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Asylum Blackout: alla francese e con tanta lingua

Le premesse: Asylum Blackout è il primo film di Alexandre Courtès. E cosa ha fatto d’altro questo simpatico e paciarotto mangialumache? Gli Infedeli.
Sapete che film è Gli Infedeli? È un film a episodi che tratta degli uomini che tradiscono e che vede protagonista il Christian De Sica d’Oltralpe ovvero Jean “Pomata for Indie lovers” Dujardin. Mais oui. Proprio lui. Le Tartufon c’est plus bòn. Orbene: Dujardin, rom-com agrodolce, film a episodi… se vi viene in mente Fausto Brizzi non è colpa mia. È colpa di Nanni. Che mi ha affibiato un horror girato da Courtès. Ma andiamo con ordine e facciamo partire la conzùeta zìgla.

La trama è facile. Fin troppo: Ci sono tre tipi che fanno moltissimo “c’ho la maglietta Rough Trade” che, suonando nostalgicamente in una band stoner, devono sopravvivere in qualche modo. E il loro modo è preparare e servire i  pasti in un manicomio criminale. Una bella notte nel manicomio salta la luce. Il resto è kaboom.
Ma a questo punto cederei volentieri la parola a Stanlio Kubrick.
“Stanlio, cosa ci ricorda questa trama?”
“Com’è ovvio ci ricorda Juno, amico Miike, perché noi siamo paladini dell’indie vero, quello che fa dire al protagonista del film «IO HO SUONATO CON I MELVINS» così i nerd musicali che comprano i vinili dei 7” dei Sonic Youth e sono felici.”
“Ci sei vicino Stanlio. Riprova”.
“In alternativa, ci ricorda un milione di altre cose. Se ci metti gli alieni diventa Dead Space, se ci metti Batman diventa Arkham Asylum, se ci metti le spogliarelliste ninfomani diventa un paradiso.”
“Proprio Batman. Grazie Stanlio”.
È un vero peccato infatti che i ragazzi di Rocksteady avessero già fatto tutto nel 2009, creando quel bel videogioco che, appunto, va sotto il nome di Arkham Asylum (da cui forse la scelta, per evitare casini di assonanze, di commercializzare la pellicola anche con il nome di The Incident?). Un vero peccato perché ci avrebbe permesso di evitare l’ennesima premessa sfortunata e l’ennesimo pregiudizio  in fase di prima visura della pellicola.

To Grohl like a boss

Orbene, com’è o Blackout Asylum? È un bel film. Ma bello davvero. Ma così bello che ci metto il carico da mille e vi dico che questo è il migliore (e definitivo) affinamento della nuova scena horror transalpina. Partendo dalle solide basi “thriller, reality & gore” (rese ancora più efficaci da un comparto FX in stato di grazia a volte di pura matrice “torture porn”), Courtès lavora di lima e ci consegna un prodotto epurato, in buona parte, dal melodramma di cui le recenti opere francesi di genere erano invece zavorrate (so che per molti, invece, questo è il pregio delle sopracitate, ma de gustibus).

La definizione dei personaggi è quasi del tutto assente, i rapporti umani sono appena accennati e il dramma si consuma esclusivamente nella rappresentazione dell’incubo hobbesiano dello Homo Homini Lupus. Perché, alla facciaccia di Nolan (che ci ha intasato il cervello con i suoi baricchismi), il caos non è equo. Nell’ottica del caos può anche piovere per sempre (e così ci siamo tolti anche la seconda cazzata del millennio). In tutto questo, quindi, avere dei protagonisti “sui generis” permette al regista di procedere a una demarcazione chiara del confine tra sani e insani, evitando -per una volta grazieaiddio- i soliti giochini di ruolo su “chi è il matto adesso?” (che, o sei bravo, ma bravo bravo o lascia perdere).

Ma adesso è giunta l’ora che tutti voi aspettate

PIANGE IL TELEFONO
ovvero: come nei film horror, l’oggetto che ci ha cambiato il concetto di reperibilità diventi un inutile suppellettile, sbattendogliela in culo ad almeno 30 anni di consumismo.

In Asylum Blackout il telefono serve a spaccare il setto nasale di un protagonista. Pregianza.


Asylum Blackout ha anche lo straordinario merito di essere arricchito da una regia molto ispirata che, oltre a regalare un paio di inquadrature veramente degne di nota -dal gusto orientale-, riesce a non essere mai anonima, didascalica o  banale.

Certo, le note non sono tutte positive, e il film è viziato da alcuni -innegabili- problemi. A livello tecnico, il film finisce vittima del si sillogismo blackout = buio = fottesega del direttore della fotografia per un buon terzo del film. Spesso, all’interno del manicomio, le scene sono troppo buie e confuse, il che crea quella fastidiosa voglia di fast forward che un film del genere, davvero, non si meriterebbe. A livello narrtivo, ogni tanto tira una leggerissima aria protofascista e lombrosiana: il matto, in quanto “insano”, è brutto e sempre, sempre, sempre cattivo. Puoi voler bene al matto ma lui, nella migliore delle ipotesi, ti spella un braccio con un pelapatate (true story). Peccati veniali, frutto -probabilmente- dell’inesperienza e della necessità di condensare tutto in 79 minuti. E c’è pure il twist finale.

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La migliove fvancesata degli ultimi 15 anni.

Bongiorno Miike, i400calci.com

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23 Commenti

  1. Gigos (sempre fuoriluogo)

    Sommo Nanni, qualcosa mi sfugge. Non è che non sia contento per Miike, anzi, ma così per capire, è il suo compleanno?

  2. Scusi professoressa Miike, io vorrei provare ad alzare il voto da 7 a 8 perché mi servono i crediti per arrivare al 100 alla matura e il consiglio di classe non mi ha accettato il volontariato con gli Shoggoth come attività extracurricolare. Posso?

    «Se ci metti il blackout negli occhi dei protagonisti invece che nelle lampade del manicomio diventa Cecità di Saramago»

    Va bene prof?

  3. Bongiorno Miike

    @Stanlio: va bene. 8+
    @Gigos: ogni tanto a Nanni scappa il buonismo.

  4. abraxas de la vega

    io speravo fosse un film autocelebrativo della asylum :(

  5. KuroFawa

    Per la chronique Arkham Asylum è prima di tutto una graphic novel che spacca almeno alla pari dei due games.
    Il Film mi aveva già comprato alle parole “Stoner Band” se poi è pure un filmone allora FUCK YEAH!

  6. Schiaffi

    Si ma i trans in parrucca blu che ballano in tangenziale sono truci tanto quanto la casalinga di Rho.
    Miike le tue sigle sono un po’ la Mecca del malessere.

  7. Ho letto Dujardin e sono entrata.

    Sospiro.

    Se ci mettevi qualche foto a muzzo guadagnavi anche un pubblico femminile di galline (come me).

  8. La cosa divertente di Dujardin (e per questo ringrazio il buon Casanova) è sapere che prima di diventare un sex symbol impomatato faceva lo Steve Carell di Francia.
    Mica lo sapevatelo, io.

  9. Bongiorno Miike

    @Zitella: ti ho messo il sosia di Dave Grohl… non va bene?
    @Stanlio: meraviglia

  10. Kurofawa

    Schiaffi Mode:On

    Dujardin è un inutile MangiaRanocchie che fa le faccette.

    Schiaffi Mode: Off

  11. mr_miracle

    Da parte di tutto lo Studio Rocksteady qui a Londra un grazie per averci menzionati con parole gentili!!!!!

  12. Utcheeow

    Ottimo, avevo intenzione di vedermelo stasera, la recensione non fa altro che aumentare la curiosità.

    E poi sotto con Livide e con un bel piatto di lumache.

  13. Non ci credo che Dujardin abbia ammiratrici con meno di 48 anni. È davvero solo un De Sica con meno cinepanettoni.

  14. @Nanni: dovevi vederci, me e Quall’Altra, infoiate com’eravamo a guardare The Artist e la cerimonia degli Oscar. O la locandina degli infedeli al cinema.

  15. Bongiorno Miike

    @La Zitella: comunque son sempre contento di vederti passare qui, anche se solo per via del Pomatone transalpino

    @utch: e poi mi dici cosa ne pensi eh?

  16. @La Zitella: buuuuuuuuu si inizia così e si finisce a fare le vacanze in crociera con Toto Cutugno!

  17. Schiaffi

    @Kurofawa
    Guarda, puo’ essere solo questo il real Schiaffi mode on: dujardin non so chi sia ma già dal nome e da chi lo nomina sicuramente è un signor nessuno che mi annoia.

  18. @mr_miracle: parliamo di cose importantissime, mi stai dicendo che davvero ci scrivi dai Rocksteady e che ai Rocksteady ci sono dei fan dei Calci?!
    Se sì, hai il dovere morale di abbracciare chiunque ti capiti a tiro e dire loro: «Stanlio Kubrick vi dice “grazie, grazie”». +10 se piangi anche un po’.

  19. Utcheeow

    Niente male, anche se per arrivare al dunque ci vogliono praticamente 60 minuti. Però Courtés se la gioca bene quell’oretta, evitando inutili approfondimenti sulla mediocrità dei protagonisti e facendo accadere quello che deve accadere, con qualche riuscito tocco maggggico di cinepresa. Come evidenziava Miike, la sperazione sani/insani è netta e impossibile da confondere. Purtroppo ci vuole del tempo prima che tutto vada definitivamente a puttane, ma quando arriva il caos il lato torture porn si fa apprezzare. Molto carino il finale all’insegna della follia, e tremenda la scena dell’autocannibalismo, breve ema decisamente weird ed efficace.
    Credo che i francesi abbiano fatto di meglio, ma il film è indubbiamente apprezzabile. Forse me lo immaginavo ben più cattivo, colpa mia.

  20. mr_miracle

    @Stanlio :Abbracciato tutti, versato mare di lacrime…c’ho messo un po’ ma tanta emozione.

  21. Quell'Altra

    Quell’Altra è indecisa se Dujardin che fa il maiale o Santamaria con la divisa antisommMACCOSADICO SANTAMARIA madre di dio tutta la vita

    cosa c’entra? niente!

  22. babaz

    anche i commenti de i 400 calci hanno il “twist finale”, con ingresso a gamba tesa di sviluppatori di videogame coi CONTROCAZZI a muzzo.

    I applaude you, sir

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