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Brad Pitt porta sfiga: la rece di Ad Astra

«Ehi»

Perché vogliamo andare nello spazio? Perché vogliamo spingerci là dove nessuno aveva mai osato prima?

Ci sono diversi ordini di risposte a questo quesito filosofico divorante.

Innanzitutto lo spazio è fichissimo! È un posto buio e desolato e misterioso, che si estende per svariati chilometri, distanze siderali e infinite o quantomeno più lunghe del tratto di A1 tra Piacenza e Modena. Cosa c’è là fuori? Ci sono risposte? Ci sono indizi utili a svelare il mistero che ha generato la prima scintilla di vita sul nostro pianeta? Ci sono altre scintille? E anche questioni più pratiche, tipo c’è un meteorite che si sta dirigendo a tutta velocità verso la Terra e rischia di spazzare via l’umanità a meno che non intervenga Bruce Willis? È possibile sfruttare i giacimenti minerari della Luna o catturare un asteroide per trasformarlo in una stazione di ricerca orbitante? Quante cose possiamo fare lassù che non potremmo mai fare quaggiù?

C’è poi la considerazione che ora possiamo farlo, c’è qualcosa che l’umanità ha la possibilità di fare e non ha ancora fatto? I limiti del progresso sono per loro natura solo ed esclusivamente tecnici, e da quando Yuri Gagarin ha passato 108 minuti in orbita intorno al nostro pianeta nel lontano 1961 “andare nello spazio” è diventata una delle tante attività umane che ogni tanto succedono; più costosa, più complicata, forse anche meno redditizia, ma uscire dall’atmosfera è una cosa che abbiamo imparato a fare e dunque continueremo a farla, e sempre meglio. Così funziona la nostra specie.

«Ehi»

Ultimamente poi la corsa allo spazio sta assumendo connotati quasi biblici, la necessità di costruire un’astroarca di Noè che porti un branco di privilegiati da qualche altra parte per provare a portare avanti questa faccenda dell’umanità si fa sempre più pressante, e la questione della colonizzazione quantomeno dei paraggi più immediati del nostro sistema solare è uscita dagli Urania per sbarcare nelle accademie. La soluzione alla morte del pianeta è davvero costruirci altrove un altro pianeta tutto nostro, con blackjack e squillo di lusso? Non ci giurerei ma è effettivamente una questione di cui si discute ai massimi livelli, nelle riunioni segrete congiunte di rettiliani e gruppo Bilderberg (le c.d. “riunioni Kalergi”).

Brad Pitt, astronauta, va invece nello spazio perché è un po’ stronzo, e questo è tutto quello che Ad Astra ha da dire sulla faccenda. Sigla!

«Ehi»

MA BASTA VAI VIA CHE CAZZO VUOI QUI CI VOLEVA LA SIGLA

Ad Astra è un film con Brad Pitt, su Brad Pitt, per Brad Pitt, di James Gray, Autore, uno con un curriculum breve ma intenso, uno stile classicissimo ed elegante, un certo gusto letterario nel mettere in scena le storie e un grande amore per lo spazio inteso come estetica più che come roba portatrice di significato. È un film che parla di un tizio nel cosmo ma potrebbe essere ambientato anche in Antartide o a Caronno Pertusella, perché come tutti i Grandi Film d’Autore prende un umile Spunto di Genere e lo trasforma nel veicolo per Dire Qualcosa e Dare Messaggi.

Ad Astra è un film antipaticissimo e tronfio.

Si apre con una dichiarazione d’intenti clamorosa da parte di Gray: siamo qui, signori miei, dice il Nostro, per fare del Grande Cinema. E così incontriamo Brad Pitt che si chiama Roy McBride mentre sta facendo un’EVA per riparare un pezzo della fallicissima Stazione Spaziale Internazionale Che Però Non Si Chiama Così. Come in quell’altro film abbastanza famoso che forse ricorderete, va subito tutto male a causa di una tempesta elettromagnetica che sfascia cose e fa precipitare Brad Pitt verso il suolo. Una spettacolare caduta di diversi chilometri durante la quale Gray mostra immediatamente i muscoli, in quello che se finisse con l’atterraggio di fortuna di Roy sulla Terra sarebbe un cortometraggio da tramandare ai posteri.

«Ehi»

Da lì è tutta discesa (ah ah), perché Gray mette subito in chiaro che fare una cosa che evidentemente gli viene benissimo non è il suo interesse primario. Qui, signori e signori (ah sì, anche signore, scusate,  mi sono fatto trascinare dal film), si parla d’altro: si parla dei drammi e dei turbamenti interiori del povero Roy, uno stronzo egoista emotivamente anemico che è diventato così tossico a causa dell’abbandono di suo padre Tommy Lee Jones, il Più Grande Astronauta di Sempre, sparito dalle parti di Nettuno mentre guidava una spedizione scientifica alla ricerca di altre forme di vita intelligente. Povero Roy! L’assenza di una figura paterna e la sua maniacale dedizione al lavoro, forse l’unica vera eredità lasciatagli dal padre, l’hanno trasformato in una macchina da spazio, a cui interessa solo la Missione; non c’è posto per l’amore nella vita di Roy, solo per la routine.

Sappiamo tutte queste cose perché Roy NON STA MAI ZITTO e narra e commenta costantemente tutto quello che gli accade e tutto quello che gli passa per la testa. Davvero, se andate sul vocabolario a cercare la definizione di “voice over fastidioso e invadente” troverete una foto di Brad Pitt

«Ehi»

probabilmente accompagnata da una traccia audio di lui che dice robe tipo «solitudine. Per molti è solo una parola ma per me è l’aria che respiro. Il mio cuore non supera mai gli ottanta battiti al minuto perché sono gelido come uno stoccafisso a causa delle cicatrici emotive lasciate dal precoce abbandono della figura paterna, che ha lasciato un vuoto che da allora cerco futilmente di riempire ammazzandomi di lavoro. Siamo soli nell’universo? Non lo so, quello che so è che io sono solo anche in mezzo alla gente».

Va benissimo, eh, James Gray? Fai quello che vuoi, ci mancherebbe – qui per esempio è chiaro che ti sarebbe tanto piaciuto scrivere un romanzo e che hai ripiegato sul film intimista perché nessuno ti avrebbe pubblicato.

Solo che no, non è vero neanche questo: James Gray ha anche una grandissima voglia di Fare Cinema e di piroettare elegantemente a gravità zero accompagnato da magnifiche musichine minimaliste e lucine colorate. E quindi prende Roy, Astronauta Solitario, e lo sbatte nello spazio, in direzione Marte: lì giunto dovrà mandare un messaggio al padre, che potrebbe non essere morto ma che potrebbe stare tentando di distruggere il pianeta a botte di raggi gamma.

«Ehi!»

È così che prende il via una delle più ridondanti e autocompiaciute cover di Cuore di tenebra che si siano mai viste, un viaggio che è anche interiore in cerca di un uomo che è anche un simbolo – e del quale incidentalmente ci viene spiegato per filo e per segno ogni singolo dettaglio, in una delle più clamorose dimostrazioni di scarsa fiducia nella propria messa in scena che io ricordi. Ad Astra con il muto è un gustoso polpettone che pesca ingredienti da Kubrick e da Solaris – più quello di Soderbergh che quello di Tarkovski – e procede a botte di simbolismi e metaforoni rappresentati su quella magnifica tela d’artista che è il cosmo. Ad Astra senza il muto è la stessa roba ma con la commentary track, perché Gray è terrorizzato dall’idea che a qualcuno possa sfuggire il messaggio; con il difetto ulteriore che la commentary track in questione è scritta da un sedicenne sospeso tra un po’ di filosofia da terza liceo e la voglia di frasi a effetto tipica dei Baci Perugina e dei romanzi di Fabio Volo.

C’è anche il fatto che Ad Astra è un film con la testa pervicacemente ficcata nel suo stesso culo, a cui interessa una cosa e una sola (Brad Pitt) e nel quale tutto il resto è solo e unicamente una funzione narrativa. Ivi compreso il resto del cast: Liv Tyler interpreta il Fantasma dei Natali Passati, Donald Sutherland l’Immancabile Surrogato di Figura Paterna, Ruth Negga fa la Signora Spiegoni e l’irreprensibile Tommy Lee Jones indossa i panni dell’Incubo Freudiano. Nessuno di loro ha motivo di esistere o una qualche forma di tridimensionalità, entrano ed escono di scena solo in quanto ostacoli o deus ex machina, per tutto il resto c’è Brad, solo Brad, sempre Brad e i suoi frignosissimi monologhi interiori.

«EEEEEEHIIIII!»

È un peccato perché quell’accenno di world building che trasforma per esempio la colonia lunare in una specie di centro commerciale nello spazio, arguto commento sulla nostra innata capacità di omogeneizzare tutto, fa sperare per un attimo che ci possa essere di più in questo film che le banalità di un tizio che arriva fino a Nettuno perché deve capire che quel che conta davvero è l’amore e il vero tesoro è la nostra amicizia (sostanzialmente Ad Astra è i Goonies nello spazio in cui Brad Pitt fa tutti i Goonies) – e che peraltro nel viaggio si lascia alle spalle una scia di cadaveri e famiglie distrutte, ma in fondo cosa importa, lui sta male e ha le menate, il resto dell’universo non conta, almeno finché non arriva l’epifania che gli rivela, ovviamente tramite voiceover, che il resto dell’universo conta un casino.

Purtroppo Ad Astra è anche il tipo di film che farà gridare al capolavoro a una certa fetta di pubblico e critica per il semplice fatto che “sembrava la solita roba con la fine del mondo invece ti scava dentro!”, in sostanza che viene promosso aprioristicamente per le sue intenzioni – c’è un Autore che sa fare il Grande Cinema e che qui vuole trascendere i limiti del genere per provare a parlare della condizione umana, quindi ovviamente sarà bellissimo. Ecco io mi rivolgo soprattutto a voi, con una preghiera: non fatevi ingannare dal gioco di specchi; non fermatevi al fatto che Brad Pitt filosofeggia tutto esistenzialista, chiedetevi piuttosto “sta davvero dicendo cose interessanti?” (spoiler: no) e anche “c’era bisogno che me le spiegasse a parole rendendo così superflui gli sforzi di Gray di comunicare la stessa cosa tramite immagini?”. Che è anche un po’ l’unico motivo per cui non me la sento di avercela con lui, voglio dire: Ad Astra è un film schizofrenico e costantemente in corsa contro se stesso, ridondante nel suo continuo spiegarsi e giustificarsi, ed è difficile accettare questa faciloneria da uno come Gray. Qualcuno più complottista di me potrebbe parlare di sceneggiatura ritoccata e adeguata alle esigenze di un pubblico poco avvezzo al racconto per immagini, ma io ovviamente mi dissocio da queste posizioni. Registro solo che siamo di fronte a un film timido e insicuro come il suo protagonista, poco convinto delle sue stesse rivelazioni esistenziali.

(registro anche che a un certo punto c’è una scimmia assassina e se anche lì c’era un qualche simbolo da cogliere giuro che mi è sfuggito)

«MA CHE OOOOH»

È uno spreco, Ad Astra, ecco cos’è. Uno spreco di talento e uno spreco di tempo perché, fatemelo dire per una volta a chiare lettere poi giuro che non lo faccio più, il suo problema non è nella scelta autoriale di trasformare una potenziale avventurona apocalittica in un viaggio interiore e sussurrato nei meandri dell’animo umano. Cioè OK se io fossi James Gray avrei fatto tutt’altro, ma Ad Astra è il suo film, non il mio. Il problema è che questo viaggio ha la profondità di un romanzo di Andrea De Carlo e che il viaggiatore ha confuso “sussurro” con “borbottio costante tipo pentola di fagioli”. E purtroppo quando l’unica cosa che vorresti dire al protagonista assoluto di un film se te lo trovassi davanti è HO CAPITO ORA TACI risulta difficile farsi coinvolgere nei suoi turbamenti peraltro identici a migliaia di altri turbamenti e non particolarmente interessanti.

Però gran bella colonna sonora.

DVD quote suggerita:

«Nello spazio tutti possono sentire i tuoi monologhi interiori»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)

IMDb | Trailer

Postilla: se siete appassionati del genere “nerd della scienza smontano film” preparatevi perché vi aspetta una giornata campale a sgranocchiare pop-corn. Non tanto perché Ad Astra butta lì quasi casualmente alcune questioni molto interessanti che vengono poi annegate dalla voce fuori campo di Brad Pitt (la già citata globalizzazione dello spazio, la presenza di vita aliena intelligente, i motivi per cui l’uomo sta colonizzando il sistema solare), quanto perché sembra fatto apposta per stuzzicare i fan del Dettaglio Verosimile. Sto parlando di un film nel quale la superficie di Marte ha la stessa gravità di quella terrestre: se avete fatto un saltino sulla sedia preparatevi perché Ad Astra vi farà IMPAZZIRE.

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85 Commenti

  1. Ishiro Sfonda

    Ma che oooooh!

    • Quest’analisi è ripetitiva e non corrispondente al vero. Ci sono film peggiori. Tutti copiano e rubano. Anche chi ha fatto Quest’analisi.

    • Jena Pilsen

      Ma c’é la scena finale in cui Brad e Tommy guardano esplodere i grattacieli di Marte?

    • Luca

      Leggete ste recensioni sono come 400 calci nelle balle

    • Patrizia

      @elenaoboe: l’analisi è meno ripetitiva del film e, a mio giudizio, estremamente veritiera. È un lungo monologo interiore di 2 ore che ripete gli stessi concetti ossessivamente con 2 scene action inutili e posticce (pirati lunari e scimmie rabbiose assassine) che sembrano inserite nello script solo perchè la gente, durante le proiezioni di prova, si addormentava in sala.

  2. Christopher L'Onan

    Diamine sembra perfino peggio di interstellar, che alla fine era l’amore.

    • Ruper Tevere

      Chemmerda interstellar (non perdo mai l’occasione)

    • Il demone Tranzollo

      Maledetta persona arida, ricordo ancora quando lo vidi al cinema sul finale coi lucciconi agli occhi come il mio vicino di poltrona che ci siamo scambiati un umido sguardo d’intesa “siamo padri, cazzo ne sanno gli altri..” ci stava anche un cinque altissimo, ma non volevamo disturbare…

  3. jax

    Quindi praticamente Brad Pitt fa la versione cresciuta ed astronauta del ragazzino di cui era padre in Tree of Life?

  4. Djenco Unchained

    “Purtroppo Ad Astra è anche il tipo di film che farà gridare al capolavoro a una certa fetta di pubblico e critica per il semplice fatto che “sembrava la solita roba con la fine del mondo invece ti scava dentro!”, in sostanza che viene promosso aprioristicamente per le sue intenzioni – c’è un Autore che sa fare il Grande Cinema e che qui vuole trascendere i limiti del genere per provare a parlare della condizione umana, quindi ovviamente sarà bellissimo.”

    Questo passaggio descrive perfettamente la mia prevenzione (per ora non razionale, solo a pelle) verso il nuovo “Joker” tral’altro.

    • Questa recensione sembra scritta da un ragazzino di 13 anni, è disarmante l’ignoranza su come è affrontata la lettura del film.

      Il film non parla di fantascienza ma di abbandono e lutto e di come questi fattori rovinano la nostra vita se non ce li lasciamo alle spalle e non li lasciamo andare. Non vado oltre tanto è inutile.

    • Ruper Tevere

      Mi sembra che la recensione dica ESATTAMENTE questo, oltre a dire che lo fa in maniera noiosa e non particolarmente interessante

    • Capitan Ovvio

      Il commento di Vittorio sembra scritto da un bambino di 13 anni, che non ha capito quello che ha letto (la recensione) ma vuol far vedere che ha studiato

    • sick a rio

      Vittorio, sostituisci al tuo commento “parla di” con “GRIDA INCESSANTEMENTE SENZA ALCUNA DELICATEZZA E CON IL 120% DI BANALITA’ IN PIU'” e capirai al tempo stesso due cose diverse:

      1) perché il film è uno spreco enorme
      2) perché la recensione dice quel che dice

  5. Il Reverendo

    boh raramente sono stato più in disaccordo con una recensione dei calci.
    a parte la giusta citazione di cuore di tenebra sembra abbiamo visto due film diversi.

    brad Pitt sta dicendo cose interessanti? no. ma le sta facendo porco cazzo. tra un inseguimento con sparatoria girato con i controcazzi sulla superficie lunare ai combattimenti con i babbuini spaziali, questo è molto più un film d’avventura che un film sulla psicoanalisi interiore del protagonista, che serve poi più che altro a mostrare che il suo viaggio nello spazio ha anche delle motivazioni che vanno oltre la sua missione.

    tolto il finale eccessivamente positivo, e la faccia da rompipalle di liv tyler, per me è un gran film.
    altro che interstellar, detto tra noi.

    • L’ozio è il padre di Virzì

      Nel commento sotto forse sono stato un filo pessimista… Quoto in parte il tuo commento sull’azione, ma tutto sommato colloco AD ASTRA più dalla parte delle “occasioni sprecate”. Sarà che sono prevenuto di mio, ma trovo la voce fuori campo che spiega inutile e fastidiosa. Soprattutto se non necessaria!

    • Hans Cooper

      Ma il contesto generale da Guerra Fredda spaziale? Parliamone, per me da solo si porta a casa metà film.

    • marfi

      L’ho visto oggi, monologhi o non monologhi è un fottuto sci-fi-porn, sono stato bagnato almeno i nove decimi del tempo!

  6. L’ozio è il padre di Virzì

    Visto ieri sera con ancora addosso mezzo hangover del sabato.
    Se Brad non dicesse un cazzo (tranne il necessario via dialoghi essenziali) e avesse lasciato a noi l’interpretazione del viaggio e della scoperta, avremmo avuto un film su cui farci le pippe (mentali e/o fisiche). E invece è il solito filmetto buono ma che si perde via nella banalità.

    Anche stavolta dò la colpa ai poteri forti che vogliono annacquare le pellicole e renderle facili e accessibili a tutti. Ennesima occasione gettata via. Confido quindi in una director’s cut senza voice over (alla Blade Runner).

    • Hans Cooper

      Guarda sarebbe davvero interessante scoprire di chi è la responsabilità di aver inserito lo stracazzo di spiegone fuori campo perché è veramente difficile immaginarsi un regista che sceglie consapevolmente di mettere la firma sotto una cosa del genere.
      I pensieri telepatici di Brad Pitt per tre quarti dicono roba superflua mentre il resto sono concetti che potevano essere tranquillamente espressi in un dialogo con altri personaggi.

  7. Raimondo Vinello

    Non l’ho visto ma sembra un po’ come l’ubriaco che ti attacca il pippone esistenzialista quando sei in fila al cesso di un qualche locale
    Mi chiedevo : ma biascica anche ?

    • Alessandro

      AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      Questo ti insegni a pisciare nel parcheggio! Per il resto, muoro HAHAHAHAHAHAHA

  8. Hans Cooper

    Togli la voce fuori campo (odio), la faccia di Brad Pitt e quella di Tommy Lee Jones e sì, secondo me hai un quasi capolavoro. Racconta una grande avventura dopotutto e in un metraggio onesto riesce a metterci veramente tutto quello che mi aspetto da questa fantascienza da giardino di casa ambientata nel sistema solare. Ben diretta, montata, commentata con musica, coinvolgente ed entusiasmante, quanto ai punti di contatto con Heart of Darkness direi che sono lì apposta per dar di gomito al pubblico generalista. Ah, per la cronaca, la critica di soldoni lo sta ammazzando.
    Il voiceover è un clamoroso fail (ma ricordiamo che anche la prima distribuzione di Blade Runner l’aveva) ma tolto quello per me è ok.

    • Hans Cooper

      Dimenticavo: ci sono almeno 4-5 sequenze da action spaziale fatte coi controcazzi, sfido chiunque a parlarne male dai. Altro che Gravity.

  9. ste

    non visto ma non userei Interstellar come termine di paragone negativo…avercene…(poi che le storie ambientate nello spazio siano quasi tutte mezze cagate non é una gran novità..si salva Ridley di solito ..e viene cazziato anche lui a volte quindi…)

    • Raimondo Vinello

      Io salvo solo Punto di non ritorno , per il resto non ho rimembranze di robbabbella
      Poi vabbè è un attimo a scordasse pure un capolavoro

    • ste

      no beh ma parlo della storia in sé..poi il film può essere bellissimo da vedere per esempio (cioé in Interstellar c’è un cazzo di viaggio verso un buco nero ..che sia scientificamente plausibile non mi frega molto però l’esperienza non la butto via…molto meglio a mio parere di Matt Damon che si fa le patate da solo su Marte e poi rientra a casa con la navicella con le toppe..)… per me Alien resta inarrivabile …poi son gusti

    • Raimondo Vinello

      Ecco ti distrai un attimo e ti scordi di quel capolavoro di Alien

  10. Oliver Die Hardy

    No.
    Io a “voiceover del protagonista” mi fermo.
    E’ una questione banale, lo so, ma rendetevi conto che io persino Blade Runner ho faticato a farmelo piacere nella sua versione “Productor’s Cut” a causa dello stracacchio di voiceover.

    Da un protagonista cinematografico io voglio azioni, non spiegoni o, come direbbe ClownFace: “se volevo il tuo parere, te lo avrei tirato fuori a calci”

    • Hans Cooper

      Credo che il voiceover faccia cagare a chiunque abbia un briciolo di cultura cinematografica ma liquidare tout-court un film solo per la presenza del voiceover è una follia.

    • Axel folle

      Ma quando dici che il voice over dovrebbe fare cagare a tutti intendi in questo film o in generale?

    • Hans Cooper

      In generale. È una sorta di dogma elementare del linguaggio cinematografico ma come fai a dar torto a chi lo perpetua? Quando fai un film hai a disposizione immagini, dialoghi, recitazione, luce, pure la musica, per spiegare il tuo messaggio del cazzo allo spettatore, se nonostante tutto questo senti il bisogno di ricorrere al voice over forse è meglio se ti dedichi ad altro. Ma penso che la colpa qui sia della produzione, come nel 90% di questi casi.

    • Hans Cooper

      Ah, nota bene: non voglio fare la figura del parruccone reazionario, ci tengo a precisare che in una manciata di casi mi è capitato di sorprendermi trovandolo funzionale al registro della narrazione. Lì per lì mi vengono in mente i film di Milius, Conan il barbaro, Big Wednesday, Alba Rossa.

    • Clint Van Gogh

      No, non generalizziamo, Quei Bravi Ragazzi senza VoiceOver perderebbe il suo fascino, anche se in questo caso la sua funzione serve più a citare le frasi del libro di Pileggi che a spiegare cosa accade in quella scena. Stessa cosa vale anche per Stand by me.

    • Pitch f. H.

      Il voice over c’è anche nell’ultimo di Tarantino.
      Per dire…

    • Hans Cooper

      Sì, c’è anche nell’ultimo di Tarantino (ma forse anche in Hateful Eight? Prima del flashback?) e in tanti altri contesti simili a quelli di Milius che ho citato, c’è anche in Fantozzi come ha fatto notare qualcuno più sotto. Lì però non si tratta mai della voce di uno dei protagonisti che fa una digressione su quello che il suo personaggio sullo schermo sta pensando, ha pensato o penserà di lì a poco…
      È un bel po’ diverso.

    • Pitch f. H.

      Anche in Kill Bill (durante l’origin story di O-Ren).

      Comunque concordo, il voice over non è a prescindere il peccato originale, se funzionale alla trama.

    • Hans Cooper

      Diciamo che se è discreto e si accorda al registro narrativo ci può stare. In casi come questo o Blade Runner, per dire, ha un effetto degradante su tutto il film.

    • Alessandro

      Domandina

      Io al cinema mi ci approccio come uno che ha l’Alzheimer e la sindrome di Stendhal, cioè non capisco né voglio capire, voglio essere stordito e ritrovarmi diverso all’uscita, diverso come non so, in genere lo scopro mesi dopo durante qualche meditazione.

      Quindi non so cos’è esattamente il voice-over. Ma da come lo descrivete, credo siano i pensieri a voce alta del protagonista, o di un narratore.

      Se è così, credo abbiamo scordato un paio di film in cui ci sta da Dio e senza sarebbero venuti sghembi: Arancia Meccanica (con le elucubrazioni di Alex) e Apocalypse Now, con Martin Sheen che riflette “a voce alta” man mano che legge il diario di Kurtz.

  11. Ilenia Bellavia

    Ma che problemi avete? Un film molto bello secondo me, certo era il rilancio di brad pitt come attore dopo una lunga psuss, ma su chi cazzo doveva essere incentrato? Ha dimostrato nuovamente di essere un grande attore.

    • Johnny Cloaca

      Ma il problema non è che il film sia incentrato su BP. Il problema è che questo incentramento prende la forma di un monologo ininterrotto pieno di considerazioni banali per chi abbia più di sedici anni.

    • Il demone Tranzollo

      Sempre brutto quando un attore si prende una psuss..

    • Pitch f. H.

      Anche Brad Pitt si fa le psuss..

    • Capitan Ovvio

      Ma la psuss è virale o batterica?

    • Shogun

      Il film è una cagata (Spoiler)
      L’ho visto in streaming e non ho speso 1 centesimo, ma il tempo chi me lo restituisce? Il tempo caxxo!

  12. Yo mama

    Lo vedrò con fiducia anche solo perchè di Gray ricordo una clamorosa scena de We own the night in cui il solito perfetto J. Phoenix entra nel covo della mafia russa e deve inventarsi una frase con piuma come segnale per far entrare i carramba a salvarlo.
    Tutto il film mi piacque molto lo associo ad altri film del genere polizieschi scuri che vidi in quel periodo, tutti molto belli: Street Kings e Pride and Glory.
    Anche Two Lovers, altro genere e non calciabile, non era male, ma guarderei per ore Gioacchino Fenice anche mentre si fa un bidet.

    • Anonimo

      La Voce Fuori Campo nei film dei fratelli Coen è sempre geniale e va al di là della mera funzionalità.

  13. Bread Beat

    il suo Civiltà perduta com è? qualcuno l’ha visto?

    • ste

      io visto e a modestissimo parere sottovalutato (o malcagato)..con un Pattinson esploratore improbabile tra l’altro…

    • Bradlice Cooper

      Io l’ho visto e l’ho trovato blando e noioso, al netto di grandi scene nella giungla – ma ammetto che l’ho visto in aereo su uno schermo di 20×15, quindi non fa testo.

  14. Metallaro Cinefilo

    A me è piaciuto molto. Interstellar, per dire, neanche me lo ricordo, Arrival proprio non mi è piaciuto.

  15. Ruth Negga (etiope) sarebbe subito Premio Jimmy Bobo del mese.

  16. Stanlio da come è descritto non capisco perché sia recensito qui. Azione ce n’è? È una eccezione (poco) meritevole?

    • Hans Cooper

      Ce n’è ce n’è, bella e originale a parer mio… i difetti macroscopici del film devono avergliela fatta dimenticare.

    • L'ozio è il padre di Virzì

      Ci sono tre quattro scene di quelle che piacciono a noi, e fatte pure molto bene. Il problema, anzi i problemi sono altri.

      Non è male, ma sarebbe potuto essere un fottuto capolavoro. E invece è solo uno dei tanti.

    • Patrizia

      Il problema delle scene action è che sono decontestualizzate… come fanno ad esistere i ‘pirati lunari’?… esiste una community di caverne/rifugi dove si son radunati i malfattori tipo ‘isola di tortuga’ e nascondono i loro rover dipinti di nero che utilizzano per tendere le imboscate ai malcapitati onesti cittadini? Ma dài… Come fa il protagonista ad entrare nel razzo in decollo tenendosi attaccato al maniglione del portello? Ma nenche il Will Coyote!… Come fa a calcolare la direzione da prendere per tornare alla sua navetta nascosta dai detriti degli anelli di nettuno (attraversati in tuta spaziale con l’ausilio dello scudo… una scena che neanche un supereoe della Marvel)… va bene la ‘sospensione dell’incredulità’ dello spettatore… ma se esageri nel chiedergli di non essere razionale vuol dire che lo spettatore, per far funzionare la trama, ti serve sia scemo.

  17. Toni Randine

    Sono un abitante di Caronno Pertusella (che peraltro vanta tre guinnes world record, come affermato sulla relativa pagina di wikipedia) e credo che sia sbagliato continuare ad utilizzarla come punto zero per la merda.

    Abbiamo anche la municipale con una ferrari (in disuso)

  18. Ugo

    non l’ho ancora visto ed avevo anche un certo hype.
    a questo punto passatemi l’asciugamano dopo la doccia.

    in ogni caso vorrei dire che l’unico posto in cui il voice over ci stava era Magnum P.I.

  19. Imperatrice Pucciosa

    Ci stiamo scordando del piu’ grande voice over della storia del cinema
    FANTOZZI

    Per il resto sono sempre curiosa di vederlo, vado pazza per i film di fantascienza che sfociano nella sega mentale.

  20. ho visto il film due sere fa. Quando vado vado al cinema vado per divertirmi e passare una o due ore di spensieratezza. Ebbene io sono stato da DIO , mi sono beato di tutte le scene e i monologhi extra video e la storia bella e coinvolgente delle’essere umano nello spazio solo con i suoi pensieri, con la sua umanità. Io penso a quei poveretti che vanno a vedere star wars e li compiango. Cosa si portano poi a casa, dopo la visione del film? Niente! invece qui per dio, non sarà Freud o Shakespear o chissa chi altro, ma è bello e si sta bene. E quando si va a vedere un film si deve stare bene e gioire dello spettacolo visivo e , perchè no, sonoro. é un film intenso, bello e lasciate da parte Pitt, che se ci fosse stato il protagonista di First man ovvero Ryan Gosling tante seghe non sarebbero state scritte. Film bello da vedere e da godere, perchè chi ha fame di Fantascienza con la F maiuscola vuol vedere le basi sulla Luna, e i viaggi spaziali come routine aeroportuale, le basi su Marte e così via. Per aspera ad astra recita il motto e i film è tutto godibile per questo, eroismo e difficoltà, umanità e indifferenza. oddio, non so più cosa dire oppure avrei tanto ancora da dire, ma ce ne fossero film come Ad Astra, evviva!

  21. Capitan Ovvio

    Ma Brad Pitt nello spazio si faceva le pippe mentali perchè aveva degli scismi bellissimi dentro di se?

  22. Il grande scherno

    Le vostre recensioni sono talmente lunghe, ripetitive, sbrodolose, autocompiaciute e insistite che si fa prima a vedersi il film e giudicarlo con i propri occhi. Vi vogliamo bene però fly un po’ più down – tipo ad altezza terrestre.
    Bacioni

    • Sexy Boy

      Si…fan veramente cagare…diciamolo pure.
      Elogiano merda e poi fan i sommelier ricercatini..

    • genio

      beh se non si è in grado di leggere per più di 3 minuti si può fare a meno…oppure fermarsi a metà e continuare il giorno dopo…dai che ce la potete fare

  23. albe

    D’accordissimo con la recensione! Mai mi ero iscritto per commentare un film qui sui 400calci, ma su questo non ho resistito, specie dopo aver visto quanta gente sta commentando dicendo che il film non era male…
    Per me la postilla finale è ESSENZIALE: non sono uno di quei science-nerdoni stile “il film non era verosimile, Nettuno non è blu cobalto ma blu scuro” ma CRISTO!
    Devo per forza fare qualche semi-***SPOILER***:
    1) Sei l’uomo scelto dal governo per “salvare il mondo” e ti mandano sulla “terra di nessuno” lunare, infestata da pirati (capitolo “veridicità di pirati sulla luna che tengono in scacco gli USA” poi meriterebbe una categoria a parte…) con una scorta di altre 2 macchine, e ce la fai per miracolo… Maddai.
    2) Per far mandare un messaggio audio da parte di Brad al padre, bisogna spostare Brad dalla Terra alla Luna, e poi dalla Luna a Marte fra mille peripezie… Non bastava fargli registrare un file audio sulla Terra e spedirlo su Marte, e poi da lì diffonderlo nel cosmo?
    3) Brad mi sale sul razzo definitivo in partenza da Marte, entrando in un tombino (aperto!) nel mezzo del nulla sulla superficie marziana, da cui poi nuota fino al lago sotto allo Shuttle, su cui sale 10 secondi prima del decollo (porta aperta!).

    Ora, a me non interessa della “gravità di Marte pari alla Terra” come scritto in recensione.. Ma almeno un po’ di rispetto delle leggi della logica e per chi ci arriva, Cristo di un Dio!
    A fine film io ed un amico ci siamo sentiti semplicemente presi in giro.

    • Alfdib

      Film inguardabile…
      100 situazioni inverosmili sia come logica che come sviluppo della trama…
      Babbuini assassini nel cosmo…
      Sparatorie dentro razzi interplanetari
      Astronauti spiaccicati perche combattono mentre il razzo decolla…
      Ingressi in razzi salendo scalinate con i motori accesi che espellono propellente a 500 gradi
      Unica donna parlante del film incontrata su marte che ha il destino collegato con protagonista peggio della moglie
      Padre con tendenze suicide che si porta in giro nello spazio senza nessuna precauzione
      Inseguimento sulla luna peggio delle rincorse dei blues brothers in Chicago
      Potrei continuare …
      Colonna sonora inesistente
      Trama fatta da un ragazzino delle medie
      Profili psicologici pari al mio gatto e alla mia gatta…
      Un vero lol….

    • Alessandro

      Oh mamma

  24. Anonimo

    Il film non l’ho ancora visto, ma la recensione mi ha divertito :D

  25. Anonimo

    Insomma, è Interstellar senza la celebrazione aprioristica. Passo.

  26. AnnaMagnanima

    Stanlio, tu lo sai che ti amo quando scrivi questi pezzoni che mi leggono nel pensiero dalla a di EHI alla z di IMPAZZIRE passando da una dvd-quote fighissima, vero?

  27. Questa è la seconda recensione sensata che leggo su questo film dopo averne lette troppe che lo incensano senza motivo. Grazie.

  28. La scimmia assassina potrebbe essere un’astuta citazione di “2001 Odissea nello spazio” dove la bestiola aveva già manifestato un carattere violento e tendenze omicide. Un ammicco al cinefilo? la vendetta del Babbuino frustrato? Certo quei Norvegesi che portavano grossi primati nello spazio profondo per scopi inconfessabili se la sono cercata, credete a me…

  29. Nel cinema dove lo guardavo si è rotto il proiettore a metà film. Sono dieci anni che vado in quel cinema e non è mai successo.
    Direi che la sfiga di Brad Pitt è comprovata scientificamente

  30. Sexy Boy

    Ciao Toni!
    Ti ho visto in una fiscion!

  31. Martin Scorese

    “questo viaggio ha la profondità di un romanzo di Andrea De Carlo”
    Tanta ma tanta stima per te Stanlio… continuerò a leggerti spesso

  32. IoMeMedesimo

    L’ho visto due giorni fa.

    Che dire, visivamente é anche bello, ma siamo ai livelli di SpaceMen e delle onde compiuterizzate.
    Cioé, sto film lo prenderò in dvd quando starà a cinque euro o meno.

    E per essere chiari, non é noioso, é proprio la trama che non stà in piedi.
    E fa ridere.

  33. John Olmi

    Più che un film di fantascienza direi un film con (un po’) di fantascienza.
    Tant’è che a un certo punto mi son detto: “ma se l’avessero ambientato nel far west o in epoca vittoriana l’avresti guardato?” e la risposta è no, porcamiseria, NO.

    A tutti quelli a cui il voiceover si/ma/bello/forse/insomma/ci sta/etc… vorrei proporre un esperimento: sostituiamolo con dei bei sottotitoli in stile film muto e vediamo che succede.

  34. Patrizia

    Il problema delle scene action è che sono decontestualizzate… come fanno ad esistere i ‘pirati lunari’?… esiste una community di caverne/rifugi dove si son radunati i malfattori tipo ‘isola di tortuga’ e nascondono i loro rover dipinti di nero che utilizzano per tendere le imboscate ai malcapitati onesti cittadini? Ma dài… Come fa il protagonista ad entrare nel razzo in decollo tenendosi attaccato al maniglione del portello? Ma nenche il Will Coyote!… Come fa a calcolare la direzione da prendere per tornare alla sua navetta nascosta dai detriti degli anelli di nettuno (attraversati in tuta spaziale con l’ausilio dello scudo… una scena che neanche un supereoe della Marvel)… va bene la ‘sospensione dell’incredulità’ dello spettatore… ma se esageri nel chiedergli di non essere razionale vuol dire che lo spettatore, per far funzionare la trama, ti serve sia scemo.

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