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E infine accadde il miracolo. Universal Soldier: Regeneration.

08/02/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

Due settimane fa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, dopo aver ripassato i primi due capitoli e ignorato quelli apocrifi con Matt Battaglia, è giunto finalmente il momento di raccontarvi l’ultimo, clamoroso episodio.

universal soldier: regenerationVi è mai capitato di entrare al McDonald, ben consci del tipo di prodotto che viene servito, ordinare il solito menù cheeseburger sperando al massimo che il formaggio sia fresco e abbiano cambiato l’olio di recente, per vedervi invece serviti un bel pollo arrosto cotto, gustoso e aromatizzato a puntino con tanto di vinello bianco in omaggio come fanno nei migliori ristoranti?
È ovviamente una domanda retorica (o “metaforone”). Ma è più o meno la sensazione che ho provato nel godermi quella cosa incredibile che si è rivelata essere Universal Soldier: Regeneration. Nelle premesse: il solito DTV low budget della Nu Image, diretto da un semi-esordiente figlio di papà, da vendere a un pubblico di disperati come noi a cui basta vedere i nomi di Jean-Claude e Dolph sulla locandina ma anche uno solo dei due sarebbe bastato. Nel risultato: roba da far vergognare la quasi totalità di ciò a cui hanno appioppato l’etichetta “reboot” negli ultimi dieci anni, su tutti i livelli.
Ce ne si accorge già dal primissimo secondo: un lento piano sequenza che segue una giovane coppia benestante uscire da un edificio dove un improvviso, violento tamponamento fa scattare un sequestro di persona e un inseguimento in auto tesissimo e forsennato che pure Paul Greengrass ha preso appunti. E poi veniamo introdotti nella splendida location principale: l’abbandonata centrale nucleare di Chernobyl. È qui che si sono rifugiati gli autori del rapimento, i “separatisti del Pasalan”, con lo scopo di ricattare il governo ladro. La loro arma: il più potente UniSol di ultimissima generazione (Andrei “The Pit Bull” Arlovski), sgraffignato dal laboratorio dove ancora si ostinano a perfezionare quel solito vecchio progetto che ha sempre dato più problemi che altro. Il problema: Pit Bull è talmente superiore da bersi in un boccone tutti gli altri amici UniSol speditiglici contro in missione kamikaze. La speranza: rispolverare Luc Deveraux (Jean-Claude Van Damme, obviously). Continua a leggere »

E dopo c’era… Universal Soldier – Il ritorno.

31/01/2010 | recensioni | di Nanni Cobretti

La settimana scorsa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, in attesa del terzo capitolo che — poste permettendo — gli verrà recapitato intorno al 2 febbraio, il Cobretti ha ritenuto potesse essere una cosa carina ripassare i primi due. Nel senso di quelli originali (quelli apocrifi con Matt Battaglia, per il momento, li lasciamo da parte).

universal soldier - il ritornoNiente Dolph, niente Roland, niente Ally Walker, niente ampio parcheggio, ecc…
Dirige Mic Rodgers, un veterano stuntman prestato alla regia poi prontamente restituito agli stuntman e mai più chiesto indietro.
Van Damme – che iniziava a sentire puzza di DTV e con questo film si giocava il suo unico asso nella manica – rispetto all’originale ha sei anni in più che sembrano dodici, e nessuno si prende la briga di spiegarci come un non-morto steroidato di colpo invecchi e sviluppi una personalità, nè tanto meno perché si lasci coinvolgere nello stesso progetto militare clandestino che tante gioie gli aveva procurato nel film precedente. Meglio così.
Il suo avversario questa volta è S.E.T.H., un supercomputer mega-intelligentissimo che non si capisce come mai abbiano pensato fosse furbo programmarlo con la dizione imperfetta, stanca e semi-biascicata del giovane Michael Jai White. Non so voi, ma se io dovessi programmare la voce di un super-computer penserei più a qualcosa di affascinante e solenne alla Morgan Freeman. È una trascuratezza apparentemente secondaria, ma che porta S.E.T.H. a offendersi tantissimo e a ribellarsi ai suoi padroni ingrati e superficiali in tre fasi: a) aizzare tutti gli UniSol di seconda generazione contro i propri superiori; b) dare il via ufficiale alla rivolta urlando “Fuck you” e mostrando sul proprio monitor un’animazione bruttissima di una mano che mostra il medio (lo giuro); c) come simbolica catarsi filosofica decidere di incarnarsi in un corpo umano, e non credereste mai alla coincidenza ma con tutti quelli che c’erano riesce a pescare proprio quello di Michael Jai White! Cosa non ti combina a volte il fato… Tutto questo con l’aiuto di un patetico hacker fulminato di nome Squid interpretato dalla versione USA di Massimo Ceccherini (Brent Hinkley).
Ma il suo vero braccio destro è Romeo, interpretato dal wrestler Bill Goldberg, un UniSol inspiegabilmente capace di provare emozioni quali l’arrapamento e l’odio per Van Damme, quest’ultimo espresso esplicitamente con tono da Gatto Silvestro ogni volta che i due si incontrano e lui ha la peggio. La cosa è stata chiaramente progettata per farci ridere tantissimo. Nel frattempo scopriamo che il personaggio di Ally Walker è morto, per cui JC può flirtare con una giornalista diversa.

"Ti avverto. Dolph mi ha fatto cascare mentre mi faceva fare la piroetta e io l'ho infilato nel tritacarnone. Vedi di stare attento."

"Ti avverto. Dolph mi ha fatto cascare mentre facevo la piroetta e io l'ho infilato nel tritacarnone. Vedi di stare attento."

Ma dicevamo: Mic Rodgers non è un regista, quindi di certo non è Roland Emmerich, per cui ci propina una pellicola assolutamente media. Il suo unico contributo palpabile è accompagnare ogni scena d’azione con un pezzo nu-metal, spesso orribile ma apprezzabile nelle intenzioni.
Dove invece Il ritorno quasi supera l’originale è nello scontro finale, e questo perché Michael Jai White è un mostro di tecnica, agilità, eleganza, precisione e pure bellezza (ti ho sempre amato). A suo tempo questo film fu uno shock per me, perch per la prima volta mi sorpresi a pensare che Van Damme era palesemente inferiore al suo avversario e meritava di perdere, anche aldilà della solita fastidiosa superforza (motivo per cui ho anche odiato il Jet Li vs. Jet Li in The One). Il Michael qua fa cose che Dolph Lundgren si sognava, e figurarsi il già stanco JC di allora, e questo basta per sollevare un match altrimenti non memorabile.
Si esce decisamente non sazi ma ahimé, era il ‘98: il tentativo non lascia tracce, il genere implode, JC rimane incastrato nell’homevideo, e a Michael Jai White tocca addirittura riciclarsi come attore vero in attesa che, oltre dieci anni dopo, un nuovo classico come Blood & Bone gli renda finalmente giustizia.

DVD-quote suggerita (per un’eventuale ristampa):

“Stavolta Van Damme se la prende con uno più cazzuto di lui”
Nanni Cobretti, i 400calci.com

>> IMDb | Trailer

In principio c’erano… I Nuovi Eroi

27/01/2010 | media, recensioni | di Nanni Cobretti

La settimana scorsa, per festeggiare il primo compleanno dei 400 Calci, Nanni Cobretti si è regalato un lettore Bluray. Come acquisto ideale per testare il baracchino ha pensato alla prima cosa a cui avete pensato anche voi: esatto, la neo-trilogia di Universal Soldier. Per cui, in attesa del terzo capitolo che -- poste permettendo -- gli verrà recapitato intorno al 2 febbraio, il Cobretti ha ritenuto potesse essere una cosa carina ripassare i primi due. Nel senso di quelli originali (quelli apocrifi con Matt Battaglia, per il momento, li lasciamo da parte).

universal soldierI nuovi eroi, titolo originale Universal Soldier (1992), è il classico film comunemente definito “seminale”.
“Seminale”, per chi non conoscesse il latino, significa che è molto importante per la Storia del Cinema.
E I nuovi eroi lo è per i seguenti motivi:
1) è il primo film con Van Damme ad ottenere distribuzione nelle sale USA, là dove i classici precedenti erano stati testati su grande schermo soltanto in Europa;
2) è il primo film americano di Roland Emmerich;
3) è l’attesissimo scontro epico tra Jean-Claude Van Damme e Dolph Lundgren, due delle più grandi star d’azione dell’epoca, roba scottante che non si vedeva dai tempi di Chuck Norris vs. David Carradine in Una Magnum per McQuade.

Trama: un belga e uno svedese si ritrovano per motivi oscuri a combattere la guerra in Vietnam dalla parte dell’esercito statunitense. Prevedibilmente confusi, vanno in paranoia e si ammazzano tra di loro. Circa 30 anni dopo, un programma segretissimo del governo resuscita i loro cadaveri per trasformarli in supersoldati zombi chiamati Universal Soldiers (UniSol). Tutto va bene, finché il belga non ricorda di colpo di non aver niente a che fare con tutto ciò e scappa alla ricerca del senso della vita, mentre lo svedese trova una scusa non troppo robusta per corrergli dietro. Nel finale risolveranno i rispettivi dubbi a pizze in faccia.
Ma c’è poco da fare: Roland Emmerich, qui in fase pre-catastrofica di belle speranze, si mangia il film. Ci sono scene che chiunque con un briciolo di cervello se avesse visto i giornalieri l’avrebbe portato via di corsa per mettergli in mano un kolossal SUBITO e far finire I nuovi eroi a qualcun altro, anche uno Sheldon Lettich qualunque, che viste le premesse non c’era strettamente bisogno che ci venisse un film così figo. Roland invece prende un budget medio-basso e va a caccia di location-convenienza, quei luoghi enormi e completamente deserti in cui nessuno ti chiede un centesimo per girare ma in compenso puoi far svolazzare la cinepresa dove ti pare e piace, fare campi larghissimi dalla bellezza naturale, aggiungere musica epica e montaggio incalzante e far sembrare il tutto molto più ricco di quello che è. Vale per l’assalto degli UniSol alla diga, e vale soprattutto per l’inseguimento in camion, girato come se si trattasse di un blockbuster alla James Cameron. Di lì a poco in ogni caso Roland riuscirà a piazzare il copione di Stargate, e il resto è Storia.

Danza con me

"Se mi fai cadere mentre faccio la piroetta ti ammazzo"

Passando ai due divi: Van Damme è in uno di quei rarissimi momenti in cui gli viene concesso un taglio di capelli che non lo fa sembrare un completo cretino. Tra l’antiquato senso dell’umorismo che Emmerich confermerà in chicche come 2012 e l’ammirazione per il cinema muto che Van Damme omaggerà a modo suo in La Prova, i due vanno d’accordissimo, anche se ciò che ne esce non è esattamente roba per gli annali. In più viene rispettata l’obbligatoria inquadratura sulle chiappe nude, meno gratuita ma più lunga del solito. Dall’altra parte Dolph è alle prese con il ruolo più complesso della carriera è dà il meglio di sè, istrioneggiando più che può e parlando più in quell’ora e mezzo che nei suoi otto film precedenti, e forse pure negli ultimi sei mesi a casa sua. Nessuno dei due si può definire inespressivo, anzi, ma rimangono entrambi dei cagnacci da recita scolastica tutta parole scandite e ampi gesti plateali, e la cosa riempie di tenerezza.
Lo scontro finale non è nulla di trascendentale, rovinato nella premessa dalla patina ridondante di superforza e nella realizzazione dal classico schema Van Damme “prima ne prendo tantissime io, poi prendi cinque calci tu e vai al tappeto”. Sarebbe potuto anche essere una bella metafora sugli steroidi, se non fosse che Jean-Claude vince non appena riesce a mettere le mani su una siringa più grossa di quella che ha usato Dolph. Ma tutto sommato rimane un epilogo più che adeguato.
Sui titoli di coda, Body Count’s In The House, motherfuckers:

DVD-quote suggerita (per un’eventuale ristampa):

“Un film seminale (= ‘molto importante’)”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer