Solo perché un film ha altri interessi oltre alla pura inquietudine e all’occultismo, non vuol dire che li disprezzi, cari i miei intransigenti. Suspiria non cerca mai di conquistare la tua fiducia per poi spiazzarti, non parte mai da un ambiente familiare per scardinarlo: costruisce da subito un mondo che suona “sbagliato”, pieno di deviazioni dove non dovrebbero essercene, “strano” come il vicino di casa unto e inquietante che cerchi di non incrociare mai in ascensore. (Non c’è da stupirsi che tanta gente rifiuti in toto questo film, che lo odi e lo fischi). E quando decide che è il momento di disarticolare i corpi, porca troia se non disarticola i corpi entrando in scivolata dall’unica direzione che non ti saresti aspettato, e lo fa con un gusto assoluto, proprio come il vicino di cui sopra, che alla fine si costituisce e viene fuori che aveva commesso un crimine talmente bislacco che non era nemmeno contemplato nel codice penale. Quando c’è da alzare il volume da “10” a “Guadagnino è diventato matto”, Suspiria lo fa in scioltezza, senza aver mai conosciuto il significato del termine “ridicolo” in vita sua.

WINK!

In questo suo delirio, Suspiria è ben consapevole di compiere enormi passi in un sacco di direzioni diverse, e non gliene frega niente se alcuni di questi passi sono più lunghi della gamba. È incredibile come il film riesca a essere meraviglioso nonostante (ma anche in virtù di) un accumulo di trame e sottotrame che sembrano deviare in tutt’altra direzione, il cui senso rimane sfacciatamente più oscuro. I continui riferimenti alla RAF e all’Autunno Tedesco, il ruolo centralissimo del dottore interpretato da Lutz “;-)” Eberdorf, “maschio” passivo ma non privo di empatia, vilipeso e infine perdonato dalle donne che non è riuscito a salvare (o forse la sua colpa è aver dato per scontato che toccasse a lui salvarle?): un groviglio di temi e suggestioni che a Guadagnino interessano evidentemente tanto quanto la parte stregonesca e danzereccia. Suspiria mostra la sopraffazione e la violenza irreali per parlare della sopraffazione e della violenza di una realtà passata, per arrivare, infine, a riflettere sulla sopraffazione e sulla violenza del presente – il tutto, però, raccontato nel modo più irreale e sopra le righe possibile, con una quantità di sangue sufficiente ad allagare tutti i pescheti del cremasco.
Confusi? Ci credo.
Non sono sicuro che tutto si amalgami bene (l’epilogo, per esempio, toglie mordente all’incredibile prefinale concentrandosi troppo sulla risoluzione di una trama accessoria), e sicuramente tutte queste sequenze scateneranno l’ira e lo sbadiglio del pubblico che cercava il solito horror o un remake paro paro, qualcosa che si capisse bene e si dimenticasse in fretta – e invece si è ritrovato per due ore e mezzo in una corte dei miracoli brutalista e mattissima, che frulla le aspettative arty con il più divertente sprezzo del ridicolo e gode vistosamente come una vaporiera nel farlo. Un film che ama abbastanza il genere da scodellarti alcuni dei più clamorosi momenti di body horror e demoni degli ultimi anni, e che ha abbastanza rispetto per lo spettatore da farlo, all’occorrenza, incazzare a morte.
Questo Suspiria NON si dimentica in fretta – e questo è l’unico “non” che mi piace usare.

UN EPILOGO

Dvd quote suggerita:

«Madonna, che soldi spesi male»
(Una signora urlante seduta accanto a Luotto al cinema)

Seconda DVD-quote suggerita:

«E basta, che cazzo, silenzio per favore»
(Luotto Preminger alla signora, i400calci.com)

Trailer IMDb

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80 Commenti

  1. Bella(e) rece, come sempre, poi se c’è Luotto di mezzo sa va san dir…
    Una parola su Ringo Lam me la sarei aspettata, durante le feste, però

  2. Norton Antichrist

    Doverosa prima recensione dell’anno sulla fregna, attendiamo la seconda verosimilmente sull’acqua(man) per un uno due cinematografico che apre questo 2019 carico di aspettative (Avengers, Captain Marvel, Spider Man, X-Men, Star Wars, Tarantino, Shyamalan, Scorsese, von Trier senza scene tagliate, Rodriguez, Mainetti, Eastwood attore e regista, John Wick, Godzilla, Captive State, Us, Il trono di spade e chi più ne ha più ne metta) nel migliore dei modi.

  3. Killing Joke

    Un esercizio di stile pretenzioso come pochi

  4. Lucas Leivatiotispacco

    “Andate a morire in un pozzo” si candida a miglior insulto del 2019.
    “dritto sparato con la libertà, il furore creativo e l’arroganza che può avere soltanto uno che una dozzina di anni fa girava Melissa P. e oggi si ritrova a Hollywood alle redini di un carro del vincitore che sembra il regionale per Calcutta.” è la migliore cosa si possa dire: in Suspiria c’è dentro tutto quello a cui ha pensato Guadagnino mentre ci lavorava, senza freni e senza vergogna. Ovvio che porti ad alti (madonna Olga) e bassi (la storyline del vecchio), ma ad avercene di film così.

  5. Capitan Impallo

    Ma quindi se non mi piacerà posso dirlo o passo per il buzzurro che “eh signora mia cosa vuole NON CI ARRIVA”? No perché vado a vederlo stasera e ancora ho il nervoso a ripensare a quella busta di piscio di Chiamami col tuo nome

  6. Domenico

    Sarà quel che sarà.. Ma sto film lo potevano chiamare “la danza delle streghe” “il convento del male” ma perché fare un remake che non ha niente del primo e tirare dritto fregandosene di tutto? A sto punto fai un film tuo. Sinceramente questo film rompe le palle…. Cristo a fine primo tempo mi sembrava di aver fatto un corso di danza (non è la forza delle gambe ma è lo spazio sotto i tuoi piedi). E gli spiegoni, oddio gli spiegoni, alla terza volta che parlano di come rendere la ragazza idonea al rito volevo propormi io volontariamente e farla finita prima. E il bello è che è girato benissimo con un ottimo montaggio e buona scelta delle inquadrature…. Ma non c’è mordente e dei 7 (no dico 7) capitoli ne bastavano 2 e mezzo. Insomma non pretendevo bagni di sangue, ma neanche di rompermi le palle per 2 ore.

    • Nonnino

      Se non lo avesse intitolato Suspiria in quanti sarebbero andati a vederlo?

    • Anonimo

      Guadagnino e’ reduce da un successo clamoroso (con tanto di Oscar alla sceneggiatura) : in questo momento basterebbe pubblicizzare il suo nuovo film solo col suo nome e il suo successo (“il nuovo film del regista di Chiamami col tuo nome”) per destare curiosita’.
      E personalmente un film che si chiama ” La Danza delle Streghe” io sarei andato a vederlo.

    • Ma basta con questa storia, BASTA. C’è una scuola di danza in Germania, è diretta da streghe, c’è Susie Bannon, c’è la madre dei Sospiri, ci sono TUTTE le basi portanti di Suspiria e non doveva chiarmarsi Suspiria? Solo perchè è un remake (remake appunto, non fotocopia) fatto da Guadagnino con il suo stile e la sua visione? Si fosse chiamato in altro modo sì, che sarebbe stata una presa in giro.

  7. Killing Joke

    Io spero solo che questa moda degli horror artsy (come questo, come Refn, o in misura minore come Panos Cosmatos) finisca il prima possibile

    • Capitan Impallo

      Aridatece Raimi e Jackson

    • Donnie Danko

      A me in realtà questa moda va benissimo finché si tratta di roba come The Neon Demon o Il sacrificio del cervo sacro. Non sono capolavori, certamente, ma avercene! Ovviamente quando giri film così il rischio di tirare fuori la cazzata pretenziosa è over 9000, però se poi il risultato è positivo ne vale la pena.
      Poi oh, di horror alla Raimi non ce ne sono mai abbastanza ovviamente :D

  8. userisdead

    artsy. c’è sempre ash su nfx.

  9. Red

    Prima di leggere la recensione, avevo due paure in merito a questo film:
    1) l’horror non girato da registi di genere (ma più che altro per tutta la comunicazione incentra, come a giustificarsi, sul “Sì, è horror, ma fatto da uno serio, mica una robetta)
    2) la durata
    Dopo aver letto la recensione, posso dire che il punto 1) sembra essere scongiurato, per il 2) continuano ad aleggiare delle perplessità.
    Ma santiddio! possibile che ti servano 2 ore e mezza (!!!) per raccontarmi una storia??? Ma non è normale che poi ci siano sottotrame inutili e noia a sprazzi? Non lo so, quando vedo queste durate nei film, mi viene sempre da pensare che ci sia qualcuno che non ha fatto bene il suo lavoro, che non si sia concesso il giusto tempo alla rifinitura del film e a renderlo affilato come un rasoio.

  10. brainer

    A me piace pensare che con questo film venga data una piccola spallata all’establishment del cinema italiano. Magari traccerà la strada per vedere qualcosa di nuovo? Speriamo.

  11. Detto sinceramente…
    Per il sottoscritto Guadagnino non ha capito NULLA, Di Suspiria.
    Se poi questo va considerato un punto di forza o una debolezza, beh… ognuno la pensi come gli pare.
    Per me vale il secondo.
    Ma perché vuoi fare un film horror se poi ti vergogni di fare un film horror?
    Boh.
    Poi e’ liberissimo di andare in giro a dire che lui Suspiria lo ha interpretato così, ci mancherebbe altro.
    Mi chiedo solo se si fosse messo in testa di fare IL CIGNO Nero in salsa soprannaturale. E poi…
    “Cosa c’entra la lotta armata tedesca in un film dell’orrore?”
    Eh, me lo sono chiesto pure io…

  12. Adesso speriamo in “Zombi 2” rifatto da Ozpetck in chiave gay, “Cinque donne per l’assassino” rifatto da Salvatores in chiave generazionale, “La mala ordina” rifatto da Veronesi come un musical, “Il grande silenzio” rifatto dalla Comencini come un dramma sulla pedofilia. Ci si puo’ sbizzarrire.

    • Lucas Luke

      Applausi fortissimi! E non per crtiticare Suspiria che non ho visto, ma proprio perchè è un intervento geniale! Prego per avere un Zombi 2 rifatto da Ozpetck :)

  13. Ottimi pezzi, davvero.

    Però per me Guadagnino resterà sempre un regista “borghese” che ha paura di sporcarsi le mani con il cinema popolare. E “Suspiria” me ne ha dato la piena conferma.

    E’ come se per tutto il film avesse sia voglia che paura di fare un horror. Costruisce le scene senza mordente, in modo crudo, senza voler comunicare tensione, solo per poi affidarsi all’effettaccio splatter. Quando una cosa del genere è stata fatta da Fulci, gli hanno sputato addosso. Quando poi Refn ha ibridato il cinema d’autore, la ricerca del bello con un registro squisitamente di genere e splatter, lo hanno letteralmente preso a calci. Guadagnino, evidentemente, ha più santi in paradiso, ecco perché la critica lo ha ben accolto.

  14. Maxnataeleale

    Vabbè.. L’intenzione mia era di snobbarlo alla grande però ora il contrasto fra recensione e commenti mi ha fatto venire la curiosità di farmi un giudizio personale. Però col cazzo che vado al cinema

  15. Ang Lì

    Non credo che l’ennesimo aborto di Guadagnino meriti una recensione particolarmente lunga e dettagliata. L’idea di rappresentare i meccanismi freudiani della psiche attraverso la reinterpretazione di un classico dell’horror anni ’70 era circonfusa dalla puzza di boria intellettualoide e borghese sin dalla partenza, ma in mano a un regista più consapevole dei propri limiti avrebbe forse potuto rivelarsi un esperimento interessante. In mano a un mestierante sopravvalutato, a cui gli elogi tributati da una Hollywood palesemente afflitta da un complesso di inferiorità culturale nei confronti del “genio europeo” hanno dato alla testa, il risultato non poteva rivelarsi altro che ributtante. Va dato atto al nostro che nel primo paio d’ore, quando Guadagnino omaggia la regia del capostipite e non spinge troppo sul pedale della metafora psicanalitica, il film regge e regala persino qualche momento intenso sia dal punto di vista dell’horror che del cinema in generale. Purtroppo l’opera crolla miseramente nel finale, quando il regista perde il controllo della pellicola, diventa del tutto incapace di far quagliare il piano narrativo con quello metaforico, e precipita la vicenda in un simbolismo didascalico e privo di senso dal punto di vista della trama. Per carità stendo un velo pietoso sui ralenti nel climax finale perché roba del genere è inaccettabile da almeno trent’anni. Il demone-Thanatos è un ripoff di Sinister, si vede che erano finiti i soldi e pure le idee.

    • Kanye Western

      Amen

    • L’ozio è il ladre di Virzì

      Porca puttana, hai espresso in modo perfetto ciò che mi passava per la testa. Peccato che io non ho il tuo dono della sintesi e nemmeno la tua prosa forbita e sagace. Al massimo per rafforzare il concetto ci avrei buttato nel mucchio un paio di bestemmie, così a random.

      Vabbè, Ang Lì, ti quoto alla grande. PD.

  16. IoMeMedesimo

    Io non ho MAI guardato il film dell’Argento, per cui questo é il mio personalissimo commento scevro da qualunque preconcetto:

    una merda.

  17. Marlon Brandon

    A quelli che si lamentano di questo film, vi meritate i biopic di Fanfani e i film con Lady Gaga…non so se è più snob Guadagnino che non fa il film horror che avete in testa o voi che fate gli snob perché signori aridatece Raimi…

    • #nicomadrulz

      Non se vergognarmi, ma seppur anni luce dal “mio cinema” A STAR IS BORN mi è piaciuto.
      E sopratutto mi è piaciuto molto di più di questo Guadaspiria.
      Forse non sono pronto per questo tipo di pellicole.

    • Cruscotto

      @Marlon Meno male qualcuno che l’ha detto diobòno!

  18. Guardare o non guardare.
    Contro: horror declinato quasi esclusivamente al femminile, ambientazione anni ’70, terrorismo tedesco, Chloe Grace Moretz e Dakota Johnson, durata di due ore e mezza, dance, dance e ancora dance revolution.
    Pro:…
    Magari alla fine lo guarderò lo stesso. Magari mi piacerà anche.
    Certo che messa così è meno invitante di una cura canalare…

  19. Ah, ed ovviamente voglio il remake de IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI ad opera dei Manetti Bros.

  20. Capitan Impallo

    L’ho visto ierisera e niente, alla fine Guadagnino m’ha preso a calci in culo. Filmone, davvero, cazzo. Tutta la parte analitica e allegorica del film è roba su cui ragionare DOPO la visione, perché il film è un circo. La scena spaccaossa m’ha spaccato pure la mascella, straordinaria. Sono sempre contentissimo di andare a vedere un film già pronto ad incazzarmi ed essere invece smentito ed uscire contento, e questo è uno di quei casi.

  21. Suspirio

    L’horror che fa di tutto per non essere un horror lo guardo sempre con sospetto.

    In questo caso quello che c’è di buono nel film viene buttato nel cesso proprio da questa scelta. In particolare [SPOILER] la scena del rito finale e la conseguende rivelazione, che a me paiono tirare in ballo alcuni modi di fare del cinecomic. Pensate allo sbagliatissimo epilogo. Culetto d’oro Johnson che va in giro a dare spiegoni con faccia compassionevole mentre le streghe puliscono il macello ridendoci sopra, la scena post-credit inutilissima… ma sta Madre è quindi la versione femminile di Doctor Strange? [SPOILER]

    • CaffèKimbo

      Cioè non capite un cazzo e pretendete di esporre giudizi? La scena post credit è uno sfondamento della quarta parete dove viene cancellata la memoria agli spettatori come fatto prima col vecchio. Geniale!

  22. sacco brown

    Un film di cui non me ne fregherà mai un cazzo, e dopo aver letto le recensioni.. ancora meno. bah.

  23. Michael Jackson Fox

    Potrà una cosa che contiene al suo interno alcune fra le cose che di disprezzo di più al mondo (la filmografia di Guadagnino, il balletto, l’horror intellettuale, il balletto, il Cigno Nero, il balletto, Dakota Johnson, Tilda Swinton, le Swinton che fanno più ruoli in un film) farmi ricredere? Ad occhio e croce coll’ ozzac.

  24. Da Vivimilano:
    Recensione di Alberto Pezzotta
    Come girare un horror, oggi? Prendere un classico (quello di Dario Argento del 1977). Ribaltarlo. Complicarlo. Ambientarlo in un contesto preciso (la RFT dei fatti di Stammheim, con tutte le metafore del caso). Parcellizzare gli spaventi, evidenziando l’ambiguità. E poi darci dentro, con un sabba-performance finale degno di Cronenberg e di “Society”. Guadagnino gira un film personale e liberissimo, aperto a tante chiavi di interpretazione, ignaro delle regole. La Swinton in tre ruoli (tra cui una vecchia strega e un anziano psicoanalista) dà un tocco di body art.

  25. L’ho visto oggi, con quello di Argento fresco in testa (visto ieri). Credo sarebbe impietoso e ingiusto paragonare i dialoghi, la coerenza della sceneggiatura e della trama e il montaggio. Discorso a parte per le coreografie e la gestione delle scene di danza. Io me lo ricordo lo svenimento della protagonista nel film di Argento, l’unica scena dove si vede qualcuno ballare per tutto un film ambientato in un’accademia di danza. E mi ricordo anche una cosa: ho sperato che non si ripetesse per quant’era imbarazzante. Nel Suspiria di Guadagnino è l’opposto, le scene di danza sono davvero coinvolgenti sul piano sensoriale e utili alla trama. C’è una coerenza poco comune al genere horror. Il rischio di qualche scivolone nel didascalico, per quanto concreto, pare scongiurato grazie a due o tre rivelazioni chiave istantanee e non troppo evidenziate (i vari flash della protagonista, ad esempio, non hanno nulla di didascalico, non sono una mera sottolineatura della trama e hanno anche il pregio di alzare il ritmo in un film che in effetti dura tanto). Insomma, io ora lo so che sto per bestemmiare, ma onestamente m’è piaciuto molto più il remake di Guadagnino.

  26. Terenzio Francobollo

    Un precedente commento diceva: “basta con questi horror artsy alla Refn e alla Cosmatos”. La mia risposta è invece: “ad avercene di horror artsy di questo livello”. The Neon Demon lo colloco al top dei film del 2016, Mandy non l’ho ancora visto, ma Beyond the Black Rainbow è uno dei miei preferiti di sempre.
    A me non piace il cinema di Guadagnino. Le sue opere precedenti non mi dicono e non mi lasciano niente.
    Ho amato invece moltissimo questo Suspiria: Tutti i balletti, la Berlino del 77 prima piovosa e poi innevata, Tilda Pina Bausch Swinton, i colori smorti, la scuola di danza, le facce delle streghe della congrega, il sabba finale (sarebbe stato benissimo in The Neon Demon) e incredibilmente anche Dakota Johnson, che ho sempre visto come una specie di pesce lesso.
    Tutto questo per dire che Suspiria mi è piaciuto veramente tanto e penso di rivederlo prima che esca dalle sale; le due ore e mezza sono passate veloci e pur con qualche pecca (tipo la Moretz, veramente inguardabile), mi ha tenuto incollato allo schermo fino ai titoli di coda (ed oltre).
    Capisco come molte persone possano odiare questo film: in sala un tizio se ne è andato dopo 90 minuti, alla fine vari commenti tipo: “a me, me sembra proprio na cazzata”, “non c’ho capito niente” e così via.
    Invece Suspiria imho è sicuramente il migliore dei film del 2018.

  27. Scappo via dai commenti (a saperlo prima non li avrei letti) e mi rifugio nuovamente nelle recensioni, grazie al Cielo c’è chi ha colto in pieno la grandezza di quest’opera. Altri preferiscono spararle random o perdersi in discorsi allucinanti, dimostrando che probabilmente Amici come Prima sarebbe stata una scelta più consona.

  28. Abc

    Bellissima atmosfera, visivamente magnifico. Certe trovate visive molto belle e suggestive. Avrei levato peró almeno 30 minuti, per esempio l’inutile epilogo e i riferimenti politici, troppo insistiti…. Sembrava quasi che G. volesse inserire un sottotesto metaforico politico che però non ha saputo gestire e integrare bene, e non è riuscito… Però gran film, c’è ne vorrebbero di queste rivisitazioni non remake… Pensate a La cosa, o tanti altri rifatti identici e completamente inutili.

  29. Carpenberg

    Pare che non piaccia più a nessuno perdersi ogni tanto, nei film. Non appena c’è qualcosa di poco chiaro, solo accennato, che ti lascia il dubbio tutti a dire che è una merda. Certo, c’è da distinguere tra una sceneggiatura scritta da un bambino di 2 anni e l’intenzione dell’autore (scusate il termine), e qui mi pare proprio Luca che lancia esche forvianti per divertirsi a guardare dove abbocchi e dove no. Il film è pieno di dualismi, trinità, cose che si sovrappongono (tra cui il sonoro, ci torno dopo), sguardi e movimenti di camera che accennano a andare da una parte e poi cambiano idea, argomenti lanciati e lasciati lì, minuti non strettamente necessari: mi sentivo cullato e ho goduto da matti a farmi sballottolare a destra e a manca. Poi oh, la classe di Guadagnino trasuda da ogni cm di pellicola, ma se per voi (commentatori) rimane il solito film art(s)y col regista che si sente superiore allo spettatore mi spiace per voi che non vi siete goduti il viaggio. Io sarei rimasto seduto lì altre due ore. Non un 10, sia chiaro, ma almeno un 7e1/2.
    Altre considerazioni sparse:
    – il corrispettivo di quello che rendeva il primo Suspiria “the ultimate cocaine movie”, ovvero i colori e le musiche a palla, qua sono i movimenti di camera/montaggio e i vari piani sonori sovrapposti (brusio/dialogo secondario/dialogo principale/rumori di scena/Thom Yorke). Ero spaesatissimo.
    – Bellissima la scena post-credit, che non ho minimamente capito.

  30. Killing Joke

    Se questo film voleva essere un’allegoria sull’emancipazione della donna (visto anche il rapporto storico tra la figura femminile e l’immagine della strega) “The Witch” di Eggers lo fa molto meglio rimanendo al tempo stesso anche un horror a suo modo “classico”

  31. Anonimo

    Visivamente raffinato, ben scritto, girato con maestria. Un filmone.
    Certo, a una pletora di buzzurri assuefatti a mostri grossi, sbudellamenti e scoppi con le macchine magari risulta difficile da digerire.

    • Killing Joke

      Ha parlato Nanni Moretti

    • Anonimo

      E ha risposto uno che si è sentito chiamato in causa. Ora puoi tornare a giocare con i petardi.

    • Killing Joke

      Certo che mi sento tirato in causa, i mostri grossi e gli scoppi con le macchine qui sopra sono graditi, ti ricordo che sei sui 400 Calci, non al cineforum del giovedì sera all’Arci

    • Anonimo

      E io ti ricordo che vige la libertà di espressione, e che per dire la mia non devo né adeguarmi a cosa è gradito o meno qui sopra né chiedere il permesso a te. E che dato che per l’appunto non siamo all’Arci per intervenire qua sopra non serve la tessera.
      E infine, ma chi ti si incula?

    • Killing Joke

      Oddio santo, pure il richiamo alla libertà di espressione, povera stella :D
      Vabbè dai, la chiudiamo qua prima che tu faccia l’appello a Mattarella, ciaooooooo :)

    • Anonimo

      Bravo decerebrato del cazzo, chiudila qui e vattelo a stroncare nel culo.
      Povera stella, si, quella bocchinara che ti ha espulso dal culo.

    • “Anonimo”, no, non vige esattamente la libertà di espressione, vige l’incoraggiamento a stare sereni e non insultare a gratis. Grazie.

    • Anonimo

      Certo fenomeno, l’hai abolita te la libertà di espressione vero?
      Vai serenamente a stroncartelo nel culo anche te, cabobanda dei decerebrati.

    • Sì, qui la gestisco io. Buona giornata anche a te, tranquillissimo.

    • Anonimo

      Ma cosa vuoi gestire, che a malapena padroneggi la lingua italiana?
      Ma vaffanculo, idiota, te e questo sito del cazzo.

    • …a volte finisce a tarallucci e vino, a volte finisce a “gne gne gne” :(

    • Ugo Piazza

      Anonimo, non so se hai letto la recensione ma due membri di questo “sito del cazzo” di “decerebrati” hanno appena lodato il film che tu stesso hai difeso. Con chi te la stai prendendo, esattamente?

    • Anonimo

      Mi riferivo ai commenti, non alle recensioni.

  32. Passeggero

    Premetto che questo è il primo film di Guadagnino che guardo (anche un po’ infastidito da un commento che fece, “in Italia non mi considerano perché sono gay”, che è un’enorme cazzata). Fare paragoni col Suspiria originale ha poco senso, visto che ne condivide giusto i nomi e vagamente la premessa. Inoltre del Suspiria originale non ha nemmeno un grammo del fascino (aggiungo che per me prima che un horror, visto che alla fine oggi come oggi è pure abbastanza mansueto come film, lo vedo come un’esperienza visiva, principalmente, quindi che il nuovo Suspiria sia fondamentalmente un film di Sofia Coppola invece che un horror non necessariamente mi infastidisce, inoltre rifare l’originale avrebbe avuto poco senso).

    Ho detto “film di Sofia Coppola”? Ecco, rendo subito noto che a me la Coppola tedia parecchio, e infatti alcune cose del film di Guadagnino mi hanno tediato allo stesso modo (il linguaggio stucchevole, l’introspezione dolciastra, l’estetica stilizzata eunuca, ecc.). E infatti tutti i dialoghi del personaggio di Dakota Johnson, che nel finale si accompagnano a quell’atteggiamento materno da due soldi, fanno un po’ sbuffare. Certi passaggi che vorrebbero essere pregnanti pure roba francamente imbarazzanti, la sottostoria del vecchio psicologo totalmente accessoria ecc.

    Però in due ore e mezza ammetto di non essermi annoiato affatto, il ritmo pur lento non l’ho mai trovato pachidermico, e anche i continui riferimenti sociopolitici, benché inutili (anche perché un po’ buttati lì) alla fine aggiungono realismo ad un film che vorrebbe essere realista (nei limiti del tema). I personaggi di Tilda Swinton (che regge da sola il film) sono tutti realistici, come anche il personaggio di Miss Tanner (o come si scrive). Un’altra pecca grossa del film semmai è che oscilla confuso tra realismo e macchietta, senza scegliere mai cosa vuol essere. Ma alla fine un film decente, non un capolavoro,a nemmeno soldi sprecati.

  33. Kurtz Waldheim

    Non ho (ancora) visto il film ma leggendo con attenzione recensioni e commenti (insulti infantili compresi) ho capito che l’unico punto su cui TUTTI concordano e’ che i continui riferimenti al terrorismo nella Berlino di fine anni ’70 siano un po’ appiccicati con lo sputo. In effetti e’ parsa anche a me una scelta un po’ indecifrabile finche’ non ho letto delle chance di questo film nei principali premi cinematografici. E qui ho capito: lo stesso medesimo film senza “la storia” e “la politica” sarebbe stato messo nel cestone dell'”horror merda”; ora invece orde pensose di critici si interrogano sul rapporto tra corpo e totalitarismi e per non apparire cretini escono il premio. Che tristezza.

    • Anonimo

      Te fai tristezza. Che i riferimenti siano appiccicati con lo sputo lo dicono solo in questo sito di premi nobel.
      Ma ragionate di mostri grossi, sbudellamenti e macchine scoppiate, va, che ci fate meno peggio figure.

  34. Carpenberg

    Anonimo, io capisco il non essere d’accordo, e capisco il discutere. Quello che non capisco è l’insultare chi ha un’opinione diversa dalla tua.
    A dirla tutta anche chi ha un’opinione molto simile alla tua.
    Il vaghissimo sospetto – che ci viene a noi buzzurri che ragioniamo solo in termini di mostri grossi e sbudellamenti – è che tu sia qui solo per offendere, a prescindere, a caso.
    Sono altresì convinto che confermerai questa mia flebilissima teoria offendendomi in risposta.
    Un’altra domanda che ci poniamo noi che non siamo stati benedetti con cotanta arguzia riguarda il perché una persona dovrebbe passare tanto tempo in un posto che disprezza, ma forse la risposta è collegata alla teoria di cui sopra.
    In fin dei conti, a noi che non avremo un cervello sì funzionante ma siamo tuttavia d’animo buono, un po’ dispiace pure: non dev’essere facile convivere con un permanente stato di rancore che ti consuma il cuore, e speriamo tu possa guarire presto da tal brutta condizione.

  35. Aku

    A mio modestissimo avviso, penso che la gente non capisca un cazzo.

  36. Claudio

    Bravissimi. allineato al 100%

  37. Zavits

    Ho visto i due Suspiria uno di seguito all’altro, anche perché non rivedevo quello originale di Argento da non so quanto tempo e non posso che confermare che si tratti di due opere ben diverse, che condividono il tema comune della congrega di streghe in Germania e poco più.
    Tecnicamente sono molto diversi, un delirio pop/punk il primo, una lucida installazione artistica il secondo, una moderna fiaba gotica con i ricorrenti temi tanto amati da Argento nell’opera originale (le musiche, i bambini, i freaks…), un manifesto di tante suggestioni sovrapposte quella di Guadagnino (l’oppressione, il male, le donne come vero avatar di conoscenza ed evoluzione…), insomma ad intavolare un confronto fra i due film è non solo ingiusto ma totalmente sbagliato a mio giudizio. Lasciamo al marketing la responsabilità di averle messe in contrapposizione, è come lamentarsi che il Pinocchio della Disney non parli toscano e non ci siano i carabineri.
    (Il problema è che il periodo d’oro di Dario Argento, ma forse di quel tipo di filmografia italiana che ha avuto un buon successo internazionale, è stato fin troppo mitizzato, forse perchè una stagione irripetibile, forse perché quegli stessi autori/registi/sceneggiatori non hanno saputo mantenere nel tempo un minimo livello qualitativo delle loro opere o un’idea fresca e innovativa anzi vivendo fin troppo all’ombra di se stessi fin quando il loro era ancora un nome di richiamo).

    Questo Suspiria è ineccepibile in tutti gli aspetti tecnici, la messa in scena curatissima, le musiche ispirate, così come anche le attrici, le coreografie ipnotiche (io non so nulla di danza)…un film che tiene sospesi, che ti rimane impresso e sul quale interrogarsi. È già di per sè un grande risultato, ad avercene…
    (Un remake vero proprio avrebbe avuto poco senso, avrebbe avuto molto battage pubblicitario, rumors, commenti sui social nello spazio di qualche settimana, se interamente americano quanlche escamotage narrativo, scene rifatte o tirate di gomito o pompate e steroidizzate per renderle attuali…per fortuna non è andata così)

  38. Stavrogin

    Personalmente ho trovato lo storytelling elementare di Suspiria un insulto allo spettatore; un alternarsi sfiancante, meccanico, prevedibile, tra quello che succede nella scuola di danza e le indagini ridicole del vecchio terapeuta; per non parlare del colpo di scena finale, assolutamente ingiustificabile (Sono io la Mater! ma vaffanculo va…). L’unico bagno di sangue che mi rende felice è quello al botteghino (6 milioni di dollari di incasso worldwide contro 25 spesi). Magari a Guadagnino non verrà mai più permesso di girare simili cagate. Ciao a tutti

  39. Ruper Tevere

    Boh non ho mica capito i commenti. Il minimo che si puó dire è che un bel film.

  40. Cristiano

    Bella recensione, rispecchia molte delle sensazioni che ho avuto dopo la visione di questo film che, se non è un piccolo capolavoro, non lo è solo per il fatto che l’idea non è originale. Posso solo aggiungere che dopo la prima visione ho sentito la necessità di rivederlo e rivederlo subito ancora più volte (per fortuna c’è lo streaming), e questo bisogno l’ho avuto per pochissimi altri film, li conto sulle dita di una mano. Bravo Guadagnino!

  41. Past

    oh gente, ma quando si arriva al terzo atto e ci sta la trinciabue che canta con quella voce là, solo a me è partito un riderone da rimanerci secco…?

  42. annadeimiracoli

    @Ruper tevere è tua la recensione che mi piace di più, la stessa che avrei voluto scrivere io. Un bel film.
    punto.

  43. jax

    Son sincero a me è piaciuto e non poco. Purtroppo però ho trovato l’affastellamento di temi veramente eccessivo. Se non altro perchè il terrorismo e l’olocausto non c’entravano moltissimo (specialmente il secondo buttato là a caso) e portano ad annacquare quello che per me è il tema principale, lo scontro tra due generazioni per sovvertire lo status quo.

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