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Libri di sangue: The French Connection (Il braccio violento della legge)

In cui ci diamo coraggiosamente alla letteratura, e vi andiamo a recuperare quei casi in cui un film è diventato talmente più famoso del libro da cui è stato tratto che probabilmente ne ignoravate o avevate dimenticato le origini. Chicche nascoste, tradimenti per il meglio e altre rivelazioni che non avreste immaginato.

Il libro: The French Connection di Robin Moore (1969)

Il film: Il braccio violento della legge di William Friedkin (1971)

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Si capisce che è il libro da cui hanno tratto il film?

La trama del libro: Il libro è la cronaca reale dell’ indagine che nei primi anni sessanta, partendo da un caso fortuito, rivelò attraverso mesi di investigazione lo schema della French Connection e portò alla più grossa operazione anti-droga nella storia degli Stati Uniti: un sequestro da trentadue milioni di dollari dell’epoca in eroina. I protagonisti sono i veri detective Eddie “Popeye” Egan e Sonny Grosso che seguiranno fino all’ultimo respiro il trafficante francese Jean Jehan, mese dopo mese.

La trama del film: Il detective  James “Popeye” Doyle è noto in tutta NY come un cagnaccio che spesso agisce al di sopra delle regole e se ne frega delle procedure, gli piace scopare in giro, ha una fissazione feticistica per le ragazze con gli stivali, beve troppo e non è granchè simpatico a nessuno. Un giorno, pedinando un mafiosetto locale, scopre un filo rosso che collega la mafia italoamericana al traffico di eroina marsigliese gestito dall’astuto Alain Charnier e, caparbio come è, decide di seguirlo a modo suo fino alla fine, fino alle estreme conseguenze se necessario.

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Quando la realtà è più fica della finzione

Cosa è successo in mezzo?: In mezzo è successo, una volta tanto, un buon adattamento del senso del libro alle esigenze cinematografiche.

L’adattamento di Ernest Tydman è solido: dinamico come ci si aspetta da lui ma rispettoso dei fatti, perfetto per il nuovo poliziesco americano. La riscrittura aggiunge il tocco hard-boiled necessario ai personaggi, per movimentare le acque e per levare l’alone da Dragnet che può avere il libro in alcuni passaggi, ma serve un regista che sappia girare d’istinto. Il produttore Philip D’Antoni è lo stesso di Bullitt, altra pietra miliare del poliziesco d’azione e vertice dell’inseguimento automobilistico, e non ha dubbi: vuole “Hurricane Billy”, come era chiamato per la sua irruenza il giovane Friedkin all’epoca, e questi accetta con una eccitazione febbrile.

Dirà che, come Popeye Doyle era ossessionato dal braccare Jehan, lui era ossessionato dal fare esattamente il film che aveva in mente, al punto che ancora oggi se può aggiungere scene o intervenire sul film lo fa di pancia e anche spericolatamente.

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“Gene praticamente lo vedi quel ponte laggiù? Ecco, lì ci facciamo un casino di botti con le màghine”

Quindi Friedkin girò come un pazzo: lanciandosi fisicamente in inseguimenti automobilistici con la camera in mano seduto accanto agli stuntman, correndo a 100 Kmh a volte senza permessi in mezzo al traffico di New York con una sirena abusiva sul tettuccio. Fece improvvisare i dialoghi per rendere tutto più realistico, qualche cazzotto che volò fu vero… Insomma: voleva buttarci a calci in culo nell’azione, doveva dimostrare al suo primo film importante che lui aveva una visione del genere nuova e intensa, voleva unire un film d’azione poliziesca ad un taglio dcoumentaristico tipo Z – L’orgia del potere di C. Costa Gavras che lo aveva molto colpito: voleva rinnovare il genere e farsi un nome inattaccabile, rischiando letteralmente il tutto-per-tutto con i soldi dei produttori visto che su un budget di un milione e mezzo di dollari ne costò quasi due.

Ci riuscì però oltremodo: cinque premi Oscar, un paio di scene che ancora vengono studiate e uno dei personaggi più iconici di sempre del poliziesco.

Finali a confronto:  – Some spoiler may follow, you’re warned –

Mentre il film si conclude con la fuga del mefistofelico Jean Jehan che nel sequel vedremo farla franca, nella realtà venne arrestato dalle autorità francesi le quali però non concessero l’estradizione negli USA. I due detective Egan/Doyle e Grosso/Russo, che sul finale del film ci viene detto verranno riassegnati a casi diversi, lavoreranno invece assieme ancora per mesi e su vari altri casi.

Ma il libro in generale, come è?: È molto bello. Robin Moore lo scrisse dopo il suo bellissimo romanzo-reportage “Green Berets” in cui raccontava l’inferno della guerra della Vietnam seguendo e raccontando veri soldati e veri civili. Una volta tornato in patria si interessò alla crescente dipendenza da eroina dei reduci del ‘Nam e cominciò un lunghissimo, minuziosissimo lavoro di raccolta di informazioni, fonti originali, interviste sulla French Connection.

Il risultato è un libro asciutto e tagliente, un romanzo che è in realtà un’indagine vera e propria di quattro mesi, appostamento per appostamento, in macchina coi protagonisti, al bar con loro, in ufficio a sbobinare i nastri con lo stenografo. Ci sono mappe e diagrammi, puoi seguire tutto come se fossi lì. Siamo dalle parti, per fare un paragone moderno, del puntiglio di James Ellroy in American Tabloid, con il documentatissimo – quasi maniacale – lavoro di documentazione per dipanare la reale matassa di intrighi, corruzione, passaggi di mano e connivenze dietro il crimine organizzato dell’America degli anni sessanta.

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Ecco, questo nel libro non ci sta.

In conclusione libro o film?: È difficile rispondere. Probabilmente il film è un capolavoro più alla portata di tutti, godibile da tutti sempre e ovunque, è un poliziesco senza falle. Il libro è un misconosciuto ma splendido esempio di giornalismo e narrativa poliziesca assieme, purtroppo non tradotto in italiano e del tutto privo di azione (come dice il vero Popeye, nella sua lunga carriera ha sfoderato la pistola solo tre volte), che quindi nella sua forma stilistica così giornalistica può smorzare l’entusiasmo dei lettori più adrenalinici nonchè di chi non si trova bene a leggere in inglese.

Curiosità: I veri agenti Egan e Grosso appaiono ambedue nel film, il primo come il capitano Walter Simonson (interpretando il ruolo del suo vero capo all’epoca) e il secondo come il detective Klein, collega dei due protagonisti.

Il produttore di Bullitt e di French Connection Philip D’Amico e il coprotagonista al fianco di Hackman, Roy Scheider, torneranno assieme in un altro thriller poliziesco ad alto tasso di inseguimenti per le strade di New York con Squadra Speciale nel 1973. D’Amico qui sarà il regista oltre che il produttore e ,come il suo marchio di fabbrica impone, affiderà anche qui le superbe scene di inseguimento come per gli altri film a Bill Hickman, il re degli stuntman automobilistici.

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Vi saluto col ciaone più forte del cinema

Libro: Amazon

Film: IMDb | Trailer

 

 

 

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12 Commenti

  1. Dan

    ma il libro esiste in italiano?

  2. Rubrica molto interessante.
    Che filmone della madonna. Riesca ad essere strafigo anche se per intere sequenze vedi solo gente che cammina per strada dietro altra gente.
    Gene Hackman dio in terra.

  3. Sampoo

    Questa è diventata ufficialmente la mia rubrica preferita. Ci pensavo proprio ieri, che potrebbe essere interessante mettere a confronto film e libri da cui sono tratti in modo un po’ più costruttivo che non “Il libro è sempre meglio del film” o “Libro? Bleah..”. Applausi.

  4. @Darth: leggere qui di un filmone così mi fa godere.
    Rubrica coi controcazzi veri, bravo.

  5. Steven Senegal

    Mamma mia Friedkin. Cioè, tipo che prima di questo aveva fatto due-tre robe tra cui un musical e una roba sugli omosessuali. E poi ci esce questo e dopo 2 anni, L’Esorcista.
    Notizie su come venne accolto il libro all’epoca?

  6. @ Dan
    Se rileggi meglio lo dico: “purtroppo non tradotto in italiano”.

    @ Steven Senegal
    Non ne so nulla, del libro se ne dice e sa abbastanza poco in rete.
    Il film lo ha totalmente oscurato; un peccato perchè è veramente un buon libro.

    @ C.W. Sughrue
    Grazie, però French Connection qui è assolutamente a casa sua direi.
    Tra scazzottate, inseguimenti, sparatorie, credo che sia perfettamente a suo agio sui Calci ;)

  7. Dan

    ooops, mi era sfuggito.

  8. Aldo

    Aspettate… io l’edizione italiana del libro l’avevo recuperata in un mercatino… Indi é stata tradotta…

  9. @Aldo
    Scoop!
    Se lo hai sottomano e mi contatti con i dettagli dell’edizione italiana aggiornerò ben lieto il post!

  10. Steven Senegal

    Eccolo!

    Titolo Il braccio violento della legge
    Autore Robin Moore
    Editore Dall’Oglio, 1972
    ISBN 8877180935, 9788877180933
    Lunghezza 336 pagine

    Fuori catalogo per Dall’Oglio ma si trova facile su ebay a prezzi irrisori.
    Io l’ho già ordinato. Mo’ posso andare a tudifarmi da califfo.

  11. Steven Senegal

    e l’ha pure ripubblicato Mondadori nel 1978 (Oscar), traduzione Alda Carrer. pure questo su ebay

One Trackback

  • Scritto da Gone girl | Blog il 18/05/2015 alle 11:03

    […] Non ricordo. Forse ve l’ho già raccontato, forse no. William Friedkin – il regista deL’Esorcista, di Killer Joe, di Vivere e Morire a Los Angeles – usciva con la figlia di Howard Hawks. Non mi metto neanche a scrivere “il regista di…” perché non voglio pensare di avere a che fare con persone che non sanno chi sia Hawks. È il 1970, Friedkin ha 35 anni ed è tutto innamorato di Kitty Hawks. Lei anche, tant’è che una sera lo porta a cena a casa. “William, ti voglio presentare ai miei!”.  Friedkin si comporta benissimo: è galante con la moglie di Howard, è educatissimo e arriva pure con una buona bottiglia di rosso. La cena è un successo e dopo il dolce gli uomini si ritrovano nel salotto di casa a fumare un sigaro e a parlare della loro grande passione: il cinema. William racconta ad Howard Hawks che lui è un regista, ha fatto già un bel po’ di roba, sia per la televisione sia per il cinema. Insomma, non è nessuno confronto a chi ha davanti, ma sta ingranando, por ninìn. E, complici quei due bicchierini di whisky in più del dovuto, chiede: “Cosa devo fare secondo lei?”. Howard Hawks si zittisce. Tira una lunga boccata dal suo sigaro, lo appoggia nel pesante posacenere, guarda dritto negli occhi il giovane ragazzo innamorato di sua figlia e gli dice: “Fai un inseguimento”. Un anno dopo, nel 1971, William Friedkin dirige Il Braccio Violento della Legge. […]

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