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Recuperiamoli: La notte non aspetta

locIntanto mi farebbe piacere capire come ti viene in mente di prendere un titolo originale che potrebbe essere Street Kings e trasformarlo di tua spontanea volontà in qualcosa tipo La notte non aspetta quando tocca uscire per il mercato italiano. Forse avevano paura che qualcuno, fomentato da una traduzione letterale “I re della strada” a considerarlo una specie di remake apocrifo di Convoy e/o Transformers e/o Fast&Furious, andasse in sala a vedere il film. Ottimo lavoro, comunque. Parlando di Salvation, Dolores si scagliava contro un certo topos narrativo michaelbayano (ripreso più recentemente da Nanni nella rece di TF2) secondo il quale in un certo cinema tocca subirsi una parte centrale patetica appiccicata addosso a minoranze o minorati. La notte non aspetta non contiene parti patetiche, non è quel genere di film. è un film noir, nel quale il nero s’attacca addosso ai personaggi nella maniera in cui succede nei testi di Ellroy (che firma soggetto e sceneggiatura) e inghiotte ogni buon proposito in un vortice di razzismo, misoginia, negatività, disillusione e pessimismo che al confronto il primo Romero sembrava fornire soluzioni. Esiste disincanto e disincanto. Street Kings* s’attacca a un disincanto poco amato e poco frequentato, quello che potresti fare risalire a un certo western o a Sam Peckinpah o al primo Jonathan Mostow, al Gary Gray de Il Risolutore e naturalmente al Ron Shelton di Dark Blue (traduzione letterale: Indagini sporche), che di Street Kings è un po’ il papà. David Ayer viene promosso alla regia e si vede che ha ancora bisogno di farsi un po’ la mano, ma conosce l’impatto emotivo di una sparatoria e in certi momenti sembra davvero avere studiato su qualche testo dei fratelli Hughes. Un Keanu Reeves in stato di grazia** guida le danze, con mestiere e dedizione al contempo, accompagnato da un cast incredibile di vecchie e nuove glorie tra le quali a sorpresa (non so nemmeno come dirlo senza farvi ridere) svetta il giovane Chris Evans. Da recuperare.

*Inauguro una consuetudine secondo la quale da oggi parleremo anche di film non abbastanza vecchi da far modernariato e non abbastanza recenti da sembrare sul pezzo. Diciamo che potrebbe esservi utile se non avete altra scelta per la serata che affittare un film da Blockbuster.
**Keanu Reeves in stato di grazia vuol dire che invece di starsene per tutto il tempo davanti alla telecamera a guardarsi intorno senza aver capito cosa stia succedendo lì intorno, Keanu si caga il lato oscuro e recita. Tipo The Gift.

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6 Commenti

  1. Vabbè.
    E allora, se recuperiamo questo, allora recuperiamo pure le audiocassette.

  2. damn right. mi spieghi che intendi?

  3. Gigi

    David Ayer è un’eterna promessa, dopo Training Day cos’ha ancora azzeccato? Cos’ ha fatto prima? U-751 è un noia suprema.

    Recupererò il film un giorno, ma più per Ellroy che altro.

  4. a me u.571 è piaciuto un sacco, non tanto per david ayer ma per jon mostow. è uno dei film di guerra anni ’90 che riguardo più spesso e con più piacere, ogni volta mando anche indietro quando boj jovi viene spezzato in due dal portellone…

  5. axel folle

    “Fury” mi è così piaciucchiato che mi ero ripromesso di evdermi la roba precedente di Ayer, poi l’altra sera mi son visto “Training Day” e dopo aver letto che la sceneggiatura era sua mi son convinto a recupearre qualcosa del socio. Questo è in assoluto un poliziesco di buonissima fattura, ritmato, ben diretto (la sparatoria nel pre finale è decisamente efficace) e anche fuori dal lato puramente action lo zio Ayer si muove correttamente, la storia non è imprevedibile, tutt’altro e neanche sempre convincente ma la sceneggiatura è solida e lineare. Roba di qualità, che va appunto recuperata per gli amanti del genere e non solo. fatevi avanti che qui abbiamo un gran bell’intrattenimento.

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