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2012: per tanti motivi, uno dei quali è “sì”

2012

come si fa a dire di no a una cosa del genere?

Perdonatemi ma non mi sento con la coscienza a posto se non scrivo una difesa di 2012.
Dei tre bombardaroli scemi di punta (ci metto arbitrariamente Bay e Sommers), Roland Emmerich è ufficialmente quello che preferisco.
Di Bay ammiro la naturalezza incredibile con cui costruisce scene epico-patinate densissime e impossibili, ma su tutto il resto sta progressivamente degenerando nella sciatteria più strafottente, avallando un umorismo che ha messo in allarme Neri Parenti e lasciando il resto nelle mani di attori provvidenzialmente capaci di improvvisare. Sommers potrebbe dire la sua se non fosse che nei suoi ultmi film gli effetti speciali erano indecenti, cosa che tradisce un po’ il senso dell’operazione alle sue stesse fondamenta.
Emmerich invece è spinto da profonda passione per la struttura narrativa hollywoodiana classica proto-spielberghiana. Non è autoironico, non è sciatto: a lui ci piace proprio così. È probabilmente la replica fedele dei film che guardava da bambino nel suo piccolo paese crucco, nell’equivalente crucco di Italia1, intanto che faceva colazione intingendo würstel in una tazza di Krombacher (so che Roland apprezzerebbe questi stereotipi macchiettistici).
Pensateci: i film di Bay durano due ore e mezza per via di quegli inserti narrativi/dialogati che è costretto a infilare di prepotenza tra un’esplosione e l’altra, in cui il nostro tira fuori il peggio di sè non solo come regista ma proprio come essere umano. Quelli di Emmerich invece lo fanno perché c’è tutta un’epica che lui si ostina a seguire, tutte le regoline di genere, tutta la gamma di personaggi (sono sicuro che chi ha fatto il classico sa spiegare questa cosa con termini tecnici specifici in greco) che attraversa tutto lo spettro ruolistico possibile: il Presidente eroe, il consigliere losco, lo scienziato, l’uomo facoltoso, l’uomo comune, la famiglia finto-disfunzionale, il matto buffo…

2012

una metafora su (inserire qui)

È un classicismo in cui Emmerich si va sempre più raffinando, e 2012 si può considerare il suo film definitivo, che incrocia gli elementi chiave di Independence Day con quelli di L’alba del giorno dopo. Non dimentica un luogo comune che sia uno, e non lo fa per sovvertirli/sfotterli/omaggiarli, ma proprio con l’obiettivo di replicarli tutti così come ci hanno insegnato: il barbone profetico col cartello “La fine è vicina”, il salvataggio del cane, la situazione mortale risolta all’ultimo secondo, il karma al 100% di efficacia, tonnellate e tonnellate di dialoghi espositivi… in un certo senso autorialmente parlando è il Clint Eastwood del disaster-movie (sì, mi andava questa bestemmia a gratis).
L’indizio maggiore di tale ostinazione sta nell’interpretazione di Woody Harrelson, uno che in qualsiasi altro film con un ruolo da picchiato in testa del genere avrebbe rubato la scena, ma qua viene schiacciato, soffocato, costretto con la forza ad eliminare sfumature e attenersi al minimo comun denominatore. E lui lo fa con invidiabile professionalità mista a palpabile rassegnazione. E parlando di soluzioni classiche, a me poi fa morire anche il tizio che hanno assunto solo per fare le facce buffe quando nel finale si stanno per schiantare contro l’Everest (era uno spoiler). Sembra un ruolo del cazzo, ma quell’uomo in realtà aveva il peso di tutta la scena sulle spalle – ma che dico la scena, quasi tutto il film. L’efficacia di quel fondamentale momento di tensione era direttamente proporzionale a quanto il nostro fosse stato capace di mostrare la più cartoonesca emotività possibile. Mi immagino Emmerich che gli diceva “fingi di essere una 14enne il cui cantante preferito sta per vincere X Factor”.

bravo!

bravo!

E insomma, a me queste cose conquistano. Da una parte perchè ho un debole irrefrenabile per l’accumulo scientifico di stereotipi, e dall’altra perché una merda fatta con passione sarà sempre più divertente di un Ferrero Roché fatto in serie. Che ovviamente Roland vorrebbe segretamente essere Spielberg ma, nonostante tutti questi elementi meticolosamente sincronizzati, alla controprova dei fatti riesce ahimè nell’impresa di succhiare fuori qualsiasi sottospecie di coinvolgimento genuino, ed emozionalmente parlando il film pare più una tesi di laurea in disastrologia che altro. Ma visto la domenica dopo pranzo con tutta la famiglia è uno spettacolone che non si discute.

Infine, questo è il punto in cui – se ce ne fosse bisogno – confermo che la scena del crollo della California è una delle cose più mondiali che abbia mai visto in vita mia, e che da sola vale il biglietto di mille film. Ritmo incalzante + inquadrature larghe + montaggio chiaro + viene giù TUTTO = mascella a terra per 10/15 minuti.
A ciò si aggiunge l’incredibile semi-profezia per la quale nel film al Primo Ministro italiano crolla S.Pietro in testa, mentre nella realtà gli è arrivato il Duomo di Milano nei denti.
Epico.

DVD-quote suggerita:

“Il Manuale del Disaster-Movie Definitivo”
Nanni Cobretti, i400calci.com

> IMDb | Trailer

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20 Commenti

  1. ODDIO! l’uomo che fa le facce buffe è lo stesso che amo perché fa le facce buffe in Fringe!

  2. Jo

    la chiusura è un qualcosa di epico…. :-D

  3. gigi

    Ora che ha distrutto tutto, ma proprio tutto tutto tutto, mi chiedo cosa gli resta…

    il sole che diventa supernova con una settimana di tempo per salvare l’umanità, Dio che decide di sostituire l’umanità con una nuova specie per vedere l’effetto che fa, Berlusconi che decide di trasformare il Monte Bianco in un Monte rushmore nostrano (effetto dopo plastica ovviamente), Goldrake contro Godzilla contro Gamera contro Mothra con personaggi costruiti ad altezza naturale, una docufinction reality show sul Terzo Reich con attori torturati sul serio?

    Incomincio a preoccuparmi…

  4. Premetto che non ho nulla in contrario verso la difesa ad oltranza di autori -ahimè- indifendibili come emmerich, sommers o bay. Detto questo a casa mia una merda, seppur guarnita da un bel nastro rosso scintillante, resta sempre una merda. Yop.

  5. Il succo del discorso e’ che se mettiamo a confronto le parti puramente narrative, da una parte abbiamo un sacco di gente che le fa col pilota automatico o le trascura totalmente (niente di male), ma dall’altra abbiamo Emmerich che – pur insistendo a voler ricreare qualcosa che non e’ per tutti i palati, e in modo che dimostra enorme competenza ma manca un po’ di “magia” – al contrario dimostra in 2012 di curarle meticolosamente. Quando si ricorda di far succedere qualcosa col giusto ritmo (non come i 40 minuti centrali assolutamente vuoti di Independence Day), mi intrattiene molto piu’ lui che John Turturro in mutande in Transformers.

  6. Jo

    Permettete una (non) piccola controanalisi?
    Non li capisco. Davvero, ci provo in tutti i modi, e nonstante tutto non li capisco. I film catastrofici intendo. “arriva la fine del mondo, la terra si spatacrasha in 999 pezzi, e tutta l’umanità è condannata”. Ok, praticamente dalla tagline del film mi hai già narrato tutto lo sviluppo, quindi cosa lo guardo a fare? Se tutto va come dovrebbe per l’umanità non c’è scampo, quindi cosa lo guardo a fare? per vedere la coppietta di innamoratini che si fanno le ultime promesse d’amore eterno mentre vengono travolti? (ultimi 4 fotogrammi del film di lei che gode di culo attaccata all’amico di lui), oppure di come l’eroe di turno (o in mancanza di esso, John Cusak) che fa di tutto per radunare l’umanità in posto sicuro prima di essere spazzati via? Insomma, è come guardare il decorso di un paziente terminale. Puoi girarci intorno finchè vuoi, ma tanto il finale è quello.. non ci trovo attrazione.
    Avrei potuto citare anche Deep Impact: arriva il meteorite. Ok signore e signori della terra, parla il presidente, ocio che tra qualche ora arriva il botto. auguri a tutti e buonanotte.

    Discorso a parte lo merita invece Armageddon: arriva un pietrone dallo spazio: probabilità di devastazione della raSSa umana 100%. Facciamo l’unica cosa sensata che potrebbe salvarci: mettiamo in sottofondo gli Aerosmith, e spariamo Bruce Willis nello spazio, sperando che ci salvi, mentre sulla terra Ben Affleck farà di tutto per spogliare Liv Tyler, così se almeno tutto va male, nudo femminile in chiusura.
    Non so voi, ma io l’ho trovato geniale.

    Scusate per lo sproloquio, e grazie per l’eventuale attenzione ^_^

  7. @Jo: non so, io azzardo un’ipotesi fantasiosa, ma… boh, lo guardi per, ehm, vedere appunto la terra che si spatacrasha in 999 pezzi?

  8. Detto questo, i catastrofici hanno appunto un limite strutturale che si divide in due alternative:
    1) la catastrofe accade a meta’ film, e il finale non sara’ MAI interessante e spettacolare quanto la parte centrale (il che capita anche in 2012), oppure
    2) il film consiste negli eroi che evitano la catastrofe (tipo Armageddon), per cui ci si inventano ridicole catastrofi di Serie B con cui punteggiare la vicenda. E Armageddon va grassa che e’ divertente, se no quello SI’ che era un film potenzialmente privo di interesse… li’ ha davvero salvato tutto Michael Bay e il suo montaggio da forsennato, e un signor cast.
    Discutere. :)

  9. Per me centri perfettamente il punto quando dici che Emmerich è un wannabe-Spielberg (o almeno di una certo modo di vedere il cinema veicolato principalmente da Spielberg). Storie semplici ed universali, sentimenti “primari” in gioco (amore, famiglia, amicizia), messaggio di fondo messo bene in evidenza per raggiungere il maggior numero di spettatori possibili. Solo che il tedesco vuole anche sfasciare gran parte del pianeta mentre racconta la sua storia.
    Il problema (per Emmerich) è che Spielberg è più bravo di lui ed infatti quando è andato a giocare sul suo campo con War of the Worlds gli ha talmente fatto intravedere la sua superiorità che l’altro sopraffatto dalla disperazione è entrato negli studi in cui stava realizzando il suo nuovo film ed ha detto a tutto il cast “Fate quel cazzo che volete, ma fatelo vestiti da deficienti e metteteci dei Mammuth”, ed è così che è nato “10000 B.C.”

    Ah, colgo l’occasione per augurare buone feste a tutto lo staff dei 400 calci omaggiandoli di un’immagine a tema natalizio:

    http://i46.tinypic.com/2hpiznp.gif

  10. gigi

    mi pare un enorme limite strutturale.

    quale che sia l’alternativa (conto alla rovescia per la distruzione totale, o conto alla rovescia per evitare la distruzione totale), il genere in questione sacrifica tutto, introspezione, intreccio, sviluppo della storia, anche troppi virtuosismi registici possono rallentare, per fotografare e catturare l’attenzione dello spettatore al culmine di una tensione che deve durare per tutto il film.

    Questi film catastrofici di solito iniziano pacifici, dopo pochi minuti inizia il conto alla rovescia e la tensione deve rimanere immutata fino alla liberazione finale (che può essere la salvezza o la devastazione): sono appunto come le montagne russe, ci vai perchè SAI quello che ti aspetta, e ti fai un altro giro perchè ti è piaciuto.

    Un pò come l’orgasmo, un attimo di separazione dalla realtà.

  11. Cicciolina Wertmuller

    quoto l’esimio dottor benway. il problema di emmerich è che ti fa vedere le scene spettacolosissime bestiali che vanno da dio, poi rovina tutto mettendoci dentro quelle cose che spielberg sa fare benissimo e lui no: il dramma, i valori etc. a sto punto fai un film solo di scenone catastrofiche e basta.
    cioè è come scegliere fra un pornazzo patinato alla salieri con le luci storte e i dialoghi ridicoli o un bel gonzo all sex dove nessuna parola è intelligibile.

  12. @gigi: si’, il problema insito dei catastrofici e’ che il momento orgasmico del film e’ dato dall’evento ideologicamente negativo, e raramente puoi finire con quello. Per cui o te lo fanno avere a meta’ film, e dopo non sanno bene cosa fare e ti offrono prima una sigaretta e poi se va bene un bicchiere di vino, oppure te lo promettono tutto il tempo, ti leccano le palle ogni 15/20 minuti per tenerti buono, e sul piu’ bello mollano e ti riallacciano i pantaloni.
    Pero’, detto questo, a meta’ di 2012 ho avuto uno degli orgasmi cinematografici piu’ gloriosi del decennio.

    @benway/cicciolina: ma si’… alla fine quello che mi premeva sottolineare e’ il fatto che Emmerich se non altro ha un’idea ben precisa di cosa fare con le scene di contorno, la’ dove siamo ormai abituati a gente che le gira come una tassa da pagare. Poi Spielberg lo fa 20 volte meglio, ovvio, ma Roland lo rispetto comunque. Per questo, e per l’insistenza con cui si butta fisso sui catastrofici anche se sono passati di moda 10 anni fa. E i suoi stereotipi mi divertono da matti. E poi mi eccita tutto quando gli vengono gli schizzi sovversivi (gli americani che fuggono in Messico in L’alba del giorno dopo, o 2012 che punta dritto sui due massimi monumenti religiosi).

  13. Filippo1

    il punto in comune di quasi tutti i catastrofici è la presenza continua di una quantità insopportabile di marchette. (“aspetta che invio un sms”, “ehi, guarda che figa questa macchina”, “Presidente, guardi sul mio computer questa simulazione degli effetti della catastrofe”, e via di primi piani sulla marca).

    Chi mi spiega poi questa insistenza sul Primo Ministro Italiano in 2012 ?

  14. Roland Emmerich in conferenza stampa ha dichiarato – parole testuali – “Quello del film non e’ assolutamente Berlusconi, Berlusconi sarebbe scappato per primo”. Quindi la mia tesi e’ che abbia davvero voluto mandargli un messaggio / portargli sfiga…

  15. Simo

    @filppo: sennò come avrebbero fatto a metterci il vaticano che crolla su un bimbo in cravatta ed una mora con il velo nero? Mica potevano dire: il tizio della barilla non c’è perché ha preferito rimanere a suonare il mandolino al concorso per il miglior baffo nero.

  16. Enrico

    Visto ieri in tv, una noia mortale melenso oltre ogni limite per un film sulla distruzione della terra in maniera alquanto bizzara è un po’ troppo, rimpiango di sicuro il suo Independence Day o L’Alba del giorno dopo, molto più equilibrati tra melenso e azione, qui speri che smettono di parlare per far vedere qualcosa, poi io sono il primo a dire che la fantascienza e horror funzionano quando servono per veicolare messaggi sociali, come gli zombi di Romero al centro commerciale o i poveri che vivono in baraccopoli o chi vive nell’olimpo di ricchezza e benessere come in Elysium, ma deve essere suggerito, qui c’è questo buonismo sbattuto in faccia e anche un certo terzo-mondismo che è imbarazzante.
    Poi i soliti stereotipi negativi sui russi, quelli positivi sugli americani, per far contento il pubblico in Ohio o Arizona.
    Come dice anche Dolph Lundgren se punti troppo sugli effetti speciali il tuo film avrà vita breve, qui oltre a scene come una portaeri che finisce sulla casa bianca
    e la crosta terreste che si alza e si riabbassa c’è davvero poca roba e fra qualche anno questi effetti speciali saranno obsoleti, il resto invece è imbarazzante per dialoghi e costruzioni dei personaggi, questo film sarà come rivedere quei filmoni catastrofici anni 70 che con gli effetti speciali di oggi sono imbarazzanti, perché appunto puntavano solo su questi.

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